Politica
Nasce l’osservatorio per la Logistica e le Infrastrutture Mediterranee con sede nel Mezzogiorno italiano
Dopo il convegno del 21 giugno scorso e l’invio alle istituzioni di governo e al Presidente del Consiglio Renzi della Proposta per il Semestre Europeo a guida italiana: Un Osservatorio per la Logistica e le Infrastrutture Mediterranee nel Mezzogiorno italiano, Innovatori Europei dà il via al progetto.
Primo passo la selezione di un ristretto gruppo di personalità rappresentative del mondo dell’accademia, delle organizzazioni di categoria, delle imprese di settore e dei sindacati con cui si sta avviando un lavoro di definizione di un percorso per la infrastrutturazione e logistica euro mediterranea.
Gli Innovatori Europei
Dal Nazareno: noi Innovatori Europei consegniamo la creazione nel Mezzogiorno dell’ Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee al Partito Democratico e al Governo
Comunicato Stampa
Il Movimento Innovatori Europei dal Nazareno lancia una iniziativa sulla creazione nel Mezzogiorno di un Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee affidando questo percorso al Partito Democratico e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in qualità di guida italiana per il Semestre Europeo.
Il 21 giugno, al Nazareno, in una sala affollata si è svolta l’iniziativa di Innovatori Europei dal titolo “Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese“. Personalità provenienti da ogni parte d’Italia hanno discusso per l’arco dell’intera giornata sul ruolo che la Logistica dei Trasporti e le indispensabili Infrastrutture a essa strettamente collegate debbono assolvere allo scopo di rilanciare con forza l’economia del Paese, riconsegnando al Mezzogiorno la sua plurisecolare funzione di collegamento col Mediterraneo che la stessa Unione europea gli attribuisce ancor oggi.
Il Convegno si è articolato in due sessioni complementari. Dopo l’introduzione al convegno dell’ing. Massimo Preziuso, fondatore degli Innovatori Europei, e i messaggi di pieno supporto del Partito Democratico e delle istituzioni, un auditorio di grande qualità ha potuto seguire le ragioni tecnico – economiche e manageriali in base alle quali l’Italia può e deve trovare il suo spazio nella competizione volta ad assicurarsi una fetta dei flussi mercantili intercontinentali. Ed è così tornato in campo l’aspetto politico del problema: è vero, la Logistica può rappresentare per l’Italia ciò che è stato e continua a essere il petrolio per i Paesi arabi a patto che i partiti italiani collaborino lealmente alla riuscita del progetto di cambiare l’Italia che il Governo sta iniziando ad attuare.
A fine lavori si è prodotto un documento con annessa proposta, condivisa da tutti i presenti, per la creazione nel Mezzogiorno dell’Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee. La pubblicazione di questo documento resocontato sarà consegnata nei prossimi giorni al Partito Democratico, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e alle istituzioni di Governo con l’invito a disporre che sia inserito nell’agenda del Semestre Europeo a guida italiana. L’Osservatorio già in partenza vede la partecipazione di personalità provenienti dal mondo della accademia, delle organizzazioni sindacali italiane, imprenditoriali. Noi Innovatori Europei, protagonisti da anni del desiderio di cambiamento del Paese, essendoci accreditati nei fatti come luogo di incontro ed innovazione tra mondi come la Tecnica, la Ricerca accademica e la Politica chiediamo al Partito Democratico che in qualità di interprete di un governo forte e rinnovatore apra le sue porte alla società delle Idee per efficientare e risolvere questioni annose con il contributo di tante e tanti.
21 giugno, Roma – Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese
Potete visionare la Brochure e la Locandina del convegno.
Link al messaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Matteo Renzi
Link al messaggio del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Graziano Delrio
Link al messaggio del Vice Segretario del Partito Democratico, On. Lorenzo Guerini
Link al messaggio del Presidente del Parlamento Europeo, On. Gianni Pittella
Link al Video Messaggio di saluti del Capogruppo alla Camera dei Deputati del PD, On. Roberto Speranza
Link al Video messaggio del Prof. Alfonso Celotto
Link al messaggio del consigliere regionale della Basilicata, Mario Polese
21 June, Rome – Logistics and Infrastructure. The role of Southern Italy and its contribution to the italian economy
Innovatori europei: per il Sud una nuova fase da protagonista?
Articolo pubblicato sul sito del Partito Democratico
L’associazione Innovatori europei ha organizzato per il 21 Giugno al Nazareno, presso la sala delle conferenze della sede nazionale PD a Roma un convegno fortemente caratterizzato fin dal titolo: “Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del paese”, con uno sviluppo degli interventi che vuole dimostrare come la ripresa dell’Italia sia pura illusione se non si attribuisce, una volta per tutte, al Sud un nuovo ruolo: non più inerte beneficiario di provvidenze utili a consolidare rapporti clientelari ma parte orgogliosamente e consapevolmente integrata nel territorio nazionale, organica allo sviluppo dell’intero paese.
Certo, non è una tesi completamente nuova, ma è la prima volta – da quanto ci risulta – che il tema è trattato in maniera così approfondita.
La scaletta degli interventi è infatti estremamente ricca, tanto da costringere gli organizzatori a dividere l’evento in due sessioni, una più tecnica e politica al mattino e una al pomeriggio che si propone di mostrare come il mondo si muove così rapidamente da non lasciare scampo a chi non accetta le sfide del nuovo mondo globalizzato.
Ed è proprio qui che si tocca di nuovo con mano lo “spirito del cambiamento” in atto nel paese: come affermano gli Innovatori europei, appena è iniziata a circolare la voce che si stava organizzando al Nazareno un convegno su questo tema, sono arrivate da ogni parte d’Italia tantissime richieste per poter assistere o anche per dare il proprio contributo al successo della manifestazione.
È segno che sta per iniziare una nuova fase? O che forse è già iniziata?
Innovatori europei: per il Sud una nuova fase da protagonista? (Articolo di Europa Quotidiano su convegno 21 giugno)
Il 21 giugno al Nazareno (sala delle conferenze del Pd) il convegno “Logistica e infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del paese”
L’associazione Innovatori europei ha organizzato per il 21 Giugno al Nazareno di Roma un convegno fortemente caratterizzato fin dal titolo: “Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del paese”, con uno sviluppo degli interventi che vuole dimostrare come la ripresa dell’Italia sia pura illusione se non si attribuisce, una volta per tutte, al Sud un nuovo ruolo: non più inerte beneficiario di provvidenze utili a consolidare rapporti clientelari ma parte orgogliosamente e consapevolmente integrata nel territorio nazionale, organica allo sviluppo dell’intero paese. Certo, non è una tesi completamente nuova, ma è la prima volta – da quanto ci risulta – che il tema è trattato in maniera così approfondita.
La scaletta degli interventi è infatti estremamente ricca, tanto da costringere gli organizzatori a dividere l’evento in due sessioni, una più tecnica e politica al mattino e una al pomeriggio che si propone di mostrare come il mondo si muove così rapidamente da non lasciare scampo a chi non accetta le sfide del nuovo mondo globalizzato. Ed è proprio qui che si tocca di nuovo con mano lo “spirito del cambiamento” in atto nel paese: come affermano gli Innovatori europei, appena è iniziata a circolare la voce che si stava organizzando al Nazareno un convegno su questo tema, sono arrivate da ogni parte d’Italia tantissime richieste per poter assistere o anche per dare il proprio contributo al successo della manifestazione. È segno che sta per iniziare una nuova fase? O che forse è già iniziata?
Rai al bivio, senza canone o senza pubblicità
Di Francesco Grillo (su il Messaggero)
Una delle espressioni che più caratterizzano i discorsi di tanti politici capaci di parlare per ore senza dire assolutamente nulla, è “dobbiamo fare una sintesi”. Ed invece, come ha intuito Matteo Renzi, non è più il tempo delle sintesi ma delle scelte. Questo sembra decisamente essere il caso della RAI e aldilà dei tagli, delle cessioni e degli scioperi è arrivato il tempo di una scelta strategica netta. O abolisco il canone, oppure elimino la pubblicità.
O la RAI viene privatizzata, il canone scompare e essa vive, come le fondazioni americane alle quali è affidato il compito di trasmettere contenuti di rilevanza pubblica, di pubblicità e donazioni private che lo Stato facilita riconoscendone un favore fiscale. Oppure si adotta, fino in fondo, il modello che prevale in tutta Europa ed in maniera rigida nel Regno Unito che inventò nel 1920 il servizio pubblico: si abolisce, al contrario, la pubblicità e la principale azienda culturale del nostro Paese smette di inseguire Mediaset e si dedica a recuperare legittimità al canone, fornendo alla società italiana contenuti che le televisioni commerciali non si possono permettere.
In tutti e due casi, sia se si decidesse di rispondere alla società civile (come nel modello americano), sia se, invece, si scegliesse di voler fare i conti direttamente con i contribuenti (come in quello inglese), per la RAI dovrebbe finire – e per sempre – la dipendenza dalla politica che ha ridotto così drasticamente il prestigio e la sostenibilità economica di quella che ancora è la prima azienda culturale di un Paese che dovrebbe avere la cultura al centro di un qualsiasi progetto di rilancio.
L’impatto economico di decenni di lottizzazioni sistematiche – che, pure, non ha impedito di reclutare alcune grandi professionalità – sono noti: l’azienda di Stato ha, nel tempo, ingoiato talmente tanti collaboratori – aumentando peraltro nel tempo la quota di precari e consulenti – che, oggi, con la metà dei ricavi (2 miliardi e mezzo rispetto a più di cinque) della BBC, la RAI ha un costo per personale (un miliardo pari, cioè, ad un costo medio di centomila euro a dipendente) grossomodo simile a quello dell’emittente pubblica inglese. Del resto se la RAI mostra nell’ultimo esercizio certificato più di 200 milioni di euro di perdite, la BBC conferma un risultato positivo per circa 350 milioni di sterline.
Ma il problema più grosso non è tanto quello economico, ma di dipendenza “culturale” (grave per un’impresa che dovrebbe appunto produrre cultura) dalla politica.
Qualche anno fa, l’Osservatorio di Pavia provò a monitorare per due settimane i contenuti dei telegiornali pubblici dei cinque Paesi più grandi d’Europa: in 8 dei 14 giorni di svolgimento dell’esperimento, la percentuale più alta di tempo dedicata alla politica nazionale fu registrata dalla televisione italiana; e se in Francia, Germania, Spagna e Inghilterra in almeno uno dei 14 giorni la politica del Paese risultava essere sparita dal palinsesto per mancanza di notizie, essa non occupava mai meno di un terzo del notiziario che entra nelle case di tutti gli italiani. Interessante anche il tipo di notizie politiche pubblicate: in Europa due terzi di esse ha a che fare con l’analisi e le reazioni a provvedimenti già adottati; in Italia per due terzi si riferiscono a esternazioni e risposte a tali annunci da parte di esponenti dei diversi partiti.
Ma la situazione è, persino, peggiore se si considera che i politici in Italia – e ciò rappresenta un caso davvero unico – dominano i talk shows anche laddove essi dovrebbero essere dedicati a approfondimenti che hanno bisogno di competenze specifiche, e sono presenti in maniera massiccia anche nei programmi di intrattenimento e persino quelli sportivi.
L’impressione è che essendo i politici quelli che governano l’emittenza pubblica, i giornalisti RAI li ricompensino – più per una forma di abitudine che sulla base di un calcolo razionale – chiamandoli come comparse dappertutto per soddisfarne la vanità. Peraltro tali metodi hanno una evidente capacità di contagio anche sulle televisioni private (e non solo quelle MEDIASET) con il risultato che la politica diventa una sorta di soap opera nella quale tutti – protagonisti e utenti – perdono un sacco di tempo, qualsiasi contatto con i problemi concreti ed il contenuto informativo che viene richiesto a chiunque voglia affrontarli.
Cosa fare dunque? In qualsiasi caso, va sottratta alla politica la gestione di un giocattolo che, del resto, non conviene neanche controllare. Pochissimi lo notano, ma in tutte e sei le elezioni nazionali che si sono tenute nei vent’anni di seconda Repubblica, ha sempre perso chi governava e, dunque, aveva il controllo della televisione pubblica. Può essere un caso, ma forse neppure alla politica conviene più occupare la RAI e sacrificarne il potenziale umano e professionale: un dibattito serio, informato è fonte concreta di idee in altri Paesi normali dove da tempo si sono rassegnati all’idea che le elezioni politiche si vincono solo raggiungendo risultati.
Si abolisca, dunque, il canone consentendo alla RAI di guadagnarsi uno per uno i propri sponsor; o, al contrario, si abolisca la pubblicità riportando la RAI al suo mestiere originale che era fatto di invenzione di nuovi formati, produzione di contenuti originali che facciano leva sul patrimonio unico che questo Paese ancora detiene. In maniera da polverizzare i motivi per i quali a molti appare socialmente accettabile l’evasione del canone e facendo, anzi – questa è la proposta più innovativa e visionaria tra quelle che circolano – scegliere da chi paga i dirigenti della nuova RAI.
Senza però – come chiede Gubitosi – tagli lineari che prescindano da un piano industriale e, soprattutto, da una strategia di Paese e del ruolo che la RAI ha in tale progetto. Progetto da realizzare in tempi né troppo brevi da renderlo non realistico, né tanto lunghi dal non potervi legare carriere e remunerazioni. Senza mettere sullo stesso piano i risparmi possibili ed immediati e le cessioni di infrastrutture. Senza regali alla concorrenza che è stata essa stessa danneggiata dall’assenza di un competitore capace di sfidarla su un piano diverso di qualità.
In fondo, la politica (e la RAI) diventerà in Italia davvero migliore, solo quando se ne parlerà di meno: usciremo da una crisi che non è solo economica, solo quando il politico avrà finalmente tempo di riflettere su un quadro complessivo senza girare tra studi televisivi facendosi dettare l’agenda dall’ultima notizia, i giornalisti non saranno più costretti ad aspettare esternazioni che non sono notizie e i cittadini avranno scoperto che i cambiamenti non avvengono aspettandoli seduti comodamente su un divano di fronte alla televisione perché essi passano sempre attraverso la responsabilità di tutti.
Pittella, “Europeo” senza snobismi
di Massimo Micucci su Il Rottamatore
C’è una vittoria nella vittoria del Pd, quella di Gianni Pittella. Un politico del popolo, riformista da sempre pragmatico e popolare. Non nel senso cui sono abituati i fighetti della politica e dei media. Neanche questa volta il suo partito lo ha messo capolista, per una scelta di “genere” mentre di solito lo snobbava un per una scelta di “specie”. Gianni Pittella non ha infatti quarti di nobilità comunisti o democristiani e non è neppure un affabulante giornalista, di quelli che si prendono un seggio e poi passano la loro vita a parlar male del partito che li ha eletti. È un politico, anzi un lavoratore della politica che è partito dalla Basilicata, la regione in assoluto più isolata dell’Italia, ha origini nel Partito Socialista, che è stato a lungo il partito più vituperato a sinistra. Quando è andato a fare il parlamentare europeo, però, ha avuto sempre chiaro che non doveva mai “farsi fregare” da un comodo seggio, che non doveva smettere di pensare al Sud. Così ha coltivato instancabilmente una sua rete di contatti, di idee, di persone, di organizzazioni che non hanno mai coinciso con il “partito” esistente e ha messo al centro il riscatto del Sud, il ruolo politico dei suoi territori.
Una scelta fatta di attenzioni, di dialogo con gli elettori (anche quando non c’erano elezioni) di legami e di proposte. È stato, anni fa, il primo politico italiano che ho sentito parlare di eurobond. Ha fondato una associazione bipartisan sui temi del Mediterraneo. In un dibattito radiofonico ormai lontano, mi è capitato di definirlo un networker instancabile. Eppure un meridionale a Strasburgo non ha molto da distribuire in termini di vecchia politica e favori. Conosco giovani parlamentari di oggi che preferiscono fare il sindaco o il consigliere comunque nel loro paese. Gianni Pittella non ha mai smesso di lavorare in quel “teatro” della politica (che pur tornando “trendy” è rimasto spesso deserto) dove ci sono le persone. Non abbandona mai europarlamentari più sensibili ai temi della innovazione.
Non è un “uomo di comunicazione”, è un politico che comunica, e non si chiude ed ha avuto il coraggio di candidarsi segretario e poi però di allearsi con Renzi senza pretendere una “correntella”. Già godeva di stima e di simpatia diffusa sia in Parlamento che fuori. Con una campagna elettorale innovativa, fisica, stringente e faticosissima, ha abbracciato generosamente persino la capolista più “difficile” del quintetto, Pina Picierno, aiutandola con spirito di partito e portandosi a un record di preferenze oltre le duecentomila. Perché dico tutto questo? Perché Gianni Pittella oggi, in un voto che ha il segno di Matteo Renzi, è un anello di congiunzione tra popolo ed Europa, e abbiamo capito tutti quanti ce ne sia bisogno. Se dopo aver bene operato da vice-presidente, diventasse Presidente o altro, farebbe certamente bene all’Europa che va ricostruita innanzitutto in rapporto con i territori e con le persone.
Comunicato. Dibattito 20 Maggio: Verso la Smart Nation, la Regione Lazio nella nuova competizione europea
Comunicato stampa degli Innovatori Europei
Martedì pomeriggio presso il Caffè Letterario di Roma ha avuto luogo un attento e partecipato dibattito tra innovatori e candidati di diversi orientamenti politici alle prossime europee.
Dopo le introduzioni di Massimo Preziuso e Giuseppina Bonaviri, Cesare Pozzi ha delineato le basi del progetto con la presentazione di “Verso la Smart Nation”, con cui si è dato l’avvio alle presentazioni dei candidati e al dibattito con gli intervenuti, durato fino a sera.
Da questo innovativo format aumenta in noi la consapevolezza che l’emersione e il protagonismo dei “costruttori” italiani, dentro e fuori le istituzioni partitiche, sia primaria fonte di crescita virtuosa e di rinnovamento riformista per il Paese.
Noi Innovatori Europei continueremo a “costruire” connessioni tra mondi diversi ma complementari per l’ avvio di percorsi di sviluppo sostenibile che necessitano di nuove infrastrutture, materiali ed immateriali, quali architravi per l’avvio di nuove direzioni di crescita “smart” nei territori italiani.
Solo in questo modo l’Italia potrà tornare protagonista in ambito europeo, quale porta continentale di sviluppo mediterraneo.
Il progetto “Smart Nation” è la matrice di questo variegato percorso di innovazione sociale ed economica.
La Rai in Taxi a banda larga
Cosa hanno in comune il conflitto fra Uber e i tassisti a Milano, il rinnovo della convenzione Rai e la net neutrality? Tutto o niente si potrebbe dire .Sappiamo che oggi tutto converge con tutto e sarebbe davvero imprudente fermarsi all’ apparente estraneità fra i temi proposti. In realtà le connessioni sono davvero forti e sarebbe bene che la politica, ma anche i centri di competenza professionale che lavorano nei settori coinvolti, cominciassero a ragionare non più per compartimenti stagni.
Uber è una società che sta lanciando un servizio di trasporto sussidiario, si potrebbe dire, con una piattaforma che rende rintracciabile sempre un’auto disponibile a portarci dove vogliamo.nel suo capitale azionario c’è anche Google. La stessa Google sta lanciando una campagna per difendere la net neutrality dagli attacchi delle grandi corporation delle telecomunicazioni, come Verizon, Att&T o in Italia Telecom.
Google è anche quel gigante che si appresta a guidarer il processo di internettizzazione della Tv, con la sua proposta di connect television.
Dunque potremmo dire che il filo che lega tassisti, Rai e connettività sia Google. In realtà è molto di più per il nostro paese: è una nuova idea di comunità che sta emergendo e che non trova ne rappresentanti politici, ne istituzioni attente ne professionisti interessati.
Infatti a legare la nuova filosofia della mobilità individuale in una grande città con una nuova idea di servizio pubblico multimediale con i diritti di uso ed accesso paritario alla risorsa connettività, è proprio una diversa cultura dello stare assieme.
Come possia pensare di ridurre l’offerta di Uber, che si aggiunge a quella di almeno 150 piattaforme collaborativa che in Italia propongono servizi sussidiari e condivisi, dal car sharing, al baratto momentaneo di accessori per la casa, alla condivisione di abitazioni e vestiti, ecc, ad un furbesco tentativo di aggoirare alcuni articoli di una legge del 92? sarebbe come dire che il motore a scoppio sia servito per risparmiare il fieno ai cavalli.
E’ stato davvero sconsolante vedere in Tv alcuni personaggi che guidano la cosa pubblica come il ministro Lupi, che si riempiva la bocca di sussidiarietà fino a ieri, o il presidente della regione lombardia Maroni che si proclamava sacerdote della iniziativa privato o il sindaco di Milano Pisapia che inneggiava alla cooperazione fra cittadini, piegarsi al diktat di una congrega parassitaria come i tassisti solo perchè di lì a qualche giorno si sarebbe votato. Uber, insieme alle altre soluzione di car sharing oggi rispondono e non eccitano una pretesa sociale di uso momentaneo di un mezzo a motore nelle condizioni di massima semplicità , disponibilità e risparmio. L’idea che , cvome accade a roma con Cartogo, il rifornimento delle auto sparpagliate per la città, sia affidato spontaneamente all’impegno della cittadinanza che ne cura il rifornimento in cambio di 30 minuti di uso dell’auto è una formula di straordinaria civiltà, che prescinde persino dalla sua finalizzazione.
Si diventa comunità, si costruisce un’etica dello stato, facendo il pieno di un’auto non propria e lasciarla in ordine a disposizione del prossimo utente.Ce lo spiegavano all’inizio del ‘900 gli apostoli del cooperativismo come Massarenti e Prampolini, padri fondatori del socialismo padano.
Ma i tassisti come vedono invece il servizio pubblico radiotelevisivo? Lo considerano forse un insopportabile balzello al quale giustamente il governo ha tolto 150 milioni. Per un utente di Uber cosa rappresenta un’azienda che non lo supporta con sistemi di mobilità intelligente,o soluzioni di informazioni mobile georeferenziata, o notizie hyperlocal, quartiere per quartiere, come invece fa BBC ? Anche qui si consuma una cerimonia delle corporazioni. L’idea di servizio pubblico si trasforma,si evolve, e si adatta ai profili di ogni singolo individuo, lungo le varie fasi della giornata.Un taxi subito dietro l’angolo di casa, un flusso di news ora sulle condizioni del traffico sulla paullese, un accesso totale alla rete sempre. La net neutrality è forse l’imbuto di tutte queste nuove pretese sociali. E non a caso che l’attacco più duro si annuncia proprio su quel versante. Ogni start up, ogni artigiano, ogni professionista, ogni cittadino potrebbe da domani non avere via libera nel momento in cui si connette alla rete frenando progetti d’impresa, adattamenti tecnologici, richieste civili.
Quanto sono separabile queste ragnatele d0interessi? È possibile una battaglia per la trasparenza d’informazione senza Uber? È possibile modernizzare lo stato con una Rai tripartita? È possibile svilupparci e lavorare senza la net neutrality? E queste domande non sono forse politica concentrata? Chi le raccoglie e le rappresenta? Basta il giudizio del presidente del consiglio Renzi che ha definito straordinario il servizio di Uber? O forse non è necessario una strategia integrata ,articolata, completa che metta questa paese dai tax, alla Tv alla connettività, al centro di un progetto complessivo di nuova civiltà dei diritti e delle ambizioni?




