Innovatori Europei

Significativamente Oltre

Interview to Anders Langworth, founder of Bankers for Climate

Massimo Preziuso interviews Anders Langworth, Founder of Bankers for Climate

Hi Anders. We are very happy to interview you to understand the mission of your initiative for supporting sustainable development by leveraging the potential of the financial sector’s professionals.

What exactly is Bankers for Climate and what is its mission?

Bankers for Climate is a climate change movement for employees in the global financial industry. The purpose is to drive change from within the industry. It is a call to action and a tool which will both address the knowledge gap in the industry and enable all bankers to make a difference. No matter what they do in their daily job, this is both the opportunity and the time to act.

How do you think a network like this can drive change in investments and policy making in the short and medium term?

Strong collaborations like UNEP FI, UN PRI, IIGCC, Climate Action 100+, the new Principles for Responsible Banking and the EU Commission Technical Expert Group are all fantastic initiatives and the ones which will drive change in investments and policy making. The problem with these, is that in reality it is very few of the employees at a normal full-service financial institution who knows about them, why they exist and how they operate. Bankers for Climate will rather complement these and drive change from grassroots engagement level, instead of policy.

The objective is to:

  • encourage increased focus and action from leaders of the financial industry
  • Increase knowledge and engagement amongst employees in the financial industry and enhanced focus on innovative and sustainable financial solutions
  • increase awareness in society about the financial industry role in fighting climate change

From your special position, are you optimist on the role that finance will play in solving Climate Change?

Yes, I am an optimist since more and more people understand that the financial industry plays a key role in fighting climate change, since it interconnects with all sectors.  Banks and other financial institutions manage enormous amounts of capital, which in its essence is the number one tool to drive change, by reallocating to more sustainable solutions. According to United Nations Environment Programme Finance Initiative (UNEP FI) the transition to low-carbon and climate-resilient economies require investments at a magnitude of at least USD 60 trillion, from now until 2050. In other words – there will not be a lack of opportunities to allocate capital, so we should be optimistic.

Stranded assets in the fossil industry: which is the best behavior for a sustainable investment firm toward the massive stranded assets of the fossil industry and its related climate risks?

I am sure that we will see continued increased speed regarding the transition to a new energy mix, where renewables become more and more attractive. This will naturally, in the longer run, have an impact on fossil investments.  The energy demand will of course continue to grow, given the increase in population and socioeconomic factors, so we really don’t have the choice to continue in the path we have been on.

Do you think that the artificial intelligence driven digital revolution of these days is already impacting sustainable investing at a corporate level?

I don’t think we are there already. Many large companies are still struggling with the use of AI in practice. However, I have no doubt that AI will be a strong enabler for faster and better analysis in the future.

We think that an initiative like Bankers for Climate would benefit from the interaction with NGO and research centres. Do you agree on that?

Absolutely agree! Collaboration is the best way to achieve real impact. Bankers for Climate is fully scalable on global level since it can reach all the 66 million employees of the financial sector. It is also replicable since the activities done in one country/region can be implemented in, or tailored to, other places. The best way to do this is together with other platforms.

The initiative will seek dialogue with UN, Bankers Associations, NGOs, financial industry actors and other relevant organisations with the purpose to collaborate through shared awareness and joint efforts to increase impact. However, Bankers for Climate will be very careful when it comes to entering formal partnerships, to make sure it remains independent. Formal partnerships with private actors in the financial industry will for this reason be avoided.

Thank you!

 

Transitioning from the MDGs to the SDGs: need of a focussed industrial strategy

A brief video explaining the meaning of 2030 Sustainable Development Goals (SDG). In our vision, SDG represent the objectives of a smart, inclusive and sustainable industrial strategy for developed countries. For European Union a unique opportunity to define a new long – term cultural, industrial and political leadership. Time for action is now.

Italia 2018: gli Innovatori Europei nella “Terza Repubblica”

di Massimo Preziuso

Torniamo “live” dopo un paio di mesi, a causa di un brutto attacco informatico.

Anche se era già da gennaio scorso e il mio post su La brevissima campagna elettorale e l’importanza di progetti, programmi e visioni politiche che ci eravamo fermati, dopo aver verificato che niente di quello che auspicavamo era successo. Abbiamo così approfittato per una pausa di riflessione abbastanza lunga. Ci risvegliamo in questo maggio 2018, in un’Italia evidentemente cambiata, all’alba di una possibile e auspicabile Terza Repubblica.

Il Partito Democratico – per cui ci siamo spesi per un decennio almeno, fino alla triste esperienza della Commissione nazionale sulla Forma Partito (2014 – 2016), in cui provammo a portare le nostre idee sulla necessità di un Dipartimento Progetti e di un “filiera progettuale” (idea condivisa con il forte Fabrizio Barca, che ha coniato il termine) – si è resettato a marzo. E, cosa incredibile, continua a testare minimi assoluti, con una leadership ormai annullata, che continua a pretendere protagonismo assoluto.

Siamo nell’Italia del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord. E in questo week end potrebbe nascere un governo, abbastanza strano e originale (per le differenze di elettorato e di programmi), tra i due protagonisti della scena politica italiana. Un tentativo rischioso, che però è giusto tentare di avviare, per provare poi a rompere gli schemi, in Italia ed in Europa. In ogni caso, speriamo davvero che tutti gli altri Partiti, a cominciare dal PD, colgano questa crisi / opportunità per riformarsi e cambiare drammaticamente.

Tornando a noi, Innovatori Europei ha lavorato per più di un decennio per provare a portare un contributo di riforma e di innovazione al sistema politico italiano ed europeo.

In alcuni casi il cambiamento è poi arrivato, in molti altri no. Soprattutto, questo ci rammarica, dieci anni dopo non vediamo alcuna sostanziale innovazione nella forma organizzativa e nella modalità di selezione di classe dirigente politica.

Unico esempio che abbiamo visto all’opera è quello di M5S, con le prime forme di E Democracy. Il Movimento ha così dato opportunità a tantissimi comuni cittadini di provare a cimentarsi nella Politica, senza intermediazioni, anche se ha così prodotto una classe dirigente di qualità a volte non eccezionale.

Negli ultimi anni, la nostra iniziativa da indipendenti si è connotata sempre meno in termini di partecipazione alle elezioni (come abbiamo fatto nel passato in varie realtà, supportando nostri candidati) e sempre più nello sviluppo di progetti complessi, regionali e nazionali. Ed è’ su questa linea che vogliamo continuare. Perché fin dai tempi dell’impegno nelle Associazioni per il Partito Democratico (2006-7) crediamo che una seria progettualità sviluppata in maniera libera da appartenenze sia la principale motrice del cambiamento innovativo.

Continuiamo altresì a sperare nella nascita dei Dipartimenti Progetto in tutte le organizzazioni politiche, che diano il via a quella “cultura di progetto”, che in tanti della mia generazione hanno studiato sui libri, che tarda fortemente ad arrivare nel Paese.

Vogliamo prima di tutto indagare meglio sugli impatti (culturali, economici e politici) delle innovazioni tecnologiche sullo sviluppo sostenibile delle società moderne. Anche perché, fin dal 2009 (quando ci rivolgemmo al candidato segretario del PD Pierluigi Bersani, che nel 2013 avrebbe voluto realizzarlo al governo ), continuiamo a sperare nella nascita di un Ministero per lo Sviluppo Sostenibile che divenga protagonista di una nuova fase di sviluppo per il Paese.

In questa nuova fase contiamo sicuramente sul supporto delle centinaia di Innovatori Europei presenti in tutta Italia e all’Estero, ma speriamo anche nell’apporto di nuove competenze e talenti. Per costruire nuovi progetti e benessere condiviso, in collaborazione con organizzazioni politiche ed istituzioni. Vi aspettiamo.

La brevissima campagna elettorale e l’importanza di progetti, programmi e visioni politiche

di Massimo Preziuso

Dalla settimana prossima, con la presentazione delle liste elettorali, comincia una rapidissima e, si spera, appassionante campagna elettorale per le elezioni di Marzo.

Una occasione storica per ridare progetti, programmi e visioni politiche chiare ad un Paese che ha fame di partecipazione e speranze condivise.

La partenza non è delle migliori, anzi.

Sia per una selezione delle candidature che – tranne il caso (comunque non brillante) delle parlamentarie online del Movimento Cinque Stelle – è tornata (ma forse non si era mai troppo allontanata) nelle stanze delle segreterie dei partiti politici, che partoriranno liste piene di “fedelissimi” a discapito della qualità e dell’indipendenza di azione dei parlamentari, che per un dibattito oggi più centrato sulle “fake news” o la “querelle” quotidiana su una gaffe del politico di turno, che sulla necessaria costruzione di un ricco futuro per l’Italia, attraverso la partecipata discussione su programmi e idee solide e innovative.

Si spera davvero che, tra qualche giorno, si entri dunque in una fase totalmente nuova.

Queste elezioni sono – forse più che mai – cruciali per il Bel Paese, per vari motivi.

Con una ripresa trainata in questi anni da una crescita internazionale, oggi sostenuta, ma comunque vulnerabile su vari fronti, e supportata, in maniera forse eccessiva, dalla politica monetaria della BCE di Mario Draghi, che prima o poi servirà il conto proprio a noi, l’Italia non potrà vivere di rendite alcune, ma dovrà focalizzarsi su grandi progetti e riforme di medio – lungo periodo.

Sarà fondamentale, dunque, puntare su:

  • Un nuovo protagonismo italiano tra Europa e Mediterraneo, che metta al centro il nostro Mezzogiorno, oggi visto a Brussels quale punto dolente ma, allo stesso tempo, potenziale protagonista di un futuro prospero per tutta Europa, lavorando da subito ad un piano speciale per lo sviluppo sostenibile (come da noi IE suggerito al PD e non solo) dell’area.
  • Una politica lungimirante, “win – win”, per lo sviluppo sostenibile del continente Africano, oggi visto come esportatore di umanità sofferente (che l’Europa non riesce realmente ad aiutare, rischiando anzi di venirne sopraffatta), ma in realtà naturale centro di sviluppo Mondiale dei prossimi decenni.
  • Un aggressivo piano di investimenti per la ricerca e l’istruzione, perché oggi larga parte del Paese è ancora evidentemente non attrezzata  a “competere” con l’accelerazione esponenziale dell’economia digitale di questo decennio e dei prossimi.
  • Una rivoluzione della Forma dei Partiti Politici e delle Istituzioni attorno alla centralità del Progetto, quale luogo di aggregazione di competenze, visioni, luoghi e sensibilità diverse per il raggiungimento di sviluppo sostenibile.

E’ quindi attorno alla Sostenibilità dello Sviluppo che si gioca la partita dei prossimi decenni. Sostenibilità che non è più solamente ambientale, ma anche sociale e tecnologica.

L’impatto della automazione tecnologica con l’evoluzione della intelligenza artificiale che, prima o poi, competerà anche sul piano delle emozioni con l’individuo, richiede uno sforzo sistemico su questo tema, per evitare le drastiche conseguenze di una lunga “jobless economy and society”.

Dopo alcuni anni, quasi dieci (era infatti il 2009 quando, per la prima volta lo proponemmo a Pierluigi Bersani candidato segretario del PD), tocca dunque tornare sulla importanza della costituzione di quel Ministero per lo Sviluppo Sostenibile (che metta oggi insieme Ambiente, Sviluppo Economico e Innovazione Tecnologica) che traini il Paese verso un futuro ricco di opportunità soprattutto per l’Italia, proprio perché oggi è al centro di tantissima complessità e rischi.

2009 -> 2016 -> 2017: Un Ministero per lo Sviluppo Sostenibile e il PD diventi il Partito dei Progetti o non reggeremo la modernità

pd

di Massimo Preziuso

Si ha una strana sensazione quando si scopre di aver visto giusto negli anni ma di non essere stati ascoltati. E’ quello che ci capita in questi giorni in cui il nostro Belpaese soffre pesantemente, per ragioni di inefficacia ed inefficienza politica, l’adattamento ad un clima ormai drammaticamente e profondamente cambiato.

Ebbene, nel 2009 il nostro Comitato Green Economy and Society della Mozione Bersani presentò una proposta di istituzione del MISS – Ministero per lo Sviluppo Sostenibile che anticipasse e provasse a reagire ai forti problemi che il cambiamento climatico stava per portare ai nostri territori e al nostro sistema economico. Nessuno ci ascoltò e il Paese perse una occasione enorme di porsi da leader in un continente protagonista sul tema su questi temi di frontiera culturale, tecnologica ed economica.

Nel 2016 tornammo a scrivere al Partito Democratico e al Governo Renzi chiedendo una riflessione attenta sul tema ambientale e di sviluppo sostenibile del Paese (con la istituzione del solito MISS, per fusione tra Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Ambiente) e sulla necessità di una nuova Forma Partito (di cui discutemmo nella apposita Commissione nazionale) che si incentrasse sui “Progetti per il Paese” (con la istituzione di un “Dipartimento Progetti” e della “Filiera Progettuale” proposta da Fabrizio Barca) per provare a riavvicinare la periferia del Paese al suo centro tramite idee e iniziative concrete. Ed evitare un ulteriore distacco elettorale a pochi mesi dalle amministrative che poi, come ipotizzato, si tradussero in una sconfitta netta.

E’ passato un altro anno da allora, in cui il PD ha pure perso il Referendum Costituzionale (a mio avviso anche per ragioni di organizzazione) e le ultime amministrative di quest’anno.

E, soprattutto, il Paese ha dimostrato a tutto il Mondo la propria fragilità geografica fino alla severa siccità delle ultime settimane, che andrà sicuramente a peggiorare ad Agosto.

E allora lo chiediamo per la terza volta:

si abbia il coraggio di porre il tema dello Sviluppo Sostenibile di un Paese così delicato al centro delle riforme governative. Il presidente Gentiloni dia il via al MISS – Ministero per lo Sviluppo Sostenibile, mettendo insieme  Sviluppo Economico e Ambiente per costruire il futuro del Paese . 

E il PD abbia la voglia di diventare finalmente il “Partito dei Progetti” utilizzando la naturale matrice delle competenze composta dai nuovi Dipartimenti (verticali) e la Segreteria (orizzontale) nazionali per sviluppare iniziative di cambiamento con il supporto di un forte luogo di elaborazione di proposte innovative diffuse nei territori. Il neonato gruppo “Italia 2020” (composto da Maria Elena Boschi, Sergio Chiamparino, Graziano Delrio, Michele Emiliano, Tommaso Nannicini, Andrea Orlando) che organizzerà la Conferenza Programmatica di Ottobre dovrebbe operare in questa direzione.

Speriamo che qualcosa accada presto o il Paese e il Partito Democratico non riusciranno a gestire la complessità di questa modernità che ci accelera contro.

 

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