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NE’ DI DESTRA, NE’ DI SINISTRA
di Salvatore Viglia
Il discorso di Walter Veltroni al lingotto di Torino è stato né di destra né di sinistra. Se un paese cresce economicamente e cresce sano, non è questione di destra o di sinistra. Se un paese offre ai cittadini sicurezza e futuro, non è né di destra né di sinistra. Non era agevole, considerate le aspettative della vigilia.
Ma, paradossalmente, è stato facile perché Veltroni ha profuso una logica semplice, addirittura disarmante. Ha manifestato senza urlare, una vena di protesta che è sembrata addirittura gentile, che invoglia, anche chi si oppone, a darsi una regolata a rivalutare il primato della politica. Il recupero di una grande civiltà come quella italiana, passa dalla consapevolezza e dalla coscienza del fare. Dal recupero delle volontà propositive pur nelle diversità delle opinioni e dei percorsi politici. D’altro canto, i problemi del paese hanno bisogno di uomini che più che parlare, facciano. E si muovano partendo dal basso, dai
contatti con la gente, dalla consultazione, dall’ascolto.
Veltroni ha dato la netta impressione di sapere quale sia il percorso da tracciare per i giovani e per le donne. Allo stesso tempo, sembra aver denunciato la sua assoluta incapacità a “dettare legge” nei panni di segretario del PD. Ha confermato la propria “dipendenza” dalla democrazia. Questa è la prima sensazione che ha suscitato Veltroni. Le uniche cose che di sinistra che abbiamo dovuto cercare con il lanternino, forse, erano da ricercare nei concetti più volte sottolineati di solidarietà ed uguaglianza. Ma questi orientamenti, non sono altro che componenti imprescindibili di questo popolo e, nella sua
conclusione e, per bocca di una ragazza di 15 anni, lo ha voluto provare.
IL PD E VELTRONI
di Massimo Preziuso
Oggi, 27 Giugno 2007 (alle 17 DIRETTA su Republica TV), potrebbe essere il giorno in cui il tanto lavoro svolto da tutti noi, nel provare ad entusiasmare, anche in momenti poco entusiasmanti, sul Progetto del Partito Democratico, raggiungerà un importante e appagante risultato:
la nascita di una figura di riferimento forte e nuova (nel senso di moderna), ovvero quella del Segretario di Partito, che seguirà con vigore il progetto.
Il Partito Democratico, e l’Italia, hanno bisogno di “entusiasmarsi” e credo che negli ultimi anni vi sia stato davvero poco da entusiasmarsi, aldilà di qualche bella giornata.
Bene, credo che se il Sindaco Veltroni partirà fin da oggi con il ruolo del “risolutore di problemi”, e aprirà alla partecipazione della Società civile (giovani e donne soprattutto) al funzionamento del Partito (con il supporto a candidature “nuove” nelle elezioni di Ottobre) e della Cosa Pubblica, e quindi darà “sicurezza” ai cittadini sul fatto che questo Paese “migliorerà fortemente”, la giornata di oggi rappresenterà un punto di svolta per il nostro Paese: avremo un volto e una persona a cui affidare (almeno un po’) le nostre speranze, di popolo che VUOLE una RIVOLUZIONE MORALE e SOCIALE nel Paese in cui vuole tornare a vivere BENE, come ha fatto fino a qualche anno fa.
Cosa dire, allora: in bocca al lupo, Veltroni!
DA MAASTRICHT A UE DEI POPOLI
di Riccardo Sani
Già nel primo dopoguerra si era manifestata una grossa divaricazione fra chi , pur guardando egualmente alla costruzione europea, la voleva rapidamente e fermamente attraverso un processo istituzionale da proporre ai cittadini europei con una procedura costituente, come fu per gli Stati Uniti df’America a Filadelfia nel 1787, e chi, con una sorte di reticenza e dubbi vari che del resto ha sempre permeato soprattutto le forze politiche e molto meno la gente, lavorava nella convinzione che i piccoli passi fossero più producenti e comunque non contrari ad evoluzioni successive possibili.
I “primi” rappresentavano i “Federalisti veri e propri” e volevano assegnare in base ad una corretta applicazione all’interno ed all’esterno degli stati nazionali, le varie competenze al livello istituzionale (Comuni-Regioni-Stati-Parlamento Europeo) sulla base di una realtà oggettiva in cui si pongono le possibilità di risolvere i problemi.
I “secondi” rappresentavano i cosidetti “Europeisti” che volevano agire attraverso l’organizzazione a cascata di varie istituzioni come la Comunità del carbone e dell’acciaio-del Mercato comune e cosi via.
“Vinsero i secondi” ! Con “i secondi” possiamo affermare che, se vi è stato un modo di ottenere un basso profilo di spirito europeo fra la gente, è stato quello perseguito in tanti anni dopo la fine dell’ultima guerra e dopo la scomparsa dei vari Monnet- Schumann-Einaudi-Degasperi-Adenauer-Spinelli ecc., da parte della classe politica di quasi tutti i partiti europei (con l’eccezione di Khol). Costoro di fatto hanno spento l’entusiamo della gente, massicciamente presente nel primo dopoguerra.
Troppi anni in cui si è frenata una evoluzione umana -cosmopolita–sociale-politica-economica che doverosamente si sarebbe maggiormente dovuto assecondare in un mondo che veniva progressivamente dominato da giganti continentali in cui gli europei figuravano e tutt’ora figurano dei nani politici.
Occorreva ed occorre accogliere concettualmente quello che nella realtà si era già avverato : il crollo del nazionalismo e delle sue organizzazioni istituzionali. Tutto ciò ha prodotto dopo Maastricht una certa disaffezione popolare sfociata più recentemente nella bocciatura di Francia ed Olanda al progetto della cosidetta Costituzione europea lanciata da Giscard d’Estaing fra i primi 25 paesi. Delusione-sfiducia nella politica – distacco da essa nonché rassegnazione hanno avuto ultimamente il sopravvento.
Questi “secondi”, ancora oggi, non hanno compreso che il grado di sviluppo delle forze produttive non coincide più con l’attuale quadro istituzionale europeo , insomma non ha più sede in una organizzazione di piccoli stati velleitari e ridicoli in un mondo di giganti. Tutto ciò condanna al fallimento di qualsiasi ipotesi sia liberale o socialista ! Tralascio quella comunista essendo evidentemente un reperto archeologico già condannato dalla storia.
Comunque , dopo un processo troppo lento e caratterizzato da continui ostacoli posti da lobbies e nazionalismi, si era raggiunto con Maastricht un punto pressochè irreversibile nel processo di integrazione che ebbe il suo massimo al primo gennaio 2002 con l’avvento della moneta EURO in alcuni stati.
Dopo tale avvento, unico effettivamente contenente principi e basi sovranazionali, senza considerare la Corte di Giustizia, sostanziato istituzionalmente dalla Banca Centrale europea, era chiaro che non rimaneva che realizzare una vera integrazione politica (cioè una Federazione Europea) per il semplice motivo che in altro modo non si potrà più sostenere un processo di fatto divenuto democratico.
Per forza di cose si doveva scongelare il Parlamento Europeo, ancora oggi in buona parte ibernato, da chi non vuole cedere fette di potere temporale dandogli ciò che gli spetta democraticamente in quanto rappresentante dei popoli europei e cioè competenze legislative. Purtroppo di questa situazione ne sono responsabili anche i parlamentari europei stessi che si sono succeduti , incapaci di sostenere e rivendicare con forza il loro ruolo (unico fu Spinelli) e ridotti a scegliere “le misure dei pomodori”!
Per la verità e senza censure possiamo affermare che il progetto di costituzione in discussione costituisce l’ennesimo tentativo di mantenere il potere ai governi ed ai primi ministri nazionali (chiamato Consiglio dei ministri europei) creando una specie di confederazione ovverosia un altro Trattato di collaborazione multilaterale rafforzato , che, onestamente, sappiamo quale fine potrà fare e sta già facendo, come tutti i tipi di organizzazioni di questo tipo quando sopravvengono difficoltà consistenti .
Soprattutto quando si vuole mantenere il principo dell’unanimità per decidere . (Ricordiamo per esempio la vecchia Società delle Nazioni). Ancora una volta è mancato il salto di qualità ! In quale situazione ci troviamo ora ?
Come era prevedibile con un procedimento di questo tipo, siamo in una fase di stallo che si sta prolungando e dopo l’incontro recente a Berlino del Consiglio dei ministri europei, malgrado la buona volontà della signora Merkel (primo ministro tedesco) , si sono infittite le richieste di ridefinizione del trattato in senso riduttivo, soprattutto da parte del premier francese che ha minato il campo principale su cui si regge il vantaggio economico e lo sviluppo europeo con la modifica consistente in una ”diminuizio” della concorrenza intraeuropea !!! Cosa folle perché così cadrebbe qualsiasi possibilità coordinata di concorrenza alla Cina , America, India e così via . In un mondo di grandi potenzialità confrontarsi con in mano una capacità finanziaria e produttiva invischiata in piccoli ed impotenti staterelli sarebbe il fallimento assicurato. Altra proposta oscena quella della Polonia che vuole sempre e comunque decisioni all’unanimità. Peggio che peggio la posizione inglese che da sempre cerca in tuti i modo di tranciare inziative che possano fare sorgere una volontà diretta verso una vera federazione europea e costituisce così una mina vagante distruttrice di qualsiasi speranza di integrazione reale.
Occorre fare molta attenzione inoltre alla proposta costituzione europea in stallo, che somiglia più che altro ad un ulteriore trattato per una specie di confederazione e non affatto ad una federazione , essa è formata (ciò denuncia la sua farraginosità ed il suo fallimento) da ben 342 articoli !!! Pensate che la costituzione italiana è formata da soli 139 articoli e quella americana da 7 (dico sette) articoli e 27 emendamenti !
Finora è stata approvata da 18 stati – è stata rinviata da 7 stati (fra i quali la solita Inghilterra nemico numero uno di una Europa federata) – è stata respinta da 2 (Olanda e Francia (soprattutto per opera di buona parte della sinistra socialista e comunista).
Qualcosa ora si muove per volontà della Merkel (primo ministro tedesco) e di Prodi (primo ministro italiano). Tenuto conto che la costituzione proposta per entrare in vigore deve essere ratificata assurdamente (e questo la dice lunga sulla volontà reale di alcuni primi ministri e governi europei) all’unanimità e non a maggioranza come democrazia vorrebbe, le possibilità in campo sono sinteticamente queste:
1) riprendere il cammino sulla base di un trattato ridotto e dimagrito. Ciò vuol dire rinviare una Europa integrata ad un futuro indefinito fra chissà quanti anni ! Oppure ad una sua liquidazione definitiva.
2) riprendere il cammino dell’integrazione fra coloro che hanno approvato ed abbandonare al loro destino gli altri. Ciò significa di fatto creare una Europa a due velocità ma soprattutto essere realisti , avere un minimo di capacità decisionale e salvare concrete speranze per un futuro integrato realmente .
3) riprendere il cammino fra coloro che sono già stati definiti (dall’allora primo ministro Khol- sua era la proposta), “ il nucleo duro” che è disposto a realizzare una autentica Federazione Europea senza ulteriori ripensamenti e slittamenti ! Aperto comunque ad ulteriori adesioni in futuro. Ciò somiglia a quanto è stato praticato nella realizzazione degli Stati Uniti d’America. Questo sarebbe il vero ed onesto modo di rappresentare la volontà e gli interessi degli Europei e non quello di una quasi fallita generazione di politici ancora attaccati al poterino nazionale ed alla propria poltroncina , facendo tanti danni e plagiando purtroppo anche molti giovani. Che rischiano così di ricadere nel passato o continuare in eterne discussioni in un ambito geografico, economico, finanziario ormai superatissimo.
Preciso che Romano Prodi ondeggia fra il numero 2) ed il numero 3).
N.B. preciso ancora che tale relazione è una esposizione necessariamente succinta e ridotta al minimo.
Credo pure che la formazione del Partito Democratico è un’occasione eccezionale per collocare la nostra società in un alveo geografico che per noi è imprescindibilmente quello europeo e per promuovere un aggiornamento culturale assolutamente necessario! Se non si realizza l’Europa (quella vera istituzionalizzata da una federazione a somiglianza di quella americana) i nostri giovani non avranno che da accomodarsi all’estero perché saranno destinati ad un becero ritorno al deleterio nazionalismo che ha già lasciato dietro di sè troppo sangue , troppa miseria e troppa inflazione….
Se perdiamo tale occasione, anche di rivolta (intesa in senso democratico) e condanna contro tali comportamenti della attuale classe politica che continua cocciutamente ad ibernare possibili avanzamenti e prese di coscienza della realtà, costringendo a discutere entro e solo confini provincialotti dove una realistica risoluzione dei problemi è ormai impossibile, saremo perduti per ancora tanti decenni. Non resta che sperare soprattutto in un ricambio generazionale . Auguri a tutti comunque.
STATISTICA:I POLLI DI TRILUSSA
di Luigi Restaino
Se andassimo a guardarci il PIL pro capite del nostro Paese (Prodotto Interno Lordo ovvero i PoLLI di Trilussa a disposizione per ogni cittadino italiano) vedremmo che in una classifica mondiale saremmo quattordicesimi (14): davvero un buon risultato. Polli per tutti!
Se volessimo poi sapere chi questi polli se li mangia davvero, facendo un’analisi che vada al di là della famosa media (come ha fatto il Centro Europeo di Ricerche: Cer) considerando in senso ampio il livello di benessere della popolazione, scopriremmo che su 24 Paesi l’Italia è ben ventitreesima, cioè quasi ultima: un risultato che non si sbaglierebbe molto a definire pessimo!
Dall’indagine del CER emerge un alto tasso di sperequazione nella distribuzione del reddito: la media del reddito delle famiglie più ricche è infatti otto volte superiore a quello delle famiglie più povere.
Per capirci una famiglia ricca mangia otto polli ed una famiglia povera un solo macilento povero pollo.
Se a questo si aggiunge che il dieci (10%) per cento della popolazione italiana è proprietaria della maggioranza (>50%) della ricchezza del nostro Paese, e che questo accentramento della ricchezza si è accentuato nel corso degli ultimi sei anni grazie alle politiche neoliberiste del nostro spensierato centrodestra, si capisce che il benessere nel nostro Paese non solo non è diffuso, ma anzi negli ultimi anni si è ridotto fortemente concentrandosi nelle fasce più ricche.
Dato il fatto che per tutta l’era Berlusconi la ricchezza del nostro Paese (e qui ritorna il PIL) in pratica non è cresciuta di un punto, se ne deduce (la matematica non è un’opinione) che i ricchi si sono presi una fetta più ampia della stessa torta a danno dei ceti medi e poveri: Robin Hood che ruba ai poveri per dare ai ricchi (ovvero ruba al povero per donare al signore).
Ora, per una seria politica economica e sociale, è fondamentale superare il principio del PIL come unico indice di riferimento e guardare agli “indicatori di benessere” che si possono inquadrare nella”dimensione della spesa pubblica per interventi in campo sociale”, ed ai quali si possono affiancare vari parametri legati alla diffusione della cultura eD all’utilizzo delle nuove tecnologie giacchè in una società equilibrata ricchezza, benessere e cultura si codeterminano.
In genere laddove più elevata è la spesa sociale, più equilibrata è la distribuzione del reddito, inoltre dove più rapidamente ha avuto inizio l’utilizzo di nuove tecnologie si ha maggiore attenzione alle politiche sociali.
Questi sono punti che tutte le forze politiche, ma soprattutto quelle che nei loro principi più si ispirano al progresso ed al benessere sociale (vedi il neonascituro PD) devono assumere come centrali nel loro programma.
E ORA CONTAMINIAMOCI!!
di Massimo Preziuso
Nell’ultimo mese il Partito Democratico ha subito una forte accelerazione.
Con le regole uscite dal Comitato PD, e la elezione del Segretario contestuale al voto espresso dall’elettore, si è fatto di sicuro un primo passo avanti nel segno della voglia di Innovare.
Qualche giorno dopo, con la uscita di Valter Veltroni, quale designato futuro Segretario del PD, un ulteriore segno di innovazione si è dato: forse il più moderno politico sulla piazza in Italia, guiderà questo Partito Nuovo (o nuovo Partito?).
Adesso, vi è un ultimo ma importantissimo passaggio da percorrere, prima di potersi dire, tutti noi, chi di più chi di meno, “HO FATTO QUELLO CHE POTEVO”:
BISOGNA PROVARE A CONTAMINARSI GLI UNI CON GLI ALTRI, E PARTECIPARE UNITI ALLE ELEZIONI DI OTTOBRE
per dare la possibilità ai tanti cittadini che vogliono vedere assolute novità nel panorama politico italiano, di poter scegliere facce nuove, idee nuove, che più che da altri posti possono venire solamente dalla SOCIETA’ CIVILE.
Allora, il mio piccolo APPELLO:
– mettiamocela tutta e proviamo a contaminarci, e a realizzare una proposta UNICA E FORTE per le elezioni di Ottobre, ancorata ad un candidato segretario (quale?).
– mettiamo in campo tanti GIOVANI e tante DONNE che, lo ripeto da tempo, sono I VERI MOTORI DEL CAMBIAMENTO DELLA SOCIETA’.
Ci tocca almeno provarci, non credete?
Come Innovatori Europei, nel nostro piccolo, vogliamo provare a contribuire a che questo avvenga!
POLITICA E ANTIPOLITICA
di Salvatore Viglia
L’antipolitica è un po’ come l’antimateria. E’ composta da anti-tesi corrispondenti alle tesi della politica ordinaria. Per la materia, quando una delle sue particelle viene a contatto con una antiparticella, ambedue si annichiliscono ed emettono radiazioni elettromagnatiche. In politica, avviene qualcosa di simile quando le anti-tesi dell’antipolitica si scontrano con quelle della politica. Si annichiliscono a vicenda ed anch’esse emettono “radiazioni”: una qualunquista, l’altra finta-responsabile. Con la prima subentra la rassegnazione, la superficialità caratterizzata dallo sfiancamento della delusione tra la gente. Si arriva persino a stigmatizzare la banalità. I partiti sono la causa dei mali, delle indigenze, delle ruberie di questo mondo. Cosa aspetteremmo da un partito come Alleanza Nazionale la cui sede è in via della Scrofa? Oppure l’Udc in via dei Due Macelli? Rifondazione Comunista che è passata all’Ocurità delle Botteghe a viale del Policlinico? E che la sede di Forza Italia il cui leader soffre di un forte complesso di superiorità (parole sue) si trovi a via dell’Umiltà?
Il qualunquismo, diviene ragione di protesta. Si evolve in una esagerazione insipida che non ha neanche la forza necessaria di distruggere. Diciamo che danneggia bene e gravemente.
Con la seconda “radiazione”, finta-responsabile, si muovono i moniti severi delle istituzioni più autorevoli. Si cerca di ritrovare il rispetto perduto e la credibilità richiesta per ricominciare a fare politica. Questa volta, onesta ed efficiente. E’ questo l’aspetto più sopraffino dell’antipolitica. Convincere, reclutare, recuperare la fiducia della gente ed il suo consenso, è oggetto di discussione, di analisi, di progetto. Insomma, il “non si può andare avanti così” assurge ad inno sino a divenire esagerato e per questo anche inefficace. Finta-responsabile, perché predica solo ma non intende, in realtà, perseguire affatto le correzioni del sistema distorto nel quale la politica è caduta.
Il tentativo dell’antipolitica, la sua naturale propensione, sarebbe quella di essere antinomica alla politica per avere conferma della sua validità.
Fortunatamente, sia il qualunquismo che la “reazione” finta-responsabile, essendo frutto dell’annichilamento tra tesi ed anti-tesi, non ha energia fattuale sufficiente ad imporre il primato dell’antipolitica nella contrapposizione con la politica. Si tratta di energia potenziale, negativa ma per la maggior parte, potenziale.
Allora, se così stanno le cose, il singulto necessario per porre rimedio al proliferare dell’antipolitica, deve provenire solamente da “tesi” nuove. Tesi che non hanno e non avranno per molti anni, il loro corrispettivo in anti-tesi. Non sembra ci sia niente altro da fare e niente di male che affidare ai giovani, alla freschezza ed alla novità delle azioni, un nuovo programma sul quale ricostruire il primato della politica.
INTERVISTA: ON. MIGLIAVACCA
Intervista all’on. Maurizio Migliavacca dell’Ulivo, Membro della IV Commissione Difesa e componente autorevole del Comitato dei 45 per il Partito Democratico
di Salvatore Viglia
Lei è uno dei 45 del Comitato per il Partito Democratico. Non sembra essere in compagnia di giovani quarantenni. E’ un problema.
Noi facciamo un partito nuovo anche per favorire un ricambio delle classi dirigenti e le regole che abbiamo sostanzialmente definito nella riunione di lunedì 18, vanno in questa direzione.
Primo, potranno votare i sedicenni. Quindi, ci sarà una quota di giovani elettori significativa, di ragazzi e ragazze che potranno pesare nel voto. Secondo, potranno essere candidati i sedicenni ciò significa che si avrà la possibilità di avere l’immissione di energie fresche. Terzo, lo stesso metodo elettorale che abbiamo adottato, cioè il meccanismo delle liste plurinominali, cioè 5 nomi per fare una lista da presentare in ogni collegio con una raccolta di firme piuttosto bassa, cento, è un meccanismo assolutamente favorevole ai giovani, alle donne, alle forze nuove. Come l’esperienza ci insegna, semmai, è la preferenza quella che consolida le figure radicate già portatrici appunto di consensi consolidati.
Mi pare che siamo sulla strada per dare il giusto spazio ai giovani per fare del 14 ottobre prossimo, una occasione di rinnovamento della politica.
Non eluda la domanda, faccia un nome che l’aggrada alla guida del PD.
Capisco la sua curiosità ma non sono in grado di dirle un nome per la semplice ragione che stiamo ancora definendo le regole e le candidature. Sarà questione delle prossime settimane, abbia un po’ di pazienza. Mi impegno a farglielo sapere quando appunto ci saranno le condizioni per farlo.
Romano Prodi parla di un nome forte. Cosa intende con questo?
Sicuramente deve essere un segretario autorevole, riconoscibile nel paese quindi dotato di prestigio e con capacità politiche di governo, che sappia dare voce al nuovo partito che nasce e che sappia trasmettere anche agli italiani le idee forti, le idee guida di questo nuovo partito. Deve essere una personalità di primo piano. Credo che le primarie saranno l’occasione per poter scegliere tra più personalità di primo piano.
La questione del sodalizio tra DS e Margherita sta tutta nella concezione di uno Stato laico, è possibile adoperare una sintesi, non è che il problema si presenterà all’improvviso in tutta la sua portata?
Credo che ci siano le condizioni perché il partito nuovo, sia un partito assolutamente laico. Siamo laici. I DS su posizioni di autonomia ed anche la stragrande maggioranza dei componenti della Margherita che, non a caso sui DICO, hanno dato una prova di indipendenza. Ci sono tutte le condizioni perché sia un partito laico. Poi, non mi nascondo che su questo o su quell’altro tema etico, su questo o su quell’altro tema che riguarda i diritti civili ci potranno essere dei distinguo, potranno emergere posizioni, sfumature diverse,
ma a quel punto, saranno le regole della democrazia a decidere. E’ un partito democratico, quindi, saranno i militanti, saranno gli organismi democratici a decidere dentro una ispirazione laica a stabilire nel merito e per le soluzioni da adottare.
In Europa siederete nei banchi del PSE?
Penso di sì. Penso che la forza delle cose spinga questo partito ad avere un rapporto organico con i socialisti. In Europa c’è un bipolarismo, una forza di centrodestra rappresentata dal partito popolare e una forza di centrosinistra rappresentata dal partito socialista. Esistono poi alcune forze intermedie ma che non hanno assolutamente né la massa critica, né le caratteristiche per rappresentare un terzo polo. In definitiva, il PD, nelle forme che si decideranno, starà dove stanno i progressisti in Europa.
DON RODRIGO E IL PARTITO NUOVO
di Fernando Cancedda
“Questo partito nuovo non s’ha da fare né domani né mai”.
Immaginate una stradina solitaria di campagna, fiancheggiata da ulivi, e la tranquilla meditazione di un galantuomo bruscamente interrotta da quella singolarissima intimazione. A chi assegnereste in questo caso il ruolo di don Abbondio, dei “bravi”, di don Rodrigo o di altri personaggi coinvolti nello scenario manzoniano? Il gioco è divertente ma i nomi veri limitatevi a immaginarli, potreste beccarvi una querela per diffamazione. Quanto al ruolo dei promessi sposi, lo assegniamo a noi, a tutti “democratici” in attesa di quella benedetta “novità”.
Proviamo insieme a immaginare il seguito di quel colloquio, liberandolo tuttavia dalla minacciosa brutalità del modello, che non si conviene più allo spirito dei nostri tempi.
“Partito nuovo? – potrebbe subito precisare uno dei “bravi” – chiamatelo pure come volete, purché quell’aggettivo, “nuovo”, resti sempre tra virgolette. Figurarsi. Da che mondo è mondo le rivoluzioni, le innovazioni sono servite a stimolare la fantasia dei potenti o degli aspiranti tali per escogitare metodi sempre più raffinati per tenere a bada le masse. Chiamatelo anche Partito democratico. E’ bene infatti che la democrazia sia proclamata, dichiarata, esaltata, difesa, esportata. Praticata, dipende”.
“Ma come – sospira il galantuomo, affidandosi al suo entusiasmo per la grande democrazia americana – e il sogno americano allora?”
“ Il sogno americano, certo – interviene il secondo “bravo” – il sogno è fondamentale, meglio se individuale e non collettivo. Vuol dire che qualunque cittadino, purché abbia la fortuna, la capacità, i mezzi e la volontà necessari, lottando e sgomitando senza guardare in faccia nessuno, potrà riuscire ad entrare nel ristretto numero dei potenti. Se la novità che aspettate è questa, possiamo metterci d’accordo”.
Il galantuomo prende coraggio. “Noi però vogliamo affermare il principio: una testa, un voto. E non basta: vogliamo anche più giovani e più donne al vertice del partito e delle istituzioni”.
“Beh, ora non vi allargate, adelante Pedro con Juicio – replica il “bravo”, prendendo in prestito una battuta dal vecchio copione – tutti avrete certamente il diritto di dare o negare il voto ai candidati delle nostre liste, ma quelli li dovremo scegliere noi, giovani e donne compresi. Non si è fatto così anche per il Comitato dei 45”?
Il galantuomo, subodorando l’imbroglio, decide allora di osare: “E se le liste le facessimo noi, noi cittadini elettori, anche quelli non iscritti, proponendo le candidature dal basso?” Una risata colossale rischia di seppellire il galantuomo: “…ma tutti i nostri candidati saranno proposti dal basso!”, gli gridano i “bravi”, allontanandosi sghignazzando.
Preoccupato ma non depresso, il galantuomo riprese la sua meditazione, pensando a come fare perché quelle candidature “dal basso” non fossero davvero le stesse suggerite dall’alto. E a noi non resta che darci da fare, sperando che anche questa storia abbia il lieto fine che piaceva tanto a Manzoni.
PD: E ORA LA PARTECIPAZIONE!?
di Massimo Preziuso
E’ passato un biennio molto intenso, che ha dato molti cambiamenti al nostro Paese.
Attraverso unaa sudata e dura transizione, è nato un Governo di Centro Sinistra che sta effettivamente rilanciando il Paese.
Ricordo con grande piacere i mesi di Febbraio, Marzo, Aprile e Maggio 2006: sentivo che eravamo in una Fase di importante cambiamento, e di rilancio.
Così effettivamente è stato.
Grazie a quella transizione politica, un sogno sta diventando realtà: la creazione di un Partito Nuovo, il Partito Democratico appunto.
Tanti di noi ci hanno creduto in questi ultimi mesi e anni, e ora siamo a un punto cruciale.
Grazie al Premier Prodi, ai Partiti dell’Ulivo, ai Leaders dell’associazionismo, e grazie a tutti noi, in Italia nell’ultimo mese (dopo i Congressi DS e Margherita) si è aperta uno spazio enorme di opportunità o di minacce.
Ci si può domandare: perché opportunità o minacce?
Lo spiego subito: con i Congressi di Aprile e gli ultimi incontri sul Partito Democratico, si sta fortemente realizzando l’idea di far nascere un Partito nuovo, con il contributo di gente nuove: si apre una voragine, appunto.
Ora dipenderà da noi se questa voragine si riempirà di opportunità o di minacce per il Futuro del nostro Paese.
Se migliaia, anzi centinaia di migliaia di persone si renderanno conto della potenzialità che questo momento storico e politico ha per il futuro di tutti noi, e quindi parteciperanno, in maniera organizzata, convinte nei prossimi 12 mesi alla formazione del Partito Democratico, saremo davanti a un CAMBIAMENTO DI PORTATA RIVOLUZIONARIA in ITALIA.
Se questo non avverrà, andremo incontro a 50 anni di decadenza politica, economica e sociale.
Speriamo bene, che dire di più.
PS: aggiornamento al 19/6 – dopo l’incontro di ieri del Comitato per il PD, possiamo davvero dire che gli spazi per la partecipazione attiva si sono aperti.
L’INTRALLAZZO
di Fernando Cancedda
Dal siciliano “’ntrallazzu”: groviglio, intreccio disordinato. Nel dizionario Devoto-Oli: “traffico reso possibile dal ricorso alla segretezza o alla illegalità”.
Nel leggere oggi il verbale degli interrogatori di Stefano Ricucci, come ieri i testi di numerose intercettazioni, la metà degli italiani si domanda: quanto ha pesato, pesa e peserà l’intrallazzo nella politica nostrana? L’altra metà la domanda non se la pone neppure, tanto è convinta che politica e intrallazzo siano la stessa cosa. I politici invece parlano dei “veleni”, e non del tutto a torto perché anche le rivelazioni possono far parte di un intrallazzo. Minimizzandone il contenuto, però, danno involontariamente l’idea di pensarla come la seconda metà di cui sopra.
E’ allora questo che bisognerebbe far presente ai nostri carissimi leaders e anche all’ottimo Veltroni quando chiede : “vorrei sapere perché riemergono, due anni dopo, le dichiarazioni di un personaggio come Ricucci, volte a spargere veleno su persone che onorano la vita istituzionale del nostro paese, sulla vita economica della mia città e del mio paese”.
Non sarebbe difficile rispondergli che solo adesso i verbali sono stati legalmente comunicati alle parti ma non è questo il punto. Da quei testi, tutti da verificare e forse anche “avvelenati”, emerge da anni, con implacabile monotonia, un modo assai discutibile di gestire le inevitabili relazioni tra politica e affari. Per non parlare del linguaggio. L’ “ ‘a Frà, che te serve?” di indimenticata memoria non è paragonabile per gravità alle frasi disinvolte che si leggono in questi giorni, che tuttavia denotano anch’esse un’incomprensibile (e indecorosa) confidenza tra chi ha effettivamente il compito di onorare la vita istituzionale del nostro paese e chi, “furbetto” o meno, si dà da fare per tutelare interessi privati. Nel costume del futuro partito democratico, se davvero vuole essere “nuovo”, si dovrà fare attenzione anche a questo.