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Innovatori Europei

#FormaPartito – Il Pd dopo la tempesta di dicembre. Un’occasione che non tornerà (di Fabrizio Barca)

Fabrizio Barca durante una lezione al polo scentifico di Novoli a Firenze, 6 Maggio 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Fabrizio Barca durante una lezione al polo scentifico di Novoli a Firenze, 6 Maggio 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

di Fabrizio Barca su Huffington Post

Mentre nel Partito Democratico i Comitati del Si e del No si moltiplicano e si armano per una battaglia che riguarda anche – quando non soprattutto – il controllo del partito, e mentre in cielo volano i fuochi d’artificio della “Finanziaria dell’anno referendario”, un documento ufficiale diramato da Roma gira in silenzio nelle fila del PD. Si tratta delle conclusioni della Commissione “Forma-partito” costituita 24 mesi or sono per “rimettere in connessione la forma partito con la vita concreta e quotidiana dei cittadini”, come recita il documento, per adattare l’organizzazione del PD alla “nuova domanda che i cittadini rivolgono alla politica”, alla profonda distanza che essi sentono dai partiti. Il documento viene sottoposto alla “discussione dei Circoli e degli organismi dirigenti territoriali”, per ricavarne reazioni e idee che “si trasformeranno in proposte di modifiche statutarie” da portare alle decisioni dell’Assemblea nazionale.

Si potrebbe dire che è tardi. Che l’inadeguatezza di quello che è pur sempre l’unico “partito” italiano e della sua organizzazione è evidente da molti anni. Che da tempo sono sul tavolo proposte di rinnovamento – una l’abbiamo testata noi di Luoghi Ideali, iscritti del PD e non, in un anno di sperimentazioni e poi l’abbiamo avanzata ai vertici del partito nel giugno 2005 (http://www.luoghideali.it/tre-proposte-per-il-pd-fabrizio-barca/). Che il documento era sostanzialmente pronto dalla primavera – il ritardo del suo rilascio mi ha indotto a inizio luglio a dimettermi dalla Commissione. Che è scritto con un linguaggio timido, timidissimo, in alcuni casi solo allusivo, inadeguato di fronte alla durezza del confronto in atto. Che potrà essere facilmente fagocitato dalla logica dominante dei Comitati. Che il Segretario del PD non risulta averne fatto menzione e che il silenzio attorno al documento è finora assordante. Si potrebbe dire tutto questo. E infatti lo sto scrivendo. Ma sarebbe sbagliato fermarsi qui. Non solo perché sarebbe ingeneroso verso il vice-Segretario Lorenzo Guerini e il Presidente Matteo Orfini, che alla fine hanno sentito la responsabilità politica di dare voce al lavoro che avevano diretto. Ma perché sarebbe politicamente sciocco.

Pure con una cautela che riflette peraltro la straordinaria incomunicabilità maturata in questi anni all’interno del gruppo dirigente del PD, e forse la lontananza da questi temi da parte del Segretario del partito, nel documento vengono infatti messe sul tavolo considerazioni e ipotesi concrete di rinnovamento che, se raccolte, possono introdurre nel PD germi positivi. Esse colgono il sentire di moltissimi iscritti, manifestatosi anche in questi tempi difficili, e di cui le sperimentazioni che ho seguito da vicino sono solo una delle manifestazioni.

Richiamo sei di queste ipotesi di rinnovamento (sollevando solo in minima parte il manto di timidezza che le avvolge e virgolettando le citazioni letterali):
1. Elezione dei Segretari regionali (e relativi Organi dirigenti) da parte dei soli iscritti, stante il loro ruolo esclusivo di direzione del partito, un requisito essenziale per ogni organizzazione.

2. Fare precedere le primarie per la selezione dei candidati alla guida di Comuni e Regioni da una “elaborazione e condivisione da parte dei candidati stessi di un’agenda essenziale di riferimento”. Passo indispensabile, aggiungo, per evitare che le derive personalistiche prevalgano sulla visione collettiva elaborata dal partito territoriale sul futuro possibile di quel Comune o di quella Regione.

3. Sia per l’Assemblea nazionale, sia per la Direzione nazionale, oggi composte rispettivamente da oltre 1000 e oltre 120 membri, “si impone una riflessione … a partire dal numero dei componenti previsto dall’attuale Statuto” che determina “difficoltà nello svolgere con … pienezza il proprio ruolo”. Parole assai caute ma non equivocabili, per segnalare l’assoluta anomalia – a mio parere soprattutto per la Direzione – di un organo di indirizzo che per la sua dimensione non può in alcun modo essere luogo di confronto acceso non fra posizioni incrollabili (di maggioranza e minoranza), magari declamate pubblicamente ai propri partigiani, ma fra posizioni che cercano il convincimento reciproco, la verifica, la possibile trasformazione in nuove soluzioni.

4. Certificazione dell’Albo degli elettori, per promuoverne la partecipazione non solo al momento del voto.

5. Rinnovamento dei Circoli (anche per evitare che siano “utilizzati da alcuni come via per promuovere il proprio interesse particolare anche a discapito di quello generale”) che devono diventare “palestra di formazione politica per creare nuova classe dirigente” e per “sperimentare nuove forme organizzative che interagiscano con l’arcipelago delle militanze”. A tale scopo nei Circoli si dovrà “promuovere e sostenere progettualità … rivolte a raggiungere obiettivi chiari, misurabili e rilevanti per la qualità di vita dei cittadini” e promuovere “filiere di progettazione che coinvolgano gli elettori appartenenti all’Albo e tutti i cittadini interessati” per dare “un contributo concreto all’azione di governo del territorio … e mettere alla prova nuove leve dentro il partito”.

6. “La scelta dei confini di responsabilità di un circolo “non deve essere rigida – vincolata dall’obbligo statutario attuale di costituire un Circolo ogni 50mila abitanti – ma deve dipendere dalle caratteristiche del territorio. (Per questo concetto si veda ad esempio l’esercizio valutativo condotto da Luoghi Ideali su Roma – e recentemente replicato per Perugia -)

Si tratta di sei ipotesi di rinnovamento tutt’altro che di maniera. E che, se fossero attuate davvero – non una “riflessione” sulla dimensione della Direzione ma la drastica riduzione della sua dimensione, non solo la promozione di “filiere progettuali” nei circoli ma anche il loro finanziamento e il loro presidio tecnico da parte di una struttura nazionale di riferimento, ecc. – richiederebbero e comporterebbero una profonda trasformazione del modo di funzionamento del PD. Agli antipodi di quello che si manifesta in questi giorni nel “PD dei Comitati”.

Per uccidere queste ipotesi ci vuole poco. Basta che esse restino in silenzio. Che siano soverchiate dalle grida di queste ore. Il modo in cui sono state diffuse, il linguaggio usato, la timidezza non aiutano. E tuttavia per decine e decine di migliaia di iscritti che rivendicano un modo diverso di “fare partito”, questo documento offre un’opportunità significativa, che non tornerà. Se essi ci sono. Se ci credono davvero. Se preferiscono questo al partito dei Comitati. Si facciano sentire in questa consultazione chiedendo la traduzione di queste sei ipotesi in soluzioni operative e adeguatamente finanziate. Lo facciano circolo dopo circolo. Entro la fine di novembre. Con voce resa robusta dall’urgenza del momento. Senza schierarsi secondo le attuali correnti, né cercarne di nuove. Con votazioni formali. E mettendo alla prova su questa scelta i propri gruppi dirigenti territoriali, ossia condizionando a ciò il loro appoggio futuro. Se ciò avverrà in una misura significativa, il PD avrà un punto fermo da cui ripartire dopo la tempesta di dicembre.

Resoconto del Convegno “La Politica tra Riforme e Progetti”

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Resoconto del Convegno “La Politica tra Riforme e Progetti

Molti gli innovatori provenienti dal mondo accademico, delle professioni e dell’impresa a dibattere con esponenti politici nazionali ed europei al convegno di Innovatori Europei (IE) “La Politica tra Riforme e Progetti”, tenutosi presso la Sala delle Conferenze del Partito Democratico, durante tutta la mattinata dello scorso giovedì 6 ottobre.

Il fondatore di IE Massimo Preziuso ha introdotto i lavori riassumendo l’impegno ormai decennale di questo movimento ibrido tra idee e persone, luogo di elaborazione e di proposta politica e progettuale che porta a discutere quest’anno del fondamentale connubio tra Riforme e Progetti per costruire una Italia riformista ed europeista che progetti con visioni nette il proprio futuro, focalizzandosi in particolare sui talenti delle sue Donne e dei suoi Giovani. “La Riforma Costituzionale (gli IE hanno costituito in Estate un Comitato nazionale #BastaUnSi) apre importanti spazi di cambiamento, principalmente semplificando la organizzazione dello Stato ed esprimendo una volontà di accelerare verso la modernità che da tanto ci attende”. Per Preziuso “Il Referendum del prossimo 4 dicembre è quindi una occasione di innovazione da supportare pienamente, per dare il via ad una nuova fase di crescita per il Paese. Anche perchè la riforma costituzionale si abbina naturalmente ad una rivisitazione della forma organizzativa dei partiti politici – su cui IE ha lavorato nella Commissione Forma Partito del PD – affinché essi vadano incontro alle nuove necessità dei cittadini ed elettori, dotandosi di nuove strutture e competenze che li mettano a contatto quotidiano con i cambiamenti che pervadano la società e l’economia, costruendo progetti condivisi per lo sviluppo sostenibile dei territori”.

I successivi interventi hanno visto alternarsi il racconto di importanti progetti di innovazione al commento di autorevoli esponenti politici del Partito Democratico sulla Riforma Costituzionale e la organizzazione del Partito Democratico in questa nuova fase.

Ha esordito Mariuccia Teroni, fondatrice e presidente della azienda innovativa FacilityLive che ricordando di “aver scelto di rimanere italiani in Europa, evitando di spostarsi in Silicon Valley, per onorare un senso di restituzione e perché orgogliosa di essere innovatrice ed europea” ha raccontato ai presenti della “importanza della costruzione di una piattaforma tecnologica europea per cui la sua azienda si sta spendendo da protagonista” mentre realizza importanti iniziative di sviluppo distrettuale in Italia, tra cui quella intorno a Matera, Capitale Europea della Cultura nel 2019 “perché vogliamo fare qualcosa di buono per il nostro Mezzogiorno”.

Ha proseguito poi Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati, che ha ribadito il fatto che la Riforma Costituzionale è un importante passo per la semplificazione della Organizzazione dello Stato ma dal 5 dicembre le organizzazioni politiche – per primo il Partito Democratico – dovranno nettamente orientare il dibattito e la proposta politica alla modernità. Ad esempio concentrandosi di più sul mondo dell’economia digitale che continua a costruire gigantesche ricchezze sottraendo importanti fette di gettito fiscale ai territori, riducendone il welfare. Quindi, è tempo di una politica che si concentri sullo sviluppo di progetti e iniziative che abbiano un occhio attento alla equità redistributiva su cui l’Italia ha fatto importanti passi indietro in questi ultimi vent’anni. Boccia ha concluso auspicando che, il giorno dopo il Referendum Costituzionale di dicembre, si avvii il dibattito sul Congresso che, a suo avviso, va fatto nella primavera del 2017, per avere poi il tempo per prepararsi alle elezioni politiche del 2018.

Ha preso dunque la parola il Vice Segretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini che – ricordando come il Partito Democratico negli ultimi mesi si stia confrontando, come mai nella sua storia, al suo interno e con organizzazioni esterne in maniera assidua e concreta – ha detto della importanza del Referendum Costituzionale e chiesto il supporto pieno ad Innovatori Europei e alle organizzazioni presenti in sala nelle prossime settimane, per dare con il SI l’avvio ad una nuova fase politica. Con la vittoria di #BastaUnSi sarà ad esempio naturale dedicarsi ancora di più alla Riforma del Partito Democratico, dotarlo di nuovi strumenti organizzativi, aprirsi alle realtà innovative, portando a termine il lavoro della Commissione Forma Partito – a cui IE ha contributo – portando le sue proposte alla approvazione della Assemblea nazionale del PD.

Dopo Guerini, è intervenuto il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Coordinatore della Rete dei Tecnici Italiani Armando Zambrano dicendo che “il Paese ha bisogno di tornare subito a “progettare, coinvolgendo i corpi intermedi, come quelli delle professioni, in un disegno nuovo del Paese. Un Paese che è fatto di migliaia di professionisti riconosciuti nel mondo per la loro bravura ma che oggi operano in molti casi con enormi ribassi (anche 80%) nella realizzazione di gare di appalto è un Paese da riformare in profondità”. Zambrano ha poi concluso ricordando che il tema della gestione del rischio sismico è un fondamentale elemento di attrattività di investimenti esteri nel nostro Paese perché oggi “un imprenditore non viene ad investire in Italia se sa che un capannone industriale, una fabbrica, rischia di crollare”.

Ha proseguito su questa linea Fernando Rizzo, Presidente della Rete per le Infrastrutture del Mezzogiorno, parlandoci di quanto spreco di potenzialità risiede nell’aver dimenticato – prima di tutto a livello infrastrutturale  – il Mezzogiorno ed in particolare le regioni periferiche della Sicilia, Calabria e Basilicata. Rizzo ha poi focalizzato l’attenzione sulla crucialità del Ponte sullo Stretto di Messina, ricordando alla platea e alla politica che oggi, integrato in un contesto infrastrutturale cambiato e migliorato, esso è un progetto economicamente fattibile che apre il Paese al Mediterraneo e il Mezzogiorno all’Europa. Rizzo ha concluso con un appello al Partito Democratico e al Vice Segretario Guerini ad un maggiore dialogo politico con la sua organizzazione per il Referendum Costituzionale e oltre.

La innovatrice europea Giuseppina Bonaviri è poi intervenuta per raccontare l’evoluzione del progetto di Circular Economy costruito a Frosinone Area Vasta Smart che, coinvolgendo decine di comuni e organizzazioni locali, è pronto per la fase di progettazione europea, per diventare una best practice di innovazione territoriale da replicare, insieme agli Innovatori Europei, in tutta Italia. Un progetto sul quale la Bonaviri ha chiesto e ottenuto la partecipazione delle altre realtà partecipanti al convegno.

Ha successivamente preso la parola il Presidente dei Giovani Democratici Michele Masulli che ha voluto rimarcare “l’importanza del lavoro svolto dagli Innovatori Europei in questi anni per il Partito Democratico e per la innovazione politica in Italia” e la “necessità di supportare sia il #BastaUnSi al Referendum che l’irrobustimento del Partito Democratico, sia sul lato della organizzazione e della filiera progettuale, ma anche da un punto di vista politico, andando a guardare attentamente all’esperienza fatta negli Stati Uniti o nella Gran Bretagna di Jeremy Corbin, rieletto segretario dei Labour principalmente con il supporto di movimenti a rete come Innovatori Europei”. Perché è di fondamentale importanza oggi aprirsi sempre più e contaminarsi sia con la rete che con i territori.

Last but not least, è stato trasmesso il messaggio del Presidente dei Socialisti e Democratici Gianni Pittella che – scusandosi per non essere quest’anno a Roma con gli Innovatori Europei per motivi istituzionali e complimentandosi per le tante iniziative politiche da essi organizzate con il PD e non solo – ha ricordato le tante ragioni valide per fare campagna elettorale per #BastaUnSi come “il superamento del Bicameralismo paritario, presente oggi solo in Italia e Romania, e la restituzione allo Stato di quelle competenze su trasporti, infrastrutture ed energia, che erano state trasferite ingiustamente alle Regioni. Lo immaginate” – ha aggiunto Pittella – “uno Stato nel quale la politica per l’Energia la fanno le Regioni? Se ad uno Stato togli politica energetica, gli togli anche la politica estera, non è più uno Stato”. E ha poi concluso ricordando che “non è corretto utilizzare il Referendum Costituzionale per una battaglia contro il Premier, in quanto per quella vi sarà il Congresso del Partito Democratico”.

E’ stato così facile avviare i lavori alla conclusione: Massimo Preziuso ha ringraziato gli intervenuti, invitandoli a continuare a seguire e a partecipare ai lavori di Innovatori Europei.

Dal dibattito emerge con chiarezza la necessità di un Partito Democratico che si faccia motore del cambiamento di un Paese che, con la approvazione del Referendum Costituzionale, non ha più scuse per avviare una profonda fase di cambiamento nelle istituzioni politiche, nella società e nell’economia, trainata dalla costruzione di progetti sostenibili, disegnati dai talenti e dalle competenze diffuse nei territori.

6 Ottobre, Roma: “La Politica tra Riforme e Progetti”

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Link alla pagina Facebook dell’iniziativa

Dopo lo scorso convegno di Settembre 2015 sul Mezzogiorno protagonista tra Europa e Mediterraneo, che ha contributo al Master Plan per il Sud, nell’ultimo anno gli Innovatori Europei si sono concentrati sul tema della Forma Partito, dentro e fuori la omonima Commissione istituita nel Partito Democratico, provando ad orientare il dibattito sull’importanza di un Partito – ma più in generale di partiti – aperto e scalabile attorno alla realizzazione di “Progetti” condivisi, veri collanti di un dialogo territori e istituzioni centrali, unici attrattori di sano consenso, in un periodo caratterizzato da così alta disaffezione per la politica.

Nel pieno del dibattito sul Referendum Costituzionale di autunno, che propone la approvazione di importanti modifiche al sistema istituzionale, che aprono il Paese ad una fase di nuova progettualità si è dunque scelto di dedicare il prossimo convegno annuale a “La Politica tra Riforme e Progetti“.

Il convegno è organizzato dal Comitato #BastaunSì di Innovatori Europei e si terrà il 6 ottobre 2016 dalle 9.30 alle 14 presso la Sala delle Conferenze del Partito Democratico, in Via Sant’Andrea delle Fratte a Roma –

Per partecipare: infoinnovatorieuropei@gmail.com

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Resoconto Convegno di Futurlab “Sussidiarietà: alle radici della vita pubblica – Io e la comunità” tenutosi a Giugno ad Acireale

di Antonio La Ferrara, Presidente Futurlab

Il 4 giugno 2016 nella Sala Convegni del Credito Siciliano di Acireale ha avuto luogo il Convegno “Sussidiarietà: alle radici della vita pubblica – Io e la comunità”. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Futurlab – Costruiamo il futuro, associazione della quale sono il presidente. Futurlab è un’associazione no profit che ha iniziato ufficialmente le sue attività con un convegno presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania, sul tema: “Le migrazioni e la pace nel Mediterraneo”; successivamente, in un convegno organizzato a Palermo il 30 maggio c.a. abbiamo analizzato i tre settori che avrebbero dovuto rappresentare un volano per la Sicilia e che invece sono rimasti inespressi, ovvero l’agroalimentare, i beni culturali ed il turismo. Tutti e tre gli eventi sono stati molto apprezzati ed hanno visto una grande partecipazione di pubblico (abbiamo superato sempre di gran lunga il centinaio di persone). L’Associazione Futurlab – Costruiamo il futuro – ” nasce dalla passione e determinazione di un gruppo di amici provenienti da realtà personali e professionali eterogenee, uomini e donne di buona volontà che tentano di intervenire sul sociale nel rispetto degli individui e delle Istituzioni”; in particolare l’ultimo convegno è stato sensibilmente apprezzato poiché ha apportato un valido contributo al dibattito sul tema che aggrega la “sussidiarietà” alla “solidarietà” e interpella lo Stato sollecitando il rispetto e l’applicazione degli articoli della Costituzione Italiana che sancisce forme e modi per venire incontro ai bisogni dei cittadini.

La dotta lezione del prof. Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha guidato gli interventi ad un’attenta lettura del problema sociale che interpella il singolo cittadino e le Istituzioni pubbliche. Le trasformazioni sociali della Nazione che diventa sempre più vecchia, per la diminuzione delle nascite e la mancanza di lavoro per i giovani, sollecitano una nuova cultura di “Welfare sussidiario” capace di  declinare l’impegno del singolo e la collaborazione pubblica a sostegno delle iniziative di sviluppo e di crescita del Paese. La ricca tradizione della dottrina sociale della Chiesa sostenuta, tra l’altro dall’azione sociale di Luigi Sturzo, sollecita una reale valorizzazione del capitale umano e che, anche attuando una politica di risparmio valorizza il no profit e produce lodevoli e qualificati servizi sociali per il bene della collettività. La proposta di utilizzare allo scopo dello sviluppo economico e a sostegno dell’imprenditoria giovanile, i “fondi dormienti” delle banche, apre nuovi orizzonti di buone prospettive per i giovani e per le iniziative che afferiscono al bene sociale.

Mentre prima la stabilità di una riforma economica aveva nel tempo i suoi benefici, oggi, la rapidità delle trasformazioni sociali che mutano nel giro di cinque anni, necessitano modifiche e adattamenti indispensabili per continuare a reggere il sistema economico e finanziario.

Tendere alla qualità dei servizi pubblici, compreso il servizio scolastico, risponde alla “cultura del desiderio “, anima e radice di ogni progetto, che come atto intenzionale favorisce la soddisfazione di un bisogno e nello specifico della scuola; si tratta di un bisogno educativo in risposta alla diffusa emergenza di valori educativi che vengono a mancare.

Gli aspetti giuridici della sussidiarietà sono stati trattati dal prof. Fabrizio Tigano, docente di Diritto Amministrativo alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania. Apprezzato è stato l’intervento del presidente del Volontariato Siciliano, Santo Carnazzo.

I lavori del convegno, da me introdotti, hanno avuto i saluti dell’Amministratore delegato del Credito Siciliano, Saverio Continella, del Viceprefetto della Prefettura di Catania, Enrico Gullotti, dell’Assessore Adele D’Anna del Comune di Acireale e sono stati coordinati dal Prof. Pierluigi Catalfo, docente di Economia aziendale all’Università di Catania; infine le conclusioni sono state affidate all’intervento del Vescovo di Acireale, Mons. Antonino Raspanti, il quale con chiarezza e forza ha denunciato la disattenzione delle Amministrazioni regionali e locali nei confronti dei lodevoli servizi prestati dalle opere cattoliche di volontariato e di servizio e in genere dal terzo settore.

Vorrei infine sottolineare che le finalità dell’associazione Futurlab sono, tra le altre, quelle di sostenere le Istituzioni nel cambiamento della mentalità operativa, tecnologica, culturale ed etica. E’ necessario investire in formazione poiché crediamo essa rappresenti la leva strategica del cambiamento al fine di creare una classe dirigente pubblica e privata in grado di costituire un fattore di competitività caratterizzato da efficacia ed efficienza; è necessario promuovere attività finalizzate a riattivare e rivitalizzare il mercato del lavoro e porre in essere ogni azione rivolta ad arrestare il fenomeno della “fuga dei cervelli”, soprattutto dal Meridione.

Non potrà esserci crescita nel nostro Paese se non aiutiamo le Regioni del Sud a crescere e a colmare il gap economico che drammaticamente constatiamo ogni giorno; è necessario utilizzare i fondi provenienti dall’UE fino all’ultimo euro, ed è fondamentale investire sull’agricoltura e sulle infrastrutture ormai in ritardo di decenni al Sud. In queste idee e finalità ci riconosciamo pienamente negli obiettivi e nell’azione degli Innovatori Europei e nella vision del suo presidente. Dobbiamo essere capaci di creare valore aggiunto, di sostenere processi di riforma e d’innovazione, di promuovere un’evoluzione socio-culturale, di realizzare eccellenza. In poche parole di essere quella potenza industriale che eravamo e, in questo, speriamo di essere al fianco degli Innovatori europei nelle attività concrete. Anche noi di Futurlab ci poniamo di fronte alle sfide di questi anni solo con l’intento di pensare al bene comune ed anche noi rappresentiamo un think thank dove le idee devono fiorire ma devono subito dopo prontamente concretizzarsi. In questo la Lectio Magistralis del prof. Vittadini ci ha aiutato ad aprire ancora di più la mente verso ulteriori soluzioni da porre in essere.

 

 

 

Il PD si è “schiantato” nelle città. Ora una nuova classe dirigente locale attorno alla nuova Forma Partito

di Massipdmo Preziuso

E’ successo quello che mi aspettavo, e di cui scrissi ad Aprile scorso.

Ripresentando all’elettore – cittadino italiano una classe dirigente locale chiusa al cambiamento e al rapporto con i nuovi ceti sociali, in assenza di quella nuova Forma Partito che poteva e può avviare un cambiamento nel rapporto tra centro e periferia (e tra Governo e Partito), il Partito Democratico si è “schiantato” nelle grandi città, anche nelle roccaforti dove è arrivato agilmente primo al primo turno, come a Bologna e Torino, ma rischia al secondo.

Ma è soprattutto a Napoli (11% di voti alla lista del Partito!) e a Roma (17%!) che il PD deve completamente rinnovare il proprio personale politico e tornare seriamente a costruire Progetti partecipati, se non vuole perdere anche la leadership nazionale a breve, in favore del Movimento Cinque Stelle. O di un un Centrodestra , frammentato e indefinito in tutta Italia, che a Milano (città in cui il PD a guida Sala è forte e competitivo) torna in pochi mesi competitivo, mettendo in campo una figura di manager – politico naturale come quella di Stefano Parisi, che potrebbe assumere facilmente il ruolo di leader e rinnovatore nazionale.

Bene allora la scelta di stamane di Matteo Renzi di commissionare il PD napoletano (e chiaro che a breve lo stesso andrà fatto per quello romano), ma solo se questo sarà preludio di rinnovamenti sostanziali e generali.

Il “sistema chiuso” dei Partiti nei territori non regge più, anche perché ieri nelle medie e grandi città è totalmente emerso il “nuovo elettore” italiano , che va al voto affamato di visioni, narrative e figure nuove, come quelle che Virginia Raggi e Luigi de Magistris hanno saputo raccontare.

Si apra allora una seria riflessione su come si mette in campo una competente e preparata classe dirigente locale e, in contemporanea, si dia attuazione alla nuova Forma Partito del Partito Democratico, con la quale riprendere a tessere il dialogo con la nuova società italiana, emersa pienamente ieri.

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