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MANIFESTO SAPERE – INNOVAZIONE

MANIFESTO DEL GRUPPO “SAPERE E INNOVAZIONE”
L’Italia soffre di un male oscuro: l’assenza di meritocrazia, che crea stagnazione nella società, nell’economia, nella politica, negli stessi rapporti umani. Un paese che non premia il merito, che non premia il talento, è un Paese che non consente mobilità sociale e quindi non consente vera libertà.

Si è liberi quando si è in grado di avere le stesse opportunità e le stesse possibilità degli altri di accedere alle risorse, all’istruzione, e di liberarsi dalle condizioni di partenza (quelle dei propri genitori) attraverso il talento e l’impegno.
I principali Istituti di ricerca ci dicono, ad esempio, che tutt’oggi la possibilità di accedere agli studi universitari rimane, invece, appannaggio quasi esclusivo delle classi più abbienti: sono studenti universitari il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia contro il 4,1% dei figli della classe operaia. Questo vuol dire, per i figli più “sfortunati”, affrontare una serie di ostacoli preliminari anche solo per poter provare ad investire le proprie risorse e capacità in un’aspirazione di scalata sociale. E’ dimostrato, infatti, come soltanto con un elevato livello di istruzione il giovane può (ma difficilmente comunque ci riuscirà) evitare di rimanere ingessato nella stessa posizione sociale dei propri genitori.
Senza parlare poi delle difficoltà delle donne ad imporsi nella società odierna, nonostante tendano a studiare più e meglio degli uomini e più di questi debbano far fronte ad impegni extralavorativi. Il nostro Paese deve tornare finalmente a porre al centro della sua azione politica la donna, e vedere il lavoro femminile, come strumento per uno sviluppo più armonioso della sua economia e della sua società.
Una società che non premia il merito, che non premia le donne, è una società destinata ad avvitarsi su sé stessa, ad avviarsi al declino e all’invecchiamento. L’Italia è un paese senza natalità, che invecchia: siamo tra i Paesi meno fecondi al mondo! Se non invertiamo la rotta, dove troveremo le energie per crescere e prosperare? Il lavoro incerto e non garantito, l’enorme costo degli alloggi, sia di proprietà che in affitto, la carenza di servizi (asili nido) per le donne che lavorano, la rigidità degli orari di lavoro, la scarsa diffusione del part-time e del lavoro da casa sono ostacoli che devono essere abbattuti. Un Paese dove nascono pochi bambini non ha futuro! Non è pensabile rimanere fermi di fronte alla possibilità che fra qualche decennio 3 persone su 5 non saranno in età lavorativa, ma pensionati o bambini. Perché questo significa che più della metà della popolazione “non produttiva” peserà su meno della metà della popolazione “produttiva”.
Più merito vuol dire più mercato. L’Italia ha bisogno di una forte cultura riformista di mercato, oggi poco presente sia a sinistra che a destra. Se il mercato funziona, esso è democratico. Sono i conflitti d’interesse che ammazzano il mercato, creando rendite di posizione che a loro volta consentono ad alcuni di poter forzare le regole o addirittura farsele su misura. Un circolo vizioso che va spezzato.

Il progetto di Innovatori Europei punta a dare valore, dunque, ai seguenti aspetti: Ricerca e innovazione, Istruzione e capitale umano, Immigrazione, Competitività delle imprese, Rinnovamento generazionale, Parità di genere, Meritocrazia, Trasparenza e moralità delle Istituzioni saranno i nostri cavalli di battaglia, le tematiche che cercheremo di sviscerare, facendone nella circostanza battaglie culturali e politiche.
Ma da dove cominciare per cambiare la società italiana se non dalla sua classe dirigente, pubblica e privata?

Una società che non investe sul futuro e che non dà fiducia alle nuove generazioni non può dirsi veramente aperta e veramente libera. E’ una società destinata all’atrofizzazione. Una classe dirigente moderna dovrebbe avviare e governare l’atteso cambiamento della società civile e della politica del Paese, presentandosi come struttura “ponte” tra la società, la cosa pubblica e coloro che devono gestirla. Ma, purtroppo, chi si trova oggi in posizione di responsabilità nella direzione generale del Paese sembra non essere in grado di svolgere questa funzione, perché in generale manca di “visione comune” delle cose, di una condivisione forte di obiettivi per il futuro e di capacità di individuazione o di espressione di soggetti capaci di guidare l’innovazione. Insomma di capacità di assumersi il rischio del cambiamento. Una classe dirigente moderna dovrebbe possedere, invece, qualità come “visione strategica”, “senso morale, legalità, etica”, “capacità d’innovazione e creatività”, “capacità di attuare le decisioni” e “credibilità internazionale”.

E’ proprio su queste qualità che Innovatori Europei vuole crescere, attraverso un approccio “bottom up”.
Dal 2006, Innovatori Europei crede infatti che una società più giusta e meritocratica non possa trascendere dallo sviluppo di libertà quali Mobilità, Competitività, Etica, Talento, ovvero i veri nodi da sciogliere per ridare speranza e futuro a questo nostro Paese, lavorando con la base della Società.

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