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POLITICHE UNIVERSITARIE IN ITALIA

Petitio principii delle politiche universitarie in Italia

di Luca Barbieri Viale

Nelle diverse e anche opposte ragioni della mobilitazione generale di studenti e docenti riconosco e ritengo costruttivo valorizzare un elemento, ben condivisibile, tra tutti: il desiderio che orienta a migliorare gli interventi, se necessari, proposti dall’attuale governo, desiderio di una addirittura maggior severità e serietà nell’applicazione di misure veramente selettive della spesa pubblica.

Il vero enorme problema, non solo delle nostre Università, ma del nostro bel paese: l’assenza imbarazzante del principio meritocratico. Mi sembra evidente che l’attuale governo stia applicando il principio anti-meritocratico per eccellenza: quello di punire tutti indiscriminatamente.

Il problema meritocratico riassume, se bene inteso, l’intera vicenda italiana. Alcuni detrattori del principio meritocratico lo vedono spesso come fondante di un intero modello di società lontano da quello espresso da una politica che garantisce i diritti dei deboli e che genera aberrante produttività non meglio motivata; altri, come un incontrollabile ascensore sociale, quindi inopportuno ai potentati e alle classi dominanti. L’unione di queste coincidenti (sic!) opposizioni lo ha reso inapplicabile in Italia, sia dalla sinistra che dalla destra. Ritengo che nessuna di queste opposte posizioni sia corretta, in generale, e certamente non pertinente al mondo dell’istruzione superiore.

Penso che ragionevolmente si possano evidenziare alcuni semplici assi portanti che riguardano un buon sistema universitario, che sia pubblico o meno.

1. Il principio, fondamentale, che gli studenti siano sostenuti agli studi superiori proporzionalmente al merito e in base alle loro condizioni economiche.

2. Il principio che le assunzioni, la durata dei contratti e la retribuzione dei docenti e dei ricercatori sia regolata e articolata in base al merito nella docenza e nella ricerca.

3. Il principio che vi sia reale autonomia del sistema universitario, nel complesso, e che le istituzioni universitarie si possano differenziare con leggi e funzionamenti propri e poi siano valutate e finanziate in base al merito.

Questi assunti, se ben applicati, permettono, a mio avviso, il ricambio sociale delle classi dirigenti, da una parte, e di ottimizzare il sistema dall’altra, permettono ai bravi di far carriera anche se provengono da situazioni sfavorevoli o disagiate, attingendo in questo modo ad un maggior numero di menti possibilmente eccellenti; permettono che il sistema sia dinamico, competitivo e sufficientemente aperto per favorire il ricambio generazionale e restare al passo con i rapidi scatti della ricerca attuale; permettono l’internazionalizzazione, con assunzioni di eccellenza, la creazione di incentivi a far bene, garantendo la estinzione del cancro degli automatismi e dei nepotismi.

A questo fine occorre sviluppare un sistema intelligente di valutazione dell’attività di studenti, docenti e ricercatori, dall’interno, e delle istituzioni universitarie, dall’esterno. Analogamente, i detrattori di tali principii, si appelllano all’impossibilità di operare valutazioni corrette: dall’estrema opposizione al voto – con lo storico “voto politico” – all’attuale stagnazione del processo di valutazione del sistema universitario. Nuovamente, due coincidenti opposizioni. Proprio qui si trova il “petitio prinpicii” della politica universitaria italiana ovvero il ragionamento secondo il quale si dà per scontato che non sia possibile fare una valutazione per concludere che è impossibile fare una valutazione, alcuni amano aggiungere: seriamente (sic!)

Segnalo dunque, a questo proposito, che contrariamente all’Italia, in Europa si stanno sviluppando, molto velocemente, sistemi per valutare il sistema universitario. Questi sono orientati a creare degli standards quale il Common European Research Information Format CERIF ed un sistema, il Current Research Information System EuroCRIS come ausilio nelle valutazioni: gli enti erogatori europei per la ricerca possono, per ora, devono, in futuro, riferirsi a questi standards nelle valutazioni. Il CERIF venne raccomandato agli stati membri come uno strumento per armonizzare i dati e confrontare le informazioni inerenti i progetti di ricerca nel lontano 1991 per arrivare, dopo varie versioni, alla versione 2008 già largamente utilizzata da eccellenti istituzioni in Europa. In Italia cosa stiamo aspettando ?

Luca Barbieri Viale

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