Significativamente Oltre

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MANIFESTAZIONE RAGAZZI A LOCRI

Carissimi/e,

E’ trascorso più di un anno dalle grandi manifestazioni di Locri scaturite dalla rabbia per l’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno, ciliegina sulla torta dopo decine di delitti impuniti perpetrati nella Locride ed in tutta la Calabria.
Dopo un anno e mezzo in Calabria si continua a morire, a pagare la mazzetta, a sopravvivere soggiogati dalla ‘ndrangheta.

Locri, marcia della speranza 4 novembre 2005Dopo un anno e mezzo noi ragazzi siamo ancora qui a combattere per contrastare ogni forma di mafia, da quella di strada a quella dei Palazzi, e riprenderci la nostra terra.
L’impegno che abbiamo portato avanti, concretamente e con coscienza, per restituire alla Calabria ed ai calabresi la dignità di vivere in maniera normale nella propria regione, continua giorno dopo giorno, così come il nostro porci come massa critica per monitorare e denunciare quanto c’è di poco chiaro nelle nostre massime amministrazioni.

Spesso, proprio qui, abbiamo fatto fatica a farci comprendere, sentire e ad accreditarci, ma, nonostante questo, abbiamo scelto di non arrenderci.
Perché nelle nostre orecchie risuonano ancora gli spari del 16 ottobre del 2005, perché i nostri cuori sono rimasti trafitti dalle lacrime dei parenti dei tanti morti ammazzati nelle strade, perché le nostre coscienze non possono permettere che si continui ad uccidere rimanendo impuniti e le nostre voci non possono rimanere mute davanti agli innumerevoli casi di “lupara bianca“, di persone scomparse, di famiglie straziate.

Di certo nessuno ridarà alle madri, ai padri, ai fratelli ed i figli il sorriso dei propri cari uccisi, nessuno saprà spiegare ad un bambino perché il suo papà non farà più rientro a casa, ma, proprio per questo, sta a noi scuotere i cuori e le coscienze di chi, davanti a tutto questo, si gira dall’altra parte e
continua a sopravvivere.
Perché cose del genere non accadano più.
Molto spesso ci si sente immuni al problema ‘ndrangheta, finché non ci troviamo a doverne affrontare la prepotenza.

Ce ne accorgiamo al momento di aprire un’attività, quando “qualcuno” bussa alla tua porta chiedendo un “contributo” per lasciarti lavorare, poi il “contributo” diventerà un quarto, metà, tre quarti del guadagno dell’attività e sarai costretto o a scendere a compromessi o a chiudere ed andare via.
Tutto normale, preventivato, anche se completamente assurdo.
Tutto consumato in silenzio.
Come quando ammazzano qualcuno a te caro e sai chi è stato, ma quel nome è troppo pesante da dire, così come diventa troppo rischioso chiedere che sia fatta giustizia, perché certi nomi sono impronunciabili. E allora si ingoiano bocconi amari e si continua la solita vita.
In silenzio.

Oppure può succedere che un giorno un ragazzo si senta umiliare dai compagni perché non ha la maglia firmata e non l’avrà mai perché in famiglia si fanno i salti mortali per arrivare a fine mese e allora, per dare una mano, per sentirsi qualcuno e farsi rispettare eccolo rivolgersi al “capetto” di turno, eccolo ipotecare la sua vita, vendere la sua dignità per diventare “qualcuno“. Che importa se poi rischia di finire in carcere per spaccio o per aver ucciso un uomo? Che importa se avrà buttato nel fango la sua coscienza? Perché, sia chiaro, alla fine chi ci rimette è la povera gente, non
“lorsignori“. No, quelli guardano dall’alto delle loro ville al Nord, sicuri ed al calduccio! C’è chi paga per loro.
In Calabria è rimasta solo la spietata manovalanza, quella che si occupa di tenere sotto controllo il territorio e soggiogare, sostituendosi allo Stato, i calabresi. E’ quella a cui ci si rivolge per comprare i propri diritti, quella che alimentiamo con l’ignoranza e la paura.

Ed è proprio questo il senso della manifestazione che noi ragazzi del Movimento Ammazzateci tutti stiamo promuovendo per il prossimo 17 febbraio a Reggio Calabria.
Noi vogliamo mettere in pratica le parole del Giudice Borsellino: Perché se continueremo a rivolgerci al capobastone per ottenere i nostri diritti, se lasceremo che la ‘ndrangheta continui ad interferire nelle nostre vite con arroganza e prepotenza, se ci faremo ingannare dai suoi diabolici sorrisi, non riusciremo mai a liberarci dal suo giogo.
Dobbiamo essere noi i primi a volerlo, noi i primi a ripudiarla, noi i primi a capire che le alternative ci sono, anche se costano fatica, anche se si penserà di essere da soli a crederci.
Perché non è così. Noi stiamo combattendo per questo, ci crediamo e la speranza che voi siate con noi è la forza che anima le nostre scelte.

E’ la prima manifestazione auto-convocata che organizziamo a Reggio Calabria, la prima completamente auto-finanziata, anche se non nascondo che vorremmo fare appello a tutti i calabresi, commercianti, imprenditori, mamme e papà, perché ci aiutino anche economicamente nell?organizzazione della manifestazione, vorremmo infatti chiedere una sorta di “pizzo legalizzato“, ovvero un contributo economico con tanto di certificato di acquisizione da parte loro di una azione antimafia dal nostro virtuale pacchetto azionario.

Manifesteremo perché sappiamo che le persone oneste sono di più, i calabresi, gli italiani. NOI SIAMO DI PIU’, e siamo quelli che hanno l’obbligo morale di reagire. Perché sono le nostre vite ad essere messe in gioco, per il nostro presente ed il futuro che affronteremo.
La scelta sta a noi.
Vedete, è facile dire “no alla mafia“.
Il difficile è scegliere davvero da che parte stare, rinunciare a quella vita facile che “lorsignori” vendono al prezzo della dignità, sporcarsi le mani per la collettività senza avere nulla in cambio se non la consapevolezza di essere dalla parte del giusto.

Noi abbiamo già deciso quale sarà la nostra strada e la stiamo portando avanti caparbiamente non solo in Calabria, ma in tutto il Paese. Perché è da stupidi pensare che il problema mafie sia solo di noi calabresi.
Purtroppo, se qui viviamo a stretto contatto con la violenza della ‘ndrangheta, piangendo morti su morti e ricercando senza tregua la giustizia, nel resto d’Italia la malavita ha già messo le radici nei Palazzi ed ovunque girino i soldi, corrompendo, taglieggiando e minacciando gli imprenditori così come
avviene dalle nostre parti, solo che se succede a Locri, è scontato, se accade in provincia di Milano inizia a diventare assurdo quanto inquietante.

Le mafie non sono un problema solo del Sud, ma sono il cancro dell’Italia intera e, finché si continuerà a fare il loro gioco ignorando e girandosi dall’altra parte, non potremo mai estirpare questa malattia.
Per questo il nostro appello non vuole fermarsi solo ai calabresi, ma vuole essere un richiamo per TUTTI gli italiani onesti, perché c’è sempre, in ogni regione, qualcosa che prende il nome di “mafiosità di comportamento“. E’ il pensare di poter essere diversi rispetto agli altri, il pretendere di poter
comprare e vendere dei diritti, il curarsi esclusivamente del proprio bene anche scapito degli altri.

Ed è questo che dobbiamo combattere in primis, perché è di questo che si alimentano le mafie.
Abbiamo avuto grandi esempi non solo in Calabria, persone che sono morte per vivere nella legalità compiendo con coscienza il proprio dovere. Tanti, troppi nomi dimenticati.
E continuiamo ad aggiungere volti e nomi alla lunga lista dei giovani morti ammazzati o scomparsi.
E nella disgrazia, non mancano degli esempi eroici, come quello di Liliana Carbone, mamma simbolo della Locride, che con forza chiede giustizia per suo figlio Massimiliano, ucciso da mano mafiosa il 24 settembre del 2004. Ma non è la sola, c’è la moglie di Renato Vettrice, scomparso sempre nella Locride da quasi due anni, c’è il coraggioso esempio della mamma e del fratello di Francesco Aloi, scomparso in provincia di Vibo, morto a dire degli organi competenti, ma senza che se ne sia stato trovato il movente. Casi di “lupara bianca” come quello del giovane Valentino. Casi che devono spingerci ad unire le nostre voci a quelle disperate di queste donne che chiedono semplicemente che la giustizia e la verità non siano solo termini sul vocabolario.

Voci che non possono rimanere inascoltate e che devono spingerci a lottare, a gridare, a voler esprimere, concretamente, il nostro NO ALLE MAFIE.
Perchè tutto questo non è normale. Non dobbiamo permettere che lo sia o lo diventi.
Il 17 febbraio noi scenderemo per le strade di Reggio, saremo ragazzi, ma vorremmo che con noi ci fossero sia quella società civile che si dice indignata davanti a tutto questo, sia le Istituzioni che promettono di impegnarsi contro le mafie, ma che più delle volte, purtroppo, ci accompagnano solo ai
funerali dei nostri morti.
Vorremmo che ci fossero tutti quei giovani che ci hanno incoraggiati da tutta Italia, quelli che si sono arrabbiati con noi dopo l’omicidio Fortugno, quelli che credono che sia un diritto ed un dovere cambiare questa terra e questa mentalità, quelli che sentono nel cuore, davvero, di voler NEGARE IL
CONSENSO ALLE MAFIE.

A proposito : Abbiamo attivato anche un blog per la manifestazione, lì potrete trovare tutte le informazioni utili “work-in-progress” fino al 17 febbraio.
L’indirizzo è http://17febbraio.ammazzatecitutti.org.

FATE GIRARE LA VOCE, FATE GIRARE IL PIU’ POSSIBILE QUESTO APPELLO!

Vi aspettiamo in tantissimi a Reggio Calabria il 17 febbraio, per gridare tutti insieme “Mafiosi, siete una razza in via d’estinzione perchè d’ora in poi vi negheremo il consenso!“.

Dottorato da valorizzare

Il sottosegretario Luciano Modica ha elaborato, con l’ausilio di un gruppo di lavoro, un corposo documento sul dottorato che propone diverse linee di intervento. Il dottorato è un’innovazione recente nel nostro paese ed è quindi utile fare il punto dell’esperienza maturata e individuare i modi per raggiungere compiutamente gli standard internazionali.
Sono quindi preziosi i vostri suggerimenti in proposito. E’ molto positivo che il governo apra una consultazione sulla base di un documento di indirizzo prima di passare ad interventi normativi.
Questo metodo consente una consultazione più ricca ed efficace e spero possa essere seguito anche in futuro.

On.Walter Tocci
Per consigli e osservazioni potete scrivere a: tocci_w@camera.it

IL RICAMBIO GENERAZIONALE

di Tommaso Visone

Nell’Italia contemporanea un giovane che si accosta propositivamente alla vita pubblica e sociale deve necessariamente spendersi con tutto se stesso per apprendere e formarsi nella totale assenza di scuole di formazione politica e dirigenziale (non a caso i due nuovi presidenti delle camere sono ex sindacalisti, simbolo dell’importanza di una delle ultime scuole politiche italiane). Allo stesso tempo,
nell’interessarsi alla vita pubblica, il giovane è distratto e allontanato da una serie di comportamenti ed esempi che scoraggiano ogni sua residua velleità all’impegno e alla battaglia politico- sociale. Qualora questo giovane si interroghi sul funzionamento e le meccaniche presenti nella non più algida Esperia, noterà che dal mondo del calcio a quello della politica, il Paese è in mano a delle lobby,
le quali agendo anche al di fuori del sistema legale si prodigano nel mantenere lo status quo e nel bloccare tutte quelle riforme eventualmente rivolte a un ampliamento del (ridottissimo) pluralismo e del ricambio dirigenziale. Il che non incoraggerà l’incauto ed inesperto rampollo (circondato da una società che ha fatto del lassismo un modello) a dialogare e a confrontarsi con una realtà che nega a priori ogni forma di indipendenza e di responsabilità al neofita (spesso volenteroso e preparato, anche se inesperto) distante dal servilismo che accomuna i corifei dell’ attuale potere. Al suddetto, dunque, resteranno solo due scelte: emigrare (come molti tra i migliori oggi fanno) o adattarsi annullando il lato più incisivo della gioventù: l’idealismo (riformista o rivoluzionario che si voglia).
Sta, dunque, a coloro che si rendono consapevoli di questa perversa dinamica il non far cadere una problematica che è fondamentale per il futuro del Paese. Se i giovani non raggiungeranno (o se non pretenderanno) una maggiore responsabilizzazione, una maggior partecipazione e non troveranno miglior esempio, si resterà con un’Italia in declino, in perenne crisi, governata da “furbetti” e destinata alla perdita dei suoi caratteri migliori.
Si apre, e non da oggi, una improrogabile questione generazionale. E’ d’obbligo una risposta.

DI PIETRO SU YOUTUBE

ROMA – Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro racconta quello che avviene al Consiglio dei Ministri. Lo fa con un filmato sul YouTube a partire dalla seduta del 19 gennaio scorso.
Di Pietro appare comodamente seduto in poltrona e si rivolge ai cittadini con tono salottiero spiegando la sua iniziativa affinché ci sia “completa trasparenza sulle decisioni che sono state prese”.
Due. Che definisce “importanti”. Relative alle politiche agricole e all’attuazione della riforma costituzionale sul federalismo del 2001, ivi compresa quella del federalismo fiscale, “una riforma copernicana” spiega perché “prevede che a decidere sia un solo centro decisionale:
quello direttamente responsabile dell’intervento di cui si dispone”.
Il leader dell’Italia dei Valori dunque conclude il suo intervento con una nota politica: “Come vedete il Cdm non è luogo solo di rissa come viene descritto e di incomprensione, ma un luogo di lavoro dove le persone cercano di fare il loro dovere con tutta la buona fede possibile. E’ con questo spirito che ho partecipato anche oggi”.

Saluto da Giovani Apd Campania

Cari Innovatori Europei,
mi chiamo Marco Giordano e sono il responsabile giovani
dell’ Associazione per il Partito Democratico della Campania.
Ho letto il vostro documento del 4 gennaio, e devo dire che ne
condivido pienamente lo spirito.
Anche noi dell’APD Campania sentiamo fortemente la necessità di
concorrere al cambiamento e all’ammodernamento del Paese in modo
condiviso e partecipato.

In questo senso noi riteniamo che la nascita del Partito Democratico
costituisca un’occasione irrinunciabile (probabilmente l’ultimo treno
possibile) per modernizzare il sistema politico italiano e per il
consolidare un bipolarismo effettivo e democratico, al passo con i
modelli di democrazia liberale radicati in tutto l’Occidente.

Ed e per questo che stiamo lavorando affinché veda la luce un Pd
caratterizzato da processi decisionali “partecipati”, scevro da scorie
ideologiche, con meccanismi di selezione della classe dirigente che
favoriscano il ricambio generazionale ed impediscano il formarsi di
piccole e grandi oligarchie.

Indi per cui siamo totalmente aperti e disponibili ad eventuali
percorsi in comune, iniziative, confronti. Lo spirito è lo stesso.

Un saluto,

Marco Giordano
Responsabile Giovani APD Campania

SULLA COMPASSIONE

di Giuseppina Bonaviri

E’ attualissimo il dibattito sulla “compassione”.
Una compassione che va oltre la retorica o la bioetica come razionale consapevolezza dell’irreversibilità di un evento. Forse nuovo fronte concettuale che coniuga l’uomo alla pratica: sia essa medica, giuridica, religiosa, estrema. Forse un sentimento radicato nel nostro patrimonio biologico, imprescindibile, immutabile che ci rende vulnerabili, di alto valore morale.
Neutralità o partecipazione oggettiva alla sofferenza di un altro.

La dimensione si può ritrovare nel relazionale, nella dialettica tra scienze esatte e scienze umane, tra soggettività ed osservazione. L’oscillazione è tra “avere di fronte qualchuno o essere con qualcuno”. L’assenza di una dimensione forte di ricerca critica obiettiva sarà, dunque, sostituibile con la posizione di poteri tra buoni e cattivi, tra politicamente corretti e non, strutturazione che rimane precaria ed ideologica.

Così, lo spazio della sofferenza -sacra ed universale- continuerà solo a produrre algide applicazioni procedurali di ambigue leggine e normative. Ahimè!

INNOVATORIEUROPEI.COM

GIOVANI E DONNE PER LA RICERCA

Giovani e donne per migliorare il mondo della ricerca (di Rita Levi Montalcini)

Un mondo migliore ”e’ possibile solo grazie ai giovani e nell’assoluta parita’ tra uomo e donna” . Ad affermarlo e’ il Premio Nobel Rita levi Montalcini che, intervistata da Maurizio Costanzo nella trasmissione ‘Il diario’, si racconta parlando dei suoi grandi affetti e del futuro e lanciando un appello ai giovani e alle donne.
”Ritengo che il futuro dell’umanita’ – afferma la scienziata – sia soprattutto nelle mani dei giovani, che da spettatori devono diventare attori nell’arena della vita. Se noi diamo ai giovani la possibilita’
di utilizzare le enormi conoscenze dell’informatica – ha aggiunto – noi possiamo salvare il genere umano”. Ed un forte richiamo arriva dalla Montalcini anche in favore del ruolo della donna nella societa’ moderna: ”Il giorno che si dara’ alle donne la piena parita’, il mondo vedra’ una nuova speranza”. Il ”50% dell’umanita’ spiega riferendosi al genere femminile – non ha avuto pieno accesso alla conoscenza, perché gli e’ stato impedito in nome di una minore forza fisica.
Ma la forza fisica non ha niente a che vedere con le capacita’ mentali.
Oggi noi sappiamo per certo che la donna ha pari capacita’ mentali rispetto ai coetanei di genere maschile. Io giro l’Italia visitando molti luoghi e incontrando molte persone; sono ricevuta molto calorosamente dai giovani che sentono la verita’ di quanto io dico, in particolare mi rivolgo alle donne.

Da quando io ero bambina la donna ha fatto notevoli progressi nei nostri paesi – commenta la scienziata – oggi pero’ la donna gode di una parita’ apparente, non ancora completa nei confronti dell’altro sesso”.
Montalcini ha anche raccontato delle difficolta’ incontrate, in quanto donna, nell’intraprendere la carriera universitaria: ”Amavo mio padre, avevo rispetto e temevo il suo giudizio cattivo verso di me. Era l’epoca vittoriana ed era logico – afferma – che mio fratello andasse all’universita’ e noi tre sorelle ci dedicassimo a studi prettamente femminili, che io odiavo. Ma quando chiesi a mio padre il permesso di continuare a studiare, mi disse ‘Non approvo, ma non posso impedirti di tornare a studiare’. Avevo 18 anni, presi la licenza media superiore e mi iscrissi a medicina. Con mia madre – ricorda il Nobel – avevo un ottimo rapporto di rispetto e devozione, ma non condividevamo le stesse idee: a tre anni decisi che non avrei mai voluto essere ne’ moglie ne’ madre come lo era stata mia madre, che io adoravo”. Qualche rimpianto?
”Non c’e’ dubbio che in questo modo abbia perso qualcosa – risponde – ma questa e’ stata la mia scelta e sono lieta di averla fatta”.
Sempre vivo, poi, il dolore per la perdita della sorella gemella Paola, scomparsa sei anni fa: ”Mia sorella Paola – racconta la Montalcini – e’ stata una grandissima artista e una persona formidabile, sia dal punto di vista morale che da quello delle capacita’ creative. Avevamo un rapporto stupendo da quando siamo nate fino al giorno in cui il suo polso si e’ fermato sotto la mia mano. Non ho mai amato e stimato nessuno come mia sorella gemella Paola. Un artista, non dal punto di vista scientifico, perché per quello non nutriva nessun interesse, ma dal punto di vista della produzione creativa. Non saprei dire in una parola cosa era per me, perché rappresentava, e rappresenta ancora oggi, tutto, nonostante siano passati ormai quasi sei anni dalla sua scomparsa”.
Un accenno, infine, al suo ultimo libro ‘I nuovi magellani nell’era digitale’: ”I nuovi magellani – spiega – sono i giovani di ambo i sessi, cioe’ coloro che hanno accesso ai sistemi dell’informatica e possono, se si riuniscono, cercare di intervenire e correggere quelle tragiche situazioni del mondo del sud o delle popolazioni dell’oriente in via di sviluppo. Io ritengo che oggi, grazie all’informatica, i giovani abbiano accesso – conclude il Nobel per la Medicina – anche laddove i loro genitori non riescono ad arrivare”.

BUON NATALE 2006

*IL 2006 DI “INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE”*

Il 2006 è stato un Anno ricco e stimolante.

Dalle primarie alla intensa fase elettorale che ci ha visti partecipi delle iniziative di tutti i Gruppi vicini all’Unione, alla vorticosa attività della APD, tra i protagonisti del dibattito su “GENERE E GENERAZIONI”, alla naturale genitura del nostro GRUPPO *”INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE”

Questi i Macro Avvenimenti.

Molte altre le iniziative che ci hanno visti interpreti:

– la costituzione dei Gruppi di Giovani nelle diverse realtà territoriali regionali della APD nazionale.

– la creazione della Rete di BLOG

– la nascita del Sito *INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE
– il consolidamento del Forum – Google Group

– la pubblicazione del primo libro sulla costituzione del Partito Democratico *”Atti del Convegno del 4 Luglio” a cura di un manipolo di donne e giovani.

– l’incontro Ulivista di Orvieto, ad Ottobre, che ci ha visti partecipi

– la costante partecipazione attiva e la apertura al dialogo negli eventi nazionali dell’acceso dibattito sul PD.

– Primi firmatari nella *Lettera aperta a Prodi* per la richiesta di reale partecipazione delle DONNE al Comitato dei Saggi per il PD.

– primi firmatari nella *Lettera aperta “Per il Futuro dei Giovani”, per la richiesta di coinvolgimento dei Giovani al Comitato dei saggi per il PD.

E , soprattutto:

IL GRANDE COINVOLGIMENTO DEI TANTI AMICI, GIOVANI E DONNE, E NON SOLO, CHE HANNO DATO SLANCIO E FORZA AL NOSTRO PROGETTO DI INNOVAZIONE.

*Il 2007 si presenta come l’anno operativo, per noi.*

La sfida lanciata, con l’impegno costante ed onesto e con una partecipazione attenta e serena, alla classe politica dirigente nel 2006, ora dovrà trovare seri e concreti spazi di azione per una politica di giovani e donne.

Riusciremo a contribuire al rilancio della nostra amata Italia.

Nel 2006 il Gruppo vede più di un migliaio di simpatizzanti.

Nel 2007, le nostre idee ed il nostro genuino coinvolgimento, ci faranno riconoscere come gli INNOVATORI GIOVANI E DONNE, in Italia e in Europa.

Roma, 21 Dicembre 2006

GIUSEPPINA BONAVIRI e MASSIMO PREZIUSO

INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE

OTTIME NOTIZIE DA APD TRENTINO

Ecco la comunicazione dall’ amico ALESSIO di APD TRENTINO: Finalmente l’APD del Trentino si e’ dotata di un direttivo eletto dall’assemblea.

Non piu’ provvisiorio e sulla base di cio’ che e’ stato fatto.

Il risultato riguardo la partecipazione giovanile nel nuovo direttivo e’ ottima, un po’ meno per quanto riguarda la “quota rosa”.

Su 15 membri del direttivo 6 hannno meno di 35 anni. Si arriva a 10 includendo i membri sotto i 45 anni.

4 sole purtroppo le donne elette (peraltro coincidenti con le candidate!).

Un abbraccio e a presto,

Alessio

“PER IL FUTURO DEI GIOVANI”

“INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE” e “GIOVANI DI COMMUNITAS 2002”
condividono una LETTERA dal nome “PER IL FUTURO DEI GIOVANI” da inviare al COMITATO DEI SAGGI PER IL PARTITO DEMOCRATICO.

Se la senti tua, sottoscrivila (scrivendo a INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE) e/o falla girare ad altri amici.

Grazie,

Giuseppina Bonaviri e Massimo Preziuso

PER IL FUTURO DEI GIOVANI

In Italia vivono ottomilioni e trecentomila giovani di età compresa tra i 18 anni e i 29. Tale numero di persone viene rappresentato, generazionalmente, da soli 3 deputati under 30.

Ma questi Giovani sono quelli che ci hanno fatto vincere le ultime elezioni, quelli che hanno fatto la differenza tra Camera e Senato, quelli che più di tutti hanno creduto nella missione dell’Ulivo: ridare stabilità e speranze ad una generazione senza futuro.

Sono ragazzi che studiano, lavorano o sono praticanti negli studi di avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e notai, e molto spesso
cumulano studio e lavoro per permettersi l’Università. Sono gli stessi ragazzi che la notte si alzano per andare ad attaccare i manifesti e tornano sporchi di colla pronti per andare in qualche call center a svolgere il loro lavoretto precario.

La situazione in cui si trovano questa moltitudine di giovani è simile a quella di un spirale Kafkiana: la mancanza di occupazione li conduce
alla ricerca di lavoretti temporanei e instabili; i quali non gli permettono né di acquisire professionalità né di acquistare un abitazione. Rimanendo a casa sulle spalle dei genitori, questi ragazzi prolungano il loro periodo di maturazione e di ingresso nel mondo nel lavoro, ritardando di conseguenza il loro inserimento stabile nei canali di raccolta della ricchezza.

In questo modo anche la costruzione di una propria famiglia viene ritardata.
La evidente condizione di precarietà con cui le classi giovanili si trovano a fare i conti (precarietà occupazionale, precarietà contrattuale, precarietà del sistema di welfare e difficoltà nel riceverne sussidio, caro affitti, costo della casa crescente) rende il loro futuro opaco e viscido, rischia di intrappolarli nella mediocrità.

Quello che noi chiediamo a gran voce è di essere messi in condizione di poterci assumere le nostre responsabilità.

E’ con questa speranza e con un pizzicoo di orgoglio che ci presentiamo all’appuntamento della costruzione del Partito Democratico come protagonisti. Vogliamo essere il futuro e pretendiamo di essere considerati interlocutori politici dai vertici dei partiti.

Molte volte siamo stati infatti considerati solo portatori di voti, semplice manovalanza, alla mercè del candidato di turno. La valorizzazione all’interno dei nostri partiti contemporanei avviene solamente attraverso il meccanismo della fiducia personale quando non della corrente politica.
Valori come la bravura politica, l’intelligenza strategica, la capacità professionale, la costanza e l’autonomia di pensiero non sono affatto apprezzate.

Quello che viene apprezzato è la fedeltà alla linea politica del gruppo d’appartenenza.

Il talento ed il merito non vengono incentivati, e per questo il nostro sistema politico ha intrapreso una deriva che non promette nulla di positivo.

A fronte di una classe politica e dirigente gerontocratica, la cui età media non scende quasi mai al di sotto dei 50 anni, e affezionata alle consuete poltrone del potere, esiste tutto un universo di giovani impegnati nella politica e nel volontariato che non aspettano altro che una possibilità di contribuire al miglioramento del proprio paese con rinnovato spirito d’interesse di fiducia.

Quello che qui rivendichiamo è la questione generazionale.

L’Italia è da troppo tempo “incatramata” in istituzioni, corporazioni, imprese, pubbliche amministrazioni, enti che non riescono a dare risposte alle istanze dei cittadini e della società.

Alcune grandi corporazioni e interessi forti ingessano il tessuto sociale ed economico del Paese. E molto poco hanno a che fare con la vita di milioni di cittadini. Interessi privati e forti clientele governano i processi decisionali, impedendo alla forza viva della società di esprimersi.

C’è bisogno di attingere ad energie nuove.

Abbiamo bisogna di slegare la forza racchiusa e imprigionata nel corpo sociale e nei giovani, liberare le energie che insistono sui territorio, svincolare l’attività politica e amministrativa da antiche logiche d’interesse, ridare fiato ad una “macchina” ormai stanca e ripartire di slancio: non possiamo permetterci di perdere il treno della competitività internazionale. Bisogna agganciare l’Italia al vagone dell’innovazione.

Innovazione non solo tecnologica: ma soprattutto di spirito. La sottorappresentanza di genere e di età è un limite che il nostro Paese deve sapersi lasciare alle spalle. Il tessuto vivo della società manifesta da tempo l’intolleranza verso ogni forza di sfruttamento e di privilegio.

E’ giunto il tempo in cui chi ha dato alla politica e ha avuto da essa, lasci il posto a chi ha voglia di dare ancora, ancorché non abbia da aspettarsi nulla in cambio.

Noi non vogliamo poltrone o nomine. Ci troviamo però a disagio nei confronti del Partito Democratico, Partito in cui crediamo e che contribuiremo a costruire, perchè rischia a nostro avviso di intraprendere una strada che abbiamo già visto, fatta di cooptazioni poco trasparenti e meccanismi decisionali non del tutto democratici.
Chiediamo solo di essere considerati come interlocutori politici e di avere gli strumenti e le possibilità per fare quello per cui ci battiamo da sempre: rendere l’Italia un Paese migliore per chi ci vive.

Per questo i “Giovani di Communitas 2002” e il Gruppo “Innovatori Europei – Giovani e Donne” chiedono:

1) Un impegno concreto da parte dei vertici di DS e DL e del futuro Partito Democratico teso a ristabilire un concreto clima di fiducia con i Giovani che attivamente ogni giorno si occupano di politica sul territorio;

2) Un impegno da parte del prossimo segretario, coordinatore, o presidente del Partito Democratico e degli attuali segretari di DS e DL a intraprendere un percorso di coinvolgimento e rivalutazione dei Giovani dei partiti e della società civile nella ricerca di soluzioni condivise alle problematiche collettive dando vita ad una nuova stagione di interlocuzione;

3) Un impegno da parte dei Leader politici del Centro-sinistra a promuovere ogni forma possibile di partecipazione dei giovani alla vita del futuro Partito Democratico stabilendo ad esempio che in ogni organo deliberante sia presente almeno il 10% di Giovani sotto i 30 anni.

4) Un impegno concreto, da parte dei dirigenti dei partiti e dei movimenti che credono nel Partito Democratico e che lo comporranno, a investire sulla formazione politica dei giovani.
Formazione che educhi non solo al sapere contenutistico ma anche al “saper fare” e al ” saper essere”. Una formazione che non si fermi ai seminari ma utilizzi strumanti più caldi come “i gruppi di lavoro” e “l’apprendimento osservativo”. Una formazione che non lasci i giovani schiavi delle logiche correntizie e fideistiche così presenti nella società e nella politica italiana.

“GIOVANI DI COMMUNITAS 2002” e “INNOVATORI EUROPEI – GIOVANI E DONNE”
Ermanno Lombardo – Chiara Bussi – Umberto Pisano – Giuseppina Bonaviri – Massimo Preziuso

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