Significativamente Oltre

Politica

La Tigre Celtica dagli artigli spuntati continua a ruggire

di Diego Bevilacqua

In questo breve documento viene illustrata la misura di politica economica intrapresa dall’Irlanda in risposta alla crisi attuale, efficace nel breve periodo per permettere alla Tigre Celtica di tornare sul mercato.

Saranno trattati brevemente gli aspetti dell’indebitamento nazionale così come del ribassato costo unitario del lavoro, finalizzato a rendere la produzione nazionale maggiormente competitiva rispetto la produzione degli altri Paesi membri e, più in generale, della concorrenza internazionale. Interessante è anche la politica di bloccare l’aumento fiscale alle multinazionali, mantenendo in tal modo il contesto economico lavorativo particolarmente allettante per le corportations, che hanno in parte permesso tale ripresa economica e confermando lo smeraldo d’Europa come uno dei paradisi fiscali. L’ultima parte, infine, si focalizza sull’aspetto del welfare state irlandese e di come esso vada comunque a gravare in maniera non indifferente sul PIL nazionale.

Tale modello quindi, momentaneamente vincente, si presenta come unico nel suo caso di genere, in conseguenza delle peculiarità economiche e politiche nazionali che contraddistinguono l’Irlanda.

Di seguito, il link al pdf:

http://www.cspscivitavecchia.it/admin/files/La_Tigre_Celtica_dagli_artigli_spuntati_continua_a_ruggire.pdf

Mediaset gioca ancora il Mundialito

mediasetdi Michele Mezza
 
L’attacco di Fedele Gonfalonieri ai cosiddetti Over The Top della comunicazione, come Google e Amazon, toglie ogni incertezza al dibattito sulle prospettive del mercato italiano multimediale.

Con la sua consueta concretezza brianzola, Fidel, il vero pilota dell’impero di Arcore, mette nel mirino il nuovo nemico, rivelando la bussola che sta guidando il gruppo.

Dal mercato generalista alle nuove relazioni individuali. Questa sembra la grande rivoluzione culturale che si sta elaborando  all’ombra del Biscione. Posizione chiave sarà la newco annunciata dallo stesso Confalonieri, che dovrebbe rinverdire i fasti delle famose scatole  1,2,3, fino a 12 che proteggevano, all’inizio dell’avventura, il tesoro di Berlusconi. La nuova società si candida a diventare la Mediobanca della comunicazione multimediale italiana, una società aperta a tutti i nuovi player , per allestire una grande piattaforma di contenuti on demand, di cui la Pay Tv sarà solo la prima tappa .Il vero obbiettivo è quello di sostituire la vecchia pubblicità tabellare con relazioni dirette con ogni singolo consumatore, creando delle community per ogni prodotto, vendendo così la profilazione del consumatore ai distributori.

Esattamente quello che fa Google e Amazon che diventano i veri avversari. Confalonieri apre così il fronte dell’USB, ossia della porta laterale che rende lo schermo televisivo uno dei tanti device della rete. E’ lì che si giocherà la partita decisiva. Soprattutto in un paese come l’Italia, che a dispetto dei vieti luoghi comuni, è considerato dagli stessi global player un mercato di punta per la grande predisposizione delle comunità ai social network e per la tradizionale propensione ai consumi driving.

Non a caso è in Italia che Google, Amazon, la stessa Facebook intendono sperimentare la versione europea della loro piattaforma  di social TV. Ed è in Italia che si misurerà la conseguenza sul mercato editoriale dell’incursione dei nuovi linguaggi televisivi. Sky ha già predisposto il suo  nuovo bouquet in protocollo IP. In tutto questo brilla  l’assenza totale del servizio pubblico. Ma anche del governo. La vicenda dei 150 milioni rischia di distrarre l’attenzione politica dal vero focus: quale modello di internazionalizzazione del sistema Italia si immagina? Siamo alle soglie di ripetere l’esperienza degli anni ’80, quando sulla scia dell’esplosione, anche allora del tutta imprevista, dei consumi televisivi privati, che Berlusconi confiscò e deviò, si visse una delle più clamorose esperienze di internazionalizzazione passiva di un paese.

In pochi anni l’Italia divenne dai paesi delle mille antenne, con circa mille televisioni locali, al paese degli infiniti spot, con il fatturato pubblicitario televisivo che passo da 90 miliardi di lire nel 1978 alla fantastica cifra di 4000 miliardi nel 1986.Per lo più rastrellati  da Publitalia di Dell’Utri. Un moltiplicatore  del genere non si è mai visto in nessuna economia del mondo. Ora ci risiamo.

Mediaset sta disponendo le truppe, cercando di buttare fuori dal ring i concorrenti più minacciosi e soprattutto di arraffare le disponibilità di chi vuole entrare nel mercato. Ma chi vuole entrare? O meglio chi oggi realmente può entrare in questo mercato. Sicuramente non gli editori tradizionali, che semmai puntano a diversificazioni collaterali, per mitigare le perdite di questi anni. Allora chi è interessato al nuovo mercato dei consumi  individualizzabili? Sicuramente i grandi brand di tendenza: Luxottica, Prada, Conad, Diesel. Sono loro i nuovi editori. Sono loro interessati a costruire community attorno ai loro prodotti che sono sempre più dei media più che degli oggetti. Gonfalonieri lo ha capito e si muove, sparando sul pianista. Rai  gioca ancora sul giardinetto interno. La TV generalista potrebbe ancora recitare un ruolo importante, proprio perchè l’estrema individualizzazione del sistema comunicativo lascia uno spazio per chi vuole ricomporre occasionalmente tribù e comunità attorno a contenuti di senso comune, sorprendendo  chi sceglie solo i prodotti che conosce.

Ma chi lavora in questa direzione? L’azienda non trova ancora un bandolo da seguire. Basta vedere come è stata sprecata la carta del nuovo portale news on line, dove la Rai ancora non riesce a trovare un linguaggio per un servizio di flusso e territorializzato. Basta vedere come la stessa Google sta soffiando al servizio pubblico le committente della digitalizzazione dei sistemi comunicativi locali nelle grandi città e nelle regioni. Davvero sembra tornare al Mundialito del 1982, quando Berlusconi prese velocità sostituendo la Rai nell’immaginario televisivo nazionale.

Area vasta: quale?

area vastadi Giuseppina Bonaviri

Non sarà facile la costruzione di una strategia di area vasta. Dovremo abituarci a considerare delle opzioni, non mutualmente esclusive quali ridisegnare e modernizzare i servizi urbani per i residenti e gli utilizzatori delle città; sviluppare pratiche e progettazione per l’inclusione sociale per i segmenti di popolazione più fragili e per aree e quartieri disagiati; rafforzare la capacità delle città di potenziare segmenti locali pregiati di filiere produttive globali. Questi i primi suggerimenti consigliati dall’ Europa che dovremo adottare per stare a passo con i tempi. Aprire le porte alle energie innovative, specie dove oggi predominano rendita e inutile conservazione sarà il nostro obiettivo prioritario perché possa  promuoversi una visione culturale diversa sulla qualità di vita che, ai nostri territori provinciali, la politica deve assicurare. Per la costruzione di una strategia visionaria sarà necessario lavorare ad una “mappa di larga massima”  che tenga conto dei tratti naturali delle periferie, della dispersione abitativa, dell’ accessibilità e della adeguatezza dei servizi fondamentali quali scuola e salute. Un quadro che misura tendenze e ragiona predeterminando dove intervenire.

Ci dicono che contro un progetto tanto straordinario saranno coloro che dalle aree interne estraggono oggi risorse anzicché apportarle come tutti coloro che da sempre sostengono la cultura del “comunitarismo chiuso” che vede nel ripiegamento su “mono-identità locali”e chiuse all’apporto esterno e al confronto col diverso la forza del non cambiamento. A favore invece troviamo gli innovatori che abbiano idee robuste e chiare sull’uso del territorio, pronti a confrontarle in modo concorrenziale con altri, interni o esterni al comprensorio territoriale.

Welfare oppressivo, debito gigantesco, burocrazia invecchiata. L’Italia pare un ospizio senza rilevanza economica e politica, oggi. Bisogna lavorare di più e meglio non dimenticando che le migliori biotecnologie sono transitate in Cina, India, Usa e non sono in Italia. L’azione pubblica dovrebbe mirare a creare per tutti i cittadini opportunità di vita, lavoro e impresa destabilizzando le trappole del non-sviluppo, evitando di continuare a mettere fondi e potere nelle mani di chi è responsabile dell’arretratezza.

A tutto ciò dovrà corrispondere una governance che dia un ruolo di maggiore responsabilità alle città stesse, con l’urgenza di rilanciare sviluppo e coesione

del Paese e che contribuisca alla ripresa della produttività in tutti i territori interni.

Dare slancio alle aree interne del paese oggi dette “area vasta” affetta da calo e invecchiamento demografico, promuovendo policentrismo, sicurezza degli abitanti e del territorio concorrerà allo sviluppo sia di crescita che di inclusione sociale.

Noi, Rete indipendente di innovatori, stiamo lavorando ad un percorso di idee robuste ad uso del territorio pronti al confronto, al metodo partenariale aperto.

L’innovazione principale consiste nel fatto che, per aspirare a trasformare la realtà attraverso l’azione pubblica di una cittadinanza attiva, è necessario che i risultati cui si intende pervenire siano definiti in modo percepibile al fine di dare vita a una vera e propria valutazione pubblica aperta.  Chiediamo, da ora, agli eletti della nostra provincia una seria politica di sviluppo rivolta ai luoghi e non alla fantapolitica.

Basta con gli equilibrismi e le arretratezza, blocco alla produttività, che però permangono quali scelte consapevoli delle classi dirigenti, dettate dalla consapevolezza di ricavare benefici dalla immobilità. Meglio sarebbe competere ad un beneficio incerto in un contesto innovativo e in crescita dove i giovani sono competenti, l’accessibilità buona,  l’ambiente tutelato. E, allora, lavoriamo insieme per dare vita ad processo di co-progettazione collettiva dei territori -attorno a temi chiave- e non per continuare a gareggiare tra progetti di lobbyng o alleanze spurie controproducenti al progresso della nostra nazione.

Alberto Forchielli: “Bisogna evacuare i giovani dall’Italia”

forchielliIntervista ad Alberto Forchielli su Oblog

Eh? Come Alberto, in che senso? “È così. Va fatta una nuova Arca di Noè per salvarli prima che qui marciscano.”
Cosa intendi? “Le generazioni precedenti hanno fregato i giovani e continuano a farlo. Renzi non lo dice. Non può dirlo.”
Renzi cosa non dice? “Che la ripresa dell’Italia non c’è e non ci sarà. Da una parte abbiamo un welfare oppressivo, un debito stratosferico e una burocrazia folle, dall’altra parte la maggioranza dei giovani ha in mente di fare il calciatore e la velina.”
È un problema geopolitico e sociale? “Questi bambini al governo non hanno idea delle sfide geopolitiche che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni e che con ogni probabilità saranno amplificate dalle imprevedibili conseguenze dell’effetto serra. Parlo di emigrazioni, inondazioni, siccità, aumento dei prezzi alimentari, carestie e guerre. L’Italia è in prima linea e ’sti cretinetti al governo, per guadagnare voti, cavalcano il buonismo e l’ignoranza della cittadinanza in tema di politica estera e tagliano sulla difesa il cui budget è largamente insufficiente da anni. Ma ricordo che l’altro ieri, nel 1999, abbiamo dovuto supplicare Clinton per far sloggiare Milosevic perché la Nato e l’Unione europea non erano in grado di farlo. Quindici anni dopo siamo ancora meno equipaggiati e la situazione internazionale è molto più esplosiva. Per completare il quadro, nessuno in Europa ha la bacchetta magica per rimettere in sesto la baracca e far ripartire un continente vecchio che da troppo tempo ha perso la rilevanza economica, politica e militare e che finirà con l’essere un gigantesco ospizio controllato da extra-comunitari, dopo che i ragazzi bravi saranno emigrati e i delinquenti scappati. E gli Usa – tra Congresso e opinione pubblica – dopo tante batoste, errori, soldi e vite umane sprecate, sono giustamente diventati isolazionisti. Inoltre non hanno più risorse per intervenire ovunque e devono concentrarsi sull’Asia. Invece, a livello socio-economico, bisogna ragionare sul concetto di lavorare di più e meglio, ma vai a spiegare il concetto di sacrificio a questa Italia.”
Alberto, dipingi un quadro dalle tinte foschissime. “Nel medio termine la situazione è questa. L’industria manifatturiera con la crisi ha perso fatturato e il 25% della forza lavoro. La Pubblica amministrazione è destinata a compiere lo stesso percorso. Il settore dei servizi altrettanto: vedi il mondo bancario che per un fattore fisiologico sta attraversando un passaggio epocale inarrestabile. Dalla filiale-presidio del territorio, che un tempo era la forza di ogni banca e che oggi è un conto in perdita, si passa all’internet banking, con la conseguenza inevitabile che almeno 1.500 sportelli verranno chiusi nel giro di poco tempo e con i relativi bancari che andranno ricollocati chissà dove.”
A occhio e croce non significa solo disoccupazione. Giusto? “Vuole dire minore creazione di ricchezza e basse entrate fiscali da parte dello Stato e vuole dire che non riparte il processo del credito. In sintesi, è un casino. D’altronde, a livello mondiale, non può che essere così: dalle materie prime a internet, dalle biotecnologie agli smartphone fino alle tv a led. I grandi filoni della crescita planetaria degli ultimi anni sono transitati altrove, tra Usa, Cina e India, non certo in Italia.”
Il turismo può salvarci? “Potremmo essere forti nel turismo, anche se a livello mondiale sta attraversando una fase statica. Ma il turismo in Italia vale solo il 4% del PIL e farlo arrivare al 40%, come invece servirebbe, è impossibile. Poteva essere interessante il filone delle seconde case per i ricchi stranieri, come avviene in altri Paesi. Tutti loro però sono terrorizzati dalla nostra burocrazia. Per non parlare dei turisti stranieri che hanno avuto la sventura di entrare in un pronto soccorso italiano. Dopo un’esperienza simile nessuno torna più in Italia.”
Quindi? “Dobbiamo pensare ai giovani. Cercare di salvare almeno loro. Non mi riferisco tanto ai talenti. Chi ha talento, alla fine, se la cava, si arrangia. Mi riferisco a chi sa fare cose concrete. Pizzaioli, potatori, marinai, bagnini, idraulici. Nel mondo serve gente che sappia fare. Un avvocato o un giornalista italiano, in Australia, non lo fanno neanche entrare. Ragazzi, imparate a fare la pizza o a potare le piante e poi via, andate all’estero. Il mondo vi accoglierà a braccia aperte.”
Insomma, la parola d’ordine è evacuare.

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Ingegneri e fondi europei: il futuro è nelle “Reti di intelligenza collettiva”

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Innovatori Europei collabora con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ad una nuova visione strategica delle professioni tecniche italiane per un loro protagonismo nell’ Europa della Smart Specialization. L’avvio del prezioso dialogo con il Vicepresidente vicario del Parlamento Europeo Gianni Pittella rientra in una serie di iniziative e studi che ci porteranno al congresso nazionale del prossimo autunno e ad operare nei territori insieme alle istituzionali locali, nazionali ed europee.

Comunicato Stampa (pubblicato anche su sito Consiglio Nazionale degli Ingegneri)

“Europe 2020: gli ordini professionali verso la Smart Specialization”. Questo il tema dell’incontro tenutosi nei giorni scorsi a Roma e che ha visto la partecipazione dell’On. Gianni Pittella, Presidente Vicario del Parlamento Europeo, di Gianni Massa, Vicepresidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, e di Massimo Preziuso, coordinatore nazionale di Innovatori Europei.

In occasione della discussione, i rappresentanti di CNI e di IE hanno illustrato all’On. Pittella l’omonimo documento strategico. Si tratta di un progetto che mira a trasformare gli Ordini Professionali in protagonisti della nuova strategia Europe 2020, facendo leva su una rete di circa 250 mila professionisti in Italia, col coordinamento della ancora più ampia Rete delle Professioni Tecniche.

In particolare, i rappresentanti degli ingegneri hanno illustrato il nuovo approccio “smart” alle politiche europee e al nuovo ruolo che si sta disegnando per i professionisti tecnici.

Il nucleo fondamentale del ragionamento strategico risiede nell’animazione delle cosiddette “reti di intelligenza collettiva”, che gli Ordini possono garantire, grazie alla loro radicata presenza nel territorio. Lo scopo è quello di creare una nuova generazione di professionisti europei che sappiano orientare la formazione continua all’ideazione di progetti europei che possano cogliere le nuove opportunità aperte dall’accesso per i professionisti ai fondi comunitari. A questo proposito, gli ingegneri e i professionisti in genere si propongo di svolgere un ruolo di supporto alla Pubblica Amministrazione nella programmazione dei progetti e degli interventi sul territorio.

“Ritengo di estremo interesse l’approccio suggerito dagli ingegneri – ha affermato al termine dell’incontro l’On. Pittella – Le professioni tecniche possono svolgere un ruolo fondamentale nella guida dei processi di trasformazione smart dei territori, ormai indispensabili ed espressamente richiesti dalla nuova programmazione europea dei fondi strutturali”.

“Siamo molto soddisfatti – ha commentato Gianni Massa – di questa importante collaborazione che apre un canale privilegiato tra istituzioni europee e ordini professionali italiani e mediterranei. ”.

“E’ nel favorire il dialogo costruttivo tra reti di professionalità e progettualità italiane e istituzioni europee – ha aggiunto Massimo Preziuso – che si costruisce concretamente il nostro futuro”.

“Io solo secondo? Lo decideranno i cittadini”, intervista di Gianni Pittella per «Il Mattino»

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intervista di Gianni Pittella  su «Il Mattino» di mercoledì 16 aprile

Che ne pensa della scelta di Renzi di un parterre tutto al femminile?

«Penso che abbia voluto dare un segnale forte di cambiamento senza mortificare il merito spiega Gianni Pittella, numero due nella scuderia del Pd alle europee, dietro la Piciemo – . Sono donne molto capaci e competenti. Ma poi se avesse scelto cinque uomini qualcuno si sarebbe meravigliato?».

I democratici alla ricerca di una rivincita?

«Il Pd non cerca un riscatto, ma una vittoria sul programma di cambiamento profondo dell`Europa. D`altra parte noi voteremo per le europee non per le politiche. In campo ci sono tre posizioni. La prima è di chi è convinto che l`Europa non vada toccata così come è. La seconda è degli eurofobici: i demolitori dell` euro alla Salvini, alla Grillo e tra poco anche alla Berlusconi. Tutti vogliono ritornare alla vecchia Italietta con la marea di problemi che si portava dietro. Poi ci siamo noi. Convinti che l` Europa vada cambiata perché non possiamo continuare ad essere ostaggio di tecnocrati e banchieri che comandano a Bruxelles».

Non le secca, abituato ai grandi numeri dei consensi, fare il secondo?

«Io sarò il primo a votare e a far votare Pina Picierno che stimo molto e alla quale voglio dare tutto il mio supporto. L`esito del voto lo decidono i cittadini per quel che mi riguarda non ho mai fatto problemi ad essere primo o secondo. Avevo subito detto sì anche ad Emiliano… Per quel che mi riguarda posso dire che ho da offrire il mio fortissimo attaccamento alla causa europea: non ho mai pensato di mollarla per tornare in Italia. Perché è sul terreno europeo che si deve condurre la battaglia che ci potrà portare fuori dal tunnel».

D`Alema ha detto che il Pd si sta impoverendo. E` d`accordo?

«Abbiamo fatto il congresso mobilitando migliaia di persone; poi c`è stato il nuovo governo; poi le elezioni. Il partito si è dato da fare non è certo rimasto a guardare. La preoccupazione di D`Alema è giusta, ma non mi sembra che nel Pd ci siano segnali di abbandono».

Con l`incognita dei CinqueStelle non teme il rischio-populismo?

«Certo: il pericolo è forte. Lo conferma proprio la proposta di Grillo al Nord dove parla di secessione e cerca di mangiare voti alla Lega. E al Sud dove usa l`uscita dall`euro. Ma è assurdo non rendersi conto che mollare la divisa unica vuol dire essenzialmente condurre l`Italia al fallimento su tutti i fronti. Gettando alle ortiche la nostra credibilità internazionale. Ecco perché l`unica soluzione possibile è affiancare all`euro un governo Ue delle politiche economiche e fiscali. E` ora che l`Italia torni ad avere la presidenza del Parlamento europeo se davvero vuole riconquistare il proprio ruolo di Paese fondatore. Non possiamo più accontentarci solo delle briciole, così non si crescerà mai»

Giustizia, un’emergenza dimenticata – Seminario di FareRete a Napoli

Lunedì, 14 aprile 2014 ore 17,30 – Teatro Sancarluccio, Napoli

GIUSTIZIA, UN’EMERGENZA DIMENTICATA

Seminario di FareRete – Movimento Metropolitano

Il Movimento Metropolitano FareRete coordinato da Dino Falconio, notaio e scrittore napoletano, si presenterà al pubblico il giorno 14 aprile 2014 alle ore 17,30 presso il Teatro Sancarluccio con un Seminario sul tema “Giustizia, un’emergenza dimenticata”. Interverranno oltre a Dino Falconio, i docenti universitari e avvocati Massimo Gazzara (professore di diritto privato all’Università di Foggia), Margherita Interlandi (professore di diritto amministrativo all’Università di Cassino), Domenico Palumbo (professore di diritto commerciale all’Università Telematica Giustino Fortunato) e Massimiliano Cuosta (avvocato del Foro di Napoli). Concluderà i lavori l’on. Danilo Leva del Partito Democratico, Vicepresidente della Commissione Autorizzazioni a Procedere della Camera dei Deputati. FareRete è una associazione napoletana di professionisti e docenti trenta-quarantenni che, ispirandosi al dialogo e alla sintesi fra le tradizioni politiche socialista, cattolica e liberale,  vuole rendersi interprete delle esigenze della collettività contribuendo, attraverso idee e progetti supportati da competenze tecniche, scientifiche e professionali, allo sviluppo sociale, culturale ed economico della Città e del Paese.

Ora l’Italia torni ad avere la presidenza del Parlamento Ue

di Gianni Pittella

Asset.aspxIntervista con l’agenzia Ansa

E’ ora che l’Italia torni a ricoprire la più alta carica nel Parlamento europeo. Sarebbe un grande riconoscimento prima di tutto per il Paese ma anche per il nuovo Partito democratico di Matteo Renzi. L’obiettivo a portata di mano. Ci sono tutte le condizioni nazionali e comunitarie perchè il governo italiano porti a casa il risultato. La svolta si è avuta con l’adesione del Pd al Pse. Finalmente si è capito che per contare davvero in Europa occorre stare nelle istituzioni. E’ finito il tempo in cui Bruxelles era considerata una sorta di dopo lavoro per politici in pensione. Il Pd e l’Italia di Renzi si candidano a cambiare l’Unione europea che, oggettivamente, così com’ è rischia di affondare”. Lo dichiara all’Ansa Gianni Pittella, vice presidente vicario del Parlamento europeo e candidato per il Pd alle elezioni europee nella circoscrizione sud.

Ho investito tutta la mia vita politica per la costruzione degli Stati uniti d’Europa. Renzi ha avuto il grande merito di indicare candidati che credono e vogliono lavorare a tempo pieno in Europa. In quindici anni di attività da eurodeputato, ho messo tutte le mie energie per accrescere la stima e la considerazione dell’Italia nella casa del Parlamento europeo. Un lavoro credo apprezzato che mi ha portato per due volte consecutive ad essere eletto a scrutinio segreto primo vicepresidente”. “La situazione in Europa è complessa. La Francia di Hollande è in difficoltà. La Germania è prigioniera della Merkel, mentre la Gran Bretagna è imbrigliata da pulsioni isolazioniste. L’Italia di Renzi – sottolinea Pittella – l’unico tra i grandi Paesi che può autorevolmente imprimere una forte spinta riformatrice”.

Nascondersi non ha senso: le critiche che da più parti investono l’Ue sono in gran parte meritate. Non è possibile continuare ad avere una moneta senza una vera Banca centrale alle spalle, inaccettabile crocifiggere intere economie, interi Paesi, a vincoli arcaici e stupidi per una miope ed egoista visione dello stare insieme. L’Ue non può restare silente rispetto a crisi internazionali come quella ucraina e siriana, o limitarsi a dichiarazioni di principio di fronte a tragedie come quelle di Lampedusa. Non si è euroscettici a denunciare questi aspetti. Si è realisti. La differenza con i populisti alla Grillo, alla Salvini o alla Le Pen che loro vogliono distruggere tutto, fregandosene delle conseguenze per i cittadini, e tornare a rinchiudere il nostro futuro nelle piccole patrie.

“Io – aggiunge il vice presidente vicario dell’Europarlamento – dico che invece serve più Europa. Sono i governi a imporre veti incrociati sulla politica estera. Sono i singoli Stati ad impedire la nascita di una vera Bce. Sono ancora gli egoismi nazionali a rendere balbettante le risposte comunitarie a problemi drammatici come l’immigrazione. L’austerità non ce lo chiede l’Europa, ce lo impongono i governi”.

“Coscome fecero De Gasperi, Adenauer e Schuman – conclude – gli Stati abbiano il coraggio di fare un passo indietro. E permettano all’Unione europea di fare un passo decisivo in avanti verso il futuro”.

 

Fonte ANSA

Solidarietà vs Disagio sociale: insieme per il cambiamento a Frosinone

Giuseppina Bonaviri

“ Se un uomo sogna da solo è solo un sogno. Se si sogna in tanti è la realtà che comincia”

Il Tavolo di progettazione provinciale per un Patto di Solidarietà Sociale è diventato una realtà forte della Provincia frusinate.  Azioni concrete e credo fanno il resto. Partecipare per risolvere i problemi collettivi che coinvolgono tutti , cominciando da se stessi e da una diversa visione del rapporto con gli altri, ci consente di uscire dal silenzio nel rispetto della dignità umana sempre verso maggiori conquiste di educazione e strategie d’insieme ai diritti umani. Coniugare finalità etiche come integrazione e coesione,  rafforzando legami e diritti sociali riduce quel senso di precarietà, di isolamento e di disagio della attuale modernità. Alimentare solidarietà, pratiche di cittadinanza attiva in un continuo fluire di relazioni e scambio ci consente di agire sul senso di appartenenza alle comunità, comunità intese come spazio vitale in cui rispetto  e sostegno coesistono.

In una epoca in cui incertezza, solitudine e disorientamento sono sentimenti e condizioni che contribuiscono ad aumentare la paura dell’altro, dello sconosciuto e del diverso i legami sociali diventino il fiore all’occhiello delle Istituzioni e della società civile. Insieme, verso il cambiamento, per prevenire ed eliminare abusi sui diritti umani è possibile. Il occasione del 16 aprile, in cui ricorre la giornata mondiale contro la schiavitù dei bambini e si festeggia la giornata mondiale della voce, giustizia, solidarietà, agire comune rimangono i caposaldi di una visione equa e globale a sostegno delle nuove povertà e delle disuguaglianze.

Al centro del dibattito a più voci -che si articolerà nella Tavola Rotonda “ Solidarietà vs disagio sociale: insieme per il cambiamento” presso il Salone di rappresentanza della Amministrazione Provinciale di Frosinone il 16 aprile 2014 alle ore 17.00- all’interno della Campagna provinciale di sensibilizzazione “DIAMOCI LA MANO”  contro discriminazioni e vittime di violazione -decollata l’8 marzo di questo anno-  assieme alle rappresentanze istituzionali, alle delegazioni di  Amministratori locali, alle realtà sociali no profit,  al privato sociale, al mondo dell’associazionismo, agli Innovatori Europei ci si confronterà per gettare le basi di un percorso di innovazione comune che vada anche oltre l’area vasta della Provincia ciociara. Parlare la stessa lingua, senza prosceni e desideri di protagonismo per consolidare una Rete integrata contro diseguaglianze e per una progetto di equità sociale che scavalchi i limiti, i confini  e le conflittualità partitiche. Per definire obietti comuni bisogna essere consapevoli del ruolo che, ogni realtà partecipante al percorso, intenderà assumere responsabilmente incidendo, così, nei percorsi decisionali  di policy maker.

Intanto, le nuove linee guida sulla marginalità e la povertà coordinate dal Ministero delle Politiche sociali mettono al centro i Comuni così come la Legge di Stabilità prevede l’incremento di 250 milioni di euro, per il 2014, del Fondo per la carta acquisti destinata ai cittadini che versano in condizione di maggiore disagio economico ed è rifinanziato con 250 milioni di euro, sempre per il 2014, il Fondo per la non autosufficienza. Al Fondo per le Politiche Sociali vengono assegnati 300 milioni di euro per il 2014. Parrebbe , allora, che la politica di coesione riformata permetterà di mobilitare fino a 351,8 miliardi di euro destinati alle regioni, alle città dell’UE e all’economia reale. È principalmente tramite questo strumento d’investimento che l’Unione realizzerà gli obiettivi della strategia Europa 2020: crescita e occupazione, lotta contro i cambiamenti climatici e riduzione della dipendenza energetica, della povertà e dell’esclusione sociale. Il Fondo europeo di sviluppo regionale concorrerà, poi, alla realizzazione di questi obiettivi indirizzando le proprie risorse verso priorità fondamentali, quali il sostegno per le piccole e medie imprese, con l’obiettivo di raddoppiare i fondi da 70 a 140 miliardi di euro in 7 anni.

Dunque, se come augurabile, queste misure si concretizzeranno dipenderà dalla capacità delle Amministrazioni locali e dalla governance globale dei territori.  Mettere un freno a diseguaglianze e iniquità sociali che sono la causa delle nuove povertà ( la provincia di Frosinone è al primo posto tra le province laziali) ha un grande valore etico e di rilancio del sistema locale. Il dibattito che si aprirà con l’incontro provinciale di mercoledì 16 aprile prossimo intende porsi, dunque, come substrato all’edificazione di azioni comuni rivolte alla cooperazione e alle politiche dei cambiamenti del welfare .

Una poltrona, anche piccola. L’ultima lotta dei continuisti

di Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”

Qualcuno, in questi giorni di trattative frenetiche, ha coniato per loro un singolare neologismo: continuisti. Sono coloro che contrasterebbero i cosiddetti rottamatori, quelli che vorrebbero dare il benservito ai manager della vecchia guardia che hanno gia’ superato, in qualche caso pure ampiamente, il limite dei tre mandati.

Dal fronte renziano assicurano che le ultime resistenze sono ormai superate. Per capirci, quelle di chi sperava se non proprio in una riconferma, almeno nel passaggio dalla poltrona di amministratore delegato a quella di presidente. Per quanto, a giudicare dai nomi che girano, consistenti schegge di «continuismo» restano in circolazione.

Con precise paternità. C’è per esempio chi ha provato a candidare per qualche presidenza l’ambasciatore Giovanni Castellaneta, classe 1942: diplomatico di rango che è stato per anni consigliere diplomatico dell’ex premier Silvio Berlusconi. Oggi è già presidente di un’altra società pubblica, la Sace.

E c’è oggettivamente da chiedersi quale potrà essere il tasso di innovazione all’Eni se troveranno conferme le indiscrezioni che vogliono al posto di Paolo Scaroni l’attuale suo direttore generale Claudio Descalzi. Tanto più se alla presidenza si dovesse davvero materializzare Giampiero Massolo, altissimo funzionario della Farnesina dove ha fra l’altro ricoperto l’incarico di capo di gabinetto di Gianfranco Fini, attualmente capo del Dipartimento informazioni per la sicurezza: i servizi segreti di Palazzo Chigi.

Scelta che ha tutto il sapore di un compromesso bello e buono con gli apparati burocratici ai quali i renziani avevano lanciato il guanto di sfida. Del resto, non era stato lo stesso Renzi a dire in televisione qualche giorno fa che «L’Eni è un pezzo fondamentale dei nostri servizi segreti?». 

E l’attuale presidente della Finmeccanica Gianni De Gennaro, nominato lo scorso anno dal governo di Enrico Letta e a quanto pare l’unico destinato a restare al proprio posto, non è forse stato il predecessore di Massolo alla guida dell’intelligence della presidenza del Consiglio?

Ecco allora che il confronto fra continuisti e rottamatori è molto più dialettico di quanto non si possa pensare. O non si voglia far credere. Ed ecco perché la diatriba in qualche caso assume una veste inedita: fra chi vorrebbe optare per scelte interne (vedi Descalzi) e chi, invece, preferirebbe voltare pagina puntando su candidature esterne. Caso tipico, l’Enel. Certo l’amministratore delegato di Greenpower Francesco Starace non può essere considerato emblema della continuità con Fulvio Conti: ne è stato il principale oppositore interno. Eppure se la dovrà vedere al ballottaggio con il capo di Gdf Suez Italia, Aldo Chiarini.

Per chiudere la partita ci sono ancora quarantotto ore di tempo. Con una complicazione in più rispetto ai precedenti rituali: lo stipendio che il governo suggerirà alle assemblee dei soci di limitare a 400 mila euro annui. L’ultimo scoglio, a quanto pare, è la faccenda del genere. Si cercano donne di peso disponibili ad assumere gli incarichi di presidenza. Confidiamo che non sia questa la sola vera innovazione.

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