Significativamente Oltre

Chi si ferma è perduto

globalizzazione

di Fabrizio Macrì

Ginevra 15 marzo 2010, Palais des Nations, sede delle Nazioni Unite.

Nelle sale conferenza 25 e 26 di questa storica sede si è svolto un interessantissimo simposio tra accademia, agenzie governative e organizzazioni internazionali sul tema degli investimenti diretti esteri. L’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) è la massima autorità mondiale in materia e da ormai 20 anni produce il World Investment Report, pubblicazione di riferimento per chiunque si occupi di analizzare i flussi di investimento tra Paesi. Scopo dell’incontro: una definizione degli ambiti di ricerca in questi campo negli anni a venire con particolare attenzione alle esigenze dei paesi in via di sviluppo e degli obiettivi di sviluppo sostenibile per l’economia mondiale.

Un magnifico incontro tra istituzioni specializzate (l’UNCTAD appunto), agenzie governative preposte tra le altre cose al marketing territoriale e accademia, qui fortemente rappresentata ed assoluta fonte di ispirazione per tutti i partecipanti alla conferenza.

La discussione partita apparentemente a ruota libera, presto si concentra sullo scottante tema del rapporto tra istituzioni (organizzazioni internazionali, governi ed enti locali) ed aziende multinazionali generatrici dei flussi di investimento internazionali.

La dicotomia che viene qui immediatamente affrontata e che divide le menti presenti è quella tra politica pubblica ed interesse privato, tra etica democratica e dei diritti umani e share holders value, dividendi delle TNC’s (Trans-national Corporations) autrici di forti investimenti nei Paesi in Via di Sviluppo.

La domanda che tutti si pongono è: dato per scontato che il libero mercato ed il crescente processo di internazionalizzazione delle economie in atto portano inevitabilmente a dei “market failures”, degli “errori di mercato” e quindi degli squilibri sociali, quali politiche pubbliche devono essere messe in atto per correggerli e per far si quindi che i flussi di investimento siano compatibili con le esigenze di sviluppo dei paesi poveri?

Cosa bisogna fare, per scendere nel concreto, per evitare che gli investimenti fatti nel Mozambico si concentrino nell’area metropolitana della Capitale Maputo dove per le multinazionali è più facile realizzare profitti immediati, ma che si dirigano anche nelle aree più periferiche e si traducano in infrastrutture, utilities e servizi pubblici utili alla maggioranza della popolazione che vive in condizioni di miseria?

E soprattutto sono i Governi nazionali gli interlocutori più affidabili per garantire il connubio sviluppo economico e diritti umani, crescita degli utili d’impresa e allargamento della democrazia?

Quale livello di Governance deve essere coinvolto, quello delle istituzioni internazionali, dei Governi nazionali o degli enti locali da cui spesso hanno origine gli incentivi per l’attrazione degli investimenti esteri sui territori? Di fronte a questi temi epocali che attengono al destino politico-economico del Pianeta, l’UNCTAD, già di per se dotata di uno staff internazionale di fini economisti, chiede aiuto con questo simposio al mondo dell’accademia, delle più prestigiose università internazionali, presenti per l’Italia l’Università di Torino, di Urbino e la Bocconi di Milano.

Di fatto l’organizzazione nr.1 al mondo chiede aiuto a squadre di giovani e brillanti ricercatori provenienti da tutto il mondo e lascia loro mano libera nella ricerca di soluzioni che forse un giorno arriveranno, attraverso i canali dell’ONU all’attenzione dei Governi e dei decision maker internazionali. Indiscusse protagoniste sono le università del mondo anglosassone, USA e UK ma anche e soprattutto del Pakistan, della Cina e dell’India, impressionante la presenza di ricercatori africani, i più motivati e protagonisti assoluti della conferenza.

Ci si chiama per nome, si accompagnano all’esposizione di non banali concetti di economia internazionali, simpatiche e informali battute che rendono il terreno fertile, il confronto immediato e produttivo, la ricerca di risposte sincera.

L’Europa c’è ma tace, l’Italia è quasi assente..del resto mentre osserviamo ammirati l’evolversi di questo appassionante confronto, il pensiero non può che andare al dibattito che ci tiene impegnati nel Bel Paese: le intercettazioni, la procura di Trani, le epurazioni televisive, le elezioni regionali, parteciperà il PDL alle elezioni di Roma? Chi vincerà l’isola dei famosi? Un ministro malmena un giornalista, Emilio Fede ha un malore, il Milan esprime un calcio aggressivo e si riavvicina all’Inter.

In Italia ci siamo accorti che il Mondo corre e non aspetta? Ci siamo accorti che fuori dai nostri confini e anche fuori dai confini della Vecchia Europa si stanno formando classi dirigenti destinate a mettere in discussione l’egemonia americana sul mondo nel giro di dieci anni? Che ci sono decine di piccoli paesi ancora poveri ma ricchi di voglia di competenze, di giovani brillanti che parlano 5 o 6 lingue, modesti ma preparatissimi che aspettano solo di ribaltare la gerarchia del potere economico e politico nel mondo? Si sono accorti le centinaia di Ingegneri, Geometri Dottori, Onorevoli, Cavalieri e Saltimbanco che nella provincia italiana  sfoggiano eleganti cravatte e supponenza da vendere che il mondo parla di strategie nazionali, si chiede come conciliare sviluppo economico e democrazia, rispetto dell’ambiente ed innovazione tecnologica? Lo sanno costoro che cosa pensa l’Italia del suo ruolo da qui a 10 anni? Su quali mercati esporteremo, dove investiremo, chi verrà (se verrà) ad investire tra le Alpi e la Sicilia? Pagheremo finalmente i nostri migliori ricercatori, faremo finalmente ponti d’oro a cinesi, indiani africani per venire a studiare da noi, per invadere le nostre Università e travolgerci con il loro entusiasmo? Pronto Italia c’è qualcuno? Il mondo là fuori progetta il futuro, investe e scommette su cambiamenti radicali, da noi tutto tace.. silenzio… inizia il varietà a reti unificate…abbiamo bisogno di distrarci, meglio non pensarci.

Ex Grande Potenza Industriale vendesi, in buono stato ma ferma da 15 anni.

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