archivio-editoriali
I MASS MEDIA E LE PRIMARIE
PERCHE’ I MASS MEDIA PARLANO PREVALENTEMENTE DI VELTRONI E NON DI LETTA ?
UN PO’ DI PAR CONDICIO NON GUASTEREBBE.
di Arnaldo De Porti – IE Belluno
Ho preso a cuore la candidatura a segretario del Pd di Enrico Letta, come più volte mi sono espresso pubblicamente sulla stampa. L’ho fatto con quella assoluta convinzione che normalmente scaturisce da un processo interiore al momento di assumere decisioni serie ed importanti, per se stessi e per gli altri.
Non voglio dibattere con arzigogolamenti politici di cui, in questi giorni, quasi tutti i mass-media offrono spettacoli a iosa, ma voglio semplicemente dire che la scelta di Letta trae input da una motivazione molto semplice: in Italia c’è bisogno di “nuovo” e di “genuino” e non di riciclaggio della politica e dei loro uomini. Altrimenti, come sono solito dire, si finisce per suonare la stessa musica utilizzando i soliti suonatori. E questo non va !
Io non ho niente contro Walter Veltroni, per l’amor di Dio, ma mi pare, anzi ne sono assolutamente certo che, pur prescindendo dalla sua serietà, dalla sua esperienza ed anche – perché no ? – dal suo modo educatamente accattivante di presentarsi in pubblico, rappresenti né più né meno se non una fotocopia del vecchio apparato politico che, oggi come oggi, non è più condiviso da nessuno, specialmente dalle nuove generazioni (lo dice uno che non è più giovane e quindi il mio ragionamento è al di sopra di ogni sospetto).
Vorrei dire anche qualcosa di più. Leggendo i giornali, o sentendo le varie TV, tutti parlano solo di lui, non solo, ma adoperano anche dei toni che sembrano da qualifica già ottenuta a segretario del partito democratico, e cioè ancor prima della consultazione. Se questa è democrazia…?!
Nessuno o pochi, per fortuna – questi ultimi – molto qualificati, trascurando un po’ la Bindi eccezion fatta per la realtà bellunese ove è ancora in essere uno spirito politico assai sindacabile, parlano di Enrico Letta che vorrebbero come segretario, proprio per quella sua “genuinità” che traspare da un viso pulito, onesto, giovane e non politicamente smaliziato.
Una considerazione. Si cerca in tutti i modi di invogliare i giovani al senso della politica che, ricordiamocelo bene, significa solo servizio e non prestigio personale (frase questa che verrà sicuramente definita retorica da chi bada solo al tornaconto personale) e si propongono uomini ed apparati della vecchia politica che ha stancato anche i vecchi, come il sottoscritto ?
Vogliamo questo ? Se sì, godiamo del nostro consolidato masochismo all’italiana !
Io non sarò certo uno di questi, ma supporterò le facce nuove e soprattutto “genuine” come Enrico Letta. Esattamente come coloro che la pensano come me, ipotizzando una sorpresa finale.
Grazie a chi vorrà a commentare il mio ragionamento (www.innovatorieuropeibelluno.wordpress.com)
Arnaldo De Porti – Referente per Belluno INNOVATORI EUROPEI a supporto di Enrico Letta a Segretario del Pd.
LETTA INIZIA DA AVELLINO!
Letta apre la sua campagna elettorale ad Avellino.
di Luigi Restaino
Sabato primo settembre Enrico Letta inizia dalla Campania ed in particolare dalla sede dei Democratici per Letta di Avellino, l’entusiasmante corsa per la Segreteria del nuovo Partito Democratico.
Giunge accompagnato da Lello De Stefano, il coordinatore provinciale di Avellino, e saluta i numerosi amici che lo attendono per avviarsi al Country sport dove è organizzato il convegno di apertura. Subito la domanda clou del tormentone politico campano di questi giorni sulla candidatura alla segreteria regionale: De Mita si, de Mita no.
La risposta elegante ribalta la questione al mittente.
“Da 15 anni vengo in Campania e mi sento fare sempre una domanda su Ciriaco, col quale non ho contatti da tempo. Credo che per una vera competizione debbano esserci più candidature. Noi stiamo valutando la possibilità di essere della partita”
Letta fa la sua politica, gli altri facciano la loro ed ognuno è libero di candidarsi, poi si vedrà.
Affollatissima la sala convegni con rappresentati della società civile e delle amministrazioni locali,
tanti i presenti in sala, tra cui amministratori e dirigenti di partito. Alcuni dei quali in veste di semplici ascoltatori, altri come convinti sostenitori. In platea, i sindaci di Cervinara, Rotondi, Montefalcione, Quindici, Grottolella, consiglieri comunali di Avellino (Vecchione, Gengaro, Iannaccone), la presidente dei giovani industriali Carmen Verderosa, l’ex presidente dell’Asa Antonio De Gisi, l’ex assessore Gerardo Capone, il consigliere dell’Alto Calore Ilario Spiniello e Luigi Restaino (responsabile Innovatori Europei di Avellino).
Numerosi gli interventi che hanno sottolineato l’importanza di smarcarsi da vecchie logiche di partito e dal feudalesimo imperante in provincia, per partecipare con coraggio alla nascita del nuovo partito.
Libertà, mobilità, natalità, questione fiscale, precariato, opportunità meridionale i temi principali affrontati da Enrico Letta nel suo discorso colloquiale con la città di Avellino, “fossa dei leoni” dalla quale partire per questa sfida difficile ed ambiziosa di innovazione e rinnovamento.
«Mi piace lo stile con cui siamo partiti da Avellino, con la voglia di fare politica per obiettivi e non contro qualcuno»: esordisce così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e candidato alla guida del Pd.
«Noi – aggiunge – siamo quelli delle missioni impossibili, per questo siamo venuti nella terra dei tanti leoni e non nelle roccaforti campane che pure abbiamo».
Poi, l’esortazione «a non avere paura delle pressioni», denunciate poco prima dai rappresentanti locali di Margherita e Ds che hanno aderito al suo progetto.
Un progetto che punta «alla liberazione da una politica che ha i sudditi, per tale motivo serve cambiare la legge elettorale.
Ed ancora: «Non siamo in libera uscita fino al 14 ottobre, abbiamo idee chiare su ciò che vogliamo fare anche dopo. Ma c’è bisogno di assumersi le responsabilità e di candidarsi. Le nostre liste saranno aperte».
Il tour di Letta, accompagnato dall’europarlamentare Gianni Pittella, è proseguito poi a Benevento e alla festa Udeur a Telese.
LA CAMPANIA PER LETTA!
I democratici per Enrico Letta: appello degli intellettuali di Napoli e della Campania
Innovatori Europei partecipa anche in Campania
03/09/2007«Libertà, mobilità, natalità. Il paese è fermo, bisogna dargli una sterzata». Il Partito democratico nasce per questo. La Campania è doppiamente ferma. E in Campania il Partito Democratico ha un doppio lavoro da fare.
Candidandosi alla guida del PD, Enrico Letta ha segnalato la necessità, per rimettere in moto il Paese, per ridargli competitività, di una politica “competitiva”. E’ un punto ineludibile. Competitività in politica è capacità di ascolto e di dialogo con le istanze sociali, capacità di proposta, e capacità di decisione, capacità di dare risposte ai problemi. Ma competitività in politica è anche autorevolezza e credibilità. Una politica competitiva è moralità ed efficienza: la moralità dell’efficienza, l’efficienza della moralità. E’ di questa politica, che sia credibile nell’invitare i cittadini alla partecipazione democratica e che allontani la deriva pericolosa dell’antipolitica, che il Paese ha bisogno. E la Campania ne ha doppiamente bisogno.
Questa politica, questo partito non ha bisogno di ideologie che non sono più idee, o di un Pantheon di icone e citazioni buone per ogni discorso, in attesa che si decida cosa fare, ma di cose da fare, di idee da far camminare, di decisioni da prendere, e di interpreti credibili, uomini e donne, per realizzare tutto questo.
In Campania è forte il rischio che il confronto su idee e programmi per il territorio, per l’interpretazione campana della via al PD, pur necessario, si risolva nella liturgia dei manifesti programmatici, facendo passare in secondo piano un elemento programmatico altrettanto fondamentale, questo sì che interessa la gente: il bisogno di visibili elementi di quella discontinuità politica da tanti avvertita come prerequisito per ricostruire un clima di fiducia tra politica e cittadini. Un nuovo percorso e un nuovo patto con i cittadini, ha bisogno in Campania, in chi si candida a guidarlo e in chi lo firmi, di credibilità nella capacità di interpretare questo bisogno.
Il Paese ha bisogno di una nuova qualità della politica. Di una nuova qualità dell’amministrazione pubblica. Di una nuova qualità dello sviluppo socio-economico. Queste cose vanno insieme. La politica non può più essere percepita come un costo, ma come investimento sociale produttivo, che dia al paese sviluppo e coesione. Ridurre i costi della politica significa da un lato ridurre la lievitazione abnorme del ceto politico, e i costi istituzionali che vi sono connessi, dall’altro ridurre il costo percepito della politica da parte dei cittadini per la sua inefficienza amministrativa e per la sua incapacità di interpretarne i bisogni. Solo la capacità di individuare e sciogliere i nodi della stagnazione istituzionale, sociale e politica del Paese con gli strumenti della buona politica e dell’amministrazione efficiente può ridargli slancio. Il PD nasce per proporre al paese un nuovo modo di essere, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di gestire nella cosa pubblica, che riprenda il filo interrotto del meglio delle grandi tradizioni politiche che hanno deciso di dar vita a questo processo, a questa speranza, a questa necessità.
Non è indifferente a tutto questo, che la rappresentanza politica sia scelta con modalità che ridiano da un lato ai cittadini la possibilità di decidere chi debba rappresentarli, e dall’altro limitino il rischio di consegnarne ampi settori a zone ambigue, grigie, quando non peggio della politica. L’indifferibile impegno per una nuova legge elettorale dovrà farsi carico di entrambe queste essenziali esigenze.
In Campania questo significa l’impegno a costruire un partito aperto alla società e custode di un impegno nella cosa pubblica capace di contribuire ad affrontare e risolvere il nodo della questione del mezzogiorno: una modernizzazione senza sviluppo economico e civile, con la consapevolezza della necessità di ridare valore ai tempi, riducendo sostanzialmente la dicotomia tra le scelte e la loro realizzazione.
La Campania ed il mezzogiorno non saranno il problema del paese, ma il suo futuro, se la politica sarà capace di mettere in valore il capitale sociale che vi è presente, a cominciare dai suoi giovani, liberando meriti e competenze dai freni della dipendenza e delle inefficienze di sistema. Nella sua responsabilità di governo nelle istituzioni locali il PD dovrà mettere mano davvero alla riforma delle macchine amministrative a tutti livelli, anziché – come finora si è prevalentemente fatto – enunciarne il proposito e secondarne clientelarmente le inefficienze, aggiungendovi la beffa dell’implementazione di necessità di un abnorme ricorso allo strumento della consulenza per portare avanti le proprie politiche di spesa. Ed affrontare con decisione il nodo del ramificato sistema parapubblico di società, la cui finalità spesso non è stata quella di risolvere un problema o erogare un servizio, ma piuttosto di un sostegno improprio ed improduttivo all’occupazione, drenando risorse pubbliche e alimentando ulteriori clientele. Una politica di consenso senza governo, arenatasi nel discredito sul cumulo dei disagi e delle emergenze, sulle diseconomie del non governo. Solo un cambio di passo su questo terreno renderà possibile uscire dalle emergenze della regione a cominciare dai rifiuti e dalla criminalità, prerequisito di ogni politica di sviluppo e di rilancio del territorio; e un trasparente ed efficiente utilizzo dei fondi europei a sostegno delle politiche regionali e nazionali per il mezzogiorno: una finestra di opportunità che è aperta per l’ultima volta e che non possiamo continuare a sotto utilizzare o sprecare. Solo così sarà possibile immettere nel mezzogiorno ed in Campania una forte dose di mercato e competizione per scardinare la criminalità organizzata e il suo intreccio perverso con la politica, attirando imprese dal nord e liberando le energie migliori del territorio; ed offrire tutela sul versante delle politiche sociali a chi davvero ha diritto a tutele, e non ha a chi tutele improprie ha la forza di garantirsi.
Ambiente, reti infrastrutturali, scuola e formazione, università e ricerca, turismo, sicurezza del territorio, politiche di accompagnamento al rilancio produttivo, marketing territoriale, una buona sanità, politiche sociali virtuose nel sostegno ai più deboli e al ruolo delle donne nella famiglia e nella società, sono le filiere dello sviluppo cui la politica deve applicarsi. Con il Partito democratico possiamo cambiare. Con il Partito democratico dobbiamo cambiare il Paese e la Campania.
Eugenio Mazzarella
Raffaele Cananzi
Mario Raffa
Mario Rusciano
Erminia Agozzino
Pina Amarelli Mengano
Patrizia Boldoni
Alfredo Budillon
Fabio Ciaramelli
Roberto Defez
Umberto De Gregorio
Marinella De Nigris
Enrico De Simone
Paola De Vivo
Giuliana Di Fiore
Amedeo Di Maio
Linda Di Porzio
Giovanni Esposito
Amelia Filippelli
Adriano Giannola
Biagio Grasso
Annamaria Lamarra
Massimo Lo Cicero
Silvio Lugnano
Carlo Mamone Capria
Fabrizio Mangoni
Rosita Marchese
Gilberto Marselli
Gustavo Mita
Luigi Musella
Aurelio Musi
Fabbio Nupieri
Vincenzo Pavone
Antonio Principe
Aldo Schiassi
Goffredo Sciaudone
Vincenzo Sica
Norma Staiano
Valerio Tozzi
VOTO PRIMARIE, NO ISCRIZIONE
Davvero una notizia importante: ora non ci sono scuse valide per non andare a votare il 14 Ottobre per il cambiamento
– Roma, 6 ago – ”Il regolamento è chiaro e a chi prende parte alle primarie non viene chiesta alcuna iscrizione al Partito Democratico ma semplicemente la partecipazione a una manifestazione che è quella della fondazione del partito”. Lo ha affermato Giuseppe Busia, componente del collegio dei garanti per le primarie. ”Il regolamento – ha ribadito Busia – è chiarissimo e non potrebbe essere altrimenti visto che il partito, al momento delle primarie, ancora non c’è. L’iscrizione può essere decisa dopo l’assemblea costituente”.
PD: L’UOMO NUOVO E’ LETTA – INNOVATORI EUROPEI
Pd : L’UOMO NUOVO E’ ENRICO LETTA, DEGLI INNOVATORI EUROPEI!
di Arnaldo De Porti – IE Belluno su Welfare Italia
Io penso, senza arrogarmi l’arbitrio di giudicare chicchessia, ma solo allo scopo di promuovere una riflessione presso la pubblica opinione, che sia giunto il momento di fare chiarezza per quanto concerne il discorso sulle candidature nazionali per il nuovo Pd, alias partito democratico, che, in pratica, raccoglie buona parte del patrimonio storico-politico del centro-sinistra.
I contendenti, come noto, ormai sono ridotti a tre: Walter Veltroni, sindaco di Roma, Rosy Bindi, ministro di questo governo ed Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Per ognuno di questi personaggi, su cui non ho nulla da dire in negativo, mi chiedo e vorrei che la gente si chiedesse
– Walter Veltroni, persona rispettabilissima e colta, rappresenta il nuovo o rimane piuttosto il prodotto di un coacervo facente parte di quella politica di cui gli italiani sono arcistufi ? Il fatto che egli affermi di poter contare su 150 nomi di alto spessore politico e non, oggi peraltro prontamente contestato e criticato dalla stessa Rosy Bindi nonché da Enrico Letta, sia pur, da quest’ultimo, con toni diversi rispetto alla passionaria prodiana, la dice lunga: in pratica, con Veltroni, almeno a mio modo di ragionare, si cambierebbe il nome dell’orchestra lasciando gli stessi suonatori che, come abbiamo constatato, non badano più nemmeno alle cosiddette… stecche musicali.
– Rosy Bindi, persona intelligentissima e capace, rappresenta il nuovo che avanza, oppure racchiude in se un ammasso di equilibri partitici dai quali non può prescindere se vuol emergere nel Pd ? Con toni e modalità di scontro all’interno dello stesso costituendo Pd ? La gente che osserva queste cose comprende che così non si cambia niente e che la società civile viene completamente esclusa in quanto si rifarebbe il tutto con gli stessi ingredienti ?
– Enrico Letta, (e non dico questo perché mi sto impegnando a supportare questo giovane personaggio della politica), va o non va giudicato in un ottica diversa ? Il suo faire-play nella dialettica politica ” gareggiamo nello stimarci” – egli dice a Bindi e Veltroni – denota una certa signorilità d’animo certamente avulsa da consolidate smaliziature degli altri due; egli, malgrado la sua giovane età, dopo aver dimostrato nel passato recente – ricordiamocelo bene – di saper competere e superare, smantellando punto dopo punto, le osservazioni demagogiche mosse al centro-sinistra dai vari Berlusconi, La Russa, Cicchito, Nania durante le innumerevoli e stucchevoli trasmissioni televisive di Porta a porta e quant’altro, è sicuramente affidabile. Ce lo rammentiamo questo ? E ciò indipendentemente dalla sua faccia giovane e pulita da cui non solo traspare onestà intellettuale, ma che ispira anche fiducia a prima vista ? Come ci siamo detti ieri, io ed il nostro alpinista-scrittore-poeta di Erto e Casso, Mauro Corona, in una lunga riflessione telefonica ? Pure lui per Letta ?
Questo è il nuovo che la gente vuole. E che, vorrei rappresentare, fornendo il mio supporto a tutta la campagna elettorale di Enrico Letta, a segretario nazionale del Partito democratico.
Referente per la provincia di Belluno INNOVATORI EUROPEI a sostegno di ENRICO LETTA
25 agosto 2007
INNOVATORI EUROPEI CON LETTA

GLI INNOVATORI EUROPEI SOSTENGONO LA CANDIDATURA DI ENRICO LETTA IN TUTTA ITALIA
Cari amici.
Ieri a Roma abbiamo avuto modo di definire le modalità di collaborazione tra gli Innovatori Europei e l’organizzazione del candidato segretario Enrico Letta, per quanto riguarda le Primarie del Partito Democratico.
Ho rappresentato ai coordinatori le tante richieste che sono arrivate nell’ultimo mese (tramite e mail, telefonate, contatti personali, incontri pubblici) da molti referenti territoriali, molti collaboratori della redazione del sito web, e molti amici vicini al gruppo.
– Sostanzialmente abbiamo concordato i seguenti passaggi temporali:
1) Collaborazione a livello locale tra i gruppi Innovatori Europei e i comitati Enrico Letta, attraverso un contatto diretto tra i referenti
2) Possibilità e necessità di scrivere articoli e proposte durante il percorso che ci sta portando alle primarie del Partito Democratico in sostegno di Enrico Letta, da pubblicare sulle pagine locali che si realizzeranno sul portale www.enricoletta.it e, laddove possibile, sui quotidiani locali.
– Attraverso le collaborazioni a livello locale (in tutte le città o i luoghi in cui Innovatori Europei è presente con gruppi, piccoli o grandi che siano) si arriverà a strutturare, nel mese di Settembre, incontri pubblici (ad es. a Milano, Campobasso, Messina) ai quali collaboreranno gli Innovatori Europei e i comitati locali per Letta, in cui si parlerà di innovazione, politica e non solo.
Tutto questo ci consentirà di “migliorare e rafforzare” questa collaborazione per organizzare poi al meglio, con una partecipazione ampia di amici provenienti da tutta Italia, la “Giornata Nazionale di Innovatori Europei”(che si terrà a fine Settembre a Roma alla presenza di Enrico Letta) in cui parleremo di come gli Innovatori Europei vogliono il Partito Democratico, perché hanno sostenuto e sosterranno Letta, e in che modo vogliono portare il proprio “modesto” ma “innovativo” contributo, alla politica e alla società italiana.
Siamo arrivati ad un punto importante.
Ora tocca a tutti noi rimboccarci le maniche e partecipare alle iniziative locali e nazionali che svilupperemo da qui al 14 Ottobre.
Il 14 Ottobre è una data importante per Innovatori Europei, in quanto è un punto di arrivo (nascerà in quella data il Partito Democratico, per il quale tanto ci siamo spesi in questo ultimo anno) ma anche un punto di partenza dal quale continuare la nostra attività di “diffusione di conoscenza” (attraverso la strutturazione del Think Tank) e “realizzazione di partecipazione dal basso” (attraverso la rete organizzativa).
Aspettando il vostro gradito riscontro, in particolare da parte dei referenti territoriali (per metterli in contatto con i Comitati locali per Letta), vi auguro un’ottima Estate.
Ci rivediamo il 27 Agosto, giorno in cui riprenderemo a regime le attività di Innovatori Europei.
A disposizione, comunque, via e-mail per eventuali suggerimenti, osservazioni, domande, etc.
Grazie
Massimo Preziuso
infoinnovatorieuropeigmail.com
www.innovatorieuropei.com/organizzazione (Rete organizzativa)
www.innovatorieuropei.com/think-tank (Think Tank)
LIBERTA’, MOBILITA’, NATALITA’
di Alessandro Chiozzi – IE Milano
Lunedì sera a Milano Enrico Letta ha tenuto un incontro con sostenitori e curiosi per parlare della sua candidatura e della sua idea di Partito Democratico.
L’intervento, oltre ai dettagli di carattere organizzativo e ai commenti su Regole, forma partito ecc., ha avuto un taglio prevalentemente di contenuti, incentrato sul “manifesto” scelto da Letta per la sua campagna: “Libertà, Mobilità, Natalità”.
Letta ha spiegato perchè sono state scelte queste 3 parole, dicendo ad esempio che lo slogan Libertà è stato regalato al Centro Destra, che ne ha diffuso la sua interpretazione di “arbitrio”; che la Natalità non è un tema solamente di matrice cattolica e un paese che non investe sui figli non ha futuro; che si riscontrano sempre più difficoltà di Mobilità, fisica ma anche e soprattutto sociale. (per approfondimenti, www.enricoletta.it )
L’aspetto a mio avviso più interessante è stato l’invito rivolto alla platea di “DECLINARE” le 3 parole, secondo le numerose accezioni che termini così “ampi” possono assumere.
Ne sono scaturiti interessanti interventi legati a contenuti di rilievo sociale, economico, politico, lasciando poco spazio al “gossip politico”.
Mi piacerebbe replicare quanto avvenuto a Milano, invitando tutti Voi di I.E. a commentare lo slogan di Letta e dare una declinazione alle 3 Parole. Oltre ad essere un pretesto per far emergere nuove idee, credo sia il modo migliore per cominciare a sostenere la candidatura di Letta, così come questo Gruppo ha manifestato di voler fare.
Personalmente non ho molta simpatia per gli slogan e la retorica in genere. Credo tuttavia che Letta, dovendo dare in poco tempo un’immagine chiara e forte di quello che vuole essere il suo impegno per il futuro Partito, abbia scelto una buona formula, con un vocabolario NON tipicamente di Sinistra (come eguaglianza, giustizia sociale, ambiente, pace ecc.), trasmettendo implicitamente una MISSION importante per il PD: riappropriarsi di valori e temi, in parte “perduti” nel corso del tempo, a noi tutti molto cari e soprattutto fondamentali per costruire un Partito forte e coeso.
Pensando a Libertà, Mobilità, e Natalità, mi vengono in mente immediatamente Europa e Lavoro (questa, dunque, la mia “declinazione”).
Molte delle nostre Libertà sono sempre più legate all’Europa (Europa Politica); la nostra Mobilità, fisica e sociale/lavorativa, non può che essere intesa in un ottica di confini europei (Europa Geografica); e in una uniformità europea (Europa Sociale) sono da intendersi tutte le questioni legate alla natalità, alle politiche per la famiglia, alla crescita e al flusso demografico.
L’ ”Europeismo”, cavallo di battaglia del Centro-Sinistra, è stato lasciato in pasto alla propaganda politica e alle operazioni speculative di Bossi e Berlusconi (vedi Euro), fino a diventare quasi un qualcosa di cui è meglio non parlare, per non rischiare ripercussioni negative nei consensi. Il Partito Democratico dovrà essere, a mio avviso, europeista convinto e forte abbastanza da difendere e promuovere l’Unione Europea nella buona e nella cattiva sorte.
Ma è il tema del Lavoro quello che in assoluto legherei di più ad un discorso di Libertà, Mobilità e Natalità, ed è anche il campo in cui il Partito Democratico dovrà dimostrasi veramente innovatore e capace di trovare soluzioni socialmente ottimali; ma sopratutto dove misurerà la sua indipendenza dalle ormai superate concezioni sindacaliste, nonché dal ricatto della sinistra estrema (a cui normalmente segue la “derisione” da parte degli avversari politici).
Abbiamo un mercato del lavoro, diviso tra Serie A (tanti diritti) e Serie B (poche prospettive), che non garantisce la Libertà di affermarsi secondo il proprio talento; dove la Mobilità, sia economico-sociale sia fisica, è pressoché inesistente o veramente difficile.
Un amico inglese, in Italia da 2 anni, ha definito semplicemente “crazy” un paese dove trovi gente (di diverse età) che va a lavoro in giacca e cravatta e guadagna 1.000€ al mese, con un affitto di 500/600€…..vogliamo parlare di Natalità?
Un Saluto,
Alessandro Chiozzi
“INNOVATORI EUROPEI” PER LETTA
Gli “innovatori europei” sostengono Letta
Gli Innovatori Europei (www.innovatorieuropei.com), ”dopo una ampia e lunga consultazione interna”, appoggiano a maggioranza la candidatura di Enrico Letta alla segreteria del Pd.
Il gruppo, nato nel 2006 attorno all’associazionismo per il Pd e che si sta sviluppando in tutta Italia con propri gruppi territoriali, ”sosterra’ la candidatura di Enrico Letta perche’ rappresenta il candidato che piu’ di ogni altro puo’ garantire contendibilita’, innovazione, meritocrazia ed europeismo all’interno del Partito Democratico”, sostiene il coordinatore del gruppo, Massimo Preziuso.
“Inoltre – aggiunge – il sostegno alla sua candidatura di importanti personalita’ di diversa provenienza politica e geografica, come quello dell’europarlamentare Gianni Pittella, e’ espressione di una seria innovazione politica, che merita un forte contributo da chi, come noi, ha soprattutto voglia di
cambiamento e di novita”. (ANSA)
INNOVARE E’ RINNOVARE
Innovare è Rinnovare. Essere liberi di innovare non significa la conquista dei territori più inesplorati e pericolosi del vivere. Non si deve mai inventare il nuovo dal nulla e dal niente. Al contrario. C’era un tempo in cui tutto era ciclico e in cui l’anno nuovo giungeva puntualmente, ogni anno. Era il tempo greco dell’anno circolare, che seguiva le evoluzioni delle stelle e il ritorno periodico delle stagioni. Come si inserisce il nuovo in un tempo senza inizio né fine?
La novità in un tale tempo significava la distruzione e la fine, perché era concepita come un taglio alla continuità e alla vita. Inserire qualcosa di nuovo faceva paura perché includeva il rischio di un disequilibrio e l’accettazione di un nulla prima di sé. La vera innovazione per i greci non era nient’altro che la rinnovazione, perché faceva parte del circolo infinito delle cose e del tempo. Se il sole sorge nuovo ogni giorno, la sua nascita, presa nel circolo della vita e della morte, non può essere un nuovo assoluto ma un “ogni volta nuovo”, che si rinnova ogni giorno. Questa è la vera innovazione e questo è il vero principio di speranza che dobbiamo seguire, perché solo così si possono porre le basi di un vero sapere e di una vera alternativa.
Rinnovare, allora, non significa perdere le tracce e la memoria del passato, come spesso la novità vuole fare. Ma significa accettare il proprio tempo passato e con lui le sue responsabilità, perché esso sarà la virtù e la forza del presente, perché pur non essendo più presente esso non sarà mai veramente passato. Si può così ben interpretare la posizione di Gianni Letta che dice il PD figlio degli sconvolgimenti degli anni ’80. Quel tempo, gli anni ottanta, della fine delle ideologie e del pensiero debole, non è più attuale, lo sappiamo bene, ma allo stesso tempo e in virtù del rinnovare, quel tempo non presente rivela una presenza. Credere in un futuro nuovo non significa perdere il passato e disprezzarne gli errori e le debolezze. Questo è l’atteggiamento da evitare, è la paura di colui che non è capace a sopportare la responsabilità. Al contrario, rinnovare si pone nella linea storica che lo fonda e il suo “nuovo” è un “ancora nuovo” che lo lega a ciò che lo precede. Se questo è il lato passivo del rinnovare, egli non manca di un lato attivo, leggero e vitale.
Solo dopo aver accettato il passato, dopo averlo fatto proprio e sopportato, l’”ogni volta nuovo” può liberarsi dal suo fardello e trovare una leggerezza propria. Consapevoli del passato, solo dopo essere diventati capaci di capirlo e di sopportarlo, possiamo liberarcene. Nessun Partito lo ha mai fatto. L’Italia durante tutto il secolo è sempre stata divisa politicamente in due, così come l’Europa. C’erano i partiti di novità, liberali o rivoluzionari, che portavano il nuovo dimenticando pericolosamente ogni coscienza del passato, e c’erano i partiti del passato, riformisti e tradizionalisti, che non concepivano il cambiamento se non in maniera gattopardista e corrotta.
Il PD si pone oggi come nuova alternativa italiana ed europea, come figlio di un passato che fa sentire la sua presenza e come forza libera di novità che ha il coraggio di liberarsi dal suo peso. Il PD capisce così che innovare è rinnovare. Bisogna quindi ripensare le questioni italiane con mente fresca e pensiero pulito. Per pensare alla questione del sud, ad esempio, bisogna immergersi nel corso della storia e seguirne le tracce, farle proprie. Solo a questo punto si può rinnovare. Solo a quel punto ci si può staccare da quel sapere abusato e complesso, proprio perché lo si conosce. In virtù di una tale conoscenza possiamo permetterci un distacco, e di ricercare una nuova e fidata semplicità. È questa la vera novità. Solo colui che sa sopportare i pesi conosce la vera leggerezza. Il PD figlio della storia e tassello del suo ciclo, ne conosce il peso e la difficoltà ma solo così può rinnovarsi e liberarsi e alla leggerezza di una politica trasparente, libera e dinamica. Il Sapere è staccarsi dal sapere, ma solo dal momento in cui lo si conosce. L’economia, ad esempio. Ha bisogno di slanci e invenzioni e ricerca. Essa può seguire il suo cammino solo se ha l’onere di conoscere il suo stato e la forza di avanzare nelle difficoltà, ma seguiti dal coraggio del distacco.
Pensiamo alle riforme, ai passi in avanti. Bisogna conoscere la strada antica, le vecchie leggi e i vecchi schemi, ma si ha bisogno di uscire e dimenticare se si vuole inventare il futuro. Questo significa rinnovare. La ricerca infine: scientifica e universitaria non può essere una sterile macchina produttiva, ma deve essere capace di inserirsi in una identità della salute e della cultura. Tuttavia non può dimenticare che la creazione ha bisogno, ad un certo punto, di perdere tutto e di osare, proprio perché supportata da una stabile identità.
La continuità si fonda così, nel nostro nuovo concetto di innovazione, su una particolare discontinuità, che comprende il passato, e se ne distacca solo dopo averlo fatto proprio e compreso. Il nuovo si esprime, così, nel rinnovare: una memoria del passato, che lo continua e allo stesso tempo lo supera per fondare il presente. Il Rinnovare si nutre così di continuità ma vive solo grazie alla discontinuità, e rende il nuovo “ogni volta nuovo”.
Urbino, 03/08/2007
Marco Salucci
SONDAGGIO PER SEGRETARIO PD
Ripetiamo il sondaggio, perchè ci sono nomi nuovi (Letta e Pannella?) che si candidano.
Dateci la vostra importante opinione, grazie 1000!