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La macro-regione del Mezzogiorno: convegno allo Spazio Europa il 17 giugno a Roma

Macro Regione Sud

Convegno: La macroregione del Mezzogiorno. Sicilia-Calabria, binomia inscindibile nel TEN-T 5 per una nuova centralità dell’Italia e dell’Europa nel Mediterraneo, organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) grazie alla collaborazione di Innovatori Europei e all’ospitalità di Spazio Europa (gestito dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea).

Quando e dove: Mercoledì 17 giugno 2015, ore 9-18, presso lo Spazio Europa di Via IV Novembre 149, Roma.

Sinossi: L’evento si pone l’obiettivo di fare emergere, in maniera sempre più nitida, l’importanza di concentrare lo studio analitico e la ricerca operativa sul Mediterraneo e sugli eterogenei Paesi rivieraschi. Ciò al fine di riscoprirne le potenzialità in un’ottica di interazione, non soltanto per questioni legate alla sicurezza ma anche per le nuove opportunità, sfide e prospettive che potrebbero derivare dal riassetto geopolitico in corso in cui il Mediterraneo assume nuovamente un ruolo di centralità. É pacifico, infatti, che in questo nuovo contesto la formazione di nuove potenze dell’Asia e dell’America del sud e la disordinata crescita economica dei Paesi africani (considerati mercati in fase espansiva con tassi multipli rispetto a quelli europei) stanno determinando lo spostamento dell’asse geopolitico verso il sud del globo, inducendo la concentrazione di imponenti flussi dell’economia globale in questo bacino destinato a divenire uno snodo cruciale per i traffici marittimi.
Tale nuovo scenario potrebbe senz’altro rappresentare un’opportunità per l’Italia che, per via della posizione geografica, si presenta come un grande molo naturale e, al contempo, un piano di scorrimento posto a tagliare in due compartimenti il Mediterraneo.
Tuttavia, affinché questa opportunità sia colta e sfruttata, occorre che la parte meridionale del Paese superi il gap di “deserto vascolare” in cui si trova da decenni, fattore ostativo di crescita e sviluppo, attraverso la messa a punto di un’adeguata strategia infrastrutturale che renda il Mezzogiorno e l’intera Nazione competitivi e all’altezza delle nuove sfide e dei nuovi fenomeni che si stanno ponendo innanzi.

Programma:

09.00 Apertura Convegno
09.15 Buongiorno Europa! – I saluti
Coordinatore Filippo Romeo (IsAG)
Massimo Preziuso (Presidente Innovatori Europei)
Laura Facchinelli Dare continuità alle vie terrestri
Cosimo Inferrera La Sicilia quasi isola al centro del Mediterraneo
10.15 1° Sessione – Coordinatore Maurizio Ballistreri
Dal Ponte il primo passo per il rilancio economico del Mezzogiorno e del Paese
Giorgio Diana Il progetto innovativo del ponte più lungo del mondo
Michele Comparetto e Cesare Boffa “NonSoloPonte”… per costruirlo subito
Domenico Napoli Tra il Porto di Gioia Tauro e il Ponte sullo Stretto passa il resto del Sud
Gian Luigi Corinto La centralità della Sicilia nella ricomposizione della frattura mediterranea
Alessandro Di Liberto La Sicilia, piattaforma globale nell’era multipolare
11.30 Pausa caffè
11-45 2° Sessione – Coordinatore Giacomo Borruso
Il futuro tra innovazione e utopia
Enzo Siviero e Massimo Guarascio I grandi ponti
Rocco Giordano Le Piattaforme logistiche italiane nel Mediterraneo: un aspetto
geo-politico

Francesco Attaguile Reperibilità delle risorse e fattibilità economica
Nino Galloni Finanziamento a condizioni di mercato, miste o con spesa pubblica
aggiuntiva: da Capo Bon alla Calabria

Gustavo Gagliardi Ricostruire il Mediterraneo (tbc)
Giuseppe Bova Una iniziativa strategica per lo sviluppo (tbc)
13.15 Intervallo
14-15 3° Sessione – Coordinatore Giovanni Mollica
L’Area integrata dello Stretto
Francesca Moraci I sistemi infrastrutturali complessi nello sviluppo del Mezzogiorno. Il ruolo dei “grandi assi” e dei “nodi” nella visione 2050
Giovanni Saccà Completamento del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo e estensione dei servizi ferroviari AV/AC alla Calabria e alla Sicilia
Giacomo Borruso Conseguenze della captazione dei flussi di merci nei porti meridionale sull’economia del Nord Italia
Pier Paolo Maggiora I profili valoriali del Progetto Arge
Iosè Gambino Un Ponte territorio al servizio dello sviluppo
Filippo Grasso Quale governance per le politiche turistiche senza infrastrutture?
15.45 Pausa
16.00 Coordinatore Giuseppe Zamberletti – TAVOLA ROTONDA
Le infrastrutture nel Sud per invertire il declino
Aurelio Misiti
Giuseppe Raffa
Bartolomeo Giachino (tbc)
Enzo Bianco (tbc)
Le Ditte vincitrici di regolare bando di concorso sul Ponte (tbc)
I responsabili dei partiti per il Mezzogiorno: On. Francesco Amoruso (Forza Italia) (tbc), Francesco Attaguile (CD), On. Stefania Covello (PD) (tbc), Silvestro Mezzina (PSI) (tbc), On. Guido Viceconte (NCD-UDC) (tbc)
Conclusioni dei responsabili di governo della Repubblica di Malta e della Repubblica Italiana
17.45 Proposta “Exposura” – Expo Milano 2015 (tbc)
18.00 Chiusura lavori

Materiale:

  • Locandina [pdf]
  • Relatori, comunicazione e stampa [odt]

Partecipare:/
L’incontro è aperto al pubblico. Si prega di registrarsi tramite il seguente modulo in rete su  http://www.geopolitica-rivista.org/28572/la-macro-regione-del-mezzogiorno-convegno-allo-spazio-europa-il-17-giugno/

Convegno a Cosenza, 12 giugno, Villa Rendano – L’Italia “perde terreno”. Consumo di suolo, diffusione urbana e dissesto idrogeologico, Il Rapporto Ispra 2015

 di Prof. Massimo Veltri

 

L’Italia “perde terreno”. Consumo di suolo, diffusione urbana e dissesto idrogeologico, Il Rapporto Ispra 2015

Il consumo di suolo in Italia, come documentato dall’ISPRA, continua a coprire ininterrottamente a una velocità stimata in cinquantacinque ettari al giorno, aree naturali e agricole con asfalto ed edifici a causa di nuove infrastrutture, di insediamenti commerciali, produttivi e di servizio e dell’espansione di aree urbane.

Questo il tema che animerà il seminario organizzato dalla collaborazione tra l’ISPRA e la “Fondazione Giuliani” che si terrà a Cosenza venerdì 12 giugno, alle 17:00, presso Villa Rendano. L’incontro vuole essere un’occasione fondamentale per sviluppare un dibattito che coinvolga le varie anime politiche, culturali, professionali e sociali di Cosenza e della Calabria.

Parteciperanno il prof. Bernardo de Bernardinis, Presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA),l’ing. Massimo Veltri, professore ordinario di Idraulica, Università della Calabria, C.S. di Villa Rendano, l’ing. Michele Munafò, ISPRA, Responsabile del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, l’arch. Saverio Putortì, Progettista Coordinatore del Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico, Calabria.

In Italia, negli ultimi vent’anni, quasi il quaranta percento delle grandi trasformazioni urbane è avvenuto attraverso la creazione di aree a bassa densità, mentre più di un terzo è avvenuto con la realizzazione di nuovi poli commerciali, industriali e terziari. Un processo tipico della città diffusa nella quale si annulla, di fatto, la distinzione fra area urbana e campagna, amplificando gli impatti sugli ecosistemi naturali e aumentando l’esposizione ai fenomeni di dissesto.

L’Italia, infatti, per le caratteristiche geologiche, morfologiche e per la significativa antropizzazione del suo territorio, è un paese ad elevato rischio idrogeologico, sia per fenomeni franosi che alluvionali. Le frane sono estremamente diffuse, anche tenuto conto che il settantacinque percento del territorio nazionale è montano-collinare. Delle settecentomila frane in Europa, cinquecentomila sono state censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI) realizzato dall’ISPRA e dalle Regioni e Province Autonome. Le frane interessano un’area complessiva di ventunomila chilometri quadrati, pari al sette percento del territorio nazionale.

Per quanto riguarda le alluvioni, l’ISPRA ha mosaicato le aree a pericolosità idraulica, redatte da Autorità di Bacino, Regioni e Province Autonome. La superficie delle aree a pericolosità idraulica elevata in Italia è pari a dodicimila chilometri quadrati (quattro percento del territorio nazionale), la superficie a pericolosità media è di oltre ventiquattromila chilometri quadrati (oltre l’otto percento), quella a pericolosità bassa è pari a oltre trentuno mila chilometri quadrati (più del dieci percento).

Il consumo di suolo legato alla crescita insostenibile delle città postmoderne deve essere ricondotto all’interno di una visione strategica di sostenibilità socio-ambientale tale da garantire il permanere delle identità dei luoghi massicciamente attaccate da una cultura che mira a far coincidere il governo dell’economia con il governo del territorio. Porre un limite al consumo di suolo è possibile, declinando tale concetto in una sorta di limite alla crescita delle citta anche attraverso la realizzazione di cinture verdi al loro perimetro: ciò comporta una attenzione particolare alla fascia strategica del periurbano quale area tampone con la campagna e non solo area  da antropizzare.

La sfida è rappresentata anche da un nuovo e più solidale concetto di periferia: conferire qualità, rigenerare, recuperare, rifunzionalizzare, ammagliare: insomma porre al centro delle politiche urbane la scelta di intervenire sulle frange periferiche piuttosto che immettere nuove, ampie e dannosissime aree di espansione.

Un Tris di Progetti per il rilancio della Campania

Innovatori-Europei-def

Un Tris di Progetti per il rilancio della Campania

Con Mario Raffa Consigliere Regionale per Vincenzo De Luca Presidente 

Domenica – oltre che in Puglia, Umbria, Marche, Toscana, Liguria e Veneto – si vota nella più importante regione del Mezzogiorno, la Campania. Tutti noi dobbiamo contribuire a restituirle quella centralità che negli ultimi decenni non ha avuto ma che ora è indispensabile per il Paese tutto. Perché è solo da Sud che può partire una vera accelerazione per lo sviluppo e la crescita italiana. E se l’Europa vuole cambiare e rinforzarsi deve guardare proprio al Mezzogiorno d’Italia e da lì al Mediterraneo. Con Vincenzo De Luca Presidente si potrà infine rilanciare la città di Napoli quale naturale capitale del Mezzogiorno.

Per farlo occorrerà concentrarsi su un tre aree principali: Cultura, Economia e Turismo, Ricerca e innovazione. Con tre grandi progetti, già in parte presenti nel programma di De Luca.

Per la Cultura si parta dall’idea patrocinata tra gli altri da Massimo Bray per trasformare Palazzo Fuga nel piu’ grande museo di Europa. Poi si rilanci il Porto di Napoli quale volano dell’economia campana nel mondo e per l’attrazione di un turismo di qualità che essa merita. Infine si punti sulla ricchezza potenziale di Bagnoli, con la realizzazione di un distretto multi – tecnologico e industriale costruito attorno ad un nuovo Politecnico, che metta a sistema la potenza unica di ricerca del sistema campano, per farne una Stanford dell’Euro Mediterraneo a Bagnoli.

Siamo sicuri che Vincenzo De Luca si impegnerà con il supporto di tante intelligenze diffuse, coordinate dal Prof. Mario Raffa, candidato innovatore nella lista civica “De Luca Presidente”, a realizzare questo percorso di innovazione strategica.

A noi tutti, allora, l’augurio di un quinquennio di successi per la Campania, per il Mezzogiorno e per l’Europa nel Mediterraneo.

Gli Innovatori Europei

Le elezioni regionali e il bisogno urgente di un PD che riavvicini cittadini e politica

pd

di Massimo Preziuso

Siamo ormai a pochi giorni dalle elezioni regionali.

Un appuntamento elettorale importante (si vota in grandi regioni come la Campania, il Veneto e la Puglia, tra le altre) a cui però il Paese arriva senza emozioni particolari. E non perché i candidati (governatori e consiglieri) non siano figure interessanti. Ma perché se c’è una cosa evidente in questo 2015, questa è il basso livello di energia cinetica (non quella potenziale) che si riscontra nella società, attorno alla politica e alle istituzioni, sia a Roma che nei territori. E pure a Brussels, in verità.

E questo non per colpa di qualcuno in particolare, ma proprio della nuova fase storica che viviamo. In lenta uscita da quasi un decennio di crisi severa, la cittadinanza si ritrova infatti nuda a leccarsi le profonde ferite subite in silenzio e percepisce una cristallizzazione delle distanze raggiunte, tra centri e periferie, in una lenta probabile “jobless recovery” in divenire. Per comprenderlo bastano gli ultimi dati del Mezzogiorno, in cui da un lato alcuni osservatori commentano come positiva la “decelerazione della discesa del PIL” in realtà che hanno perso fino a un quinto di ricchezza totale, mentre Istat parla di effetti di “isteresi” e ci dice che il tasso di occupazione è sceso al 42%. O quelli nazionali che vedono una crescita del PIL 2015 intorno allo 0.5% accompagnata da una disoccupazione stabile se non leggermente in salita, in un Paese con ormai più di un milione di genitori disoccupati.

Non c’è più tempo per aspettare, perché la sensazione è che la popolazione abbia già scontato questo cambiamento di fase e per questo ridimensionato il ruolo della politica e delle istituzioni a forme di “governance” e non più di “government” del Paese. E se questo fosse vero, nei prossimi mesi e anni si apriranno problemi seri, ancora più di quelli sinora visti. Perché un Paese in cui le istituzioni sono già state declassate per ruolo e importanza, è un luogo diverso da quello in cui abbiamo vissuto nei decenni passati. Esso diviene uno spazio di relazioni mute tra cittadini e classe dirigente, pubblica e privata. In cui il singolo prova a giocarsi la partita da sé, sapendo di non poter trovare supporto vero altrove se non nella propria cerchia più o meno estesa di relazioni.

E questo in un momento storico in cui le nuove piazze costruite rapidamente e senza un disegno condiviso nel decennio scorso, i “social network”, stan venendo fuori con tutti i loro limiti intrinseci: luoghi di accesso e scambio di informazioni, difficilmente traducibili in progettualità e valore aggiunto condiviso da parti ampie di società e cittadinanza. Dando un po’ a tutti la certezza di essere entrati in una epoca nuova. Quella in cui, appunto, mentre sembra di essere tutti più connessi e quindi più ricchi, nei fatti si è più isolati e poveri, di risorse e di idee. E questo soprattutto nella relazione con le istituzioni, la cui prossimità elettronica è tanto grande quanto lo è la loro lontananza effettiva.

Ed è allora con una domanda che la politica, in Italia principalmente il Partito Democratico, deve fare i conti: come si torna a convincere un cittadino disilluso e povero che le istituzioni sono ancora un valore aggiunto effettivo per il governo del cambiamento, che finora sembra essersi imposto senza particolari mediazioni, se non quella scarsa e intangibile della rete?

Dopo queste elezioni che probabilmente e sperabilmente lo vedranno vincente un po’ in tutta Italia, all’interno di un suo percorso di auto – riforma, il grande partito di governo dovrà affrontare seriamente il tema portandolo al centro del dibattito nazionale ma anche europeo. O il rischio è che a medio termine il suo ruolo sarà rivisto a ribasso. Con ulteriori effetti a cascata sul ruolo della politica nella società liquida e accelerata. Perché ad oggi il Partito Democratico rimane la sola speranza di questo Paese.

Il vento nuovo sugli investimenti (EFSI)

di Gianni Pittella su Il Sole 24 Ore

Il piano Juncker prende corpo e con esso le speranze che dall’Europa arrivi finalmente un forte impegno su crescita e investimenti capace di invertire la tendenza dopo anni di cieca austerità. La decisione del governo italiano di iniettare 8 miliardi di euro a sostegno del Fondo Europeo di investimenti strategici (Efsi), unita agli impegni annunciati da altri importanti governi europei – Francia, Germania in primis – segna una svolta per il Piano Juncker.

Non era scontato. Non è stato facile arrivare dove siamo oggi. Il braccio di ferro tra Commissione, governi nazionali e Parlamento europeo ha raggiunto livelli di tensione visti di rado dalle parti di Bruxelles. L’obiettivo era chiaro e il gruppo dei Socialisti e Democratici ha da subito indicato nel lancio di un consistente piano di investimenti la condizione decisiva per il sostegno alla Commissione Juncker. La nostra memoria è spesso corta. Ma dovremmo sforzarci di ricordare da dove siamo partiti. Fino a qualche mese fa, con Barroso, si parlava solo di stabilità. La crescita era scomparsa dal vocabolario europeo e con essa ogni ipotesi di interpretazione ‘intelligente’ della flessibilità. Ora il vento è cambiato a Bruxelles, grazie anche al lavoro negoziale portato avanti dal nostro gruppo e della presidenza italiana. Una vittoria per tutta l’Europa contro i sacerdoti della dottrina dell’austerità intransigente. Siamo di fronte ad una congiuntura eccezionale. Da una parte il piano Juncker con un rinnovato approccio alla flessibilità. Dall’altra, una Banca centrale europea che, grazie al Quantitative easing e alla lungimiranza di Mario Draghi, si è ormai trasformata in un solido fattore di crescita e stabilità dei mercati. I governi sono chiamati a fare la loro parte a livello di riforme. A noi come Socialisti e Parlamento europeo spetterà rafforzare e puntellare le basi del piano Juncker. Il Parlamento europeo sta ora esaminando la proposta legislativa della Commissione. Nell’incontro avuto con il presidente Juncker nel corso dell’ultima sessione del Parlamento a Strasburgo, il gruppo Socialista e Democratico ha ribadito l’impegno ad approvare il fondo prima di luglio. Un impegno però che passa dalla necessità di rafforzare i fondamenti del piano per renderlo uno strumento tangibile al servizio della crescita. Di fronte ai rischi di deflazione e stagnazione, con i movimenti euroscettici, xenofobi e populisti ovunque in crescita in Europa e di fronte ad una crisi sociale e economica lacerante, nessuno può permettersi il lusso di mancare questa occasione.

L’Efsi per andare veramente ad incidere deve potersi concentrare sulla qualità dei progetti di investimento e sul loro impatto sull’economia reale. In altre parole, la valutazione dei progetti non dovrà riguardare unicamente il progetto in sé ma dovrà prendere in considerazione la sua abilità a innescare ulteriori investimenti dal settore privato. La sfida, insomma, sarà puntare certamente alla crescita ma con un occhio speciale alla qualità degli investimenti, anche per ridurre la forbice tra le zone più e meno ricche del continente e d’Italia. Si dovrà quindi considerare come prioritari quei progetti che non riescono a finanziarsi direttamente sul mercato proprio alla luce del profilo di rischio più elevato. Ci si dovrà inoltre concentrare su settori decisivi per la crescita europea quali le infrastrutture, la banda larga e l’efficienza energetica. Fondamentale per consolidare il fondo sarà il ruolo – da rafforzare – delle piattaforme di investimento e delle banche nazionali di sviluppo. Realtà come la Cassa Depositi e Prestiti in Italia o la Caisse Depots et Consignations in Francia, per citarne solo alcune, devono diventare le protagoniste della nuova stagione d’investimenti inaugurata dal piano Juncker. Serve un legame tra questi attori e il nuovo fondo perché essi hanno capitale e le expertise necessarie che potranno servire le ambizioni dell’Efsi. È chiaro che gli Stati membri debbono essere incentivati a contribuire finanziariamente alle piattaforme di investimento e alle banche di sviluppo inserite nel sistema Efsi. E per fare questo i contributi degli Stati membri alle piattaforme e alle banche promozionali dovranno essere scomputati dal patto di stabilità e crescita, non considerati quindi come debito o deficit.

La creazione del Fondo europeo di investimenti strategici può diventare il laboratorio su cui sviluppare una nuova sinergia tra capitali pubblici e privati. Se vogliamo investire sul futuro dell’Europa c’è bisogno dello sforzo di tutti. La partita è iniziata. E non ci saranno tempi supplementari.

 

La Troika va superata – Intervista di Milano Finanza a Gianni Pittella

Gianni Pittella

intervista di Francesco Ninfole – “Milano Finanza” a Gianni Pittella – 10 febbraio 2015

Domani i ministri delle Finanze dell’Eurozona si confronteranno sul piano greco e sulle richieste del premier Alexis Tsipras. Gianni Pittella, presidente dei socialisti e democratici europei, si schiera a favore di possibili concessioni ad Atene e chiede di superare la Troika.

Domanda. Presidente Pittella, Tsipras non vuole cambiare il programma elettorale e la Germania non vuole fare troppe concessioni ad Atene. Che cosa si aspetta dal prossimo Eurogruppo?

Risposta. Dobbiamo sforzarci di trovare un accordo con Atene. Noto con piacere che il governo Tsipras sembra avere rinunciato all’idea di un taglio del valore nominale del debito. Noi siamo sempre stati chiari: gli obblighi assunti vanno rispettati. Poi possiamo ragionare sul come. Certo, alcune dichiarazioni di certi ministri greci non aiutano affatto. Bisogna gettare acqua sul fuoco.

D. Quale soluzione crede sarà raggiunta alla fine sulla Grecia? Che cosa potrà ottenere Tsipras e a che cosa invece dovrebbe rinunciare?

R. L’urgenza ora è quella di trovare le risorse per far andare avanti la Grecia e coprire i vuoti di bilancio per i prossimi mesi. Nel lungo periodo credo si debba lavorare lungo due strade: un riscadenzamento e una riduzione ulteriore degli interessi. Si può inoltre pensare ad un periodo di moratorio per quanto riguarda il rimborso del debito.

D. Che cosa pensa della mossa Bce di non accettare più i titoli greci come collaterale per i rifinanziamenti alla banca centrale?

R. Di certo non mi convince chi cerca di tirare Draghi per la giacchetta: alcuni ritengono che sia troppo morbido con la Grecia, altri troppo duro. La Bce non è un’istituzione politica e quindi le sue mosse non vanno interpretate in maniera abusiva. Il sistema bancario greco ha bisogno di liquidità ed è fondamentale che la Bce continui a sostenerlo. Ora lo fa soltanto attraverso la liquidità di emergenza. Mi auguro che in futuro la Bce accetti nuovamente i titoli di Stato greci come collaterale. Sarebbe un gesto utile per l’economia greca.

 D. Vede un rischio di uscita dall’euro della Grecia?

R. La penso come Draghi: l’euro è irreversibile; una volta che si aderisce, non si può più tornare indietro. Innanzitutto perché non converrebbe ai greci tornare alla dracma. La Grecia è e resterà nell’euro. Non esistono piani B.

D. Fa bene Tsipras a chiedere meno austerità? I leader socialisti Ue, tra cui Renzi, si sono mostrati comprensivi ma anche attenti a non avvicinarsi troppo alle posizioni del leader greco. 

R. Siamo stati i primi a chiedere con forza il superamento dell’austerità. Per anni abbiamo combattuto contro le politiche di rigore cieco. Finalmente ora iniziamo a vedere i frutti, per esempio con la nuova intonazione della politica monetaria della Bce e con il piano d’investimenti da 315 miliardi di euro. Un piano da migliorare ma che costituisce un importante passo in avanti.

D. Quale ruolo dovrà avere la Troika (Fmi-Bce-Ue) nelle trattative con la Grecia e in futuro?

R. La Troika va superata. La sua cura ha fallito in Grecia anche perché lo strumento della Troika non funziona. Non è abbastanza democratico e trasparente. Tra le condizioni del nostro sostegno alla Commissione Juncker c’era anche quella di superare la troika con un nuovo meccanismo incentrato sul Consiglio, la Commissione e sotto il controllo del Parlamento. È ora di mettere in pratica questo nuovo meccanismo. La trattativa tra Atene e Bruxelles deve essere condotta dalle istituzioni europee, Commissione e Parlamento in primis.

D. È soddisfatto delle nuove linee guida Ue sulla flessibilità in materia di deficit strutturale?

R. Le linee guida sulla flessibilità rendono il Patto di stabilità meno stupido. Per la prima volta si introduce una clausola delle riforme strutturali che permetterà ai Paesi che fanno riforme di avere più margine di manovra di bilancio. Abbiamo inoltre ottenuto una nuova clausola degli investimenti, grazie alla quale i Paesi come l’Italia che hanno un deficit sotto al 3% potranno scomputare dal Patto di stabilità il cofinanziamento dei fondi strutturali e di coesione. Solo per l’Italia questo potrebbe liberare 5 miliardi aggiuntivi di risorse per gli investimenti. Per la prima volta si riesce ad infrangere il tabù dell’inviolabilità del Patto di stabilità. È un punto di svolta.

D. Lei è stato a Washington nei giorni scorsi per il Tttip, l’accordo di libero scambio in negoziazione tra Ue e Usa. Quali sono i nodi? È vero che ci sono divergenze di opinione, con Renzi e il Pd che spingerebbero in maniera più decisa per un’intesa rispetto a quanto vorrebbero i socialisti europei?

R. La nostra posizione sul Ttip è costruttiva, come quella del governo italiano. Un accordo ambizioso sul Ttip potrebbe portare a enormi e reciproci benefici per le pmi, non solo per le multinazionali, e per lavoratori e consumatori. È chiaro però che ci sono ancora nodi da sciogliere, su cui manterremo l’attenzione, perché non basta avere un accordo, serve un buon accordo che promuova e innalzi gli standard dei lavoratori, ambientali e della sicurezza alimentare. Sintetizzando con uno slogan potremmo dire: no agli Ogm o carni agli ormoni, preferiamo tenerci la nostra dieta mediterranea.

D. All’interno del Ttip qual è la sua posizione sull’Isds, il meccanismo di risoluzione delle controversie tra multinazionali e Stati attraverso arbitri scelti dalle parti?

R. Sull’Isds ribadiamo le perplessità rispetto ad uno strumento che, così com’è pensato oggi, non ci convince sul piano della trasparenza e dell’efficacia. Due grandi aree politico-economiche avanzate come gli Usa e l’Unione europea hanno sistemi giuridici adeguati per far fronte alle possibili dispute. La protezione degli investitori potrebbe essere garantita attraverso i sistemi nazionali o meccanismi State-to-State. È necessario quindi trovare soluzioni diverse che garantiscano più trasparenza perché si possa trovare un compromesso.

(foto ¬© European Union 2015 EP)

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