PD
Pd/ Un intreccio complicato di tesoreria, affari, e di discutibile senso di responsabilità
Mentre scriviamo, come radio e televisioni informano, sono contemporaneamente in corso la deposizione formale ai magistrati inquirenti, dell’ ex senatore Luigi Lusi, e le allocuzioni, in due differenti convegni, di due presumibili contendenti alle primarie del centro sinistra, se ci saranno, che dovranno determinare il candidato premier del centro sinistra : Pier Luigi Bersani, a Roma, e Matteo Renzi, a Firenze.
Non risulta che i due esponenti del Pd abbiano ritenuto di far cenno al concomitante evento dell’ avvio formale di una azione giudiziaria che mette in discussione la legittimità di gran parte dei gruppi dirigenti del Pd di cui, specificamente Bersani ( ex Ds ) , come segretario, e Rosi Bindi ( come presidente del partito ), dovrebbero essere, ma non sono, in massimo grado consapevoli.
Eppure dovrebbe essere evidente il declino del loro credito politico serpeggiante nelle fila degli iscritti al Pd e, ancor più, degli elettori del centro sinistra, in rapporto ai loro comportamenti nel caso Lusi e di quello altrettanto non commendevole del consigliere regionale Penati.
Nel quadro della acclarata gravità del caso Lusi e del caso Penati, emerge chiarissima la profonda insensibilità politica che sta alla base della legge istitutiva degli oltremodo cospicui rimborsi, solidalmente con tutti i partiti, e la violenza ( non solo lessicale, on. Rosi Bindi ) con cui è stato fatto strame del referendum abrogativo di ogni forma di finanziamento pubblico, approvato da quasi trenta milioni di elettori.
E’ doveroso dare eticamente credito alla parola di Bersani , non dichiaratosi informato delle super disinvolte operazioni amministrative del capo della sua segreteria politica, Penati, nella sua veste di presidente della Provincia di Milano,
Ma è altresì doveroso sottolineare che, proprio sotto tale rispetto, egli abbia evidenziato, una profonda incapacità di conoscenza psicologica e di sagacia selettiva degli uomini di cui aveva scelto di avvalersi.
Vi è una responsabilità “in vigilando” che, per un uomo politico, deve ritenersi altrettanto importante della su stessa onestà personale.
Chi non ricorda le dimissioni immediate del presidente tedesco Willy Brandt appena reso edotto che uno degli uomini della sua segreteria era indagato come sospettabile di spionaggio ?
La strana democrazia di 5 Stelle, La Repubblica e Montezemolo: chi comanda non è nel partito
Sta nascendo una strana democrazia in Italia. Mentre a destra ci si sta convincendo che forse è bene fare le primarie per eleggere un signore o una signora che prenda il posto di Berlusconi, e mentre a sinistra Bersani (che prese poco tempo fa qualche milionata di voti per diventare segretario di partito) dovrà sottoporsi a una nuova prova per diventare il candidato premier, c’è questo pullulare di nuovi movimenti, questo formicolio di società civile, questo insorgere di antipolitica che si svolge nell’ombra e tine al riparo i grandi burattinai, cioè i capi della nuova forma-partito, il partito-occulto. Mi viene da dire che è meglio il peggior partito, con regole democratiche vere, che il miglior movimento affidato nelle mani di uno o più guru che possono di soppiatto e senza controllo decidere le sorti della politica e con essa di milioni di cittadini.
Stiamo diventando quello strano paese in cui il massimo di virtù democratica viene riconosciuta a personalità e movimenti che non si sottopongono a congressi o a qualcosa di simile. Prendete quel democratico di Di Pietro: non ha mai fatto un congresso, ha selezionato una classe dirigente peggiore di quella della prima repubblica, i suoi parlamentari sono stati oggetto di attenzioni e di scambi per tenere in piedi il vecchio governo. Eppure Di Pietro, che non fa congressi né primarie, guida la lista di coloro che hanno qualcosa da insegnare ai partiti ed elogia Grillo sul ricambio generazionale dimenticando che sia lui sia Grillo sono, anagraficamente e non solo, abbastanza avanti con gli anni. La lista di Montezemolo, per parlare di un altro partito occulto, verrà fuori da un’associazione che è fatta di tante belle persone, la Tinagli è anche brava e carina, ma nessuno sa chi e come sono selezionati i suoi dirigenti, eppure anche loro criticano i partiti perché poco trasparenti. Il gruppo editoriale citato è il prototipo della struttura autoritaria, ben più di quanto lo sia necessariamente ogni giornale, e la sua eventuale lista sarà formata con un meccanismo di selezione arbitrario, senza alcun rapporto con una linea politica che è stata di una mutevolezza e anche di un opportunismo politico da lasciare interdetti.
L’unico che dovrà fare gli esami sarà Bersani e con lui i suoi contraddittori, si chiamino Renzi o Vendola o altri ancora. Nella Italia stanca dei partiti invece saremo pieni di movimenti di duri e puri che della democrazia non sanno che farsene, in cui comanderanno i nuovi ayatollah formati nei camerini dei teatri, nelle stanze di grandi aziende, nelle redazioni militarizzate. Sono tutti nipotini di Berlusconi, buonanima. Per questo, passando sopra a tutti i miei mal di pancia, guardo con affetto a Bersani e tifo per lui. So che se toccherà a lui comandare, a me e a tanti altri resterà la possibilità di criticare. Con quegli altri, duri e puri, movimentisti, espressione della società civile, eccetera e eccetera forse correrò qualche pericolo come capita nelle democrazie commissariate dai guru, dai para-guru, dalle strutture di comando occulte.
R-innovamenti nel Partito Democratico
di Massimo Preziuso su l’Unità
E finalmente il Partito Democratico – e con esso il Paese – sta per tornare a vivere una fase di innovazione politica e culturale.
Sono passati ormai più di 6 anni da quando tanti di noi si entusiasmarono con la discesa in campo di Romani Prodi da Brussels, sicuri che il Paese avrebbe finalmente svoltato. Iniziò da lì un biennio unico, in cui tanti normali cittadini scoprirono il piacere di mettere da parte almeno un po’ i propri interessi indivduali per condividere idee e progetti politici con sconosciuti, che poco dopo sarebbero diventati molto di più. Così ad esempio accadde – cito un’esperienza diretta – nelle Associazioni per il Partito Democratico e poi in Innovatori Europei.
E, con Prodi premier, furono proprio le primarie del Partito Democratico del 2007 il momentum in cui tutti gli italiani, direttamente coinvolti o indirettamente sollecitati, sentirono di vivere un periodo unico di partecipazione e dibattito. E, cosa più importante, questa energia si “sentì” per le strade di Italia.
Tutto finì rovinosamente nel 2008 con la caduta del Governo Prodi, e l’inizio di 4 anni di pesantissima crisi politica ed economica.
Prima la fase finale – la più brutta – di un berlusconismo auto – referente e auto – distruttivo, che ci ha incattivito, mentre già accusavamo i primi colpi della crisi internazionale.
Poi, in una tensione masochistica, la scelta di un governo “troppo tecnico” a guida Monti, che ha totalmente disintegrato la (già poca) progettualità e l’attivismo della società civile ed imprenditoriale nei territori italiani.
Infine, conseguenza di tutto questo, l’emergere prepotente – alle amministrative di maggio scorso – di una realtà come il Movimento 5 Stelle, che rappresenta a pieno lo svuotamento della proposta politica dei partiti e della loro quasi inesistente presa sull’intera popolazione, logorata pesantemente dalla coda finale di una crisi diventata troppo lunga e di dimensione europea.
Arrivati a questo punto il Partito Democratico doveva necessariamente cambiare passo, pena la sua scomparsa dalla scena politica, dopo quella del PDL, della Lega e del mai nato Terzo Polo. E all’ultimo momento lo ha fatto, nella direzione nazionale di venerdì scorso.
Con la r-innovata scelta delle Primarie per la selezione del candidato premier di centro-sinistra, il Segretario Bersani ha infatti messo finalmente un punto a questo brutto quadriennio e aperto un nuovo libro, che libererà energie in tutto il Paese.
E lo si è visto subito: nello stesso giorno, un PDL alla ricerca di un suo nuovo spazio di azione, seppure ridimensionato, ha annunciato anche’esso primarie per la leadership, seppure alla sua maniera (cioè senza alcuna discussione precedente).
E lo si continuerà a vedere sempre di più nei prossimi giorni e settimane. Il Paese tornerà presto ad attivarsi. La gente tornerà a crederci e a partecipare, ne sono convinto.
Ora c’è questo libro nuovo da scrivere a più mani. Il Partito Democratico – come era immaginabile ed auspicabile – ne sarà l’editore e questa è una bella notizia per tutti quelli che vi hanno dedicato energie in questi anni.
Adesso cominciano i 10 mesi più affascinanti e sfidanti per il Paese dal dopoguerra, al cui termine – con le elezioni di Aprile 2013 – dovremo ritrovarci in un’altra era con tante facce e tanti progetti nuovi, per tornare a crescere ed entusiasmarci.
Tocca a tutti noi: è tornato il momento della partecipazione, che è stavolta necessaria ancora di più che 5-6 anni fa.
Bersani: Patto progressisti e democratici per l’Italia. Primarie entro l’anno, mi candiderò
Bersani, un patto dei Democratici e Progressisti per l’Italia. “Lo propongo non solo ai partiti di un centrosinistra di governo ma ad associazioni, movimenti, liste civiche, sindaci e amministratori, singole personalita’. Un patto per la ricostruzione e il cambiamento. ..Si proceda entro l’anno a primarie aperte per la scelta del candidato dei Democratici e Progressisti alla guida del paese. Io mi candido.”
Se in un sommovimento così profondo, se in acque cosi mosse, qualcuno pensa che il compito nostro sia quello di giostrare sugli accorgimenti tattici o sui rapporti politici o perfino sui temi programmatici, si sbaglia. Sono cose che ci vogliono ma che da sole non arrivano a grande parte della popolazione. Il sommovimento è molto, molto profondo. “Tocca a noi” vuol di re tocca a noi giocarcela e investire il consenso che abbiamo sul punto principale della questione, il punto che sta fra politica e popolo, che sta nella faglia che si è aperta fra grande parte dei cittadini e il sistema e che nel profondo, secondo me, è un bisogno di sentirsi comunità e l’impossibilità di esserla: perché la grande traduttrice, colei che traduce l’individuo nella comunità, e cioè la politica, ha ormai un suono che tantissima gente non sente. Quindi noi non staremo fermi. Ci muoveremo. Non lasceremo erodere il consenso che abbiamo, lo investiremo rischiando qualcosa, come succede sempre per un investimento.
Ecco dunque il percorso che vi propongo e che è organizzato su tre punti.
Primo punto. Per intervenire su quella faglia, su quella frattura bisogna cominciare dalla legge elettorale.
Adesso basta. Districhiamo il nodo che si è avviluppato fra riforma elettorale e costituzionale. Il Semipresidenzialismo non è la nostra opzione. Noi siamo per un sistema parlamentare riformato, semplificato e rafforzato, per un ruolo forte del Governo e per una preziosa funzione di equilibrio del Presidente della Repubblica. Naturalmente il semipresidenzialismo è una posizione legittima, ma non è comunque percorribile in questo scorcio di legislatura. Lo stesso PDL nei suoi emendamenti riconosce l’esigenza di leggi di attuazione non banali (a cominciare ad esempio dal conflitto d’interesse) e che non potrebbero essere lasciate fra le varie ed eventuali. E per favore, non si mostri di voler proseguire l’iter o far finta di proseguirlo con qualche voto a maggioranza. In una situazione come quella in cui siamo sarebbe ridicolo. Abbiamo detto più volte e lo ripetiamo che per noi la prossima sarà una legislatura costituente. Siamo pronti a prenderci impegni su questo anche trovando assieme le vie ed eventualmente gli strumenti per formalizzare questo impegno. La legge elettorale sia quindi liberata da ogni condizionamento. Lo ripetiamo per noi (e non solo per noi!) il doppio turno di collegio ha una sua rinnovata attualità, dal punto di vista della percezione dei cittadini, della chiarezza politica, del contributo che può dare in termini di composizione e quindi di governabilità (questione che sta emergendo acutamente). Il doppio turno non è come è ovvio necessariamente connesso agli assetti costituzionali. Questa è la nostra proposta, che ribadiamo, sperando che si comprenda che non è per noi (noi avremmo più sicuri vantaggi da altre soluzioni) ma è per l’Italia. Detto questo, noi non aggiungiamo: o è così o ci teniamo il porcellum. Se qualcuno di noi lo pensasse (e non lo credo) dovrebbe avere la bontà di dichiararlo. Non possiamo permetterci che ad ogni passo di mediazione parta l’accusa di volerci vendere l’anima. Io ribadisco il no al porcellum che considero una causa principe del distacco dei cittadini e che non ha consentito la governabilità. Considero peraltro che i tempi ormai sono molto molto stretti. Alfano ha detto: tre settimane! Gli rispondo: bene, tre settimane e si decide se c’è l’accordo o no e lo si decide all’aperto. I nostri paletti concettuali sono chiari:
1) basta liste bloccate. Per noi la strada maestra sono i collegi.
2) massima attenzione alla governabilità e quindi alla possibilità dei cittadini di pronunciarsi utilmente sull’indirizzo di governo. Ai primi di luglio dobbiamo sapere con ragionevole certezza la soluzione. Chiedo quindi mandato alla Direzione per metterci al lavoro da domani con le altre forze politiche.
Il Secondo punto del percorso su cui ugualmente lavorare da domani è un UN PATTO DEI DEMOCRATICI E DEI PROGRESSISTI PER L’ITALIA.
E’una proposta che propongo di avanzare non solo ai Partiti di un centrosinistra di Governo ma ad Associazioni, Movimenti, Liste Civiche, Sindaci e Amministratori, Singole personalità che si riconoscono nel campo democratico e progressista. Un Patto, e cioè una Carta di intenti PER LA RICOSTRUZIONE E IL CAMBIAMENTO che delinei una idea di Paese alternativa alle pulsioni regressive e populiste a cui l’Italia e l’Europa sono esposte. Una carta di intenti in cui possano riconoscersi le chiavi essenziali del nostro progetto (la legislatura costituente e la riforma delle istituzioni e della politica; il lavoro e la conoscenza, la loro centralità; l’equità, il civismo, la legalità).
Una carta di intenti che significhi per tutti una forte assunzione di responsabilità verso il Paese, verso la sua salvezza e le sue esigenze di cambiamento e di riforma e verso le speranze della nuova generazione. Quindi un passaggio non formale ma sostanziale che seguiremo assieme già dai prossimi giorni.
Terzo punto. Io credo che sia giusto ed utile che sulla scorta di questo fondamentale Patto si proceda entro l’anno a primarie aperte per la scelta del candidato dei Progressisti e dei Democratici italiani alla guida del Paese.
Io mi candiderò, ma mi candiderò dentro a quel percorso e in una giornata di grande partecipazione costruita non per allestire generiche carovane o determinare questa o quella rendita di posizione ma per ricavare governabilità dalla partecipazione, per riconnettere politica e società, per mettere in movimento la forza dei progressisti e non lasciarla spettatrice di acrobazie altrui, spesso senza capo né coda; perché alla fine la democrazia è guardare la gente negli occhi e farla scegliere liberamente. Si dimostrerà che questo lo facciamo solo noi. O vogliamo forse disperdere un punto di forza, un punto distintivo così grande e così vero?
So di chiedere al mio Partito un atto di generosità e il coraggio di una sfida. Conosco bene le contraddizioni, i problemi che dovremo affrontare. Ma io ho sempre pensato che metterci al servizio di un processo più grande di noi non riduce né il ruolo né la forza del nostro Partito. Le accresce, semmai. Facciamo questo percorso con fiducia e sicurezza. La strada che abbiamo compiuto assieme dal Lingotto ad oggi ha avuto inciampi, problemi, difficoltà. Ma ci siamo. Siamo il principale Partito del Paese; siamo un Partito centrale, ma non nella geometria politica; siamo centrali nel rapporto fra politica e Paese. E’ questa la responsabilità da prenderci per essere davvero utili all’Italia.
Bersani: fiducia e verità la nostra ricetta per l’Italia
Il video dell’intervento di chiusura di Pierluigi Bersani oggi a Piazza San Giovanni a Roma.
Un ottimo Segretario del PD, un potenziale ottimo Premier per questa Italia 2011.
Domenica 30 Innovatori Europei alla Stazione Leopolda di Firenze
Nella giornata di domenica 30 Innovatori Europei si recherà alla Stazione Leopolda di Firenze per l’iniziativa di Matteo Renzi, prima di tutto perchè ci battiamo per un ricambio generazionale nel PD dal 2006, poi perchè Matteo è in gamba e merita sostegno. Per chi fosse da quelle parti, ce lo comunichi a infoinnovatorieuropei@gmail.co
Gli autogoal del Governo sull’energia (e non solo)
di Massimo Preziuso
La situazione politica (e, di conseguenza, quella generale) peggiora di giorno in giorno in Italia.
L’ultima uscita pubblica brianzola del ministro Romani – che definisce “in malo modo” la sua collega ministra dell’ambiente e fa intendere che l’imprenditore medio italiano, eccetto quello lombardo, è “inaffidabile” – denota totale assenza di una linea di Governo sui temi legati allo sviluppo del Paese, a cominciare da quello delicato dell’energia (rinnovabile, in queste ore), a cui è legata la gestione della crisi libica.
Nel breve, vi è da sperare che il ministro Prestigiacomo (che, va detto, in varie occasioni pubbliche ha dimostrato – unica nel suo Governo – una vera sensibilità verso il tema rinnovabili) faccia ora pesare il suo ruolo di ministro dell’ ambiente nel CdM di martedì prossimo.
Ma più in generale questo approccio di Governo non può continuare ad andare avanti. Così stiamo irreversibilmente massacrando un Paese.
Fortuna che alle elezioni amministrative di Maggio questo molto probabilmente si tradurrà in una grande debacle del PDL (e forse anche della Lega nord) a cominciare da Milano (dove Pisapia e Palmieri possono e devono unirsi, al ballottaggio, e vincere) e Napoli (dove il centro destra, più che il suo candidato, è inguardabile).
Ma, aldilà di questi “desiderata” che molto probabilmente si tradurranno in “fatti” a breve, speriamo che questa serie di autogoal politici finisca e che, a cominciare dalla firma del Decreto attuativo sulle rinnovabili (anche grazie all’intervento del Berlusconi industriale ed imprenditore), si inizi a legiferare per il bene del Paese, e non per quello di pochi ma grandi interessi.
Questo fondamentalmente perchè (basta girare un po’ per Roma o Milano per capirlo) il Paese è seriamente impoverito e demotivato, e non merita di esserlo ulteriormente.
Ed infine, auspichiamo tutti che la giustizia amministrativa (attenzione anche qui a non permettersi il lusso di fare diversamente) ridia – dopo anni – la parola agli elettori per il voto referendario del 12 e 13 Giugno sul ritorno al nucleare (ma anche sulla privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento), affinchè noi tutti potremo avere di nuovo il diritto di dire cosa ne pensiamo su temi così importanti per la nostra e le future generazioni, e piu’ in generale sulla linea politica di un Governo che ci continua a fare affondare.
Abbiamo tutti bisogno di tornare presto ad un minimo di normalità.
Prossima fermata Italia: Firenze, 5-6-7 Novembre, Stazione Leopolda
Questo week end a Firenze si incontrano Matteo Renzi ed i “rottamatori”: un altro incontro interessante e da seguire (per chi può, di persona).
Su www.andiamooltre.it trovate tutte le informazioni.
Sarebbe ottimo se un gruppo di Innovatori Europei ci andasse.
Se interessati a partecipare, fatelo gentilmente sapere su infoinnovatorieuropei@gmail.com
Qui la discussione di Google Group: http://groups.google.com/group/innovatorieuropei/browse_thread/thread/67c05db4a594eb30
Pd Roma: Il nodo al pettine (di Pierluigi Sorti)
Giunge per il Pd romano il momento in cui si misureranno le conseguenze dell’ abbandono del metodo antico di fare i congressi.
Ci riferiamo ai congressi a tesi, a mozioni, agli appelli ideologici e ai richiami degli affetti in cui, almeno nelle intenzioni e negli argomenti, si contrapponevano, nel migliore dei casi, autentiche alternative, o, nel peggiore, finte conflittualità ideali, finalizzate a mascherare sottostanti antagonismi personali.
Ma quanto meno, attraverso una discussione sul merito dei problemi, i rituali dei congressi riuscivano a conservare una formale predisposizione al dibattito politico: ora è caduto anche quel
formale abbigliamento congressuale. Per dirla tutta, le modifiche adottate non sono state il rimedio ma l’ esasperazione della personalizzazione della politica.
Accade dunque a Roma che, a 48 ore dalla scadenza dell’ iscrizione delle candidature alla segreteria del Pd di Roma, dopo la lunga pausa di riflessione per la sconfitta subita da Alemanno nel 2008, sono in campo tre candidati per concorrere alle primarie interne di partito, tutti dell’ area Bersani ( vittoriosa nelle primarie per la scelta del segretario nazionale di un anno fa ).
La latitanza di candidati delle altre due aree di partito ( quella Marino e quella ex Franceschini ), se confermata fino alla scadenza, è significativa, già ora, dell’ irrilevanza di argomenti politici che dovrebbero ispirare le scelte della platea congressuale.
Ma la vocazione complessiva degli iscritti al congresso, evidenziata dall’ ampia flessione del numero degli iscritti, non distante dai due terzi in meno, e la discutibile autenticità della volontà di coloro che rinnoveranno l’ iscrizione solo all’ ultimo momento utile, sono una riprova del cattivo stato di salute del Pd nella capitale.
Se ne vedrà la manifestazione nel carattere fittizio di contrapposizioni politiche fra esponenti che, in varia ma non significativa misura, sono tutti corresponsabili della crisi del partito e che nei loro indirizzi personali non riscuoteranno un particolare esame di merito dalla platea degli iscritti.
Lo stato di profondo disagio, scaturito per generale opinione, dalle gravi carenze di gestione di un deputato, l’ on. Milana, non può individuare una convincente ipotesi di superamento, contraddetta com’è dalla circostanza che proprio il candidato più favorito, il consigliere provinciale Marco Miccoli, è stato dell’ on. Milana, il collaboratore più stretto.
I passi già effettuati, in una cornice organizzativa assai macchinosa, caratterizzano un percorso poco persuasivo nell’ intento di riguadagnare credibilità e la riapparizione dell’ arcobaleno nella capitale, per il Partito democratico, sembra tuttora assai lontana.
Pd e Pdl : la doppia verità dei titoli cubitali che li riguardano (di Pierluigi Sorti)

Sarebbe interessante conoscere il rapporto di corrispondenza fra le molte notizie vistosamente evidenziate sui quotidiani a caratteri cubitali, e il contenuto dell’ articolo di dettaglio che ne illustra il contenuto.
Accade spesso infatti che la lettura attenta di esso ne limiti la portata, ne modifichi o addirittura ne contraddica il significato.
Viene spontaneo di conseguenza chiedersi se l’ emotività del titolo induce a considerarlo esso stesso aprioristicamente veritiero, a dispetto delle indicazioni a supporto, o addirittura, quando esso è fonte di letizia per il lettore, a trascurarne la lettura.
E’ legittimo sospettare addirittura che forse gli editori stessi approfittino di questa attitudine dei lettori dei quotidiani stessi ( per tacere di molti periodici di notizie mondane ) usino questa emotività per giocare quindi sui due piani paralleli del sensazionalismo e della verità dei fatti : una
applicazione casereccia della “teoria della doppia verità” del grande filosofo e scienziato Averroè(spagnolo mussulmano del dodicesimo secolo ).
Induce a queste riflessioni la sequenza di titoli che hanno segnato due tormentoni che hanno egemonizzato la politica interna di questi giorni , sia sul fronte della maggioranza governativa sia su quello dell’ opposizione e specificamente del Pd.
Sul piano governativo, a cadenza quotidiana, lo sforzo titanico del Premier per aggiudicarsi una maggioranza parlamentare al netto del Fli , acronimo curioso del movimento di Gianfranco Fini
di “Futuro e Libertà” , registra un flop giornalistico, consumato in due giornate, su pressoché tutte le testate, e nitido esempio di giornalismo emotivo: l’ ascesa e la caduta, in così breve lasso di tempo, della ipotesi politica dei venti deputati del “gruppo di responsabilità nazionale” .
Eppure sarebbe bastato il tono sommesso della dichiarazione dell’ on. Nucara, rappresentante di questo gruppo, e l’ evidenza della sua solitaria apparizione alle telecamere, per tarare significativamente la portata dell’ evento e suggerirne una doverosa cautela nella diffusione della notizia. .
Parimenti lo spreco di titoli cubitali, sempre negli ultimissimi giorni, per annunciare l’ intenzione di Valter Veltroni di costituire un gruppo parlamentare distinto da quello del Pd, poteva tranquillamente essere ricondotto a schermaglie interne al partito finalizzate unicamente alla predisposizione tattica delle dirigenze di Partito per l’ eventuale imminente anticipazione elettorale.
Cioè partecipazione alla scelta delle candidature, e il loro posizionamento nell’ ordine delle liste elettorali.

