Significativamente Oltre

Il network come metodo. Francesco Nicodemo, voce del Pd

Originario  di Lauria superiore, ecco chi è l’uomo che organizza la comunicazione del Partito democratico.

di Sara Lorusso (Quotidiano della Basilicata)

Il network come metodo
Francesco Nicodemo, voce del Pd di Renzi(foto gonews.it)

POTENZA – Cominciamo dalle origini. «La mie? Orgogliosamente lucane», twittava qualche giorno fa.

Di Lauria superiore, per la precisione. Il papà di Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd, è arrivato a Napoli dalla Basilicata anni fa per studiare e poi ha messo su famiglia. Ma Francesco, classe ’78, a sua volta da Napoli a Roma con – racconta nella bio – il pallino per i Radiohead e la politica, in Basilicata torna spesso. Un’infanzia passata a lungo qui tra mare e montagna, a zonzo tra i luoghi di famiglia, le contrade dove erano cresciuti i nonni; oggi in estate tappa a Maratea. Ricordi densi di una terra che «accidenti quanto è bella». Uno per uno, cita tutti i paesi della costa tirrenica, gira a largo, poi approda mentalmente nell’entroterra. «Al Pollino, a quei paesaggi, sono legato. Molto».

Matteo Renzi ha chiamato Francesco in segreteria,  a organizzare il partito anche in rete, a costruire  la comunicazione democratica tra luoghi e digitale. «È che non c’è differenza tra l’abitare la rete e il paese reale. Cittadini. Perché dovremmo prediligere un luogo, o un canale, piuttosto che un altro?»

La capacità di Renzi, spiega, è anche lì. Non basta twitter, non basta il sito, né solo la tv. Comunicazione integrata perchè quello che conta è saper spiegare alle persone e poi ascoltarle. In uno scambio di messaggi, feedback, reazioni, informazioni che viaggia dal centro alla periferia, e poi tra nodi di periferia, e torna al centro. «Circolarità» restiuisce l’idea.

Francesco fa parte di una squadra giovane, il pragmatismo conta. «È un problema di coerenza: il metodo della velocità, la spinta a fare, non è un vezzo, solo l’urgenza del Paese».

Lo sforzo è restituire fiducia alla popolazione. La parte difficile è nel legame con i territori, dove le storie si mescolano, le comunità devono ricucire, superare disfatte e ripartire. «Con i congressi il partito deve anche ritrovare un ruolo, essere un po’ cinghia di trasmissione tra il governo e le comunità e ritorno. Se Renzi sceglie di andare nelle scuole è per stare dove la struttura del Paese si ricostruisce».

Fare network. «Perché il renzismo non funziona se è una corrente. Preferisco pensarlo come metodo di cambiamento». Che parte dalla disintermediazione a cui il premier sembra tenere molto. «Servono risposte, spetta a chiunque si candidi a essere classe dirigente».

Al sud, ripete spesso, vale persino doppio. «Dopo anni di lamentele sulle risorse tagliate, forse è il caso di ripensare al rapporto tra fondi erogati e risultati ottenuti».

La Basilicata è un po’ caso a sé. Premiata sempre per la spesa dei fondi comunitari, ricca di risorse naturali, petrolio da poter sostenere a livello energetico mezzo Paese, però povera da primato.

«La cosa che mi colpisce ogni volta che torno è l’assenza di sistema. Penso, per esempio, all’agroalimentare. Non c’è paese, contrada, angolo di questa regione dove non ci siano sapori o prodotti straordinari, spesso riconosciuti e molto richiesti. Manca, però, una rete, sono tutte esperienze isolate. Mi aspetto un po’ più iniziativa dall’impresa privata. Al pubblico, invece, il compito di costruire gli asset principali dello sviluppo locale».  Formazione, infrastrutture, superamento del digital divide. «In Basilicata ci sono alcuni temi forti, che mescolano necessità e opportunità. Vale per il green job, per il turismo e la cultura».

La direzione da seguire, giura, resta quella dello sguardo in Europa. Soprattutto ora che è già campagna elettorale. «Vorrei un Pd delle cento piazze», dice Francesco. E lo dice spiegando ancora «che la differenza online/offline non ha più senso, e la politica deve capirlo. Organizzare una comunità politica in rete, coinvolgerla, ascoltarla, significa affiancare quelle stesse persone anche nel porta a porta».

La lezione «dovremmo averla imparata. È già successo: mentre noi ci chiudevamo nei teatri, altri si prendevano piazza San Giovanni. Il Pd non stava capendo». Ora,  magari, «è la volta buona».

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