Significativamente Oltre

Politica

Il Pescatore digitale

gatesdi Michele Mezza

Il vecchio Bill proprio non riesce a mandarla giù.
A metà degli anni ’90 la sua Microsoft, che mentre vendeva sistemi operativi in tutto il mondo non mostrava di soffrire per la diarrea dei bambini africani, imperava sul 92% dei computer di tutto il pianeta.

Oggi, dopo l’esplosione della rete e soprattutto dopo essere maturata in rete una percezione anti monopolista, a Windows si affacciano meno del 60%. Non solo ma  per tutti i nuovi sistemi che si sono imposti nel frattempo, dagli smatphone ei tablet, Microsfot è uno dei tanti.

Non voglio cinicamente cancellare le motivazioni etiche che portano Gates a  mettere in evidenza l’emergenza povertà nel mondo. Voglio solo capire le ragioni di perchè per farlo ritiene essenziale contrapporre la lotta contro la mortalità infantile alla connettività on line.

le sue dichiarazioni mi sembrano del tutto gratuite, pretestuose e anche sospette.E le adesioni che riceve da digitali pentiti mi suonano ancora più frustranti.

Intanto sarebbe interessante capire come mai nei due mila anni precedenti, quando la rete non c’era, perchè non si è fatto nulla, o pochissimo, anzi si è fatto peggio con lo sfruttamento colonialista di due terzi del mondo, da parte della componente ricca dell’umanità? cosa ha impedito di intervenire? oggi, che le rete permette di trasformare in evidenza e senso comune l’emergenza povertà, facendo toccare con mano, ora per ora, fotogramnmo per fotogrammo, il consumarsi della tragedia si trova utile  usare quell’emergenza per frenare la diffusione della rete , ma sopratutto per deviare il tema dal cuore della questione: come lottare in rete per impedire che chi ha costruito potentati-Microsoft, Google, Facebook, Twitter – possano continuare a dominare la scena?

Siamo sempre alla vecchia metafora dell’affamato e il pescatore:regalrgli un pesce o insegnargli a pescare ? gates ritiene utile distribuire scatolette di tonno, io penso che la rete permetta a molti di imparare a pescare.Come già ha fatto, permettendo ad intere regione del mondo, dalla Cina all’India al Ghana al Brasile, di diventare protagonisti dell’economia mondiale e non assistiti della carità occidentale come erano prima della rete.

E’ evidente che quando si parla di rete non si intende l’accesso puro e semplice ad un meccanismo, ma, almeno per me è così, si intende una pratica sociale che vede  uomini e donne collegarsi, connettersi, relazionarsi fra di loro per acquisire saperi e competenze e diventare competitivi. Questa è la rete che paventa Gates.

Il suo richiamo  a più vaccini e meno terminali, suona davvero singolare. Sarebbe stato come se Dickens nella Londra del 19° secolo avere chiesto meno vapore e meno luce a gas per bonificare le fogne che spargevano il tifo. La città è stata bonificata quando con il maturarsi di nuovi rapporti sociali , grazie all’innovazione scientifica, classi e ceti sociali hanno lottato per imporre una civilizzazione delle condizioni di vita. Nessun mecenate ha risolto i problemi dei poveri, solo i pèoveri che diventano coscienti, insegnano all’università della vita, si emancipano.

E la rete ne è uno dei sistemi abilitanti  proprio perchè è la conseguenza e non la causa di un processo sociale che vede intere popolazioni disintermediare i poteri tradizionali, come Al Cairo o a Tunisi, o a Madrid o perfino a New York ben hanno imparato.

Così come appare triste la battutaccia dell’ex golden boy del software che dice , polemizzando con Thomas Freedman, che sosteneva come il mondo con l’innovazione stia appiattendosi, osservando come in India a Bangalore  la città avesse la stessa connettività di new York, che solo spostandosi di tre miglia fuori da Bangalore si vedono i bambini morire di inedia.

Quei bambini muoiono da secoli e nessuno alza un sopracciglia, solo grazie a fatto che da Bangalore si diffonde la capacità della rete di raccogliere il loro dolore ora sono un caso mondiale. Bisogna intervenire con urgenza ma sempre per insegnarli a pescare e non per farli mangiare occasionalmente alla mensa di Microsoft.

Alitalia apra l’Italia al futuro. Con Aeroflot, Air China o Emirates. Adesso

ALITALIA-AEROFLOTdi Massimo Preziuso su L’Unità
Nei prossimi giorni la vicenda Alitalia dovrebbe vivere il suo momentum finale.
Dalle notizie pubbliche si apprende che sono in corso trattative con la compagnia russa Aeroflot, mentre Air France gioca una partita tutt’altro che amichevole per comprare la compagnia italiana a valori da bancarotta.
In tutto questo, una cosa a me risulta evidente sempre di più (e lo risultava già nel 2008).
Nonostante anni di errori strategici e di gestione manageriale, oggi Alitalia rappresenta ancora, suo malgrado, il maggiore sexy asset per il posizionamento italiano nello scacchiere economico e geopolitico internazionale.
Ebbene non bisogna essere esperti di settore per capire che le sinergie operative maggiori Alitalia oggi le avrebbe con una realtà come Aeroflot, o in alternativa con Air China o Emirates.
La sinergia in questo caso è prima di tutto da un punto di vista di copertura delle rotte mondiali aeree.
In un matrimonio russo (o cinese o arabo) Alitalia infatti si troverebbe a gestire l’area europea, e a sviluppare quella africana e americana, mentre il partner si dedicherebbe all’Asia e all’Oceania.
In quel modo si arriverebbe a costruire un operatore mondiale del trasporto aereo, naturale e principale ambasciatore di sviluppo economico e di relazioni internazionali.
Un soggetto attorno a cui costruire programmi di attrattività Paese come Destinazione Italia, e nel contempo esportare il Made in Italy nel mondo intero.
Un attrattore naturale di investimenti verso un Paese che tornerebbe al centro della geografia delle relazioni economiche mondiali dei prossimi anni.
Esportando contemporaneamente talento italiano – persone, prodotti e servizi – nel mondo.
In un matrimonio con Air France invece si riuscirebbe al più a rafforzare la operatività sul continente europeo e mediterraneo, tralasciando naturalmente ed erroneamente l’importanza cruciale del continente asiatico e di quello americano (in particolare Sud America e Canada) per i prossimi decenni.
Il momento è adesso, per rilanciare il Paese nello scenario competitivo globale.
E proprio di questo parleremo nel nostro convegno del 30 novembre prossimo dal titolo “Progetti per un’altra Italia“. Vi aspettiamo.

Discriminazioni di genere

Superata l’idea di gestione sanitaria l’emergenza si fa culturale.

Di Giuseppina Bonaviri

Ripartire dal processo preventivo, capitolo fino ad oggi troppo sottovalutato rispetto alla questione discriminatoria di genere, dando slancio adeguato al percorso formativo di educazione sentimentale della famiglia e nelle scuole, diventa fondamentale per un intervento primigenio contro la lotta alla discriminazione. Per sostenere questo nuovo modello culturale e sociale di donna si deve oltrepassare il concetto di medicalizzazione, di intervento e di trattamento sanitario delle donne vittime. Occorre  aprire una nuova frontiera che vede nella formazione della coscienza sociale (e, dunque, non solo a colpi di legge o di linee guida per gli operatori del sistema socio-sanitario e per i gestori dell’ordine pubblico) una dimensione innovativa che va assai oltre i paradigmi attuali.

Studi internazionali di settore ci insegnano che l’atto di offesa nei riguardi di una donna, dal più banale al più lesivo, risponde a un livello qualitativamente diverso che lo scontro tra due persone, attenendo a profonde motivazioni culturali e a vecchi schemi di rapporto tra i sessi  all’interno di quei modelli che la nostra società non può più permettersi di riconoscere come idonei. La violenza sulle donne non deve intendersi solo come il frutto di un’aggressione individuale. Esiste una dimensione sociale della violenza che per superficialità non si è ritenuto di considerare neanche all’interno della legge, da poco varata, sul femminicidio.

La violenza non è altro che l’aspetto più drammatico di una violazione dei diritti umani e di una riduzione delle opportunità di vita delle donne. La violenza nega i più fondamentali diritti: la vita, la libertà, l’integrità corporea, in una parola la dignità della persona offesa. Come ci dimostrano molti dati scientifici le azioni punitive contro la violenza non contrastano e non prevengono il reiterarsi di atti di violenza o di discriminazione così come la presa in carico sanitaria della donna maltratta, che è stata certamente un passaggio importante in un passato recente, continua a rimanere  un intervento a garanzia parziale. Puntare esclusivamente sulla pena significa, inoltre, non precedere la violenza dando origine ad una distorsione culturale che farà lievitare l’idea che uomini e donne siano nemici o, per meglio precisare, dove la donna continuerà ad essere vissuta come l’ anello debole della catena tanto che per sentirsi sicura dovrà necessariamente essere allontanata dal maschio violento, violento in quanto forte.

Bisogna, allora, partire da molto prima.  Non basta agire sugli “esiti” ritenendo di avere attivato il cambiamento ma andare a monte della distruzione e della negazione dell’altro. Una prima azione riguarderà non “la cura, l’assistenza e la riabilitazione” delle donne e dei maltrattanti ma il tipo di educazione e di riferimento storico con indirizzi di programma per scuole e famiglie, sensibilizzando insieme educatori,  genitori, insegnanti.

Che dire, ad esempio, se il Codice Polite, di antisessismo entrasse in tutti i libri di testo scolastici? O se, come promosso dal dibattito parlamentare recentemente avvenuto sulla convenzione di Istanbul per una politica innovativa ed efficace si patrocinassero azioni economiche reali  per favorire il lavoro retribuito alle donne maltrattate tale che esse possano ricostruire una loro vera indipendenza e recuperare diritti negati e dignità lesa? Se a tutto ciò, poi,  si aggiungesse un atto di indirizzo nazionale strutturale sugli attori territoriali occupati in questo ambito (obiettivo sperimentato con efficacia in altri paesi come ad esempio nel Regno Unito) per la unificazione di una rete territoriale efficace ed efficiente, che diventi il contrasto sociale al fenomeno, si riempirebbe un vuoto istituzionale. Le tutele da sole, non essendo risolutive, se non precedute da seri processi educativi rischiano di attivare meccanismi generalizzati di paura, diffidenza o allarme sociale non trasformandosi in modelli di riconoscimento per una sana identità di genere.

Questo è l’obiettivo che La Rete la Fenice e Colletivocinque, con i tanti partner aderenti, hanno condiviso nell’organizzare la manifestazione provinciale  itinerante “L’arte contro il femminicido” che, partita il 22 settembre da Frosinone, sta arrivando in molti comuni ciociari e oltre.

L’attuale classe politica italiana

Un coacervo di chi, professionalmente, non ha avuto né arte né parte: di chi, attraverso la politica, ha intravisto la soluzione dei proprio interessi personali, ed infine di chi, in essa, ha trovato e trova il consolidamento di una comoda posizione già in essere da svariati anni.

(di Arnaldo De Porti)

Praticamente, il titolo  potrebbe sostituire l’articolo che sto per scrivere, per cui basterebbe solo  aggiungere che, alla luce di quanto sta accadendo in Italia ad opera di personaggi che si possono tout court inquadrare in detto titolo, l’Italia non pare avere alcuna via di uscita che non sia quella di un colpo di mano, dal quale c’è da sperare che il buon Dio ci salvi.  Sappiamo infatti, come diceva  anche Platone, “La Repubblica”, libro VIII, che quando un popolo divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni. Ed avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi, per non pare troppo severi,  danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo ne rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una malapianta: la tirannia.”

Riportato il pensiero di Platone, ovviamente adattandolo con qualche modifica ai tempi nostri, in quanto da allora sono passati circa 2500 anni…(Platone nacque nel 427 a.C.), possiamo  ritrovare nelle sue enunciazioni delle grandi verità che si attagliano perfettamente alla situazione nella quale si è dibattuta e tuttora si dibatte l’Italia.

A suo tempo infatti ci è stata data, anzi ci siamo presi, una grande libertà senza regole, nell’inconsapevolezza quasi totale che tutto ha un inizio ed avrebbe avuto anche una fine.. E ciò, senza  porci la domanda relativa alla provenienza del tanto benessere degli anni 60-70 che, come invece ce ne accorgiamo fin troppo oggi, è stato una delle principali cause del nostro indebitamento, sul quale hanno attinto tutti, a partire dalle istituzioni, spesso per creare consensi. A ciò, si sono aggiunti  poi troppi faccendieri della politica i quali, approfittandone, si sono arricchiti sfruttando le risorse pubbliche a fini privati. Ed infine, hanno avuto un ruolo i costi della politica, grazie anche ad una classe dirigente che, nel corso degli anni, ha voluto auto-conservare il posto alimentando costi stratosferici per la comunità, dando i natali a quella “malapianta”  di cui parla Platone. Il discorso non si può sviluppare ovviamente in poche righe.

Tornando ai giorni nostri, ma anche semplicemente ad ieri sera, dopo aver guardato “Servizio Pubblico” condotto da Michele Santoro, vorrei dire che è davvero da sprovveduti se non si capisce che l’Italia è al collasso e che nessuna scialuppa può venirci in soccorso. A meno che, magari in chiave moderna (ma Dio ce ne scambi e liberi da ciò) , non si debba patire le conseguenze di un eccesso di quella libertà  (di cui parla Platone), secondo la quale tutto è possibile, al punto da dimostrare agli italiani che la giustizia non esiste, che il Capo dello Stato non vale niente,  che le istituzioni sono da cambiare e che le regole  “civili” sono quelle della  pancia. Esattamente come sta dimostrando in queste ore il signor B che, a mio avviso, ha dato il colpo di grazia alle sorti del nostro Paese.

Ed allora, quando Grillo, dice “fuori tutti”, debbo dargli ragione,  pur non essendo ovviamente in linea con la sua mancanza di educazione, usata ad arte.  verso un certo target a fini di consenso.

Il porto ed i nuovi progetti: quando valutare equivale a migliorare

di Diego Bevilacqua CSPS – Civitavecchia

Il porto di Civitavecchia sembra stia cercando di evolversi, portando avanti diversi progetti che prevedono modifiche sia a livello di struttura ed architettura portuale (come il dichiarato rinnovo del waterfront) che a livello ambientale.

Sorvolando sulla prima questione, che presenta un aspetto rilevante per parte tecnica e di struttura, ma che deve essere comprensiva di seria apertura verso la città, l’innovazione ambientale ha visto deviare dalla strada precedentemente battuta sul piano delle banchine elettrificate.

Nell’articolo di Civonline si parla di un progetto sostenuto dalla Royal Caribbean riguardo l’abbattimento delle polveri grazie all’utilizzo di “filtri umidi”; è un sistema di scrubbing.

Grazie ad esso, secondo quanto affermato dal Primo Cittadino, si andrebbe non soltanto a migliorare la condizione inquinante in cui verte oggi la città, ma si troverebbe un’alternativa alle banchine elettrificate, le quali hanno presentato dei problemi.

Dall’esperienza maturata grazie all’informazione diffusa nei riguardi del nostro territorio, però, il problema sembra non risiedere unicamente nella ricerca di approcci validi alla riduzione dei fattori inquinanti, che siano quindi scrubbing, banchine elettrificate od altre tecniche, ma anche e soprattutto nella mancanza di serie modalità di valutazione dei rischi inquinanti, come anche di valutazioni della progettazione.

L’importanza di poter rilevare quali siano i problemi ambientali a livello portuale e in riferimento proprio a questo tipo di inquinamento, non unico ma nemmeno da meno rispetto ad altre tipologie, è uno studio teso a produrre utile di conoscenza per il presente ed anche per il futuro.

In materia di controlli di questo tipo, con riferimento ad acque superficiali e costiere, la Direttiva Quadro 2000/60 CE è precisa, abbracciando non solo le emissioni atmosferiche derivanti dagli scarichi delle navi, ma anche le emissioni acquatiche.

La Direttiva, che prevede in via generale l’obbligo da parte degli Stati membri di attuare tutte le misure necessarie a ridurre in maniera progressiva l’inquinamento da sostanze pericolose (art. 4 c. 1 lettera a), parla anche di elaborazione di monitoraggi. L’Europa però non si limita ad introdurre studi di monitoraggio, ma va oltre, affermando come gli Stati membri debbano elaborare programmi finalizzati ad una visione coerente e globale di ciascun distretto idrografico (art. 8 c. 1), e dunque studi ampliati anche a diverse tipologie di risorse idriche.

È negli articoli seguenti della Direttiva che in maniera più indicativa si parla degli approcci tesi ai controlli, agli art. 10 c. 2 e 16 c. 2.

Il primo caso, che tratta di approccio combinato, vede la realizzazione di:

–          controlli sulle emissioni basati sulle migliori tecniche disponibili;

–          controlli dei valori limite di emissione;

–          controlli comprendenti le migliori prassi ambientali.

All’art. 16 si incontra la “valutazione dei rischi” che sia fondata su “principi scientifici”, e che tenga conto:

–          del rischio intrinseco della sostanza interessata, fondato sull’ecotossicità acquatica e la tossicità per le persone attraverso esposizione acquatica;

–          delle prove derivanti dal monitoraggio dei fenomeni di contaminazione ambientale;

–          di altri fattori che possano indicare possibilità di contaminazione, quali il volume di produzione di una sostanza e le sue modalità d’uso.

L’inquinamento è un contesto di rilevante importanza e del quale con molta accortezza dovrebbe occuparsene la P. A.

La ragionevolezza scientifica che gli sta dietro e che è dettata anche da specifica normativa è anche valore che serve a porre dei limiti a determinate situazioni che prevedono perseguimenti finalizzati al profitto e all’economicità. Studi e valutazioni periodiche, che siano realizzate in maniera adeguata  e dunque comparabili nel tempo e nello spazio, sono passi fondamentali finalizzati anche agli studi di tecniche e misure di tutela ambientale, cercando di evitare quindi approcci che si dimostrino inadeguati ed errati nel tempo, provocando soltanto perdite di denaro e non risolvendo di fatto il problema.

Allo studio del progetto di scrubbing della Royal Caribbean, come agli studi futuri, l’Amministrazione dovrebbe impegnarsi a trovare metodo e scientificità continuata nel tempo a livello ambientale, adottando studi che non siano finalizzati a sé stessi, ma anche al perfezionamento di piani futuri che tutelino la questione ambientale e perseguano al contempo la loro economicità.

In uno degli ultimi Consigli comunali, il consigliere Lungarini aveva parlato proprio di adottare alcune forme di analisi e studio delle sostanze inquinanti sostenute nel Nord Europa, come anche misure poste in atto nel Mar Baltico, ma quella proposta poi sembra essere morta proprio in quel Consiglio, mentre invece dovrebbe essere un trampolino di lancio per attuare misure migliori, finalizzate ad una società migliore.

Fontehttp://www.civonline.it/articolo/fumi-porto-si-studia-un-nuovo-progetto

Con Mario Polese, Innovatori Europei si candida al Consiglio Regionale di Basilicata

Innovatori-Europei-defGli Innovatori Europei sostengono il coordinatore potentino Mario Polese nella competizione elettorale per il rinnovo del consiglio regionale lucano del mese prossimo.

“Mario rappresenta la migliore espressione della nuova società civile lucana impegnata” aggiunge Massimo Preziuso, Presidente degli Innovatori Europei.

“Sostenendo questa candidatura, la nostra associazione entra ancora più pienamente nel dibattito politico regionale, con l’ambizione di orientarlo il più possibile verso la progettualità del futuro. La nostra primaria finalità è quella di immettere nel dibattito pubblico e nel sistema produttivo lucano le tante energie presenti nel territorio”.

In programma, per le prossime settimane, un dibattito aperto alla cittadinanza sui temi dello sviluppo sostenibile trainato dal know – how e dalle risorse economiche derivanti dal polo petrolifero regionale.

Candidatura a Coordinatore di Circolo PD Pistoia Centro Storico – Marco Frediani

“Tornare a esortare i giovani a costruire un futuro migliore, basato sullo sviluppo compatibile della Terra e dei popoli, su un’alternativa economica, più equa e più giusta, sul rilancio delle grandi istituzioni europee. A resistere con creatività, intelligenza, voglia di fare” (da ‘Impegnatevi’ di Stéphan Hessel).

 

Il Circolo PD Pistoia Centro Storico rappresenta ormai da tempo una realtà del nostro territorio che ha fatto della continuità di lavoro, dell’unità, del pluralismo, dell’inclusione, del dialogo e della partecipazione i propri punti di riferimento. Molte sono le persone che gravitano attorno a quello che non ho difficoltà a definire ‘uno straordinario punto di incontro’. E se la vita è l’arte dell’incontro, è dai buoni incontri che nascono le buone politiche. Perciò iscritti, non-iscritti, semplici passanti e assidui frequentatori, ognuno a suo modo ha lasciato una traccia importante nel nostro percorso. Un percorso intenso, a volte difficile ma quello che è più importante, un percorso prima di tutto ‘vivo’.

 

Personalmente sono convinto che il rinnovamento dell’Italia parta dal rinnovamento dei partiti. E in particolare dal rinnovamento del Partito Democratico, attualmente unico vero spazio politico e di confronto. L’Italia ha chiaramente dei limiti di funzionamento e questo è dovuto non tanto a un deficit di potere, come in troppi ancora pensano, anche nel Pd, ma a un deficit di partecipazione: per questo servono metodi nuovi. Per questo oggi in politica sempre più il ‘come fare’ diventa sostanza insieme al ‘cosa fare’. Fatto salvo il principio di democrazia rappresentativa occorre iniziare ad aprirsi a elementi di democrazia deliberativa.

 

Negli ultimi tre anni molto è stato fatto nel nostro Circolo. Le riunioni sono state tante, per quanto riguarda gli incontri pubblici è difficoltoso ricostruirne l’elenco completo (“Il vento del cambiamento” – Pistoia incontra Milano, “Verso Stati Uniti d’Europa”, i temi della sostenibilità ambientale ed energetica, alternativa economica, Ius Soli, la questione del Nord Africa, il bilancio del Comune di Pistoia, il piano del commercio, cene raccolta fondi, il percorso di ‘Terra Franca’ ecc.). E questo basandoci su semplice autofinanziamento e le entrate dal tesseramento. Tanto che il bilancio del Circolo si trova attualmente in uno stato di solido attivo.

 

Se molto è stato fatto, molto resta ancora da fare.

 

Ed è per questo che ho deciso di ricandidarmi come coordinatore di questo Circolo. Per proseguire un percorso di costruzione di un partito nuovo che sia sempre di più un’organizzazione partecipata di iscritti, di cittadini e di associazioni. Per un partito a supporto degli amministratori e non per un partito degli amministratori.

Una sfida di metodo ma anche culturale. Oggi al patrimonio storico dei temi “tradizionali” della sinistra (contrapposizione capitale – lavoro, giustizia, equità) occorre aggiungere quelli delle “nuove dimensioni” della politica e della costruzione di una nuova cultura democratica autenticamente ambientalista.

 

Nuove dimensioni che partono dalla consapevolezza dell’interdipendenza tra Stati da un punto di vista economico-finanziario, ambientale (acqua, cibo, energia, cambiamento climatico) e sociale in termine di fratellanza tra popoli.

 

Per la costruzione di una visione nella condivisione. Per valorizzare un’idea di insieme, di comunità, di unità nella diversità, per riscoprire l’empatia e il dialogo accanto alla dialettica politica. Il piacere del collaborare e del fare insieme, la diplomazia come vera forza della politica.

 

Di seguito, brevemente, alcuni punti per il programma di mandato da svolgere con il nostro Circolo. Un’idea di programma aperta naturalmente a eventuali contributi e integrazioni:

 

1)    Maggior radicamento territoriale:

  • Rafforzamento del ruolo politico del circolo quale elemento di connessione fra partito, amministrazione cittadina e società civile (di cui l’associazionismo è parte integrante), in una prospettiva ‘per’ e mai ‘contro’.
  • La necessità di una sede e maggiore organizzazione dell’attività.

2)    L’idea di Circolo come Laboratorio: uno spazio palestra di idee, proposte, azione ma sopratutto di collaborazione.

 

3)    Riattivazione/modernizzazione del blog del Circolo e di altri spazi virtuali (facebook, twitter ecc.) come luoghi di discussione e trasparenza.

 

4)    Tutela del pluralismo del partito e della libera circolazione di idee:

  • Terzietà del ruolo di segretario
  • Rispetto di ciascuna delle anime del partito, garanzia di rappresentatività e libertà di espressione.

 

Un programma naturalmente da costruire e svolgere insieme.

Marco Frediani

L’incontro tra gli Innovatori Europei e i candidati segretari della federazione romana del PD

Ieri – 22 ottobre – nella sede del PD Roma Centro Storico, si è svolto un breve incontro tra alcuni esponenti di Innovatori Europei (IE) Roma e il candidato alla segreteria della federazione romana Tobia Zevi.

Gli altri candidati invitati, pur ringraziando per l’invito, non sono riusciti ad essere presenti. Tommaso Giuntella ha inviato un documento politico. All’iniziativa erano presenti, tra gli altri, il Presidente Nazionale di IE Massimo Preziuso e gli esponenti del Lazio Paolo Di Battista e Giuseppina Bonaviri.

Con Zevi abbiamo condiviso la necessità di rinnovare nelle persone e nei metodi il partito romano. E gli abbiamo esposto brevemente due nostri progetti, da lui condivisi:

– Roma capitale culturale dell’euro mediterraneo, protagonista del nuovo dibattito verso la federazione europea (organizzazione convegno a Roma).

– Roma capitale “intelligente”, centro di una rete di città smart.

L’incontro si è concluso con il proposito di riaggiornarsi con la federazione romana, a congresso concluso.

Resoconto incontro tra Innovatori Europei Napoli e i Candidati alla Segreteria Provinciale del PD

Innovatori-Europei-defIeri – 17 ottobre – nella sede del PD Campania in Via S. Brigida, si è svolto un vivace ed interessante incontro tra gli Innovatori Europei (IE) di Napoli e i candidati alla segreteria provinciale del PD Napoli Gino Cimmino e Venanzio Carpentieri. All’iniziativa erano presenti, tra gli altri, il Presidente Nazionale di IE Massimo Preziuso e il neo-coordinatore di IE Napoli Gaetano La Nave. 
I due candidati alla segreteria provinciale del PD Napoli hanno condiviso le riflessioni di IE sulla necessità che la nuova fase del partito provinciale comporti una maggiore apertura alle competenze, ai saperi, alle energie, all’associazionismo presenti nella società napoletana. Tanti i temi toccati durante l’incontro: dalla governance policentrica ma integrata dell’area metropolitana di Napoli; alle necessarie bonifiche e riconversioni territoriali di zone importanti del territorio come Pianura, Bagnoli, il Giuglianese e il Nolano; dalla progettazione per la realizzazione di un hub internazionale di ricerca nella zona occidentale del capoluogo, a partire dalla proposta IE di una “Stanford a Bagnoli“; alla mobilità integrata e lo sviluppo portuale. Entrambi i candidati hanno condiviso e accolto la proposta degli IE di Napoli che veda la costituzione all’interno del PD provinciale di un dipartimento  che sia un luogo di progettazione e di ricerca, aperto a contributi esterni, e che operi in perfetta sinergia con il partito e con chi lavora quotidianamente nelle istituzioni. A tal riguardo la rete dei saperi internazionali presente in IE sarà messa a disposizione e in dialogo con la prossima segreteria provinciale del PD per sostenere uno sviluppo reale e strategico della “Grande Napoli”, tra i temi principali di dibattito nei prossimi Stati Generali di Innovatori Europei, che si terranno a fine novembre a Roma.
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