Politica
Projects for another Italy in Europe – 30 november, Rome
Ebbene sì, il PD ha tenuto ma la scelta sul Ministro Cancellieri non mi ha convinto
di Marco Frediani
Ebbene no, la scelta sul Ministro Cancellieri personalmente non mi ha convinto. Perché è vero che occorre sempre avere un forte senso di responsabilità nelle scelte. Ma esistono molti piani che si vanno a sovrapporre in questa vicenda.
1) Il piano giuridico: di competenza della magistratura, seguirà il proprio percorso.
2) Il piano politico: che coinvolge la credibilità della politica e la progressiva scomparsa della fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini.
E’ il secondo punto quello che mi interessa perché è questo che coinvolge tutti, a partire dai partiti. Se da una parte è vero che il Ministro non risulta aver commesso alcun atto contro la legge, dall’altra il danno di immagine istituzionale, soprattutto per il senso di totale fiducia nella persona che un ruolo di così alta responsabilità richiede, appare inevitabilmente intaccato.
Se da una parte si ricerca un rigore ferreo, spesso eccessivo, per quanto riguarda conti e i bilanci dello Stato, non si capisce perché si cerchi di far passare in secondo piano la necessità di un rigore analogo anche quando si affrontano questioni più di tipo valoriale. Con questa scelta il rischio è quello di mortificare il senso stesso delle Istituzioni.
Quelle stesse istituzioni che sono (o dovrebbero essere) il punto più alto di sintesi democratica del nostro Paese.
Con quella telefonata è stato intaccato il ruolo di imparzialità e equidistanza che un Ministro rappresenta di fronte ai cittadini. E’ stato intaccato quel ruolo di buon esempio che le istituzioni e i loro rappresentanti per primi devono riuscire a dare per poterlo poi pretendere dai cittadini.
Il Primo Ministro, Enrico Letta, ha deciso di motivare la richiesta come un atto di responsabilità, ponendo la questioni in termini di tenuta del Governo. Un qualcosa di difficile da comprendere se posto di fronte al rigore espresso a suo tempo nei confronti di un altro Ministro, Josefa Idem. Rigore che a qualcuno parve quasi eccessivo ma che esprimeva la necessità della riscoperta di un credibilità della politica.
Il PD anche questa volta ha tenuto. Ed è qualcosa di positivo. Ha sostenuto compatto la richiesta avanzata dal proprio premier. D’altronde, come mettere in dubbio la parola del proprio Presidente del Consiglio? E’ stato così chiesto un ulteriore atto di responsabilità. L’ennesimo di una lunga serie che rischia di allontanare sempre di più la politica dai cittadini.
E se in politica la forma è anche sostanza, resta l’amarezza per aver perso un’occasione importante per dimostrare che qualcosa stia veramente cambiando, per ricominciare a dare un briciolo di fiducia alle persone. Un danno di immagine che si tramuta in un’occasione persa per affermare in modo forte che le Istituzioni e il loro rispetto contano più delle persone che le rappresentano.

L’incontro di Potenza con Mario Polese, innovatore europeo e candidato consigliere regionale di Basilicata

Ieri mattina, 10 novembre, in una frizzante domenica potentina, abbiamo incontrato Mario Polese, Innovatore Europeo e candidato al consiglio regionale di Basilicata (elezioni del 17-18 novembre). Alla presenza di numerosi giovani e donne, ed esponenti della società civile di Basilicata, abbiamo provato a declinare insieme percorsi di sviluppo innovativi.
Dopo il caloroso saluto agli Innovatori Europei del candidato governatore Marcello Pittella, uno scambio di punti di vista sulla Regione tra Massimo Preziuso e Mario Polese ha dato il via ad una serie di interessanti contributi dei presenti.
A concludere, un aperitivo con concerto di jazz in terrazza.
Con Mario Polese (qui il suo programma elettorale) gli Innovatori Europei auspicano di entrare nel consiglio regionale di Basilicata!


Saluto introduttivo Marcello Pittella – Incontro Innovatori Europei con Mario Polese a Potenza
Un bit più di Google
L’altro giorno , come con forse eccessiva petulanza vi ricordavo, ho presentato il mio libro Avevamo la Luna – vi ho mai fatto accenno che è uscito?- alla fondazione Di Vittorio con interlocutori davvero particolari, come il vice ministro allo sviluppo economico Stefano Fassina, il presidente di Tiscali, ex presidente della Regione Sardegna Renato Soru, il presidente della stessa Fondazione Ghezzi, con il direttore Prof Pepe, e l’on. Walter Tocci.
Un parterre de Roix tutto politico per una discussione tutta politica. Finalmente. In questi mesi, trovandomi dinanzi a platee generaliste, ho dovuto camuffare il mio libro da un testo sul costume degli anni ’60. In realtà, almeno tale era l’intenzione, volevo scrivere un libro sulla sinistra di oggi.
E sono andato nella tana del lupo a discuterlo. La Fondazione Di vittorio è un organismo collaterale della CGIL. E il tema del lavoro, punto nevralgico del mio ragionamento, è un valore sacro. Così come per Fassina, che ha scritto un saggio intitolato Per il Lavoro.
Ho affrontato il toro per le corna: oggi il baricentro economico sta inesorabilmente uscendo dal campo del lavoro e saldamente radicandosi nel campo del sapere, anzi della circolarità del sapere. Chi controlla la mobilità dei pensieri controlla le relazioni sociali e dunque la politica. Questo in sintesi il mio ragionamento.
Devo dire che sia Fassina che Tocci hanno mostrato un atteggiamento estremamente aperto e comprensivo. Fassina ha ammesso che sul tema innovazione e politica le denunce del mio libro sui ritardi della sinistra sono fondate e che in quel triennio, 62/64 , si perse una grande occasione. Tocci è andato più in là, parlando di un sano estremismo del libro che deve fare piazza pulita dei retaggi ideologici che ancora rimangono nel cuore della sinistra italiana.
meno sorridente il direttore della Fondazione Di Vittorio, che ha iscritto il mio libro in un filone che ha definito degli storiografi di Lotta Continua, affermando che la causa del declino della sinistra è che l’avversario non ci concede di condividere il suo potere in fabbrica.
Ma per tutti, sia i sorridenti che i digrignanti, il tema rimaneva la centralità del lavoro.
Voglio qui in tre righe spiegare finalmente cosa intendo io per centralità del sapere.
per farlo mi appello, secondo le vecchie procedure terzo internazionaliste, ad una citazione dei sacri testi:
capitolo 13 del 1° libro de Il capitale di tale Karlo Marx: Il Darwin, scrive il ragazzo, ha diretto l’interesse storia della tecnologia naturale, cio è sulla formazione degli organi vegetali ed animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita eguale attenzione la storia della formazione degli organi produttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni formazione sociale particolare?
E lo stesso autore, che di lavoro una qualche conoscenza aveva, così concludeva: occorre scrivere una storia critica della tecnologia.
Intendo dire che fino dalla metà del XIX° secolo, si coglieva il processo per cui il macchinismo stava trasferendo funzioni essenziali dall’attività umana alla fase di concepimento delle macchine. Era proprio quello il momento in cui il capitale sanciva il suo predominio: era il capitale a progettare le macchine e tramite quelle ha determinare le relazioni sociali.
oggi che il software sta automatizzando la maggioranza delle nostre attività cerebrali e neuronali, interferendo con il nostro modo di pensare a maggior ragione dovremmo organizzare tempi e modi per interferire con lo sviluppo delle intelligenze artificiali che stanno contribuendo a formare il 70% del valore prodotto dall’umanità.
In sostanza , la carica conflittuale del movimento operaio va riprogrammata per esprimersi nei luoghi e nei termini di una negoziazione dell’algoritmo.
Tanto più che, come spiegano gli scienziati, l’informatica non serve a produrre le app su facebook o su Apple ma ha riprogrammare la vita, attraverso le biotecnologie. Attività che non possiamo non presidiare politicamente.
Questo è il senso del mio ragionamento e il vero messaggio che Olivetti trasmetteva con il suo discorso esattamente di 54 anni fa, del 8 novembre del 1959, quando parlava dell’informatica come tecnologia di libertà che avrebbe emancipato l’uomo dal peso del lavoro manuale.
Dunque il cuore oggi del potere è il controllo dell’algoritmo. per questo rilancio una proposta concretissima: perchè il governo , o almeno la sinistra al suo interno, non chiede una norma che premi con una defiscalizzazione tutte le aziende o le partite Iva che investono sul proprio software, ossia che non acquistano prodotti intelligenti già fatti ma che attivano ricerche e adeguamenti di software autonomo? Perchè non indirizzare la poyt6enza del sistema informatico italiano che porta questo paese ad essere il primo produttore di app del mondo, a produrre software originali per il sistema produttivo nazionale? Non è questo un modo per non toglierci il cappello nemmeno dinanzi a Google?
Proprio come Di vittorio ci ha insegnato , quando diceva che non dovevamo piegarci dinanzi al padrone e che dovevamo sapere una parola più di lui. perchè dobbiamo toglierci il camice bianco dinanzi al padrone che progetta e dobbiamo rassegnarci a sapere un bit meno di Google?
Sulla trasformazione delle province evitiamo amenità
Il 5 novembre, si è tenuta a Roma presso il Teatro Quirino l’assemblea nazionale delle Province italiane. Si è messa in evidenza l’urgenza di rileggere i territori per dare dignità e governo all’area vasta e per sconfiggere la consistente nuova centralizzazione dei poteri, da un lato verso lo Stato dall’altro verso Regioni e Città metropolitane. Emerge chiaramente che con l’abolizione delle Province si distruggeranno la rete diffusa e capillare dei piccoli comuni, che tesoro nella tenuta territoriale, si troveranno d’improvviso accorpati dalla riforma Delrio oltre una serie di servizi destinati al cittadino e previsti dalla nostra Costituzione,. Questa riforma porterà anche la riduzione delle componenti del salario accessorio e le mobilità forzose dei lavorati del settore con meccanismi di cassa integrazione preludio di ulteriori tagli.
La proposta del Ministro di trasformare le province in agenzie è fantasiosa, forse dettata dalla necessità di contrastare sul piano mediatico le molte incongruenze che contiene la proposta del Governo alla soppressione delle province. Al rebus di chi espleterà le funzioni fin qui esercitate dalle province il Ministro risponde che saranno assegnate ai comuni dimenticando completamente quale lo stato comatoso, sia sul piano finanziario che operativo, in cui versano la maggioranza dei comuni ed in particolare quelli del sud Italia di cui la provincia di Frosinone è propaggine.
La nota dominante delle dichiarazioni ministeriali appare quella della semplificazione di questioni complesse che riducono i livelli di democrazia esistenti nel nostro ordinamento e che, per impotenza verso le molte altre inefficienze (vedi enti e società strumentali pubbliche, dal livello locale a quello statale), appesantiscono con costi impropri la finanza pubblica ed i cittadini tutti.
Peraltro la Regione Lazio ha la peculiarità di avere nel suo territorio la Capitale che rivendica funzioni ulteriori rispetto a quelle che le verranno assegnate dall’istituzione delle città metropolitane: una ragione di più per dover disporre nel territorio di una rappresentanza funzionale che sia di riequilibrio rispetto al peso che avranno le politiche di area vasta. Senza questo bilanciamento assisteremo ad una regionalizzazione dell’area vasta non sufficientemente rappresentativa delle periferie piuttosto che ad un trasferimento ai comuni delle funzioni che fino ad oggi sono stati di competenza provinciale. Una deriva che viene anche dalla constatazione di quanta ritrosia la Regione abbia da sempre dimostrato nel ridurre il suo peso rispetto la gestione della moltitudine di attività accentrate invece di pensare a dedicare più spazi alla programmazione favorendo territori e interi settori di attività produttive.
E’ questa la ragione per la quale la classe politica locale, anziché attanagliarsi intorno al proprio potere riproponendo persino il miracolo della moltiplicazione dei pani, dovrebbe invece occuparsi seriamente delle tante criticità del cittadino magari chiedendo da subito alla Regione la preparazione di una Conferenza delle Autonomie locali regionale che imponga, sul delicato tema del riordino e del destino delle province, soluzioni urgenti, trasparenti ed efficienti. Senza tale provvedimento assisteremo ad una diminuzione dell’efficacia d’intervento su tutte le materie ad oggi ancora di competenza provinciale: viabilità, edilizia per l’istruzione secondaria, lavoro e formazione professionale, trasporti pubblici locali, gestione del ciclo dei rifiuti, protezione della natura e dell’ambiente non dimenticando quelle di coordinamento per la pianificazione delle scelte di localizzazione. “Un diluvio di finte innovazioni annegate dentro provvedimenti finanziari destinate ad avere vita breve senza una tenuta ordinamentale. Più una dichiarazione manifesto che norma di revisione costituzionale”.
Il vice ministro Catricalà interviene sui tagli all’emittenza locale
(la REA rilancia gli emendamenti per la riforma)
La notizia è stata battuta dall’ANSA di oggi, 08 novembre 2013, alle ore 14.50, la quale riferisce l’intervento del Vice Ministro Catricalà su Saccomanni e Zanonato con una lettera allarme per il taglio dei fondi all’emittenza radio-tv locale contenuto nella legge di stabilità e in quella di bilancio che rispetto al 2013 è di circa la metà. Intanto una cordata tasversale di senatori (Pd, PDL, M5Stelle) hanno depositato i sei emendamenti della REA che, lo ricordiamo, mirano a salvare 350 imprese e 2800 posti di lavoro. Nella lettera inviata ai senatori, il Presidente, Antonio Diomede, ha fatto presente che gli emendamenti studiati dalla REA sono “concepiti per allegerire la spesa dello Stato e per battezzare l’inizio di una sana e credibile azione riformatrice del settore in direzione della perduta libertà d’impresa ai fini dello sviluppo tecnologico nella continuità produttiva delle aziende e dei relativi livelli occupazionali”. Ciò è possibile con il riconoscimento di “servizio pubblico” svolto dall’emittenza locale in favore dell’utenza e delle istituzioni territoriali attraverso un “contratto di servizio” a latere di quello RAI che preveda l’aggancio al canone in attuazione della Legge 422/93. Con tale riforma, ha affermato Diomede, “lo Stato risparmia più di 100 milioni l’anno e assicura definitivamente il sostegno all’emittenza locale senza essere costretti, ogni anno, a chiedere al Governo di turno “l’elemosina con il cappello in mano” per difendere il sacrosanto diritto costituzionale relativo al pluralismo d’informazione”.
Domenica 10, ore 11, Potenza: Incontro con Innovatore Europeo Mario Polese, candidato al consiglio regionale di Basilicata
Domenica mattina, 10 novembre, incontriamo a Potenza Mario Polese, innovatore europeo e candidato al consiglio regionale di Basilicata del 17 novembre. Parliamo di Basilicata, provando a declinare percorsi di sviluppo innovativi. Vi aspettiamo a Via del Gallitello 163.Innovatori Europei at Election Night with italian Bill de Blasio in NYC: Streaming
Romano Prodi pone il tema della revisione del Fiscal Compact. Adesso, chi lo segue?
In una intervista di oggi al Quotidiano Nazionale, il presidente Prodi pone la questione della necessità della revisione del Fiscal Compact e della fine della politica di austerità.


