Politica
Innovatori Europei nel libro “Lobbying & Lobbismi”
Il valore del lobbying per la democrazia e la crescita dell’Italia. Spesso denigrata in Italia, nel suo libro Gianluca Sgueo illustra le virtù di un’attività lobbistica regolamentata e riconosciuta, suggerendo le regole per farla funzionare in modo efficiente e trasparente
Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni avanzate dal governo Monti, hanno rafforzato le connotazione negative associate alle lobby, viste come raggruppamenti di affaristi, difensori di caste e faccendieri. Nel suo volume Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale (Egea 2011, 263 pagg., 24 euro) Gianluca Sgueo mostra invece come fare lobbying può essere un’attività trasparente e regolamentata con un ruolo fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e dell’economia, disegnando le linee guide per favorire in Italia una crescita culturale nei confronti del lobbying e instaurare un sistema efficace e funzionale.
Come sostiene infatti nella sua prefazione Giuseppe Mazzei, direttore dei Rapporti istituzionali del Gruppo Allianz, in Italia permane “la congiura dell’ignoranza…dove la parola lobby è usata quasi sempre a sproposito come sinonimo di attività illecite o traffici immorali.” Mentre invece “il lobbismo corretto e ben regolamentato è un elemento cruciale per migliorare la competitività del sistema imprenditoriale e in genere del sistema democratico.”
Nel volume infatti Sgueo illustra in maniera vivace e dettagliata la funzione dei lobbisti in una democrazia contemporanea, funzione che fa parte del meccanismo che favorisce una democrazia partecipativa in cui viene incentivato il coinvolgimento dei cittadini nell’assunzione delle decisioni. Il fenomeno viene così fotografato, con esempi tratti sovente dal mondo anglosassone, illustrando i benefici ma anche i problemi senza timore di sottolineare aspetti e esempi negativi. Benefici che in termini di ritorno economico sono stati valutati dalla University of Kansas in uno studio che ha preso in considerazione un’attività di lobbying di 300 milioni di dollari che ha avuto un ritorno di 220 volte il capitale investito.
Sgueo ripercorre con interviste e resoconti il ruolo delle lobby nelle campagne elettorali e nei processi democratici negli USA e Gran Bretagna, trovando in Italia pochi casi positivi da illustrare, come i risultati ottenuti dalla regolazione sul lobbying predisposta dalle Regioni.
La categoria in Italia attraversa infatti una profonda crisi di legittimazione, con le lobby dipinte come centri di potere finalizzati a raggiungere scopi non leciti o non negli interessi dei cittadini. Una crisi aggravata dalla mancanza di una regolamentazione organica, dall’assenza di un regime di trasparenza, dalla delegittimazione della politica e dei partiti e dalla mancanza di rappresentazione degli interessi del tessuto imprenditoriale prevalente, quello delle Pmi. Gli imprenditori, soprattutto quelli più piccoli, non si sentono rappresentanti dalle associazioni tradizionali e scalpitano per avere più peso.
Un sistema incompiuto che, secondo Sgueo, è specchio “dell’incompletezza di un intero sistema decisionale, di una ‘democrazia incompiuta’… Regolare coerentemente il lobbying significa dare alla nostra democrazia maggiore spessore, riconoscendo alla società civile il libero esercizio di iniziativa e, superando definitivamente il mito dell’interesse pubblico, ponendo il decisore a livello dei cittadini o delle imprese portatori di interessi.”
Sgueo entra poi in dettaglio sull’insieme di norme e approcci che va introdotto per dare al lobbying la sua giusta collocazione e dignità in Italia. La positività del lobbying può esistere infatti solo a condizione di fare e osservare regole. Ciò che serve in primo luogo, secondo Sgueo, è “una legge che disciplini le modalità di accesso alla categoria dei lobbisti, che ne definisca le modalità d’azione e la deontologia… Una definizione corretta del confine tra ciò che è lecito e non lecito fare nell’esercizio di pressione sul decisore pubblico è il problema più importante.”
Serve poi, secondo Sgueo, un investimento serio sulla formazione e selezione dei lobbisti con un sistema che prepari i futuri professionisti e che premi i più meritevoli. “L’ultimo passaggio potrebbe e (dovrebbe) essere l’integrazione ‘ufficiale’, e non più ufficiosa, delle pratiche di lobbying nel sistema democratico,” conclude Sgueo.
Gianluca Sgueo, giornalista, è ricercatore presso il Center for Social Studies dell’Università di Coimbra, docente presso l’Università degli Studi della Tuscia e direttore dell’Area Istituzioni di I-Com.
Riflessione sul Mediterraneo a Frosinone con la candidata Bonaviri
La Bonaviri tra la gente e una riflessione sul Mediterraneo
In una giornata passata tra la gente nelle pozzanghere di Frosinone, la Bonaviri ha anche dibattuto con Luca Lauro e Massimo Preziuso di Innovatori Europei e altri amici sul tema del Mediterraneo e in particolare sulle opportunità commerciali per le imprese e i lavoratori del Frusinate.
Ve ne proponiamo una sintesi:
1 – Innanzitutto vi sono dei motivi di carattere generale a giustificare l’interesse delle imprese italiane rispetto ai paesi che sonostati recentemente attraversati dalla primavera araba:
sono stati rimossi importanti regimi che, facendo da tappoalla democrazia, infarciti da una corruzione spesso internazionale, hanno impedito per decenni uno sviluppo possibile nell’agricoltura come nell’industria, partendo dal fatto che si tratta di paesi ricchi di materieprime energetiche in primis petrolio e gas naturale.
Il passaggio a forme democratiche di partecipazione sta ulteriormente stimolando la progettazione di nuove infrastrutture economiche ela stessa Unione Europea, che da tempo ha varato progetti finanziari di cooperazione per lo sviluppo del Mediterraneo, è particolarmente interessata agli esiti economico sociali che si avranno nell’area: in questo momento arrivare lì per primi potrebbe significare conquistare delle quote di mercato solide e durature, anche per il fatto che leimprese e i gruppi di diversi paesi occidentali, hanno seguito negli scorsi mesi le direttive delle proprie ambasciate e si sono ritirati temendo il peggio dalle rivoluzioni in corso.
In tal senso gli italiani sono visti particolarmente di buon occhio in tutto il nord africa e nello stesso Libano dove un contingente di 2000 uomini presidia stabilmente la zona assegnata per favorire gli equilibri di pace con Israele.
2 – Si verifica spesso un errore di valutazione da parte delle imprese intente ad escludere le aree di conflitto dalle proprie rottecommerciali:
il fatto che siano in corso dei conflitti o che si siano dapoco placati non significa che l’economia si sia fermata, al contrario lestesse dinamiche politiche che hanno portato ai conflitti segnano il ribaltamento degli equilibri preesistenti e per tali motivi rivitalizzano gliscambi, la ricerca di nuovi fornitori, prodotti e partner commerciali senza considerare che prima o poi si scatenerà il business della ricostruzione,e in tale momento esserci da prima significa rimanere per sempre; nei paesiislamici spesso è importante essere accreditati prima istituzionalmente peravere un buon seguito con gli affari privati, percui il ribaltamento dellesorti politiche offre nuove importanti opportunità a chi per primo saprà dialogare e conquistarsi l’amicizia delle nuove leadership.
3 – L’interesse nazionale ad accrescere e fortificare le relazioni commerciali con paesi ed interlocutori le cui principali voci di esportazione corrispondano con quei beni di cui abbiamo più bisogno, e chiaramente in primis il petrolio e il gas naturale:
infatti bisogna considerare che il business porta altro business per cui, avere rapporti con paesi ricchi di energia è molto meglio che scambiare con paesi trasformatori a basso prezzo come la Cina, che se da unlato ci riempie gli scaffali di merci economiche (facendoci concorrenza) dall’altro non placa il nostro bisogno di materie prime che dovrà comunque essere soddisfatto importando da un’altra parte, con la conseguenza dipeggiorare l’equilibrio generale della bilancia commerciale.
4 – L’amicizia con i paesi del mediterraneo potrebbe favorire finalmente in futuro rotte di scambio umano non più per necessità ma per turismo, grazie allo sviluppo economico sociale di quei territori che farebbero a loro volta da cuscino di assorbimento per le migrazioni provenienti dal centro africa.
5 – A fianco a queste motivazioni di carattere generale vene sono altre particolarmente apprezzabili per le imprese italiane.
Ovviamente la prima è data dalla prossimità dei mercati che si affacciano sul mediterraneo: significa che essi sono geograficamente meno distanti, il che equivale a costi e rischi proporzionalmente inferiori rispetto al raggiungimento delle merci verso altri paesi più lontani, ma anche che sonoculturalmente più vicini, laddove spesso sono rintracciabili matrici storiche comuni come quelle determinate dal passaggio storico dei saraceni nel suditalia e che rendono le popolazioni islamiche spesso più sensibili alle proposteitaliane rispetto a quelle più economicamente vantaggiose provenienti dalla Cina e dall’estremo oriente, i nostri maggiori competitor assieme alla Germania nel commercio internazionale. La minore distanza oltre a rendere i trasportidi merci e persone più economici permette anche una maggiore e migliore gestione di possibili investimenti italiani in loco.
6 – Le imprese del Frusinate hanno rivelato un forte dinamismo sui mercati esteri a partire dal 2006:
il confronto dei saldi normalizzati import/export con i dati nazionali, ne fa una provincia in enorme crescita sulla quale sarà beneinvestire con politiche mirate di sviluppo.
Nel 2006 le esportazioni dal territorio provinciale verso l’estero contavano circa1,900 mld di euro e nel 2011 hanno registrato 4,165 mld di euro, sonopraticamente raddoppiate, il che significa che c’è una forte vitalità imprenditoriale che va correttamente guidata dove possa avere dei riscontri disviluppo e stabilità in termini di relazioni commerciali; in particolare nell’ultimo anno sono stati particolarmente attivi i settori delle bevande, degli articoli in pelle, degli articoli ingomma e materie plastiche e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, tutte categorie merceologiche che possono trovare ampi sbocchi nei mercati che si affacciano sulla sponda meridionale del mediterraneo.
Queste considerazioni per dire che anche grazie a rinnovate relazioni con il Mediterraneo Frosinone può ambire al ruolo di “piccola capitale”
Elezione Hollande in Francia interessa l’Italia e la UE
di Gianni Pittella (su www.trentamag.com )
Il nostro paese deve guardare con grande attenzione al primo turno delle elezioni presidenziali che si terranno domani in Francia. Lo dico non per un interesse politico di parte, ma perche’ la Francia, l’Europa e l’Italia hanno bisogno che il socialista Francois Hollande sia eletto il prossimo 6 maggio Presidente della Repubblica francese.
E’ un sentimento che so essere condiviso anche da molti esponenti italiani di centrodestra e il motivo è chiaro: la Presidenza Sarkozy ha contribuito ad indebolire i valori europei in nome di una visione fragile e confusa dell’Europa. Troppo spesso ha seguito passivamente le indicazioni di Angela Merkel, costringendo l’Europa ad un’austerita’ forzata che deprime l’economia. L’Europa di Sarkozy e’ l’Europa della crisi senza fine, della disoccupazione di massa, dell’impotenza della politica di fronte alle forze finanziarie. Con Francois Hollande e’ possibile voltare pagina e ridare fiato all’Europa della crescita, dell’occupazione e dello sviluppo.
Per sostenere la crescita di lungo periodo e’ fondamentale riprendere lo spirito della lettera che 12 governi, tra cui l’Italia, hanno inviato in febbraio a Barroso e Van Rompuy: bisogna completare il mercato interno per sostenere la crescita di lungo periodo superando le strozzature che oggi esistono nel mercato unico. Il completamento del mercato interno consentira’ non solo una maggiore crescita ma permettera’ anche di superare quelle asimmetrie macroeconomiche che oggi minano la zona euro. Mi riferisco all’esistenza di un dualismo economico tra un blocco germanico economicamente centrale e prospero e una periferia mediterranea, fragile e deindustrializzata.
E’ necessario andare oltre l’austerita’ imposta dal Fiscal Compact, come sostengono i socialisti francesi, il nostro gruppo S&D al Parlamento di Strasburgo e tutti i partiti nazionali aderenti alla grande famiglia del Partito socialista europeo.
Il capo-economista del Fmi, Olivier Blanchard, ha giustamente parlato di una schizofrenia dei mercati finanziari: non si puo’ infatti chiedere allo stesso tempo una maggiore austerita’ assieme a una maggiore crescita, come certi operatori finanziari stanno facendo. Con l’austerita’ fine a se stessa infatti non si crea crescita, ma recessione. I conti pubblici vanno certamente risanati, ma solo nuovi investimenti destinati a sollecitare la crescita dell’economia garantiranno la sostenibilita’ delle nostre finanze pubbliche. Per questo vincolare la nostra capacita’ espansiva introducendo il pareggio di bilancio addirittura nella Costituzione e ratificare il Fiscal Compact senza modifiche e’ un errore. Migliorarlo non e’ solo una scelta giusta ma e’ anche un atto di realismo politico legato ai futuri, probabili, equilibri politici europei. Se davvero Francois Hollande sara’ eletto presidente della Repubblica in Francia, la Francia chiederà un miglioramento di questo patto in modo da ricalibrarlo in senso piu’ favorevole alla crescita. Il Fiscal Compact sara’ quindi ridiscusso e l’Italia deve riposizionarsi su questi temi sin da ora”.
Nel breve periodo, di fronte al disordine dei mercati, dobbiamo ottenere che la Bce giochi appieno il suo ruolo, utilizzando efficacemente gli strumenti di politica monetaria. Deve essere riattivato il Securities Markets Programme per dare ossigeno alle finanze pubbliche dei paesi in difficolta’, continuare ad attuare politiche monetarie non convenzionali, per fornire liquidita’ al sistema bancario e produttivo. I tassi di interesse di riferimento vanno ridotti per sostenere gli investimenti e contrastare la stagnazione economica.
Il rito stanco di questi partiti
di Gregorio Gitti
Eppure avevano detto di sì. La nostra proposta di legare il finanziamento pubblico dei partiti al rispetto di determinati requisiti era stata accettata pubblicamente dai principali partiti, Pd, Udc e Pdl. Non il mese scorso, ma tre anni fa. Al convegno che organizzammo a Roma il 7 aprile del 2009.
Sin dalla sua costituzione, Fondazione Etica ha sempre chiesto l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione, attraverso l’approvazione di una legge che disciplini i partiti e che, soprattutto, subordini l’erogazione di finanziamenti pubblici, sotto qualsiasi forma, all’adozione di uno Statuto in grado di assicurare democrazia interna, ricambio nella classe dirigente, trasparenza ed efficienza.
I partiti – abbiamo sempre detto – non devono essere obbligati a regole interne, ma neppure i cittadini devono essere obbligati a pagare per il loro sostentamento a qualunque condizione.
Questa non è antipolitica: non crediamo che i politici siano tutti uguali. Nei fatti, però, in troppi hanno dato prova di un uso disinvolto di fiumi di denaro e di un’occupazione smodata dello spazio pubblico, a livello nazionale come locale. Questo vuol dire che possiamo fare a meno dei partiti? Dei partiti no, ma di questi partiti sì.
Il disfacimento del quadro politico è tale ormai che il problema non è più solo di “quanti” soldi dare ai partiti, ma del “se” darli. Paradossalmente, anche il semplice rimborso elettorale – quello vero – viene ora percepito dai cittadini come uno sperpero del loro denaro di fronte all’inefficienza e inadeguatezza dimostrata dai partiti. Pochi o tanti che siano, perché dare soldi a partiti che non hanno saputo portare a compimento nessuna riforma seria in campo economico e finanziario, nessuna per la ricerca scientifica, nessuna sul lavoro, nessuna in ambito elettorale, nessuna per il riassetto istituzionale del Paese?
È ora di cambiare, da tanto tempo ormai. Ma questa classe politica ha dato prova di non volersi autoriformare e, siccome è essa stessa che fa le leggi, anche su di sé, è difficile fidarsi dei suoi roboanti annunci di questi giorni.
Riconoscere questo non è una resa, ma una presa di coscienza. Per non illudere e non illudersi.
Realisticamente i cittadini hanno solo due strumenti per ottenere una legge sui partiti: la crisi economica e finanziaria, che può spazzare via tutto e tutti – come già in parte ha fatto lo scorso novembre – ma questo dipende solo dagli eventi. Il secondo strumento, invece, è nelle mani dei cittadini: il voto alle prossime politiche può azzerare ogni assetto.
Non c’è bisogno di aspettare un anno: le previsioni di voto, anzi di non-voto, potrebbero essere una spinta sufficientemente convincente per i partiti a invertire finalmente la rotta.
Ma se non si convinceranno loro, potrebbe essere qualcun altro, forse un nuovo soggetto politico (anche solo una lista civica nazionale), a capirlo prima, e a raccogliere la messe di voti in uscita da simboli elettorali ormai svuotati di significato e privi di attrattiva.
Il programma elettorale di Giuseppina Bonaviri, candidata sindaco a Frosinone
Candidata Sindaco
Per la mia e vostra “Piccola Capitale”: Frosinone
1) Beni Comuni
Lo sviluppo di Frosinone capoluogo di provincia, quale motore di sviluppo indipendente ed autogeno, attraverso il migliore utilizzo delle proprie risorse naturali e pubbliche passa dallo scambio della conoscenza e del pensiero, ponendo al centro l’essere e non l’avere, in modo libero da censura o da altri impedimenti. Questo, per noi, diventa la priorità nella gestione della città. Le risorse di un Comune, a partire dall’azzeramento degli sprechi già dalle campagne elettorali, non possono essere intese solo come quelle finanziarie ( in una logica di entrate/ uscite), bensì come l’insieme delle proprietà, del personale, delle imprese industriali/ commerciali e degli immobili che a vario titolo appartengono al Comune. I beni comuni sono patrimonio di tutti, indisponibili sul mercato, non negoziabili. Sono altro dalla proprietà statale o privata, sono beni di proprietà sociale e la loro gestione deve riguardare sia il governo sia le amministrazioni pubbliche sia i cittadini. Ambiente, territorio e paesaggio, patrimonio storico e culturale, democrazia sono un bene comune così come le forme di conoscenza collettiva, i saperi e le culture locali. L’acqua è vita non fonte di profitto. L’aria è vita non fonte di avvelenamento: più biciclette, più trasporto pubblico di qualità, car e bike sharing, e pedibus. La città di Frosinone deve crescere in qualità ed in capacità di recupero urbano, in aree verdi, zone pedonali e in spazi pubblici aggregatori di energie, luoghi questi idonei a mamme, bimbi, giovani, anziani. Le aziende e le proprietà comunali non devono essere privatizzate ma gestite secondo criteri di nuova economia solidale. La partecipazione democratica non può essere uno slogan: deve essere un modo nuovo di concepire l’impegno politico e amministrativo. Attivare allora nell’immediato: consigli di quartiere, consulte tematiche, forum cittadino-dei diritti-delle pari opportunità, una consulta delle bambine-i e per l’infanzia. Si stabiliranno spazi aggregativi comuni quali luoghi aperti di proposte del cittadino con una campagna innovativa ” Uno spazio in comune, uno spazio in ogni comune” . Per l’efficienza e trasparenza della macchina comunale si stabiliranno dei tetti per gli stipendi del management sia del Comune che delle Aziende Partecipate che saranno gradualmente convertite in servizi di gestione pubblica. Ai cittadini dovrà essere messo a disposizione uno sportello virtuale dove esprimere le proprie opinioni sull’operato degli amministratori, per esporre i problemi del proprio quartiere o della città e proporre soluzioni alternative. Tutte le delibere comunali saranno rese pubbliche on-line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti da parte dei cittadini. Le sedute del consiglio saranno video e on-line così come sarà immediatamente on-line ogni delibera consiliare e la pubblicazione sul sito ufficiale di schede personali dei componenti della giunta comunale. Sul sito ufficiale si pubblicheranno i regolamenti comunali, le pianificazioni d’interventi e di atti decisionali di carattere amministrativo che riguardino gare d’appalto prevedendo per i cittadini la possibilità di fare proposte ed esprimere pareri. Si creeranno strumenti di comunicazione digitale ad accesso libero ai cittadini per il monitoraggio e la verifica delle azioni pubbliche e di tutte le forniture di servizi con relativi contratti e fornitori. Sarà creata una banca dati on-line per le gare di appalto delle ditte vincitrici con relative certificazioni antimafia, elenco dei fornitori e dei consulenti comunali. Saranno eliminati i gettoni di presenza e le indennità per gli amministratori comunali che percepiscono già uno stipendio e-o permessi retribuiti. Si introdurranno referendum popolari senza quorum consultivo, propositivo, abrogativo su materie di esclusiva competenza locale. Si introdurrà il diario pubblico di ogni Assessore: ogni assessore verrà fornito di un blog collegato al sito del Comune che dovrà aggiornare in tempo reale a fine giornata. In questo modo cittadini e media potranno seguire quotidianamente l’azione dei loro amministratori. Introdurremo una nuova possibilità per i cittadini di partecipare al consiglio comunale con domande ed interventi: limitando i tempi di intervento dei consiglieri si darà la possibilità al cittadino presente fisicamente nella sala o collegato via internet di fare domande e brevi interventi. Se richiesto dallo 0.5% dei cittadini, una volta l’anno, nell’ambito di un programma ”La parola ai cittadini” si realizzerà una serata partecipativa con facilitatori, difensore civico, e l’intera giunta, in cui i cittadini avranno diritto di fare proposte o critiche per la loro città in un tempo massimo di tre minuti ed un contraddittorio di un minuto, così che la proposta sarà messa ai voti per alzata di mano. Si otterrà così una lista di proposte messe in ordine decrescente di voto. La giunta comunale potrà fare interventi per chiarire aspetti della proposta prima del voto con un tempo massimo di tre minuti e sarà obbligata a portare avanti le tre proposte più votate dai cittadini.
Andando ai singoli temi, ecco come interverremo:
a) Gestione pubblica dell’acqua e rifiuti
Sull’acqua consideriamo essenziale che la gestione del sistema idrico integrato sia totalmente pubblica e guardiamo alla costituzione di una azienda speciale, consorziandoci con i comuni limitrofi. Le tariffe dovranno essere rimodulate rispettando i principi di gratuità per una quota minima giornaliera e dell’assenza delle remunerazioni del capitale. Il Comune deve essere parte attiva aderendo al coordinamento dei comuni a favore dell’acqua pubblica e con azioni volte a prevenire future scelte tendenti ad annullare l’esito referendario. Si adotteranno iniziative specifiche come l’abolizione della buste di plastica, il disincentivo all’uso dell’acqua in bottiglia di plastica e si adotterà la gestione integrata dell’intero ciclo delle acque ( potabile, fogne, acqua piovana). Per la manutenzione straordinaria alle infrastrutture si stabiliranno piani finanziati dalla Regione per accedere a fondi europei. Occorre anche stimolare iniziative che coinvolgano i privati per investimenti in attività di interesse comune anche tramite forme di sponsorizzazione virtuose.
Alcuni punti specifici:
a. Quota minima giornaliera gratuita 50 mc pro capite e pagamento del surplus a costi crescenti in relazione alla crescita dei consumi pro capite
b. Disincentivo all’uso dell’acqua in bottiglia nelle scuole e nei pubblici uffici (Campagna di informazione “Imbrocchiamola”) prevedendo incentivi agli esercizi aderenti; installazione di fontanelle leggere
c. Gestione integrata dell’intero ciclo dell’acqua potabile, fogne, acqua piovana da introdurre nel regolamento edilizio per le ristrutturazioni, nuove costruzioni, scuole e edifici comunali
d. Forte contrasto agli allacciamenti idrici e fognari abusivi.
Promuoveremo la logica “rifiuti zero” raggiungendo livelli di raccolta differenziata del 75% con la creazione di un piano comunale sulla gestione dei rifiuti che veda come prima priorità la prevenzione e la riduzione a monte dei rifiuti e poi, come snodo centrale, la raccolta differenziata porta a porta su tutto il territorio. Un piano che avvii attività virtuose per la valorizzazione di rifiuti differenziati, incentivando l’economia dei rifiuti riciclati a partire da iniziative quali il commercio di beni inutilizzati in primo luogo istituendo un Comitato della Trasparenza e Partecipazione che acceda ai dati di monitoraggio e gestione delle attività e che punta sull’innovazione con una seria riconversione produttiva macrosociale.
b) Risparmio energetico e fonti rinnovabili
La crisi di questi ultimi anni, ha portato al sostanziale abbassamento del potere di acquisto e dei redditi dei cittadini ed un dato rimane costante: l’Italia detiene il più alto prezzo dell’energia a livello europeo.
Nel contempo il Pianeta va rapidamente verso un innalzamento della temperatura media, a causa di una crescente quota di emissioni nocive, a cui si può rispondere attraverso azioni di efficientamento e risparmio energetico, e di produzione di energia da fonti rinnovabili. Su questo tema fondamentale, ancora di più quando le bollette energetiche continuano a crescere insieme ai prezzi dei combustibili, indichiamo alcune tra le iniziative ed azioni specifiche da adottare:
a. Sviluppare il piano energetico comunale
b. Applicare e tutti gli edifici pubblici la legge 10-91 sulla certificazione energetica, dagli uffici comunali alle scuole gestite dal comune, sensibilizzando anche il Provveditorato ad adeguare gli edifici scolastici ricadenti sotto la propria giurisdizione.
c. Sensibilizzare la cittadinanza giovane sui temi del risparmio energetico e sull’urgenza di utilizzo di energia da fonte rinnovabile inizialmente con: promozione di un progetto eco-didattico con conferenze nelle scuole tenute da personale volontario; sensibilizzazione della cittadinanza adulta con assemblee pubbliche; azioni di responsabilizzazione degli utenti nei locali pubblici.
d. Attivare circuito del credito locale per sostenere famiglie e piccole imprese nella loro volontà di realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica o termica.
c) Mobilità
La mobilità è un settore strategico per la vita di una città. Una corretta pianificazione può consentire economie rilevanti di risparmio di tipo energetico-economico e in termini di emissioni in atmosfera di CO2 ed inquinanti del traffico, dando una immediata risposta al miglioramento della soddisfazione della qualità della vita del cittadino. In quest’ottica il Comune deve influire anche sulle scelte a carico di altre autorità strutturando un rapporto dinamico con Ferrovie dello Stato ed altri gestori del traffico ed istituendo collaborazioni con i comuni limitrofi per una ottimizzazione dell’offerta. Importante appare attivare servizi- con la co-partecipazione fra comuni sintonici- per sviluppare un trasporto pubblico sano (car e bike sharing, noleggio pubblico a basso costo di auto e mini bus elettrici e a chiamata, realizzazione di percorsi cittadini e pista ciclabile circumlacuale). Importante in tal senso sarà un ammodernamento della rete viaria accompagnato da una gestione intelligente del traffico e dei parcheggi – che saranno di scambio e con tariffazione rimodulata nel rispetto delle esigenze dell’utenza – rivedendo la gratuità e meccanismi di franchigia ad esempio di ’30 min.
Il piano di mobilità comunale per i disabili sarà alla base dei nostri primi interventi insieme all’attenzione sulla modalità di telelavoro, che impatta sulla mobilità e rappresenta una delle più grosse opportunità mancate per riformare la sostenibilità dei trasporti e del lavoro e sostenere i tempi di compatibilità di genere.
d) Il Bilancio
Il bilancio deve diventare il primario Bene Comune di una città partecipata. A tal fine, semplicemente proponiamo che il comune pubblichi tutte le voci di spesa corrente e in conto capitale che sostiene durante l’esercizio amministrativo. Questo per dare la possibilità alla cittadinanza di esprimere
pareri (inizialmente non vincolanti) sull’efficienza e l’efficacia della spesa ed attivare così processi di miglioramento dell’attività comunale e dei risultati da essa raggiunti. Vi è tanto da fare per raggiungere quei livelli qualitativi di spesa di una città che sia moderna e funzionale, competitiva dentro e fuori la Regione. Dobbiamo garantire con rigore e metodo l’equilibrio finanziario dell’ente sapendo che nei primi periodi non ci sarà la possibilità di effettuare investimenti. Un comune autosufficiente è di per se virtuoso e premiante.
Il Bilancio comunale, dettagliato ed articolato, in maniera tale da essere facilmente compreso dalla cittadinanza, deve essere dunque illustrato con conferenze pubbliche periodiche e messo in rete sul sito comunale. Va introdotta la destinazione d’uso delle tasse pagate dal cittadino, anche a livello comunale. Con questa ottica si ritiene necessaria la creazione di un soggetto terzo, l’Osservatorio Comunale della Governance, che verifichi i risultati ottenuti dai singoli amministratori ed uffici di settore ed i profitti delle società partecipate e pubbliche e favorisca l’obbedienza civile degli amministratori. Si ritiene utile effettuare e pubblicizzare il censimento approfondito delle proprietà che a vario titolo afferiscono al comune e delle loro rendite con lo scopo di ottimizzarne l’impiego verso iniziative economiche rinnovate. Contenendo poi i costi del personale con la riduzione di contratti su base fiduciaria e di consulenze esterne si ridurranno le voci del bilancio in uscita. Inoltre il personale ed i dirigenti comunali saranno così maggiormente responsabilizzati e coinvolti pienamente negli obiettivi annuali da raggiungere. La necessità di contenere i costi del personale impone di ridurre drasticamente il numero di quanti vengano assunti nello staff del sindaco o con contratti fiduciari o di consulenza. Questo provvedimento, a nostro giudizio, sarà in grado di ridurre notevolmente le voci in uscita del bilancio comunale.
e) Frosinone nella rete delle città virtuose e intelligenti
Ci si metterà in gioco sottoponendo il sistema urbano ad un confronto con altre città italiane ed europee come qualificatore di vivibilità per ambienti urbani. Si farà ricorso alle tecnologie moderne di comunicazione per assicurare un governo più efficiente e sostenibile in termini di infrastrutture, informatico ed informativo. Frosinone “piccola capitale”, territorio – macroarea in cui la crescita congiunta della conoscenza, dell’inclusione sociale, della cultura, del turismo sia la via praticabile e prioritaria.
Facilitare la riconversione di vecchie strutture ed edifici comunali come anche di alcune strutture militari; attivare un Osservatorio prezzi tramite una rete di utenti ampia ed efficace; rilanciare il centro storico a partire dalla rinascita del vecchio Teatro Nestor dove poter riproporre eventi artistici nazionali e dei locali storici (ex-cinema Vittoria ed Excelsior) da adibire a laboratori artistici aperti alla cittadinanza, agli artigiani per il rilancio di attività artigianali locali ed itineranti, alle scuole con visite guidate. Si prevede la ristrutturazione e l’ampliamento del Museo comunale di Frosinone come la salvaguardia di tutto il patrimoni artistico locale (vedi Terme Romane, Piloni). Le biblioteche comunali avranno un posto di avanguardia nella edizione di un Premio letterario Città di Frosinone che aprirà le porte a giovanissimi e infanzia per la riscoperta di autori classici e contemporanei locali e nazionali. La Casa della Cultura “Giuseppe Bonaviri”, ex –mattatoio, sarà la naturale casa della cultura di Frosinone, indipendente e libera, aperta alle proposte di gruppi locali giovanili e polo di attrazione per artisti provenienti da tutta Europa. Si istituiranno borse di studio per giovani artisti aderendo ai fondi comunitari e si proporranno, in sintonia con i luoghi sacri della cultura ed istruzione locale (Conservatorio di musica, Accademia delle belle arti, Università di Cassino, Provveditorato agli studi), corsi di formazione ed aggiornamento quale Polo Aggregativo di talenti che sarà attrattivo di mobilità per intellettuali, ricercatori e storici.
f) Pianificazione urbanistica
Accresciamo l’efficienza delle strutture pubbliche, rivedendo quella logica spesso perversa per cui il privato è più efficiente, dunque naturalmente idoneo a surrogare le lentezze ed incapacità dei soggetti pubblici. Dietro l’inefficienza si nascondono illegalità ed interessi. Trasparenza e partecipazione, attribuzione di responsabilità, lotta all’evasione sono le radici di un vivere sano e tutelato. Cubatura zero, rivisitazione dell’uso del territorio e dell’organizzazione dei servizi, utilizzo delle strutture comunali dismesse e loro riqualificazione, piano straordinario agevolato alle giovani coppie e alle famiglie bisognose come ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea con regolare permesso di soggiorno , contributi a fondo perduto attraverso la stipula di convezioni regionali a persone disabili per l’abbattimento di barriere architettoniche delle loro abitazioni, creazione di un data base unificato delle agenzie immobiliari per una percezione concreta e quotidiana del surplus di offerta. Realizzeremo un sistema informativo trasparente territoriale per pianificare e controllare il territorio e che fornisca la base conoscitiva come tariffa puntuale relativa ai rifiuti, controllo dell’abusivismo e dell’evasione fiscale e sia atto alla redazione di un rapporto annuale sulla sostenibilità di Frosinone. In un contesto di autonomia, ci si impegna a fare una ricognizione del patrimonio architettonico esistente creando spazi confortevoli ( esempio sistemazione del verde lungo il fiume Cosa) e a favorire la presenza di luoghi fisici idonei alla nascita di un polo universitario decentrato da Roma nel campo delle scienze agricole ed ambientali. La valorizzazione delle aree verdi con l’adozione di isole verdi su tutto il territorio e la riscoprire dell’agricoltura, antica vocazione del popolo ciociaro, indicano nuovi modi di pianificazione del territorio. In tal modo poi si consentirà la riduzione del percorso produzione-consumo con la valorizzazione dell’agricoltura sociale ed il sostegno ai consorzi e cooperative che favoriscono il reinserimento di soggetti svantaggiati. L’agricoltura sociale, le fattorie sociali, sono oggi il nesso tra sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, conservazione del paesaggio e approvvigionamento alimentare. Si tratta di un vero strumento operativo per l’applicabilità di un welfare moderno e competitivo.
g) Cooperazione e finanziamenti tra enti locali ed altri soggetti
Favorire la costruzione di più reti settoriali per i diversi servizi di reciproco interesse fra i comuni del comprensorio e dei distretti limitrofi, che veda al centro del sistema-macroarea il capoluogo ciociaro, in modo da ottimizzare le risorse valorizzando tutte le possibili sinergie e abbassando gli sprechi con l’ ottimizzazione dei risultati. Attiveremo all’interno della macchina amministrativa le funzioni di ricerca, promozione ed attivazione dei bandi emessi dalle strutture sovracomunali (Provincia, Regione, Stato, Unione Europea) sia come supporto per la partecipazione ai bandi dell’amministrazione comunale sia quale consulenza per la partecipazione da parte dei cittadini, delle associazioni e delle imprese locali all’interno di tali opportunità.
h) Sanità
La difesa ed il potenziamento delle Strutture Socio-Sanitarie sono forti priorità. Il Comune dovrà dare indirizzi politici interagendo con Asl e Regione. Le lunghe liste di attesa, ritardi dei rimborsi ai pazienti colpiti da malattie croniche, difficoltà nell’attuazione di programmi domiciliari, continuità terapeutica carenti fanno si che un Comune diventi sinonimo di contrasto a tutte quelle forme di disagio e forme di emarginazione sviluppando un welfare integrato con il terzo settore ed il volontariato, con i privati che a titolo di gratuità vorranno diventare depositari di benessere. Contrasteremo dunque ogni forma di discriminazione e tuteleremo la salute dei cittadini più indigenti ed emarginati- come persone detenute o dimesse dal carcere, immigrati, senza fissa dimora- a partire dalla costituzione di un Ambulatorio popolare che prevenga ulteriori disagi sociali e permetta, interagendo con la ASL deputata, diagnosi precoci e trasferimenti veloci in strutture reputate più idonee per la creazione di una comunità sempre più inclusiva e sana.
2) Frosinone primo hub italiano del Mediterraneo.
Agganciare Frosinone ad una naturale direttiva dello sviluppo italiano nel Mediterraneo.
Il Mediterraneo “allargato” è senza dubbio lo spazio geopolitico più esposto alle ventate di destabilizzazione che soffiano sul sistema politico-economico internazionale. Area di contrasti sociali, economici e culturali ma, allo stesso tempo, caratterizzato da forte dinamismo commerciale e interessanti interdipendenze geo-economiche, tra le due sponde nord e sud, che delineano vincoli e opportunità per un processo di integrazione avviato oltre venti anni fa. L’integrazione economica e sociale nel Mediterraneo, iniziata nel 1995 con il Processo di Barcellona a livello europeo e con la Conferenza di Lisbona dell’APM a livello regionale è una delle più grandi occasioni che l’Italia deve saper cogliere nel suo percorso di rilancio. Tutte le città, da ora anche Frosinone, devono costruire il proprio profilo strategico in tale area, cercando di puntare su un rilancio complessivo della propria immagine.
Ciò consente di posizionarsi in maniera ottimale nella percezione degli operatori stranieri diventando contemporaneamente un importante nodo della rete più ampia impegnata a stimolare relazioni attraverso qualità ed eccellenze. In tal senso la Regione Lazio, ed in particolar modo la città di Frosinone, risultano per la loro centralità geopolitica, bene posizionate. Essere poi un territorio fatto da piccole e medie imprese talvolta può essere un vantaggio. È necessario promuove quello che il territorio locale sa veramente “fare”. Frosinone avrà un suo ruolo nello spazio Mediterraneo con azioni concrete accompagnate da politiche pubbliche. Tutto ciò a partire dal fatto che il motore dello sviluppo, oggi, non è più rappresentato dagli Stati bensì dalle aree metropolitane. Bisogna puntare sui settori più strategici, moderni, ad elevato valore aggiunto: innanzitutto le infrastrutture immateriali, la filiera delle comunicazioni moderne, la banda larga, la connessione veloce, le reti di seconda generazione. Da questo punto di vista, il ritardo accumulato in questi anni può ribaltarsi e le condizioni competitive trasformate in vantaggio per una moderna e innovata imprenditoria frusinate desiderosa di puntare su una semplice ma ambiziosa idea: fare del centro Italia l’hub connettivo dell’area euro-mediterranea, fare di Frosinone una piccola Capitale.
E’ su questi temi che si giocano le prossime possibilità di successo della nostra città. Costruiamo una nuova stagione di relazioni economico – culturali con il bacino Mediterraneo rilanciando l’immagine in campo nazionale ed internazionale del nostro territorio.
3) Genere e Generazioni
a) Genere e generazioni per un nuovo equilibrio famiglia-lavoro.
Far emergere innovazione e sviluppo dalla creazione di un Patto Generazionale che diventa fonte di sapere. Attraverso il censimento degli immobili comunali soprattutto del centro storico si possono ottimizzare e rendere fruibili spazi di condivisione per i giovani che diventano la catena del rilancio di antichi mestieri. In questi luoghi della memoria entreranno gli anziani che sono portavoce di grandi ricchezze. Non vogliamo centri sociali chiusi ma opportunità di scambio con tutte le componenti sociali. Frosinone città interculturale produttrice, tra Roma ed il Mediterraneo, di linfa nuova. La regolamentazione del rapporto di lavoro (più flessibilità dei tempi di lavoro a favore della lavoratrice mamma con la conseguente rimodulazione della struttura retributiva), la leva fiscale dal quoziente familiare alla detraibilità selettiva di alcune spese legate alla cura dei bambini in età prescolare (ad esempio le badanti), il ricorso ai fondi strutturali dove i regolamenti comunitari prevedono specifiche forme di investimento proprio sulle misure di conciliazione di vita e professionale. Si prevede obbligatoriamente la messa in atto a livello comunale del bilancio di genere in un approccio di benessere comunitario. Si agirà al rafforzamento della consigliera di parità offrendo servizi di consulenza gratuita. Si realizzeranno progetti pilota per micro-nidi e centri ludici per prima infanzia, per asili nido con l’adozione di nuove strutture o ristrutturazioni, ampliamenti e adeguamenti di strutture esistenti. La nostra amministrazione metterà mano ad una profonda revisione dello Statuto comunale cosi che questo possa tornare , nel suo primario valore, lo strumento di partecipazione democratica attraverso la reintroduzione, come già specificato, dell’istituto referendario e la previsione di delibere di iniziativa popolare.
b) Per una città a misura di Donne e Giovani
L’affermazione di genere all’interno di una prospettiva che garantisca parità di gender con accesso a ruoli decisionali e contro gli stereotipi di genere. La compatibilità dei tempi di conciliazione della vita familiare con gli orari e i tempi della vita lavorativa e scolastica. L’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. Attrezzare spazi comunali adeguati di accoglienza in sostegno delle lavoratrici madri con figli minori a carico. Donne e uomini hanno bisogni diversi e usano la città in modo diverso: il bilancio di genere anche nel nostro comune per valutare l’impatto delle decisioni di spesa sulla disuguaglianza di genere. Le politiche di genere sono trasversali e non settoriali. Analizzando i dati sulla condizione della popolazione in ottica di genere abbiamo capito che è importante leggere le fasce di età come fasce di bisogni. Per questo la popolazione, per uno studio stratigrafico iniziale, sarà divisa in quattro grandi fasce: l’area di interesse primario infanzia ed adolescenza, età 0-18 ; l’area di conciliazione famiglia-lavoro, che comprende la popolazione impegnata contemporaneamente nel mondo del lavoro e nelle attività di cura per infanzia, adolescenza ed anziani, età 19-64; l’area di supporto ed assistenza che offre aiuto all’area di conciliazione, età 65-79; l’area di cura anziani, con perdita di autonomia e bisogni di assistenza e cura, età superiore agli 80 anni. Il bilancio di genere, oltre all’analisi di contesto, necessaria per ricavare informazioni sui bisogni della popolazione, produce anche una analisi dei servizi erogati che mettono in evidenza molto chiaramente il fenomeno delle nuove povertà. In un periodo di grave e profonda crisi economica si fa ancora più stretto il binomio donne-povertà. Le giovani donne, nonostante il livello di istruzione più alto dei coetanei, hanno grosse difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro; molte lavorano nel settore dei servizi (per esempio in cooperative) con redditi bassi, spesso senza sufficienti garanzie. Emerge che le donne sole con figli, con scolarità medio-bassa, sono a rischio di povertà. Anche se non perdono il lavoro, non ce la fanno a far fronte alle spese per l’affitto e per una vita dignitosa per sé e per i propri figli. Questi dati nazionali sul bilancio preventivo del comune dovranno essere seriamente considerati per quantizzare la spesa delle politiche sociali locali. Si prevede l’introduzione di un fondo di solidarietà destinato alle famiglie più colpite dalla crisi economica, tra cui quelle monoparentali con minori a carico e quelle composte da ultra-sessantacinquenni a basso reddito, oltre ad autorizzare agevolazioni ed esenzioni alle famiglie in difficoltà economiche. In un momento in cui le risorse scarseggiano è fondamentale assicurarsi che le risorse arrivino dove il bisogno è più forte e pressante.
Una società nuova, attenta ai bisogni della persona non può non nascere dall’ascolto dei bisogni delle sue fasce più svantaggiate, talenti sprecati, non compresi e non valorizzati. Noi dobbiamo avere una visione di città diversa, più vivibile e più bella, in cui si possa crescere insieme, uniti, complementari per la rinascita collettiva. Una città in cui le donne possano essere anche madri e non solo, in cui possano essere e diventare tutto ciò che desiderano, tutto ciò per cui sono portate, tutto ciò in cui sono competenti. Senza limiti, senza imposizioni, senza sacrifici: scuole a tempo pieno, asili nido, parchi e ludoteche; spazi per crescere insieme, per passare dallo studio al lavoro, dalla formazione all’ascolto; centri in cui si fondono i saperi e dove si saldi un patto generazionale affinché chi più sa e più ha diventi modello e mentore per chi ancora è indietro. Spazi da creare insieme.
4) Etica e Politica
L’etica base di una rinascita della politica amministrativa. Senza etica non c’è società. Per raggiungere livelli elevati di etica in un territorio tanta è la strada da percorrere. Dopo l’utilizzo abnorme che si è fatto della parola ‘etica’ con riguardo alla crisi finanziaria globale ora è il momento della questione morale in politica, che è praticamente ciclica tanto che i cittadini si sono ormai assuefatti all’idea che gli scandali siano persino fisiologici nell’amministrazione della cosa pubblica. Esiste, infatti, un sistema di potere che ha sconfinato dalle sedi istituzionali originarie, riproducendo a dismisura luoghi decisionali parcellizzati: le nostre amministrazioni comunali e regionali sono affollate di comitati, consorzi ed agenzie. Un tale proliferare non è solo un costo in termini di bilancio e di efficienza del servizio pubblico è anche la pericolosa occasione del rafforzarsi ed infittirsi di una rete di clientele tra politici, funzionari e imprenditori. Come per l’economia, anche in politica non basta affidarsi all’etica dei singoli: oltre ad essere una questione personale, cosa può il comportamento individuale di pochi di fronte ad un malcostume diffuso e radicato? Uno Stato moderno e democratico non può lasciare all’arbitrio degli individui il funzionamento corretto delle proprie istituzioni. Disporre di un organo legislativo per disegnare il sistema istituzionale in modo coerente e cancellarne i cloni, atti solo al proliferare delle nomine e di posti di lavoro fittizi è fondamentale. Sulla questione morale è indispensabile l’intervento dello Stato e degli organi di cui dispone costituzionalmente; dall’altro, la portata della sua azione dipende dal coraggio della sua classe dirigente, particolarmente quella che, ha il potere di deliberare.
Proponiamo alcune iniziative che puntano al raggiungimento dell’ obiettivo:
a) Limite di mandato cumulativo di 10 anni per qualsiasi incarico pubblico e politico.
a)Anagrafe degli eletti e degli amministratori.
b)Divieto di cumulo degli incarichi pubblici o in società, enti, consorzi a partecipazione o interesse pubblico.
c)Incompatibilità di incarichi pubblici per persone con interessi privati in palese conflitto con il bene pubblico.
d)Incompatibilità di incarichi pubblici per persone con incarichi di rilievo in società private che agiscono in ambito pubblico.
e)Pubblicazione e trasparenza dei bilanci dell’amministrazione, di partiti, associazioni e comitati.
g) Completa trasparenza e pubblica accessibilità degli atti e contratti pubblici.
h) Registro comunale del testamento biologico.
i) Registro comunale unioni di fatto.
5) Tecnologie dell’informazione e della comunicazione per il rilancio di una moderna socialità ed imprenditorialità.
Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono oggi riconosciute quale motore di nuova cultura, innovazione e imprenditorialità. Ciò sarà uno standard a Frosinone “piccola capitale”. Nella attuale crisi economica e sociale non c’è futuro per il Paese se non si pensa di ritornare ad una cultura imprenditoriale che nel resto del mondo è motore di sviluppo economico ( a partire dagli Stati Uniti della Silicon Valley passando per la Cina fino ad arrivare al Sud Africa e in Nigeria). E’ dovere di una città capoluogo attrezzarsi e fronteggiare il cambiamento. A livello nazionale da alcuni mesi nascono e si diffondono iniziative di supporto alla nascita di start up tecnologiche che hanno portato risultati sorprendenti in termini di sviluppo socio-economico. Vogliamo organizzare il primo Start Up Incubator anche nella citta’ di Frosinone per poter sostenere i nostri giovani e le nostre donne. La tecnologia, motore di nuova socialità, va valorizzata e trasformata in crescita economica e occupazionale. Daremo vita ad iniziative di “Bar Camp” tematico, per un confronto aperto, destrutturato e orizzontale nella cittadinanza, finalizzato alla definizione e realizzazione di progetti di sviluppo imprenditoriale basati sui nuovi saperi. La tecnologia oggi permette anche da noi di attivare, a costo zero, reti di comunicazione immateriale con tutto il mondo, a partire dalla realizzazione di un portale di sviluppo territoriale – www.frosinone.com – che sarà “disegnato” in logica “open source” e “wiki” ovvero sviluppato e gestito in collaborazione con la comunità frusinate. Innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, rilancio della cultura per una moderna socialità ed imprenditorialità: la tecnologia quale apri-pista allo sviluppo di una città di medie dimensioni.
Per tutto questo abbiamo messo in cantiere un progetto – che puntando alla creazione di una rete mediterranea e nazionale dei beni comuni per il rilancio dell’economia italiana- farà di Frosinone una piccola capitale.
Regione Lazio : la fase egemonica dell’eclettismo
di Pierluigi Sorti
Nell’ arco politico regionale, ormai, i percorsi politici, sia nel centro sinistra come nel centro destra, obbediscono solo a linee orizzontali.
E non sempre i confini si identificano solo con le aree di appartenenza che infatti , non di rado, estendono i loro confini in reciproca sovrapposizione.
Il fenomeno si evidenzia nel pullulare di associazioni tematiche, molte volte ispirate dai dirigenti in carriera, coscienti pienamente della caduta di attrazione delle rispettive sigle di partito.
Solo con tali modalità possono essere facilitati incontri e dialoghi di cittadini, anche privi di tessere di partito, ma assai poco inclini a dichiarare le proprie vocazioni elettorali e che comunque non vengono richiesti di farlo.
La diagnosi del quadro complessivo si completa nella constatazione , evidente soprattutto a Roma, delle genesi più disparate dei presupposti di base dei temi sul tappeto e delle soluzioni politiche proposte.
Anche le altre aree provinciali laziali, contraddistinte essenzialmente dal tratto , più o meno dissimulato, dell’ antagonismo alle prevaricazioni romane, presentano il sintomo significativo della rottura di una visione politica geograficamente unitaria.
Dai problemi occupazionali a quelli urbanistici , dalla crisi delle politiche abitative al dissesto sanitario regionale, le relative soluzioni proposte , permeate dei più variegati criteri ispirativi, scaturiscono da disparate genesi ideologiche in un processo di mutui ma continui scambi di volubili opinioni dello spazio temporale di un mattino.
L’ osservatore attento coglie il fenomeno crescente di un eclettismo di vedute il cui continuo variare finisce per smarrire i vantaggi del confronto e scadere nelle forme deteriori del peggior sincretismo .
Ma forse la Regione Lazio è lo specchio fedele delle tendenze nazionali più deprimenti di queste stesse ultime ore : dalle convergenze di Bertinotti e Violante in tema di privilegi di casta, dalle analogie di comportamento di Lega e Margherita nell’opacità dei loro criteri amministrativi in una cornice in cui spicca il desolante silenzio di Pd e PdL e partiti minori, impotenti tutti a una decorosa reazione politica .
Anche l’ aforisma del carattere individuale delle responsabilità penali , genera, nel conforto illusorio dell’ oblio, la latitanza di tutti i partiti e dei loro dirigenti, incapaci di percepire politicamente il diffondersi di una metastasi che percorre ormai la nazione tutta.
Giuseppina Bonaviri candidata sindaco a Frosinone
Giuseppina Bonaviri Candidata Sindaco a Frosinone – Amministrative 2012
Con determinazione verso il cambiamento (#bonaviriafrosinone)
La mia candidatura nasce dalla forza e dalla volontà di alcuni movimenti della società civile che non trovano riferimenti nelle segreterie di partito. La Rete Indipendente “
Nuove idee per Frosinone” chiese a me, proveniente dalla società civile e dal mondo del volontariato e associazionismo -negli ultimi anni ho militato attivamente nella fila del centrosinistra locale e regionale- di accettare una candidatura a Sindaco di Frosinone.
Dopo lunghi mesi di confronti e dibattiti, avendo aperto un confronto diretto con la cittadinanza attiva del nostro territorio, abbiamo deciso di fare un passo avanti nel rispetto della città di Frosinone . Dare un taglio al vecchiume politico che avanza, nel segno della discontinuità e della trasparenza, dell’onestà e della lealtà significa fare pulizia. Siamo contro gli inganni e lo strapotere, contro gli abusi, le vessazioni a cui ci ha sottoposto vergognosamente l’attuale classe dirigente. Hanno svenduto Frosinone ai poteri forti per i loro personali affari di bottega. Non c’è nulla da spartire con i fautori che, a destra come a sinistra -una sinistra che nella nostra terra continua a colludere con i giochi di prestigio dei partiti- hanno voluto il disastro amministrativo e morale di Frosinone. Mettiamo in discussione la gestione politica del nostro territorio di questi ultimi venti anni e, soprattutto, non accettiamo il ritardo culturale che si respira a causa della sordità del governo locale.
Abbiamo fatto una scelta diversa e molto coraggiosa. C’è un terza strada tra antipolitica e voglia di lasciar perdere: la scelta di candidarsi come Indipendente. All’agitarsi e all’arruffare degli attuali gruppi di potere noi contrapponiamo passione e coraggio. Le nostre due liste civiche sono le uniche di puro civismo: non dipendono e non sono collegate a nessun partito, per scelta, ne tantomeno sono appendici di trasversalismi e ambiguità.
TUTTE FACCE NUOVE – GIOVANISSIMI E DONNE – MAI CANDIDATI PRIMA,VISI PULITI; NESSUN COLLUSO O RICICLATO PROVENIENTE DAI CARROZZONI PARTITICI, NESSUN VECCHIO ED USURATO AMMINISTRATORE.
Abbiamo scelto di dar voce a chi non l’ha mai avuta. In questa visione rinnovata della res pubblica il nuovo significa capacità di sintesi, onestà, voglia di volare alto mentre la cosiddetta “esperienza amministrativa” consuma e nasconde corruzione, malaffare, conflitto tra potere e stato di diritto centro della questione morale nelle istituzioni. Prima di tutto vogliamo tagliare con determinazione legacci e legami con i vecchi schemi partitici. Partiamo con la nostra sola forza delle idee e queste sono la nostra unica risorsa.
LE NOSTRE IDEE SONO IL NOSTRO UNICO FINANZIAMENTO.
Non aderiamo allo scontro tra bande dietro cui si nasconde una egemonia precisa che ha prodotto distruzione di valori, mercificazione, svendita del merito e dei talenti e che ha espropriato un intero popolo dai propri diritti e da un processo di democrazia partecipativa. Risorgere è anche sperare. Si chiede un ricambio e noi lo assicuriamo: chi pensa ed osa ha già vinto. La civiltà del dialogo, la capacità di ascolto, il rigore intellettuale fa poi la differenza. Noi donne, eredi di un pensiero della differenza, non siamo invisibili e non ci spaventa di certo la sfida nell’affrontare un sistema allo sbando. Mettiamo al centro l’uomo e il bene comune per un progetto di città libera, visibile, che lavora , che cammina sulle proprie gamba: FROSINONE, UNA PICCOLA CAPITALE.
Questa è la città che vogliamo.
Seguitemi, vinciamo insieme!
Condividete le mie idee. Ci conto! #bonaviriafrosinone
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R-Innovamenti energetici
di Massimo Preziuso (su L’Unità)
Se c’è oggi un settore che meglio di altri rappresenta il baricentro del R-innovamento del nostro Paese, quello è il settore energetico.
In questi giorni si torna a parlare di politica energetica, ed è un fatto di per sè positivo. Problema è che, ancora una volta e inaspettatamente, dopo l’affossamento tramite referendum delle velleità nucleariste del Governo Berlusconi, oggi il Governo Monti prova a imporre un modello di sviluppo basato sulle rimanenti industrie monopolistiche (il Ministro Passera – e lo stesso Premier che pochi giorni fa nei suoi incontri Kazaki – vuole accelerare sulle estrazioni petrolifere!) e mature, addirittura andando a togliere ulteriori risorse al settore delle rinnovabili.
Una situazione incredibile, soprattutto per i molti “Green thinkers” che su questo Governo avevano fortemente puntato, e tra questi Innovatori Europei e SOS Rinnovabili, con il lancio del Manifesto “Ricostruiamo l’Italia con le Rinnovabili”.
In questi giorni, oltre al Corriere della Sera, anche giornali solitamente più moderati come La Repubblica indicano il fotovoltaico e le rinnovabili quali colpevoli dell’aumento delle bollette energetiche del Paese, provando, e in molti casi riuscendo, a convincere le famiglie che il settore è semplicemente luogo di fortissime speculazioni (che ci sono, ma rappresentano oggi una piccola parte del tutto), fatte con i soldi di tutti gli italiani. Speculazione vi è stata, e credo volutamente permessa, nei primi Conti Energia.
Ma oggi che il settore è vicinissimo alla “grid parity” solare (a cui seguiranno le altre tecnologie), un ulteriore intervento a gamba tesa ha chiaramente un’altra volontà: quella di rallentare il più possibile lo sviluppo di una industria energetica distribuita, quindi democratica. Sta nei fatti che oggi esistono centinaia di migliaia di piccoli impianti solari, installati in piccole abitazioni o aziende, che permettono abbattimenti di costi energetici e indipendenza di approvigionamento (al netto degli importanti abbattimenti di emissioni nocive). Lo stesso sta avvenendo con la rivoluzione mini-eolica, appena cominciata. E così pure nel settore delle biomasse, che evolve verso la mini impiantistica. Come in tutti i settori ad alta intensità tecnologica, quello delle rinnovabili ha richiesto un investimento iniziale importante di risorse pubbliche e private, che lo accompagnasse verso l’indipendenza e la maturità. Ci siamo quasi. Ed ecco perchà la minacciata politica energetica di questo Governo ha del paradossale, forse ancora di più di quella del precedente Governo.
Oggi, il ministro Clini – che finora è stato relegato allo stesso ruolo inconsistente che fu della Prestigiacomo – la sintetizza così: “Attenzione a non fare un altro grosso autogoal con le rinnovabili, bloccandole come facemmo negli anni’80 all’inizio del boom della telefonia”. Ebbene sì, il rischio che si corre è proprio quello. Uscire, ancora una volta, da una rivoluzione tecnologica (quella telefonica portò poi all’Internet che oggi conosciamo) in cui potremmo essere protagonisti mondiali.
Intanto, finalmente il mondo delle rinnovabili si è svegliato e reagisce in maniera più compatta. Domani 2 Aprile dalle 16,45 a Roma – presso la Sala Bologna del Senato – ci saranno gli Stati generali delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, in cui 20 associazioni di categoria chiederanno un incontro ai Ministri competenti per discutere su quello che è un vero e proprio attacco a uno dei pochi settori tecnologici trainanti innovazione e nuova occupazione, in questo ormai quadriennio di crisi, che questo Governo vuole ammazzare proprio mentre diventa un’industria strutturata.
Preoccupati per le ricadute economiche, sociali, ambientali, e anche del rischio di inadempienza del nostro paese nei confronti dell’Unione Europea, le Associazioni chiedono con urgenza al Governo, ai Ministri interessati e ai Gruppi parlamentari di aprire già a partire dalla prossima settimana un confronto trasparente, che consenta di progettare il futuro di un settore decisivo per lo sviluppo del paese” si legge nel comunicato stampa diffuso dagli organizzatori.
Si riuscirà questa volta a evitare l’autogoal?
R-Innovamenti italiani
di Massimo Preziuso (su L’Unità)
Ero tra quelli che nel 2009 – quando sembrava che l’Italia avrebbe pagato di meno la crisi “americana” di quanto stavano andando a pagare paesi ad economia più finanziaria della nostra – dicevano che il rischio era invece che il Belpaese avrebbe scontato come gli altri quell’anno e poi addirittura vissuto – insieme a pochi compagni di sventura – una ricaduta di febbre, entrando nella cosiddetta “crisi a doppia V”.
Ebbene, il 2012 – dopo un 2009 disastroso e un 2010-2011 di bassissima crescita – sta nei fatti avverando quel pensiero, con una recessione seria in atto e in aumento.
Improvvisamente oggi è chiaro un po’ a tutti che siamo arrivati a quell’anno zero italiano, che in tanti pensavano fosse già passato qualche anno fa, ma che invece arriva solo nel 2012.
E in tutto questo la politica di puro rigore finora attuata dal Governo Monti non aiuta affatto, andando semplicemente ad indebolire un tessuto socio – economico già fortemente lacerato.
Laddove le varie riforme attuate o in via di discussione siano – nella teoria – in gran parte condivisibili, esse risultano incomprensibili per questioni di “contesto” in cui vanno a essere imposte ai cittadini.
Ancora di più se si pensa alla contestuale assenza di politiche redistributive e di azioni di sviluppo, uniche vere leve di rilancio di un Paese immobilizzato.
Tranne virate primaverili, l’attuale esecutivo sarà servito fondamentalmente per renderci conto di quanto urgente fosse, in Italia, ripartire – da zero – con energie nuove e progetti di innovazione, che nascono solo dal ritorno di una politica più autorevole, rispettosa degli elettori e dei territori, mancata per troppi anni.
Il Paese è oggi nei fatti paralizzato su tutto. Si deve ora tutti insieme rimboccarsi le maniche e lavorare per una vigorosa ripartenza, come fu nel secondo dopo guerra. Le elezioni del 2013 devono essere l’inizio di tutto questo.
Sono stati davvero tanti i cambiamenti radicali che questa globalizzazione accelerata di un tratto ci ha sbattuto davanti agli occhi. In primo, quello di aver trasformato l’Italia da potenza globale in attore di secondo livello. Già questo fatto da solo manderebbe in crisi una popolazione. Figuriamoci allora quanto ci si possa sentire smarriti ad essere italiani nel 2012.
E’ da questo smarrimento che dobbiamo uscire rapidamente per poter ripartire. Per farlo il Paese deve affidarsi a nuovi talenti e nuove progettualità, che – aldilà della tanta retorica che circola da tempo sul tema – nei fatti ancora oggi (il sottoscritto lo diceva già nel 2006) rimangono confinati nella testa dei Giovani e delle Donne, prima che in altri luoghi.
Il tempo per ripartire è pochissimo, ma sento che noi italiani ancora una volta (ci) imporremo un cambiamento epocale che non è più possibile posticipare, proprio perché – restando fermi ancora – tutto continuerà rovinosamente a crollare.
Apro dunque questo spazio di discussione per dire la mia sui tanti “R-innovamenti” di cui credo questo Paese abbia urgentemente bisogno, e che già in molti stanno provando a mettere in campo nei territori e in alcuni settori dell’economia e della società.
Mi occuperò principalmente di quei temi che ritengo da sempre prioritari per il nostro Paese, come appunto quello generazionale e di genere, quello del merito nella società italiana, dell’Europa dei popoli, delle nuove tecnologie e del loro impatto su una società cambiata, di una nuova politica energetica e industriale sostenibile, della necessaria centralità del Mezzogiorno nel progetto Euro – Mediterraneo e – last but not least – dunque dell’esigenza di una rinascita della Politica in Italia.
Art.18 : simbolo, sintomo, pretesto o illusione
di Pierluigi Sorti
E’ tutt’altro che infrequente che un tema ( non necessariamente il più importante ) possa rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso dei rapporti politici e sociali.
La scelta del governo di procedere alla modifica dell’ art. 18 dello statuto dei lavoratori è, al riguardo, altamente emblematica, con aggiuntive caratteristiche cui l’ opinione pubblica era da tempo disabituata.
Le posizioni in campo sembrano sempre più ispirarsi a tematiche che riportano ai grandi contrasti ideologici dei primi due decenni della nostra repubblica, ai tempi di una sovranità nazionale, non solo italiana, influenzata dalla guerra fredda quando le linee di divisione fra i partiti politici riflettevano lo schema sociale delle divisioni di classe.
Padroni e lavoratori, potere di licenziamento e regolamento dei contratti collettivi, pubblico impiego e dipendenti dalle imprese private, economia statale, libera iniziativa e tutele sindacali.
Si mescolano le contraddizioni : il Pd, da tempo incapace di iniziativa propria, subisce la spinta della Cgil e ritrova in archivio reperti di lotta di classe, con dilemmi sintomatici sul possibile aprirsi della faglia della sua unità interna.
Il Pdl che nell’ art. 18 ritrova il facile pretesto di una demarcazione precisa fra schemi moderni ed europeisti (con il tramite cortese del Presidente del Consiglio ) e quelli legati all’ archeologia dell’ ideologia comunista.
Il leghismo regredisce pretestuosamente alle sue origini e nel governo Monti ravvisa il duplice morso della tenaglia romana e di quella plutocratica europea e internazionale.
L’ Idv , a sua volta, ravvisa più ampi spazi di manovra e punta su una fetta cospicua dell’ eredità elettorale del malcontento sociale che, sempre di più, appare invece in preda al disorientamento e alla diffidenza verso il sistema dei Partiti.
I sindacati che, nonostante i presupposti ( la guerra fredda ) della loro genesi siano ormai da lungo tempo venuti meno, pagano il lungo sonno della loro incapacità a formulare minime ipotesi del loro ricongiungersi e della irrazionalità del loro permanere divisi.
Pigri nei loro sforzi di analisi delle trasformazioni indotte dalla globalizzazione, si trovano, sempre più disuniti a fronteggiare le iniziative altrui, con l’ unica eccezione, almeno sul piano della combattività, della federazione dei metalmeccanici della Cgil.
I sindacati, appaiati con i loro anacronismi al mondo dei partiti sono l’ uno e l’ altro dimentichi rispettivamente dell’ art. 39 ( democrazia dei sindacati ) e dell’ art. 49 ( democrazia dei partiti ) e soffrono di analoghi fenomeni di senescenza per un ricambio direzionale sempre basato sulla cooptazione.
E si illudono coloro per i quali episodi in gran parte occasionali come il dibattito sull’ art. 18 potrebbero ripristinare, anche solo approssimativamente, un clima generale, ormai scomparso, come quello leggendario dei tempi della Trimurti.



