Significativamente Oltre

Editoriali

Il 10 Novembre a Roma nasce “Prima Persona”

di Gianni Pittella

Il momento che viviamo è difficile.

Chi vive nel nostro presente si confronta con un disagio sociale enorme. La democrazia soffre sempre più una forte crisi di rappresentanza: chi decide non è mai stato così lontano dai cittadini. Ma nella bontà delle idee di molti e nelle tante capacità che le nuove generazioni portano dentro vedo la possibilità di un’alternativa.

Per far crescere in Italia nuovi spazi di democrazia, per ridare credibilità alla politica, per dare voce alle tante realtà organizzate che operano sui territori io voglio spendermi direttamente.

Il prossimo 10 novembre nasce Prima Persona, l’associazione che vuole rappresentare questo impegno.

 E’ necessario, oggi, che ogni donna ed ogni uomo avverta su di sè la responsabilità e la possibilità di un tempo nuovo. A ciascuno di noi è richiesto un impegno in prima persona. Ciascuno di noi deve poter dire e fare in prima persona.

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Nasce “Prima Persona”

Sito Web: www.primapersona.eu

Giovedì 10 novembre · 16.30 – 18.30

Sala delle Conferenze di Piazza Monte Citorio, P.zza Monte Citorio 123 a, Roma
 

La pagina Facebook dell’evento la trovate qui

La nuova Grecia d’Europa siamo noi

 
di Massimo Preziuso e Moris Gasparri (su Lo Spazio della Politica)   
 

Siamo entrati all’inferno.

L’Italia è con oggi a pieno titolo nella lista dei Paesi a “rischio default”. Lo ha anche detto un italiano – capo economista dell’OCSE – Pier Carlo Padoan: “non siamo troppo grandi per fallire”. L’Italia è da oggi in tutti i club che “non contano”.

In particolare è rientrata (lo era a settembre, quando però gli spread dei titoli pubblici erano sotto i 400 punti base) nel Club dei 500, che non è un network di potere ma è riferito a quei 4 Paesi europei – Grecia, Portogallo, Irlanda ed ora Italia – il cui “costo assicurativo” contro il proprio default (in linguaggio tecnico CDS – Credit Default Swap) è superiore al valore 500 (ovvero il mercato chiede 500 euro per assicurare 10,000 euro di titoli pubblici emessi da quel Paese).E’ poi entrata, sempre oggi, in quella brutta fase di crescita dei tassi di interesse sui propri titoli di stato che avviene “storicamente”, secondo molti economisti, quando si supera il valore del 6% (e oggi l’Italia ha tassi che vanno verso il 6,5%) e porta rapidamente al valore “mortale” del 7% (dove iniziano le fasi di “default tecnico” come in Grecia).

Tutto questo nonostante i continui acquisti di titoli pubblici italiani fatti dalla BCE provino, senza successo, ad aiutarci. Diverse banche internazionali dicono che questo “interventismo” da Francoforte valga altri 80-100 punti base di spread e che quindi, dovesse la BCE abbandonarci al nostro destino, il “vero” valore dei nostri spread sarebbe già di oltre 500 punti base e i nostri tassi di interesse avrebbero già superato il 7%.

In tutto ciò, ed è questa la cosa più preoccupante, l’Italia è sotto attacco per problemi di credibilità politica e di leadership. Lo abbiamo visto in molti momenti nell’ultimo anno, sia in politica internazionale (si veda l’assoluta uscita di scena dal capitolo libico, nonostante un massiccio impiego di forze militari), sia in politica europea (si veda l’uscita di scena graduale e continua dalle decisioni di politica economica e finanziaria) ed in ultimo in politica interna (con una maggioranza che prima ha perso il contatto con l’opposizione tutta, poi con tutte le forze sociali, ed ora si è completamente sfaldata al suo interno, a livello inter ed intra partitico).

Sembra proprio che siamo agli sgoccioli di un paradigma politico che è poi anche fortemente culturale. Il nostro futuro verrà scritto (insieme a quello europeo) in questo mese di novembre, e forse proprio nel G20 di Cannes che si apre nelle prossime ore, nel quale il Bel Paese la farà da “protagonista” forse più della malata Grecia.

Come ne uscirà politicamente l’Italia?

La debolezza del nostro sistema politico e la perdita di credibilità di Berlusconi hanno regalato in questi ultimi mesi a Giorgio Napolitano una posizione di forza sconosciuta in precedenza agli altri presidenti della Repubblica. Sarà lui a guidare politicamente questa fase, soprattutto il probabile passaggio ad un governo di emergenza nazionale guidato da figure esterne.

Il “siamo come la Grecia” per l’Italia ha poi un senso non solo finanziario, ma anche politico. Sapremo essere responsabili nel gestire una fase storica così convulsa, e che ci presenterà sicuramente il conto per gli anni a venire? Nel rispondere a questa domanda dobbiamo considerare anche i possibili scenari negativi. Divisioni politiche, misure rimandate e rimesse in discussione, rimbalzo delle responsabilità, crescita di spinte secessioniste, proteste di piazza guidate dai sindacati, movimenti sociali contrari alle misure di austerità decise dal direttorio franco-tedesco e dalla BCE, settori dell’opinione pubblica che chiederanno il ritorno alla lira, credit crunch per le piccole e medie imprese, aumento della disoccupazione.

E’ il modello greco, e ci conviene studiarlo con attenzione nelle sue evoluzioni. Perché da oggi per i mercati finanziari siamo diventati greci anche noi.

Pd/Molise : fine dei Dioscuri ?

di Pierluigi Sorti

La competizione elettorale della regione Molise parla all’ intero corpo elettorale.

Al centro destra reca un segnale di tenuta, a dispetto delle previsioni che assegnavano alla regione il primo effetto dell’ irreversibilità del declino Berlusconiano : salvo il conseguimento di una vittoria pagata con l’ oscuramento della leadership contrassegnata dal nome del leader nazionale. 

All’ Udc un dilemma ulteriore relativo alla effettiva rendita della sua posizione oscillante fra destra e sinistra  : determina la vittoria del centro destra, scegliendo di allearsi con essa, ma registra al contempo una flessione netta di voti, sia percentuale sia assoluta.

Al centro sinistra, invece, la sconfitta brucia doppiamente, perché di misura e perché non si capisce bene se la scelta del candidato di provenienza centro destra, Paolo Frattura ( nomen – omen ) abbia determinato un rincrudimento oppure una mitigazione di una sconfitta che sarebbe potuta essere ancor più dura.

Ma la polemica si farà rovente nel Pd:  perde molti punti sia in percentuale sia in assoluto sia rispetto al 2008 ( elezioni generali politiche ) sia rispetto al 2006 ( precedenti regionali ).

Consolatoria e quasi patetica appare la difesa di Bersani: colpevole della sconfitta è la tribù dei Grillini e poi, argomenta il berlusconicida quotidiano, in compenso il Pd ha perso meno del Pdl.

Ma il sintomo più grave della crisi del Pd, crisi è l’ acidità della polemica che sfiora addirittura l’ assurdo : i destini del paese sembra doversi ricondurre all’ alternativa ( diabolica o salvifica ) Udc no o Udc sì, secondo le ( semplicistiche ) posizioni dei suoi figli più celebri,  D’ Alema e Veltroni .

Da quasi un ventennio essi sono i Dioscuri del partito, i più bravi di tutti, i sempiterni risolutori finali di ogni momento di difficoltà insormontabili, accettati anche da componenti non irrilevanti e non provenienti dal Pci, Pds Ds.

Loro, Castore e Polluce, i figli di Giove, ( tale l’ etimo della parola Dioscuri ) venerati eternamente, loro, D’ Alema e Veltroni, i figli diletti già del partito ex comunista, hanno durato a lungo, nonostante le sconfitte di cui erano responsabili : in sostanziale accordo anche quando, abilmente, imboccavano strade diverse ma complementari, nel loro reciproco aiutarsi perfino nelle resurrezioni dell’ uno o dell’altro.

La loro inseparabilità, già incrinata, si consuma proprio in questa plaga molisana dove ogni auto controllo ipocrita cade e il muro della divisione assume apparenze definitive.    

Sorretti soprattutto dalla robustezza di un apparato fin qui immarcescibile, tuttavia i due sono in definitiva di origine mortale.

Il Pd può trovare, “forse” ,  la forza di dare libertà alle non poche, fresche e non compromesse risorse che ha in sé stesso.

Una nuova fase per SOS Rinnovabili!

Vi segnalo una nuova fase di SOS Rinnovabili, a cui ora collaborano come animatori i due amici Innovatori Europei Michele Mezza e Rocco Pellegrini.
 
Un motivo in piu’ per aderire e collaborare con questo interessante movimento, che rappresenta molto bene l’associazionismo del settore (anche se, questa è la mia critica, troppo focalizzato sul solare).
 
Il sito è www.sosrinnovabili.net.  Dategli una occhiata, se vi va.
 
E attenzione al potenziale (a mio avviso non avverrà) ennesimo colpo di mano al settore fotovoltaico da parte di un Governo che vuole tenerci in recessione per i prossimi 2 anni. ” L’articolo 47 dell’atteso decreto sullo sviluppo interviene, ancora una volta, a modificare il regime del mercato delle rinnovabili. Si parla di una penalizzazione delle aziende del mezzogiorno, a vantaggio degli investimenti al nord.”
 
Massimo

Nasce il Partito degli Esclusi

 di Massimo Preziuso

 

 

 

Vi aspetto sabato 15 ottobre alle ore 10 al Capranichetta di Roma per il lancio di Outsider, un’iniziativa che ho co – fondato insieme ad altri 45 amici innovatori, anche in questo per provare a dare più voce ai tanti Esclusi di questo Paese

Il 15 ottobre, mentre gli indignados italiani scenderanno in piazza chiedendo l’abolizione del capitalismo, a Roma nella sala Capranichetta (piazza Montecitorio 131) dalle 10 di mattina avverrà il lancio ufficiale di Outsider – Partito degli Esclusi (www.partitodegliesclusi.it), movimento trasversale di giovani, donne, italiani all’estero e stranieri in Italia, che alla rabbia e alla protesta affianca soluzioni concrete nell’interesse di quanti, finora, sono stati estromessi dalle grandi scelte strategiche della politica.

Dice no all’antipolitica, ma vuole nuova Politica: “nove idee nuove” per il rilancio del Paese e l’inclusione sociale, che vanno dalle liberalizzazioni, alla “einaudiana” abolizione del valore legale del titolo di studio, all’accorpamento in uno del Ministero dell’Economia e della Gioventù, passando dall’innalzamento dell’età pensionabile e dalla cittadinanza per le seconde generazioni d’immigrati. Un programma né di destra né di sinistra né di centro: “di sopra”, si può definire, perché guarda lontano.

La giornata si aprirà alle 10 di mattina con una “non conferenza” nella quale ogni partecipante avrà  massimo 5 minuti per dire la sua, mentre nel pomeriggio sarà presentata la campagna per la proposta di legge d’iniziativa popolare per il contratto unico di lavoro.

E sono proprio le soluzioni concrete a caratterizzare Outsider, che quindi non punta a diventare l’ennesimo partitino, l’obiettivo è un altro: costituire una massa critica, fuori ma anche dentro i partiti esistenti, che combatta per le istanze comuni delle nuove generazioni e delle altre categorie di “esclusi”, di cui l’Italia è ricca.

Il movimento è nato a metà settembre grazie a una cinquantina di fondatori, che fino al primo congresso del 15 marzo 2012 saranno anche tutti Portavoce. Tra i fondatori, che si sono autofinanziati per dare vita ad Outsider,  ci sono studenti, avvocati, commercialisti, medici, consulenti d’impresa, docenti universitari, imprenditori, registi, commercianti, giornalisti, funzionari pubblici e dipendenti di aziende private. Dal 15 settembre ad oggi, sono già migliaia le adesioni raccolte on line: la sfida, ora, è partecipare ai dibattiti e rompere le barriere dei “circoli esclusivi”, anche in tv, per rivoluzionare i contenuti politici del nostro Paese troppo invecchiato e chiuso.

Ci mancherai, Steve Jobs!

Lo ripeto anche oggi: questo discorso dovrebbe essere proiettato, oggi piu’ che mai, in tutte le classi (medie, superiori, universitarie) in Italia e nel mondo. Berlusconi, da uomo di impresa, farebbe una cosa importante se lo proponesse! Scompare oggi un’esperienza di vita unica ed irripetibile!
 
Un grande Steve Jobs che nel 2005 parla agli studenti di Stanford, dicendo loro: Siate affamati, siate folli!
 
E a noi chi mai ce lo ha detto o ce lo dirà in Italia?
 
Ci mancherai, Steve Jobs!
 
Massimo Preziuso

Le lezioni su La7 di Romano Prodi: istruzioni per l’uso

Pubblichiamo con piacere questo ottimo articolo di Alessandro che ci spiega perchè il Professore – che è stato nei fatti il motore della nascita di Innovatori Europei nel 2006/7  – ha tanto da dare e da dire nel 2011 ad un’Italia carente di visione politica (e credibilità) internazionale.
 
 

prodi

E’ giunto il momento di aggiornare, brevemente, la parte dello Spazio della Politica dedicata alla “prodologia”, la disciplina che si occupa dello studio di Romano Prodi. Ne abbiamo parlato già a fine 2009, in un articolo in cui notavamo il suo attivismo nei rapporti internazionali e in particolare con la Cina, e a fine 2010 ne “L’eterno ritorno di Romano Prodi”, abbiamo esposto un punto di vista volutamente provocatorio sulla forza della sua leadership rispetto al resto del panorama politico-economico del Paese. Proprio in questi giorni, alla notizia della presenza televisiva di Prodi si è affiancata quella dell’uscita di un nuovo libretto, dal titolo “Futuro cercasi”. La dignità scientifica della prodologia può essere messa in discussione: perché Prodi? Perché ancora lui? Non è vecchio? Perché dobbiamo essere governati da Prodi e non da tanti Massimo Zedda?

A partire da questi presupposti, è interessante chiederci di che cosa parlerà Prodi nelle sue già celebrate lezioni su La7 e, soprattutto, perché è importante occuparcene, mantenendo un’attenzione sui temi, ancor più che sulla sua “campagna” per la presidenza della Repubblica. Ecco quindi un piccolo riassunto apocrifo dei suoi corsi.

1. Il mondo visto dalla Cina. Gli scritti sul Messaggero e  le conferenze degli ultimi anni (in gran parte consultabili qui) testimoniano un fatto: Prodi si è rimesso a studiare. I suoi studi si concentrano proprio su quella idea ambiziosa di “formazione globale” di cui tante volte su Lo Spazio della Politica abbiamo cercato di seguire le tracce. Perciò Prodi cercherà di raccontare ai suoi ascoltatori-studenti i cambiamenti e le contraddizioni del mondo, dalle opportunità e i rischi per l’Africa alla Cina, su cui come sappiamo Prodi ha accumulato un notevole capitale di conoscenza e di relazioni. Prodi cercherà di raccontare la Cina agli italiani attraverso piccole immagini efficaci per i cittadini e per le imprese, come questa di Wenzhou. Spiegherà che non dobbiamo avere paura di una “spartizione cinese dell’Europa”, ma dobbiamo pensare piuttosto a un “rinascimento cinese”, riprendendo la visione del suo collega alla CEIBS David Gosset, direttore dell’Academia Sinica Europea, nell’ultimo volume del rapporto Nomos & Khaos. L’attualità e la sua storia personale imporranno a Prodi una particolare attenzione per l’Europa: sugli squilibri attuali, sulle incertezze dell’ultimo decennio, sulle responsabilità della sua classe dirigente.

2. Il “capitalismo senza volto”. La raccolta di scritti pubblicata dal Mulino nel 1995 nella collana “Tendenze”, e intitolata “Il capitalismo ben temperato”, si apre con lo scritto del 1991 “Esiste un posto per l’Italia tra i due capitalismi?”. In esso Prodi si inserisce sul dibattito in corso sulle varietà dei capitalismi (richiama spesso che i suoi lavori risalgono allo stesso periodo di quelli di M. Albert), affrontando alcuni nodi irrisolti del caso italiano, quello appunto del “capitalismo senza volto”. Tra i saggi vi è anche un programmatico “La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe”. I temi affrontati dal Prodi studioso, e i nodi irrisolti del Prodi politico, saranno ripresi in un contesto, con la ripresa di una discussione sulle politiche industriali, che non può non considerare l’apporto dell’economia digitale. E ormai, quanti capitalismi esistono? Come abbiamo scritto in passato, il puzzle si è complicato. Mentre gli economisti si dividono, dobbiamo aggiungere il capitalismo brasiliano, il capitalismo turco e molti altri a una visione troppo ristretta. E Prodi aggiungerà: “Non pensate mica di poter dire ai cinesi che sono “renani”, perché si sentono piuttosto del “delta del fiume delle perle” o di quelle robe lì…”. Mentre si delibera sul modello perfetto o sui modelli meno imperfetti, sarà pur vero che qualcuno dovrà lavorare, competere, dare da mangiare ai propri figli, abbattere o accrescere il debito pubblico, portare rubinetti italiani in Estremo Oriente passando per Suez. Questo modo di ragionare resta prezioso: o ci appassioneremo alla realtà dell’Italia o non ce la caveremo affatto. In questo, Prodi può comunicare a una vasta platea la sua eredità fondamentale, che è stata colta una volta per tutte da Edmondo Berselli con queste parole:

Piuttosto che occuparsi dell’ultima impalpabile variazione della teoria sraffiana del valore, e della produzione di sofismi a mezzo di sofismi, valeva la pena di mettere sotto osservazione l’economia italiana nel suo aspetto fenomenologico. Ed ecco allora voluminose ricerche sull’industria delle calzature, sulla produzione di piastrelle del distretto ceramico di Sassuolo, sull’industrializzazione diffusa delle Marche, in sostanza sull’Italia osservata da vicino, e non fantastica o immaginaria.

3. Il futuro del welfare. Proprio Edmondo Berselli ha messo lo zampino anche nella terza grande questione di cui si occuperà Prodi: il futuro del welfare. Già durante la presentazione del libro postumo del suo amico, “L’economia giusta”, Prodi aveva sottolineato questo punto:

Ogni giorno viene tolto un pezzettino dello Stato sociale… Andiamo avanti in questa situazione di essere costretti ad arretrare nelle conquiste sociali o possiamo fare un salto in avanti tramite un discorso di solidarietà e riorganizzazione della nostra società? (…)

Nonostante la vorticosa crescita che dà un senso tutto opposto alla società cinese e indiana rispetto alla nostra, non di ritirata ma di grande avanzamento, però la differenza tra ricchi e poveri aumenta anche in queste società. (…)

È interessante, perché in tutte le analisi del mondo trovo in questo momento un solo Paese in cui per un periodo medio di un terzo di generazione la distanza è diminuita, ed è il Brasile. Questo in fondo social-liberal-mercat-cristianesimo che ha fatto Lula, in questa meravigliosa sintesi di una vita diversa da tutti gli altri, è uscito sconfitto in tre elezioni e a fare una sintesi di tutto. E a interpretare in modo notevole questi fatti. E riesce – in una situazione di sviluppo – eh eh, a non aumentare queste differenze che sono, come dice Edmondo, caratteristiche di una società puramente mercantile.

Riassunto delle puntate precedenti. Negli anni ’90, Bill Clinton, nella sua strada per i successi nell’abbattimento del debito pubblico degli Stati Uniti, ha affermato di voler chiudere la storia del “welfare come lo conosciamo”. Il punto è stato condiviso da Blair. Come sappiamo, nella spesa pubblica italiana le voci della pubblica amministrazione, della previdenza e della sanità hanno un peso determinante. Ma che cosa può esserci alla fine del welfare come lo conosciamo, concretamente? Se consideriamo la sua fine naturale, possono esserci gli effetti della crisi del debito europeo sulla lotta contro il cancro, che forniscono un’immagine del futuro possibile. Durante il congresso europeo di oncologia a Stoccolma, notevole attenzione è stata dedicata a uno studio sull’aumento dei costi delle cure, e un recente articolo pubblicato su “The Lancet Oncology” ha lanciato l’allarme della crisi del costi, in particolare nei Paesi che invecchiano. In Grecia, la Roche ha sospeso la fornitura di anti-tumorali ad alcuni ospedali greci fortemente indebitati.

Sintetizzando, la domanda “ci sarà una piazza Tahrir italiana in autunno?” (ne abbiamo parlato qui e qui) è ritenuta più interessante della domanda “ci saranno i soldi per i farmaci contro il cancro negli ospedali pubblici italiani in autunno?”. La seconda domanda è più farraginosa e parla di una cosa precisa: è prodiana. Ma parla di un futuro prossimo possibile dell’Europa e dell’Italia, e merita di essere considerata.

Come si vede da queste anticipazioni, con le lezioni di Prodi – magari la sua voce sonnecchiante, col bofonchiare imperturbabile in italo-bolognese, inglese o cinese, andrà intervallata da qualche servizio appassionante, chiedere per informazioni ad Al Jazeera e ai documentari di Niall Ferguson, astenersi CCTV – il nostro dibattito pubblico compirà qualche passo avanti. Gran parte del dibattito pubblico italiano, difatti, si avviluppa sul concetto di “informazione”. In realtà, seppur in un sistema televisivo anomalo, disponiamo di molta informazione. A volte ci manca la formazione. Per questo abbiamo ancora bisogno del vecchio Professore.

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