Editoriali
Christmas in South Africa
by Corey Spengler
Christmas is the time of year that the birth of Jesus Christ is remembered by Christian across the world. It is a time for family and is often the one time of year that the whole family tries to get together for a Christmas lunch. It has become traditional for a Christmas tree to be put up and for present to be given to those we love. Workplaces start shutting down from the 15th December every year, while those in the retail business start preparing for the year end rush.
People flock to the costal areas where the beaches are suddenly overnight full of people and it is fun and sun for all. The week before Christmas everyone rushes to the malls trying to find those last minutes presents and getting so annoyed at the lack of parking. So with all the year end functions over and the Christmas presents bought it is time to start preparing the wonderful food that is consumed over this period.
The less fortunate are not forgotten as collections are made for food and toys to be given to those in need. Churches give out food parcels while prepackaged food parcels are sold in supermarkets. Everyone count down the days till Christmas and wonder what is in all the nicely wrapped presents under the tree. Children worry about whether they were good enough during the year for Santa to bring them all the presents on their list.
The day before Christmas finally arrives and children hang their Christmas stockings out hoping that Santa will fill them and that he will enjoy the milk and cookies they so carefully laid out. For those who have their Christmas meal on Christmas Eve they get into bed with an over full belly praying for morning to come. The rest climb into bed dreaming of the meal they will be enjoying the next day.
Christmas day finally arrives to everyone’s delight, the children hurry to open all the gifts from Santa before getting ready for Church. It is only after church that the rest of the gifts can be opened and after Christmas lunch a lazy afternoon is spent enjoying all the wonderful gifts.
The day after Christmas has been termed ‘Boxing Day’ and is a day for eating leftovers and recovering from the mad rush of getting everything perfect for Christmas. As Christmas comes to an end and people start preparing for the New Year’s Eve celebrations it begins the count down to the next year.
NEXT. Strumenti per l’innovazione. Mercoledì 21 ore 17 al Senato
in collaborazione con: Ozio Creativo Society, veDrò, Fondazione Bellisario, Pari o Dispare, PWA, Associazione Informale, Make a change per il business sociale, Donne e Tecnologie, Network D Tl, PariMerito, Cittadinanza Attiva, Corrente Rosa, Rete per la Parità, Noi Rete Donne, Innovatori Europei
IL RUOLO DELLA DONNA NEL PRIMO E NEL TERZO MONDO
21 dicembre, dalle 17.00 alle 20.00
Senato della Repubblica – Giovanni Spadolini, Sala degli Atti Parlamentari – Piazza della Minerva, 38, Roma
Proiezione del documentario “L’ultima pagina” di Francesco Brancatella
Attraverso India, Libano, Siria, Sierra Leone, Colombia il reportage, realizzato dagli speciali TV7 del TG1, racconta quanto è stato fatto finora per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio indicati dall’ONU e quanto ancora resta da fare
Conduce: Francesca Chialà, Fondatrice Ozio Creativo Society
Intervengono: Emma Bonino, Vice Presidente Senato – Silvia Costa, Europarlmentare PD – Francesco Casoli, Senatore e Imprenditore – Mario Mauro, Europarlamentare Pdl – Domenico De Masi, Sociologo – Monica Maggioni, Capo Redattore Speciali TG1 –
Myrta Merlino, Giornalista La7 – Paola Diana, Mamma Imprenditrice – Francesco Brancatella, Inviato Speciale TG1 –
Cinzia Pennesi, Direttrice D’Orchestra – Francesca Traclò, Fondazione Rosselli – Simonetta Cavalieri, Fondazione Bellisario – Davide Dal Maso, Make a Change per il Business Sociale
Performance musicale dal vivo ispirata al Viaggio del compositore Louis Siciliano
Poesia In Trincea di Barbara De Luca interpretata dalla regista e attrice Monica Dal Fabbro
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I posti sono limitati. Si prega confermare la propria partecipazione a
comunicazione@s3studium.it tel. 06/68809768
Gli Innovatori Europei si incontrano Sabato 17, ore 10.30, Roma
Il movimento si sente pronto per diventare un soggetto federativo di gruppi e iniziative territoriali e settoriali, a partire dai luoghi e dai temi che conosciamo.
Ci incontriamo Sabato a Roma per discutere i modi e i tempi di questo nuovo passaggio.
A presto,
Gli Innovatori Europei
Salvatore Margiotta (PD) from Durban: Italy’s new government’s green plans
Il dopo Durban: lavorare sulle metropoli
di Gaetano Buglisi e Michele Mezza
Dopo che tanto tuonò finalmente piovve.
Il crescendo di attesa sulla svolta ambientalista non pare vano.
A Durban si è faticosamernte delineata una vera frontiera per la politica planetaria: entro il 2015 organizzare un taglio radicale al sistema energetico fossile.
O di quà o di là.
L’Italia, con il ministro “tecnico ” Clini è stata in prima fila. Una scelta decisiva nel contesto della crisi.
Infatti molti paesi, sopratutto il fronte anglosassone, ha cercato di usare la congiuntura negativa per frenare ogni ambizione regolatrice.
Invece , sulla spinta del governo Italiano, si è fatta larga la strategia opposta: il cambio del modello energetico si profila come motore economico per uscire dalla crisi.
Una strategia che ha preso forma anche grazie alla furba adesione dell’esuberante Cina , che ha capito da tempo che quello del riequilibrio ambientale è la leva per conquistare non solo spazio economkico ma anche immagine ed egemonia politica sul pianeta.
250 miliardi in 5 anni è la somma che pechino mette sul piatto per ridurre drasticamente l’emissione di co2 e per diventare leader mondiale della Green Power, strappando il primato all’america di Obama.
Ma l’Italia ha fatto una mossa del cavallo che potrebbe dardci ulteriore spazio sul mercato: non solo densità di investimenti, ma anche un modello sociale diverso per guidare il riequilibrio energetico, grazie alla centralità delle città.
Proprio ieri a Firenze lo stesso Clini ha lanciato un appello alle comunità urbane del mondo: rispetto alla cecità degli stati, lavorare sul network delle metropoli.
le città, i loro sindaci, le comunità dei cittadini, sono i veri soggetti interessati, materialmente, quotidianamente, a migliorare l’ambiente dove si vive. Non solo, ma anche a rendere più attrattivo, e dunque anche economicamente più preioso, il territorio, per incrementare il valore aggiunto anche in termini catastali, con l’integrazione di sistemi energetici a basso impatto ambientale.
L’obbiettivo è quello di qarrivare ad un piano regolatore dell’energia entro il 2015 che riduce del 30% le emissioni di CO2 in 10.000 città nel mondo.
E’ una prospettiva politica concreta, che supera la vaga opzione antinuclearista, articolando sul territorio, materialmente, una nuova economia verde e sostenibile. Un’economia basata, bene lo ha spiegato ieri Clini, non solo sulla riduzione dell’inquinamento, ma anche sull’ottimizzazione dei consumi e sopratutto su un modello sociale basato sulle relazioni e gli scambi fra ogni cittadino: esattamente querllo che è la GRID energetica.
Siamo ad un passaggio epocale: questa strateghia deve trovare una base sociale, un movimento politico, un supporto economico, un’orizzonte strategico.
Il fotovoltaico può essere realmente il collante di una nuova mobilitazione di interessi che usino l’abbondanza ciome materia prima e non la miseria come spauracchio: abbondanza di sapere, di infrastrutture, di tecnologier, di soluzioni, di desideri.
Il manifesto sul cantiere rinnovabile lanciato proprio insieme agli Innovatori Europei potrebbe essere una traccia operativa. E anche la prospettiva politica che gli stessi Innovatori Europei stanno maturando in questi giorni sarebbe un utile esempio.
Sarebbe bene cominciare a chiederci come stare dentro questo movimento? come cittadini attivando canali locali che premano sull’amministrazione. Come imprese adattandosi ad una trasformazione che vede proprio i soggetti qaziendali avviare un processo di riorganizzazione dei modelli sociali.
Come associazione, nel caso di SOSRinnovabili, promuovendo realmente una territorializzazione dei progetti e delle proposte, con una proliferazione di 10,100, 1000 nuclei di sosrinnovabili nei comuni e nei quartieri.
Senza limiti di ambizione, e senza preclusione di obbiettivi.
Durban: Un atelier del solare per sopravvivere alla Cina
di Gaetano Buglisi e Michele Mezza (sosrinnovabili.it)
Abbiamo un orizzonte e una ragione per dare finalmente sostanza alla cantilenante lamentosità della crisi della politica: arrivare forti e puliti al 2015. E per chi, come gli Innovatori Europei , si interroga sulle fondamenta dell’attuale offerta politica, si profila una grande chance: dotarsi delle competenze necessarie, intercettare gli interessi coinvolti, organizzare una proposta politica adeguata.
Il 2015 è la data entro cui bisogna impegnarsi a rinnovare un accordo forte sul clima, dopo il deperimento del Kyoto Round. E’ forse l’ultima chance del pianeta:tre anni per afferrare la coda del drago del surriscadamento. Poi ci penseranno le profezie dei Maya.
Da Durban, dove si è conclusa mestamente la conferenza internazionale sul clima, esce una tenue speranza più che un’accordo. Tre anni per rinsavire, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Italiano Clini.
Ma affiora anche uno schieramento trasversale: Cina ed Europa contro tutti.
Il gigante cinese ha messo sul tavolo 250 miliardi di dollari per investire nei prossimi 5 anni sulle rinnovabili. Non solo, accanto nallo stanziamento dei fonti per l’ambiente, proprio oggi i cinesi fanno sapere di aver armato un fondo sovrano capace di almeno 300 miliardi di dollari per investire nel vecchio continente. Un’opportunità e una minaccia per noi.
L’europa balbetta ma cerca di mettersi in scia. Gli altri, capeggiati dalla miopia americana e dall’inspiegabile remissività di Obama, ottusamente si girano dall’altra parte.
Il punto è: si può usare la crisi ambientale come motore anticilico, rienventando un modello di sviluppo basato sulla rigenerazione dei territori? La Cina dice di si, e si gioca la sua possibilità di prendere la testa dell’economia planetaria: il fotovoltaico come le auto del dopoguerra. Un totem su cui costruire una Chinese way of life.
L’Europa è effettivamente l’unica parte del mondo che avrebbe concretamente possibilità ed interesse a buttarsi a capofitto nel progetto: territori pregiati, esaurimento della spinta manifatturiera, grandi ricchezze private e debolezze pubbliche, consumi saturi e ambizioni di qualità della vita. Oltre che grandi risorse tecnologiche.
Questa è la prospettiva su cui ricostruire un pezzo di una politica non subalterna alla finanza o alla rendita.
In prima linea le città, i territori, gli interessi ambientali, e poi il cerchio della ricerca e del sapere, ed infine la struttura a rete.
Ma il problema non è solo lo sviluppo, è anche l’autonomia:vedere una Cina che muove come un sol uomo, integrando strategia ambientale e capacità d’acquisto mette a repentaglio il senso stesso della sovranità europea.
Fino ad oggi l’occidente si cullava nell’illusione di essere gli unici, anche in una fase di economia declinante, a poter attrarre immasginario e ambizioni degli individui del pianeta. L’american way o life era l’assicurazione contro le tentazioni barbariche, dal totalitarismo comunista all’integralismo islamico. Oggi il fattore H come Hollywood non regge più. La Cina ha capito che deve conquistare l’immaginario, prima della pancia, rovesciando il Marx dell’economia politica, ma applicando alla lettera il Marx dei Grundrisse.
L’ambiente è l’equivalente dci quello che la società dei consumi fluenti fu nel dopo guerra: la grande macchina di conquista ideologica. L’europa deve rispondere. L’Italia deve attrezzarsi.
Ci vuole una politica che reagisca sullo stesso terreno: progettualità, vivibilità, ambizioni e competitività.
Le energie alternative sono la materia prima. La cina propone una grande catena di montaggio delle rinnovabili, L’Italia deve rispondere con Ateliers del solare nelle città delle persone, come dice giustamente il nuovo presidente dell’Anci Graziano Delrio.
Il solare può diventare la stoffa con cui disegnare un modello di vita a misura di un cittadino consapevole, capace e ambizioso. Bisogna alzare l’asticella.L’Italia rimane uno dei paesi più accreditati su questo mercato, come anche a Durban, grazie proprio al ministro Clini, si è confermato: abbiamo saperi, esecutori industriali e interessi culturali esclusivi.
Bisogna tradurre tutto questo in un primato tangibile.
Ci vuole una stagione di straordinaria innovazione di comportamento, piu’ che di prodotto o di processo: il solare come grid individuale, come dotazione sociale dei nostri condomini, insieme alla connettività e alle memorie.
Questa è la materia prima con cui rilanciare uno straordinario artigianato industriale che si integri con la massa d’urto cinese. Qualcosa di simile sta accadendo nel software: i grandi gruppo di Pechino stanno decentrando in Piemonte e nelle Marche le produzione di software per il ciclo dell’auto e dell’elettrodomestico.
Perchè?
Perchè il software, come tutti i prodotti, dopo la fase di massa, reclama una fase di personalizzazione elegante. E noi siamo i più sensibili per integrare individualità e qualità.
Per questo ci vuole una nuova offerta politica che faccia del design culturale uno strumento per ridisegnare i profili di vita e di consumo di un paese miopemente ricco.Le forse ci sono: le grandi città, le filiere del turismo e delle vivibilità, i marchi della qualità, le nuove leve dell’amministrazione competenze, come proprio la città di Delrio, Reggio Emilia, ci mostra.Federiamo i bisogni di qualità e ridiamo forma ad un’economia moderna a rete.
60 anni fa avevamo un problema non dissimile:lo risolvemmo grazie ad una fabbrica a Torino e un’autostrada. Non era di più di quanto abbiamo oggi. E sopratutto non era meglio.
Nani vivi, giganti morti
di Gaetano Buglisi – SOS RinnovabiliFra oggi e domani si gioca la partita dello futuro europeo: Francia e Germania dovranno accordarsi con il buon senso. Ma non basterà recuperare un meccanismo di governo concordato dell’euro.Bisogna cambiare l’idea di Europa basata sulle rendite e proiettarla sui profitti produttivi. Bisogna diventare più ambiziosi, ma anche più rigorosi. A cominciare dal giudizio sulla politica e chi la rappresenta.
Dobbiamo avviare un grande cambiamento e nessuno deve ritenersi troppo piccolo per partecipare da protagonista. La sollecitazione del gruppo Innovatori Europei di avviare una costituente politica basata sui valori della competizione e della sostenibilità energetica potrebbe essere l’avvio di una reazione a catena.
Abbiamo bisogno di nani intraprendenti , perché i giganti sono ormai zavorra.
Siamo alla vigilia di un big bang della politica italiana, che per molti versi è già iniziata. In pochi giorni Berlusconi sembra preistoria e l’antiberlusconismo folklore.
Il tema che abbiamo dinanzi è tutto interno al brand degli Innovatori europei: competizione innovativa e nuova idea dell’Europa. Su questi temi l’offerta politica è inadeguata e inefficace. Contemporaneamente nel mondo si assiste ad un ” contagio”, come lo definisce Loretta Napoleoni (un nome che andrebbe contattato per la crescita politica del nuovo movimento) che porta i ceti produttivi e giovani a staccarsi dalle elites nazionali: primavera araba, risveglio russo, sollevazioni in Spagna e Grecia, irrequietezze inespresse italiane , persino la protesta di Occupy wall street, dimostrano che il bambino dell’innovazione è ormai cresciuto e i vecchi vestiti prudenziali e subordinati delle rispettive classi politiche non bastano più.
Sta crescendo un nuovo senso comune dove i termini competizione, sviluppo, collaborazione e disintermediazione stanno scavando nelle coscienze e nell’economia.
La risposta dei tecnici può essere un modo per guidare la transizione, ma non è un’approdo.
Il contenuto di questo processo è la riorganizzazione di un modello occidentale di vita in un pianeta che conta ormai almeno 5 miliardi di consumatori ambiziosi.
Sostenibilità, accesso, uso, non possesso, equilibrio e autonomia sono le categorie del nuovo.
In giro per l’italia si muovono varie forze carsiche: liste locali, leaders cittadini, comunità culturali, interessi economici alternativi.
Bisogna cominciare a federare il nuovo, proponendo occasioni di connessione e non di irreggimentazione.
Non un partito ma cento partiti attorno ad un’orizzonte: un nuovo modello di vita condivisa e competitiva.
Innovatori Europei, che con Sosrinnovabili ha lanciato il manifesto per un cantiere rinnovabile, che si propone come pretesto di questo processo potrebbe essere la pietra del Balilla.
La galassia professionale e imprenditoriale del mondo delle energie rinnovabili ormai da tempo ha maturata il bisogno di nuovi interlocutori istituzionali, e sopratutto di nuovi orizzonti strategici: non ci basta strappare qualche sussidio in più, l’energia deve diventare quello che l’auto è stata per la ricostruzione italiana alla fine degli anni ’50: un prodotto e un modello di comportamento sociale.
Il luogo e lo strumento per questo processo sono le città, le macchine più competitive del sistema Italia: il sistema delle autonomie locali deve impossessarsi dell’opporttunità tecnologica di poter gestire grandi settori come energia e comunicazione, sottraendolo ai giganti monopolisti.
Nelle città va fondata una nuova politica del fare e del pensare.
Proviamoci a pensarla. del resto come ci spiegano i movimenti delle donne: se non ora quando?
Lana e benzina
di Gaetano Buglisi – SoS Rinnovabili
L’affiorare nelle pieghe della manovra di governo del brusco aumento delle asccise della benzina ci conferma un nostro dubbio: siamo ancora con le gomme a terra.
Questo governo è troppo forte per non dirgli la verità. Ed è troppo competente per nascondere la realtà.
Come imprenditore, e se mi permettete come giovane imprenditore, di un settore giovanissimo, come lo sono le fonti rinnovabili, devo registrare un’incomprensibile impasse.
Mentre è chiara la bussola della manovra quando deve raccogliere risorse economiche, maledettamente subito. Appare invece alquanto malferma, quando si deve innestare la prima marcia per far ripartire l’automobile.
Ci pare infatti che manchi completamente la terza gamba del tavolo del riequilibrio economico: insieme ai 17 miliardi di tasse, che con la benzina dioventano 21, e ai 13 miliardi di incerti risparmi(voglio proprio vedere come si biodegradano i consigli provinciali),è assente la voce di entrate per attività nuove. Insomma come si spinge il cavallo a bere, per usare la più tradizionale metafora del dibattito economico italiano?
Una delle chiavi per innescare la scintilla dello sviluppo è indubbiamente la ristrutturazione del sistema energetico nazionale.
Non voglio qui aprire il capitolo delle lamentazioni della categortia, denunciando il fatto che non è venuto alcun segnale per invertire la marcia recessiva imposta dal decreto Romani sulle rinnovabili.
Voglio porre una questione di strategia: se si è fermato il nucleare, e la collegata filiera elettromeccanica è già in sofferenza; e si allenta la pressione sui gassificatori, con le conseguenze del caso sull’indotto ; a parimenti si colpisce il settore, già rantolante dell’auto, con il balzo all’insù di un prezzo dei carburanti che non ha mai conosciuto pause; ma allora cosa ci potrà trascinare fuori dalla crisi?
Il colpo alla benzina assomiglia troppo ad un do cojo cojo, per dirla alla romana,senza un disegno reale. Il settore dell’energia è strategico in generale, vitale per l’Italia, decisivo nel pieno delle polemiche che ci stanno raggiungendo dalla conferenza internazionale sul clima di Durban.
L’Italia come gli altri paesi europei deve segnare un approccio diverso dalle meccaniche conclusioni recessive di Americani e Canadesi che usano la crisi per sgretolare persino il vecchio accordo di Kyoto.
Ma l’Italia, più dei suoi vicini europei deve segnare un’impennata sull’intero fronte energetico perchè è forse il paese al mondo dove gli effetti positivi si riverberano su tutta la catena del valore del sistema paese: ambiente, turismo, patrimonio,beni immobiliari.
Il fondo dei venti miliardi, sbandierato del ministro Passera per le piccole e medie aziende, rischia di diventare una versione moderna della cassa del mezzogiorno se non viene ancorato a priorità e criteri rigidissimi: innovazione in questo paese è sistema relazionale, e non banalmente comunicazione, sistema logistico produttivo, e non arcaicamente funzionalità energetica, sistema di valorizzazione degli asseti territoriali, e non romanticamente difesa dell’ambiente.
A questa sfida dobbiamo essere chiamati tutti: politici, amministratori locali, banche e imprenditori. A partire proprio dagli imprenditori del settore. Chi scrive vive da mesi una stagione criticissima, con una contorsione del sistema economico, ma anche con incomprensibili aggressioni da parte di quello bancario e normativo. L’ormai ampia filiera energetica, con la locomotiva del fotovoltaico deve essere sollecitata ad un salto di qualità: non più nicchia simpatica e assistita, ma polmone economico che guidi il processo di sviluppo nelle città, dando una sponda al sistema della ricerca .
Sosrinnovabili, l’associazione nata sull’onda dell’indignazione contro il decreto monopolista Romani, oggi vuole voltare pagine, passando dalla protesta alla proposta: abbiamo lanciato con l’associazione degli Innovatori Europei un manifesto del cantiere rinnovabili con proposte quali la creazione di un fondo immobiliare che investa sulla qualità del territorio, l’impegno a passare dalla strategia del campo fotovoltaico a quella del tetto urbano come fabbrica di energia, l’impegno a versare una percentuale sul fatturato degli impianti metropolitrani alla ricerca per un know how italiano, la richiesta di tempi burocratici certi per le pratiche, alla sollecitazione ai sindaci che elaborino piani regolatori dell’energia.
Ci sembrano proposte che possano produrre un reale indotto economico, avviando un processo di sviluppo e riducendo la necessità di tosare chi oggi non ha più lana. Ci sarà un interlocutore tecnico disposto a valutare questa disponibilità?
Innovatori Europei al “EU-RUSSIA Civil Society Forum”
FDI in Indian retail sector and EU business
by Asif Parvez – Innovatori Europei India
The ruling coalition government (UPA) of India has hung the ‘Open’ sign for foreign retailers. The cabinet has cleared 51% FDI in multi-brand retail sector and 100% FDI in single brand. Now the pros and cons of this huge step are being highlighted to much extent; the path to FDI in retail sector for foreign players seems not easy and clear.
Prime Minister of India, Dr. Manmohan Singh on Tuesday, 29th Nov 2011 said that “the government’s decision to allow foreign equity in retail has not been taken in haste but after a careful thought to how it would benefit the common man in India”. He added, foreign direct investment (FDI) in India’s retail sector would benefit farmers as “this will bring latest technology to India” and improve its agriculture sector by saving farm produce from being destroyed.
On one hand farmers will benefit from it but on the other hand small traders feel they will not be able to withstand the competition. Will India in general will benefit from this move? It’s for sure with FDI being allowed in multi-brand retail, the Indian retail scene is set for a dramatic makeover and has triggered a new dimension on retail sector. One immediate area that we can foresee is dynamism is supply chain management, the know-how and the technology. It will empower the Indian farmers who at the moment loses anywhere between 30% and 40% of their produce. Above all, what’s also exciting will be to watch is the changing shopping paradigm of the Indian consumer. More players, both Indian and Foreign including the local “kirana” stores will open a space for competition and hypercompetetion (leader or follower; value chain efficiencies; core or distinctive competencies; and financial capital).
The decision is likely to clear the decks for the entry of foreign retail giants such as Tesco (UK), WalMart (USA), Metro (Germany), Ahold (Netherlands) and Carrefour (France), which have been waiting in the wings for long to have a taste of the $450-billion (organized and disorganized) retail Indian market. The proposal for 51 per cent FDI in retail has come with certain riders, including approval to be taken from the Foreign Investment Promotion Board (FIPB), a minimum investment of $100 million by the foreign investor, putting 50 per cent of the total FDI in back-end infrastructure and procurement of 30 per cent of the products from small scale industries. China, Indonesia, Russia, Thailand, South Africa, Argentina and Chile have allowed 100 per cent FDI in multi-brand retail. The key conditions for allowing 100 per cent FDI in single-brand retail are: selling products under the same brand name internationally; product retailing will cover only those products that are branded during manufacturing and the foreign investor should be the owner of the brand.
Terming it as a major step towards unleashing the second generation reforms, India Inc has given thumb ups to the Government’s decision to allow 51 per cent FDI in multi-brand retail, stating the move would help bring in the much-needed capital required for rural infrastructure development. The Confederation of Indian Industry (CII) said it strongly supported the introduction of FDI in multi-brand retail as it would benefit consumers, producers (farmers), small and medium enterprises (SMEs) and generate significant employment.
But naturally, the announcement has also evoked strong criticism from Opposition parties, including the BJP (the main opposition party) and the Left. Opposition parties and some of UPA allies are demanding a rollback of the reform allowing foreign supermarket giants to enter the country’s $450 billion retail market. The BJP believes that allowing foreign investment in multi-brand retail would adversely impact the retail sector, which is growing, and put the country’s entire food chain system into the hands of foreign firms. SP (an UPA ally) leader Mulayam Singh repeated the threat of BJP leader Uma Bharati to set Walmart stores on fire if they came up in Uttar Pradesh (the largest state in India in terms of size of population with 200 million people, often termed as the 5th largest country on globe in itself). Ridiculing claims that opening of foreign direct investment (FDI) in multi-brand retail will lead to displacement and unemployment, Union Commerce and Industry Minister, Anand Sharma, asserted that this bold move would lead to creation of 10 million jobs and billions of dollars in investments during the next three years.
The overall benefit of FDI in retail trade is “a 360 degree advantage,” according to the Confederation of Indian Industry (CII). In a true potential scenario, opening up of FDI can increase organized retail market size to $260 billion by 2020. This would result in an aggregate increase in income of $35-45 billion per year for all producers combined; three-four million new direct jobs and around four-six million new indirect jobs in the logistics sector, contract labour in the distribution and repackaging centres, housekeeping and security staff in the stores. The government, too, stands to gain by this move by transparent and accountable monitoring of goods and supply chain management systems. The government can be expected to receive an additional income of $25-30 billion by way of a variety of taxes. FDI can help SMEs supply in large volumes, increase quality and become a vendor to international players.
India-EU business links in numbers and FDI:
India is an important trading partner for the European Union (EU) and a growing global economic power. India-EU relations dates back to early 1960s. India was among the first countries to establish diplomatic relations with the (then) European Economic Community (EEC). India combines a sizable and growing market of more than 1.2 billion people with a GDP growth rate of between 8 and 10 % – one of the fastest growing economies in the world. Although it is far from the closed market that it was twenty years ago, India still also maintains substantial tariff and non-tariff barriers that hinder trade with the EU. India-EU free trade agreement (FTA) is likely to be finalized by the first quarter of 2012. The EU, as a bloc of 27 countries, is India’s largest trade partner while India was EU’s 8th largest trade partner in 2009. The total bilateral trade increased by 28% to Euros 67.78 billion in 2010 compared to Euros 53.03 billion in 2009 (Indian exports of Euros 32.99 billion and Indian imports of Euros 34.79 billion). In 2010, total Indian exports to the EU in different services sector were Euros 8.1 billion whereas total Indian services imports from the EU were Euros 9.8 billion. EU investment to India has more than tripled since 2003 from €759million to €3 billion in 2010 and trade in commercial services has tripled from €5.2billion in 2002 to €17.9 billion in 2010. Owing to current economic crisis, FDI inflows from the EU to India declined from Euro 3.4 billion in 2009 to Euro 3.0 billion in 2010. India’s investment into EU has also seen a marginal decline from Euros 0.9 billion in 2009 to Euros 0.6 billion in 2010. The most important countries in the EU for FDI into India are Germany, UK, France and Italy.
In the background of above developments, this move definitely opens a entirely new chapter for EU businesses which are looking forward to have their footprint in Indian growing retail market.
Source(s) : European Union-India FDI, Newspaper (The Hindu, The Economic Times, The Times of India), European Commission, Eurostat etc.




