Significativamente Oltre

archivio-editoriali

INTERVISTA ONOREVOLE SANDRO GOZI (ULIVO)

di Salvatore Viglia per Innovatori Europei

«Io credo che uno dei valori del PD che io intendo come appartenente al centrosinistra, alla sinistra, sia quello di non perdere mai l’obiettivo della coesione sociale e della solidarietà».

L’on. Sandro Gozi è Presidente del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’autorità di Europol, di controllo e vigilanza in materia d’immigrazione; I Commissione affari costituzionali della Presidenza del Consiglio e interni.
L’on. Gozi è una personalità di spicco del nuovo Partito democratico, trentanovenne, una delle menti propulsive della costituenda nuova compagne politica.
La questione sollevata in queste ore sulla nomina del leader del Partito democratico, sembra aver procurato qualche imbarazzo al presidente del consiglio Prodi.

Credo che non ci sia bisogno in Italia, nel centrosinistra, di ulteriori fermentazioni, di creare un ulteriore dualismo: leader Partito Democratico e Premier Primo Ministro. Sarebbe certamente un passo indietro.
E? chiaro che il PD deve dare anche forza al governo ed è impensabile che si possano cumulare le due figure.
Altra questione, invece, è avere una sorta di coordinatore per coordinare le attività degli organi che dovranno, poi, fare il PD.
Una cosa è certa, il PD dovrà partire dal basso. Non si costruiscono le piramidi partendo dal vertice.
Bisogna, quindi, cominciare a costruire gli organi dal basso, dal territorio. Poi, come ultimo atto, i nuovi organi ed il nuovo congresso, dovranno esaminare e decidere chi sarà il leader politico.
Se in questa fase c’è bisogno di un coordinatore, ben venga n coordinatore. Ma che questo fatto non inneschi un ulteriore dualismo ed ulteriori personalismi.
Di protagonisti pare ce ne siano già abbastanza.

Lei ha un nome, è orientato verso qualcuno in particolare che potrebbe essere il leader?

Al momento ce ne è un solo: Romano Prodi.

Nella lista dei 45 che si dovranno occupare e costituire il futuro PD, però, non sembrano essere stati privilegiati i giovani così come si è predicato, come mai?

Questa è una bella domanda.
A mio parere, questo è stato un errore. Un errore riparabile ma un errore. Il Comitato deve avere una funzione precisa, deve scrivere le regole quindi non è l’inizio del nuovo partito. E’ un organo che deve fare la strada e ciò vuol dire eleggere una assemblea costituente. Quello sarà il vero embrione del nuovo partito. Per questo dico che è un errore riparabile. Certamente è una occasione persa perché il PD deve essere un partito nuovo più aperto alle donne, più giovane, più sensibile ai giovani. Il fatto che non ci sia, nel gruppo dei 45, nessuno sotto i 40 anni, mi sembra un fatto non positivo. Anche perché noi continuiamo a dover lottare come giovani e ad essere considerati giovani, io ho 39 anni, quando in realtà noi dovremmo occuparci dei veri giovani che sono poi quelli al di sotto dei 30 anni. In Italia siamo in ritardo di 15 anni, di tre generazioni visto che queste cambiano ogni 5 anni. Ripeto, una occasione persa. L’assemblea costituente garantirà la massima apertura in cui non solo sarà possibile votare liberamente, ma si potrà anche essere votati liberamente. Garantirà una grande apertura ai giovani ed alle donne.

Mi è sembrato di capire due cose da quanto lei ha detto e cioè, la prima è che praticamente tutti gli esclusi non dovranno preoccuparsi perché, magari, avranno collocazioni di spicco nel prossimo futuro, la seconda?

Tutti possono essere candidati. Le regole su cui noi dobbiamo insistere sono quelle delle massima libertà dell’elettorato sia quello attivo sia quello passivo. Non dovranno esserci membri di diritto. Deve essere un processo completamente aperto. Sono sicuro che con le energie che abbiamo, con il fatto che ci sia una fortissima volontà di riforma e di cambiamento da parte della mia generazione ed in quelle che seguono, questo processo si potrà garantire sin dall?inizio nella assemblea costituente. Il PD dovrà essere un partito più giovane, più rosa.

La seconda cosa, dicevo, che mi sembra d’aver capito, è che ci troviamo al cospetto di una mentalità che connota il nostro paese per quanto riguarda l’età. Voi 39 enni venite considerati giovani quando dovreste essere, in pratica, degli anziani.

Assolutamente. E’ una questione di mentalità legata alla società italiana. Io dico sempre che gente alla mia età, penso a Blair, già si confrontava con la guida di una nazione.
Noi a 39 anni, siamo considerati giovani. Ed io sono un giovane fortunato rispetto ad altri della mia età che meriterebbero altrettanto quanto me. E’ un problema acuto nella politica ma che si ritrova nell’impresa, nell’Amministrazione, in tutti i posti apicali in cui non troviamo giovani perché siamo un paese gerontocratico.

Degli esclusi dal novero dei 45, per esempio, troviamo Gregorio Gitti. Non trova che uno come Gitti, invece, doveva essere tra i primi ad essere reclutati?

Sì, secondo me sì. Però ho visto che c’è una ragazza, una donna che fa parte della componente Gitti nel Comitato, non sotto i 40 anni, ma una donna, Paola Caporossi. Diciamo, quindi, che Gitti è rappresentato. A mio parere, Gitti, sarebbe stato benissimo nel Comitato.

A fronte di questa esclusione e di altre ancora, però, c?è stata una accoglienza clamorosa ad un ?saltatore? di rango: Marco Follini.

Questo è un altro discorso. E? un discorso diverso dalla questione generazionale. Ma un discorso, a mio parere, giusto perché il PD deve essere un partito che si apre anche ad altre forze politiche, ad altre personalità politiche. Credo che il PD debba guardare anche molto al centro, ad un centro che voglia veramente riformare il bipolarismo e renderlo più funzionante, più razionale. Da questo punto di vista, la presenza di Follini, la reputo un dato positivo.

E se si tacciasse di opportunismo politico?

Io penso che Follini sia stato molto coraggioso più che opportunista perché?

Mi riferivo all’opportunismo del PD nel reclutarlo.

No. Il PD, molto chiaramente, ha detto, ed è emerso chiaramente ai congressi DS e Margherita, soprattutto in quello della Margherita, che è un partito che dovrà anche aprirsi molto verso il centro, verso il centro politico. Il PD è una forza di centrosinistra quindi, se questa forza di centrosinistra allarga a centro con tutti coloro che sono disposti ad impegnarsi in un progetto di rinnovamento che deve essere della politica, del sistema politico e poi delle istituzioni italiane, sono i benvenuti come Follini.

Stando a quanto si dice, per esempio, da parte della sinistra radicale, il PD non avrebbe nulla di sinistra ma sarebbe, in realtà, un nuovo centro. Lo stesso Fassino è stato bollato come un liberal-sociale.

A me sembrano veramente schemi che denotano aspetti un po’ in ritardo da parte della sinistra italiana. Non possiamo affrontare il 21° secolo, non possiamo affrontare le nuove sfide del nostro paese dicendo quelli non sono di sinistra sinistra, quelli sono di centrosinistra, quegli altri liberal sociali, più o meno liberali ecc.
Perché non credo serva a qualcosa pensare a questo al cospetto del cambiamento climatico, all’immigrazione, all’evoluzione demografica, al problema dell’integrazione degli immigrati in Italia, al problema di coniugare sicurezza e flessibilità al mercato del lavoro. Tutte queste sono problematiche che richiedono una nuova analisi, una nuova proposta politica e che vogliono tenere conto delle esigenze di maggiore solidarietà e di maggiore coesione sociale.
Mettere il paese nelle condizioni di maggiore competitività nell’Amministrazione come nell’impresa, questa è la sfida.
Le sfide che siamo costretti ad affrontare, sono talmente nuove che stare a perdersi in disquisizioni inutili in discussioni accademiche su chi sia o no un liberal sociale, è anacronistico.
I nuovi problemi cui dovremo dare conto, richiedono nuove soluzioni politiche. Io credo che uno dei valori del PD che io intendo come appartenere al centrosinistra, alla sinistra, sia quello di non perdere mai l?obiettivo della coesione sociale e della solidarietà. Questo, secondo me, è il futuro.
Nel momento in cui noi affronteremo le riforme del mondo dell’impresa, dell’economia, dobbiamo tenere presente che non si può sacrificare l’esigenza di maggiore diffusione del benessere nel dogma della competitività. Noi dobbiamo portare l’Italia verso una competitività che sappia tenere presente di questi due capisaldi, solidarietà e coesione sociale, della società italiana altrimenti marceremo contro la nostra storia. Ciò detto, tutto il dibattito che io chiamo para-ideologico, sono di sinistra o non sono di sinistra, oppure: la nostra tradizione è quella della DC, la nostra tradizione è quella del PCI, risulta inutile. Guardi che, nel 2009, voteranno nuovi elettori. Sarà gente che è nata dopo il 1989, dopo il muro di Berlino. A quelli, non interessa assolutamente niente se il candidato che votano si ispira alla DC o al PCI. Semplicemente vorranno sapere cosa propone quel candidato per una Università più competitiva, per un passaggio nel mondo del lavoro più giusto che costringe i giovani alla precarietà assoluta ecc. Queste sono le risposte ecco perché a me non interessa questo dibattito.

Ma sarà facile, lei crede, adoperare una sintesi, per esempio con la Pollastrini?

Io credo che le grandi forze di centrosinistra che hanno intrapreso questo processo di rinnovamento, come ad esempio, prima e dopo Blair, sono riusciti a fare delle sintesi felici e positive e su posizioni ben diverse e più profonde da quelle che ci possono essere con la Pollastrini. Questo non mi preoccupa molto.

Per quanto riguarda la due questioni ?principe? che potevano inficiare il sodalizio DS-Margherita e cioè la laicità dello Stato e la dislocazione in ambito europeo del PD, far parte o no del PSE, come risolverete questo problema? E? un problema?

Sulla questione etica, io non credo che ci siano dei partiti etici. E? difficile avere da statuto una posizione precisa e vincolante per i singoli sulle grandi questioni etiche. Su queste, a mio avviso, deve sempre applicarsi il concetto della libertà di coscienza. Sulla questione della laicità, dobbiamo fare una distinzione. Ormai il dibattito italiano è divenuto un dibattito assolutamente strumentale, ideologizzato. Un conto è la laicità, un conto il laicismo, un conto è il rispetto delle prerogative della Chiesa nella società, un conto è volere costituire un partito dei credenti, come un conto è affermare il principio di separazione Stato e Chesa, un altro conto e fare dell’attività contro le posizioni della Chiesa un motivo di azione politica, questo è laicismo.
Bisogna tornare a ragionare in termini, allo stesso tempo, moderni e coerenti con la grande tradizione democratica italiana. In uno Stato moderno, è chiara la divisione temporale dalla dimensione spirituale. Non è possibile pensare, in uno Stato moderno, che certe posizioni di partito siano dettate da queste o da quelle credenze religiose. Quando si governa la cosa pubblica non si può pensare di proporre, a volte, addirittura imporre, la propria sensibilità personale. E? necessario, allora, fare una sintesi, uno Stato laico deve essere rispettoso della presenza della Chiesa cattolica, rispettosa dell’Autorità religiosa. Adoperare una sintesi tra le posizioni legittime dei credenti e le posizioni altrettanto legittime di coloro che non credono. C?è una frase famosa di Kennedy che, da cattolico, divenne Presidente degli USA che diceva:«Se mi si pone un problema tra l?interesse generale e la mia coscienza, io sono costretto ad andarmene, non posso certamente pensare di utilizzare la mia posizione per far diventare la mia obiezione di coscienza, interesse generale». E’ questa la via su cui dobbiamo andare. Fa male, e lo dico da cattolico, alla Chiesa, dare l’impressione, non dico che questa sia la posizione, ma dare l’impressione di parteggiare per una parte politica o che si è più favorevoli a quel partito piuttosto che a quell’altro. Non è questo il ruolo della Chiesa pur avendo diritto di esprimere le proprie opinioni. Il ruolo della politica è quello, ripeto, di essere in grado di fare sintesi positive. Del resto la DC non era il partito della Chiesa. La DC era un partito che faceva sintesi tra le esigenze del cattolicesimo e le esigenze del mondo laico. Credo che questa sia la grande tradizione italiana che dobbiamo proseguire.
Sulla seconda questione che lei chiama “principe” inerente l’Europa, tutti i risultati di tutte le elezioni europee dimostrano che chi scende in campo da solo non può vincere le elezioni. Che c’è una forte esigenza, da parte degli elettori, di avere nove alleanze, nuove aggregazioni di centrosinistra, nuove proposte cosiddette riformiste.
La Francia è l’ultimo esempio. Credo che ci siano tutte le condizioni, anche dopo il congresso del PSE di Oporto, di proporre a livello europeo una alleanza più ampia che vada al di là del PSE. Una alleanza di centrosinistra nel Parlamento europeo che veda i Democratici socialisti ed altre forze progressiste che non si riconoscono nel partito socialista. Noi non chiediamo all’Europa di risolverci un problema, noi chiediamo ai nostri partners europei di prendere atto di una realtà politica e di prendere atto del fatto che il nostro è un progetto estremamente avanzato, una soluzione che potrebbe certamente essere la soluzione anche in un Paese come la Francia, che lo è in Vallonia e che potrebbe diventarlo in Belgio, che lo diventerà in Polonia nel momento in cui il centrosinistra polacco si riorganizzerà per rispondere ad una destra oscurantista. E’ una presa d’atto che già c’è perché ad Oporto si detto che bisogna aprirsi a forze che socialiste non sono.
Sono sicuro che anche nel Parlamento europeo potremo dare vita ad una grande alleanza di centrosinistra, dei socialisti e dei democratici che potrebbe diventare anche il primo gruppo.
La vedo come una opportunità. Non avrebbe senso dire: creiamo una nuova forza politica in grado di risolvere le grandi questioni poste dal 21°secolo e dire al tempo stesso che per fare ciò, dobbiamo diventare socialisti. Dobbiamo vedere, insieme ai socialisti, quali altre nuove alleanze fare. Non dentro, ma con i socialisti.

Il PD ancora non c’è, dunque, un progetto scritto non esiste, ma lei, personalmente, la questione dei giovani dato che parliamo di un partito giovane, come pensa di risolverlo? Questi arrivano tardi a completare gli studi, tardi al matrimonio, tardi al lavoro, tardi ad uscire dalla casa dei genitori, tardi a comprarsi la casa. Tardi per tutto.

Innanzitutto, direi che non c’è una politica per i giovani. Cosa vuol dire giovani? I giovani sono quelli che passano dalle scuole superiori all’Università; giovani sono quelli che dall’Universtità, transitano nel mercato del lavoro, giovani sono coloro che intendono mettere su famiglia, giovani sono i professionisti, quelli che hanno 28-30 anni che sono bene inseriti nell’Amministrazione, nella organizzazione internazionale dell’impresa ecc.
Per risolvere i loro problemi, bisognerà scomporre il mondo dei giovani nelle diverse problematiche. I giovani professionisti sono la risorsa del paese, bisogna ricondurre in Italia tutti quei cervelli emigrati all’estero. Essi porterebbero nuova linfa vitale a tutto il sistema. Il PD dovrà ridurre in maniera drastica l’impatto che si ha sui giovani nelle varie politiche che noi portiamo avanti. Politiche del mercato del lavoro, politiche della ricerca. Dovremmo interrogarci, ogni volta che facciamo qualcosa e chiederci: che impatto avrà sui giovani? Dare tutta una serie di agevolazioni innanzitutto per finire l’Università e poi per facilitarne il passaggio al mondo del lavoro. A mio parere, bisognerà garantire ai giovani che vogliono mettere su famiglia, dei crediti agevolati per i mutui, per il passaggio a sistemi di previdenza personale che permettano a dei precari di cominciare a pensare di avere un avvenire. Intervenire con tutta una serie di provvedimenti che facilitino l’emancipazione dei giovani perché oggi questi non si emancipano, non escono dalle famiglie prima dei 30 anni. Questo è il grande ritardo rispetto agli altri paesi europei. E’ una politica complessa, una politica molto articolata ma prioritaria per il nuovo PD.

Una domanda un po’ provocatoria, quale leader non ha aderito al nuovo PD che lei avrebbe voluto aderisse per capacità, formazione e valori?

Bisogna pensarci.

ROMA, 2 GIUGNO: INCONTRO PD

Sabato 2 giugno 2007, ore 15

Roma, Teatro Quirino, via delle Vergini

Alcuni cittadini e l’Associazione Nazionale per il Partito Democratico hanno organizzato per il prossimo 2 giugno a Roma un evento nazionale dal titolo “Partito Democratico: partecipo, decido, cresco”

Interverranno Walter Veltroni, Arturo Parisi, Giovanna Melandri, Giulio Santagata, Michele Emiliano, con la conclusione del Presidente del Consiglio Romano Prodi.

Introdurrà Daniela Vannini con la lettura di un appello per la costituente del PD e dialogheranno con il pubblico Gregorio Gitti, Flavia Baldassarri, Giovanni Kessler.

Porterà il suo saluto Paola Caporossi, la più giovane componente del Comitato Nazionale per il PD

E’ importante la presenza di ciascuno di noi per testimoniare in tanti la voglia di partecipare e di contare nella costruzione del Partito Democratico.

Ulteriori dettagli del programma saranno pubblicati sul sito www.apditalia.org

Per confermare la tua presenza, contattaci !

Ti aspettiamo.

La redazione della Associazione per il Partito Democratico

ASSEMBLEA NAZIONALE INSIEME PER IL PARTITO DEMOCRATICO

INNOVATORI EUROPEI E’ CO – FONDATORE DI INSIEME PER IL PARTITO DEMOCRATICO

ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DEI MOVIMENTI E DEI CITTADINI

ROMA – 22 GIUGNO 2007 – Ore 15.00  SALA BIBLIOTECA NAZIONALE – VIALE CASTRO PRETORIO 105 (STAZIONE TERMINI)

DIALOGO E CONFRONTO CON I PARTITI PER LA COSTRUZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Per aderire: INSIEME PER IL PARTITO DEMOCRATICO
WWW.INSIEMEPERILPARTITODEMOCRATICO.COM

INFO@ INSIEMEPERILPARTITODEMOCRATICO.COM

 

ULTIMA CORSA

Si comunica ai signori viaggiatori che in partenza l’ultima corsa della giornata

di Aldo Perotti

Leggo della pioggia di polemiche seguite alle elezioni amministrative di domenica.
L’analisi del voto, come sempre avviene, risente della posizione delle varie parti in gioco.
Da una parte chi perde, è ovvio, “tiene”, oppure “limita i danni”, od anche “attendeva un simile risultato”. Dall’altra parte, chi vince “trionfa”, “sbaraglia”, “è maggioranza nel paese”, e cosi via dicendo.

Prodi, nell’intervista a LaRepubblica di stamani, difende a spada tratta il suo operato e scarica sugli alleati la quasi totalità delle colpe (incluse le polemiche sul futuro del PD). Ammette una sua responsabilità nel non essere riuscito ad imporre la sua linea e la sua volontà in molte occasioni e si ripromette si cambiare decisamente atteggiamento; il suo sembra infatti un out-out definitivo: “ Ma adesso basta. D’ora in poi cambia la musica. O si fa come dico io, o prendere o lasciare.” e poi ”Voglio uno spazio per governare davvero, e poi me ne andrò come ho promesso. Ma se non ho lo spazio per governare, me ne vado subito. A fare il Re Travicello proprio non ci sto.”

Ma cerchiamo di capire meglio le ragioni di quella che in media, pur tenuto conto delle singole peculiarità locali, ha tutta l’apparenza di una sconfitta per il centrosinistra; l’ago della bilancia infatti (sempre in grande equilibrio nel nostro paese) si è, numeri alla mano, spostato verso destra.
Le parole “delusione” prima e “protesta” poi sono probabilmente alla base del risultato che punisce la compagine governativa. Delusione delle enormi aspettative che aveva stimolato il centrosinistra in campagna elettorale e protesta per tutta le discrasie che quotidianamente si osservano. Come dimenticare la crisi del governo sulla politica estera, le divisioni sull’indulto, sui dico, sull’ICI,il tesoretto, il contratto degli statali e chi più ne ha più ne metta.

Se è vero, come è vero, che l’iniziativa di governo opera “per il bene del paese”, sembra proprio, che ognuno, all’interno della maggioranza, abbia una sua propria personale idea del bene del paese che sembra coincidere, guarda caso, con il bene esclusivo e prioritario di una determinata categoria, gruppo o classe, ritenuto essere (a torto o a ragione) il suo elettorato di riferimento.
Se in questo paese non si finisce di preoccuparsi di questa o quella categoria e non si definisce una posizione univoca, condivisa, irrevocabile, indiscutibile, su quello che è il bene del paese, non si potrà che continuare a scendere per quel crinale su cui la destra, assecondando l’involuzione di gran parte dell’occidente, ci ha purtroppo scaraventato.

Unica via d’uscita per il paese non può che essere proprio il discusso Partito Democratico.
Se anche dovesse venir meno la volontà delle attuali compagini dei partiti (troppo convinte che la conservazione delle loro posizioni di potere faccia parte de programma del futuro PD, il che non potrà e non dovrà essere), il Partito Democratico vedrà comunque la luce attraverso l’iniziativa spontanea, attraverso le associazioni ed i movimenti.
Certo è che la politica deve comprendere che questa è probabilmente l’ultima corsa per tutti, per la classe politica, per l’impresa, per i cittadini. O si sale ora sul treno del cambiamento con la consapevolezza che non sarà un viaggio facile per nessuno, specialmente per chi fino ora ha viaggiato in prima classe (a volte senza biglietto), o si rischia di esserne travolti con l’inevitabile montare dei conflitti sociali che una perdurante instabilità profila all’orizzonte.

RITORNIAMO A FARE POLITICA..

di Vincenzo Girfatti

Ebbene sì! ‘E arrivato il momento di tornare a fare politica. Il Partito Democratico non può essere la summa di Ds e Margherita. Un nuovo partito per essere realmente nuovo deve avere la partecipazione di persone che hanno voglia di contribuire al cambiamento e quindi al miglioramento del Paese. Il modo di fare politica legato essenzialmente al personalismo, ha allontanto sempre di più il Paese dalla crescita e soprattutto dallo sviluppo.Il Pd nasce se c’è una condivisione piena e la voglia comune di fare politica per il bene del paese. Non voglio essere il solito politicante che parla, anzi scrive politichese, ma voglio soltanto evidenziare che nel nostro Paese c’è una disaffezione nei confronti della politica da parte di più classi sociali, e che putroppo la politica ha la grossa responsabilità di aver contribuito al fallimento dei vari Enti Strumentali presenti sul territorio. Fallimento che poteva essere evitato. Penso alla Campania che oggi vive una situazione difficile, non soltanto per il problema rifiuti, e alle altre Regioni del Meridione. ‘E vero però che in tutta la penisola è riscontrabile un ritardo nei confronti degli altri paesi Europei. Ebbene la necessità di un Partito Forte, con tradizioni popolari, riformiste, europeiste, è chiara. Non dobbiamo aspettare, andiamo avanti! ..

INVITO CIRCOLO P.D.MILANO 31-5

Cari Amici di Innovatori Europei,

il Circolo per il Partito Democratico Milano, in collaborazione con l’APD nazionale e l’APD 11 febbraio, organizza un evento pubblico nel corso del quale, oltre alla presentazione ufficiale del Circolo, parleremo di “Quali regole per un Partito veramente democratico”.

Allego alla presente il programma dell’evento.

Nel corso dell’evento parleremo della sottorappresentazione dei giovani, della società civile e del nord nel “Comitato 14 ottobre” e presenteremo una nostra proposta di regole per assicurare un confronto aperto e in condizioni di pari opportunità alle elezioni che porteranno alla nomina dei membri della Costituente del Partito Democratico.

Vi sarei grato se poteste dare spazio alla nostra iniziativa milanese sul Vostro sito oppure segnalarla a una mailing list di Milanesi (e provincia).

Speriamo di incontrare tutti Voi giovedì 31 maggio ore 20.30 presso la sala San Carlo.

Per motivi organizzativi e considerando le numerose conferme di partecipazione ricevute una vostra conferma è gradita.

Saluti a tutti

Cesare Saccani
Coordinamento Circolo per il Partito Democratico Milano
csaccani1@tiscali.it

ATTO ESTREMO

di Aldo Perotti

Da “laRepubblica” del 28/05/2005

TOKYO – Il ministro giapponese dell’Agricoltura, Toshikatsu Matsuoka, si è tolto la vita. E’ stato trovato impiccato in un alloggio per parlamentari a Tokyo nel centralissimo quartiere di Akasaka. Ricoverato in gravi condizioni all’ospedale dell’Università Keio, è spirato poco dopo. Matsuoka, 62 anni, era coinvolto in diversi scandali finanziari. Nel pomeriggio di oggi avrebbe dovuto partecipare a una riunione di una commissione del Senato. E’ il primo caso di suicidio di un ministro nipponico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (segue). LINK

Ci si domanda sempre in questi casi: si è ucciso perché colpevole o perché innocente?
Il suicidio è una soluzione drastica e rappresenta una via d’uscita ad una situazione insostenibile.
Mi domando anche di chi è la colpa. Una persona che arriva al suicidio da colpevole deve in qualche modo riconoscere di aver fatto uno sbaglio irreparabile e di aver offeso o danneggiato gli altri e se stesso da dover rinunciare per sempre a qualsiasi relazione. Se una persona arriva a tale analisi è chiaramente oppresso da un terribile senso di colpa e sa di aver sbagliato. Allora ci si domanda, perché una persona capace di un tale senso di colpa sbaglia ?
Dall’altro lato un’innocente che si suicida lo fa perché si sente disarmato ed incapace di far valere le proprie ragioni. Nei casi in cui non si ha modo di interagire non si può che sbattere la porta e andarsene. Il suicidio è il modo più eclatante di sbattere la porta (come Catone).
Il suicida, ma anche l’autoesiliato, colpevole o innocente che sia, lancia un messaggio di accusa alla società che lo ha portato in una condizione di non ritorno.

Anche nel nostro paese abbiamo avuto casi del genere (ricordate tangentopoli).
E’ però molto tempo che nessuno si suicida eppure di personaggi coinvolti in scandali finanziari ne abbiamo avuti parecchi e parecchi pure colpevoli.

Probabilmente il senso di colpa, ovvero la forte responsabilità delle proprie azioni e dei propri errori, è qualcosa che nel nostro paese si sta perdendo. Anche la più profonda ed insostenibile vergogna ha ceduto il passo all’arroganza ed all’impunità.

Nell’antichità, altri tempi, chi sapeva di aver sbagliato e veniva a sapere che presto avrebbe incontrato la legge o la parte offesa, faceva spesso la cortesia di farsi trovare morto (Bruto, Cassio).

AMMINISTRATIVE: TEST IMPORTANTE

di Massimo Preziuso

Non so voi, ma io credo che questo delle amministrative sia un test molto importante.

E credo che, sebbene ci siano diversi motivi perchè un elettore poco analitico (poco propenso a guardare in un’ottica di lungo periodo) possa abbandonare il Centro Sinistra, questo non avverrà: lo sapremo nelle prossime ore!

Comunque vada, questo Governo dovrà subito cominciare a dedicarsi alla risoluzione di “fatti percepiti concretamente dal cittadino-elettore”, altrimenti la nave ballerà.

Questo primo anno è stato buono da un punto di vista di risoluzione di problemi macro (vedi il Debito pubblico che inizia a prendere la strada della discesa, vedi l’inizio delle liberalizzazioni):
è ora necessario adottare politiche che migliorino la vita dei cittadini nell’istante stesso in cui entrano in vigore (riduzione tasse, intensificazione della lotta all’evasione, sicurezza dei cittadini, infrastrutture, traffico nelle città..) e aprire concretamente a GIOVANI E DONNE, i più delusi per tante ragioni.

Io sono fiducioso…voi?

LISTA “GIOVANI” ALLE PRIMARIE

Finalmente ci rendiamo conto di dover fare Lobby anche noi.

da Repubblica

La delusione per la mancanza di under 30 dal Comitato dei 45 del futuro Partito Democratico

Arrabbiatissimi. Furenti. Delusi. Tanto che adesso affilano le armi per una «vendetta»: presentare il 14 ottobre (primarie del Pd) la loro lista. Tutta di giovani. Pina Picierno, segretaria nazionale giovani Dl, e Fausto Raciti, suo omologo per i Ds, ci stanno pensando dall’altro ieri, giorno di ufficializzazione del Comitato dei 45. Da allora sono sul piede di guerra: tra i prescelti, infatti, non figura un solo under 30. E questa decisione ha fatto esplodere proteste un po’ dappertutto.

In Piemonte i giovani dl hanno annunciato di essere pronti «a restituire le tessere a Roma per i metodi seguiti. Che hanno portato all’assenza di giovani e di esponenti piemontesi». In Calabria, invece, i giovani dl hanno deciso «di autosospendersi dal partito». Come spiega Luigi Madeo, calabrese e responsabile nazionale organizzativo della Margherita: «Loiero inserito nel Comitato? Siamo a disagio. Non sono rappresentati né i Ds né i Dl calabresi. E invece è entrato lui, l’uomo dello strappo. Per non parlare della mancanza di giovani. Noi contestiamo il metodo usato. La nostra sfida? Sarà alle primarie, sperando che facciano un regolamento che ci consenta di partecipare».

Mal di pancia anche in Sicilia. E in Lombardia, dove ieri, al congresso regionale dei giovani dl, c’era grande delusione per la scelta di escludere gli under 30 dal Comitato. Spiega Pina Picierno: «È stata un’assurdità. Le donne, invece, che hanno fatto lobby, poi alla fine l’hanno spuntata. E noi ragazzi? Noi che lavoriamo dentro i partiti, o anche fuori, e che abbiamo meno di 30 anni? Niente. Cancellati. Ma il Pd non doveva essere il partito dei giovani? Invece qui l’età media supera il mezzo secolo. Complimenti per il coraggio». La pupilla di Ciriaco De Mita, vicina anche a Dario Franceschini, non ha voglia però di attaccare a muso duro i big dl. Però chiarisce che la protesta non si fermerà qui. E avverte: «Ora il nostro percorso per la Costituente sarà autonomo e molto diverso. Sarà veramente aperto, inclusivo, e darà spazio a chi ha voglia di partecipare».
Fausto Raciti, leader della Sinistra giovanile, usa toni simili a quelli di Picierno: «Siamo davvero arrabbiati, è ovvio. Ma alla Costituente del Pd ci faremo prendere in considerazione, ne siano pur certi. Intanto stiamo organizzando la prima assemblea nazionale dei giovani del Pd, a giugno, a Roma. Ma resta tutta la nostra preoccupazione per il sistema usato: vuol dire che si sono solo riempiti solo la bocca, finora, con la parola “giovani”. Ma poi alla fine nel Comitato dei 45 hanno inserito solo i professionisti della società civile. Non ci sono i giovani, quindi, ma c’è Slow Food. E ci sono Dini e Amato. Complimenti davvero».

Raciti però non ci sta ad accettare le decisioni delle segreterie nazionali: «Noi non vogliamo i giovani cooptati, come dice Parisi, e per questo il 14 ottobre ci misureremo candidandoci. Ma per far questo ovviamente chiediamo regole certe. Primo: confermare il voto per chi ha 16 anni; secondo: gli under 30 devono poter votare al prezzo di 1 euro; terzo: seggi aperti anche davanti a tutte le scuole e le università. E vediamo, poi, alla fine chi la spunta. Perché siamo proprio stufi di fare sempre e solo i donatori di sangue».

Angela Frenda

CRISI POLITICA? NO, DEI VALORI

di Aldo Perotti

E’ vivace in questi giorni il tema della crisi della politica, i suoi costi, la rappresentatività, lo scollamento tra il paese e la sua classe dirigente.

Si accavallano le proposte, le idee, i timori, si disegnano scenari a tinte più o meno fosche e si dimentica che alla base di tutto non ci sono situazioni contingenti, questioni di parte, problemi economici, ma solo una profondissima crisi di valori.
Cosa sono i valori ? Borsa valori.. gioielli e valori… valoroso.

Il valore è un sostantivo essenzialmente astratto associato a cose concrete che vuole individuare nelle cose, ma anche nelle persone, qualcosa di non immediatamente percettibile che va al di là della sostanza fisica. L’oro è un metallo come gli altri metalli… ma diverso è il suo valore.

Il valore è a volte qualcosa di inaspettato, di nascosto.

I valori sociali, sui quali voglio porre l’attenzione, sono quindi degli attributi della società non immediatamente evidenti eppure riconoscibili e comparabili.

La “comparabilità” è una caratteristica del valore, da cui i valori fondamentali (che sono alla base ma in realtà sono quelli che superano tutti gli altri); e quindi quelle cose che non sono più un valore (come ad esempio la verginità), fino a giungere ai dis-valori (valori negativi).

Nel corso della storia alcune caratteristiche della società, alcuni attributi in genere astratti hanno acquisito la definizione di “valori” in quanto ritenuti fatti positivi o condizioni preferibili.

Buttiamone là tre, credo parecchio noti: libertà, uguaglianza, fraternità.

Sono tre attributi di una società, dei valori sociali, si direbbe, incontestabili.

Purtroppo assistiamo invece all’offuscamento di questi concetti nel sentire comune. L’idea di libertà, il concetto di uguaglianza, il sentimento di fraternità, appaiono offuscati, dai contorni indefiniti. Da questo deriva la loro crisi.

La libertà senza limiti diventa caos e disordine (che sono disvalori). Se qualcuno afferma “troppa libertà !” appare evidente che è la definizione stessa di libertà che non è più chiara, che è in crisi.

La libertà è quindi un valore in crisi in quanto snaturato, confuso, mescolato con fattori estranei.
Lo stesso per gli altri (già da tempo decaduti).

Ormai l’essere tutti uguali, o tutti fratelli, non rientra proprio tra le massime aspettative dell’uomo contemporaneo che invece fa della differenza, della distinzione e spesso della prevaricazione i suoi baluardi.

Possiamo oggi essere uguali (o fratelli) quando nel nostro paese le distanze in termini economici si fanno abissali, quando l’oligarchia politica ed economica non fa che evidenziare la propria “disuguaglianza” dal resto del paese attribuendosi compensi esorbitanti oppure autoassolvendosi da qualsiasi colpa o nefandezza.

Possiamo essere “uguali” quando chi evade è un furbo, chi non lavora e ruba lo stipendio pure, chi serve lo Stato è comunque un “fannullone” , chi vive onestamente del suo lavoro è, se va bene, un semplice “fallito” se non un “morto di fame” (spesso è cosi che i furbi considerano i “non furbi”) ?

Venuti meno i valori della Rivoluzione Francese tutto quello che ne è seguito rischia di subire un brutto colpo. La storia insegna che le dittature, i totalitarismi, trovano ampi spazi in un mondo in cui i fondamentali dello stato moderno sono sminuiti e messi in discussione.

Se vogliamo salvare il nostro paese dovremmo tutti pensare ad un bel ripasso di storia.

Nei momenti difficili è bene ricordarsi del percorso che ci ha condotto fino a dove siamo ora e ripercorrerlo passo passo. E’ per quella strada che troveremo la soluzione.

News da Twitter
News da Facebook