Significativamente Oltre

Vita dura per gli artisti in Italia

di Mario Di Gioia

Molti diritti ai lavoratori del settore vengono ancora negati, ad esempio il diritto ad avere una legge adeguata di tutela del lavoro nel comparto, che personalmente ritengo più importante dell’economia del nostro paese. Vanno create le condizioni per garantire una rappresentanza Parlamentare adeguata che si occupi in modo continuativo delsettore e che prenda in considerazione investimenti sempre più consistenti per uscire in breve dal tunnel della crisi che, per l’Italia, passa necessariamente attraverso l’incremento del turismo utilizzando la cultura, lo spettacolo,l’arte, la musica e gli artisti italiani. Una necessaria riflessione che rinviamo, rinnovando il nostro appello a tuttele Istituzioni, anzitutto alle Commissioni Lavoro di Camera e Senato che, hanno l’obbligo di approvare la proposta di legge di lavoro nello spettacolo alla quale abbiamo più volte assicurato il nostro contributo di proposte e di sostegno politico.

Dall’ANSA l’articolo che segue

La cultura ”frutta” al Paese il 5,4% della ricchezza prodotta, equivalente a quasi 76 miliardi di euro, e da’ lavoro a unmilione e 400 mila persone, il 5,6% del totale degli occupati in Italia, piu’del settore primario o del comparto della meccanica. E’ quanto emerge dal Rapporto 2012 sull’Industria culturale in Italia,”L’Italia che verra”’ elaborato da Symbola e Unioncamere, presentato venerdìscorso a Treia (Macerata), durante la prima giornata del seminario estivo dellafondazione. Se si allarga lo sguardo dalle imprese che producono cultura insenso stretto – industrie culturali e creative, patrimonio storico-artistico earchitettonico, performing art e arti visive – a tutta la ‘filiera dellacultura’, ossia ai settori attivati dalla cultura, il valore aggiunto prodottoschizza al 15% totale dell’economia nazionale e impiega ben 4 milioni e mezzodi persone, il 18,1% degli occupati totali. Sacrificata spesso sull’altaredella riduzione del debito pubblico, la cultura dimostra non solo di poter’sfamare’ il Paese, ma di ‘far mangiare’ gia’ oggi quasi un quinto deglioccupati italiani. I risultati dello studio, il primo a quantificare il pesodella cultura nell’economia nazionale – spiegano Symbola e Unioncamere -”smentiscono chi la descrive come un settore non strategico e rivolto alpassato, e la inquadrano invece come fattore trainante e di rilancio per moltaparte dell’economia italiana, una delle leve per ridare ossigeno ad un Paesemesso a dura prova dalla perdurante crisi”. Nel quadriennio 2007-2011, la crescita nominale del valore aggiunto delleimprese del settore culturale e’ stata dello 0,9% annuo, più del doppiorispetto all’economia italiana nel suo complesso (+0,4% annuo). Un dato che siriflette anche sulla caparbia tenuta occupazionale del comparto: nello stessoperiodo gli occupati nel settore sono cresciuti dello 0,8% annuo, a frontedella flessione dello 0,4% annuo subita a livello complessivo. E ancora, ilsaldo della bilancia commerciale del sistema produttivo culturale nel 2011 ha registrato unattivo per 20,3 miliardi di euro che ha permesso alla cultura di contribuirealla ripresa, seppur contenuta, del Pil tra il 2010 e la prima parte del 2011. A livello di economia complessiva, invece, la bilancia indicava -24,6 miliardi.L’export di cultura vale oltre 38 miliardi di euro e rappresenta il 10% deltotale complessivo nazionale. L’import e’ pari a 17,8 miliardi di euro ecostituisce il 4,4% del totale. Interessante anche la capacità attrattiva dellacultura sul turismo: la componente attivata dalle industrie culturali e’quantificabile nel 33,6% del totale della spesa turistica sul territorionazionale, 23,3 miliardi di euro. Il rapporto Unioncamere e Fondazione Symbola e’ stato realizzato con lasupervisione del prof. Pierluigi Sacco e con il coinvolgimento di oltre 20esperti per individuare le esperienze piu’ avanzate e le tendenze emergenti diogni settore. Secondo Ermete Realacci, presidente di Symbola, ”l’Italia devefare l’Italia. Bisogna fronteggiare la crisi, senza lasciare indietro nessuno,ma risanando l’economia. La cultura e’ l’infrastruttura immaterialefondamentale di questa sfida”. Per il presidente di Unioncamere FerruccioDardanello, si sta affermando ”un nuovo modello di sviluppo in cui e’crescente l’interesse verso la valenza strategica della cultura e dellacreativita’ quali fattori decisivi per una nuova politica dell’innovazione,della qualita’, del benessere e della sostenibilita”’.

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