Significativamente Oltre

Tanti voti, alla Berlusconi, però!

di Carloalberto Sartor

Il berlusconismo rappresenta un pericolo per la democrazia. E’ “sgradito” ed “inadatto”, indipendentemente dall’area politica di appartenenza del personaggio che lo esercita (e degli elettori che in buona o in cattiva fede lo sostengono). Senza “se” e senza “ma”.

Non si può parlare male del berlusconismo solo quando questo è esercitato da chi appartiene ad una certa area politica ed ha la faccia di Berlusconi. Come abbiamo visto, ormai, si può essere berlusconiani anche a sinistra e ciò non è un bene.

Essere contro il berlusconismo non è essere contro Berlusconi, ma essere contro un modello di proposta, di metodo, di atteggiamento verso la collettività.

Renzi è berlusconiano, senza per questo volerlo demonizzare. E senza dirlo per sponsorizzare un Bersani che ha tutto il mio apprezzamento, ma che non è il mio ideale di politico.

Ma sicuramente Bersani è di parecchie lunghezze più in alto di Renzi, sia nella forma che nella sostanza, prima di tutto nel porsi con chiarezza e semplicità nei confronti degli elettori, senza lustrini e senza fuochi artificiali. Una comunicazione onesta. Che poi sia discutibile nel merito di alcuni elementi politici, quello è un altro discorso. 
Ma in questo frangente, Bersani a livello comunicativo “buca lo schermo” e “buca l’elettorato” più di chiunque altro sulla scena politica.

Mi è piaciuto e gli farei i complimenti di persona, se potessi. Ripeto, non per il merito ma per la capacità di essere politico, prima di tutto, nel comunicare con rispetto e correttezza verso chi ascolta.

 
Con un po’ di immodestia, mi sento di esprimere qualcosa che penso sia il pensiero di molti.

C’è uno strappo in corso tra Renzi ed il resto del Partito Democratico. Quindi c’è anche uno strappo tra due gruppi (consistenti) di elettori del PD.

Se non si compone questo “strappo” si potrebbe ipotizzare una “scissione” (interna o palese) tra chi crede nel “format Bersani” (sicuramente “vecchio stampo” ma “rock-solid“) e chi crede nel successo e nel cambiamento adombrato da Renzi, che fa incetta di voti con il metodo “Berlusconi”, un po’ ardito e in cui l’elettore non può “leggere le clausole in piccolo”…
 
Dal punto di vista mediatico, l’affaire della pubblicità “galeotta” e le conseguenti accuse di “irregolarità” hanno evidenziato una netta frattura interna al PD, non di correnti ma di valori e di significato della politica che i due candidati stanno mettendo in campo, nel bene o nel male. Frattura che, senza volercene rendere conto, era già presente da tempo.
Se Renzi avesse avuto una piccola percentuale di voti (alla “Movimento 5 stelle” dei primi tempi, per intenderci) la cosa non sarebbe poi così preoccupante. Così, invece, esiste un problema, elettorale ma anche sostanziale.

Nel mio piccolo vedo il sostenitore di Renzi decisamente imbestialito per la reazione del Comitato per le primarie allo stile stile “simil-berlusconiano”: qualcosa di più di un mal di pancia.

Questo “scontro” era previsto e voluto ed i relativi danni in termini di frattura erano previsti, ed anche auspicati, in un momento tra l’altro in cui il PD ha fatto vedere i denti e le unghie in termini di consenso, facendo evidentemente paura a più di qualcuno.

 
Forse Renzi non si è reso conto di essere più manovrato che manovratore. E rischia di essere più rottamato che rottamatore.
 

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