Significativamente Oltre

Google Price Index (di Rocco Pellegrini)

pubblicata da Rocco Pellegrini

Sul Financial Time leggiamo:

“Google is using its vast database of web shopping data to construct the ‘Google Price Index’ – a daily measure of inflation that could one day provide an alternative to official statistics.

 

The work by Google’s chief economist, Hal Varian, highlights how economic data can be gathered far more rapidly using online sources. The official Consumer Price Index data are collected by hand from shops, and only published monthly with a time lag of several weeks. 

At the National Association of Business Economists conference in Denver, Colorado, Mr Varian said that the GPI was a work in progress and Google had not yet decided whether to publish it”.

Traduco per quei pochi che hanno problemi con l’arcana lingua planetaria.

“Google sta usando il suo vasto database di dati sugli acquisti nel web per costruire l'”Indice dei Prezzi Google” -una misura giornaliera dell’inflazione che potrebbe un giorno costituire un’alternativa alle statistiche ufficiali.

Il lavoro del capo degli economisti di Google, Hal Varian evidenzia come i dati economici possono essere raccolti molto più rapidamente usando le fonti online. I dati dell’Indice Ufficiale dei prezzi sono raccolti manualmente dai negozi e pubblicati soltanto mensilmente con un ritardo temporale di parecchie settimane.

Alla conferenza dell’associazione nazionale degli economisti d’affari in Denver, Colorado, il signor Varian ha detto che il GPI è stato un processo e Google non ha ancora deciso se pubblicarlo”.

Questa non è certamente una notizia da poco anche se qui da noi se ne è parlato molto poco. 

Qualche giornale se ne è occupato ma la rete ne ha parlato poco nel bel paese diversamente dagli USA.

Michele Mezza ha scritto un’interessante riflessione sulla questione, che consiglio di leggere, nella quale porta l’attenzione sul significato vero di un evento del genere che porta un’impresa privata ad invadere competenze fin qui degli stati e degli organi sovranazionali.

Il mio lavoro ha meno ambizione sistemica e si limita a riflettere su tre punti che mi sembrano cruciali.

  1. Google dice di aver rilevato dai suoi dati che gli USA sono in deflazione. Questa si che è una notizia coi fiocchi. Leggendo il riferimento di wikipedia si vede che, secondo le rilevazioni passate, “tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta”. Sappiamo bene, invece, che mai come negli USA di oggi la Federal Reserve ha iniettato nell’economia quantità industriali di liquidità anche litigando pesantemente con cinesi ed europei che vedono deprezzarsi il $ e rafforzarsi le rispettive monete. Questo vuol dire che gli americani stanno reagendo alla crisi risparmiando ed usando la tecnologia per comprare laddove le imprese abbassano i costi. Ci sono programmi per IPhone e per Android tipo Around me che sono in grado di indicare per un qualsiasi prodotto l’emporio vicino col prezzo più basso e le catene distributive competono proprio su questo punto. Anche in Italia sta succedendo qualcosa di simile come dicono i rappresentanti dei maggiori gruppi di distribuzione. Si configura una situazione economica completamente nuova, fin qui sconosciuta e nella quale bisognerà capire l’evoluzione di questi fenomeni. E’ evidente, però, che queste cose non sono rappresentate negli indici ufficiali, sempre più barocchi e datati.
  2. L’economia si basa su indici mensili e su rilevazioni temporali molto diluite nei tempi. Questo indice è invece in tempo reale come una classica ricerca sul motore di Google. Ora sappiamo bene quanto conta in economia avere il polso del real time. Conta per tutto: per acquistare, per vendere, per promuovere, ecc. Uno strumento del genere cambierebbe definitivamente tante cose e questo mi porta di corsa al punto 3.
  3. Google ha deciso di non pubblicare l’indice. Anche questo è importante, anzi soprattutto questo. Google ha un capo economista perchè grazie alla sua smisurata liquidità ha bisogno di strumenti avanzati per decidere dove mettere i soldi. Questo strumento è decisivo, da tanti punti di vista, ed è per questo che ne parla ma non lo rende di pubblico dominio. Ne parla per stimolare l’open source su iniziative analoghe ma lo metterà in gioco quando riterrà opportuno. Nel frattempo serve alla sua galassia d’imprese per diventare sempre più forti. Così va il mondo al tempo della rete.

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