Innovatori Europei

"Significativamente Oltre"

Appello “Il tempo delle scelte. Quale statuto per quale città metropolitana di Napoli”

napoli
APPELLO “IL TEMPO DELLE SCELTE. QUALE STATUTO PER QUALE CITTA’ METROPOLITANA DI NAPOLI”
Stiamo per entrare nella fase costituente della Città metropolitana di Napoli.
Il 28 settembre 2014 si procederà alla  elezione del  Consiglio metropolitano – composto da 24 membri eletti dai Sindaci e dai consiglieri comunali della provincia di Napoli – che dovrà approvare lo Statuto della Città metropolitana entro il 31 dicembre  2014  affinché la Città metropolitana di Napoli possa operare compiutamente dal 1° gennaio 2015.
Dunque è maturo il dibattito su cosa debba essere la Città metropolitana di Napoli e quali norme la debbano caratterizzare nel redigendo Statuto.
Come è noto, accanto alle funzioni fondamentali della vecchia Provincia la Città metropolitana di Napoli avrà per legge le seguenti funzioni aggiuntive: – adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale metropolitano; – pianificazione territoriale generale (strutture di comunicazione, reti di servizi e di  infrastrutture); – promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione; – strutturazione dei sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici; – mobilità e viabilità; – promozione sviluppo economico e sociale;   – ulteriori funzioni eventualmente delegate da Stato o Regione Campania.
Le Città metropolitane sono poi direttamente coinvolte nell’Agenda urbana nazionale legata alla programmazione dei fondi UE 2014-2020 con il PON Metro che assegna a ciascuna città del Sud una dotazione di 80-100 milioni di Euro per la modernizzazione dei servizi urbani (smart city) e per la inclusione sociale (social innovation).
La questione della delimitazione territoriale della Città metropolitana resta per ora ancorata al territorio della ex Provincia di Napoli, con la possibilità prevista dalla L. n. 56/2014 per altri comuni delle province limitrofe di aderire ex art. 133 Cost. alla Città metropolitana di Napoli. Un orizzonte sul quale dialogare in prospettiva con  le popolazioni di Terra di Lavoro e di Comuni dell’agro nocerino.
Napoli, Città Nuova per definizione (Nea-Polis), con la istituzione della Città metropolitana torna a ri-nascere ancora una volta come una Città Nuova che va ben al di là del vecchio Comune capoluogo,  in qualche modo destinato ad essere superato e trasformato.
Questa fase costituente della Città metropolitana di Napoli non può essere riservata ai soli “addetti ai lavori” ma deve interessare e coinvolgere la intera popolazione.
Solo in tal modo può essere affrontata adeguatamente la sfida decisiva per la grande area metropolitana di Napoli di mettersi al passo delle altre aree metropolitane europee e del mondo, per arrestare il declino e per attrarre investimenti, imprese e visitatori attraverso strumenti di programmazione e pianificazione strategica (all’altezza delle migliori esperienze come quelle di Barcellona, Lione, Monaco, etc.).
Due sono i modelli di governo metropolitano, configurati nella stessa legge Del Rio n. 56/2014:
1. un modello cd. francese imperniato intorno al Comune capoluogo dominante e circondato da una pluralità di comuni minori; il governo metropolitano è qui emanazione dei comuni attraverso una elezione di secondo grado che assegna in ogni caso – per legge – il ruolo di Sindaco metropolitano al Sindaco del comune capoluogo in una sorta di unione ipostatica;
2. un modello cd. inglese caratterizzato da un ente di governo centrale i cui organi sono eletti a suffragio universale dalla popolazione dell’intera area, ove i comuni assicurano i servizi di prossimità e il Comune capoluogo si scinde in una pluralità di comuni minori.
La scelta del modello di governance è assegnata dalla legge allo Statuto della Città metropolitana. Questo è il tempo della decisione, qui ed ora.
Le caratteristiche demografiche della Città metropolitana di Napoli sono del tutto peculiari, unica tra le tre grandi aree metropolitane italiane: il Comune capoluogo conta meno di un terzo della popolazione dell’intera area. Sembra improbabile, anche sotto il profilo semplicemente democratico, che oltre due milioni di persone (che vivono nei comuni della ex Provincia di Napoli) debbano essere governate – per imperio della legge – dal Sindaco del Comune capoluogo eletto per governare i 950mila abitanti della città. Può la Città metropolitana di Napoli affrontare le sue impegnative sfide sulla base solo di una elezione di secondo livello dei suoi organi di governo con ruolo apicale (il Sindaco metropolitano) predeterminato per legge ? La Città metropolitana potrà assumere solo con l’elezione diretta dei suoi organi una forza, una autorità, una dignità propria, in termini di capacità di governo. L’elezione diretta a suffragio universale potrà altresì favorire la costituzione di un sistema di controlli da parte dei cittadini della stessa gestione della Città metropolitana.
L’autorità di governo metropolitano per funzionare necessita di comuni territorialmente “subordinati”, di dimensioni medio-piccoli, tra loro omogenei, per cui risulta da incoraggiare l’idea di uno scorporo del Comune capoluogo in più comuni di minore dimensione. Si tratta di valorizzare una rete urbana policentrica, oltre ogni  Napolicentrismo.
Se è vero che la legge n. 56/2014 sembra favorire  nelle realtà minori la configurazione della Città metropolitana quale ente di secondo livello composto da eletti comunali, un ente leggero caratterizzato da una dimensione amministrativo-gestionale, è altrettanto vero che la stessa legge consente in sede di Statuto di configurare una Città metropolitana più decisamente politica con l’elezione diretta del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano al verificarsi di certe condizioni. Significativamente per le sole vere aree metropolitane di Milano, Roma e Napoli (con popolazioni superiori ai tre milioni di abitanti) la legge n. 56/2014 (art. 1, comma 22) rende possibile il modello della elezione diretta in presenza di due sole condizioni: – che lo Statuto della Città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee  per specifiche funzioni e tenendo conto delle specificità territoriali con organismi di coordinamento collegati agli organi della Città metropolitana, senza maggiori oneri per la finanza pubblica; – che il Comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa.
Dunque, la Città metropolitana di Napoli da disegnare nel redigendo Statuto non può essere una improbabile piramide rovesciata, che faccia perno sul Comune capoluogo e che in sostanza richiama l’esperienza storica del primo Novecento del progressivo incorporamento nella città di Napoli dei diversi comuni  allora limitrofi ed oggi quartieri della città.
Serve, piuttosto, un ente di governo metropolitano dove tutti i cittadini e i territori si considerino di pari dignità e potere, senza che alcuni di loro – addirittura la grande maggioranza di essi – si percepiscano come inferiori e marginali.
Una scelta democratica, di grande significato civile, si impone.
Occorre mobilitare le coscienze con la discussione pubblica per pervenire  nello Statuto ad una scelta avanzata e funzionale alle specificità del caso Napoli: un modello di governance pienamente democratico dove Sindaco e Consiglio metropolitano siano eletti con suffragio universale diretto e dove siano individuate le zone omogenee  con un confronto serrato, ma allargato a soggetti sociali, economici, culturali e soprattutto alle comunità locali coinvolte, utilizzando a tal scopo i numerosi piani e studi proposti in questi anni sul tema, a partire dal PTR della Campania sino alla più recente versione del PTCP.
Nel contempo, ma senza pregiudizialità giuridico-istituzionali, si avvii il dibattito (innanzitutto nella coscienza civile) per il superamento e la trasformazione del Comune capoluogo in 5 Comuni ovvero Municipalità secondo una dimensione demografica di circa 200.000/300.000 abitanti per ciascun nuovo Comune, dimensione corrispondente a quella di ciascuna delle istituende “zone omogenee”. La definizione di tali zone omogenee, dotate di autonomia amministrativa, consentirebbe di corrispondere alla seconda condizione prevista dalla legge 56/2014 per poter procedere all’elezione a suffragio universale del Sindaco metropolitano. In tal modo conseguendo il duplice risultato di avere definito un percorso costitutivo del nuovo ente dentro una vision coerente con gli obiettivi delineati in precedenza come fondanti per le città metropolitane, in particolare per quella di Napoli. In secondo luogo di aver superato quel vulnus attualmente presente nella legge rappresentato da un grave deficit di democrazia e rappresentatività.
La Città metropolitana di Napoli ha bisogno di una sua anima, di una discussione vera, di un grande progetto di partecipazione che includa i corpi sociali ed i portatori di interessi diffusi. La Città metropolitana di Napoli non può essere una città di città, non può continuare ad essere la vecchia Napoli circondata dai 91 comuni della vecchia provincia di Napoli. Deve essere la nuova Città metropolitana, al singolare.
Si apra sollecitamente – a cura del Comune capoluogo o di altri – un portale sulla Città metropolitana che possa costituire in questa decisiva fase costituente un veicolo aperto alla più ampia partecipazione di idee ed interessi.
Vogliamo sperare che le forze politiche tutte vogliano essere protagoniste di scelte qualificate e democratiche per la configurazione della Città metropolitana di Napoli già in occasione della redazione dello Statuto.
Napoli, 11  luglio 2014
Promuove: l’Associazione  “NOI PER NAPOLI”
Aderiscono:
ASSOUTENTI – Direzione Provinciale Napoli, CITTADINANZA ATTIVA in Difesa di Napoli, NAPOLIPUNTOACAPO, PROGETTO NAPOLI, TELEFONO BLU NAPOLI, INNOVATORI EUROPEI NAPOLI, Comitato Civico PORTOSALVO, Comitato Civico CARLO III, Comitato Civico POSILLIPO, Comitato VOMERO ARENELLA (Gruppo Storico)
Per aderire alla iniziativa, scriveteci pure a infoinnovatorieuropei@gmail.com

Dichiarazione di Umberto Ranieri Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa sul dissequestro dei suoli di Bagnoli

Dopo il dissequestro dei suoli di Bagnoli-Coroglio da parte della Magistratura, è indispensabile un provvido intervento del governo Renzi per l’attuazione della bonifica, che coinvolga – vista la complessità della questione e la natura di interesse nazionale del sito – coscienziose esperienze scientifiche. Da troppi anni, infatti, i cittadini di Napoli at…tendono la riqualificazione e il rilancio di quel territorio, che diventa con l’avvento della futura dimensione metropolitana non solo uno snodo cruciale tra la città e la vasta area flegrea, ma un’opportunità di crescita per l’intera conurbazione. La bonifica – continua Umberto Ranieri – costituisce difatti la condicio sine qua non per poter affrontare con responsabilità seri progetti di sviluppo, che siano frutto dell’indispensabile compartecipazione di risorse, competenze e comunità locali.

Nasce l’osservatorio per la Logistica e le Infrastrutture Mediterranee con sede nel Mezzogiorno italiano

Dopo il convegno del 21 giugno scorso e l’invio alle istituzioni di governo e al Presidente del Consiglio Renzi della Proposta per il Semestre Europeo a guida italiana: Un Osservatorio per la Logistica e le Infrastrutture Mediterranee nel Mezzogiorno italiano, Innovatori Europei dà il via al progetto.

Pittella: “Aperto uno spiraglio, allarghiamolo: dai principi si passi a scelte concrete”

“ E soprattutto ci sarà maggiore elasticità per le risorse destinate alle infrastrutture. Si pensi solo a quanto può valere dal punto di vista della crescita ad esempio cablare tutto il mezzogiorno dove ora le autostrade sono più necessarie del pane.”
 
Intervista a Gianni Pittella – L’Unità
 
«S`è aperta una porta, adesso infiliamoci dentro e allarghiamo lo spazio». Gianni Pittella, presidente ad interim del Parlamento europeo (in attesa che martedì Strasburgo elegga il socialista Martin Schulz) usa questa metafora per spiegare che dal Consiglio europeo sono arrivati segnali importanti, e che adesso toccherà alla nuova legislatura europea che inizia questa settimana in concomitanza con l`avvio del semestre italiano di presidenza della Ue, non farli cadere nel vuoto. Pittella vede due linee di intervento. Quella economica per estendere al massimo il «miglior uso della flessibilità»spostando sulla crescita e la creazione di occupazione le priorità europee. E quella politica per aumentare il tasso di democraticità delle decisioni europee e ridurre la distanza fra cittadini e Ue. Partiamo da qui. 
 
Onorevole Pittella, quindi è una buona scelta quella dei capi di Stato e di governo di indicare Juncker, cioè del candidato più votato alle elezioni del 25 maggio, alla presidenza della Commissione? 
 
«Certamente c`è stata una svolta perché finalmente si dà voce e si rispetta la volontà dei cittadini. I governi hanno compreso che la scelta del presidente della Commissione non poteva non tener conto dell`esito del voto. Sì, è una decisione che ha una grande rilevanza. Forse addirittura storica per la Ue». 
 
Non esagera? 
 
«No, perché è un passo oggettivo verso una maggiore democrazia che ci consentirà di farne altri in questa legislatura». 
 
Quali? 
 
«Penso in particolare nel riconoscere il ruolo del parlamento europeo, cioè dei rappresentanti eletti dai cittadini, in tutte le decisioni di politica economica e finanziaria. Non è più possibile che scelte che incidono così a fondo nella vita delle persone possano essere prese dai governi bypassando il parlamento e non coinvolgendo gli eletti dai cittadini. Parlamentarizzare le scelte economico-finanziarie è democrazia» .
 
Il Consiglio europeo ha promesso anche maggiore flessibilità nei conti. È un passo in avanti anche questo? 
 
«Sì. Non c`è più l`arroccamento sul concetto di austerità e rigore a cui s`è accompagnata la comune consapevolezza, che prima non era così diffusa, che senza misure per la crescita e per l`occupazione non si risanano nemmeno i conti pubblici e si producono effetti negativi su tutta l`economia che penalizzano milioni di europei». 
 
Ma perché non dovrebbe essere solo una svolta lessicale? 
 
«Perché dopo le elezioni europee s`è accresciuto il ruolo del parlamento e del governo italiano. Per usare una sua battuta: Renzi sta cambiando verso anche al percorso europeo». 
 
Cosa fare ora per non lasciare quelle parole sulla carta delle buone intenzioni? 
 
«Far tradurre un principio in misure concrete. Quindi per me “miglior uso della flessibilità” significa che gli Stati membri dell`Unione che fanno riforme, risanano i conti, ammodernano le proprie istituzioni hanno diritto a una maggiore libertà negli investimenti sui settori strategici per lo sviluppo». 
 
Qualche esempio? 
 
«I governi virtuosi dovranno avere la possibilità di investire sulla ricerca, l`istruzione. Potranno pagare i debiti della pubblica amministrazione alle imprese che ora sono con l`acqua alla gola, soprattutto le pmi, e che con quell`ossigeno possono re-investire e creare nuovi posti di lavoro. Potranno avere più spazio sui cofinanziamenti ai fondi strutturali europei. E soprattutto ci sarà maggiore elasticità per le risorse destinate alle infrastrutture. Si pensi solo a quanto può valere dal punto di vista della crescita ad esempio cablare tutto il mezzogiorno dove ora le autostrade sono più necessarie del pane. Insomma ora spetterà alla concertazione fra governi, commissione e parlamento europeo indicare i punti di concreta attuazione di quel principio». 
 
Però l`Italia dovrà fare le riforme. 
 
«È un processo già avviato dal governo italiano, della cui serietà mi pare si siano accorti tutti, perfino la signora Merkel».
 
Non teme che gli ostacoli Renzi li troverà in casa propria? 
 
«Per il ruolo istituzionale che ricopro non voglio esprimere opinioni che possano essere interpretate come fuori dai miei limiti, posso però auspicare che la strada riformatrice del governo italiano sia libera da ogni ostacolo. Del resto questo è quello che hanno chiesto gli italiani». 
 
In che senso? 
 
«Il voto ha dimostrato che c`è un largo apprezzamento per il disegno riformatore di Renzi. Certo quando si cambiano le cose le resistenze si trovano sempre, ma quel percorso ha avuto una benedizione eclatante dagli elettori di cui si sono resi conto anche a livello europeo. Gli 11 milioni di voti del Pd hanno contribuito a salvare il fronte europeista. Un effetto, le assicuro, che non è passato inosservato in Europa e nel Pse dove ho constatato come tutti i leader riconoscano il ruolo e il contributo del Pd e di Renzi». 
 
Quindi è stata indovinata anche la scelta di portare subito il Pd nel Pse? 
 
«Decisiva direi. Renzi e l`Italia non avrebbero potuto fare quella battaglia al Consiglio europeo in maniera isolata. Avere alle spalle la famiglia del socialismo europeo ha pesato e molto».
 
Fonte: L’Unità

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