Significativamente Oltre

L’INTRALLAZZO

di Fernando Cancedda

Dal siciliano “’ntrallazzu”: groviglio, intreccio disordinato. Nel dizionario Devoto-Oli: “traffico reso possibile dal ricorso alla segretezza o alla illegalità”.

Nel leggere oggi il verbale degli interrogatori di Stefano Ricucci, come ieri i testi di numerose intercettazioni, la metà degli italiani si domanda: quanto ha pesato, pesa e peserà l’intrallazzo nella politica nostrana? L’altra metà la domanda non se la pone neppure, tanto è convinta che politica e intrallazzo siano la stessa cosa. I politici invece parlano dei “veleni”, e non del tutto a torto perché anche le rivelazioni possono far parte di un intrallazzo. Minimizzandone il contenuto, però, danno involontariamente l’idea di pensarla come la seconda metà di cui sopra.

E’ allora questo che bisognerebbe far presente ai nostri carissimi leaders e anche all’ottimo Veltroni quando chiede : “vorrei sapere perché riemergono, due anni dopo, le dichiarazioni di un personaggio come Ricucci, volte a spargere veleno su persone che onorano la vita istituzionale del nostro paese, sulla vita economica della mia città e del mio paese”.

Non sarebbe difficile rispondergli che solo adesso i verbali sono stati legalmente comunicati alle parti ma non è questo il punto. Da quei testi, tutti da verificare e forse anche “avvelenati”, emerge da anni, con implacabile monotonia, un modo assai discutibile di gestire le inevitabili relazioni tra politica e affari. Per non parlare del linguaggio. L’ “ ‘a Frà, che te serve?” di indimenticata memoria non è paragonabile per gravità alle frasi disinvolte che si leggono in questi giorni, che tuttavia denotano anch’esse un’incomprensibile (e indecorosa) confidenza tra chi ha effettivamente il compito di onorare la vita istituzionale del nostro paese e chi, “furbetto” o meno, si dà da fare per tutelare interessi privati. Nel costume del futuro partito democratico, se davvero vuole essere “nuovo”, si dovrà fare attenzione anche a questo.

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