Significativamente Oltre

L’EUROPA E LA FRANCIA

Monsieur Sarkozy e le ricette per la sfida europea

di Tommaso Visone
Con la vittoria di Sarkozy alle presidenziali francesi si annuncia una ripresa dell’iniziativa della Francia in sede europea. Se i problemi sul tavolo dell’ Unione restano sempre gli stessi- l’impasse dovuta alla mancata ratifica del trattato del 2004- le soluzioni di certo non appaiono innovative. La proposta del neoeletto Président, volta a creare un tavolo per giungere ad un compromesso su un “nuovo” Trattato europeo (a detta del proponente la semplificazione del vecchio), ha il triste e ben noto sapore del compromesso a ribasso per tutti coloro che speravano in un rinnovato impegno d’oltralpe sul testo dell’attuale Trattato, già ratificato da ben diciotto stati. Tuttavia, un compromesso a ribasso risulta maggiormente digeribile se confrontato con il persistere dell’attuale stasi sul fronte delle riforme istituzionale dell’Unione. Detto questo, occorre fare alcune osservazioni.

Primo, se si lavorerà per una versione semplificata del “Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa” si dovrà tener conto del fatto che esso a sua volta semplifica ed integra le molteplici componenti dell’acquis comunitario, il che rende consapevoli della difficoltà concernente lo stendere in modo egualmente esaustivo un Trattato ulteriormente semplificato che, per forza di cose, dovrebbe quindi escludere alcuni ambiti od alcune conquiste del precedente testo.
Secondo, semplificare il precedente accordo significa, non di meno, riproporne, in forma più accessibile e en bref, le principali acquisizioni; altrimenti si tratterebbe non di una semplificazione bensì di uno stravolgimento. Queste ultime sono: la creazione della carica di Ministro degli affari esteri dell’Unione; l’elezione a maggioranza qualificata del Presidente del Consiglio europeo; la riduzione del numero dei commissari a partire dal 2014; l’abolizione dei pilastri istituiti col Trattato di Maastricht; il riordino delle competenze tra Stati ed Unione; la semplificazione degli strumenti e delle procedure dell’Unione stessa, la possibilità d’iniziativa popolare (art.I-47) per invitare la Commissione ad elaborare una proposta; le basi per una politica comune di difesa.

Sarà in grado Sarkozy di far entrare dalla finestra della conferenza intergovernativa quelle innovazioni che i francesi avevano rifiutato dalla porta referendaria? E soprattutto riuscirà la conferenza intergovernativa a mantenere le fondamentali innovazioni previste nel testo del 2004? Non si può far a meno di concordare con G.Napolitano sul fatto che “aprire un nuovo negoziato può significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili”.

Il rischio che si profila all’orizzonte è il rallentamento esiziale del processo di integrazione politica europeo il quale comporterebbe (come già sta comportando) una perdita d’influenza mondiale per tutto il continente, legata ad un indebolimento costante delle singole influenze nazionali europee (causato dalla loro “piccolezza” geopolitica) sullo scacchiere globale. La campagna francese è stata condotta da entrambi i candidati all’insegna del rêve francese, un sogno che si può ancora esprimere attraverso il motto rivoluzionario liberté, egalité, fraternité. Ma si badi, senza un implementazione dell’integrazione politica europea, quei tre valori sono destinati a restare sulla carta. La Francia deve capire che non ha un futuro di potenza ed influenza al di fuori dell’Europa e deve inoltre riflettere sul fatto che i passati tentativi intergovernativi (es. De Gaulle), volti a rendere l’Europa una potenza “strumento” della Francia stessa, hanno incontrato la ferma opposizione dei paesi più piccoli dell’Unione (all’epoca della Comunità) in quanto non vi è garanzia per gli Stati più piccoli al di fuori di istituzioni comuni (ed inclusive) nei confronti di tutti i membri, piccoli e grandi. Quindi, se non vi è chance per un Europa intergovernativa o per una Francia solista, a quel grande rêve condiviso da tutti i francesi resta aperta solo la strada sovranazionale. Infondo, per Sarkozy vale oggi la stessa indicazione che Spinelli fantasticava di inviare a De Gaulle. “Potete voi dubitare un solo istante del posto che spetta alla vostra nazione, alla sua civiltà, alla sua lingua, a voi stesso, per l’avvio di questa impresa? Non credete che dando la Francia all’Europa voi darete, in realtà, l’Europa alla Francia?”

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