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IMMIGRAZIONE E PD

IMMIGRAZIONE: E’ SEMPRE UN BENE O SI FA DEL MALE AGLI STESSI IMMIGRATI ?

Mi capita di riflettere sulle dinamiche migratorie e non sempre ho una risposta che giustifichi questo fenomeno che va risolto presto e con determinazione in sede politica.

Una volta il mondo era più “piccolo” – si fa per dire – nel senso che grandi distanze non consentivano la migrazione veloce da una parte all’altra del globo. Tutti ricordano i tempi biblici dei nostri avi quando dovevano varcare l’oceano per guadagnarsi da vivere in America, ma anche situazioni più recenti come le emigrazioni nella vicina Svizzera ove anch’io, a cavallo degli anni 50-60, sono andato a lavorare.

Va detto però, per addentrarmi su ciò che sto per scrivere, che in quest’ultimo caso e cioè negli stati più o meno confinanti, esisteva una certa affinità di abitudini, di pensiero, di religione e quant’altro che permettevano un discreto inserimento delle persone per motivi correlati appunto al costume, alla razza e soprattutto alla mentalità: come dire, sia pur con qualche distinguo, che lavorare in Svizzera o Germania era un po’ come lavorare in Italia, a casa nostra per intenderci, prescindendo dalla grande e dolorosa nostalgia verso la terra che avevamo lasciato per lavoro.

Domanda: “Per coloro che provengono dalle parti più disparate dei continenti è così, oppure, noi che accogliamo gli immigrati, magari con spirito cristiano, facciamo invece loro del male ?” Questa è la domanda che mi pongo dopo il triste fenomeno che stiamo ormai vivendo da anni.

Dopo l’esperienza infatti che tutti noi abbiamo vissuto e stiamo vivendo con una immigrazione, soprattutto dai paesi africani, io penso che, accettando questa gente sulla quale non voglio emettere giudizi né positivi né negativi, si finisce per essere correi di un fenomeno assolutamente negativo: si sradica infatti questa gente dalle loro abitudini, dai loro costumi, dal loro modo di vivere al punto che molta di questa gente immigrata, magari allettata dall’obiettivo di avere tutto ciò che non c’era o non c’è nei loro paesi di origine, si accorge che l’obiettivo fallisce immediatamente in quanto non hanno i soldi per soddisfare, come vorrebbero, ciò che vedono. Come dire: qui da noi si finisce per incoraggiare il disadattamento di questa povera gente che prima, a casa loro, pur senza accorgersene, era pur sempre radicata al suo modus vivendi. Bello o brutto, accettabile o non che fosse.

Ed allora si delinque, si stupra, si vedono varie razze sempre con il telefonino in mano, magari seduti per terra, vicini alle fermate dei tram o dei treni, mezzi questi ultimi che, insieme con il cellulare, forse offrono loro l’impressione di stabilire un virtuale contatto con le loro terre di origine. Perché questa è una sommaria chiave di lettura in chiave psicanalitica.

Temo che sia tardi per dire che l’emigrazione di questo tipo è più dannosa che altro, soprattutto per i diretti interessati. Ma anche per noi, più fortunati, non è un bel vivere accanto a gente che viene venderci di tutto nelle nostre case. Andiamo a Venezia , Firenze o Roma: ci sono chilometri di “vu’ cumprà” che di certo non abbelliscono le nostre città d’arte…

Non sarebbe stato meglio dare loro una mano nei loro paesi di origine, ovviamente nei limiti del possibile da parte delle istituzioni mondiali, circostanza che quasi sicuramente avrebbe avuto un ritorno economico anche verso chi li aiuta ?

Il discorso sarebbe lungo e non si può certo spiegare in quattro righe, ma il senso mi pare possa essere facilmente recepito. A mio avviso, fra i tanti errori, la Lega di cui io non faccio certamente parte, aveva visto abbastanza giusto.

Ed ora che fare ? Io mi auguro che il partito democratico che sta per nascere, affronti questo problema al più presto. Questo è il mio “Think Tank” da Innovatore europeo da mettere a disposizione della società nel nuovo millennio.

Arnaldo De Porti – Innovatori Europei Belluno

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