Significativamente Oltre

CULTURA, ARTE E SAPERE

LE SCELTE STRATEGICHE PER LA CULTURA, L’ARTE ED IL SAPERE

ovvero

SOPHIA QUO VADIS?

Quale debba essere la scelta strategica di un Paese per la Cultura, l’Arte ed il Sapere in genere è affare Politico, nel senso più alto del termine. Chiarisco. Per scelta strategica intendo la direzione e la guida che un Paese deve dare alla produzione creativa, allo sviluppo della conoscenza ed al loro uso e godimento. Quale direzione e quale indirizzo è scelta politica che discende dagli obiettivi ideali e concreti di sviluppo sociale e umano: Migliori condizioni e qualità della vita coincidono sempre con un elevato livello di conoscenze e cultura di ogni singolo individuo.

Anche se affrontiamo la questione con un ottica economica è poi evidente l’interesse per la diffusione della conoscenza nel modo più ampio e profondo possibile in quanto essa ha sempre portato una maggiore competitività, minori costi e forte innovazione delle imprese, quindi maggiore ricchezza ed una migliore qualità della vita dei singoli cittadini.

Se dunque questo è l’obiettivo dell’azione politica, allora si deve concretizzare in scelte precise relative alle modalità con cui il Sapere, la Cultura e l’Arte debbano essere gestite, promosse e fruite.

Non si può più pensare ad un sistema fortemente sbilanciato sul piano economico. Teatri e musei pubblici a prezzi inavvicinabili per una famiglia media, scuole fatiscenti, studi universitari completabili in pratica solo da ragazzi facoltosi (o a costo di enormi sacrifici per le famiglie) e percorsi di ricerca blindati in università baronali, sono zavorre pesanti come macigni ai piedi di un’Italia che vuole muoversi (e magari correre) in avanti per recuperare lo spazio (ed il tempo) perduto rispetto ai Paesi più moderni (penso ad esempio alla Danimarca).

Mi si dirà allora, “perché lo Stato deve spendere altri soldi per formare più ingegneri, informatici o medici?” Una risposta può essere ad esempio che gli indiani sanno formano ingegneri, tant’è che le loro aziende IT stanno invadendo il mondo. Naturalmente anche perchè costano poco, ma noi non possiamo né vogliamo far loro concorrenza sul costo del lavoro, e quindi è proprio sull’innovazione che dobbiamo combattere la nostra battaglia, e l’innovazione ha bisogno di conoscenza e sapere e della possibilità di provare, sbagliare e sperimentare: quel genio italiano che pare smarrito..

Mi si dirà allora, “ma tutto questo ha un costo: Il libero accesso ai musei costa, gli eventi teatrali, musicali, culturali costano, la scuola costa, l’università è carissima. Chi deve pagare?”

La domanda è spesso stata usata malintenzionatamente o inconsapevolmente per giustificare lo status quo (ante). In realtà musei, scuole, cultura, università sono tuttora pagate dallo Stato, cioè dai contribuenti. Eppure la maggior parte di essi non ha la possibilità concreta di goderne: pensiamo ad esmpio al prezzo del biglietto al Palazzo delle Esposizioni a Roma (museo pubblico): 12, 50 euro, per una famiglia di 4 persone si tratta di 50 euro! (anche con qualche riduzione non si scende sotto i 40), oppure ai 35 euro a persona per un concerto all’Auditorium, o le migliaia di euro annue necessarie per mantenere uno studente alla Sapienza…

L’unica forma di spettacolo “gratuita” è la televisione, ma a ben guardare come è oggi in Italia essa non è servizio culturale per le masse, ma masse per inserzionisti.

Il risultato è che la maggior parte degli italiani contribuisce ad un servizio goduto fondamentalmente da una minoranza (quella più ricca). E’ evidentemente un nonsense dannoso per il Paese, e ne vediamo ogni giorno le conseguenze: una gioventù sempre più ignorante e apatica. Può essere una buona notizia per chi ha bisogno di controllare masse informi di consumatori compulsivi, telespettatori assuefatti o elettori acritici, ma di certo non lo è per il Paese che si impoverisce e abbrutisce sempre più e per chi ha una visione più alta del valore dell’uomo.

Occorre dunque che lo Stato impegni e favorisca l’impegno di maggiori risorse in tali direzioni affinché tutti abbiano accesso libero e quanto più gratuito possibile alla conoscenza, all’arte ed alla cultura, ne godano pienamente e la pongano a profitto.

E’ evidente che si tratterebbe di prendere maggiori risorse lì dove sono, ovvero tra le classi più abbienti che pagherebbero un po’ di più… Ma se guardiamo allo sviluppo delle società, alla storia, vediamo con chiarezza che a maggiore conoscenza corrispondono sempre migliori condizioni di vita per tutti, anche per i più ricchi. E i più brillanti fra i capitalisti questo lo hanno sempre saputo: “c’è vero progresso solo quando i benefici di una innovazione sono per tutti” (Ford).

Ad ogni qual modo al di là degli indubbi vantaggi anche economici di una politica volta ad elevare il più possibile il livello culturale e delle conoscenze dei cittadini non va taciuto che il libero accesso alla conoscenza è un diritto fondamentale di ogni singolo uomo e donna e va tutelato e promosso in tutte le sue forme.

Luigi Restaino

Coordinatore Area Sapere e Innovazione

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