Significativamente Oltre

migliavacca

Nel nome della patrimoniale

patrimonialedi Fabio Agostini

In Italia, la necessita’ di assegnare le parole ad esclusivo uso di una  parte politica, ha lasciato il paese fermo al dualismo di Peppone e Don Camillo dove, se parli di stato sociale (pensioni, istruzione, sanita’), se parli di un sistema impositivo equo, se parli di patrimoniale, allora sei un comunista da cui ben guardarsi; mentre se parli di liberalizzazioni vere e non quelle finte di Monti, se parli di privatizzazioni vere e non finte come quelle di Amato, se dici che tutto il casino sull’art.18 e’ solo un polverone inutile, allora sei necessariamente di destra o peggio ancora fascista.
 
In Italia e’ difficile se non impossibile immaginare che una persona possa condividere le idee dello stato sociale e di un sistema privato o di mercato che dir si voglia;
 
sembra impossibile che uno parli di patrimoniale o sistema impositivo equo ed economia libera. Se nella gran confusione nessuno se ne e’ ancora accorto, socialdemocrazia liberale, il pensiero del tanto acclamato quanto poi velocemente dimenticato Einaudi (Agosto del 2011), e’ proprio la coesistenza di queste idee.
 
Cosi’ come il pifferaio magico che suonando portava a spasso i topi, la politica Italiana di sinistra, meglio se estrema, usa la parola Patrimoniale per attirare voti, i voti di quelli che si riconoscono, piu’ per credo religioso che per altro, nel Peppone di cui sopra. Ed ecco che la parola patrimoniale e’, nei salotti della “sinistra moderata”, come l’Innominato del Manzoni, mentre viene sventolata del duo politico Vendola-Di Pietro.
 
Di questi sinistroidi Italiani io ho le mie riserve: Di Pietro ministro dei trasporti, Vendola braccio destro di Bertinotti, la sinistra in generale, sostenevano il governo Prodi del ’96, governo in cui il ministro degli interni era Napolitano, che non era stato eletto nel collegio uninominale ne’ in nessuno dei collegi proporzionali nei quali era candidato. 
In Italia c’e’ d’aver paura dell’anti-democrazia piu’ che dell’anti-politica. 
In generale poi, la sinistra Italiana, ha politiche economiche che, a mio avviso, sono piu’ di stampo ideologico e poco si addicono ad un modello di socialdemocrazia liberale che coniughi la necessita’ di uno stato sociale con la consapevolezza dell’esistenza di un libero mercato privato in settori non definibili sociali come tali.
 
Anche se non mi riconosco nella sinistra Italiana per via delle politiche economiche, la patrimoniale, dal punto di vista fiscale, e’ un’idea tanto nobile quanto condivisibile e da appoggiare. Tuttavia penso che il concetto di patrimoniale nella testa di queste persone sia concepito come: stante tutte le tasse attuali, colpisco il patrimonio di per se e non la rendita generata dal patrimonio; insomma una sorta di esproprio proporzionale con scorporo per utilizzare termini da legge elettorale Mattarella, tanto cara alla sinistra.
 
La tassazione di sinistra in Italia e’ tanto ideologica quanto dannosa e stupida: basta pensare alla tassa sul deposito titoli che colpisce e punisce piu’ il concetto di deposito titoli che non la rendita generata dalla ricchezza, in quanto e’ un importo fisso per scaglioni di importi. In altre parole piu’ hai e meno paghi.
 
La patrimoniale ha un senso se vista all’interno del sistema fiscale e non come un pezzo a se stante. L’introduzione della patrimoniale richiederebbe una revisitazione profonda del sistema fiscale incluso il sistema redistributivo.
 
In temini sintetici il sistema impositivo e’ fatto di tasse dirette che colpiscono reddito e patrimonio, e tasse indirette come l’IVA, le accise, i bolli, notoriamente inique perche’ incidono sulla parte del reddito destinato al consumo e non sul reddito per se. Argomentazioni a favore della patrimoniale sono il fatto che oggi, in Italia, il sistema fiscale e’ sbilanciato verso l’imposizione indiretta generando un carico fiscale iniquo. La patrimoniale andrebbe utilizzata per semplificare il sistema fiscale e per riequlibrare il gettito tra imposte dirette e indirette al fine di ridurre le seconde e redistribuire equamente il carico fiscale delle prime tra reddito e rendita generata dal patrimonio.
 
La patrimoniale ha un senso logico ed e’ giusta quando erode la rendita e non il valore di cio’ che produce la rendita. Il patrimonio, e quindi la ricchezza che produce rendita, puo’ esse costituito da attivita’ reali (immobili e terreni) o attivita’ finanziarie (titoli). L’IMU, di cui se ne fa un’uso distorto in quanto finanzia le spese dello Stato e non le spese sostenute per l’erogazione di servizi da parte dall’amministrazione dove l’immobile e’ ubicato, colpisce l’immobile in quanto tale, tassandolo simultaneamente sia come ricchezza sia come fruizione di servizi. L’IMU dovrebbe essere una tassa funzionale al federalismo e decentramento dello Stato, una tassa volta a finanziare gli organi governativi territoriali per l’erogazione dei servizi a livello locale e non volta a finanziare la spesa del governo centrale.
 
Una tassa sulla rendita da patrimonio dovrebbe adempiere la funzione di finanziare lo Stato: in tal senso reddito e rendita dovrebbero essere equiparati se non si vuole incorrere nel rischio che lo Stato si trasformi in un Robin Hood all’incontrario dove il povero finanzia il ricco. Le storture del sistema impositivo si riflettono poi sul sistema redistributivo se la rendita viene privilegiata rispetto al reddito.
 
In Italia di esempi ce ne sarebbero a migliaia, uno dei quali potrebbe essere il mio che da studente, negli anni ‘90, il cui reddito familiare era eccessivo per l’assegnazione di un posto camera dell’universita’, vedevo persone che dormivano alla casa dello studente con cellulari, avevano la loro auto, e vestivano con capi di abbigliamento che io neanche potevo sognare di comperarmi. Come diavolo era possibile che con mio padre pensionato, mia madre insegnante e la casa dove abitavamo di proprieta’ sulla quale pagavamo l’ISI – oggi IMU – eravamo considerati piu’ ricchi di quelli che io reputavo paperoni?
 
Era veramente tutto dovuto all’evasione? Certo, se sei un libero professionista e guadagni 100 ma ne dichiari 20 su cui paghi 2 di tasse, sei considerato “povero” perche’ il tuo guadagno e’ solo 20 e quindi ti viene assegnato l’alloggio anche se in realta’ paghi solo il 2% di tasse su quello che in realta’ guadagni: 5 volte tanto quello che dichiari.  Tuttavia, sapendo che la ricchezza deriva dal reddito (anche se evaso), sapendo che la ricchezza e’ molto piu’ difficile nascondere, era chiaro come il sistema fiscale Italiano punisse il reddito ineludibile (pensione e lavoro dipendente) lasciando non solo impunita l’evasione, ma anche la rendita che da essa se ne generava.
 
La patrimoniale dovrebbe essere vista come una tassa che equipari la rendita al reddito: se lavoro e guadagno 30 mila euro l’anno e pagho il 35% di tasse perche’ se ho 3 milioni di euro in BOT o BTP che mi rendono l’1% (30 mila euro) ci devo pagare solo il 12,5%? e non solo, visto il fatto che non costituiscono reddito in base all’erogazione di servizi, magari ho pure l’ospedale gratis, l’alloggio per mio figlio studente, e cosi’ via.
 
Io si, sono per la patrimoniale, ma non intesa in senso punitivo: non devo punire il ricco perche’ e’ tale espropriandolo di quel che ha. La patrimoniale deve fare in modo che la rendita finanziaria e le altre rendite vengano sommate insieme ai redditi sui quali venga poi applicata l’aliquota fiscale e sui quali redditi piu’ rendite vengano poi stabiliti i criteri economici di erogazione dei servizi. Se cosi’ fosse, anche rimanendo impunita l’evasione sul reddito, non appena il reddito evaso si trasforma in ricchezza sarebbe soggetto a tassazione su patrimonio equiparato e reddio e quindi non piu’ ineludibile o soggetto a trattamento privilegiato. Se questa rivisitazione del sistema fiscale venisse posta in atto, si libererebbero risorse prevalentemente volte al consumo per via di una redistribuzione del carico fiscale tra fasce di reddito  e rendita realmente percepita.
 
Tuttavia sono rassegnato al fatto che in Italia una vera socialdemocrazia liberale non esistera’ mai. La nostra politica di destra mai pensera’ ad una patrimoniale che equipari rendita a reddito perche’ e’ da comunisti cattivi, mentre coloro che gridano ad una tassa che colpisca il patrimonio sembrano essere piu’ interessati all’effetto pifferaio piuttosto che alla realizzazione dell’idea, visto che urlano patrimoniale come slogan di rivincita per le elezioni senza neanche dirci cosa intendono per patrimoniale, perche’ in realta’ neanche loro lo sanno.

Si riparta dalla cultura

culturadi Giuseppina Bonaviri su L’Unità

Perché finalmente un vero soggetto politico sia in grado di esprimersi con forza nella sfera pubblica e di raccogliere i bisogni di un intero paese includendo una pluralità di attori si riparta da nuove soggettività.

I partiti politici attuali, in un modello di democrazia che non può più esaurirsi nella rappresentanza e nella delega, necessitano del supporto di nuove soggettività.

La buona politica avrebbe bisogno di concentrare intelligenza, passione, energia attorno a questioni di rilievo come la cultura e l’alta formazione restituendo speranza, fiducia nel futuro ed invece si trova prigioniera di autoreferenzialità e di schieramenti indifferenti. La buona politica non può soffrire di solitudine, deve essere fatta di competenza, spirito di servizio, buon senso, giustizia sociale, pragmaticità e dall’idea fondamentale che ciascuno è responsabile della comunità presente, in cui vive ed opera, e della comunità futura che lascerà in eredità.

Vogliamo tornare a crescere ed intendiamo costruire un punto di riferimento per tutti coloro che, preoccupati della spirali in cui l’Italia e l’Europa sembrano destinate ad avvitarsi, siano decisi responsabilmente a dare un contributo e a delineare una nuova visione e una nuova pratica politica disponibile alle innovazioni, che la possano rendere vera protagonista della storia attuale .

La politica è spazio privilegiato per la costruzione del bene comune, ovvero del bene di tutti e di ciascuno, e quindi è solo allargando i confini entro i quali si concretano l’autonomia e le capacità creative della società civile che si ripristina lo Stato di diritto, oggi latente, nel segno della centralità e dell’autonomia della Persona.

 Il capitale più importante è costituito dalle persone e dai loro carismi, dalle loro specificità.

Solo con un ripensamento profondo del rapporto fra Stato e cittadino che si fa processo si può prevedere un gran numero di luoghi e livelli di partecipazione rinnovata quale piattaforma culturale per progettare relazioni.

La cultura può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze.

Si chiedono risposte coinvolgenti e visionarie che necessitano di un abitato partecipato, di uno spazio pubblico liberato e diffuso per la costruzione di un fronte di convergenza collettiva che veda al centro lavoratori della conoscenza, intellettuali, artisti, scienziati. Questi sono gli Innovatori Europei.

Non ci può essere evoluzione ed alternativa senza nuove soggettività collettive che ripartendo dai saperi promuovano incontri e momenti partecipativi significativi per riconquistare la nuova centralità del nostro paese.

Non è solo questione di soldi

BagnoliOsvaldo Cammarota* per Repubblica Napoli – 18/12/12

Nella lucida e inoppugnabile disamina fatta da Pasquale Belfiore (Repubblica Napoli del 16/12) emergono ancor più i motivi per cui sarebbe auspicabile una forte innovazione nel pensiero e nell’azione delle classi dirigenti per reagire alla crisi.

Si potrebbe facilmente aggiungere che non una parola è stata detta sulle consistenti risorse residue comunitarie del periodo 2007-2013 ancora da riprogrammare. Ma non è questo il punto. Non è solo questione di soldi.

Sosteniamo da tempo che le risorse non mancano. Manca efficacia ed efficienza al sistema pubblico, c’è un sistema imprenditoriale e sociale che, il larga parte, è ancora convinto di poter superare la crisi negoziando risorse pubbliche. Temo che non vi sia piena e condivisa consapevolezza sulla crisi di sistema, epocale, che si sta attraversando.

E’ per questa ragione che siamo rammaricati per l’assenza degli Assessori del Comune di Napoli al confronto sulla opportunità di sperimentare concretamente la formula dell’Economia Sociale di Mercato per Bagnoli. A parte un gradito messaggio di Alberto Lucarelli, abbiamo appreso dalla stampa che il Comune di Napoli, nella sua massima espressione di rappresentanza, era impegnato a discutere con l’ACEN sulla crisi del settore edilizio. Ma cosa ha impedito ad altri di partecipare ad un confronto sugli scenari che potrebbero dare risposte innovative ai medesimi problemi?

Siamo fiduciosi che parte degli impegni solennemente assunti saranno mantenuti. Ma siamo purtroppo abituati ad annunci clamorosi che non sempre sono stati seguiti da percorsi procedibili. Staremo a vedere.

Tra questi, ci preoccupano in particolare le “sorprese per Bagnoli” preannunciate per Gennaio. Di cosa si tratterà mai? Andremo di nuovo sulle piazze finanziarie di Londra? Faremo patti vantaggiosi con Banche che, al momento, sembrano più impegnate a tenersi in piedi che ad esercitare la loro ragione sociale? Negozieremo con il Ministero dell’Ambiente la “riduzione della perimetrazione del sito di interesse nazionale di Bagnoli-Coroglio”? Se è questo, confermiamo tutte le nostre preoccupazioni, ma non intendiamo addensare lo scenario con ulteriori, inutili e inconcludenti polemiche. Ci riserviamo di dire la nostra quando conosceremo più dettagliatamente il “coniglio” che sarà estratto dal cappello.

Intanto siamo ben lieti di aver potuto discutere con i cittadini che aspirano a vivere abitare e produrre nel territorio che verrà, con Bagnolifutura, con dirigenti sindacali, rappresentanti imprenditoriali, dell’artigianato e del mondo finanziario, sulla credibilità e affidabilità delle proposte progettuali messe in campo per Bagnoli. Ci siamo convinti che il rilancio dell’economia, specie nella nostra città, richiede la partecipazione e la convergenza attiva di tutti questi settori sociali, non solo per Bagnoli.

Da tutti è stata notata la clamorosa assenza delle rappresentanze istituzionali di governo della città, ma continuiamo a confidare nelle dichiarate intenzioni di ascolto dell’Amministrazione comunale. Nei salotti buoni della città non si raccoglie tutta la comunità cittadina. Non ci sarebbe nemmeno lo spazio fisico. Sarebbe conveniente per la Politica e le Istituzioni dimostrare davvero di voler superare le vecchie consuetudini di accordi tra “poteri forti” (anche perchè non ne vediamo in giro) e misurarsi con la società e l’economia reale.

* Innovatori Europei Campania, Coordinatore della Banca Risorse Immateriali

 

Un’agenda in cinque punti per evitare il declino

crisis di Francesco Grillo (su Il Messaggero del 17 Dicembre 2012)

Sono cinque i nodi programmatici che una coalizione che volesse affermarsi alle elezioni e avviare un’azione di governo con l’ambizione di durare nel tempo, dovrà sciogliere nelle prossime settimane. Perché è dalla capacità di affrontarli che dipende la possibilità per un qualsiasi governo di vincere la sfida della crescita in un Paese fermo da vent’anni. Ed è dunque dal consenso su tali scelte che dovrebbero dipendere anche le decisioni sulle discese in campo e sulle alleanze. Paradossalmente è proprio Monti che ha le maggiori possibilità di indicare come superare alcuni dei limiti dell’agenda del proprio primo governo e trasformare un’esperienza di salvataggio in un progetto di cambiamento in grado di coinvolgere l’intera società italiana.

In primo luogo, continua ad essere indispensabile una modifica drastica della distribuzione della spesa pubblica tra poste diverse ed, in particolare, bisognerà spostare risorse dal supporto del passato all’investimento in futuro. Nonostante che proprio sulle pensioni il Governo abbia fatto la sua riforma più coraggiosa, il paradosso continuerà ad essere enorme anche per i prossimi anni: spendiamo in pensioni cinque volte di più di quanto non investiamo nella scuola di ogni ordine e grado, università e ricerca; più di qualsiasi altra nazione e se solo riallineassimo la spesa italiana a quella dello stato con il più avanzato welfare nel mondo (la Germania) potremmo risparmiare ottanta miliardi di euro all’anno. Una cifra così grande da metterci potenzialmente nella condizione di poter raggiungere obiettivi che sono attualmente fuori dalle nostre possibilità: riportare la spesa per Università e Scuola al livello dei Paesi che maggiormente puntano sulla conoscenza come fattore di sviluppo; ma anche garantire a tutti un salario nei periodi di inoccupazione e percorsi di reinserimento nel mondo del lavoro. Per riuscirci bisognerà avere il coraggio di mettere in discussione il totem dei diritti acquisiti. Convincendo anche gli anziani di questo Paese che conviene anche a loro un welfare più dinamico e che dia opportunità ai propri nipoti.

In secondo luogo, è necessario che chiunque gestisca risorse pubbliche risponda dei risultati della propria azione nei confronti dei cittadini. Il problema più grosso, infatti, non è il costo della politica e, forse, neanche la disonestà di chi si occupa di risorse pubbliche. Ma che non abbiamo nessuna idea di quanto renda un ospedale, una scuola o un ministero, che nessuno è pagato o selezionato sulla base di una prestazione misurabile e che, dunque, gli stessi fenomeni di corruzione vengono identificati solo quando essi sono diventati patologici ed è troppo tardi per evitarne il danno. Ma qualsiasi ulteriore riforma che andasse in questa direzione, avrebbe bisogno assoluto che venisse colmata, contemporaneamente, la lacuna più importante della pur difficile riforma del mercato del lavoro tentata dalla Fornero: se i dipendenti pubblici continuano ad essere inamovibili, qualsiasi faticoso processo di revisione della spesa pubblica è destinato a risultati modesti e le stesse amministrazioni pubbliche sono condannate alla obsolescenza se hanno la sola leva del blocco delle assunzioni per ridurre i costi.

Sul fisco e sulla giustizia – a differenza di ciò che è successo per pensioni e lavoro – il Governo non ha praticamente cominciato. Eppure è su questi due aspetti – più che su altri – che ci giochiamo partite di straordinaria importanza: non solo sul piano dello sviluppo economico e della possibilità di attrarre o trattenere imprese e professionisti innovativi, ma anche di quello della fiducia necessaria per la tenuta di un qualsiasi patto sociale tra Stato e cittadini.

Sul Fisco va stabilito con chiarezza definitiva che tutte le entrate addizionali create dalla lotta all’evasione devono essere destinate a ridurre il peso delle imposizione fiscale rispetto al PIL. Ma non meno importante è impegnarsi – anche a parità di gettito – a ridistribuirlo per correggere il vantaggio che il nostro sistema fiscale produce a vantaggio di chi gode di rendite senza spostare un dito e a detrimento di chi vive del suo lavoro. È giusto insistere che tutti contribuiscano e, tuttavia, per non ridurre gli anatemi contro gli evasori ad un esercizio retorico, è indispensabile diminuire la complessità del sistema perché per numero di giorni necessari per determinare quanto bisogna versare l’Italia fa registrare una delle sue prestazioni più disastrose (secondo la Banca Mondiale, siamo al centotrentunesimo posto nel mondo). Ed è, ovviamente, proprio l’incertezza che rischia di far fuggire il contribuente onesto e creare la tentazione a delinquere per chi lo è di meno. Non meno importante è ricostruire un rapporto di correttezza tra Stato e cittadini anche negli stessi processi di controllo e recupero di imponibile e che in aree vaste del Paese, soprattutto al Nord, ha prodotto rivolte e suicidi: da una parte, bisognerà riconoscere gratificazioni significative legate alla capacità delle agenzie dello Stato di colpire chi crea per se stesso un vantaggio competitivo evadendo; ma, dall’altra, se vogliamo tornare a standard di civiltà spesso saltati nell’emergenza, bisognerà trovare il modo per riconoscere una compensazione significativa ai contribuenti costretti a difendersi da errori.

Principi simili valgono per la giustizia: stiamo, probabilmente, entrando in un’era nuova, non più condizionata dalla centralità di Berlusconi e che potrebbe vedere la fine dell’interminabile guerra di trincea tra chi ritiene intoccabile la magistratura e chi, invece, ne contesta la politicizzazione. Un approccio più pragmatico suggerirà che la soluzione del problema passa, anche in questo caso, da una maggiore responsabilità dei magistrati nei confronti dei cittadini e da una riorganizzazione guidata dall’osservazione di quanto possano essere diversi i risultati ottenuti da tribunali diversi.

Infine, l’Europa. Anche qui non si tratta solo di stabilire se essere più o meno euro entusiasti o euroscettici. Ma di fare scelte precise, a partire da quelle relative alla definizione del budget comunitario nei primi mesi del prossimo anno. Non solo perché la crisi europea non è meno profonda di quanto lo sia quella italiana, e rende indispensabile approcci radicalmente diversi da quelli seguiti negli ultimi decenni di inerzia e costruzione dall’alto. Ma anche perché se volessimo assumere un ruolo in linea con la nostra storia e il contributo (il più alto tra tutti i ventisette soci dell’Unione) pagato dal nostro Paese ogni anno al budget europeo, non possiamo più essere delegittimati dalla difesa dei comportamenti di alcune nostre Regioni che non riescono a spendere i fondi strutturali e degli interessi di un’industria agroalimentare che in alcuni settori vive esclusivamente di contributi comunitari.

È possibile riuscire a costruire una società italiana finalmente più dinamica e contemporaneamente più giusta. Per riuscirci, però, bisognerà spazzare via antiche certezze, convincendo chi è stato finora escluso a partecipare e chi ha vissuto di privilegi che il cambiamento non ha alternative. Sarà necessario dire la verità e suscitare speranza: potrebbe riuscirci un professore di economia.

Servono persone competenti

competenza

di Arnaldo De Porti su L’Unità

 Nessuno può essere contro l’affermazione di cui a titolo per cui, ripetendone il concetto,  siamo tutti d’accordo.

Questo pensiero condivisibile appunto in toto mi ha offerto l’input per dare una scorsa alla stramaggioranza di quelle facce della politica italiana, molte sedute in parlamento ed altre nei consessi regionali-provinciali e comunali, allo scopo di tentare una cernita di quelle facce che, secondo il mio punto di vista, potrebbero non essere incluse perchè non preparate.

Ebbene, provateci anche voi, ma per me, ve lo assicuro,  è stata una faticaccia che, per fortuna, o più appropriatamente, per disgrazia, ha avuto un risultato più veloce del previsto, potendo esso essere riconducibile, più o meno, al numero delle dita di una-due mani.

Nel Pdl, il teatro della politica, con giravolte, contorsioni, barzellette, veline a seconda del prezzo, ma soprattutto attraverso la conduzione di un “padrone delle ferriere”, è stato totale, con l’anomalia secondo la quale, rispetto  a ciò che succede nei teatri veri in caso di successo delle rappresentazioni, gli spettatori non sono-saranno disposti a chiedere il….bis. Insomma, in questo teatro, sono falliti tutti gli attori, gli scenografi e soprattutto l’impresario.

Che dire del Pd ? Anche qui non c’è da stare eccessivamente allegri malgrado il successo delle primarie in quanto i noti scandali finanziari che l’hanno direttamente o indirettamente investito,  hanno non solo ossidato il partito, ma anche offerto molte occasioni da parte del Pdl per attaccarlo ad ogni piè sospinto: in questo caso,  l’impresario invece è rimasto in piedi insieme con qualche  suo braccio destro, al contrario di quanto sta succedendo nel Pdl ove, tutti o quasi,  si stanno riversando in vari rivoli, cambiando faccia e collocazione pur di non uscire dalla scena,  non sentendo più i battimano (ipocriti o sinceri che fossero)  ormai da qualche anno.

L’UDC, attraverso il suo leader sta facendo casino, intorbidendo le acque al punto che ormai nessuno più si fida, determinando problemi allo stesso impresario del Pd che lo vorrebbe sì, ma come una specie di riserva in campo (“Non saremo piccoli ed accomodanti come vorrebbe il Pd” – gli ha risposto ieri il diretto interessato).

Vale la pena di parlare dei vari Vendola,  dei Di Pietro e di quel polo di centro appena abbozzato dai vari Fini, Montezemolo, Casini and co., lisciando il pelo a Mario Monti solo allo scopo di sopravvivere di luce riflessa, e che ora vorrebbero subentrare nella scena, in aggiunta ad altri teatri politici ?

A questo punto le messe in scena vere dei vari Grillo hanno una ragione d’essere, anche se prive di una vera “scenografia” politica, tanto da farmi pensare – come ho scritto ieri – che anche il populismo a volte racchiude forti verità..

Ed allora ? Non penso che Monti faccia bene a ricandidarsi perché altrimenti, come ha detto giustamente D’Alema, egli finirebbe per fare un torto all’uno o all’altro dei partiti che sin qui l’hanno sostenuto e l’Italia ridiventerebbe ancor più ingovernabile.

Il guaio è, e concludo,  che sarà difficile trovare persone preparate ed oneste, come da esplicita richiesta fatta da Monti ed enunciata nel titolo del presente pezzo, perché nel frattempo quelle impreparate e disoneste  hanno già o stanno tessendo ora la tela per ricollocarsi in quegli scranni riempiti con molto anticipo da potenti dosi di colla.

E gli Italiani ?  Saranno costretti a rivedere le stesse facce per il resto della loro vita ? Fra un…porcellum e l’altro ?

Al Parlamento con le primarie

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     pd_logodi Paolo Di Battista *

Per il Partito Democratico non ci saranno vacanze di fine anno.

I democratici hanno stabilito, in una riunione dei segretari regionali con i vertici del partito, di convocare tutti gli iscritti ed anche i simpatizzanti a votare sabato 29 e domenica 30 dicembre per scegliere i candidati per la Camera ed il Senato. Anche Sel (Sinistra e libertà) si è poi pronunciata per effettuare negli stessi giorni la scelta dei suoi candidati al Parlamento. Permanendo l’attuale legge elettorale, ovvero il Porcellum, il centrosinistra vuole restituire agli elettori la possibilità di selezionare democraticamente i propri rappresentanti.
 

Una decisione importante e del tutto nuova, quasi una catarsi della politica.

Il segretario Pierluigi Bersani ha detto: ” Sappiamo di chiedere uno sforzo eccezionale ai nostri militanti ed ai nostri elettori, ai limiti dell’impossibile, ma vogliamo cambiare davvero la politica”.

Ed il vicesegretario Enrico Letta ha aggiunto: ” Lunedì (17 dicembre, ndr) in Direzione decideremo i particolari,  ma abbiamo deciso che faremo primarie aperte e vere per scegliere i parlamentari in tutti i territori” d’Italia.

Ora si sta cercando di mettere alacremente a punto un regolamento preciso e concordato.

Poi la Direzione nazionale deciderà sulle norme in discussione.

Quel che occorre sottolineare è che il Partito Democratico ha scelto la strada dell’innovazione e della democrazia partecipata per ridurre il distacco fra gli eletti e gli elettori, fra la politica ed il popolo.

* Innovatori Europei e responsabile della comunicazione del Pd del XX Municipio

Un impegno per la legalità democratica – La Fenice e Libera a Frosinone

 di Giuseppina Bonaviri – Innovatori Europei

 

La fenice e Libera

Giuseppina Bonaviri

“Una classe dirigente compromessa non può eliminare le mafie” Questo il filo conduttore dell’iniziativa “Per una Regione libera dalle mafie e dalla corruzione”, svolta il 14 dicembre presso l’hotel Memmina in via Maria a Frosinone a partire dalle ore 17,00.
Hanno promosso e organizzato questo incontro le associazioni la Fenice e Libera, si proprio quella fondata da don Ciotti e ormai operante in tutta Italia e la Fenice è il frutto della costante ed instancabile attività della dottoressa Giuseppina Bonaviri. La 1° conferenza tematica sulla Legalità lancia un allarme contro “un pensiero unico dominato dalla classe dirigente compromessa, …contro l’alienazione sulla cultura, sul sociale, sulla questione morale”. Pone anche la necessità di costruire una prospettiva: “La credibilità di un Paese, nel momento di assumere ruoli e responsabilità, dimostra che c’è bisogno innanzitutto di buona politica che paradossalmente non può venire dalla politica odierna. Può arrivare, invece, da quelle energie migliori della società civile che tanti comportamenti virtuosi ha prodotto in questi anni sul terreno della legalità, della trasparenza e dei diritti. Occorro un’assunzione ora di responsabilità da parte di questo popolo civico che può cambiare e rivoluzionare il mondo asfittico che la mala politica ha inflitto agli italiani in questo ultimo ventennio”. In queste righe si motiva anche il nome de “La Fenice” il mitico animale che rinasce dalle proprie ceneri.

Alcuni dati che sono stati comunicati nel corso dell’iniziativa danno ragione alle preoccupazioni che rendono necessaria la mobilititazioni in torno ai temi delle “Legalità democratica” come l’ha definita la Direttrice di Libera Gabriella Stramaccioni, infatti il “Lazio con i suoi 378 comuni, dalle analisi e da studi internazionali di settore, traspare come il paradigma negativo di quello che può succedere in una regione amministrata male (Cassino e Frosinone- secondo le stime dell’Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della nostra Regione- si trovano ai primi posti tra i comuni dell’intera Regione). La corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l’anno ma la lotta è impari e nel 2011 sono state inflitte condanne in primo grado solo per 75 milioni di euro (danno patrimoniale pari a 73.619.459,63 più 1.634.682,07 euro per danno all’immagine) mentre in sede d’appello sono state definitivamente confermate condanne per l’importo di 15,05 milioni dì euro (danno patrimoniale pari a 13.189.771,21 più 1.862.032,37 euro per danno all’immagine) relative a giudizi trattati negli anni precedenti”. Hanno dato vita all’incontro anche Fernando Secchi, responsabile di “Libera” per il Lazio; Loredana Maramao, avvocato; Giacomo Rindonone, psicologo del lavoro ed esperto di credito; Norma Ferrara giornalista di “Libera Informazione”.
Nel video che segue, dalle parole di due protagoniste della serata, si colgono bene le ispirazioni e le intenzioni di chi vuole spingere avanti questa iniziativa, in particolare, rileggendo Ciociaria Oggi del 14 novembre scorso, si può cogliere la scelta d’impegno specifico che Giuseppina Bonaviri vorrebbe svolgere se venisse eletta nel Consiglio Regionale del Lazio per il quale si candida sorretta dai comitati civici della “Rete indipendente” composta da diversi movimenti come “Nuove idee per i territori”, “Comitati cittadini spontanei”, “La Fenice per l’Italia” (già presenti in circa la metà dei’ Comuni ciociari e nelle altre Province del Lazio), “Innovatori Europei”, “Gli Intellettuali del Lazio”. Così la Bonaviri definisce il suo intendimento: “Siamo convinti che tutte le forze sane, come le nostre, debbano attivarsi per invertire il processo degenerante in atto, affinché si possa ripristinare quella necessaria condizione che fa della cultura della legalità e del senso civico l’unico vero, imprescindibile, democratico strumento di lotta contro il malaffare. Siamo convinti che attraverso il confronto libero ed aperto possano nascere idee e soluzioni da proporre alla politica nella speranza che anch’essa possa risorgere, come l’araba fenice, dalle ceneri della seconda repubblica.
Si può dire che abbiamo assistito alla prima manifestazione della campagna elettorale per le prossime elezioni Regionali anche se tale non è apparsa. E’ stata un ragionata presentazione di un gravissimo problema: la corruzione dilagante in una illegalità diffusa.

Occorre buon senso nella compilazione delle liste dei candidati PD: Rinunciare alle primarie

  

pd_logo                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    di Salvatore Viglia su L’Unità

Avremmo preferito , a delle primarie organizzate in zona Cesarini, che Bersani scegliesse con carta e penna alla mano e magari davanti ad una telecamera i nominativi dei candidati alle prossime politiche. Le motivazioni sono intuibili.

In primo luogo avrebbe messo in pratica la quinta essenza dell’esercizio della trasparenza come ce la immaginiamo, poi avrebbe scongiurato esclusioni plateali attribuibili alle contingenze ed alle fatalità di voto nel pieno delle vacanze festaiole natalizie, se ne sarebbe assunto la responsabilità in qualità di segretario rispondendone in futuro in prima persona. La smania di cambiare il paese, perché poi in fondo di questo si tratta, ha assunto quasi incomprensibilmente, i caratteri del parossismo. Bersani rischia, senza che vi fosse motivo, di porre l’intero PD ad incognite ed a critiche acerrime non calcolati se qualcosa andasse storto.

La situazione politica attuale consiglia prudenza e buon senso. Sarebbe cosa buona e giusta abbandonare l’idea delle primarie ad ogni costo pur di indirle in tempi ristrettissimi e sembrare così innovatore. Che Bersani compia un gesto veramente chiaro e plateale al tempo stesso, innovatore nella forma e nella sostanza nel vero significato del termine, e rediga le liste davanti ai giornalisti giustificando per ciascun nominativo il criterio meritocratico di cooptazione.

Per questa operazione basterebbe un’oretta ed il tempo c’è. Il risultato sarebbe assai più efficace delle primarie raffazzonate e permetterebbe una puntuale rassegna di scelta tra il mondo del civismo di cui Bersani sembra essersi fatto paladino.

Bersani capolista in Campania?

bersanidi Osvaldo Cammarota su L’Unità

 Lega Democratica e Napoli per Bersani premier hanno avanzato la richiesta a Bersani di guidare la lista per il PD in Campania. La condividiamo, ma bisogna assumere responsabilità.

Cosa e come fare per incoraggiare il nostro candidato premier ad accettare?

Innanzitutto si dovranno svolgere le primarie in modo esemplare. E’ indispensabile far dimenticare del tutto le pessime prove antecedenti l’ultima.

A tal proposito suggerirei di non sottovalutare taluni episodi di “prove di forza” che pure si sono registrate in Campania fra “truppe cammellate” (quel che ne resta) che -andando in soccorso al vincitore, o volendosi contare intorno agli sfidanti- hanno fatto rivivere qualche sgradevole episodio in qualche territorio. E’ pur vero che si può contare sulla qualità di grande parte dei volontari che hanno già garantito lo svolgimento delle ultime consultazioni, ma a nessuno sfugge che molto dipenderà dai comportamenti dei “leader” locali.

E’ auspicabile che le regole, in discussione lunedì nella Direzione del PD, contribuiscano ad esaltare le virtù di questi ultimi e a mitigare i possibili rischi degenerativi che pur si intravedono in Campania.

A tal proposito sarebbe saggio non mettere in gara i Parlamentari uscenti, sia per non creare svantaggi competitivi, sia perchè sarebbe giusto riservare al Partito -e Bersani stesso- la facoltà di ricandidare le risorse che hanno meglio lavorato nei gruppi parlamentari.

E’ forse utile evitare anche candidature di eletti nelle istituzioni locali -in particolare Regione e Province-, per i motivi già detti, ma anche per non indebolire i gruppi consiliari nella delicata condizione che attraversa le istituzioni regionali, ancor più dopo le elezioni politiche.

E’ auspicabile, infine, che le liste dei candidati alle primarie siano a credibile supporto degli impegni fondamentali assunti da Bersani con il paese intero: “… sviluppare i contenuti e i caratteri di governo del Centrosinistra” e … “aprire opportunità alle nuove generazioni”.

 In questo scenario, il gruppo Campania di Innovatori Europei CON Bersani, potrebbe apportare un notevole contributo.

Napoli, 15 dicembre 2012

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