Significativamente Oltre

Innovatori Europei

Il voto degli italiani del giugno 2009 (di Michele Mezza)

italiaL’esito dell’ultima consultazione elettorale offre numerosi spunti di riflessione. Soprattutto per chi si occupa di comunicazione e mira a decifrare le nuove identità sociali per meglio comprendere e prevedere le tendenze della comunicazione digitale.

Avviare questa discussione è ancora più importante per chi , come ad esempio la comunità di mediasenzamediatori.org si è impegnata in questi mesi in una articolata ricerca sul voto americano e sul fenomeno Obama.

Proprio dalla comparazione fra i due processi può venire una lettura innovativa.

Il voto italiano, del resto, è ricco di indizi per inquadrare la società italiana e il suo contesto europeo.

Il risultato non consente incertezze di giudizio. Se sulla titolarità della vittoria sono ammesse sfumature, sull’identità dello sconfitto non ci sono dubbi: il PD.

Trovo davvero incomprensibili le contorsioni di chi tenta di consolarsi con l’aglietto, come si dice a Roma.

La sconfitta non è nemmeno tanto determinata dai dati numerici, sebbene il regresso di oltre sette punti percentuali e tre milioni di voti in dati assoluti, sono di per sè una sentenza inappellabile.

Ma a dare al tutto un tono perentorio è soprattutto il quadro generale che emerge dal voto.

Un partito d’opposizione, quale è il PD, anzi il partito antagonistico per eccellenza rispetto al leader del governo, come si è qualificato il partito di Franceschini, tutto può ammettere e tutto potrebbe discutere ma non di segnare un calo di circa un quarto del suo valore nello stesso momento in cui il suo avversario registra la prima delusione elettorale degli ultimi dieci anni.

Ed è esattamente questo che è successo: l’opinione del paese ha chiaramente arricciato il naso sulle qualità di statista del suo presidente del consiglio, ma altrettanto chiaramente ha fatto intendere che non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di guardare al nuovo partito formato da DS e Margherita per il futuro del paese.

Una sentenza senz’appello, che lascia davvero pochi spazi alla speranza.

Quali altre condizioni si devono auspicare per immaginare un’affermazione del PD? Quali terremoti devono scatenarsi per attendersi un’inversione di rotta? Il risultato delle europee, composto da voti espressi e astensioni, ci dice che il partito di centro sinistra non dispone di un’immagine autorevole e rassicurante per governare il paese. Soprattutto per il suo bacino elettorale potenziale.

Sono gli elettori di centro sinistra che hanno bocciato questo PD.

Nonostante che dall’altra parte ci sia un personaggio come il cavaliere.

La bocciatura è a prescindere, come diceva Totò. Una bocciatura che investe sia l’area d’opinione che il mosaico degli interessi materiali e delle rappresentanze sociali che danno corpo e identità ad un partito.

I flussi verranno letti dagli esperti e capiremo in dettaglio come si sono orientati i singoli segmenti.

Ma i grandi trend sono ormai riconoscibilissimi. Nel voto europeo si assistito intanto ad una severa astensione che ha colpito entrambi i campi.

Nel centro destra, Berlusconi ha cominciato, ed è la prima volta che capita dalla sua discesa in campo, a pagare le sue diciamo “eccentricità” sia di stile, Noemi e dintorni, sia di contenuto, le riserve di giudizio dell’opinione internazionale.

Io credo, lo dico assumendo tutti i rischi di un’affermazione apodittica e brusca, che siamo davvero in prossimità di un esaurirsi della spinta progressiva del fenomeno Berlusconi.

Il cavaliere sta visibilmente invecchiando, e le sue disinvolture diventano da scandalose grottesche.

Ma il dato che comincia ad incidere è che il cavaliere non parla più al paese. Non lo fa nemmeno fisicamente: mai come in questa campagna elettorale si è misurato il suo “silenzio”.

Al netto del caso Noemi, il premier non ha detto nulla e poco si è fatto vedere. A conferma che le polemiche sulle sue imprese, amicali o erotiche che siano, in realtà lo aiutano a mascherare la sua inadeguatezza politica.

Berlusconi si sta ritirando di fronte ad un quadro politico che si fa più complicato ed esigente.

Diciamo che il fenomeno Obama sta archiviando il folclore di Berlusconi. I numeri sono espliciti: il Popolo della Libertà ha perso in queste elezioni circa 4 milioni di voti, ha rovesciato i sondaggi che lo vedevano oltrepassare il 40%, ha portato il suo elettorato a non votare, e quando ha votato a non votare plebiscitariamente il capo.

Berlusconi ha molte ragioni per essere incupito, come dice Libero che ben lo conosce. Il premier, infatti, è dotato ancora di raffinatissime antenne ed ha ben compreso il senso del voto per lui: la ricreazione è finita.

Non bastano più le barzellette, la gente vuole strategie. Pretende politiche nuove, che non coincidano con gli interessi della fabbrichetta di famiglia, ma che conducano il paese nel mondo della post crisi.

Per questo Berlusconi ora si stringe a Bossi e cerca di succhiare da lui linfa vitale.

Sa bene che si profila un mondo nuovo, discontinuo, competitivo, diverso, per il quale non ha nulla da dire. Dove non basterà più galleggiare. Obama è stato eletto per questo dagli americani. I socialisti perdono per questo in Europa.: bisogna inventare un nuovo progetto di sviluppo.

Il Popolo della libertà non sfonda perché è ancora prigioniero nello scafandro del suo leader che non è più il valore aggiunto.

Quanto sta accadendo la Sicilia lo aveva già annunciato. Il Nord lo sta amplificando: con queste elezioni è iniziato il dopo Berlusconi.

Le fibrillazioni di Fini ne sono state un prodromo, le incursioni trasversali di Tremonti nel mondo delle partecipazioni statali, dove non a caso si incontra con Prodi, annunciano un possibile epilogo della destra italiana.

Insomma grande confusione sotto al cielo.

Ma, contrariamente a quanto diceva il Presidente Mao, la situazione non è eccellente, almeno per il PD.

Infatti mentre accade tutto questo pò pò di confusione il PD si inabissa. I risultati sono spietati: divelti dai territori amministrati nel sud, non considerati nemmeno al nord, in grave e progressivo logoramente nelle case matte del centro.

Questo come dato di opinione. Perchè poi il voto amministrativo è ancora più brutale: dove si governa si è scacciati, dove si fa opposizione si è rimpiccioliti.

Una sconfitta senz’appello.

Resa radicale dallo scenario politico: i voti persi non sono in libera uscita, come diceva Andreotti dei consensi democristiani che temporaneamente andavano a destra per protesta.

Sono voti che cercano riparo in formazioni senza speranza, ma che almeno danno identità: il laicismo dei radicali, l’essere di sinistra di Sinistra è Libertà, la falce e martello di Rifondazione. Voti sprecati ma almeno mi dicono cosa sono, o cosa vorrei essere. Oppure sono voti che entrano nel bingo di Di Pietro. Un gioco dove non si vincerà mai, ma siccome non costa nulla, anzi a partecipare si guadagna visibilità, allora diamoci dentro.

Ma volendo pure fare conto su questi voti, e immaginando, cosa del tutto irrealistica, di poterli sommare, comunque ci troveremmo condannati ad una marginalità permanente: 26% del PD + 8% di Di Pietro + 6% delle due formazioni di sinistra + 2% dei radicali = 42%.

Ma siamo davvero nel periodo ipotetico del terzo tipo, quello dell’irrealtà.

Il punto è che il PD è come un albero di natale trapiantato sulla spiaggia: un albero senza radici, collocato in un ambiente innaturale e senza simili, incapace di attecchire.

Come si è arrivati a tutto questo? La storia è troppo lunga.

Ma concentriamoci su un dato: perché in questi 15 anni non riusciamo, qualsiasi tentativo si faccia, qualsiasi leader incarni il progetto, a parlare al nord del paese. Un Nord che si mostra mobile, non arroccato, in grado di percepire proposte diverse.

Come dimostrano le oscillazioni a Milano, Bergamo, Brescia, Padova, il Piemonte, la Liguria, Venezia, il Friuli.

Una risposta ci viene dal laboratorio di Sesto San Giovanni, la vecchia Stalingrado D’Italia. In quel centro urbano, adiacente a Milano, dove 35 mila operai erano concentrati in sole 5 grandi fabbriche siderurgiche, oggi lavorano sempre 35 mila individui, in aziende che in media hanno non più di tre dipendenti, prevalentemente informatici.

Era la cittadella della CGIL, che aveva dato i natali a Giuseppe Pizzinato, il mitico capo operaio, divenuto negli anni 80 segretario generale della confederazione del lavoro, sostituendo Lama.

In quel centro, ad egemonia di sinistra da sempre, il Popolo della Libertà ha vinto le Europee e perso le amministrative.

Perchè? Nelle europee ha contato il richiamo ideologico di una base sociale ormai caratterizzata dalle proprie partite IVA, che ha votato il partito dell’impresa e l’ideologia no tasse prego.

Nelle amministrative invece, laicamente, gli stessi professionisti, piccoli imprenditori, tecnici e consulenti, hanno appoggiato il partito dello sviluppo e dell’agenzia delle infrastrutture telematiche, che è stata la provincia di Milano, guidata dal democratico Penati. Se c’è un modo per uscire dal guado è quello: riformulare un progetto politico realmente innovativo, che cominci a mutare il target di riferimento.

Fino ad oggi tutte le evoluzioni della sinistra riformista -PCI, PDS, DS, Ulivo, PD- hanno mutato nome e sede, lasciando intatti programma e gruppi dirigenti.

Proviamo a invertire il trend. Obama lo ha fatto in una congiuntura non dissimile: il dominio dei repubblicani sembrava eterno.

Certo li Bush si è suicidato con la guerra in Iraq, ma non bastava. C’è voluta la crisi economica a cambiare l’orizzonte, ad alimentare na nuova domanda politica, alla quale ha dato una risposta Barack Obama.

Anche in Europa la crisi ancora infuria. Bisogna ripartire da li. La destra sembra voler usare la crisi per riproporre una logica verticale, centralizzatrice, assistenziale.

I riformatori devono rovesciare l’assioma e assumere la rete come paradigma, esattamente come fecero con la fabbrica all’inizio del ‘900. Allora si disse pane e lavoro per civilizzare il capitalismo, oggi si può chiedere più saperi, più competizione, più accessi egualitari per rendere più funzionale e trasparente la nuova marca del mercato che si annuncia.

Ma per aprire questa riflessione bisogna avere chiaro che non si ha più nulla da perdere, che la sconfitta elettorale non lascia margini per formichine della continuità.

Altrimenti cambieremo ancora sigle e targhe davanti alle stesse sedi, ma i numeri saranno sempre gli stessi.

Auguri all’Innovatore Europeo On. Gianni Pittella, tra i primi Parlamentari Europei del Mezzogiorno

pittellaSono molto contento dell’ottimo risultato dell’ On. Gianni Pittella, che con circa 140,000 voti è risultato, alla pari con l’On.Cozzolino, il primo parlamentare europeo del Mezzogiorno (esclusi chiaramente i Voti per la candidatura – immagine del Presidente Berlusconi).
 
Essendo Pittella amico di Innovatori Europei dal 2006, e attualmente presente nel nostro Comitato Scientifico, ed avendo ricevuto il supporto dei nostri gruppi in Basilicata, Campania, Molise e Calabria, il suo successo è poi un po’ anche il nostro.
 
Al Parlamento Europeo aspetta un quinquennio fondamentale in cui l’Europa dovrà decidere di rafforzarsi per “parlare finalmente alla pari” con i Grandi (USA, Russia e Cina), e per “guardare finalmente” al Mediterraneo, luogo di sua evoluzione naturale.
 
Come Innovatori Europei contrinueremo a dare il nostro piccolo contributo in tal senso.
 
AUGURI GIANNI.
 
Massimo Preziuso

E’ cominciata la parabola discendente di Berlusconi?

berlusconiCiao a tutti.

Vi scrivo, perchè oggi, da italiano, son rimasto davvero impressionato dalle novità del caso Berlusconi – Noemi Letizia, con l’intervista al suo ex fidanzato Gino http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-2/parla-gino/parla-gino.html che racconta come è nata l’amicizia (diretta) tra il Premier e la giovane, allora minorenne, ragazza napoletana, delle feste nelle ville sarde del Premier con decine di giovanissime invitate non si capisce perchè.

Non posso tacerlo, proprio perchè qui si parla di fatti riguardanti il nostro potentissimo Presidente del Consiglio, e non di Mario Rossi.

Un Presidente che, non si può negarlo, ha stordito il Paese con quel mix di “enorme carisma” e di “simpatia italica” unico.

Ebbene, dopo aver visto con i miei occhi, e subito sulla mia pelle di giovane, come la “sua” Politica (mediatica e politica) ha danneggiato, forse irreparabilmente, il nostro Bel Paese, ormai diventato senza voce e senza voglia-forza di cambiare, non posso ora restare in silenzio davanti a questi fatti che, se veri – come sembra, ne squalificano pienamente, ed in maniera irreparabile, il modo di intendere un ruolo istituzionale così importante.

Ora, siccome non riesco nemmeno lontanamente ad immaginare un “complotto di qualsiasi tipo” a riguardo, in una situazione del genere, in qualunque Paese Moderno e Democratico, prima l’opposizione e poi il cittadino-elettore naturalmente reagirebbero “voltando le spalle” al politico in questione.

Ma in quest’ Italia, così “stordita” da decenni di mala politica e di mala comunicazione, sembra che questo non accadrà, quanto meno non nel modo dovuto.

E su questo vi è stato, vi è e vi sarà continuamente da riflettere, in particolare su come l’Italia sia un Paese governato, a tutti i livelli (da Sud a Nord, nell’economia e nella politica) da persone legate l’una con le altre, in maniera a volte indissolubile, in Oligopoli-collusivi.

Questo è anche chiaramente evidente nella Politica e nel Parlamento italiano.

I grandi Partiti – PD, UDC e IdV – continuano da tempo a fare solo “propaganda anti – berlusconiana” senza “voler” trovare la forza per impostare una seria e giusta strategia politica di opposizione contro un Governo che, se da un lato fa solo propaganda Politica senza affrontare nessuno dei tanti problemi reali che affliggono il Paese (si veda la necessità, in primis, di una nuova politica industriale e salariale, di una seria Politica contro l’Evasione, e le tante riforme incompiute), e da un altro continua a promuovere politiche personalistiche con il puro scopo di rafforzare la Figura del Leader-Premier (si veda il Lodo Alfano, e la continua volontà di depotenziare e “silenziare” la Magistratura, e come è cambiata drasticamente la RAI in poco tempo).

Date queste serie “atipicità italiane”, rincuora oggi il fatto di poter tornare finalmente ad “ascoltare e leggere” qualche voce (soprattutto intellettuali e membri della società civile organizzata, come IE, che erano stati completamente “silenziati” nell’ultimo anno, forse dall’inaspettato strapotere Berlusconiano) parlare della possibilità che questo stranissimo ed unico Ciclo Politico – Berlusconiano stia lentamente iniziando ad esaurirsi.

Vi consiglio, a proposito, la breve lettura del bravo Gad Lerner http://www.gadlerner.it/2009/05/24/scommettiamo-berlusconi-e-agli-sgoccioli.html che parla proprio di una parabola discendente di Berlusconi, distrutto da quei stessi Media che lo hanno reso così potente.

Se questo sarà vero, come io credo, ne vedremo i primi “timidi” segnali tra pochi giorni alle Europee o comunque subito dopo (ovvero prima dell’Estate).

Che dire, speriamo davvero di poter riprendere presto almeno a “sognare” un’ Italia “normale”.

Speriamo che l’opposizione, PD in testa, trovi finalmente la forza e la voglia di opporsi, con ritrovata energia, a questa situazione inaccettabile.

Ma di certo, ne sono sicuro, questo dipenderà da un ritrovato e rinnovato impegno di tutti noi.

Non possiamo permetterci di stare ancora a guardare.

Massimo Preziuso

Il Sito della Campagna elettorale dell’Innovatore Europeo Gianni Pittella: www.sostienipittella.it

Ciao a tutti.

Nella nostra attività di sostegno all’Innovatore Europeo Pittella alle elezioni europee nell’Area Sud Italia, ci stiamo attivando in Calabria, Basilicata, Campania e Molise, grazie al lavoro dei nostri Gruppi locali.

Vorrei ricordare che sosteniamo Pittella, oltre che per la simpatia verso il PD, anche e soprattutto per il suo essere membro del nostro Comitato Scientifico e tra i primi a credere nel Progetto IE dal lontano 2006.

Ecco il sito della sua campagna elettorale: www.sostienipittella.it.

Per chi volesse aiutare i gruppi territoriali (soprattutto in Puglia), vi prego di scriverci a infoinnovatorieuropei@gmail.com .

Cordialmente e Grazie.

Massimo Preziuso

Con l’Innovatore Europeo Gianni Pittella candidato alle Europee in Area Mezzogiorno

pittella

 

 

 

 

 

Come Innovatori Europei, sosteniamo l’amico Innovatore Europeo Gianni Pittella alle Europee in tutto il Mezzogiorno (soprattutto Basilicata, Campania, Molise, Calabria).
E’ uno dei pochi politici europei meridionali seri e professionali rimasti in Italia, oltre ad essere nel nostro Comitato Consultivo.
Va sostenuto per questo.

infoinnovatorieuropei@gmail.com
www.innovatorieuropei.com

Italia come Alitalia? O come Parmalat?

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Alcune considerazioni basate sui dati economici appena resi noti; é discutibile senza dubbio il PIL come indicatore, ma è ancora uno dei riferimenti per le valutazioni e le scelte economiche.

1) Per il 2009 PIL italiano al -4.4% anno su anno, superiamo nettamente la media europea per la DECRESCITA.
2) Debito pubblico al 121% su PIL a fine anno; i sacrifici richiesti da Prodi e co. buttati al vento nello spazio di pochi mesi.

La storia del Berlusconi precedente (2001-2006) sembra ripetersi ma amplificata notevolmente. Le maggiori banche italiane fanno ricorso ai Tremonti bond (molto sconvenienti ai tassi attuali) seppur, si dice, molto solide. Mi ricorda la situazione di Parmalat pre-default; forti debiti e bassa redditività ma tutti dovevano stare tranquilli poichè la liquidità era tutta offshore su un conto inesistente e MAI verificato; silenzio assoluto dei controllori su un castello di carte (false). Si è visto cosa è accaduto da un giorno all’altro.

Ma mi sovviene anche Alitalia, una situazione di difficoltà riferita ad un azienda pubblica di servizi e portata alle estreme conseguenze dalla negligenza colpevole (forse dolosa) del sistema di potere per favorire nella privatizzazione una cordata di presunti patrioti storicamente dediti alla pratica del “do ut des”.

Parmalat ed Alitalia sono stati cimenti di grande spessore per i governi di turno con i risultati visti sulla pelle dei risparmiatori e dei conti pubblici. In entrambi lo schema seguito è stato quello di separare il bambino dall’acqua sporca, come si dice. Ci aspetta dunque una Good Italy ed una Bad Italy? Nella prima chi ha i capitali freschi di stampa (o di lavanderia) e nella seconda chi lavora (o vorrebbe lavorare) e paga le tasse?

Il modello italiano basato su una miriade di PMI e sull’economia sommersa che terrebbe anche in momenti di crisi allora non è poi così efficace ad osservare la realtà dei fatti; qualcosa mi è evidentemente sfuggito … o forse guardo troppo poco la televisione. Mi sembra che il paese stia percorrendo una china pericolosa sotto molti punti di vista, è possibile secondo voi ipotizzare uno scenario in cui l’Italia non diventi sempre più piccola e meno consapevole delle sue debolezze? E’ utile essere ottimisti incondizionatamente?

Michele Cipolli

CONTRATTI DI SOLIDARIETA’

solidarieta

Ciao a tutti.
Parlando con il “nostro” Mauro Stefanelli è venuta fuori l’idea di scrivere e diffondere un nostro documento sul tema dei “Contratti di Solidarietà”, che potrebbero evitare la perdita di migliaia di posti di lavoro in questo 2009 (con tutte le conseguenze che ne derivano).

In Germania hanno avviato e bene questa iniziativa, che è totalmente diversa (come impostazione) rispetto all’assegno di disoccupazione proposto da Franceschini (e bocciato in Parlamento) e vedrebbe un maggiore consenso bi-partisan e, diciamola tutta, molto più sensata (perchè mette insieme i principi di “solidarietà” con quelli di “economia del lavoro” e di “economia politica”).

Il 20 dicembre scorso il Ministro Sacconi l’aveva proposta, poi si era fermato, ora sembra ripartire il dibattito: ma è chiaro che è in questi mesi che un “contratto di solidarietà” andrebbe attuato.

Chi vuole dare una mano con contributi per la stesura del documento?

E’ il momento che riprendiamo a proporre idee ed iniziative anti crisi: un dovere nei confronti di un Paese in crisi profonda, e che continua a nasconderla.

Massimo Preziuso

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