Significativamente Oltre

Politica

Le bugie: via maestra della politica

bugiedi Giuseppina Bonaviri

Quello della menzogna, quindi dell’ingiustizia, come parte integrante della politica è un problema antico avendo a che fare con la potenza meglio con l’oggetto intrinseco della politica. Nessuna forma di governo é estranea a questo problema. Le decisioni, in uno Stato democratico, devono essere vagliate e votate dal popolo. La decisione tuttavia è un momento, l’ultimo, e non il solo. “ Per giungervi l’attore -individuale o collettivo – deve disporre di conoscenze e quindi poter contare sulla certezza delle sue fonti. Diversamente la sua decisione sarà manipolata e la sua libertà condizionata”.

Chi mente secondo Kant pensa di potere gestire il futuro degli altri. Con la menzogna si pone l’Io in una condizione di onnipotenza perché mentendo per il bene dell’altro si ritiene di poter dominare gli eventi quindi di avere un potere assoluto su quelli possibili che determineranno l’esistenza altrui. Questo potere assoluto – che nessun uomo può e deve avere – è la ragione fondamentale per cui, secondo Kant, la bugia in politica (meglio la “ragion di stato”) è da respingere.

La menzogna non può essere condizione di dialogo perché non può essere condizione di giustizia né di convivenza. Questa dimensione nella politica è la non-moralità.

Con il pareggio di bilancio introdotto in costituzione, è stata respinta ogni opportunità che lo Stata spenda per il benessere dei cittadini e delle imprese, in quanto non in grado di immettere liquidità nel sistema finanziando ricerca, innovazione, competitività e stato sociale.

Viene naturale chiedere ai partiti e alle grandi coalizioni nascenti come alla politica internazionale quali verità ci raccontano o quali bugie ci nascondono dentro patti-compromessi-accordi super partes. Il popolo italiano ha enormi risorse critiche e saprà, comunque, trarne le più giuste conclusioni tenendo a cuore solo il bene futuro dell’intera Nazione.

Giuseppina Bonaviri

Ecco perchè la patrimoniale è cosa giusta ed eticamente corretta

patrimonialedi Arnaldo De Porti 

Non è necessario far ricorso a teorie economiche keynesiane o a patti faustiani per capire ciò che dette teorie e patti non riescono a far capire ai comuni mortali,  anche perché queste ultime, anziché farci capire,  portano fuori strada: mi riferisco specificatamente alla  precaria situazione economico-finanziaria che l’Italia sta vivendo.

Partiamo subito dalla considerazione che, in quest’ultimo decennio, in Italia c’è stato uno sbilanciamento enorme della ricchezza a danno dei percettori di reddito fisso a tutto vantaggio di pochi che hanno approfittato delle prime contrattazioni con la nuova moneta, e cioè l’euro, praticando una parità doppia rispetto alle vecchie gloriose mille lire: 1 euro uguale 1000 lire, invece di 2000, cosa ormai nota, trita e ritrita di cui sono a conoscenza anche i sassi.

In questo breve volgere di tempo dalla venuta dell’Euro i commercianti, le industrie e quant’altro (senza voler fare di ogni erba un fascio, dato che i commercianti virtuosi hanno avuto solo la colpa di doversi adeguare per non fallire) hanno intascato il doppio rispetto a quanto valeva prima la lira, mentre i titolari di reddito fisso, sono stati costretti a comperare la metà dei prodotti a causa del dimezzamento illegittimo del potere di acquisto determinato da chi, in posizione di dominanza, ha potuto approfittarne, arricchendo indebitamente i loro portafogli.

Detto questo, non è necessario essere dei soloni della finanza, per capire che c’è stato uno spostamento della ricchezza a favore di pochi ed a danno di molti, circostanza che, in assenza, anzi in presenza di una politica oscena fatta da politici altrettanto osceni (ferme restando le eccezioni), ha determinato questo ingiusto sbilanciamento che sta sfociando, Monti o non Monti, Bersani o non Bersani) in una forte conflittualità civile che, a mio avviso, non tenderà a rallentare nemmeno durante l’inizio di azioni volte a concretizzare un avvio verso il risanamento, come si prefiggono i potenziali vincitori delle prossime elezioni politiche.

Detto questo, le colpe risultano evidenti. E, di conseguenza, chi è colpevole deve pagare. Anche perché oltre ad esserci dei colpevoli, ci sono anche dei disonesti profittatori che hanno portato all’estero, nei paradisi fiscali,  le ricchezze accumulate indebitamente. A danno delle fasce deboli.

Se non mi sono spiegato, ciò sta a significare che dobbiamo andare tutti a SQUOLA, con la q. Compresi certi economisti che abbiamo.

I territori, centri di eccellenza

territoridi Giuseppina Bonaviri

(Già molti mesi fa l’innovatrice Bonaviri nella sua campagna elettore come Sindaco indipendente tratteggiava questo percorso che – nella prima conferenza di Zingaretti Presidente svoltasi Frosinone di  qualche giorno fa – ritorna quale tema centrale del suo dibattere. I veri Innovatori precorrono sempre i tempi !)

Ripiegamenti dei partiti, faide negli enti locali, incertezze di ritorno, continue transizioni di correnti, danno ragione del corto circuito di una politica bloccata da dosaggi , da meccanismi elettorali statici, da stanchezza della rappresentatività nei territori.

Un profondo rinnovamento prevede un cambio di rotta: l’inclusione, il coinvolgimento, la partecipazione , la piena cittadinanza. La forza dei territori diviene fondante per nuove identità, è una riserva di autonomia e pluralismo.

Non si può continuare a pensare che il territorio rimanga solo il bacino di esercitazioni da parte degli apparati e di amministratori sull’orlo di una crisi di nervi per questioni morali .

Testimoniare discontinuità rimanendo vincolati agli equilibri legati alle appartenenze di ieri non è rispettoso per i tanti nostri concittadini ne per coloro che rimangono legati alle vecchie logiche di potere ne per l’autorevolezza di una leadership che vada coniugata con il protagonismo e la vivacità di una intera comunità.

Partiti personali e derive presidenzialistiche non appartengono alla nostra cultura, a noi che viviamo la politica come una opportunità per il riscatto civile e morale. Siamo per una sobrietà nell’attribuzione della giuda e della responsabilità di governo con la definizione di criteri e regole precise ed imprescindibili per le sfide che ci attendono e nel rispetto dei nostri simili.

Un appello va fatto anche alla Regione Lazio: sia portatrice seria di innovazione diventando un sistema policentrico che consente di rimettere in moto i territori con formule che accorcino il divario tra Roma metropolitana e il resto del Lazio attraverso una politica di coesione di tutti Comuni.

Chiediamo certezza di interventi mirati alla ripresa dell’economia locale mirati alla riqualificazione dei servizi e alla localizzazione di attività di eccellenza anche nelle periferie. La nostra provincia ciociara può giocare un ruolo da protagonista nella trasformazione di governi coordinatori di aree vaste con il rilancio di processi aggregativi e di riequilibrio.

Semplificare e snellire le procedure della macchina amministrativa( es. i tempi infiniti per le conferenze di servizi, per la formulazione di pareri tecnici, per il rilascio di nullaosta e autorizzazioni) primo passo di un ammodernamento.

La città capoluogo deve affrontare delle priorità programmatiche nei prossimi mesi: ripristinare l’alta sanità riaffermando il diritto alla salute, le politiche familiari, gli sprechi e le inefficienze dei servizi pubblici, la difficoltà all’occupazione stabile, il diritto allo studio e alla formazione, la crescita sostenibile, i patti per la sicurezza- cultura -turismo.

Da una Frusino senescente ed ingrigita ad una città sostenibile e dinamica inserita attivamente nell’area euro mediterranea, perno di flussi economici e culturali.

Primarie PD: alla ricerca di innovazione

 pd

 REPORT DALLE REGIONI

 CAMPANIA

di Osvaldo Cammarota

Il 15 dicembre su l’Unità, nel sostenere la richiesta di Bersani capolista a Napoli, avevamo già segnalato quanto fosse magmatica la situazione nella nostra regione. Avevamo anche suggerito qualche accorgimento per mitigare il rischio di presentare sempre le stesse facce, per non alimentare i mai sopiti conflitti interni al PD. Non abbiamo avuto riscontro.

La lotta per le prime posizioni (quelle più ambite per essere nominati in Parlamento) è destinata a svolgersi senza esclusione di colpi tra “signori delle tessere” e “campioni di voto clientelare” che ancora dispongono di qualche rendita dalle passate e poco esaltanti stagioni.

Colpisce l’esclusione di Mazzarella e Ciriello, due autentiche espressioni della società civile che hanno ben figurato nella legislatura che si sta chiudendo. La loro rinuncia a partecipare alle primarie ci sembra la conferma alle nostre peggiori preoccupazioni.

Confermiamo le nostre raccomandazioni. Se Bersani vorrà “metterci la faccia”, si abbia almeno un listino che possa bilanciare il deficit che si registra rispetto alle sue intenzioni di “… sviluppare i contenuti e i caratteri di governo del Centrosinistra” e …“aprire opportunità alle nuove generazioni”.

Non veniamo meno, tuttavia, all’impegno assunto con la lettera del 20 dicembre di Innovatori Europei al PD.

Sosterremo i candidati che maggiormente si avvicinano al profilo che Bersani vuol dare al PD e che meglio possano corrispondere alla domanda di qualità e innovazione politica.

E’ una ricerca facile, talmente sono pochi. Tra quei pochi, la selezione riguarderà una Donna e un Uomo che abbiano dimostrato qualità e correttezza politica nei loro comportamenti nel tempo. Siamo convinti che “il tempo è galantuomo e i galantuomini si trovano nel tempo”.

In Campania ci vorrà ancora qualche tempo, ma esprimiamo ancora una volta fiducia che anche il Mezzogiorno, prima o poi, saprà contribuire a processi di innovazione più celeri e ancor più necessari nei suoi territori. Diversamente, il PD non sarà il “motore” del cambiamento che tutti auspichiamo.

 

La crescita dell’isola di Ischia ed i fondi europei

 Ischia                                                                                                                                                                                                                                                                                                         La crescita dell’ isola d’ Ischia ed i fondi europei: una sola cabina di regia con un Ufficio della Programmazione Economica e della Pianificazione Territoriale

Un investimento pubblico e privato per almeno 50 milioni di euro per il recupero delle aree dismesse di Casamicciola e Lacco Ameno per consolidare il sistema socio-economico con una Società di Trasformazione Urbana – Per una economia sociale di mercato in un’ area in “ crisi finanziaria” con almeno 90 strutture ricettive in vendita

di Giuseppe Mazzella

Sostengo da almeno 40 anni la necessità di una politica comprensoriale di Programmazione Economica per l’ isola d’ Ischia, prima località turistica della Campania i cui “ grandi numeri” sono stati diffusi dall’ ing. Mario Rispoli, funzionario dell’ Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo: 400 strutture ricettive, 315 alberghiere, 12.200 camere, 24 mila posti letto ufficiali,7000 posti letto “ sommersi”, 34% di presenze rispetto alla provincia di Napoli, 20% rispetto alla Campania ( circa 19.500.000). Questi dati si riferiscono alla consistenza del solo sistema “ alberghiero o ricettivo”.

Ma tutto il sistema economico e sociale registra circa 3mila imprese iscritte alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura mentre le iscrizioni dei lavoratori al Centro per l’ Impiego ex-collocamento sono circa 13mila ed ancora le pratiche di indennità di disoccupazione dell’ INPS sono annualmente circa 9.500. La popolazione scolastica dei 4 Istituti Superiori è di 3200 alunni con 15 indirizzi di studio con una media di 510 diplomati ogni anno.

Non credo che sia necessario esprimere una opinione – perché credo che sia evidente o assiomatico – che l’ isola d’ Ischia è un UNICO “ sistema economico” tanto che la statistica non la spezzetta più in sei Comuni ed i tour operators la “ vendono “ nella sua interezza e divisa per “ località”. Da questo “ sistema economico” emerge la necessità di una sola unità amministrativa, un sol Comune, che paradossalmente conviene proprio ai comuni minori ridotti a “ periferie” del Comune capoluogo o capofila il quale concentra tutti i servizi essenziali ed offre la migliore qualità della vita ai propri residenti. Nelle more di un sol Comune i sei Comuni ( Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara-Fontana, Barano) dovrebbero attuare politiche di coesione in un processo di “ intercomunalità” con una sola “ cabina di regia” nell’ interesse di TUTTA l’ isola semmai con un sol Ufficio della Pianificazione Territoriale e della Programmazione Economica.

Una politica di Programmazione Economica messa in atto dal Comune Unico dell’ isola d’ Ischia o da un’ unica “ cabina di regia” permetterebbe proprio di valorizzare le “ periferie”, di eliminare gli squilibri economici e sociali per arrivare ad sistema migliore e più giusto “ decentrando” ed “ alleggerendo” il Comune capoluogo.

E’ altrettanto evidente che la Programmazione Economica deve essere collegata alla Pianificazione Territoriale perché sono due aspetti di una medesima medaglia. Lo “ stato dell’ arte” in tema di Pianificazione Territoriale è ultranoto: L’ isola d’ Ischia ha un Piano Urbanistico Territoriale approvato dal Ministro dei Beni Culturali Antonio Paolucci nel 1995. Questo Piano vieta qualsiasi modifica del territorio essendo “ sovraordinato” rispetto ai Piani Regolatori Generali. Gli unici interventi possibili sono quelli di” recupero” delle strutture immobiliari dismesse tanto che l’ attuale assessore regionale all’ urbanistica, Marcello Taglialatela, chiede ai Comuni di redigere Piani Urbanistici Comunali di recupero. Tanto per non affrontare qui il tema delle 30mila circa pratiche dei condoni edilizi.

Credo che si è abbastanza realisti – visto che per approvare un simile Piano Paesistico” ipervincolista” ci sono voluti 11 anni dalla “ Legge Galasso” del 1984 che doveva durare solo un anno mentre sono passati 17 anni dalla approvazione ministeriale del Piano approvato esercitando i “ poteri sostitutivi” nei confronti di una “ inadempienza” della Regione – per affermare che almeno per i prossimi 10 anni non ci sarà altro sviluppo urbanistico per l’ isola intera se non con i Piani di Recupero delle strutture esistenti.

Credo che proprio dai Piani di Recupero possa avvenire una ripresa dell’ edilizia nella dimensione di realizzare interventi – pubblici e privati – che consolidino il sistema complessivo già arrivato ad una fase ipermatura e sostanzialmente in “ crisi finanziaria”: almeno 90 strutture alberghiere sono in vendita sul mercato immobiliare per crisi di liquidità.

Il caso del recupero del complesso monumentale del Pio Monte della Misericordia di Casamicciola con il progetto “ I Percorsi delle Therme” e cioè il recupero di tutti gli ex-stabilimenti termali del Bacino di La Rita e dell’ ex-complesso alberghiero-termale-commerciale La Pace tra Casamicciola e Lacco Ameno lanciato dal “ Comitato Colibrì” per l’ attenzione nei “ Luoghi del cuore” del Fai è quindi una concreta ipotesi progettuale per un Piano di Recupero, attraverso la costituzione di una Società di Trasformazione Urbana ai sensi dell’ art. 120 del Testo Unico Enti Locali, che investe due Comuni dell’ isola in special modo Casamicciola. La superficie coperta da “ recuperare” è di circa 100mila mc. per strutture ed infrastrutture pubbliche e private che richiedono un intervento di spesa di almeno 50milioni di euro. Può apparire un programma gigantesco ma non lo è. Servirebbe per qualificare il “ termalismo scientifico” con un miglioramento qualitativo del turismo termale con il quale l’ isola intera si caratterizza con un rilancio – economico, sociale ed addirittura paesistico – di Casamicciola, la più antica stazione termale dell’ isola fin dal 1604 oggi in stato di decadenza drammatica e per istituire anche un razionale turismo nautico con un unico sistema della portualità turistica ischi tana da Ischia Ponte a S.Angelo passando per Casamicciola, Lacco Ameno e Forio.

Il prof. Mariano D’ Antonio, economista e meridionalista di chiara fama con un passato di amministratore del Comune di Napoli e della Regione Campania, ha sviluppato una “ analisi” su La Repubblica-Napoli di sabato 8 dicembre 2012 su “ la vittoria di Bersani e la crescita del Sud” dove sostiene che i fondi europei delle Regioni meridionali non debbono “ disperdersi in una miriade di piccoli progetti di scarso impatto sull’ economia locale” e che c’è stata nei trascorsi dieci anni “ una carenza progettuale delle Regioni e degli enti locali”.

D’ Antonio propone quindi per le Regioni e gli enti locali la dotazione di una “ adeguata tecnostruttura di progettazione” auspicando una scelta rapida da parte della Regione e degli enti locali poiché “ le rispettive burocrazie si sono dimostrate evanescenti”.

Osvaldo Cammarota, coordinatore della Banca delle Risorse Immateriali e fra i più convinti protagonisti dello “ sviluppo dal basso”, intervenendo su “ Il Denaro” di venerdì 7 dicembre sul caso del Pio Monte di Casamicciola ha accennato alle politiche comunitarie di sostegno per il prossimo periodo di programmazione 2014-2020 per “ le politiche di sviluppo orientate ai luoghi” e per Ischia “ si potrebbe sperimentare concretamente un esempio di economia sociale di mercato”.

Cammarota chiude il suo intervento con un appello ai “ poteri pubblici affinché diano ascolto ai cittadini”.

Casamicciola, dicembre 2012

Giuseppe Mazzella, giornalista, promotore dell’ Osservatorio sui fenomeni Socio-Economici dell’ isola d’ Ischia ( OSIS) e del Comitato Colibrì per il recupero del complesso monumentale del Pio Monte della Misericordia di Casamicciola nei “ Luoghi del Cuore” del FAI . E’ membro di Innovatori Europei

 

Nel nome della patrimoniale

patrimonialedi Fabio Agostini

In Italia, la necessita’ di assegnare le parole ad esclusivo uso di una  parte politica, ha lasciato il paese fermo al dualismo di Peppone e Don Camillo dove, se parli di stato sociale (pensioni, istruzione, sanita’), se parli di un sistema impositivo equo, se parli di patrimoniale, allora sei un comunista da cui ben guardarsi; mentre se parli di liberalizzazioni vere e non quelle finte di Monti, se parli di privatizzazioni vere e non finte come quelle di Amato, se dici che tutto il casino sull’art.18 e’ solo un polverone inutile, allora sei necessariamente di destra o peggio ancora fascista.
 
In Italia e’ difficile se non impossibile immaginare che una persona possa condividere le idee dello stato sociale e di un sistema privato o di mercato che dir si voglia;
 
sembra impossibile che uno parli di patrimoniale o sistema impositivo equo ed economia libera. Se nella gran confusione nessuno se ne e’ ancora accorto, socialdemocrazia liberale, il pensiero del tanto acclamato quanto poi velocemente dimenticato Einaudi (Agosto del 2011), e’ proprio la coesistenza di queste idee.
 
Cosi’ come il pifferaio magico che suonando portava a spasso i topi, la politica Italiana di sinistra, meglio se estrema, usa la parola Patrimoniale per attirare voti, i voti di quelli che si riconoscono, piu’ per credo religioso che per altro, nel Peppone di cui sopra. Ed ecco che la parola patrimoniale e’, nei salotti della “sinistra moderata”, come l’Innominato del Manzoni, mentre viene sventolata del duo politico Vendola-Di Pietro.
 
Di questi sinistroidi Italiani io ho le mie riserve: Di Pietro ministro dei trasporti, Vendola braccio destro di Bertinotti, la sinistra in generale, sostenevano il governo Prodi del ’96, governo in cui il ministro degli interni era Napolitano, che non era stato eletto nel collegio uninominale ne’ in nessuno dei collegi proporzionali nei quali era candidato. 
In Italia c’e’ d’aver paura dell’anti-democrazia piu’ che dell’anti-politica. 
In generale poi, la sinistra Italiana, ha politiche economiche che, a mio avviso, sono piu’ di stampo ideologico e poco si addicono ad un modello di socialdemocrazia liberale che coniughi la necessita’ di uno stato sociale con la consapevolezza dell’esistenza di un libero mercato privato in settori non definibili sociali come tali.
 
Anche se non mi riconosco nella sinistra Italiana per via delle politiche economiche, la patrimoniale, dal punto di vista fiscale, e’ un’idea tanto nobile quanto condivisibile e da appoggiare. Tuttavia penso che il concetto di patrimoniale nella testa di queste persone sia concepito come: stante tutte le tasse attuali, colpisco il patrimonio di per se e non la rendita generata dal patrimonio; insomma una sorta di esproprio proporzionale con scorporo per utilizzare termini da legge elettorale Mattarella, tanto cara alla sinistra.
 
La tassazione di sinistra in Italia e’ tanto ideologica quanto dannosa e stupida: basta pensare alla tassa sul deposito titoli che colpisce e punisce piu’ il concetto di deposito titoli che non la rendita generata dalla ricchezza, in quanto e’ un importo fisso per scaglioni di importi. In altre parole piu’ hai e meno paghi.
 
La patrimoniale ha un senso se vista all’interno del sistema fiscale e non come un pezzo a se stante. L’introduzione della patrimoniale richiederebbe una revisitazione profonda del sistema fiscale incluso il sistema redistributivo.
 
In temini sintetici il sistema impositivo e’ fatto di tasse dirette che colpiscono reddito e patrimonio, e tasse indirette come l’IVA, le accise, i bolli, notoriamente inique perche’ incidono sulla parte del reddito destinato al consumo e non sul reddito per se. Argomentazioni a favore della patrimoniale sono il fatto che oggi, in Italia, il sistema fiscale e’ sbilanciato verso l’imposizione indiretta generando un carico fiscale iniquo. La patrimoniale andrebbe utilizzata per semplificare il sistema fiscale e per riequlibrare il gettito tra imposte dirette e indirette al fine di ridurre le seconde e redistribuire equamente il carico fiscale delle prime tra reddito e rendita generata dal patrimonio.
 
La patrimoniale ha un senso logico ed e’ giusta quando erode la rendita e non il valore di cio’ che produce la rendita. Il patrimonio, e quindi la ricchezza che produce rendita, puo’ esse costituito da attivita’ reali (immobili e terreni) o attivita’ finanziarie (titoli). L’IMU, di cui se ne fa un’uso distorto in quanto finanzia le spese dello Stato e non le spese sostenute per l’erogazione di servizi da parte dall’amministrazione dove l’immobile e’ ubicato, colpisce l’immobile in quanto tale, tassandolo simultaneamente sia come ricchezza sia come fruizione di servizi. L’IMU dovrebbe essere una tassa funzionale al federalismo e decentramento dello Stato, una tassa volta a finanziare gli organi governativi territoriali per l’erogazione dei servizi a livello locale e non volta a finanziare la spesa del governo centrale.
 
Una tassa sulla rendita da patrimonio dovrebbe adempiere la funzione di finanziare lo Stato: in tal senso reddito e rendita dovrebbero essere equiparati se non si vuole incorrere nel rischio che lo Stato si trasformi in un Robin Hood all’incontrario dove il povero finanzia il ricco. Le storture del sistema impositivo si riflettono poi sul sistema redistributivo se la rendita viene privilegiata rispetto al reddito.
 
In Italia di esempi ce ne sarebbero a migliaia, uno dei quali potrebbe essere il mio che da studente, negli anni ‘90, il cui reddito familiare era eccessivo per l’assegnazione di un posto camera dell’universita’, vedevo persone che dormivano alla casa dello studente con cellulari, avevano la loro auto, e vestivano con capi di abbigliamento che io neanche potevo sognare di comperarmi. Come diavolo era possibile che con mio padre pensionato, mia madre insegnante e la casa dove abitavamo di proprieta’ sulla quale pagavamo l’ISI – oggi IMU – eravamo considerati piu’ ricchi di quelli che io reputavo paperoni?
 
Era veramente tutto dovuto all’evasione? Certo, se sei un libero professionista e guadagni 100 ma ne dichiari 20 su cui paghi 2 di tasse, sei considerato “povero” perche’ il tuo guadagno e’ solo 20 e quindi ti viene assegnato l’alloggio anche se in realta’ paghi solo il 2% di tasse su quello che in realta’ guadagni: 5 volte tanto quello che dichiari.  Tuttavia, sapendo che la ricchezza deriva dal reddito (anche se evaso), sapendo che la ricchezza e’ molto piu’ difficile nascondere, era chiaro come il sistema fiscale Italiano punisse il reddito ineludibile (pensione e lavoro dipendente) lasciando non solo impunita l’evasione, ma anche la rendita che da essa se ne generava.
 
La patrimoniale dovrebbe essere vista come una tassa che equipari la rendita al reddito: se lavoro e guadagno 30 mila euro l’anno e pagho il 35% di tasse perche’ se ho 3 milioni di euro in BOT o BTP che mi rendono l’1% (30 mila euro) ci devo pagare solo il 12,5%? e non solo, visto il fatto che non costituiscono reddito in base all’erogazione di servizi, magari ho pure l’ospedale gratis, l’alloggio per mio figlio studente, e cosi’ via.
 
Io si, sono per la patrimoniale, ma non intesa in senso punitivo: non devo punire il ricco perche’ e’ tale espropriandolo di quel che ha. La patrimoniale deve fare in modo che la rendita finanziaria e le altre rendite vengano sommate insieme ai redditi sui quali venga poi applicata l’aliquota fiscale e sui quali redditi piu’ rendite vengano poi stabiliti i criteri economici di erogazione dei servizi. Se cosi’ fosse, anche rimanendo impunita l’evasione sul reddito, non appena il reddito evaso si trasforma in ricchezza sarebbe soggetto a tassazione su patrimonio equiparato e reddio e quindi non piu’ ineludibile o soggetto a trattamento privilegiato. Se questa rivisitazione del sistema fiscale venisse posta in atto, si libererebbero risorse prevalentemente volte al consumo per via di una redistribuzione del carico fiscale tra fasce di reddito  e rendita realmente percepita.
 
Tuttavia sono rassegnato al fatto che in Italia una vera socialdemocrazia liberale non esistera’ mai. La nostra politica di destra mai pensera’ ad una patrimoniale che equipari rendita a reddito perche’ e’ da comunisti cattivi, mentre coloro che gridano ad una tassa che colpisca il patrimonio sembrano essere piu’ interessati all’effetto pifferaio piuttosto che alla realizzazione dell’idea, visto che urlano patrimoniale come slogan di rivincita per le elezioni senza neanche dirci cosa intendono per patrimoniale, perche’ in realta’ neanche loro lo sanno.

Gli Innovatori Europei si fidano di Bersani

Innovatori-Europei-def(Per adesioni: infoinnovatorieuropei@gmail.com)

Le regole delle primarie per i parlamentari sono quanto realisticamente si poteva fare, nella situazione data, per mitigare gli effetti disastrosi del “porcellum” sul sistema democratico.

Restano da superare ostacoli alla piena partecipazione di “militanti associativi” alla vita democratica del PD, ma confidiamo che il processo di innovazione culturale avviato con Bersani, possa rivitalizzare le organizzazioni del Partito, in tutti i livelli e le aree culturali che in esso si riconoscono. Le prossime elezioni sono solo una tappa di tale processo.

La fiducia radica nella scelta fatta dal PD per la nomina dei Consiglieri di Amministrazione alla RAI, di valore emblematico: più competenza e meno appartenenza, meno “politica” e più capacità e qualità per amministrare. E’ un fatto che incoraggia le ragioni della fiducia.

Siamo persuasi che questi stessi criteri informeranno le scelte di Bersani per il “listino” e, pertanto, esprimiamo sin d’ora pieno rispetto per le decisioni che saranno assunte.

Innovatori Europei ha già testimoniato il pieno e leale appoggio a questa prospettiva di cambiamento. Nel corso delle ultime primarie per scegliere il candidato premier del centrosinistra, I.E., intorno alle idee di Bersani, ha portato la passione e il contributo del capitale umano che milita dal 2006 nella propria Associazione, costituendo 8 comitati territoriali in Italia e all’estero.

Negli ultimi anni, I.E. ha costantemente coltivato la “domanda” di innovazione politica che generò intorno alla prospettiva di costruire un “partito nuovo”.

Evoluzione dell’Associazione per il Partito Democratico, ne ha raccolto le idealità fondative quando l’ApD -per previsione statutaria- fu sciolta all’atto della formale costituzione del PD.

Gli sviluppi successivi non sono stati quelli auspicati nei documenti fondativi del PD.

Numerosi “militanti associativi”, attratti dalla suggestiva idea di unire i riformatori, non hanno trovato accoglienza nel confuso e conflittuale processo costitutivo del PD.

Molti hanno proseguito la propria “militanza associativa”, in I.E. e in altre forme.

Oggi l’Associazione è presente in 10 regioni di Italia e in varie realtà europee ed internazionali, con nuove “gambe e cervelli” tra gli italiani all’estero, nel mondo dell’arte, della cultura e delle professioni, in vaste aree dell’ambientalismo, in organizzazioni europeiste, nel mondo delle emittenti locali e nella vivida giovanile cattolica.

E’ di questo capitale umano che, orgogliosamente, Innovatori Europei si fa interprete e portavoce.

Con questo spirito I.E. apporterà il proprio contributo per il pieno successo, delle primarie e del Centrosinistra alle elezioni.

Si confida che Bersani e la Direzione del PD sappiano coerentemente riconoscere il valore della “militanza associativa diffusa”. Si tratta di energie in grado di dare qualificati apporti all’innovazione politica e istituzionale che si dovrà attuare nei prossimi mesi nell’intero paese.

Roma, 20 dicembre 2012

I primi firmatari

Massimo Preziuso, ingegnere, Presidente IE

Francesco Augurusa, ingegnere, IE Calabria

Giovanna Barba, avvocato, IE Calabria

Tonio Barba, avvocato, IE Calabria

Giuseppina Bonaviri, psichiatra, IE Lazio

Cesare Bramante, consulente, IE Lazio

Filippo Bruno Franco, manager, IE Piemonte

Aristide Calcagno, ingegnere, IE Sicilia

Osvaldo Cammarota, operatore di sviluppo territoriale, IE Campania

Stefano Casati, economista, IE Lombardia

Mario Coviello, libero professionista, IE Basilicata

Paolo Di Battista, manager, IE Lazio

Mario Di Gioia, sindacalista, IE Liguria

Antonio Donato, consulente Lega Autonomie Campania, IE Campania

Bruno Esposito, ricercatore universitario, IE Campania

Deo Fogliazza, consulente marketing, IE Lombardia

Laura Leonardis, Esperto di Politiche Comunitarie e  Sviluppo Locale. IE Sicilia

Claudio Luongo, consulente aziendale, IE Campania

Gabriele Moccia, assistente parlamento europeo, IE Brussels

Francesco Mortelliti, avvocato, IE Calabria

Nicola Pace, ricercatore universitario, IE Basilicata

Asif Parvez, manager, IE India

Daniele Preziuso, ingegnere, IE Basilicata

Giuseppe Preziuso, insegnante, IE Piemonte

Daniele Rachieli, consulente, IE Calabria

Luigi Restaino,  ingegnere, IE Lazio

Andrea Sabatino, ingegnere, IE Campania

Paolo Salerno, ricercatore universitario, IE Basilicata

Rainero Schembri, direttore Euronews, IE Brics

Francesco Silvalaggio, presidente Cts VV, IE Calabria

Giuseppe Spanto, ingegnere, IE Progetti

Teresa Luisa Scherillo, giornalista, IE Campania

Sergio Vellante, docente universitario, IE Campania

Salvatore Viglia, avvocato, Direttore rivista IE

Lucy Antonini , farmacista, Roma

Bianca Clemente, Napoli

Sito web: www.innovatorieuropei.com

Non è solo questione di soldi

BagnoliOsvaldo Cammarota* per Repubblica Napoli – 18/12/12

Nella lucida e inoppugnabile disamina fatta da Pasquale Belfiore (Repubblica Napoli del 16/12) emergono ancor più i motivi per cui sarebbe auspicabile una forte innovazione nel pensiero e nell’azione delle classi dirigenti per reagire alla crisi.

Si potrebbe facilmente aggiungere che non una parola è stata detta sulle consistenti risorse residue comunitarie del periodo 2007-2013 ancora da riprogrammare. Ma non è questo il punto. Non è solo questione di soldi.

Sosteniamo da tempo che le risorse non mancano. Manca efficacia ed efficienza al sistema pubblico, c’è un sistema imprenditoriale e sociale che, il larga parte, è ancora convinto di poter superare la crisi negoziando risorse pubbliche. Temo che non vi sia piena e condivisa consapevolezza sulla crisi di sistema, epocale, che si sta attraversando.

E’ per questa ragione che siamo rammaricati per l’assenza degli Assessori del Comune di Napoli al confronto sulla opportunità di sperimentare concretamente la formula dell’Economia Sociale di Mercato per Bagnoli. A parte un gradito messaggio di Alberto Lucarelli, abbiamo appreso dalla stampa che il Comune di Napoli, nella sua massima espressione di rappresentanza, era impegnato a discutere con l’ACEN sulla crisi del settore edilizio. Ma cosa ha impedito ad altri di partecipare ad un confronto sugli scenari che potrebbero dare risposte innovative ai medesimi problemi?

Siamo fiduciosi che parte degli impegni solennemente assunti saranno mantenuti. Ma siamo purtroppo abituati ad annunci clamorosi che non sempre sono stati seguiti da percorsi procedibili. Staremo a vedere.

Tra questi, ci preoccupano in particolare le “sorprese per Bagnoli” preannunciate per Gennaio. Di cosa si tratterà mai? Andremo di nuovo sulle piazze finanziarie di Londra? Faremo patti vantaggiosi con Banche che, al momento, sembrano più impegnate a tenersi in piedi che ad esercitare la loro ragione sociale? Negozieremo con il Ministero dell’Ambiente la “riduzione della perimetrazione del sito di interesse nazionale di Bagnoli-Coroglio”? Se è questo, confermiamo tutte le nostre preoccupazioni, ma non intendiamo addensare lo scenario con ulteriori, inutili e inconcludenti polemiche. Ci riserviamo di dire la nostra quando conosceremo più dettagliatamente il “coniglio” che sarà estratto dal cappello.

Intanto siamo ben lieti di aver potuto discutere con i cittadini che aspirano a vivere abitare e produrre nel territorio che verrà, con Bagnolifutura, con dirigenti sindacali, rappresentanti imprenditoriali, dell’artigianato e del mondo finanziario, sulla credibilità e affidabilità delle proposte progettuali messe in campo per Bagnoli. Ci siamo convinti che il rilancio dell’economia, specie nella nostra città, richiede la partecipazione e la convergenza attiva di tutti questi settori sociali, non solo per Bagnoli.

Da tutti è stata notata la clamorosa assenza delle rappresentanze istituzionali di governo della città, ma continuiamo a confidare nelle dichiarate intenzioni di ascolto dell’Amministrazione comunale. Nei salotti buoni della città non si raccoglie tutta la comunità cittadina. Non ci sarebbe nemmeno lo spazio fisico. Sarebbe conveniente per la Politica e le Istituzioni dimostrare davvero di voler superare le vecchie consuetudini di accordi tra “poteri forti” (anche perchè non ne vediamo in giro) e misurarsi con la società e l’economia reale.

* Innovatori Europei Campania, Coordinatore della Banca Risorse Immateriali

 

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