Significativamente Oltre

Politica

Il saluto di Gianni Pittella alla assemblea nazionale di Innovatori Europei

Gianni PITTELLA Vice-president of the European Parliament          Bruxelles, 18 febbraio 2013  

Cari amici,  

sottoscrivo con convinzione gli obiettivi del manifesto politico che avete posto al centro dell’azione del Vostro movimento.  
L’Europa ha bisogno di raccogliere le energie per una nuova spinta verso l’innovazione istituzionale, attraverso la quale  rafforzare i poteri di rappresentanza trasferiti dalla sfera nazionale all’entità sovrastatale dell’Unione.  
Questo processo non equivale all’accentramento del potere decisionale nelle attuali burocrazie di Bruxelles, bensì alla consegna della guida dell’Europa ai cittadini europei, attraverso i loro rappresentanti eletti nel Parlamento di Strasburgo.  
L’esercizio del voto di ogni singolo cittadino dovrebbe determinare anche la scelta dei vertici della Commissione, trasformandola in uno snello organismo esecutivo che procede secondo le indicazioni vincolanti di Parlamento e Consiglio.  
Non dovrà più accadere che decisioni di grande peso per la vita e il futuro dei cittadini, anche di singoli paesi aderenti, vengano assunte nel chiuso di una logica intergovernativa dove prevalgono gli interessi nazionali dei più forti, come è platealmente accaduto nella gestione di questa crisi.  
Decisioni che hanno scatenato un’emergenza sociale e occupazionale senza precedenti che attende ancora di essere affrontata con misure e risorse adeguate volte a far ripartire l’economia.   
Il nostro impegno deve essere volto a imporre e ottenere questo mutamento di rotta dell’Unione europea, a cominciare dal confronto in atto tra Parlamento e governi sul bilancio europeo, al quale alcuni paesi guardano esclusivamente come una voce da tagliare per far quadrare i conti nazionali davanti ai loro elettori.  
Occorre combattere questa ottica miope che ha condotto l’Italia ad imboccare la strada di politiche rigoriste fini a se stesse. E’ venuto il momento di voltare pagina e di indicare agli europei una nuova prospettiva, di innovazione e progresso, come questo importante convegno intende fare. 

Grazie per il lavoro che state facendo e un abbraccio a tutti Voi. 

Gianni Pittella

Il saluto di Enrico Letta alla assemblea nazionale degli Innovatori Europei

Enrico Letta, Vice Segretario del Partito Democratico          Roma, 11 Febbraio 2013  

Caro Massimo,

purtroppo il 20 febbraio non mi sarà possibile intervenire alla vostra Assemblea. Quel giorno sarò infatti impegnato per un giro di iniziative elettorali nelle Marche, regione dove sono capolista per il Partito Democratico.

Permettimi di augurare a te e a tutti i partecipanti lo svolgimento più proficuo della vostra discussione. Il vostro Manifesto Politico centra molte delle sfide che il prossimo governo dovrà affrontare. Ne raccolgo due in particolare: una nuova stagione per l’europeismo e una seria riforma del nostro sistema fiscale. Su quest’ultima questione ho spesso citato la “parabola dei talenti”. La parabola racconta di un servo sciocco che viene punito perché nasconde i talenti nella sabbia, mentre viene premiato chi i talenti li fa invece girare. Noi abbiamo un sistema fiscale opposto, un sistema che premia chi nasconde i talenti sotto la sabbia e vive di rendita e penalizza invece chi lavora e produce. Dobbiamo invertire questa tendenza con un occhio di particolare riguardo verso i giovani e le donne.

Nel ringraziarvi ancora per l’invito, ti saluto cordialmente.

Enrico Letta

 

 

 

Appello ai partiti

 di Fondazione Etica

Una campagna elettorale pessima. Non ce l’aspettavamo in un periodo così difficile, non in piena crisi economica, non dopo aver sfiorato il baratro, non dopo un anno di governo tecnico. Aspettavamo il ritorno della politica, ingenuamente confidando che si sarebbe impegnata a cambiare se stessa prima ancora che il Paese. Pensavamo che i partiti avrebbero utilizzato i mesi passati per rinnovarsi, per ripulirsi, per prepararsi.

Invece, sono tornati come se nulla fosse successo, come se non fossimo mai stati commissariati. Qualcuno si è preoccupato almeno di presentarsi con qualche volto nuovo, ma alla fine si è confuso tra i tanti, in un casting che neanche questa volta si è dimostrato all’altezza di mettere insieme una vera classe dirigente.

Nonostante ciò, abbiamo provato ad appassionarci ai dibattiti, sino a che anche questi sono scivolati nell’attacco reciproco e nella polemica sterile.

Adesso mancano solo pochi giorni: chiediamo a tutte le liste e candidati di non sprecarla. Diteci cosa pensate di fare per risollevare il Paese, senza elencare programmi elettorali che non appassionano più nessuno. Ci accontentiamo di sapere poche cose:

  • come far ripartire l’economia e con quale politica industriale,
  • come creare posti di lavoro,
  • come risanare i conti pubblici,
  •  come fare tutto questo all’insegna dell’equità,
  •  come sanare le disuguaglianze sociali che hanno lacerato l’idea stessa di comunità e nazione.

Infine, l’etica pubblica: al di là di qualche frase retorica, non abbiamo ancora ascoltato una proposta concreta per spazzare via il malaffare e riportare aria pulita e autorevolezza nelle Istituzioni.

Aspettiamo poche parole, ma chiare e nette, e soprattutto numeri che le supportino e le rendano credibili.

“Significativamente oltre”: Assemblea Innovatori Europei, 20 Febbraio, ore 10.30, Camera dei Deputati, Roma

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Significativamente oltre” – Assemblea nazionale degli Innovatori Europei

20 Febbraio, ore 10,30 – 14,30, Sala della Mercede, Camera dei Deputati, Roma

Ore 10.30 – Introduzione

Gli Innovatori Europei: il percorso fatto dal 2006, il futuro da percorrere” di Massimo Preziuso

Ore 11.00 – Interventi dai territori

Nuovo welfare nei territori nel Lazio” di Giuseppina Bonaviri

Innovazione politica e istituzionale in Campania “ di Osvaldo Cammarota

Innovatori Europei e Terra del Sud” di Vincenzo Girfatti

Ore 11.30 – I progetti del Think Tank

Energia e Ambiente

Un futuro sostenibile per la Taranto dell’acciaio” di Massimo Sapienza

Sapere e Innovazione

L’innovazione europea” di Michele Mezza

La carta d’intenti per l’innovazione in Italia” di Nello Iacono

Europa

Gli Stati Uniti di Europa” di Paolo Di Battista

La nuova Europa nel mediterraneo” di Luisa Pezone

Italiani all’Estero

Quale futuro e quali opportunità per le comunità italiane all’estero?” di Salvatore Viglia

Radio e Tv

Salviamo il pluralismo radiotelevisivo dal conflitto d’interessi” di Antonio Diomede

Cultura

“Innovazione in musica, arte e spettacolo” di Mario di Gioia

Italia e BRICS

Innovatori Europei e Italia – India” di Tommaso Amico di Meane e Asif Parvez

Attrazione di investimenti cinesi in Italia: come?” di Lifang Dong e Carlotta Maraschi

L’importanza del trattato UE-Mercosur” di Rainero Schembri

Ore 12.45 – Coffee Break

Ore 13.00 – Dibattito sul manifesto politico degli Innovatori Europei

Tra lavoratori e produttori”. Contributi e interventi di: Arturo Artom (Rinascimento Italiano), Pier Virgilio Dastoli (Movimento Europeo), Oscar Giannino (Fermare il Declino), Sandro Gozi (PD), Enrico Letta (PD), Marianna Madia (PD), Gianni Pittella (PD), Claudio Sperandio (Movimento Cinque Stelle) 

Ore 14.30 – Conclusioni

(Modera il dibattito Zaira Fusco, giornalista)

 

Un’area di libero scambio UE-USA per lo sviluppo sostenibile mondiale e per la nascita degli Stati Uniti d’Europa

Obama Barrosodi Massimo Preziuso
Qualche ora fa la stampa ha riportato una notizia, a mio avviso, importantissima: la proposta del Presidente Obama, già accolta positivamente da Barroso, per la nascita di una area di libero scambio UE-USA.
Se le trattative, che dovrebbero cominciare in estate, verranno da subito orientate alla “sostenibilità dello sviluppo”, questo accordo potrebbe dar vita ad un nuovo paradigma mondiale di progresso basato sui nuovi saperi e il rispetto dell’ambiente, che cominci dall’interazione delle due economie tecnologicamente e culturalmente più avanzate del mondo.
Sarebbe il caso allora che questo “accordo” diventi centrale nella agenda politica di Brussels da subito.
Esso potrebbe diventare il concreto collante per la costruzione di forti Stati Uniti d’Europa, collocati al “centro” tra Stati Uniti e Mediterraneo.
E una occasione ancora più grande per l’Italia, che si troverebbe naturalmente al centro dello sviluppo dei prossimi decenni, tra Mediterraneo e Atlantico, appunto.
Parleremo anche di questo il 20 Febbraio alla Camera dei Deputati, nella nostra Assemblea nazionale, perché certi che innovazioni radicali come questa alla fine vincono sempre.

“Significantly beyond”: the National Assembly of Innovatori Europei, 20 February, 10.30 – 14.30, Chamber of Deputies, Rome

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“Significantly Beyond”: the National Assembly of Innovatori Europei

20 February, 10.30 – 14.30, Sala della Mercede, Via della Mercede 55, Chamber of Deputies, Rome

10.30 – Introduction

“The Innovators of Europe: the route taken in 2006, the future ahead” (Massimo Preziuso)

11.00 – From italian regions

“New welfare in the territories of Lazio” (Giuseppina Bonaviri)

“Innovation policy and institutional framework in Campania” (Osvaldo Cammarota)

“Innovatori Europei and Terra del Sud” (Vincenzo Girfatti)

11.30 – From our Think Tank

Energy and Environment

“A sustainable future for Taranto” (Massimo Sapienza)

Knowledge and Innovation

“European innovation” (Michele Mezza)

“A joint framework for innovation in Italy (Nello Iacono)

Europe

“The United States of Europe” (Paolo Di Battista)

“A New Europe in the Mediterranean” (Luisa Pezone)

Italians abroad

“Which future and what opportunities for the Italian communities living abroad?” (Salvatore Viglia)

Radio and TV

“Save the pluralism of broadcasting by conflict of interests” (Antonio Diomede)

Culture

“Innovation in culture, music and entertainment” (Mario di Gioia)

Italy and BRICS

“Innovatori Europei and Italy/India Association” (Tommaso Amico di Meane and Asif Parvez)

“Attraction of chinese investments in Italy: how?” (Lifang Dong e Carlotta Maraschi)

“The importance of a European Union-Mercosur treaty” (Rainero Schembri)

12.45 – Coffee Break

13.00 – Debate around our political manifesto 

“Among workers and producers”. With: Arturo Artom (Rinascimento Italiano), Pier Virgilio Dastoli (Movimento Europeo), Oscar Giannino (Fermare il Declino), Sandro Gozi (PD), Enrico Letta (PD), Marianna Madia (PD), Gianni Pittella (PD), Claudio Sperandio (Movimento Cinque Stelle)

14.30 – Conclusions

(Moderator: Zaira Fusco, journalist)

Psicologia del potere

Poteredi Giuseppina Bonaviri

La logica politica di questo strano tempo non si sofferma molto su idee, principi, presupposti etici, miti rivoluzionari ma si stratifica e tranquillizza su pacate e poche considerazioni  che non compromettono l’agire di quel mancato cambiamento tanto agognato ma mai avvenuto. Esiste, anzi, il terrore del cambiamento che agisce su ogni cellula sociale e dove l’anestetico pubblicitario, creando modelli narcisistici ai quali tutti si sottomettono, fa da azione sociopolitica controllando tutte le novità. Si producono così feticci culturali, sociali e politici che poi vengono offerti al popolo affinché si idolatrino. Si è perso il tempo in cui votare era un’azione di scelta, di considerazione, di analisi della realtà e della coerenza con i propri motivi interni. Ora esistono pochi modelli preconfezionati ed edonistici, senza alcuno scopo se non quello di confermare la NON SCELTA. Il patto sociale che oggi si compie è quello tra soggetti affetti da psicopatologia del potere, sudditi anelanti una propria dimensione limitata solo alle logiche malate di potere. Il candidato politico ideale dei nostri tempi ha alla sua radice un bambino trascurato e che per compenso fa deliri di un Sé maestoso e potente, in grado di cancellare le sensazioni di morte di un proprio Io fragile. Questo Sé grandioso e totalmente incosciente della propria limitatezza ha bisogno di adulazione, di conferma della sua potenza attraverso il riscontro sociale, attraverso la posizione di potere che potrà raggiungere solo con l’approvazione degli altri. Il sistema si fa ora complesso prevedendo la partecipazione degli adulanti che, complici ignavi, deprivati di ogni senso critico, ammassati in un conformismo assoluto vedono miraggi di ricchezza facile, deresponsabilizzati per cultura e dunque inconsapevoli del proprio Sé e del reale. La personalizzazione del gioco politico sottomette le idee, i conflitti, le scelte culturali ed etiche al mito del personaggio per un interesse di appartenenza lobbistica. Viviamo nella ipotesi frommiana di una società iperconformista e massificata dove l’interesse per l’individuo soccombe verso la realizzazione di una soggettività acritica e disciplinata da miraggi economici.

Questo modo predispone al voto senza idee che è un’azione senza scopo, senza senso corrispondendo ad un modello non etico, cieco e disperato per la sua imminente fine. La società così diviene incapace di affrontare i temi reali ed urgenti  di una umanità schiavizzata dagli “psicopatici del potere” e si fa pericolosamente fuorviante.

 

Ite missa est

papadi Michele Mezza

Alle 11,46 di lunedì 11 febbraio 2013 , tutte le notizie sono invecchiate all’improvviso dopo il fulmine a ciel sereno, come  ha  detto Cardinal Sodano .

Le poche parole con cui una commossa Giovanna Chirri, inviata dell’Ansa in vaticano,  annunciava al mondo  la decisione del Pontefice, archiviavano tutte le altre informazioni ,che rimanevano inutilmente a ballare nella rete.

Non solo per il contenuto dell’annuncio: il Papa lascia il suo mandato e si ritira in convento .Si discuterà ancora allungo sulle ragioni di questa volontà. Ma , direi sopratutto,per la dinamica comunicativa. Uno shock non inferiore a quello subito dai cardinali che si aggiravano in San Pietro.

Paradossalmente proprio  la breaking news  di Benedetto XVI ha sancito la svolta, forse definitiva.

Le notizie le danno i protagonisti, e non più i mediatori; le commentano tutti, competenti o curiosi, in rete. I media le spalmano, ma non le governano .

E i giornalisti cliccano, disperatamente sui socialnetwork per sapere, per integrare, per esserci .Ma non informano, ne spiegano.

Scavalcando la Curia, e disintermediando tutti gli apparati  di supporto, Il papa si e’ connesso al mondo, ed ha dato lui stesso la notizia.

Un fulmine a ciel sereno. Tale voleva essere: nessuno doveva mediarlo. Subito dopo una conferenza stampa: il vaticano ammette di non sapere e si trincera dietro le parole del papa: lascio perchè non più adeguato al nuovo impegno del mistero petrino.

Tutti inseguono la chiave del mistero. I grandi giornali diventano veri canali web: filmati, ricordi, fotografie, interviste.

Ogni opinion leader si mette in proprio sui social network. Facebook vacilla, per almeno tre ore diventa instabile. Twitter regge, ma è un vero fuoco d’artificio.

Come seguire il tutto? Vince che dispone di potenza di ricerca: rss, engine reserch, meta motori.Questa è la nuova acssetta degli attrezzi per stare sulla giostra. Le televisioni arrancano, si sentono accerchiate: tutti fanno filmati e interviste.

Si rifugiano nell’unico format cvhe regge nella crisi dell’abbondanza: la rassegna: Le Monde dice, Il Guardian commenta, il New York Times aggiunge. Al centro il buco nero del contenuto. Non è cosa semplice. Per entrare nella materia bisogna disporre di saperi e competenze.

Non bastano le solite kermesse di opinioni curiose. Nemmeno i politici, pur in campagna elettorale, si azzardano. I vaticanisti diventano le star.

Ma l’oggetto qual’è?  L’inadeguatezza di un papa. Rispetto a cosa? Al mondo che cambia. Come cambia? E qui si gioca la nuova partita.

Finalmente si comprende il senso del nuovo slogan del Guardian: l’informazione è gratuita, è la conoscenza che si paga.

La chiave

new_yorkdi Michele Mezza da New York

Vi propongo una riflessione a meta’ viaggio a New York.

La sensazione e’ che proprio New York, ossia l’osservatorio piu’ avanzato e prefigurante dell’occidente, ci faccia intendere oggi che siamo all’entrata di una curva da cui non si capisce come e dove usciremo.

La citta’ e’ indubitabilmente in movimento. La crisi e’ alle spalle, ma non si produce un nuovo sapere sul futuro.

Qualcosa sta incubando, lontano, e new York ne riporta l’eco, ma non ne e’ piu’  la fornace. Ovviamente le mie sono percezioni epidermiche di un turista. Ma ormai conosco abbastanza Manhattan per cogliere  la tendenza.

L’Europa e’ ferma, vista da qui. I giornali e le Tv snobbano completamente il vecchio continente. Non si attendono ne sorprese ne conferme, solo sbadigli. Il centro dell’attenzione degli americani, ormai è sempre piu’ la Cina.

Nel bene, come fondamentale varabile dei nuovi equilibri geo politici, e nel male, come minaccia imprevedibile di una coesistenza non condivisa.

Da giorni i media battono la gran cassa su due temi: la minaccia alla sicurezza che viene dagli hacker, che in America vuol dire dalla Cina; e , contemporaneamente, l’auspicio – certezza che la nuova leadership di Xi Jiinping possa avviare il paese verso una forma inedita, ma chiara, di liberalizzazione dei diritti individuali.

Nel frattempo la pancia del paese sta digerendo la crisi, e rielaborando una nuova strategia: autonomia energetica, con fracking e fotovoltaico; riportare a casa i centri servizi; rilanciare al primato nel sapere. Sono i tre binari su cui l’America, tutta l’America, destra e sinistra, repubblicani e democratici, stanno ritrovando una medesima vision.

Rimane in sospeso il conflitto sul modello di welfare. Ma anche li’ si cercano nuove strade: il debito pubblico e’ considerato un’emergenza temporanea. Su tutti questi temi: geo politica, energia, welfare, diritti, l’America si trova sola in occidente.

Per la prima volta la vecchia zia europea non ha niente da dire. Io credo che questo sia il buco nero in cui rischiamo di cadere, inseguendo le chiacchere e le minacce di Berlusconi.

Parliamo di IMU e Bunga Bunga e ignoriamo che da anni non produciamo piu’ sapere ne teoria politica. Il mondo cambia, si complica, si torce in un nuovo processo sociale che noi ci ostiniamo a chiamare crisi e che invece e’ il nuovo modo di vivere di un pianeta dove nei prossimi 8 anni almeno 3 miliardi di persone si comporteranno da middle class.

Da qui dobbiamo partire: consumare meno per consumare meglio in molti. Chi saranno quei molti? chi decidera’ le gerarchie? cosa faranno gli esclusi? Gli americani vogliono mantenere le chiavi del nuovi equilibrio.

Sanno che i cinesi  invece pensano di poter decidere da soli. Gli europei non sanno nemmeno dov’e’ la serratura.

E gli italiani pensano che la chiave sia solo un film di Tinto Brass

Le elezioni regionali sparite

elezionidi Francesco Grillo su Il Messaggero

Completamente sparita. Se della campagna politica nazionale ci siamo persi – nel diluvio di comizi televisivi – domande essenziali per il futuro del Paese, di quella per le elezioni regionali non c’è letteralmente traccia. Eppure le Regioni pesano nella spesa pubblica complessiva quanto i Ministeri, i Comuni e le Province messe insieme, e le amministrazioni di Lombardia e Lazio rappresentano un terzo della spesa di tutte e ventuno le Regioni italiane. Eppure sono le Regioni ad essere responsabili della politica – la Sanità – che, in assoluto, maggiormente incide sulla vita – letteralmente – delle persone.

La sparizione del dibattito sulle scelte di grande importanza politica, sociale, finanziaria fa pensare che accorpare le scadenze elettorali in un solo giorno sia stato uno sbaglio: è vero che se non ci fosse stato l’accorpamento avremmo speso – solo in Lazio – dieci milioni di euro in più; ma questa cifra appare irrisoria rispetto alla montagna di denaro –centoventicinque miliardi di euro – che un’amministrazione regionale come quella del Lazio muove nella durata di una legislatura. La sensazione è che si sia deciso di sacrificare una ulteriore quota di una democrazia già estremamente malandata per i calcoli di bottega delle forze politiche.

La situazione della Regione Lazio, in particolare, esigerebbe un confronto ben più vigoroso di quello fornito da qualche cena elettorale sopravvissuta allo tsunami mediatico dei quattro leader che si contendono frazioni di punto di consenso a livello nazionale. Aldilà dello sdegno per la conclusione dell’avventura delle due ultime giunte, esistono nella Regione della Capitale problemi urgenti e, soprattutto, una vulnerabilità che rischia di far esplodere problemi ancora più grandi nei prossimi anni.

Un rapido confronto con le altre amministrazioni regionali italiane – molte delle quali hanno problemi di credibilità simili  – dice che il Lazio rappresenta uno dei casi dove sono più evidenti gli sprechi e le possibilità di riorganizzazione drastica: un sistema sanitario regionale che riesce, secondo ISTAT,  ad essere contemporaneamente uno di quelli più cari d’Italia – solo in Trentino, Liguria e Valle d’Aosta si spende per abitante tanto quanto nel Lazio – ma anche quello che fa registrare tempi di attesa più elevati in assoluto; i rifiuti con una rete di smaltimento vicina all’implosione e con una percentuale di raccolta differenziata (16,5% nel 2010) inferiore, secondo l’Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente,  a quella di quasi tutte le Regioni del Sud, inclusa la Campania; nel settore dei trasporti, stanziamenti per abitante pari al doppio di quelli della Lombardia non sembrano in grado minimamente di intaccare livelli di domanda di trasporto privato, talmente elevati da rendere il numero di autovetture in circolazione nel Lazio di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra Regione.

Ancora maggiore è la vulnerabilità che il Lazio ed, in particolare, la Capitale presentano se si considera che la Regione è decisamente quella che rischia di più rispetto ad una revisione complessiva del ruolo dello Stato centrale che sarà inevitabile se lo Stato stesso vorrà conservare una qualche legittimità nei confronti dei cittadini e credibilità rispetto ai propri finanziatori: la relazione sulla regionalizzazione del bilancio statale della Ragioneria Generale dice che è concentrato nel Lazio – dove risiede il 9% della popolazione italiana –  quasi un quarto di tutta la spesa per polizia e carabinieri, il 20% di quella relativa all’esercito, il 16% di quella per il funzionamento della macchina della giustizia e, persino, un terzo di quanto spendiamo complessivamente in Italia per la tutela del patrimonio artistico. Certo, sono numeri in parte giustificati dalla presenza della Capitale, tuttavia il buon senso dice che una razionalizzazione della spesa pubblica più strutturale di quella tentata nei mesi scorsi dal Dottor Bondi,non può che partire da una ridistribuzione delle risorse e delle persone dalle attività di ufficio a quelle di contato con il territorio e con i cittadini, dal centro alla periferia.

Ciò non potrà che avere nell’immediato impatti negativi per i livelli occupazionali e di reddito per una società che è stata protetta dal proprio ruolo per decenni:  il prossimo Governatore deve subito contrapporre una strategia di sviluppo che dovrà avere come obiettivo quello di uno sviluppo meno dipendente dall’amministrazione pubblica e maggiormente fondato sulla innovazione.

Del resto che la Regione sia, da tempo, per dipendenza da spesa pubblica, quasi assente dai mercati internazionali è dimostrato dalla quantità di PIL regionale che è generato dalle esportazioni: una quota (del 10,1%) che è pari ad un terzo di quella fatta registrare dalle Regioni del Nord (30,8%) ed è inferiore, persino, alla percentuale per il Sud (11,6).  E se è vero che il Lazio investe in ricerca quanto il Piemonte, è altrettanto vero che questi investimenti sono quasi completamente pubblici.

E allora a venti giorni dalle elezioni emergono domande che dovrebbero essere fondamentali per convincere gli elettori del Lazio e che invece appaiono al momento quasi completamente eluse: quali le ragioni di una crisi che dura da troppo tempo per poter essere attribuita ad una sola parte politica? come possiamo ridurre la montagna di debito accumulato dal sistema sanitario e far fronte, allo stesso tempo, alla domanda crescente di una popolazione sempre più anziana? Attraverso quali meccanismi verranno individuati  gli ospedali migliori, come vogliamo sanzionare quelli peggiori, selezionarne i dirigenti? Quali strumenti possiamo adottare per incentivare un miglioramento dei livelli di efficienza delle strutture accreditate, considerando che esse assorbono quasi la metà della spesa? Quali obiettivi ci possiamo dare in termini di raccolta differenziata, che modello di smaltimento possiamo proporre e con quali strumenti? Come vogliamo ridurre i livelli di congestione delle strade e migliorare la qualità della vita di centinaia di migliaia di pendolari? Quale può essere, in un contesto istituzionale in trasformazione, il meccanismo di cooperazione tra chi governa la Regione e chi guida la città metropolitana? Come mai la Regione Lazio era riuscita – al Giugno dello scorso anno – a spendere meno del 30% delle risorse del Fondo Sociale Europeo destinate all’occupazione, meno di qualsiasi altra Regione del Centro Nord? Quali sono i vantaggi competitivi sui quali puntare e le scelte che il prossimo Governatore metterà nero su bianco nella strategia regionale per l’innovazione che l’amministrazionedovrà – entro pochissimi mesi – negoziare con la Commissione Europea per accedere ai fondi strutturali, che sono quota parte assai rilevante dei fondi disponibili per lo sviluppo economico della Regione?

Si è tanto discusso nelle settimane scorse di tagli dei costi della politica. Tuttavia, il costo – eccessivo – di funzionamento della giunta e del consiglio di un’amministrazione regionale come quella del Lazio non sono che la ciliegina di una torta fatta al contrario -visto che valgono lo 0,2% dei 28 miliardi che la Regione gestisce, e di cui sarebbe fondamentale parlare visto che la crisi impone di non sprecare più neppure un euro. Per il momento, a venti giorni dalle elezioni, Storace si è limitato a nominare la persona responsabile del programma, Zingaretti continua ad annunciare sul suo sito che sarà costruito sulla base delle idee raccolte attraverso la rete (anche se ha presentato nei giorni scorsi il suo piano per i giovani) e la Bongiorno ribadisce che è tutta questione di legalità. È urgente che i candidati forniscano una risposta a domande che riguardano il futuro di tutti, che i media spostino su di esse il confronto, che i cittadini si abituino a scegliere sulla base di impegni precisi e sulla capacità di rispettarli.

Del resto, episodi squallidi come quelli che hanno travolto le due amministrazioni regionali più importanti d’Italia non sono che la conseguenza della voragine di idee che si è aperta al posto dello spazio che una volta era occupato dalla Politica.

 

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