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SEGO’ E SARKO’

di Redazione

La vittoria di Nicholas Sarkozy, Sarkò come direbbero i francesi, era purtroppo, nonostante una bellissima, avvincente ed appassionata campagna elettorale condotta da Segolene Royale (Segò), una vittoria largamente annunciata. Le ragioni profonde della sconfitta che la sinistra francese assapora ormai da 12 anni, cioè dall’epoca di Mitterand (che per inciso è stato l’unico presidente di sinistra in Francia) sono, a mio parere da ricercarsi oltre che nella scelta di una candidata oggettivamente debole, fondamentalmente nella ancora più debole strategia politica. L’incapacità ormai decennale per la sinistra francese di elaborare una politica ed un/a leader capaci di interpretare compiutamente le esigenze ed i bisogni della società attuale e di guardare avanti rivolgendosi in maniera concreta a tutto l’elettorato, anche a quello che ha scelto Bayrou (e quello che ha votato Sarkozy perchè “forte”), in modo convincente e credibile, ha impedito il coagularsi di una maggioranza tale da evitare che la Francia dei prossimi anni fosse l’espressione degli interessi delle classi sociali storicamente di destra e (benchè mitigate) LePeniane. Da questa esperienza credo anche noi possiamo apprendere una lezione politica.

SULLE ELEZIONI FRANCESI

Breve riflessione sulle elezioni francesi. Sarkozy e il rigurgito Bush

di Veronica Flora

Alla fine ha vinto Sarkozy.

Temo non sia un segno positivo per la Francia, per l’Europa. Ecco già proteste nelle piazze parigine, nella banlieu, come in altri centri importanti francesi. E la polizia non esita a lanciare i lacrimogeni, si legge sui giornali.

Speriamo che il sistema presidenziale d’oltralpe, pur più forte di quello italiano, tenga a bada l’elezione di un leader di cui Le Pen ha già detto “Sarkozy? È un uomo con cui si può parlare”.

Solo questa affermazione dovrebbe far preoccupare tutti.

Un politico che si dice europeista, ma chiama “canaglie” i giovani francesi, in gran parte di origine algerina, che popolano le periferie, alimentando un “Odio” di kassovitziana memoria che continuerà/riprenderà a crescere, si rivela istantaneamente per quello che è.

Se l’europeismo raccoglie le istanze di volontà di crescita dell’Europa in una visione di integrazione e sviluppo culturale, di crescita della consapevolezza dei valori, fortemente illuministici – di laicità, libertà, uguaglianza, fratellanza, nei cittadini europei nell’ottica di un apertura al resto del mondo – come può un candidato, ora presidente della repubblica francese, trattare la propria gente con quella violenza (toute fasciste) che abbiamo osservato nei suoi blitz nelle periferie?

I francesi hanno ignorato i sintomi di un’aggressività che ha spaventato persino un’ombra astuta come Chirac, che pure è riuscito a tratti – anche se certamente, comunque sempre per interessi economici – in qualche modo a distaccarsi dalla politica guerrafondaia capeggiata da Bush e il suo tirapiedi Blair.
I francesi hanno nuovamente perso l’occasione di cambiare le cose, certo non di livello, come sarebbe potuto accadere con l’ormai lontana candidatura di Jospin.

Un’occasione che era stata forse avvistata per prima stavolta, a dispetto di ciò che si dice sulle nuove generazioni (nel nostro paese almeno), proprio dai giovani, che più degli altri sanno davvero intuire ciò che cambia e avviene nel tessuto sociale, e hanno nella maggioranza sostenuto la Royal, e quindi la necessità di una più vigorosa apertura al métissage culturale, alle tematiche dell’istruzione e dell’occupazione su cui puntare in un ottica di diritto di tutti.

Questa sarebbe forse stata l’unica strada perseguibile davvero per garantire “la sicurezza” alla Francia, di cui tanto si riempie la bocca Sarkozy. Creare muri, difese, all’identità nazionale, invece di allargarla, come comunque accade e necessariamente accadrà sempre di più nei fatti, è andare inevitabilmente verso il disastro.

In un momento così delicato della geopolitica, dell’economia mondiale, solo il dialogo, la volontà più profonda di cercare di abbassare i toni per poter ascoltare le difficoltà e evitare estremizzate reazioni, che sempre più vedono accamparsi sorde istanze religiose, la vittoria di un candidato con al centro l’impegno per la pace (e nella pratica l’integrazione, la regolarizzazione degli immigrati) sarebbe stata fortemente diversa. Una donna, forse, sarebbe stata diversa.

Altro discorso, non troppo diverso invero, per il nostro paese.

Preoccupano oggi sfoghi come “Sono di sinistra, sto diventando razzista” (Repubblica di oggi, che non esita a inserirlo subito dopo la vittoria di Sarkozy) perché rivelano un’incapacità di vedere che il disagio sociale in cui vivono molti immigrati, la marginalizzazione, l’indifferenza sono spesso le cause prime di reazioni violente (certamente da punire con gli strumenti della giustizia) .

Solo una politica che tocchi le corde profonde della coscienza a sua volta rispecchiandole, e che agisca perché non si acuisca l’odio come, non più solo sotterraneamente sta accadendo in questo periodo, può forse cambiare questa realtà.

Tra l’altro mi piacerebbe dire a questo signore “di sinistra, che sta diventando razzista”, ma anche alla Repubblica che pubblica queste cose, che è abbastanza assurdo, se non ridicolo, costruire un attacco del genere su avvenimenti del tutto personali (altri avvenimenti posso vivere io o chiunque altro sui mezzi pubblici), utilizzando termini come “razzista”

E “razzista”, e “fascista” sono termini in contrapposizione ai quali – nel rifiuto assoluto dei quali (ce lo dimentichiamo sempre più facilmente) – è stata originata la Grundnorm, la norma fondativa della costruzione europea dopo la seconda guerra mondiale.

DONNA E DIVERSITA’

di Laura Tussi

Tutta la nostra esistenza è imperniata di conoscenze e sensazioni recepite lungo l’arco dell’esistenza, dalle genti e dalle cose con cui abbiamo convissuto, nell’ambiente usuale che ci ha circondato. La crescita individuale ha acquisito, passo dopo passo, in un percorso alquanto travagliato, un bagaglio culturale costruito con i frammenti del sapere che ci hanno trasmesso moltitudini di persone incontrate lungo il cammino della nostra vita, comunicando tramite la parola, i gesti espressivi, il senso religioso e tutti quei codici etici di comportamento utili per perseguire una buona convivenza sociale e familiare negli agglomerati urbani e nelle città.

Sin dai primi approcci, con il senso comune del bene e con gli elementi Dio, Madre, Terra, Patria, Paese ed i loro rispettivi significati, ci si orienta verso una crescita individuale e soggettiva, durante la quale si forma il senso dell’appartenenza. Consapevoli dell’essere e coscienti di far parte di un popolo e di una specifica comunità, nel rispetto della vita individuale nell’ambiente che ci circonda. Il tempo scorre cosi in armonia con il creato e gli individui diventano collaboratori ideali nel mistero della creazione. La mercificazione della vita che domina l’etica capitalistica frantuma gli equilibri del buon governo e del saper vivere. Gli uomini si fanno la guerra, deturpano i territori, fanno crollare le cattedrali e con la degenerazione nelle strutture sociali, si creano strumenti che annullano la partecipazione degli individui a favore di un individualismo di massa solo dedito al consumismo sfrenato che porta inevitabilmente al declino di un’etica che ha coltivato nel tempo nel cuore degli uomini; radici profonde di benessere e serenità accantonate per dar spazio all’etica del soldo. E se la vita è essenzialmente merce, se tutto è qualificabile al dio soldo, se dobbiamo rassegnarci all’etica del successo e del superfluo, allora bisogna combattere questa “etica” perché colpisce valori e bisogni non misurabili in denaro. E’ necessario allora impegnare le forze sulla rieducazione delle coscienze e con le risorse umane, creative, che non mancano, ritrovare l’armonia tra noi stessi ed il creato. La parola guida della nostra azione deve essere “Eticità”, intesa non come generica onesta, ma come onestà impegnata.

E’ vero che esiste anche un clima di sradicamento generalizzato, ma è altrettanto vero che gli uomini del nostro tempo sentono anche vivo il bisogno di una rinascita. A questo bisogno di rinascita le donne possono dare un contributo di rinnovamento se sapranno fare buon uso, come fu per il passato, del loro “genio femminile”. Ma per far questo bisogna ritrovare e recuperare la memoria delle opere e degli atti che sono stati compiuti dalle donne in tutti i campi sociali lungo l’arco della storia: impegno protratto nella ricerca del bene comune per tutti, uomini e donne. Le donne sono passate dagli atti compiuti nel silenzio a quelli durante i quali hanno fatto sentire la propria voce. Sul piano educativo il vecchio modello della donna subalterna all’uomo è superato, anche se rimane ancora da raggiungere l’obiettivo della reciprocità. Non solo per quanto riguarda la diversità sessuale, soggettiva e personale, ma piuttosto per la diversità che si presenta più complessa, rappresentata dalle differenze culturali, razziali e religiose presenti nella nostra società avviata a diventare sempre più multietnica. E’ da sottolineare il fatto che manca ancora una consapevolezza chiara sulle differenze ed in modo particolare sulla differenza sessuale. E’ indubbio che non esiste solo una diversità fisica tra il maschile ed il femminile, ma esiste anche una differenza d’identità soggettiva anche nel modo di giudicare le situazioni dell’esistenza. Bisogna trovare un metro di acquisizioni e farlo accettare; un modo di essere al femminile che possa originare modi diversi di porsi davanti alle molteplici situazioni da parte delle donne. C’è ancora uno scavo culturale da fare, una verifica sui comportamenti ricorrenti, perché le giovani generazioni rischiano di non avere dei piani di formazione che tengano conto di questi cambiamenti. Urge la necessita di creare strumenti ed ambiti di confronto anche sulle esperienze che viviamo, su argomenti concernenti le pari dignità nella differenza. Riconoscimento della “differenza” come valore e non come causa di emarginazione; riconoscimento delle caratteristiche di ognuno come ricchezza da far emergere e condividere; riconoscimento della “parità” non come adeguamento agli stereotipi maschili; riconoscimento della dignità di ciascun essere umano, quindi anche della dignità delle donne, rifiutando il concetto di “massa senza dignità”; riconoscimento del diritto alla dignità in virtù dell’impronta di Dio in ogni creatura.

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INNOVATORI EUROPEI

FEMMINILE E DIFFERENTE

di Laura Tussi

Per ogni essere umano vivere significa costruire, instaurare ponti di relazioni, all’interno dei quali ciascuno si riconosce come essere sessuato in rapporto con altri di sesso simile e diverso. Riflettere intorno a questo tema significa impegnarsi rispetto all’incontro, alla comunicazione con l’altra e l’altro: “Solo e sola non esisto. Ho bisogno del mio tu”. La relazione, l’incontro, la comunicazione rivelano identità, similitudini, affinità ma anche differenze.
“Io sono, tu esisti”: pari e diversi, ma l’identità può omogeneizzare ed omologare e appianare le diversità e la differenza può mutarsi in estraneità, ostilità, competitività ed esclusione.
Occorre diventare “noi”(comunione), pluralità che abbraccia posizioni diverse ed anche conflittuali. L’Agape biblico, l’amore fraterno e di genere insegna a finalizzare le differenze per impedir loro di diventare possesso, prevaricazione, sfruttamento, dipendenza, violenza, guerra.
L’amore insegna ad essere propositivi: “Io accolgo la tua differenza e tu la mia, per amore”, lasciandoci penetrare da questa reciprocità, vivendola come il dono in cui ognuno accoglie l’altro lasciandolo diverso. “Amo ciò che è in te e resta altro da me” (Luce Irigaray)
“Crescere, perciò vivere di relazioni, significa aprirsi ad un rapporto positivo con la propria realtà fatta di progetti e desideri che passano attraverso un corpo e si esprimono in un sesso, per riuscire ad amare tutto questo anche negli altri” sostiene M.C. Jacobelli. Ogni atteggiamento che ignori le soggettività, mortifichi le dignità e codifichi un non ascolto, abbozzi spietatamente una negazione e disconferma dell’altro, calpesta sempre il contributo che ognuno ha, uomo e donna, da offrire al mondo, alla vita, alla verità ed impoverisca l’intera umanità.
Emerge una forte coscienza della diversità, della differenza come valore: il riferimento esplicito è al genio femminile suggerito dalla Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II nel 1988.
Una specificità femminile che non contrasta in nessun modo con l’affermazione delle pari dignità nei rapporti di genere. La stessa evoluzione del femminismo colloca la ricerca della parità in un’ottica di tutela e di salvaguardia e non distruzione della diversità.
La presenza femminile dentro la società potrebbe maggiormente modificare le logiche che regolano la politica ed il lavoro, oltre che la cultura economicistica e utilitaristica corrente.
La sensibilità femminile può aiutare a percepire in particolare valori come la dimensione umana della vita, la disponibilità e solidarietà verso gli altri, la cura ed il farsi carico dei più deboli.
Ne consegue la necessità della formazione ed educazione alla diversità, per riconciliare le donne e gli uomini con la propria identità.
Dal femminismo elitario si è passati alla coscienza più allargata e inquietante, dalla inquieta trasgressione ed autonomia alla scomoda ricerca /proposta di integrazione della donna in un tessuto di solidarietà più ampie, di più vasto respiro, anche se spesso conflittuali. Da questi presupposti scaturisce la richiesta di impegno concreto nelle istituzioni, il desiderio di introdurre nel macro-sociale le esperienze vissute dalla donna per secoli nel corso della “storia” (con la s minuscola) nel micro-sociale, l’esigenza del confronto di genere, uomo/ donna sul terreno del quotidiano. Il nucleo centrale dell’argomentazione è la ricerca di nuova solidarietà, di partecipazione delle donne alla costruzione della storia e di produzione di cultura.
Nell’attualità così inquieta e difficile e complessa il contributo femminile appare una ricchezza forse decisiva per ricostruire un tessuto sociale smagliato, una società da ritessere nelle sue trame di reciprocità, di dialogo, di solidarietà.

CONGRESSI DS – DL: NASCE IL PARTITO DEMOCRATICO

di Massimo Preziuso

Come tutti noi ci saremmo aspettati, con questo week end di Congressi dei DS e della Margherita (DL) il Partito Democratico chiude la prima fase verso il Partito Democratico: quella del SE farlo.

A Firenze e Roma, chi ha seguito (in Tv o di persona) i due avvenimenti, ha notato la convinta adesione dei due maggiori partiti del Centro Sinistra al Partito Nuovo.

Il congresso dei DS, quello che partiva con maggiori tensioni (date dalla presenza delle tre mozioni), ha visto una platea di delegati compatta sulla Mozione Fassino e, quindi, sulla nascita del PD.

Mussi e i suoi hanno preferito lasciare (anche se in molti, vedono la possibilità di un ritorno del Ministro nel futuro Partito).

Oltre al bellissimo intervento di Fassino, ieri vi è stata la scesa in campo di Walter Veltroni, che ha fatto un grande intervento stile-Kennedy, cha ha colpito tutti, soprattutto quando ha detto di volere “un Partito di CUORI più che di TESTE”.

Il Presidente D’Alema, che ha fatto un altro importante intervento, ha deciso di dimettersi dalla carica, ritenuta ormai obsoleta, vista la “chiusura” dei DS.

Molto interessanti anche gli interventi della Finocchiaro e di Bersani (molto applauditi), di Pittella (sull’importanza di un Partito Europeo) e di Nicolais (sull’innovazione fatta con il Governo ulivista e da continuare nel PD), di Latorre, e di tanti altri.

Al Congresso della Margherita, il Presidente Rutelli ha lanciato con forza il P.D. e parlando della collocazione internazionale ha detto “mai nel PSE, ma insieme al PSE”, aprendo molto al Segretario Fassino.

Il Premier Prodi ha lanciato la “gara” per il Premierato-Leadership del PD, dicendosi pienamente soddisfatto di un percorso da lui iniziato e guidato, che oggi raggiunge un importante risultato:

appunto, la decisione di Socialisti e Democratici di unirsi per un progetto riformista moderno e forte.

Adesso, quindi, data per scontata la nascita del P.D. sarà importante vedere CHI ne sarà il Leader, e quindi COME il Partito nascerà: ma sembra chiaro a tutti che sarà un PARTITO APERTO.

Per questo, INNOVATORI EUROPEI darà ancora il suo contributo.

PS: molto bella la chiusura commossa di Fassino: vi consiglio di guardare il Video!

INTERVISTA: MINISTRO SANTAGATA

Intervista al Ministro per l’attuazione del Programma

di Massimo Preziuso

1)Quale il momento che lei reputa più significativo nella fase fondante dell’Ulivo che, in atto dal ’95, ha portato alla elezione del 2006?

In questi 12 anni i passaggi importanti sono stati diversi: dalle elezioni vinte del 1996 alla presa di coscienza di dare vita ad una forza politica in cui confluissero le culture riformiste di questo Paese che provengono da strade diverse. Sicuramente, però il passaggio che mi sento di segnalare maggiormente è quello che ci ha condotto a decidere di utilizzare lo strumento delle elezioni primarie per designare il candidato premier del centrosinistra. Un momento fondamentale, che è riuscito a fare scuola anche in Europa e che, per dimensioni e risultato, ha rappresentato la decisiva spinta propulsiva verso la vittoria elettorale e ora costituisce un patrimonio fondamentale nella costruzione del Partito Democratico.

2) Lei appare una persona schiva ed un pensatore dell’era moderna. Come ha coniugato area interpersonale e figura istituzionale?

La definizione di “pensatore” mi sembra troppo impegnativa. La riserverei ai veri intellettuali. Io mi sento un dilettante della politica. La faccio perchè riesco ancora a divertirmi e questo è il criterio che mi permette di separare la vita privata da quella pubblica e istituzionale. Evito costantemente di diventare un uomo “ad una sola dimensione”. Evidentemente la dimensione politica rilevante ma non totalizzante.

3) Donne, giovani, in particolare, società  civile, in genere, continuano ad essere sottorappresentati nell’attuale coalizione di Governo. Quali azioni positive garantiranno equità  in tal senso?

Quello della sottorappresentazione di giovani e donne all’interno del mondo politico è un problema notevole. L’accesso alla politica ha spesso modalità  che definirei “respingenti” e usa meccanismi, linguaggi e forme che non favoriscono la partecipazione. In questo modo la politica, nel momento in cui dovrebbe ricercare il massimo di consenso, contraddice se stessa limitando la partecipazione. Ovviamente queste difficoltà  sono più percepite per categorie, diciamo così più deboli: le donne, che devono tenere insieme tempi di vita e tempi di lavoro, e i giovani, che faticano ad appassionarsi ad una politica che propone meccanismi e forme così farraginosi. Al di là  delle quote, pur utili in alcune circostanze, la modalità  che deve cambiare. Il partito democratico si fa apripista di questo cambiamento, favorendo la partecipazione. Io dico spesso che bisognerebbe riuscire a ritagliarsi mezz’ora al giorno per fare politica.

4)Tutti noi abbiamo guardato con ammirazione la innovazione avvenuta con La Fabbrica del Programma di Prodi, prima, ed Incontriamoci, poi. Ci racconta chi o cosa vi ha ispirati a creare questo “nuovo modo di fare politica”, che ha portato migliaia di persone, e molti di noi, in questi ultimi 2 anni, ad avvicinarsi alla Politica, in maniera nuova?

In questi giorni cade il secondo anniversario della “Fabbrica del Programma”. Due anni fa abbiamo avvertito proprio l’esigenza di allargare la tradizionale partecipazione alla vita politica, ritenendo insufficiente il modello tradizionale. Per questo ci siamo inventati questa forma nuova, trovando nella costruzione del Programma elettorale l’elemento attorno al quale attivare cittadini, associazioni e categorie. Ha funzionato abbastanza bene, andando a riempire in modo positivo uno spazio politico in un periodo ancora lontano dalle elezioni politiche. In seguito, poi, il ruolo della Fabbrica l’ha preso la community di “Incontriamoci” che tiene viva e mette in comunicazione una rete di oltre 25.000 persone. Attraverso il meccanismo del “meet up” vengono organizzati incontri nei territori e si mobilitano i cittadini sui temi al centro del dibattito politico.

5)Il Partito Democratico nascerà  per le prossime elezioni Europee? E, soprattutto, ci sarà  spazio concreto per la Società  civile, e per i Giovani e le Donne?

Sono certo che il Partito Democratico sarà  operativo per le Europee del 2009. Abbiamo davanti a noi due anni intensi e fondamentali. Con un passo alla volta sono convinto che non falliremo il risultato. Per quanto riguarda la presenza di società civile, giovani e donne vale quanto detto prima: il Manifesto del Partito democratico che da pochissimi giorni ha iniziato a circolare, prevede proprio nuove modalità di partecipazione che possano garantire un’ampia presenza di uomini e donne che si avvicinano per la prima volta alla politica. Il meccanismo di “una testa un voto” nella formazione degli organi costituenti, ne è la testimonianza lampante.

INTERVISTA: MINISTRO NICOLAIS

Intervista al Ministro della funziona pubblica e dell’innovazione

di Giuseppina Bonaviri

1) Quando giovane sognatore, nel 1968 si laureò in ingegneria chimica alla Federico II di Napoli, aveva già  tra le sue priorità  quella di una carriera politica da riformatore?

Nel 1968 non pensavo minimamente di intraprendere alcuna carriera politica.
In quel periodo, appena laureato in ingegneria, mi trasferii negli Stati Uniti d’America. Grazie alle competenze acquisite cominciai a lavorare presso una fabbrica che si occupava della fusione dell’acciaio. Lì ho svolto per un anno le mansioni di dirigente di un laboratorio. Sin da quel tempo compresi che avrei svolto il mio lavoro nel campo della ricerca universitaria.

2) Come ricorda la sua esperienza di Presidente della Città  della Scienza a Napoli, e quella di Assessore alla Ricerca della Regione Campania (con la grande innovazione dei Centri di Competenza), in mezzo alla Sua gente?

La mia attività  di Presidente della Città  della Scienza la valuto altamente positiva. Purtroppo è stata un’esperienza troppo breve. Si può dire che ho solamente avviato il percorso intrapreso dalla Città  della Scienza, ma, ciononostante, ricordo in particolare l’accordo di programma sottoscritto con il MIUR. L’esperienza di Assessore presso la Regione Campania è stata particolarmente soddisfacente. Il collegamento, in particolare, creato tra Università  ed impresa, forze sociali e produttive ha consentito l’affermarsi in Campania di un modello interessante di ricerca scientifica applicata e di particolare rilevanza, poi, è stata la diffusione dei modelli di e-governement che hanno confermato la necessità  della concertazione degli stessi al fine di garantire maggiore semplificazione nell’amministrazione. I centri di competenza, infine, hanno rappresentato un’iniziativa che inizialmente non sembrava godere del consenso comunitario, ma che in fine si è dimostrata essere una scelta vincente a tal punto da essere considerata una best practice per il Quadro Comunitario di Sostegno 200-2006.

3) A quale, tra le sue 379 pubblicazioni scientifiche e i suoi 25 brevetti, rimane più affezionato e fedele?

Sicuramente la pubblicazione che ricordo con più affetto è quella realizzata con il prof. Di Benedetto inerente la fratturazione per i materiali polimerici. All’epoca quella pubblicazione ha rappresentato una novità  assoluta in campo scientifico e fonte di grandi soddisfazioni.
Tra i brevetti ricordo quello sui Polimeri Idrofilici che ha determinato, tra le altre esperienze, un interessante Start Up imprenditoriale.

4) Piano qualità, cantieri di innovazione, CAF, riduzione dei costi della macchina amministrativa, piano nazionale pluriennale per il miglioramento continuo delle pubbliche amministrazioni, massimizzazione della qualità  dei servizi ai cittadini e alle imprese basteranno a fare dell’Italia una nazione competitiva in Europa?

Certamente non saranno sufficienti da soli, ma possono fungere da premesse per poter affrontare la sfida della competitività  accanto al radicale cambiamento della Pubblica Amministrazione,
Rappresentano sicuramente delle risposte al bisogno di trasformazione del tessuto imprenditoriale che deve riuscire sempre di più a competere su qualità  d’innovazione in tutti i settori merceologici, anche quelli più tradizionali.

5) Non sarebbe altrettanto importante legiferare su una reale presenza di donne e giovani nei punti strategici del mondo politico, scientifico, decisionale per uno sviluppo innovativo equo, nazionale ed europeo?

Sicuramente si. Il contributo di giovani e delle donne è essenziale per il buon andamento dell’Amministrazione e del Paese in generale. Ritengo che la chiave per affrontare insieme la questione di genere e quella generazionale sia data principalmente dal riconoscimento del merito. Bisogna spingere sempre di più merito come strumento di promozione in luogo del criterio di anzianità .

Grazie.

Roma, 2 Marzo 2007

IL “NOSTRO” MANIFESTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

Ecco il Link per leggere il Manifesto del Partito Democratico

C’è il Riferimento al concetto di GENERE E GENERAZIONI 

Una piccola soddisfazione per tutti noi!

I dodici “saggi”. A redigere il manifesto, dopo l’abbandono di Giorgio Ruffolo, sono stati: Rita Borsellino (che però precisa di non aderire automaticamente al Pd), Liliana Cavani, Donata Gottardi, Roberto Gualtieri, Sergio Mattarella, Ermete Realacci, Virginio Rognoni, Michele Salvati, Pietro Scoppola, Giorgio Tonini, Salvatore Vassallo, Luciano Violante.

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