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VISCO: RECUPEREMO 100 MILIARDI!
Visco: “Recupereremo 100 miliardi e ora possono scendere le tasse”
da Repubblica
GENOVA – “Siamo pronti a ridurre le tasse”. Così a Genova il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco a margine di un convegno sui dieci anni dell’Agenzia delle Entrate. Il viceministro ha spiegato che “recuperare i 100 miliardi evasi è una questione solo di tempo, di volontà politica e di capacità organizzativa. Fin dall’inizio abbiamo detto che il recupero dell’evasione era finalizzato alla riduzione delle tasse. Adesso siamo in grado di cominciare a farlo, sempre che si contenga la spesa pubblica e si proceda al recupero dell’evasione”.
Sui tempi del’alleggerimento della pressione fiscale, il viceministro dell’Economia ha ribadito che “speriamo di cominciarlo a fare fin da subito. Prima abbiamo dovuto rimettere in equilibrio il bilancio devastato da cinque anni di malagestione”.
Il viceministro ha ricordato che gli strumenti ci sono per combattere il fenomeno diffuso dell’evasione. “Bisogna decidere – ha spiegato Visco – se si vuole fare il recupero: la cosa è possibile. Lo stiamo dimostrando con quello che è successo questo anno. Nello stesso tempo è evidente che essendo l’evasione un fenomeno di massa, l’opposizione al contrasto è fortissima”.
A Genova anche qualche contestazione. Una cinquantina di dipendenti del pubblico impiego ha fischiato il viceministro all’esterno della sede dell’Agenzia. Tra gli slogan mostrati dai manifestanti, alcuni portavano le scritte: “Non tagliare le pensioni ma recuperare le evasioni” e “Tasse: pagare meno, pagare tutti”. “Siamo preoccupati per la ventilata riforma delle pensioni – ha detto Pietro Andriani, rappresentante delle RdB – inoltre non ci sono state delle reali misure per contrastare l’evasione fiscale. Il rischio concreto è che alla fine paghino solo pensionati e lavoratori dipendenti”.
Sulla possibilità di ridurre l’imposta comunale sugli immobili, Visco ha risposto che “l’Ici è una imposta comunale, ci devono pensare i Comuni”.
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate Massimo Romano ha illustrato poi i risultati dei primi cinque mesi dell’attività dell’Agenzia. Secondo i dati ci sono stati più accertamenti sulle imposte dirette (Iva e Irap) che sono passate da 122.253 a 188.019. C’è stato anche un maggior numero di verifiche (da 3.824 a 4.230) e più accessi per il controllo degli obblighi fiscali (da 53.596 a 55.565).
Maggiori sono state anche le imposte accertate (da 2,6 mld a 3 mld) e gli importi riscossi a seguito di accertamento con adesione, acquiescenza e conciliazione giudiziale (489 mln al 30 giugno contro 390, con un significativo +20,6%). Romano ha ricordato che nei sei mesi del 2007 è stato dimezzato lo stock dei rimborsi arretrati Irpef, passando da 1.974.000 a 958.000. Complessivamente sono stati erogati 1.365 mila rimborsi per un importo complessivo di 654 milioni di euro. Quanto ai servizi, nello stesso periodo sono stati erogati rimborsi per 6,6 miliardi, ovvero poco più della metà dei 12,5 mld previsti per l’intero anno.
La possibilità di ricorrere a sanzioni amministrative, compreso il licenziamento, nei confronti dei dipendenti corrotti, è stata annunciata dal direttore Massimo Romano nel presentare il piano strategico triennale di sviluppo dell’Agenzia. La sanzione prevista dal piano, ha detto Romano, è prevista “senza attendere l’esito del processo penale. L’Agenzia – ha spiegato il direttore – è tra le amministrazioni pubbliche quella che più direttamente deve farsi carico dell’onere di favorire la tax compliance, deve porsi il problema se non sia venuto il momento di cominciare a cambiare, intanto al proprio interno, regole che molto hanno contribuito a danneggiare la reputazione del lavoro pubblico per i comportamenti deteriori che hanno favorito e per gli effetti negativi che ne sono scaturiti sull’efficienza dei servizi”.
ALLORA VELTRONI!
di Salvatore Viglia per Innovatori Europei
Il motto degli Innovatori: scuola, lavoro, casa, famiglia
Non resta che accelerare la forza propulsiva dei giovani verso di lui. Veltroni è disponibile. Tra i “vecchi” è quello più giovane e meno soggetto alle nomenclature.
Il suo successo in politica, soprattutto attraverso il governo di Roma, ha fatto leva proprio sui giovani e su un modo di relazionarsi con i bisogni dei cittadini attraverso l’approccio che è risultato diverso dai suoi predecessori. Sensato. Non a caso Piero Fassino ha detto che Walter Veltroni è quello più lontano dalle “compromissioni” politiche che hanno visto il DS in grandi difficoltà e, spesso, con le lacrime agli occhi.
Non è il proliferare delle ideologie, in fondo che, paralizza questo paese? Non sono i famosi e retorici “distinguo” oppure le altrettanto famose “sensibilità diverse” che hanno portato alla disaffezione, all’ antipolitica, al nichilismo il paese? Ebbene, Veltroni è l’immagine della ragionevolezza. Meglio di qualsiasi altro, può rappresentare l’ esercito dei giovani. Non è certo un caso che molti romani, di chiara fede aennina, abbiano votato Veltroni primo cittadino.
Alcuni esponenti del Comitato dei 45, tendono a minimizzare l’importanza della presenza dei giovani nel nuovo PD. Perché non sono abbastanza “scafati”, secondo loro, da poter essere dirigenti di partito. Perché quello che conta, a loro parere, è l’esperienza acquisita sul campo. E l’esperienza si fa con gli anni, ed anni, ed anni, sino al momento in cui quei giovani diventeranno veterani, tanto veterani da essere vecchi. Sostanzialmente, sarebbe non solo lecito, ma doveroso, contestare questa linea. L’età, è vero, non conta. Me non conta solo se alla base esiste una onestà di intenti appurati nelle
volontà concrete, nella disponibilità a farsi da parte quando è il momento ed essere utile nelle retrovie. Purtroppo, gli attuali vecchi dirigenti, sono stati quei giovani che hanno atteso anni, ed anni, ed anni per affermare le loro posizioni. Perciò, non hanno tutti i torti ad aggrapparsi alla postazione e ad ostinarsi a non lasciarla. Ma, al nuovo PD, non deve interessare certo di perorare questa ragione. Questa cozzerebbe con l’interesse, con la prospettiva, con il progetto del nuovo Partito Democratico. I veri innovatori, allora, non hanno, a partire da subito, che stilare un documento pensato ed articolato da
proporre al nuovo segretario quando sarà il momento. Non un numero di punti sterile e fine a sé stesso. Ma una analisi dei bisogni delle leve nuove e vitali di questo paese che soffrono e patiscono continuamente per il soffocamento delle loro energie, per la mancanza di megafoni.
Una proposta articolata, su base tecnica, bibliograficamente corredata da statistiche e parallelismi con le nazioni più avanzate. Una sorta di Dpefsociale. Si sprechino, le risorse intellettuali di quanti hanno studiato e che parcheggiano in attesa di un lavoro. Si impongano fornendo prove concrete degne di pubblicazione di un progetto che faccia uscire questo paese dallo scoraggiamento.
Gli innovatori siano pronti a proporre a Veltroni, una politica che elimini del tutto le contrapposizioni sorde ed ottuse degli opposti schieramenti; che rifiuti le polemiche strumentali finalizzate alle eterne campagne elettorali; che sottolinei le necessità “elementari”che non sono né di destra né di sinistra. Insomma, ricominciare da Adamo ed Eva: scuola, lavoro, casa, famiglia.
Se i veri innovatori sapranno farsi portabandiera del motto scuola, lavoro, casa, famiglia, avranno saputo anche porre le basi per parlare di previdenza, di pensioni e del resto ed in perfetta sintesi politica con le “anime” degli ex DS, degli ex Margherita e di tutti quei giovani che, pur avendo una collocazione politica di parte, vogliano abbracciare e partecipare.
Veltroni, è il soggetto capace di recepire queste istanze. Tanto vale ricominciare daccapo. Lascino litigare i vegliardi. I giovani sono giovani e sono nuovi e devono portare avanti questo paese domani e dopodomani e non ha importanza alcuna l’appartenenza politica almeno nella fase d’avvio. I giovani sono giovani e basta ed in quanto tali hanno le stesse necessità.
Innovatore europeo, è quello che deve esserlo soprattutto in casa sua. E perché non lanciare, e per primi, una idea, una proposta a quell’altra parte della gioventù, sotto il segno della pacificazione nazionale che meglio di tutti seppe esprimere il neo Presidente della Camera Violante quel dì. Una “Consulta” che recluti e parli ai giovani di ogni appartenenza politica. Se i “grandi” hanno deciso di litigare vita natural durante, perché i piccoli non si responsabilizzano e cominciano a parlare per costruire piuttosto che urlare per demolire?
L’innovazione si vede anche in questo. Saper dialogare con i giovani di qualunque estrazione politica siano. Quasi come se fosse una casta, un esercito, una energia senza la quale un paese non invecchia solo, ma quel che è peggio, si ammala gravemente senza morire mai del tutto.
RIFLESSIONI SU UN EURO SENZA EUROPA
Vorrei cominciare ricordando che è un miracolo che si riflette positivamente sul complesso geografico europeo dalla UE agli stati, dai länder ai comuni: 13 paesi hanno abbandonato le proprie monete per una moneta comune .
Questo è l’unico avvenimento che ha carattere sovranazionale (assieme alla Corte di Giustizia europea) e che appare nel cammino di una integrazione che annaspa ed ora è in stallo per colpa soprattutto dei primi ministri europei (con l’eccezione di Prodi e la Merkel).
Fino ad anni fa nessuno si sarebbe aspettato tanto. Diciamo che l’Europa ha finalmente un proprio mercato dei capitali . Per il resto possiamo osservare che in breve tempo il volume delle emissioni in euro ha superato quello delle emissioni in dollari statunitensi e gli emittenti che precedentemente avevano difficoltà ad accedere al mercato internazionale (come i comuni, le regioni e molte imprese ) hanno già fatto un ampio ricorso al mercato dell’euro.
L’euro ha così facilitato gli investimenti all’interno dell’Unione Europea e, come indotto, ha favorito la crescita economica all’interno di essa . Socialmente parlando ha anche consentito una più equilibrata ripartizione del capitale.
Elenchiamo alcune osservazioni precise:
1) E’ noto che il Financial Times , assieme ad alcuni politici inglesi, costituisce un polo di forte pressione per fare fallire una integrazione che porti ad una Federazione Europea in futuro, che personalmente mi auguro invece prossima !!!
2) Malgrado la presenza negativa rappresentata da costoro una cosa che evidenzia la forza e la diffusione dell’ EURO, assieme all’opportunismo inglese, che ha già più volte irritato Il presidente della BCE Claude Trichet, proprio a Londra cresce e prolifera una capitale dell’EURO, lontana dai vincoli di Bruxelles e Francoforte ma nel cuore della ricchezza della nostra moneta unica. Ebbene il mercato e le transazioni della City non sono affatto in sterline ma sono in Euro !!!!!!
La base di liquidità è enorme perchè offerta da una moneta stabile e globale come la nostra che fa si che la City abbia oggi il 70% del mercato obbligazionario internazionale ed il 40% degli scambi in titoli esteri….. Tutto questo malgrado i politici britannici abbiano schernito il progetto europeo e la sua valuta.
3) Recentemente la Cina ha fatto una autentica “razzia” di EURO sul mercato elevando tale moneta al rango di riserva subito dopo al dollaro.
4) L’intera fascia arabica, inclusa la Turchia, non solo accetta l’EURO ma lo richiede e lo privilegia nelle transazioni finanziarie e commerciali.
5) Stiamo attualmente risparmiando “un sacco di soldi” negli acquisti di prodotti petroliferi, derivati ed altro, nelle relazioni con diversi paesi dell’area orientale potendo usufruire dello scarto a nostro favore tra euro e dollaro. Altrettanto per il gas fornito dalla Russia.
6) I tredici paesi che hanno adottato l’EURO hanno di fatto creato un proprio mercato dei capitali che ha attratto nella sua orbita pure quelli che in Europa ne sono rimasti ancora fuori, costringendo la Danimarca, la Svezia ed altri ad emettere euroobbligazioni in grande quantità per potersi finanziare sullo stesso mercato !!!!!!
Certamente un EURO senza Europa politica si trova a non potere sviluppare interamente il potenziale economico che esso possiede. Questo è colpa di un progresso di integrazione politica che lascia molto a desiderare: le attuali istituzioni sono un mosaico di interessi nazionali senza una autentica visione europea, cioè senza l’obiettivo finale degli “Stati Uniti d’Europa”, come sarebbe obbligo di perseguire per gli interessi generali degli europei da parte degli uomini politici e cioè primi ministri e forze politiche al vertice che evitano o ignorano addirittura l’argomento in modo ignobile.
Ma senza l’euro dove saremo ora?
Certamente la situazione sarebbe senza dubbio sull’orlo della bancarotta!
Le politiche contro l’inflazione da parte dei tredici paesi dell’euro e l’importantissima indipendenza della Banca Centrale Europea col suo presidente Trichet rappresentano oggi un forte elemento di stabilità che fa della nostra moneta una autentica forza nel mondo.
La volatilità dei tassi di cambio, accompagnata dall’inflazione mangia risparmi a due cifre che ha caratterizzato i mercati monetari europei negli anni 1993 -1994 altro non è che un brutto ricordo.
Ora, durante le crisi asiatica, russa, e latino-americana l’euro ha già mostrato ampiamente la sua validità e difeso la stabilità: esso ha fatto vedere di sapere reggere alle grandi crisi economiche.
Per fare altri esempi, cosa sarebbe accaduto alla moneta belga nel momento in cui è esploso il caso delle carni alla diossina od alla moneta francese in conseguenza della catastrofe ecologica causata dal petrolio riversatosi sulle sue coste, se avessero potuto fluttuare liberamente ? E che pensare del fallimento Parmalat in Italia!
E che dire della Danimarca, dell’Inghilterra,della Norvegia e della Svezia che, nella loro follia antifederalista, sono di fatto costrette a seguire l’andamento dell’euro adeguandosi, senza confessarlo apertamente, a dovere emettere pure eurobbligazioni!
L’euro non è stato all’inizio una moneta forte e con ciò ha potuto favorire le esportazioni europee in quel momento di assestamento e quindi di possibile crisi da primo impatto.
Ora lo è divenuto dimostrando con l’adattamento e le innovazioni da parte dell’apparato produttivo di potere tenere il ritmo delle esportazioni e favorendo enormemente un minor costo delle importazioni e del prezzo del petrolio in particolare.
Nel breve e medio periodo certamente gli elementi che interagiscono in positivo od in negativo sono molteplici :
– il tasso di cambio influenzato dai tassi di interesse fissati dalle banche centrali dei vari paesi extraeuropei ;
– alcune debolezze che emergono ora nell’economia americana ( in particolare l’aumento del deficit commerciale e l’aumento del divario tra i redditi dei ricchi e dei poveri ecc.) che potranno lentamente levare parte dell’attrattiva al dollaro statunitense come moneta di scorta e ciò a favore dell’euro;
– l’ entrata materiale dell’euro nelle tasche degli europei che col tempo risveglierà da quella superficialità che è tipica di troppi cittadini e che induce ad affermazioni assolutamente non veritiere;
– la speculazione che si era scatenata da parte dei settori commerciali ed intermediari ed immobiliari alla quale porrà termine prima o poi la dimensione europea del processo di integrazione.
– l’auspicabile scoperta “dell’acqua calda” che dovrebbe pervenire da parte dei partiti politici e dei governi europei aprendo gli occhi e constatando che abbiamo ancora le contrattazioni borsistiche che si svolgono in una decina di “borsette” invece di avere un’unica Borsa a livello dei tredici, meno facilmente influenzabile dai grandi capitali speculativi, magari collocata a Francoforte e cioè vicino alla Banca Centrale Europea, con tutti i vantaggi potenziali che ci potrebbero mettere nella condizione reale di confrontarci con l’unica Borsa che gli americani posseggono e che funziona per tutti i cinquanta stati della loro Federazione e “dirige l’orchestra” per tutto il mondo !!!!
– una serie di carenze che l’economia europea deve superare sia sul piano economico sia su quello politico in questo periodo. “I tredici” devono dimostrare di essere capaci di eliminare tutte quelle disfunzioni che si ripercuotono sull’euro e di mantenere una bassa inflazione che occorre sia in tempi di recessione economica sia in tempi di rapida crescita.
Da un punto di vista generale è fuori da ogni dubbio che il progresso di integrazione economica, ma sopratutto politica, europea lascia molto a desiderare :
senza considerare la Banca Centrale Europea e la Corte di giustizia, le istituzioni sono un mosaico di interessi nazionali senza un’autentica visione europea, cioè senza l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, come sarebbe obbligo morale e sostanziale da perseguire da parte degli uomini politici e dai rappresentanti istituzionali. Vediamo per esempio quanto sono ancora scarsi i progressi in materia di armonizzazione fiscale e di legislazione delle società e dei brevetti ecc. e come non sia certamente la strada giusta quella proposta con una anomalia giuridica chiamata Costituzione Europea in questo momento oggetto di stallo. Pensate che è formata da ben 342 articoli (questo è anche un elemento che dimostra il suo fallimento). Pensate che la costituzione italiana è formata da soli 139 articoli e quella americana da 7 (dico sette) articoli e 27 emendamenti !!!
C’è da chiedersi doverosamente da dove debba provenire la spinta ad accelerare il processo di integrazione politica. E’ chiaro che ciò dipende in democrazia solo in parte dal cittadino ma sopratutto dalle segreterie delle formazioni politiche e dai governi nazionali che non vogliono cedere, per sete di potere, quote di sovranità al parlamento europeo ancora ibernato, con la complicità degli stessi parlamentari europei che si sono succeduti, incapaci di rivendicare con forza il loro ruolo (l’unico a farlo fu Spinelli) e costretto a scegliere ancora “le misure dei pomodori”…. !!!
Per ora purtroppo l’euro non ha ancora una federazione europea né un governo federale che lo difendano a sufficienza e spieghino il suo valore intrinseco e morale a tanti cittadini che, privi di supporti culturali adeguati, spesso vengono plagiati da forze politiche notoriamente contrarie al federalismo europeo (ve ne sono a destra ed all’estrema sinistra) che sfruttano l’ignoranza nel campo e non dicono a quale immane disastro economico e finanziario l’Italia andrebbe incontro se tornassimo (per ipotesi assurda) alla lira senza lo scudo protettivo dell’euro.
Riccardo Sani – Trento
(ex consigliere di amministrazione del Mediocredito – Investitionbank del Trentino-Südtirol)
RITORNERANNO SPESSO!
di Salvatore Viglia
Non è un incubo ma solamente l’andazzo italiano. Il dopo Torino ha riportato immediatamente l’Italia nel pantano politichese di sempre. Bindi e Parisi.
Bindi e Parisi, hanno lasciato le loro impronte digitali chiosando giudizi inutili e deleteri, comunque non solo non in linea con quanto Veltroni ha detto, ma addirittura fuori del tema la prima e decisamente incomprensibile nell’eloquio il secondo.
Basta vecchi! E lo ha detto il Presidente emerito Ciampi. Dico Ciampi. E quel punto esclamativo suona come una martellata, un gong conclusivo. Eppure, questi, ritorneranno spesso. Alla Bindi, non è bastato sentire con le proprie orecchie (ma ha sentito o no?) che Veltroni vuole il 50% di donne a rappresentare la politica italiana; non è bastato sentire (ma ha sentito o no?) le cose che Veltroni ha detto sulla laicità dello Stato e sul patrimonio e del ruolo responsabile dei cattolici al suo interno?
Arturo Parisi, poi, senza rendersi conto neanche della sua immagine sotto il profilo della comunicazione e non solo, non avendo compreso a pieno cosa stia accadendo nel Partito Democratico e nel paese (qualcuno si prenderà la briga di informare il Ministro?), se ne è uscito con un politichese che non va oltre le stringhe. Egli, dico, egli, ha detto testualmente: «Deluso da Veltroni, una candidatura verticistica. E’ per me, il candidato migliore e, tuttavia, se proposto come candidato unico, il candidato peggiore». Ma cosa significa? Cosa vuole dire l’Oracolo di Delfi? Questa frase, è un magnifico reperto archeologico. Un graffito, una frase sgangherata scritta su una mappa egizia stinta. E’ un retaggio. Senza alcun valore. Indirizza, appiattisce, sgomenta, induce ed istiga all’antipolitica.
L’arzigogolo cervellotico promette di essere depositario della “verità” annichilendo la semplice sintesi mortificata da un (comprensibile?) narcisismo (sono io che cammino impettito di fronte ai picchetti, sic!, d’onore, cosa credete?), la fa da padrone ed intorpidisce la mente della gente.
Insomma, come sarebbe bello se Arturo Parisi si rendesse conto del suo anacronismo. Come sarebbe bello se prendesse atto della sua inadeguatezza politica indice e prova di tante sconfitte personali e di gruppo e se la Bindi si dedicasse anima e corpo al volontariato missionario piuttosto che avvilite menti e coscienze di questo paese.
DIRETTA VIDEO FENOMENI
Su onemoreblog.it e su greencamp.it è disponibile la diretta video in streaming dell’iniziativa “Generazione di Fenomeni”, lo strano caso di un paese che ha dimenticato i suoi giovani e ha generato una generazione di precari e di esuli.
E’ una tavola rotonda a cui parteciperanno un po’ di esuli di nome: Sandra Savaglio che fa l’astronoma a Monaco a cui Time ha dedicato la copertina come simbolo dei cervelli perduti. Ivan Scalfarotto che fa il direttore del personale a Mosca per Citigroup e, in Italia, si ostina a vedere se si può cambiare qualcosa. Poi ancora Giancarlo Bruno da New York, Paolo Gallo da Londra, Alessio Misuri da Roma e Giuseppe Forte, ingegnere e precario, capogruppo dell’Ulivo in Comune.
L’incontro sarà a Pisa, perché Pisa è la città più zeppa di università, di centri di ricerca e di giovani che si possa immaginare.
Ha novantamila abitanti e cinquantamila studenti. Un’occasione per molti dimenticati per ritrovarsi, per ascoltare e dire la loro, per esserci. Ma soprattutto per conoscersi e capire che questa generazione per contare ha bisogno di mettersi in rete.
“Generazione di fenomeni”, a Pisa, sotto il tendone del Leocaffè alla Stazione Leopolda, dalle 17 di sabato 30 Giugno.
Per altre informazioni visita pdpedia.eu
PRINCIPI COMUNI DI FLEXICURITY
di Alessandro Chiozzi
La “comunicazione” della Commissione Europea, Affari Sociali, sui principi per avvicinare l’Europa alla cosiddetta Flexicurity, ha incontrato immediate reazioni da parte dei Sindacati e della Sinistra: un secco NO dai primi; “Problemi più urgenti da affrontare” da parte dell’ex-ministro Treu (si veda Il Sole 24 Ore di Mercoledì 27 Giugno 2007).
La nuova comunicazione individua essenzialmente i “principi comuni” riguardo: la riduzione del divario tra coloro che hanno un’occupazione atipica, a volte precaria (outsider) da un lato, e coloro che hanno un lavoro permanente a tempo pieno (insider) dall’altro; lo sviluppo della flessicurezza interna (nell’impresa) ed esterna (tra le imprese); l’esigenza di un clima di fiducia tra le parti sociali e le autorità pubbliche.
A tal proposito, la Commissione indica quattro “percorsi tipici” che dovrebbero consentire agli Stati membri di definire una politica di flessicurezza adeguata alle proprie realtà nazionali:
1° percorso: risolvere il problema della segmentazione contrattuale. Si tratta di un percorso che presenta un interesse per quei paesi, quali l’Italia, la Francia, la Spagna, il Portogallo o la Grecia, che si trovano a dover far fronte ad una segmentazione dei mercati del lavoro, tra lavoratori garantiti e lavoratori esclusi dal mercato del lavoro;
2° percorso: sviluppare la flessicurezza nell’impresa e offrire la sicurezza nel corso delle transizioni.
Un percorso che presenta un interesse per i paesi come la Germania, l’Austria o il Belgio, nei quali il mercato del lavoro è più dinamico. Permette di aumentare gli investimenti destinati alla formazione dei lavoratori ed incrementare in tal modo la loro capacità di far fronte ai futuri cambiamenti dell’organizzazione del lavoro;
3° percorso: rispondere alla mancanza di competenze dei lavoratori. Di particolare interesse per quei paesi come la Gran Bretagna, i Paesi Bassi, l’Irlanda principalmente confrontati ad un deficit di competenze nella popolazione attiva.
4° percorso: far fronte alle gravi ristrutturazioni economiche osservate negli ultimi anni, come ad esempio nei nuovi Stati membri dell’UE, che hanno sistemi di protezione sociale poco sviluppati.
(fonte: Carlo Bittarelli su Visita il Sito delegazionepse.it).
Senza entrare nel merito di giudizi sulle soluzioni proposte e possibili, ritengo la questione di fondamentale importanza.
In particolare, la riduzione del divario tra insider (occupati stabili) e outsider (atipici) sia un tema che deve essere affrontato seriamente, subito, e soprattutto con coraggio.
I Sindacati si oppongono “a priori”, rivelandosi ancora una volta strenui difensori degli “insider” a scapito degli “outsider”.
Il Governo tarda, proponendo revisioni alla legge Biagi che hanno più una veste di facciata che quella di soluzioni concrete, come l’abolizione del c.d. “Staff Leasing”, una formula contrattuale già bocciata dal mercato e poco diffusa.
La Sinistra discute molto nel tentativo di trovare una ricetta condivisa.
Nel frattempo si assiste a fenomeni che invitano a riflettere: a Varese, sul totale dei lavoratori subordinati, i contratti atipici hanno recentemente superato i contratti “a tempo indeterminato” (circa il 52% contro 48%); contemporaneamente, nella stessa Provincia, il Centro-Destra si affermava alle elezioni amministrative con il 67% delle preferenze.
E’ vero che le elezioni amministrative non sempre rappresentano un segnale politico, ma davanti a numeri di questo tipo, è quantomeno evidente che gli “outsider”, sopratutto nel nord, non stanno trovando riferimenti e interlocutori seri a Sinistra.
LA TRANSIZIONE ITALIANA
Recensione al libro di Nicola Tranfaglia, La transizione Italiana. Storia di un decennio, Garzanti, Milano 2003.
Presentazione del libro presso la FIOM-CGIL di Milano. Relatori: Nicola Tranfaglia, Nando Dalla Chiesa, Massimo Fini
di LAURA TUSSI
Il libro presenta un’analisi all’interno della sinistra italiana, come osservazione più approfondita del fenomeno Berlusconi, disancorata da qualsiasi storia e ideologia, ma con spregiudicatezza.
Uno degli effetti a cui ha condotto il governo Berlusconi è stato il totalitarismo culturale così feroce e il conservatorismo, che hanno reso possibile la vittoria di Berlusconi e della Casa delle Libertà nelle elezioni politiche del 13 Maggio 2001 dopo l’evidente insuccesso del primo governo Berlusconi nel ’94 e cinque anni di governo da parte della coalizione di centro sinistra. Il testo esamina la transizione italiana nel decennio che va dalla stagione di Mani Pulite e il crollo del sistema politico, alla nascita e allo sviluppo del fenomeno Berlusconi, come modello nuovo di populismo, celebrato e propugnato attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Di seguito l’autore analizza il tentativo fallito di accordo della Bicamerale e la frattura della sinistra con il conseguente declino dell’ulivo, per concludere con le manifestazioni dei new global e dei girotondi e gli incidenti durante il G8 di Genova. L’ultimo decennio ha visto la volontà di cambiamento e transizione del vecchio sistema politico che ha condotto a varie conseguenze e a forti esigenze di giustizia e cambiamento e trasformazione, all’interno delle istituzioni e del mondo dirigenziale, attraverso i grandi processi di mani pulite.
Tale volontà di trasformazione e la conseguente transizione verso nuovi risvolti ha comunque, infine, portato, suo malgrado, ad un nuovo modello populista e demagogico, quale il fenomeno Berlusconi, di carattere reazionario e conservatore rispetto ai movimenti innovatori e progressisti allora in atto.
Nel testo, l’autore analizza gli errori della sinistra e i motivi della vittoria della destra e le cause della caduta del governo Prodi e i governi D’Alema, con il problema irrisolto del conflitto d’interessi, del riassetto del settore radiotelevisivo e pubblicitario, la politica sociale per il meridione d’Italia, la politica giudiziaria e il frettoloso federalismo.
L’epilogo del decennio è sancito dal ritorno della politica berlusconiana e dal nuovo governo di centro destra a cui si contrappongono i partiti e i movimenti di neoglobalizzazione a livello planetario e i girotondi a livello nazionale.
ASSEMBLEA: INSIEME PER IL PARTITO DEMOCRATICO
Sul SITO è uscita la Sintesi della giornata del 22, quando ci siamo riuniti con una serie di gruppi e persone, che hanno costituito la Rete di INSIEME PER IL PARTITO DEMOCRATICO.
Lo scorso Martedì, in una successiva riunione, abbiamo poi deciso di continuare a costruire questa Rete, con la finalità principale di “realizzare” contenuti politici e culturali condivisi per il PD.
In qualche modo, quello che poi I.E. sta facendo in più luoghi: provare a portare idee nuove nelle discussioni che avvengono nel nostro Paese.
NE’ DI DESTRA, NE’ DI SINISTRA
di Salvatore Viglia
Il discorso di Walter Veltroni al lingotto di Torino è stato né di destra né di sinistra. Se un paese cresce economicamente e cresce sano, non è questione di destra o di sinistra. Se un paese offre ai cittadini sicurezza e futuro, non è né di destra né di sinistra. Non era agevole, considerate le aspettative della vigilia.
Ma, paradossalmente, è stato facile perché Veltroni ha profuso una logica semplice, addirittura disarmante. Ha manifestato senza urlare, una vena di protesta che è sembrata addirittura gentile, che invoglia, anche chi si oppone, a darsi una regolata a rivalutare il primato della politica. Il recupero di una grande civiltà come quella italiana, passa dalla consapevolezza e dalla coscienza del fare. Dal recupero delle volontà propositive pur nelle diversità delle opinioni e dei percorsi politici. D’altro canto, i problemi del paese hanno bisogno di uomini che più che parlare, facciano. E si muovano partendo dal basso, dai
contatti con la gente, dalla consultazione, dall’ascolto.
Veltroni ha dato la netta impressione di sapere quale sia il percorso da tracciare per i giovani e per le donne. Allo stesso tempo, sembra aver denunciato la sua assoluta incapacità a “dettare legge” nei panni di segretario del PD. Ha confermato la propria “dipendenza” dalla democrazia. Questa è la prima sensazione che ha suscitato Veltroni. Le uniche cose che di sinistra che abbiamo dovuto cercare con il lanternino, forse, erano da ricercare nei concetti più volte sottolineati di solidarietà ed uguaglianza. Ma questi orientamenti, non sono altro che componenti imprescindibili di questo popolo e, nella sua
conclusione e, per bocca di una ragazza di 15 anni, lo ha voluto provare.
IL PD E VELTRONI
di Massimo Preziuso
Oggi, 27 Giugno 2007 (alle 17 DIRETTA su Republica TV), potrebbe essere il giorno in cui il tanto lavoro svolto da tutti noi, nel provare ad entusiasmare, anche in momenti poco entusiasmanti, sul Progetto del Partito Democratico, raggiungerà un importante e appagante risultato:
la nascita di una figura di riferimento forte e nuova (nel senso di moderna), ovvero quella del Segretario di Partito, che seguirà con vigore il progetto.
Il Partito Democratico, e l’Italia, hanno bisogno di “entusiasmarsi” e credo che negli ultimi anni vi sia stato davvero poco da entusiasmarsi, aldilà di qualche bella giornata.
Bene, credo che se il Sindaco Veltroni partirà fin da oggi con il ruolo del “risolutore di problemi”, e aprirà alla partecipazione della Società civile (giovani e donne soprattutto) al funzionamento del Partito (con il supporto a candidature “nuove” nelle elezioni di Ottobre) e della Cosa Pubblica, e quindi darà “sicurezza” ai cittadini sul fatto che questo Paese “migliorerà fortemente”, la giornata di oggi rappresenterà un punto di svolta per il nostro Paese: avremo un volto e una persona a cui affidare (almeno un po’) le nostre speranze, di popolo che VUOLE una RIVOLUZIONE MORALE e SOCIALE nel Paese in cui vuole tornare a vivere BENE, come ha fatto fino a qualche anno fa.
Cosa dire, allora: in bocca al lupo, Veltroni!