Significativamente Oltre

“L’Europa da salvare” di Gianni Pittella

European Commission flags

di Gianni Pittella – L’Unità, 27 ottobre 2015

Stiamo assistendo ad un graduale processo di disintegrazione dell’Unione europea. Non sappiamo se questo avverrà, né in quanto tempo e noi faremo di tutto per evitarlo perché l’Europa è la nostra casa, la casa dei nostri valori, la migliore garanzia di futuro per i nostri figli. Ma una cosa è certa, l’Unione europea per come l’abbiamo vista e sognata rischia di scomparire. E non è allarmismo, sensazionalismo o terrorismo psicologico. È l’analisi, da vicino, dei fatti.

Le elezioni polacche con il trionfo della formazione conservatrice ed euroscettica, anti-russa e anti-tedesca, Prawo i Sprawiedliwość, hanno rafforzato il timore di una sorta di disfacimento del progetto europeo nel cuore dei cittadini rispetto ad un’Europa che non fa più battere il cuore, non fa più sognare e che anzi, il più delle volte, provoca rabbia e indignazione. Se anche la Polonia, il paese che più di tutti ha sfruttato a pieno fondi strutturali e investimenti esteri, garantendosi anni di crescita e sviluppo tangibile, ha girato le spalle all’Europa per rifugiarsi in un patriottismo ottocentesco e iper-tradizionalista, allora vuol dire che il sentimento di disintegrazione dell’Ue ha attecchito a fondo nella società europea. Il paradossale caso polacco si unisce ad Est al già consolidato caso dell’Ungheria di Orban. E anche in casa socialista abbiamo avuto casi limite come quello del premier della Slovacchia per il quale abbiamo chiesto la sospensione dal Pse.

Nell’Europa occidentale la situazione in prospettiva non è certo più rosea. Anzi. Lo spettro della Le Pen in Francia e l’incertezza sull’esito del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea – per dirla con ottimismo – la crisi greca non ancora superata, sono davanti a noi nella loro crudezza. In Germania, le forze più antisistema e radicali stanno tornando ad alzare la testa, mentre la Spagna convive ancora con le spinte secessioniste catalane. Ad oggi, l’unica certezza positiva in Europa è rappresentata dall’Italia che grazie al governo Renzi e al Pd ha raggiunto una certa stabilità politica ed una crescente ripresa economica.

In questi anni la crisi finanziaria e le politiche di austerità hanno precarizzato ulteriormente quelle poche certezze ancora rimaste, mentre hanno ulteriormente allargato la forbice tra ricchi e poveri, tra istruiti e non, tra città e campagne. Di qui, la nascita dei movimenti Anti. Una sorta di opposizione pan-europea che non esiste come soggetto politico ma che si nutre del medesimo mix micidiale di sentimenti anti: Anti-global, anti-Islam, anti-Israele, anti-Russia, anti-euro, anti-austerità, anti-immigranti, anti-Europa matrigna, anti-Europa germanocentrica.

Anti. Questa la parola d’ordine che lega Kaczynski a Orban, Salvini a Grillo, Le Pen a Farage. Nessuna proposta, solo anti. Ed è facile per loro essere anti qualcosa che funziona male. Non ci sono scorciatoie e il tempo rimasto è poco. Tutte le forze politiche europeiste, tutti i governi di buona volontà mettano da parte i piccoli egoismi di bottega, dotando l’Ue degli strumenti per far fronte alla crisi e respingere l’avanzata delle forze Anti. In gioco, c’è il nostro futuro insieme. Non è ammessa alcuna defezione e alcuna rassegnazione!

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