Europa e Mediterraneo
Invito Conferenza Internazionale “A un anno dalla primavera araba”: L’Italia e i Paesi Mediterranei della Sponda Sud
Invito Conferenza Internazionale
A UN ANNO DALLA PRIMAVERA ARABA: L’ITALIA E I PAESI MEDITERRANEI DELLA SPONDA SUD. CONFRONTO A PIU’ VOCI SU CULTURA SOCIETA’ E FORMAZIONE POLITICA
Ho il piacere di invitare la S.V. Martedì 19 giugno 2012 alle ore 9,00 alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Federico II presso il Complesso SS. Marcellino e Festo (Largo San Marcellino, 10 – 80138 Napoli) alla Conferenza internazionale ” A UN ANNO DALLA PRIMAVERA ARABA: L’ITALIA E I PAESI MEDITERRANEI DELLA SPONDA SUD. CONFRONTO A PIU’ VOCI SU CULTURA SOCIETA’ E FORMAZIONE POLITICA ” organizzata dalla Fondazione Mezzogiorno Europa e dal Ministero degli Affari Esteri, con la partecipazione di autorevoli studiosi e diplomatici italiani e stranieri.
L’iniziativa è realizzata sotto il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Parlamento Europeo, della Regione Campania, della Provincia e del Comune di Napoli, in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche della Università Federico II di Napoli.
Augurandomi di fare cosa gradita, Il Presidente Umberto Ranieri
In occasione della Conferenza sarà allestita la mostra di documenti diplomatici, materiale cartografico ed audiovisivo “Cultura e formazione nel Mediterraneo: radici e sviluppo dell’impegno italiano” realizzata in collaborazione con la Società Geografica Italiana e con il sostegno della Compagnia di San Paolo.
Grazie
Per info: Dr.ssa Luisa Pezone Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Progetti
Fondazione Mezzogiorno Europa Via Raffaele De Cesare 31 80132 Napoli Tel: +39 0812471196 Fax: +39 0812471168
Gli Stati Generali del Mezzogiorno (nel mediterraneo) di Italia Camp
Pittella (PD): La Grecia va salvata, ne val del nostro futuro!
Gianni Pittella: “Svalutare l’Euro per salvare la Grecia”. Un primo eurobond infrastrutturale per crescita e abbattimento stock debito greco?
Svalutare l’Euro per salvare la Grecia (di Gianni Pittella)
Finanziare immediatamente il Tesoro greco con un trasferimento a fondo perduto della Bce pari all’eccedenza del 60 per cento del rapporto debito\pil. Lo propone il vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella.
Riflessione sul Mediterraneo a Frosinone con la candidata Bonaviri
La Bonaviri tra la gente e una riflessione sul Mediterraneo
In una giornata passata tra la gente nelle pozzanghere di Frosinone, la Bonaviri ha anche dibattuto con Luca Lauro e Massimo Preziuso di Innovatori Europei e altri amici sul tema del Mediterraneo e in particolare sulle opportunità commerciali per le imprese e i lavoratori del Frusinate.
Ve ne proponiamo una sintesi:
1 – Innanzitutto vi sono dei motivi di carattere generale a giustificare l’interesse delle imprese italiane rispetto ai paesi che sonostati recentemente attraversati dalla primavera araba:
sono stati rimossi importanti regimi che, facendo da tappoalla democrazia, infarciti da una corruzione spesso internazionale, hanno impedito per decenni uno sviluppo possibile nell’agricoltura come nell’industria, partendo dal fatto che si tratta di paesi ricchi di materieprime energetiche in primis petrolio e gas naturale.
Il passaggio a forme democratiche di partecipazione sta ulteriormente stimolando la progettazione di nuove infrastrutture economiche ela stessa Unione Europea, che da tempo ha varato progetti finanziari di cooperazione per lo sviluppo del Mediterraneo, è particolarmente interessata agli esiti economico sociali che si avranno nell’area: in questo momento arrivare lì per primi potrebbe significare conquistare delle quote di mercato solide e durature, anche per il fatto che leimprese e i gruppi di diversi paesi occidentali, hanno seguito negli scorsi mesi le direttive delle proprie ambasciate e si sono ritirati temendo il peggio dalle rivoluzioni in corso.
In tal senso gli italiani sono visti particolarmente di buon occhio in tutto il nord africa e nello stesso Libano dove un contingente di 2000 uomini presidia stabilmente la zona assegnata per favorire gli equilibri di pace con Israele.
2 – Si verifica spesso un errore di valutazione da parte delle imprese intente ad escludere le aree di conflitto dalle proprie rottecommerciali:
il fatto che siano in corso dei conflitti o che si siano dapoco placati non significa che l’economia si sia fermata, al contrario lestesse dinamiche politiche che hanno portato ai conflitti segnano il ribaltamento degli equilibri preesistenti e per tali motivi rivitalizzano gliscambi, la ricerca di nuovi fornitori, prodotti e partner commerciali senza considerare che prima o poi si scatenerà il business della ricostruzione,e in tale momento esserci da prima significa rimanere per sempre; nei paesiislamici spesso è importante essere accreditati prima istituzionalmente peravere un buon seguito con gli affari privati, percui il ribaltamento dellesorti politiche offre nuove importanti opportunità a chi per primo saprà dialogare e conquistarsi l’amicizia delle nuove leadership.
3 – L’interesse nazionale ad accrescere e fortificare le relazioni commerciali con paesi ed interlocutori le cui principali voci di esportazione corrispondano con quei beni di cui abbiamo più bisogno, e chiaramente in primis il petrolio e il gas naturale:
infatti bisogna considerare che il business porta altro business per cui, avere rapporti con paesi ricchi di energia è molto meglio che scambiare con paesi trasformatori a basso prezzo come la Cina, che se da unlato ci riempie gli scaffali di merci economiche (facendoci concorrenza) dall’altro non placa il nostro bisogno di materie prime che dovrà comunque essere soddisfatto importando da un’altra parte, con la conseguenza dipeggiorare l’equilibrio generale della bilancia commerciale.
4 – L’amicizia con i paesi del mediterraneo potrebbe favorire finalmente in futuro rotte di scambio umano non più per necessità ma per turismo, grazie allo sviluppo economico sociale di quei territori che farebbero a loro volta da cuscino di assorbimento per le migrazioni provenienti dal centro africa.
5 – A fianco a queste motivazioni di carattere generale vene sono altre particolarmente apprezzabili per le imprese italiane.
Ovviamente la prima è data dalla prossimità dei mercati che si affacciano sul mediterraneo: significa che essi sono geograficamente meno distanti, il che equivale a costi e rischi proporzionalmente inferiori rispetto al raggiungimento delle merci verso altri paesi più lontani, ma anche che sonoculturalmente più vicini, laddove spesso sono rintracciabili matrici storiche comuni come quelle determinate dal passaggio storico dei saraceni nel suditalia e che rendono le popolazioni islamiche spesso più sensibili alle proposteitaliane rispetto a quelle più economicamente vantaggiose provenienti dalla Cina e dall’estremo oriente, i nostri maggiori competitor assieme alla Germania nel commercio internazionale. La minore distanza oltre a rendere i trasportidi merci e persone più economici permette anche una maggiore e migliore gestione di possibili investimenti italiani in loco.
6 – Le imprese del Frusinate hanno rivelato un forte dinamismo sui mercati esteri a partire dal 2006:
il confronto dei saldi normalizzati import/export con i dati nazionali, ne fa una provincia in enorme crescita sulla quale sarà beneinvestire con politiche mirate di sviluppo.
Nel 2006 le esportazioni dal territorio provinciale verso l’estero contavano circa1,900 mld di euro e nel 2011 hanno registrato 4,165 mld di euro, sonopraticamente raddoppiate, il che significa che c’è una forte vitalità imprenditoriale che va correttamente guidata dove possa avere dei riscontri disviluppo e stabilità in termini di relazioni commerciali; in particolare nell’ultimo anno sono stati particolarmente attivi i settori delle bevande, degli articoli in pelle, degli articoli ingomma e materie plastiche e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, tutte categorie merceologiche che possono trovare ampi sbocchi nei mercati che si affacciano sulla sponda meridionale del mediterraneo.
Queste considerazioni per dire che anche grazie a rinnovate relazioni con il Mediterraneo Frosinone può ambire al ruolo di “piccola capitale”
R-Innovamenti italiani
di Massimo Preziuso (su L’Unità)
Ero tra quelli che nel 2009 – quando sembrava che l’Italia avrebbe pagato di meno la crisi “americana” di quanto stavano andando a pagare paesi ad economia più finanziaria della nostra – dicevano che il rischio era invece che il Belpaese avrebbe scontato come gli altri quell’anno e poi addirittura vissuto – insieme a pochi compagni di sventura – una ricaduta di febbre, entrando nella cosiddetta “crisi a doppia V”.
Ebbene, il 2012 – dopo un 2009 disastroso e un 2010-2011 di bassissima crescita – sta nei fatti avverando quel pensiero, con una recessione seria in atto e in aumento.
Improvvisamente oggi è chiaro un po’ a tutti che siamo arrivati a quell’anno zero italiano, che in tanti pensavano fosse già passato qualche anno fa, ma che invece arriva solo nel 2012.
E in tutto questo la politica di puro rigore finora attuata dal Governo Monti non aiuta affatto, andando semplicemente ad indebolire un tessuto socio – economico già fortemente lacerato.
Laddove le varie riforme attuate o in via di discussione siano – nella teoria – in gran parte condivisibili, esse risultano incomprensibili per questioni di “contesto” in cui vanno a essere imposte ai cittadini.
Ancora di più se si pensa alla contestuale assenza di politiche redistributive e di azioni di sviluppo, uniche vere leve di rilancio di un Paese immobilizzato.
Tranne virate primaverili, l’attuale esecutivo sarà servito fondamentalmente per renderci conto di quanto urgente fosse, in Italia, ripartire – da zero – con energie nuove e progetti di innovazione, che nascono solo dal ritorno di una politica più autorevole, rispettosa degli elettori e dei territori, mancata per troppi anni.
Il Paese è oggi nei fatti paralizzato su tutto. Si deve ora tutti insieme rimboccarsi le maniche e lavorare per una vigorosa ripartenza, come fu nel secondo dopo guerra. Le elezioni del 2013 devono essere l’inizio di tutto questo.
Sono stati davvero tanti i cambiamenti radicali che questa globalizzazione accelerata di un tratto ci ha sbattuto davanti agli occhi. In primo, quello di aver trasformato l’Italia da potenza globale in attore di secondo livello. Già questo fatto da solo manderebbe in crisi una popolazione. Figuriamoci allora quanto ci si possa sentire smarriti ad essere italiani nel 2012.
E’ da questo smarrimento che dobbiamo uscire rapidamente per poter ripartire. Per farlo il Paese deve affidarsi a nuovi talenti e nuove progettualità, che – aldilà della tanta retorica che circola da tempo sul tema – nei fatti ancora oggi (il sottoscritto lo diceva già nel 2006) rimangono confinati nella testa dei Giovani e delle Donne, prima che in altri luoghi.
Il tempo per ripartire è pochissimo, ma sento che noi italiani ancora una volta (ci) imporremo un cambiamento epocale che non è più possibile posticipare, proprio perché – restando fermi ancora – tutto continuerà rovinosamente a crollare.
Apro dunque questo spazio di discussione per dire la mia sui tanti “R-innovamenti” di cui credo questo Paese abbia urgentemente bisogno, e che già in molti stanno provando a mettere in campo nei territori e in alcuni settori dell’economia e della società.
Mi occuperò principalmente di quei temi che ritengo da sempre prioritari per il nostro Paese, come appunto quello generazionale e di genere, quello del merito nella società italiana, dell’Europa dei popoli, delle nuove tecnologie e del loro impatto su una società cambiata, di una nuova politica energetica e industriale sostenibile, della necessaria centralità del Mezzogiorno nel progetto Euro – Mediterraneo e – last but not least – dunque dell’esigenza di una rinascita della Politica in Italia.
Oggi l’amico Obama ci riporta formalmente al centro dell’Europa
Gianni Pittella confermato Primo Vice Presidente del Parlamento Europeo
L’eolico ed il solare fanno scendere la bolletta energetica italiana
Nelle pagine 56-57 del Venerdì di Repubblica di oggi, 6-gennaio-2012, è contenuto un articolo di Alex Saragosa, nascosto quasi in secondo piano nell’inserto, che è, a nostro parere, molto importante perché spiega, in modo assai chiaro, come le energie rinnovabili, ed in particolare l’eolico ed il solare, abbiano fatto scendere la bolletta energetica nazionale abbattendo così il costo del kw.
Sinteticamente: I costi dei prodotti derivati dal petrolio e del metano, nel 2010 sono aumentati in media del 26,5 per cento. “In particolare, il metano, con cui si produce la metà dell’elettricità italiana, è aumentato del 12 per cento: c’era quindi da aspettarsi un aumento di almeno il 6 per cento nella bolletta. L’aumento invece è stato decisamente inferiore: la componente energia della bolletta, quella dipendente dalla produzione elettrica (il resto sono tasse e addizionali varie), è passata infatti solo da 0,093 a 0,095 euro per chilowattora, quindi la crescita è stata poco più del 2 per cento.
Come mai?
«Buona parte del merito di questo mancato aumento» dice l’ingegner Alex Sorokin, della società di consulenza Interenergy, «va a fotovoltaico ed eolico e all’effetto che hanno sul mercato elettrico».”
“Il sole ed il vento”, conclude l’articolo, “ci stanno mettendo sempre più al riparo dai capricci del mercato degli idrocarburi”. “Ora che in Italia ci sono impianti per 6 gigawatt di eolico e 12 di solare, la convenienza è evidente. In un anno ogni 3% di mancato aumento del prezzo del Kwh si traduce in un miliardo di euro di risparmio sulle bollette degli italiani”. “A questo andranno aggiunti i circa 18 miliardi di euro che, secondo l’Associazione produttori di energia rinnovabile fra il 2000 ed il 2020 si risparmieranno per non aver dovuto acquistare permessi emettere CO2”.
Per approfondire:
Paul Krugman: ecco che arriva il sole
Rifkin: la terza rivoluzione industriale
Gaetano Buglisi: un programma e una bandiera per lo sviluppo sostenibile
Lana e benzina
di Gaetano Buglisi – SoS Rinnovabili
L’affiorare nelle pieghe della manovra di governo del brusco aumento delle asccise della benzina ci conferma un nostro dubbio: siamo ancora con le gomme a terra.
Questo governo è troppo forte per non dirgli la verità. Ed è troppo competente per nascondere la realtà.
Come imprenditore, e se mi permettete come giovane imprenditore, di un settore giovanissimo, come lo sono le fonti rinnovabili, devo registrare un’incomprensibile impasse.
Mentre è chiara la bussola della manovra quando deve raccogliere risorse economiche, maledettamente subito. Appare invece alquanto malferma, quando si deve innestare la prima marcia per far ripartire l’automobile.
Ci pare infatti che manchi completamente la terza gamba del tavolo del riequilibrio economico: insieme ai 17 miliardi di tasse, che con la benzina dioventano 21, e ai 13 miliardi di incerti risparmi(voglio proprio vedere come si biodegradano i consigli provinciali),è assente la voce di entrate per attività nuove. Insomma come si spinge il cavallo a bere, per usare la più tradizionale metafora del dibattito economico italiano?
Una delle chiavi per innescare la scintilla dello sviluppo è indubbiamente la ristrutturazione del sistema energetico nazionale.
Non voglio qui aprire il capitolo delle lamentazioni della categortia, denunciando il fatto che non è venuto alcun segnale per invertire la marcia recessiva imposta dal decreto Romani sulle rinnovabili.
Voglio porre una questione di strategia: se si è fermato il nucleare, e la collegata filiera elettromeccanica è già in sofferenza; e si allenta la pressione sui gassificatori, con le conseguenze del caso sull’indotto ; a parimenti si colpisce il settore, già rantolante dell’auto, con il balzo all’insù di un prezzo dei carburanti che non ha mai conosciuto pause; ma allora cosa ci potrà trascinare fuori dalla crisi?
Il colpo alla benzina assomiglia troppo ad un do cojo cojo, per dirla alla romana,senza un disegno reale. Il settore dell’energia è strategico in generale, vitale per l’Italia, decisivo nel pieno delle polemiche che ci stanno raggiungendo dalla conferenza internazionale sul clima di Durban.
L’Italia come gli altri paesi europei deve segnare un approccio diverso dalle meccaniche conclusioni recessive di Americani e Canadesi che usano la crisi per sgretolare persino il vecchio accordo di Kyoto.
Ma l’Italia, più dei suoi vicini europei deve segnare un’impennata sull’intero fronte energetico perchè è forse il paese al mondo dove gli effetti positivi si riverberano su tutta la catena del valore del sistema paese: ambiente, turismo, patrimonio,beni immobiliari.
Il fondo dei venti miliardi, sbandierato del ministro Passera per le piccole e medie aziende, rischia di diventare una versione moderna della cassa del mezzogiorno se non viene ancorato a priorità e criteri rigidissimi: innovazione in questo paese è sistema relazionale, e non banalmente comunicazione, sistema logistico produttivo, e non arcaicamente funzionalità energetica, sistema di valorizzazione degli asseti territoriali, e non romanticamente difesa dell’ambiente.
A questa sfida dobbiamo essere chiamati tutti: politici, amministratori locali, banche e imprenditori. A partire proprio dagli imprenditori del settore. Chi scrive vive da mesi una stagione criticissima, con una contorsione del sistema economico, ma anche con incomprensibili aggressioni da parte di quello bancario e normativo. L’ormai ampia filiera energetica, con la locomotiva del fotovoltaico deve essere sollecitata ad un salto di qualità: non più nicchia simpatica e assistita, ma polmone economico che guidi il processo di sviluppo nelle città, dando una sponda al sistema della ricerca .
Sosrinnovabili, l’associazione nata sull’onda dell’indignazione contro il decreto monopolista Romani, oggi vuole voltare pagine, passando dalla protesta alla proposta: abbiamo lanciato con l’associazione degli Innovatori Europei un manifesto del cantiere rinnovabili con proposte quali la creazione di un fondo immobiliare che investa sulla qualità del territorio, l’impegno a passare dalla strategia del campo fotovoltaico a quella del tetto urbano come fabbrica di energia, l’impegno a versare una percentuale sul fatturato degli impianti metropolitrani alla ricerca per un know how italiano, la richiesta di tempi burocratici certi per le pratiche, alla sollecitazione ai sindaci che elaborino piani regolatori dell’energia.
Ci sembrano proposte che possano produrre un reale indotto economico, avviando un processo di sviluppo e riducendo la necessità di tosare chi oggi non ha più lana. Ci sarà un interlocutore tecnico disposto a valutare questa disponibilità?



