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A DIFESA DEL GOVERNO..

adifesadelgoverno@libero.it (per invio adesioni)
PS: nel corso della Assemblea Nazionale di Innovatori Europei del 10 Novembre raccoglieremo Firme a sostegno dell’iniziativa
Partita una campagna di iniziative spontanee ed autogestite a difesa e sostegno del Governo Prodi. Il primo appuntamento é previsto a Bologna il prossimo 1 novembre. Adesioni anche in rete inviando una email a: adifesadelgoverno@libero.it

Noi ulivisti e democratici non possiamo assistere con indifferenza alle varie “congiure” che in questi giorni si stanno perpetrando contro il Governo guidato da Romano Prodi.
Noi riteniamo che il Governo in carica stia lavorando molto bene, avendo adottato dei provvedimenti tesi a favorire lo sviluppo del “sistema Italia”.
In tale contesto reputiamo utile sottolineare che per la prima volta sono state realmente adottate misure a favore delle classi sociali più deboli, quali pensionati a basso reddito e precari, avendo nel contempo messo in campo una seria, profonda ed indispensabile azione di risanamento delle condizioni economico-finanziarie del Paese.
Essendo il “cantiere” del Governo Prodi pieno di iniziative tese a completare il programma, definito e sottoscritto da tutta l’Unione, noi chiediamo, in nome del Popolo dell\’Ulivo, che questo Governo duri fino al termine della legislatura, appoggiato con coerenza e lealtà da tutti i partiti dell’Unione.
Per questo hanno ricevuto i nostri voti, non per altro.
Forti di queste convinzioni, nei primi giorni di novembre, promuoviamo nelle diverse città del Paese una raccolta di adesioni – sulle piazze o attraverso il web – a sostegno di questo messaggio, che verrà poi inviato ai Leader delle forze di maggioranza.
Pietro Aceto (Bologna),
Deo Fogliazza (Cremona),
Rosalba Bonacchi (Pistoia),
Massimo Preziuso, Innovatori Europei (Roma),
Federico Formisano, Presidente ADP Veneto (Vicenza),
Manuela Casale (Cremona),
Salvatore Vita (Busto Arsizio),
Paolo Villa (Pavia),
Maria Gualdini (Parma),
Piero Filotico (Roma),
Ciro Ramaschiello (Brescia),
Lorenzo Borla (San Donato Milanese),
Giovanni Fusar Poli (Formigara – Cr),
Luca Elia (membro della Costituente nazionale PD – Lombardia),
Armando Sandretti, Presidente APD Milano,
Duilio Bianchi, Cremona per l’Ulivo,
Michelotti Claudio, Parma
Mariella Laudadio, Esecutivo nazionale CPU – Cremona,
Adriano Verlato, APD Vicenza,
Zagheni Susy, Cremona
Francesco de Notaris, Napoli
Giacomo Correale,
Luca Musumeci, APD Treviso
Gianni Bressan, Marostica
Franco Zambon, Verona
Franco Ometto, Venezia
Marilena Marcantoni, Vicenza
Mario Maccà, Vicenza
Carla Nicolussi, Vicenza
Carloalberto Sartor, Vicenza
Gianni di Molvena, Vicenza
Le firme sono pubblicate in ordine di adesione.
Per aderire, inviare una email a: adifesadelgoverno@libero.it

ATTENZIONE, QUESTA E’ UNA INIZIATIVA SPONTANEA ED AUTOGESTITA.
IMPEGNA SOLAMENTE LE PERSONE CHE L’HANNO LANCIATA E SI MUOVE SULL’ONDA DI UN PASSAPAROLA CHE SPERIAMO PRENDA PIEDE.
LE INIZIATIVE LOCALI POSSONO CONTARE SOLO SULLE FORZE LOCALI CHE DECIDANO DI IMPEGNARSI.

Innovatori Europei

AL GORE, NOBEL PER LA PACE

Al Gore e la commissione clima Onu premiati con il Nobel per la pace 2007

Il numero due di Clinton: “Il problema non è solo politico ma morale”

Il capo dell’Ipcc “sorpreso, stordito: un grande privilegio”

OSLO – Il premio Nobel per la pace è andato all’ex vice presidente americano Al Gore e al Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc) dell’Onu. L’ex vice di Clinton è stato premiato per il suo impegno e per la sua azione di sensibilizzazione sui rischi dei mutamenti climatici. Impegno che ha preso la forma del libro “Una scomoda verità”, diventato poi un documentario premio Oscar 2007 (il video). Proprio ieri il film è stato “processato” dall’Alta Corte di Londra, che lo ha accusato di contenere errori significativi e di essere inadatto alle scuole.

LE PAROLE DI GORE. Il primo commento è stato affidato alla portavoce dell’ex vicepresidente Usa (clicca qui per il suo profilo), Kalee Kreider. Dicendosi “profondamente onorato”, Gore ha annunciato che donerà il 100 per 100 dei proventi alla Alleanza per la Protezione del Clima. Più tardi ha avuto un breve incontro con la stampa durante il quale ha dedicato il premio a “tutti coloro che lottano per l’ambiente” e ha sottolineato che quella dei mutamenti climatici “è la più grande sfida che aspetta oggi l’umanità”, ma anche “una grande opportunità”. In quest’ottica “la crisi del clima non è solo una questione politica, è anche una sfida morale e spirituale per l’umanità”. “Il pianeta Terra è in una situazione di emergenza – ha aggiunto Gore – Questo è solo l’inizio, è giunto il momento di elevare la consapevolezza mondiale” sul problema del riscaldamento del pianeta. E l’auspicio è che questo premio “contribuisca a rafforzare l’attenzione della gente” sul problema dell’effetto serra”. Gore ha evitato di rispondere ai giornalisti, molto probabilmente anche per sfuggire alle inevitabili domande sulla sua candidatura o meno alla Casa Bianca adesso che ha vinto il Nobel.

IL COMITATO INTERGOVERNATIVO. L’Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, è il comitato scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (Wmo) e l’United Nations Environment Programme (Unep) allo scopo di studiare il riscaldamento globale. I rapporti periodici diffusi dall’Ipcc sono alla base di accordi mondiali quali la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e il protocollo di Kyoto che la attua. Il comitato è organizzato in tre gruppi di lavoro: il primo incaricato di valutare gli aspetti scientifici dei fenomeni; il secondo le conseguenze del cambiamento climatico e le possibilità di adattamento; il terzo analizza le soluzioni per limitare le emissioni di gas serra.

REAZIONI. Il premio è stato una grande sorpresa per il presidente dell’Icpp. “Non posso crederci – ha detto Rajendra Pachauri ai giornalisti che lo hanno raggiunto per telefono nel suo ufficio di New Delhi – sono sopraffatto, stordito”. “Ritengo un privilegio dividerlo con qualcuno di così autorevole”, ha aggiunto riferendosi poi a Gore.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, “molto contento” del premio. Il segretario ha reso omaggio “all’impegno e alla convinzione eccezionale di Al Gore, che è l’esempio del ruolo cruciale che le persone e la società civile possono giocare per incoraggiare risposte multilaterali sui problemi planetari”. Ed ha sottolineato che “è grazie in gran parte alle scoperte ben documentate dell’Ipcc che è stato possibile stabilire senza ombra di dubbio che il riscaldamento del pianeta è in atto e che è in gran parte provocato dalla attività dell’uomo”.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha inviato oggi le sue “più calorose felicitazioni” ad Al Gore e all’Ipcc. Descrivendo Gore come “una personalità notevole”, Sarkozy ha aggiunto di avergli già espresso “tutta l’ammirazione che m’ispira per il suo lavoro a favore dell’ambiente”, in occasione del loro ultimo incontro a Parigi.

“Congratulazioni! Congratulazioni ad Al Gore per il suo ben meritato Nobel per la Pace”, afferma il messaggio di Hillary Clinton, potenziale rivale del neo-premiato, che dopo il riconoscimento potrebbe anche decidere di inseguire la nomination democratica in vista della corsa alla Casa Bianca. “La sua dedizione e il suo impegno instancabile hanno avuto un ruolo decisivo nell’aumentare la consapevolezza del mondo sulla questione del riscaldamento del pianeta”, ha detto la senatrice.

Felicitazioni sono arrivate anche dalla Casa Bianca per voce del portavoce Tony Fratto, in viaggio con Bush in Florida. “Il presidente ha avuto la notizia questa mattina – ha detto – ed è ovviamente molto felice per il vice presidente Gore e per la commissione internazionale. E’ un riconoscimento importante e siamo sicuri che il vicepresidente sarà entusiasta”. Non è chiaro ancora se il presidente George W. Bush telefonerà personalmente all’ex “nemico”.

LE MOTIVAZIONI. La motivazione del premio da parte del comitato per il Nobel, che ha scelto i vincitori fra 181 candidati, recita: “per i loro sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti”. Il premio di 1,5 milioni di dollari verrà così diviso in due.

AMBIENTE E INFRASTRUTTURE

Ambiente e Infrastrutture – Breve sintesi dei lavori del gruppo
di Luigi Restaino

L’analisi del Professor Ortolani sul cambiamento climatico è pienamente condivisibile. La principale causa delle variazioni climatiche sulla Terra è l’attività solare, solo in minima parte lo sono i fenomeni dovuti alla attività umana. Ad esempio, è ormai accertato, come anche il professor Vacca ha sottolineato in un recente convegno organizzato da Vision sul tema Energia ed ambiente, che la percentuale di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera è Conseguenza piuttosto che Causa dell’aumento climatico.
La riflessione conseguente porta a ridimensionare tutti gli allarmismi (presenti quotidianamente su TG e stampa). Ciò nonostante è Doveroso e Necessario occuparsi delle emissioni nocive per l’ambiente e per la salute (compresa, ma non solo la CO2), non tanto perché aumenta la temperatura (Falso) o si sciolgono i ghiacciai, etc… quanto perché è meglio vivere in un ambiente sano e pulito (si pensi ad esempio all’aria più pura in campagna o in alta montagna).
Da qui alcune linee guida politiche, quali la necessità di diminuire drasticamente il trasporto su gomma a favore di quello su rotaia (il trasporto su ferro ha un costo sociale: carburante, sanità, impatto ambientale, etc. pari ad un decimo del trasporto su gomma), ma anche di ottimizzare la rete di trasporti in generale, minimizzando i trasporti di merci (quali ad esempio la follia di camion che viaggiano per l’Europa per trasportare giacche in Romania solo per far tagliare delle asole!).
Discorso analogo per le motorizzazioni dei mezzi di trasporto (auto comprese): investire fortemente su motori non inquinanti, tipo idrogeno, o elettrico, per avere un doppio vantaggio, sia dal punto di vista industriale, ponendosi all’avanguardia in un settore a grande sviluppo futuro, sia dal punto di vista dell’ambiente ottenendo indubbi miglioramenti della qualità della vita.

Per quanto poi relativo alle fonti energetiche, occorrerà puntare decisamente su impianti per la produzione di energia, e produzione di calore, da fonti rinnovabili, quali il solare, il fotovoltaico, l’eolico, il solare termico, il geotermico, ecc…
Occorre incentivarne con politiche adeguate la ricerca, la divulgazione, la conoscenza e favorire gli imprenditori perchè investano su queste tecnologie.
E’ evidente che gli interessi economici in gioco sono rilevanti: dai produttori e distributori di petrolio, gas, alle multiutility pubbliche e private, ai GSE, ecc… Ma l’impegno deve essere quello di riuscire a superare gli interessi corporativi per il benessere dei cittadini.
Per quanto relativo poi al problema rifiuti:
Una proposta seria sarebbe fare in Italia una legge tipo la legge Toffler vigente in Baviera almeno dalla fine degli anni ’80.
La legge impone ai cittadini la raccolta differenziata, ma carica l’onere dello smaltimento o riciclaggio dei rifiuti alle aziende che li producono, in particolare con riferimento agli imballaggi che rappresentano gran parte dei rifiuti solidi urbani. Oggi noi paghiamo gli imballaggi con il prodotto che acquistiamo, ma poi ne paghiamo ancora lo smaltimento.
Se venissero utilizzati meno imballaggi o imballaggi più facilmente riciclabili, automaticamente avremmo una diminuzione del volume di imballaggi nei rifiuti ed una diminuzione dei costi di riciclaggio. In pratica l’onere dello smaltimento sarebbe inglobato nel prezzo del prodotto. Questo comporterebbe un disincentivo per i consumatori al consumo di imballaggi, con conseguente riduzione del carico sull’ambiente.
Mentre tutte le altre misure che incidono sulla raccolta sono competenza dei comuni (e infatti in Italia se ne vedono di tutti i colori!) una legge come la Toffler sarebbe di competenza del Parlamento e quindi presentabile immediatamente senza dover coordinare centinaia o migliaia di enti.
Infine il problema dell’Acqua.
Un articolo su repubblica di qualche giorno fa riportava a proposito del business delle acque minerali che si tratta di circa 3 Miliardi di euro di giro d’affari, di cui i 2/3 se ne vanno in costi per imballaggi (bottigliette PET di plastica) che vanno inevitabilmente smaltite a costo intero della società: perchè non ripristinare i vuoti. Acqua minerale in bottiglia di vetro con restituzione delle stesse al commerciante previo rimborso di una somma non troppo irrisoria (1 o 2 Euro).
Oppure riflettiamo sul fatto che comunque l’acqua l’abbiamo tutti al rubinetto di casa: quanta e quando ne vogliamo: costo circa 80 centesimi a metro cubo: (cioè 1000 litri). L’Acqua minerale invece costa in media al consumatore (cioè al supermercato) 250 euro a metro cubo: circa trecento (300) volte tanto!
Allora perchè le famiglie di oggi vanno a prendere l’acqua… al supermercato? non per una esigenza fisica come nello scorso secolo quando si andava alla fonte a prendere l’acqua con le otri, ma per un bisogno latente continuamente rivitalizzato dalla Pubblicità.

I produttori di acque minerali sono fra i maggiori investitori in pubblicità e fra i maggiori produttori di rifiuti: miliardi di euro in pubblicità, miliardi di euro in imballaggi, che potrebbero essere investiti meglio! E spesso succede che estraggono acqua da fonti che vanno a ridurre la portata degli acquedotti comunali, con grave danno per le comunità.
E’ questo circolo vizioso che va spezzato: Si noti ad esenmpio che i prezzi delle concessioni per estrazioni delle acque minerali sono irrisori (dell’ordine delle decine di migliaia di euro l’anno, a fronte di milioni di euro di fatturato per singolo brand).

L’acqua è un bene pubblico e come tale deve essere trattato.
Analogo discorso vale per il consumo del latte (e relativi impballaggi): Il latte portato fresco tutte le mattine dal lattaio in una bottiglia di vetro, la porta piena e ne prende una vuota. Totale: due bottiglie di vetro che non si buttano mai. In sostituzione anche i distributori sarebbero una ottima soluzione!
E’ forse il caso di ripensare al meccanismo del consumo impazzito.
Per fare ciò è necessaria una precisa volontà politica che superi le resistenze corporative introducendo meccanismi di disincentivazione progressivi.

GENGIS KHAN E CLIMATE CHANGE

Gengis Khan, le Crociate e il cambiamento climatico – di Prof. Franco Ortolani

Gengis Khan nasce tra il 1155 e il 1167 e muore nell’agosto 1227 dopo avere costruito uno dei più vasti e potenti imperi della terra. Le Crociate iniziano nel 1097 e finiscono nel 1270 e determinano la riconquista del Mediterraneo da parte delle popolazioni europee, dopo un predominio plurisecolare musulmano.

Ma che relazioni vi sono tra Gengis Khan e le Crociate? I testi di storia non ci dicono quale fosse il contesto ambientale nel quale si sono verificati questi “fenomeni”. Alla luce dei più recenti risultati acquisiti con ricerche di geoarcheologia ambientale si può affermare che entrambi i “fenomeni” maturano e si sviluppano durante un cambiamento climatico-ambientale simile a quello che si sta manifestando e preannunciando attualmente, vale a dire durante uno dei ciclici e naturali riscaldamenti globali connessi ad un incremento dell’attività solare su scala plurisecolare.

Inconfutabili dati scientifici contenuti negli archivi naturali (prevalentemente nell’area mediterranea) integrati da dati archeologici e storici hanno consentito di ricostruire la storia del clima, dell’ambiente e dell’uomo degli ultimi 3000 anni. La storia dell’uomo si è sviluppata in un ambiente, favorevole alle attività umane, che prevalentemente è stato caratterizzato da condizioni climatiche simili a quelle note dal 1750 ad oggi. Tali condizioni, ogni 500 anni, sono state bruscamente interrotte da periodi della durata di 150-200 anni nei quali hanno prevalso alternativamente condizioni più fredde e più piovose e condizioni più calde e più aride. Le variazioni climatico-ambientali sono correlabili con variazioni plurisecolari dell’attività solare (un maggior numero di macchie solari ha determinato riscaldamenti globali mentre un minor numero ha provocato raffreddamenti globali). Conseguentemente le fasce climatiche attuali hanno avuto espansioni di alcuni gradi verso nord (periodi caldi) e verso sud (periodi freddi) provocando rapide e drastiche modificazioni ambientali.

Il riscaldamento globale attuale sta progressivamente provocando lo spostamento verso nord delle fasce climatiche dell’emisfero settentrionale. Le zone predesertiche e desertiche lentamente stanno invadendo l’Area Mediterranea e le acque marine si stanno sensibilmente riscaldando. Il tipico clima mediterraneo si sta trasferendo nell’Europa Centrale determinando le condizioni per nuove trasformazioni agricole tipicamente mediterranee. Le vaste aree settentrionali della Siberia, della Mongolia e del Canada interessate dal permafrost (suolo perennemente o stagionalmente congelato) si stanno trasformando in aree coltivabili.

I dati scientifici evidenziano che tra il 1000 dopo Cristo e il 1270 si ebbero modificazioni climatico ambientali simili che determinarono un sensibile riscaldamento delle aree settentrionali del Canada, Siberia e Mongolia e condizioni simili a quelle mediterranee nell’Europa Centrale con fenomeni di desertificazione nelle fasce costiere dell’Italia Meridionale.

Gli storici evidenziano l’incredibile sviluppo demografico, economico, sociale e militare che avvenne in Europa Centrale a partire dal 1000 dC, proprio grazie al riscaldamento globale che determinò un significativo miglioramento delle condizioni ambientali. In questo quadro di prosperità e di potenza si inquadra il fenomeno delle Crociate, iniziate nel 1097 e terminate nel 1270; durante tale intervallo l’Europa ha riconquistato il controllo commerciale del Mediterraneo, perso nei secoli precedenti.
Il riscaldamento globale ha determinato un drastico miglioramento delle condizioni ambientali anche in Siberia e in Mongolia dove milioni di ettari di territorio sono diventati produttivi in seguito allo scongelamento del permafrost. Conseguentemente la popolazione deve essere sensibilmente incrementata preparando il terreno per il grande leader Gengis Khan che tra la seconda metà del XII secolo e il primo quarto del XIII secolo si avvale di condizioni ambientali straordinariamente favorevoli per impostare il suo grande impero che arriva a comprendere buona parte dell’Europa Orientale.

I dati storici evidenziano che intorno al 1300 le condizioni climatico-ambientali sono peggiorate sensibilmente e l’Europa è stata interessata da gravi crisi economiche, sociali, militari e sanitarie. Le ricostruzioni paleoclimatiche mettono in luce che tra il 1050 e il 1100 la temperatura media si è innalzata di circa 1 grado centigrado e che a partire dal 1270 circa si è nuovamente raffreddata. Tale evoluzione climatica è connessa ad un marcato incremento delle macchie solari (dal 1000 al 1270 circa) che decrescono improvvisamente a partire dalla fine del 1300 dando inizio ad un lungo periodo freddo, noto come Piccola Età Glaciale, che terminerà intorno al 1730.

I fisici solari hanno evidenziato che dal 1750 l’attività solare ha iniziato ad aumentare e che dal 1940 il sole si trova in uno stato di grande massimo che solo una volta ha avuto negli ultimi 11.000 anni. Il grande massimo attuale dovrebbe terminare tra 10-15 anni dopo di che potrebbe riprendere, a partire dal 2050 circa, determinando l’instaurazione di condizioni climatico-ambientali più calde, simili a quelle descritte nel medioevo.

A questa evoluzione naturale si sommano le emissioni gassose antropogeniche. Anche eliminandole del tutto non si invertirebbe la variabilità climatico-ambientale naturale; si eliminerebbe certamente l’inquinamento atmosferico. Quindi, riduciamo drasticamente le emissioni nocive in atmosfera per non inquinare l’ambiente e, soprattutto, predisponiamo l’ambiente affinché si attenuino gli impatti, diversificati per latitudine e orografia, che si intensificheranno nelle prossime decine di anni.


Prof. Franco Ortolani

Ordinario di Geologia

Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico

ARTICOLO DI GIANNI PITTELLA PER LETTA

Libertà, natalità e mobilità: sono le parole chiave del programma di Enrico Letta per la corsa alla leadership del partito democratico. E vale la pena riflettere sul loro significato politico, soprattutto se riferite al Mezzogiorno.

Lo sviluppo è libertà, ricorda il titolo di un volume ormai famoso di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia. Dunque il tema dello sviluppo del Mezzogiorno è molto più legato di quanto possa sembrare al concetto di libertà. Perché lo sviluppo è da considerarsi un processo di espansione delle libertà reali godute dai cittadini. L’espansione delle libertà rende più ricca e meno soggetta a vincoli la vita dei singoli individui, ma permette loro anche di essere in modo più completo individui sociali, che interagiscono col mondo ed influiscono su di esso.

Dunque, sempre seguendo Sen nel suo ragionamento sulla stretta relazione tra sviluppo e libertà, le libertà strumentali sono quelle che afferiscono alle infrastrutture economiche, alle occasioni sociali, alle garanzie di trasparenza, alla sicurezza protettiva che tuteli i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili attraverso un sistema di welfare efficace. Ma l’esercizio delle libertà individuali dipende in maniera sostanziale dagli assetti sociali ed economici, come il sistema scolastico o sanitario e la regolazione del mercato. Così come dipende anche dall’effettività dei diritti civili e politici, attraverso la partecipazione. Tuttavia queste condizioni sono rese possibili proprio dall’esercizio delle libertà.

L’esercizio socialmente responsabile delle libertà individuali è una condizione importante per generare sviluppo. Le risorse finanziarie sono uno strumento necessario ma forse non sufficiente. Nel Sud occorre ricreare quegli spazi di partecipazione che possano rendere efficaci gli interventi pur fondamentali perché l’esercizio delle libertà individuali diventi effettivo.

Ad esempio con l’istruzione. Se nel mondo oggi l’istruzione è un punto determinante per creare condizioni di sviluppo duraturo, non si può non tenere in debito conto la situazione di grave ritardo degli studenti meridionali, evidenziata dall’indagine triennale dell’OCSE, denominata PISA, all’interno di un quadro nel quale l’Italia è già fanalino di coda rispetto ai principali paesi industrializzati di area OCSE.

D’altro canto il ritardo del Mezzogiorno in quelle attività proprie di esercizio delle libertà individuali deve far riflettere. Ad esempio rispetto al numero dei quotidiani letti ed alla media di partecipazione alle elezioni, il SUD accusa ritardi rispetto al resto dell’Italia, così come evidenziato da una recente ricerca sulla diffusione del capitale sociale in Italia realizzata da Roberto Cartocci.

Sviluppo e libertà sono quindi due parole inscindibili. L’utilizzo strumentale di questa parola fatto negli ultimi anni da chi ha inteso cavalcarla contro l’organizzazione e la regolazione sociale che sole possono garantire pari opportunità di esercizio della libertà pesa ancora oggi sull’approccio alle politiche di sviluppo del Mezzogiorno.

Quanto alla natalità, proprio l’anno scorso è stato lanciato l’allarme rispetto alla spirale demografica negativa nella quale il Mezzogiorno è entrato, dopo essere stato per decenni la riserva demografica dell’intero paese. Nel decennio 1995-2005 la quota percentuale delle nascite al Sud è passata dal 44,7% al 36%. Questo effetto negativo deriva dalla difficoltà di formare una famiglia, che ha conseguenze sul numero di figli che si riescono ad avere. Ed al Sud questo fenomeno è soprattutto legato alle difficoltà economiche, oltre che ad una ripresa decisa di fenomeni migratori di dimensioni preoccupanti. La Svimez ci ha ricordato non più di un mese fa un saldo negativo per il Mezzogiorno nei flussi Sud-Nord di 210.000 unità.

Ma la natalità è un concetto valido anche per esprimere la nascita e lo sviluppo di cose nuove, a partire dalle imprese per proseguire con le associazioni e il volontariato, e tutte quelle attività connesse alla crescita della società civile.

Esaltare tutte le positività connesse alla natalità è fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno.

In primo luogo facendo nascere nuove occasioni di mobilità, la terza parola chiave. La scarsissima mobilità sociale in Italia è ancora una volta accentuata nel Mezzogiorno. Il Censis ci ricorda che al Sud e nelle Isole, dove la disoccupazione costituisce un problema endemico, le classi più elevate mostrano di saper mettere in atto strategie difensive. Ma in generale già oggi una parte consistente di giovani meridionali è costretta a collocarsi in una posizione sottodimensionata rispetto al proprio titolo di studio. D’altra parte i figli delle fasce sociali più deboli vengono investiti in pieno dalla scarsezza di opportunità lavorative e dalle minori possibilità di elevare il proprio status.

L’istruzione è un veicolo molto importante per garantire una maggiore mobilità sociale soprattutto delle fasce meno abbienti. Le competenze acquisite sono l’unico strumento con il quale poter competere e migliorare la propria condizione di partenza.

L’allineamento dei blocchi di partenza è il principale elemento per lo svolgimento corretto di una competizione.

Ma anche la pista deve esserci. Perché se si passa dalla mobilità sociale a quella legata alle infrastrutture per la mobilità il Mezzogiorno presenta una situazione preoccupante che deve assumere nei fatti priorità strategica per la classe dirigente del Paese.

Anche qui la Svimez ci viene in soccorso con dati allarmanti. Fatto 100 il Centro-Nord, il Mezzogiorno si posiziona a 67,7 per la rete autostradale, a 59,4 per la rete ferroviaria elettrificata, a 0,7 per i centri intermodali, a 68,4 per gli aeroporti. La competizione non può essere giocata con le gambe legate.

Ecco perché libertà, natalità e mobilità esprimono una valenza politica generale, ma ancora più rilevante se declinata per il Mezzogiorno. Ecco perché Enrico Letta ha detto qualcosa in più di altri. Ecco perché la partecipazione a questo processo è un esercizio di libertà.

Gianni Pittella

Eurodeputato DS – Coordinatore Nazionale della Campagna per le primarie di Enrico Letta

COMITATO PROMOTORE PD IN USA

Costituito il Comitato Promotore del Partito Democratico negli USA

Los Angeles – Si è costituito a Los Angeles il Comitato Promotore del Partito Democratico in USA. L’annuncio è stato diramato da Nicole Focone che svolgerá le funzioni di Coordinatore del Comitato.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale del verbale di costituzione.

“I sottoscritti, riuniti in assemblea a Los Angeles il 6 agosto 2007, costituiscono il Comitato Promotore del Partito Democratico negli Stati Uniti D’America: aderiscono al Manifesto del Partito Democratico facendo proprio l’appello affinché venga riconosciuto nello stesso il ruolo importante per il Paese delle comunitá italiane all’estero e l’impegno del PD a sostenere politiche a favore degli italiani all’estero ritengono che il nuovo partito dovrá avere un carattere di forte radicamento nei territori e di decentramento nelle decisioni secondo il principio del partito federale, principio che deve valere anche per la Circoscrizione Estero e a tal fine chiedono ai futuri dirigenti del PD di prevedere risorse adeguate alle strutture decentrate per iniziative politiche e di comunicazione si impegnano a promuovere, nelle comunitá italiane di riferimento, iniziative politiche che rispondano alle esigenze delle stesse e costituiscano interventi mirati a migliorare le condizioni concrete di vita dei cittadini italiani e i servizi a loro erogati dalle istituzioni italiane presenti si impegnano a chiedere un incontro con gli Ambasciatori d’Italia a Washington D.C. al fine di formalizzare anche presso le istituzioni italiane la costituzione e la presenza dei Comitati Promotori del PD si impegnano a promuovere degli incontri con le forze politiche democratiche ceche e ungheresi, al fine di far conoscere il nuovo soggetto politico italiano, stabilire rapporti di cooperazione e iniziative comuni con le stesse si impegnano a promuovere degli incontri con le principali associazioni culturali, formative, e con gli organismi economici ed imprenditoriali rappresentativi delle comunitá italiane nei rispettivi paesi al fine di individuare le principali esigenze degli stessi e a formulare proposte concrete per la soluzione positiva delle loro istanze aderiscono al Coordinamento de L’Unione negli Stati Uniti D’America e chiederanno allo stesso di riconoscere la presenza di un rappresentante del Comitato Promotore del PD nel Coordinamento si impegnano a dare vita alle primarie, previste per il 14 ottobre, negli Stati Uniti D’America, al fine di consentire anche alle comunitá italiane di questi paesi di votare per l’elezione del Segretario Politico del PD e dei membri dell’Assemblea Costituente sostengono congiuntamente all’UNIONE negli Stati Uniti D’America la richiesta di istituire un Comitato degli Italiani all’Estero negli USA e si impegnano alla raccolta di firme a sostegno della richiesta da presentare all’Ambasciatore invitano fin da ora l’Ambasciatore Italiano negli Stati Uniti a promuovere, fatta salva la prerogativa di nomina dello stesso prevista dalla normativa in vigore, una consultazione generale della comunitá italiana negli Stati Uniti D’America al fine di individuare personalitá rappresentative e disponibili ad assumere gli impegni derivanti dall’incarico di componente del Com.It.Es eleggono nelle seguenti persone l’Ufficio di Coordinamento del Comitato Promotore del PD negli USA: Nicole Focone che svolgerá le funzioni di Coordinatore”. Fanno parte del coordinamento Irene Guadagno, Vincenzo Rotella, Carmen Focone, Paolo Antonelli, Pasquale Rotella.

LETTA IL VALORE AGGIUNTO AL PARTITO DEMOCRATICO

Letta è il vero valore aggiunto del Partito Democratico – Intervista a Davide Corritore

Davide Corritore, l’uomo di Enrico Letta a Milano. Un brutto colpo per Walter Veltroni: Corritore è molto stimato per la sua carica innovativa. Un bel colpo, invece, per il sottosegretario di Romano Prodi: inserisce nella sua squadra un giovane politico che, grazie ai suoi precedenti mestieri, sa di finanza e di innovazione, di Internet e di marketing della pubblica opinione. E che si porta dietro una fetta di lista Ferrante e l’ottimo seguito personale alle ultime elezioni amministrative, dove è stato eletto consigliere comunale nella lista dell’ex prefetto.

Allora, Corritore, perché ha scelto Letta?

Perché Enrico è da sempre portatore di contenuti orientati al futuro, con un’attenzione particolare all’innovazione e alle prospettive delle nuove generazioni, temi ai quali io ho dedicato molta parte della mia esperienza politica.

E perché Veltroni no?

Non è un no a Veltroni, che stimo da anni. Ho scelto Enrico Letta perchè credo nel valore aggiunto di cui egli sarà portatore per tutto il partito democratico. Anche se non dovesse vincere.Competere non significa etimologicamente fare fuori qualcun altro ma correre insieme verso un unico punto. Molto istruttiva la frase che Letta ha scritto sulla porta del suo comitato. E’ una massima di San Paolo, che raccomanda: “Competete nello stimarvi”. Sono convinto che se Letta non vincerà i contenuti del suo messaggio si depositeranno comunque lungo la strada della costruzione del nuovo partito.

Quali contenuti?

Letta ha indicato alcuni assi del suo progetto. La libertà?

Non è proprio un valore nuovo…

Libertà nelle forme nuove della moderna società industriale. Che significa libertà di accesso a ciò che ora non è disponibile per tutti.

Per esempio?

Libertà di accesso per tutti alle professioni ma anche alla banda larga, che non è ancora disponibile per fette importanti del territorio nazionale. Ma anche libertà di accesso alla casa per le giovani coppie,con contratti economicamente sostenibili. Se queste cose non vengono garantite a tutti, si determinano delle esclusioni dal vivere democratico. E si riduce così la libertà dei singoli. Chiunque, ad esempio, dovrebbe poter fare il tassista o il notaio senza essere figlio di tassista o di notaio. Qualsiasi giovane avvocato dovrebbe poter competere con i grandi studi legali. E chi è escluso da Internet in banda larga è escluso dalla società dell’informazione, che è la società del futuro. Ci sono, nella ricca e moderna Brianza, intere zone che navigano ancora in internet col modem a 56 k perché Telecom non investe su adsl per scarsa convenienza economica. Bisogna riconoscere a tutti gli italiani l’accesso alla banda larga in ogni zona d’Italia.

L’altro valore prioritario per Letta è più classico: la natalità.

Vogliamo affrontare alla radice il grande problema italiano della mancanza di figli e dell’innalzamento dell’età media. In Francia le giovani coppie hanno mediamente due figli. In Italia solo uno. Ma un paese che non fa figli è un paese che non guarda al futuro e culturalmente è meno disposto a investire sulle nuove generazioni. Il Paese più innovativo in Europa in tutti i campi-dall’energia alle politiche sociali- cioè la Francia, è il paese col più alto tasso di natalità. Non sarà un caso.

Che cosa proponete in concreto?

Lanceremo a Piacenza in settembre, insieme a migliaia di sostenitori organizzati in diversi teatri cittadini, ognuno dei quali affronterà un tema, un grande happening di lavoro.Un incontro filosofico, politico-programmatico in cui costruiremo insieme, con una logica wikipedia, il nostro progetto per il Pd. Una grande convention interattiva, caratterizzata da una sorte di primarie delle idee…

In concreto…?

Idee che in concreto aiutino ad esempio i giovani ad uscire di casa prima dei 33 anni (la media di oggi). E ci aspettiamo idee a favore delle donne, che devono poter fare figli senza che questo danneggi le loro carriere e penalizzi la loro crescita professionale.

Il terzo valore di Letta è la mobilità. In che senso?

Significa coltivare da parte dei cittadini la speranza di crescere e muoversi socialmente economicamente e fisicamente.L’Italia è ferma perché è difficile qualsiasi forma di mobilità. Sociale ma anche fisica. Proliferano dappertutto le caste precostituite e le lobbies.Il Paese è fermo dal punto di vista sociale e anche logistico. E’ bloccato e va sbloccato.

Walter Veltroni non è adatto a garantire tutto ciò?

Veltroni è un passo avanti, in termini di valori e di visioni, rispetto al passato. Ma dobbiamo guardare ancora più avanti. Veltroni parla di anni ’60 e ’70, Letta di anni ’80. Aggiunge un decennio. La speranza per il futuro è di costruire nuovi orizzonti motivazionali con cui portare all’impegno poltico persone nuove.

In concreto?

Solo un esempio: l’Italia ha il più alto tasso di ricercatori che operano nelle energie rinnovabili in Europa. Ma ha una sinistra che ritiene che il tema dell’ambiente sia una prerogativa dei verdi. Mi aspetto che il Pd nella sfida delle energie rinnovabili chiami i giovani all’impegno e riesca a fare scuola in Europa, utilizzando le esperienze dei nostri bravissimi ricercatori, che oggi lavorano per governi stranieri.

Si avverte molto, nel processo di formazione del nuovo partito, il peso degli apparati?

Il Pd è nato proprio per liberarsi dagli apparati. Sennò non sarebbe stato generato. Gli apparati possono pensare di sopravvivere e per un po’ sopravvivranno. Ma credo che il Pd che vedremo tra dieci o cinque anni sarà diverso da quel che oggi immaginiamo. E’ possibile che 700mila iscritti a Ds e Margherita andranno a votare il 14 ottobre. Ma è verosimile che altrettanti saranno i non iscritti che andranno a votare. Queste persone porteranno aria nuova. E quando apri le finestre prima o poi l’aria nuova penetra. Nonostante gli apparati.

Ma si sa che Letta non vincerà. E allora a che serve il vostro impegno?

La nostra vittoria sarà innanzitutto seminare nel partito che verrà nuovi contenuti. Vorremmo influenzare il progetto del Pd, aggiornare la visione di società della sinistra, inglobare una fortissima innovazione, lavorare sulla cultura di squadra, assente in Italia e invece molto diffusa in altri paesi, eliminando il culto della personalità in politica.

Che Italia avete in mente?

Vorremmo che il paese uscisse dalla cultura della rendita di posizione. Vorremmo un paese in cui ognuno può mettersi in gioco senza dover necessariamente farsi cooptare con appoggi di tutti i tipi.

Quale difetto vorreste eliminare prioritariamente?

La difesa degli stati acquisiti, che penalizza i diritti potenziali. Vedi le pensioni o le licenze di taxi. Il risultato delle logiche corporative ha fatto sì che le licenze siano aumentate di poche centinaia in tutt’Italia, mentre le tariffe siano cresciute, a Milano del 13 per cento. Con tanti saluti per la liberalizzazione del settore e per l’interesse del consumatore. Oggi andare a Malpensa da Milano in taxi costa di più che andare in aereo a Londra. Bisogna rompere questi schemi, questa è la rivoluzione italiana: mandare a casa lobby e potentati che a tutti i livelli difendono le posizioni acquisite.

A destra come a sinistra?

Di fronte ai temi di cui abbiamo parlato sfuma un pò la distinzione tra destra e sinistra. Diventa quasi anacronistica. Credo che nell’Italia di oggi sia più cruciale la distinzione tra liberalizzatori o conservatori. La sinistra deve decidere: o difende chi ha già o crea opportunità per chi non ha. Un giovane che vuol fare il tassista o l’avvocato è come l’operaio della società industriale. Le pari opportunità moderne sono queste.

Farà incavolare il sindacato, questo ragionamento.

Accadde anche in Inghilterra, quando Blair affrontò in modo nuovo il tema della società industriale. E disse che non aveva senso difendere le miniere, roccaforti storiche del sindacalismo inglese, perchè il carbone sarebbe stato sostituito da energie più pulite e la società industriale da quella dei servizi e del terziario. Noi dobbiamo ancora completare questo passaggio culturale. La sinistra italiana deve farlo. E sarà complicato.

E a Milano, la sua città?

La nascita del Pd è un occasione per pensare ad una svolta importante, una specie di big bang.

Tutti a casa?

Il problema più importante è immettere nuova linfa. Portare all’ingresso in politica, anche in posizioni dirigenziali e non solo di militanza, decine e decine di persone che provengono dalle professioni e dal mondo dell’innovazione. Con quei saperi dentro, e con nuove esperienze, il Pd potrà essere veramente una cosa nuova e non una semplice fusione di passati.

Che cos’è Milano per Letta?

Enrico l’ha già detto esplicitamente: Milano sarà un laboratorio di innovazione a partire dalle modalità di partecipazione politica. Il primo segnale è la scelta di Letta di far selezionare i candidati del collegio 1 direttamente dai sostenitori con pre-primarie che si terranno a settembre. Lo scopo di questa sperimentazione è di mandare un preciso messaggio al Pd: bisogna mandare in soffitta la nefasta scelta di liste bloccate che abbiamo avversato nella legge elettorale nazionale, quella di Calderoli, e abbiamo invece inglobato nella vita del Pd. E non se ne comprende il perchè. Se vogliamo un vero Partito Democratico dobbiamo dare vero potere agli iscritti. A cominciare dalla scelta di chi li rappresenterà.

E poi?

Milano sarà per noi il luogo in cui si proporranno modalità di funzionamento del Pd basate su un’interazione continua con gli iscritti. Utilizzeremo tutte le tecnologie possibili. Una sezione tematica di Piacenza sarà dedicato alla forma partito.

Ma il potere a Milano?

Milano, negli equilibri interni del pd rappresenta una postazione chiave. Vogliamo diventare interlocutore privilegiato del mondo di chi intraprende e innova. Vogliamo rivolgerci ai tanti talenti che lavorano in città, che seguono la politica ma se ne sono allontanati negli ultimi anni a causa delle degenerazioni autoreferenziali, di potere e di apparato.

E la sua lista, la lista Ferrante? Che ne sarà dopo che l’ex prefetto ha gettato la spugna cambiando mestiere?

Già più della metà degli eletti sta lavorando per il Pd e dando il suo contributo al processo. A settembre la lista proporrà dei contenuti al nascente Pd e valuterà formalmente come rapportarsi. Nel frattempo è in corso un referendum online tra gli eletti che porterà all’individuazione di un nuovo nome. A quel punto la lista aprirà definitivamente una nuova pagina.

Intervista a Davide Corritore, su “Affari Italiani”, 9 agosto 2007

CRISI MUTUI-USA INVESTE BORSE

da Corriere.it

La crisi dei mutui Usa investe le Borse Chiusure negative, l’Europa brucia 160 miliardi. Forti cali a New York. Bce e Fed immettono liquidità per frenare le perdite

WASHINGTON – «La nostra economia è forte e c’è abbastanza liquidità sul mercato». Con queste parole il presidente americano George W. Bush ha aperto l’ultima conferenza stampa alla Casa Bianca prime vacanze estive per rassicurare gli investitori, preoccupati dalla crisi del mercato dei mutui ad alto rischio che ha innescato una corsa alle vendite. Infatti tutti i listini mondiali hanno registrato giovedì cali considerevoli, anche se non drammatici. In contemporanea con le dichiarazioni di Bush, la Federal Reserve americana ha annunciato di aver immesso sul mercato una liquidità di 24 miliardi di dollari (17,5 miliardi di euro). La Bce ha immesso poco meno di 95 miliardi di euro, il più ampio intervento mai varato dall’11 settembre 2001.
Sui listini internazionali i titoli più esposti sono quelli finanziari, bancari e assicurativi, tanto che i titoli di altri comparti produttivi sono al contrario in netta crescita. Le Borse europee hanno tutte chiuso in ribasso (Parigi -2,17%, Londra -1,92%, Francoforte -1,99%), a Wall Street circa due ore dopo l’apertura il Dow Jones perdeva lo 0,82% (recuperando dopo le parole di Bush), con il Nasdaq a -0,28%. Bnp Paribas ha congelato tre suoi fondi di investimento del valore di quasi 1,6 miliardi di euro, citando i problemi dei mutui «subprime» Usa. «Il dipartimento del Tesoro continua a monitorare i mercati e rimane vigile», ha detto un portavoce del Tesoro Usa.
CONTATTI – La Banca centrale europea (Bce) non ha confermato se sono in corso contatti costanti con le altre banche centrali relativamente alle condizioni globali della liquidità. La notizia del monitoraggio era invece stata data dalla Banca centrale del Canada.

CHIUSURA PIAZZA AFFARI – In Italia la Borsa di Milano ha terminato con un ribasso dell’indice Mibtel dell’1,38% a 31.193 punti, un po’ meglio dell’indice S&P/Mib: -1,45% a 40.056 punti. Il migliore titolo è stato Mondadori (+3,73%), mentre sono generalizzati (con qualche eccezione) i cali nel comparto finanziario. In totale il calo della capitalizzazione delle Borse europee è stato pari a 160 miliardi di euro, basato sulla perdita dell’1,78% dell’indice Stoxx 600.

USA: OK ENERGIE RINNOVABILI

Da Corriere.it
La nuova politica energetica americana, già approvata dal Senato, accantona il petrolio e passa attraverso quote e super imposte

WASHINGTON (USA) – Il Congresso cambia la politica energetica degli Stati Uniti. Quote obbligatorie di fonti rinnovabili, nuove imposte per i colossi del petrolio: le scelte della maggioranza democratica non piacciono alla Casa Bianca, malgrado il presidente Bush abbia già aperto da qualche tempo alle energie alternativa, perché penalizzano eccessivamente – con tasse considerate eccessive – i gruppi che producono idrocarburi.
VOTAZIONE COMBATTUTA – E’ stata una notte intensa per i deputati della Camera dei Rappresentanti. Alla fine la proposta dei democratici è passata con 241 voti a favore e 172 contrari. Il «pacchetto» di misure impone alle società produttrici di elettricità di ricorrere per almeno il 15 per cento a fonti di energia alternative come il vento e i biocarburanti. Più tardi è arrivato anche il via libera a nuove tasse a carico dei produttori di petrolio, per 16 miliardi di dollari. Il voto della Camera dei rappresentanti è un voto particolarmente: i progetti di legge erano già stati approvati dal Senato nel giugno scorso.
CRITICHE – Il progetto di legge sulle rinnovabili ha suscitato critiche diffuse nel mondo degli affari e da parte di alcune aziende produttrici di energia. Le nuove misure – sostengono – rischiano di determinare un aumento dei prezzi dell’elettricità nelle regioni dove l’eolico ha scarse possibilità di sviluppo. Favorevoli al progetto di legge, invece, gli ambientalisti. Gli obblighi introdotti dal Congresso – sottolineano – favoriranno gli investimenti nel settore delle rinnovabili, e contribuiranno così alla lotta contro i mutamenti climatici.
ALTA EFFICIENZA – Tra le misure varate figurano anche incentivi alle città e alle regioni che riducano i consumi, nonché alla costruzione di edifici ad alta efficienza energetica. Secondo Nancy Pelosi, speaker democratica della Camera, l’impegno sul fronte delle rinnovabili è decisivo per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dagli idrocarburi. Allo stesso tempo, le nuove norme consentirebbero di lottare contro il riscaldamento globale del clima. «Sono in gioco i nostri bambini, il nostro futuro, il mondo nel quale vivono», ha detto Pelosi. Umori differenti tra i repubblicani, minoranza al Congresso. E la Casa Bianca resta critica: il testo varato dalla Camera non farebbe «alcun serio tentativo di aumentare la sicurezza energetica o di ridurre i costi dell’energia». Inoltre, penalizzerebbe la produzione nazionale di gas e petrolio. A suscitare perplessità nel Great Old Party, è soprattutto una crescita della pressione fiscale per le major degli idrocarburi. «Non riesco a comprendere tanto veleno nei confronti dell’industria del gas e del petrolio», ha dichiarato il deputato Ralph Hall. Ora non resta che aspettare le mosse di Bush: secondo alcuni esponenti del suo partito il presidente potrebbe anche porre il veto.

PD: ASSEDIO A VELTRONI

Da Il Corriere – Pd, assedio a Veltroni
Il ministro ds: così il partito rischia. Penalizzata la nostra sinistra – Bersani: no ai verticismi
I prodiani criticano il sindaco – Vita: per Walter sempre più difficile
ROMA — La gestazione del Partito Democratico appare tutt’altro che semplice. C’è la Margherita che si divide nuovamente tra rutelliani ed ex popolari, con i primi che minacciano di fare una lista in proprio e con i secondi che rispondono per le rime. Significativa la replica di Beppe Fioroni, ministro dell’Istruzione, agli uomini del presidente della Margherita: «Si chiamano coraggiosi, bene, abbiano il coraggio di fare questa lista sul serio, anche se io penso che sia un errore, che occorra esaltare il meticciato, metterci tutti insieme, mescolare culture e tradizioni». Già, ma i rutelliani sostengono che questo listone onnivoro sia gestito da Dario Franceschini in modo tale da emarginarli, favorendo invece gli ex ppi.
Dallo staff di Franceschini fanno sapere di non credere che alla fine il presidente della Margherita scenderà in campo con proprie liste. E ancora Fioroni osserva: «Io non voglio contare di più nelle liste, ma neanche di meno, sia chiaro…». Mentre nella Margherita si litiga, nei Ds affiorano dubbi e perplessità. Il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, lancia l’allarme: ci sono delle questioni da risolvere altrimenti in il Pd è «a rischio». C’è un problema, sottolinea il dirigente della Quercia in un’intervista all’Unità, che «può anche essere mortale» per il partito che verrà, perché «fin qui si è seguito un meccanismo» che potrebbe portare a un moltiplicarsi di operazioni verticistiche.
E allora, il giorno dopo le primarie, ammonisce Bersani, occorrerà «ripartire dal basso», perché bisogna «mettere lo scettro in mano al popolo dei democratici». Lungo la strada del Partito Democratico, però, secondo il ministro per lo Sviluppo Economico, c’è anche un altro pericolo. Ossia quello di una «possibile sottorappresentazione della sinistra ».È un problema che i diessini stano affrontando in questi giorni. È un timore che ha spinto i deputati della Quercia a indire addirittura un’assemblea per discutere della questione. Ma i problemi del Pd non finiscono qui. Ieri è partita la carica prodiana contro Walter Veltroni.
Due fedelissimi del presidente del Consiglio, come i deputati della Margherita Franco Monaco e Antonio La Forgia, hanno attaccato Goffredo Bettini, ossia il grande sponsor del sindaco di Roma, denunciando accordi di vertice e trattative sottobanco. Insomma, secondo loro gli apparati di Ds e Dl rischiano di ingessare il nuovo partito. Il vero bersaglio di questa offensiva, inutile dirlo, è Veltroni. Il quale Veltroni è ancora alle Maldive,ma chissà se riesce a godersi appieno la vacanza visto quel che sta accadendo a Roma.
«Già — ammette Vincenzo Vita, ex mussiano, promotore della lista di sinistra che appoggia il sindaco di Roma — quella che prima sembrava una passeggiata si sta rivelando per Walter un’impresa più difficile, perché c’è chi semina ostacoli…».

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