Significativamente Oltre

Un interessante studio del CNR, pubblicato sul Corriere di ieri, sulla distribuzione di (domini) Internet in Italia

internet

Se non lo avete letto, vi riporto in sintesi i risultati di uno studio CNR sulla distribuzione dei domini internet registrati in Italia:

un dato che secondo molti è una buona proxy per leggere una maggiore o minore propensione all’innovazione e allo sviluppo, ma anche il tasso di “alfabetizzazione digitale” dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni locali, il tasso di diffusione di “connettività veloce”, ed altre.

NUMERO DOMINI TOTALI (.IT) : 1.429.009

di cui:

NORD: 776.677 (54,35%) ovvero 340 domini su 10,000 abitanti

 CENTRO: 347.863 (24,34%) ovvero 354 domini su 10.000 abitanti

 SUD: 304.469 (21,31%) ovvero 180 domini su 10.000 abitanti

Una delle cose che viene fuori dallo studio è, ad esempio, il fatto che il “Web è piu’ diffuso dove reddito pro capite e tasso di scolarizzazione sono piu’ alti: la Rete dunque amplifica le differenze”?

Sarebbe interessante avviare una discussione insieme su questi dati, che sono sì sintetici, ma racchiudono tante realtà del nostro Paese su cui la Rete potrebbe incidere.

 Massimo Preziuso

7 risposte a Un interessante studio del CNR, pubblicato sul Corriere di ieri, sulla distribuzione di (domini) Internet in Italia

  • Carlo Alberto Sartor scrive:

    Secondo me non e’ un dato che ci azzecca poi molto. Dice dove sono le aziende che si dotano di un dominio ma non profila null’altro di significativo che non meri aspetti macroeconomici (anzi di immagine, perche’ la maggior parte dei siti e’ utilizzato come “vetrina”).

    Basterebbe rapportarlo al numero di aziende sensatamente “internettabili” per le tre zone e probabilmente si arriverebbe alla considerazione che la ditta del sud ha quasi piu’ frequentemente un sito rispetto a quella del nord.

    La differenza secondo me potrebbe invece essere sui siti eroganti servizi o per lo meno sulla qualita’ funzionale dei siti stessi. Questo fattore potrebbe dare una qualche indicazione qualitativa sull’utilizzo delle tecnologie per la singola azienda.

    C’e’ anche uno strano effetto trasversale secondo me: l’appeal dei siti, le qualita’ tecnologiche e l’adeguamento tecnologico del sito alle tecnologie attuali non e’ maggiore nei siti al nord ma spesso sono meglio piazzati quelli al sud…

    In particolare il sud da’ piu’ valore al sito mediamente rispetto alla generica ditta al nord… pero’ e’ una statistica che ovviamente non puo’ che essere parziale…

  • Massimo scrive:

    E’ chiaro che sia un dato incompleto, ma secondo me invece qualcosa la dice (tra le altre, la butto li’, la nota correlazione tra diffusione di Internet e sviluppo di reti di saperi).

    Massimo

  • Mauro Stefanelli scrive:

    La rete non amplifica le differenze le conferma.
    I giovani del sud spesso lavorano al nord o studiano a Roma quindi alla base di una analisi concreta dovrebbe esserci come è ripartita la popolazione giovanile sul territorio nazionale..
    Vs.nonna si collega in rete? La mia non è piu’ di questo mondo..Ok Vs.madre si collega?…
    Chi ve li passa Bersani sti bei sondaggi?
    Ciao

  • Riccardo Maiolini scrive:

    Sarebbe ” carino ” vedere i numeri delle società di telecomunicazione italiane per sapere loro quanto e dove hanno investito nella famosa ristrutturazione delle linee… Anche solo sulla città di Roma l’intervento di ammodernamento ricalca esattamente la distinzione tra quartieri di fascia a e quartieri di fascia b…. Immaginiamo cosa succede sull’intero territorio italiano…

  • Massimo scrive:

    Ottimo commento, Riccardo, grazie.

    Interessante di sicuro vedere cosa accade laddove, ad esempio, si fa Upgrade della Rete, a Roma, a Milano (per non parlare dei piccoli centri).

    Io infatti credo che sia proprio nel potenziamento della rete nelle periferie delle città grandi, medie e piccole, che risieda l’enorme potenziale.

    E ci sono di sicuro migliori PROXY che il semplice numero di DOMINI registrati per fare analisi economiche – sociali dall’uso della Rete.

    Parliamone, discutiamone.

    Massimo

  • Michele Cipolli scrive:

    Sui domini si tratta di dati interessanti ma fortemente incompleti: quelli .it sotto il controllo del nostro registro sono una minoranza rispetto a quelli registrati e amministrati in Italia. Io stesso posseggo o gestisco molti domini, in maggioranza non .it ma con contenuti residenti su server italiani. Mi sembra quindi tempo perso ragionare su un campione poco significativo.

    Penso inoltre che la sfida che l’Italia dovrà affrontare sia quella di disseminare la cultura dei servizi in rete (tra pochi anni qualunque servizio, sarà gestito sul web, e non vi sono scappatoie poichè anche la TV digitale se vorrà essere interattiva dovrà utilizzare il protocollo TCP/IP – i.e. Internet) e, primariamente, quella dell’accessibilità (xDSL o wireless come servizio universale garantito, come lo furono il telefono e la TV agli albori). Il web sarà potenzialmente accessibile da ogni dispositivo, in mobilità o nomadicità. Il cosiddetto “internet delle cose” renderà automatica la comunicazione tra oggetti di uso comune.

    Non è la solita storia dell’uovo o della gallina, la gallina infatti sta invecchiando e presto non farà più uova: è chiaro che senza nuove infrastrutture la rete telco non è capace di fornire un accesso performante e sostenibile economicamente a tutti i cittadini. Con le potenzialità attuali tecnicamente non è possibile, vi risparmio i numeri al riguardo. Per rinnovare le tecnologie di rete verso le NGN (nuova generazione) sono stati stimati necessari circa 10 B€ di nuovi investimenti …. chi li farà? Di sicuro non Telecom da sola, ma gli altri operatori contribuiranno se e solo se diventeranno futuri “soci” di Telecom nella rete prossima ventura; da anni però si discute ed i vari operatori non hanno trovato un accordo tra loro e con i governo, che predilige opere altisonanti e orientate al cemento piuttosto che alla diffusione della conoscenza.

    La privatizzazione delle reti (la prima è stata proprio quella telefonica negli anni 90 con risultati discutibili ed a carico dei contribuenti – dopo che ne avevano già finanziato lo sviluppo …) ha deformato le dinamiche competitive anzichè renderle + trasparenti e sappiamo come gli imprenditori italiani del salotto buono siano votati al “prendi la concessione a debito, strizza gli utenti e scappa prima di dover investire sul futuro”, magari alienando le reti a favore di investitori esteri con laute plusvalenze.

    La situazione è molto, molto complessa e purtroppo chi ha la responsabilità di fare scelte strategiche di investimento ha in Italia una sensibilità insufficiente su queste tematiche. Non è una questione di soldi, ma di saper scegliere dove metterli e contrastare lobbies in odore di mafia. Pensate al ritorno di un investimento distribuito su tutto il territorio in reti di nuova generazione al confronto della realizzazione del ponte sullo stretto …. alcuni studi rivelano che l’investimento in connettività ha un ROI stimato dal 300 al 500% in dieci anni, per il ponte sullo stretto invece devono fare carte false per dimostrarne l’utilità (e comunque il progetto sarà, se mai verrà realizzato, in perdita ed i privati si sono già ritirati – quindi solo soldi pubblici) e per poter ripagare i voti clientelari passati, presenti e futuri del centrodestra al Sud.

    Un saluto a tutti Voi,

    Michele Cipolli

  • Carlo Alberto Sartor scrive:

    Davo per scontato che la ricerca avesse incluso tutti i domini, anche quelli non gestiti direttamente dal NIC.
    Se cosi’ non fosse, hai ovviamente ragione e la ricerca e’ praticamente aria fritta perche’ (confermo) la maggior parte di domini registrati dalle ditte italiane non e’ detto che si trovi sotto il NIC.
    Se il CNR (che gestisce i domini italiani, va ricordato) non ha fatto questa semplice considerazione, allora e’ meglio che le ricerche le lascino fare ad altri e ricerchino…. se stessi!!!!

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