Significativamente Oltre

Rientri all’italiana – una sanità che affonda

di Francesco Zarrelli (IE Molise)

La spesa sanitaria, problema che esiste da circa 30 anni e che solo oggi, all’alba di una crisi economica senza precedenti, salta davanti agli occhi dei nostri amministratori e’ uno dei tanti talloni di achille del nostro budget nazionale. Bisogna correre ai ripari – giusta osservazione, bisognava farlo da tempo ma come si dice “meglio tardi che mai”.

La ricetta elaborata per poter pareggiare la spesa e’ semplice e rispondente al classico teorema italico del fare cassa – tagli lineari, blocchi del turnover del personale che va in pensione, stop delle assunzioni, tagli ai posti letto, rincari dei ticket sanitari e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta.

In tutto questo questo chi e’ che paga il conto?

Inefficienze e spese folli in ambito sanitario vengono pagate ovviamente dai cittadini e soprattutto vengono pagate due volte da chi deve accedere al servizio sanitario nazionale, i quali non solo si ritrovano ad essere salassati da tasse regionali piu’ salate, ma anche da pesanti accise sui carburanti, i quali notoriamente di questi tempi costano poco. La cosa piu’ grave non e’  l’esborso al quale noi tutti siamo costretti per riordinare i conti ma il servizio inefficiente e totalmente insufficiente che spesso costringe molti, che per questioni di urgenza, sono costretti a doversi rivolgere a loro spese a strutture sanitarie private per poter tutelare la loro salute.

Lavorare nella sanita’ del rientro

Il piano di rientro cosi concepito, oltre a creare forti disservizi verso i pazienti, e’ generatore di forti malesseri nell’ambiente lavorativo. Contratti co.co.pro., incarichi temporanei, scarsita’ di personale, di strumentazione adeguata e di posti letto sono parte dominante della realta’ che si vive tutti i giorni negli ospedali italiani. Si perde a poco a poco il senso di quello che si fa’ grazie alla decurtazione delle buste paga e si decapita letteralmente, a coloro che credono nel lavoro che svolgono, il sentimento di appartenenza verso la propria azienda sanitaria per via delle pessime condizioni lavorative nelle quali si e’ costretti.

Ci si meraviglia dunque di quello che succede nei prontosoccorsi romani, quando si vede gente ammassata nei corridoi su barelle traballanti, o peggio ancora quando si trasmette in tv un tentativo di rianimazione svolto dal personale sanitario ad un paziente steso a terra per mancanza di posti nelle sale di urgenza. La politica scarica il barile a chi combatte tutti i giorni sul fronte della vita, andando a sospendere dal servizio i dirigenti delle unita’ operative che vivono quel dramma tutti i giorni, rendendo chiaro agli occhi dei lavoratori e spero anche dei pazienti, la loro mancanza di volonta’ nel voler risolvere davvero questo problema.

Cosa fa dunque questo piano di rientro sanitario?

Il suo scopo e’ evidente, si limano gli sprechi insieme alla componente positiva della spesa sanitaria. Si spende meno e’ vero, ma a cosa serve questo risparmio se comporta la distruzione della sanita’ pubblica e gratuita? Chi trae vantaggio da questa situazione sono sicuramente le strutture private le quali fanno un passo avanti ogniqualvolta il pubblico e’ costretto a farne uno indietro, centri diagnostici e cliniche private oggigiorno crescono come funghi. Intanto i privilegiati e gli intoccabili baroni della sanita’ pubblica continuano a conservare le loro posizioni e i loro proventi, le consulenze insensate continuano ad essere date agli amici degli amici, le gare di appalto pubbliche continuano ad essere viziate a favore dei conoscenti. Si vogliono ridimensionare gli sprechi senza volerli eliminare poiche’ importante retaggio della politica laurista, a scapito del servizio reso ai cittadini e della salute pubblica.. tanto i politici si curano nelle cliniche private a carico dei nostri generosi portafogli.

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