Significativamente Oltre

Psicologia del potere

Poteredi Giuseppina Bonaviri

La logica politica di questo strano tempo non si sofferma molto su idee, principi, presupposti etici, miti rivoluzionari ma si stratifica e tranquillizza su pacate e poche considerazioni  che non compromettono l’agire di quel mancato cambiamento tanto agognato ma mai avvenuto. Esiste, anzi, il terrore del cambiamento che agisce su ogni cellula sociale e dove l’anestetico pubblicitario, creando modelli narcisistici ai quali tutti si sottomettono, fa da azione sociopolitica controllando tutte le novità. Si producono così feticci culturali, sociali e politici che poi vengono offerti al popolo affinché si idolatrino. Si è perso il tempo in cui votare era un’azione di scelta, di considerazione, di analisi della realtà e della coerenza con i propri motivi interni. Ora esistono pochi modelli preconfezionati ed edonistici, senza alcuno scopo se non quello di confermare la NON SCELTA. Il patto sociale che oggi si compie è quello tra soggetti affetti da psicopatologia del potere, sudditi anelanti una propria dimensione limitata solo alle logiche malate di potere. Il candidato politico ideale dei nostri tempi ha alla sua radice un bambino trascurato e che per compenso fa deliri di un Sé maestoso e potente, in grado di cancellare le sensazioni di morte di un proprio Io fragile. Questo Sé grandioso e totalmente incosciente della propria limitatezza ha bisogno di adulazione, di conferma della sua potenza attraverso il riscontro sociale, attraverso la posizione di potere che potrà raggiungere solo con l’approvazione degli altri. Il sistema si fa ora complesso prevedendo la partecipazione degli adulanti che, complici ignavi, deprivati di ogni senso critico, ammassati in un conformismo assoluto vedono miraggi di ricchezza facile, deresponsabilizzati per cultura e dunque inconsapevoli del proprio Sé e del reale. La personalizzazione del gioco politico sottomette le idee, i conflitti, le scelte culturali ed etiche al mito del personaggio per un interesse di appartenenza lobbistica. Viviamo nella ipotesi frommiana di una società iperconformista e massificata dove l’interesse per l’individuo soccombe verso la realizzazione di una soggettività acritica e disciplinata da miraggi economici.

Questo modo predispone al voto senza idee che è un’azione senza scopo, senza senso corrispondendo ad un modello non etico, cieco e disperato per la sua imminente fine. La società così diviene incapace di affrontare i temi reali ed urgenti  di una umanità schiavizzata dagli “psicopatici del potere” e si fa pericolosamente fuorviante.

 

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