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Profondo rosso a Wall Street. Pesa il timore del debito Usa. Intervista a Joseph Di Virgilio

Il“fiscal cliff”,miscela di tagli alla spesa e rialzi delle tasse, spaventa gli investitori

Intervista di Francesco Semprini su La Stampa a Joseph Di Virgilio (IE New York)

La campana ha un suono sinistro a Wall Street nel day after delle elezioni che hanno consegnato a Barack Obama un secondo mandato alla Casa Bianca.

Sul «trading floor» del New York Stock Exchange dove si respira un’aria piuttosto tesa: bocche cucite. «Gli ordini di scuderia sono chiari, una parola fuori posto e sei out», dice Joseph Di Virgilio, gestore di uno di un hedge fund considerato «sostenibile», l’Ardour Sustainability Fund,5,5 miliardi di dollari investiti in energie rinnovabili, risorse naturali, cibo e acqua.

E’ lui a farci da Cicerone nel paradiso della finanza che in questa giornata ha più l’aspetto di un purgatorio, con il Dow Jones sotto di 250 punti dopo appena dieci minuti di scambi.

Ci sono novità poco liete dall’Europa, c’è soprattutto tanta incertezza per gli Usa. La giornata s’è chiusa con una sfilza di segni meno, in America come in Europa.

«La vittoria di Obama non è stata una sorpresa», commenta Kenneth Polcari, per dieci anni governatore del trading floor del Nyse. Lo incontriamo nel «garage», la stalla che la Borsa acquistò nel 1922 per allargarsi. «C’è un senso di frustrazione, gran parte degli operatori del settore finanziario hanno inclinazioni repubblicane e si identificavano in quello che Romney diceva, in fatto di business».

Qui a far paura sono due parole: «fiscal cliff», la miscela a base di tagli alla spesa e aumento della tassazione con cui dal prossimo gennaio, in mancanza di accordi politici, diventerà obbligatorio abbattere il debito. «E’ la mancanza di cooperazione tra governo e Congresso che preoccupa investitori e mercati, -prosegue Polcari – l’incapacità di trovare un punto di accordo per evitare il fiscal cliff».

E nel frattempo gli operatori dove si posizionano? «Sui titoli di Stato: sono sicuri, anche se danno rendimenti bassi, forse quasi nulli». Di Virgilio punta il dito sul dollaro debole: «Una politica di bassi tassi è destinata a diventare una spirale viziosa. Il dollaro si deprezzerà e questo non è un bene, un’economia forte deve avere una moneta forte». Poi c’è il nodo della politica moneta- ria: «Non si può continuare così. Le iniezioni di denaro sono rischiose, specie di fronte a una crescita al di sotto dei due punti l’anno», dice Di Virgilio.

Secondo il manager di fondi speculativi con Obama i mercati azionari e di commodity, dopo aver metabolizzato le perdite di ieri, riprenderanno a crescere in virtù dei tassi piatti e del mini dollaro ma sarà una crescita «artificiosa e viziata». In questi casi come si comporta il gestore di un fondo? «Noi abbiamo anticipato la vittoria di Obama – prosegue Di Virgilio – ci siamo quindi posizionati in “short”, puntando sui ribassi, e ci rimarremo sino a quando non si avranno indicazioni più chiare su fiscal cliff e consumi».

Si profila una sorta di impasse insomma «dalla quale sarà possibile uscire-spiega Polcari – se Obama sarà in grado di riunire tutti intorno a un tavolo ed evitare il fiscal cliff». Scenari incerti quindi – finanche allarmanti – riflessi nei volti del popolo del Floor del Nyse, la cui unica sicurezza, ad oggi, è di essere uscito illeso dall’uragano Sandy.

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