Significativamente Oltre

Nessuna occasione vada perduta!

di Giuseppina Bonaviri

Il 20 settembre è andato in onda presso l’auditorium diocesano di Frosinone l’incontro ”Costruire insieme il futuro della nostra terra”. Ero presente perché invitata. Poteva essere una occasione unica di condivisione per un percorso comune tra i rappresentanti della cultura, dell’associazionismo, del volontariato, dei lavoratori, delle imprese a favore di uno spazio innovativo di apertura e dibattito  con la cittadinanza. Invece è apparsa solo come l’ennesima vetrina delle vanità dove i soliti noti, ad esclusione di qualche rappresentante della società civile, hanno sfoggiato l’abito usurato e sterile dell’autocompiacimento. Ci auguriamo, che quanto prima, da una serena riflessione a posteriori possa nascerne una proposta unitaria, prospettica e visionaria a sostegno del tanto disagio esistente in provincia.

Qui di seguito trovi la nostra idea- Rete La Fenice-  per costruire insieme un Patto di solidarietà sociale nella nostra Provincia.

 

PER UN RISVEGLIO COLLETTIVO

di Giuseppina Bonaviri

Sono molti i segni di disagio che vive la popolazione della provincia di Frosinone e come spesso accade, più questo fenomeno risulta elevato, e più le persone  e le famiglie si rinchiudono in se stesse per un senso di innata dignità, di fragilità, di vergogna.

Non è solo la povertà di coloro che stendono la mano per le strade che ci preoccupa ma anche quella di coloro che fino ad ieri vivevano una tranquilla esistenza  e che oggi, purtroppo, non riescono più ad assicurarsela. Dobbiamo raggiungere quelle famiglie bisognose che per pudore non chiedono aiuto ma che sono in condizioni economiche gravissime. Finora il sostegno rimane frammentario, parziale e troppo spesso impossibile al momento della fase attuativa.

Nasce da qui il mio interesse e quello della Rete La Fenice per l’iniziativa “ Costruire insieme il futuro della nostra terra “. L’ avvento di un Patto di solidarietà sociale tra i diversi attori istituzionali, cittadinanza libera e volontariato che si impegni seriamente nel nostro entroterra diverrebbe lievito per l’attivazione delle coscienze e per la creazione di un movimento di pensiero sui valori ed equità al servizio dei cittadini. Tutti sappiamo che lavorare bene insieme, lasciando da parte le spinte regressive  che porgono sempre il fianco al personalismo, alle invidie, alle ambiguità- sentimenti questi da ascriversi nella costellazione psicologica delle paure distruttive- produrrebbe forti sinergie a difesa dei più deboli, degli ultimi, tra l’altro, a costo zero. Anche Papa Francesco ci ricordava che la direzione giusta è quella della collegialità, del decentramento e delle donne.

In tempi di crisi non possiamo più accettare lo spreco di denaro pubblico ne del consumo del territorio rimanendo a guardare.

Che fare ?

Intanto dare vita ad un circuito di condivisione delle soluzioni del disagio a partire dallo scambio periodico di informazioni sulle zone e situazioni emergenziali e maggiormente a rischio sostenuti in questo dalle informazioni che gli Osservatori esistenti sul territorio ci forniscono periodicamente contemporaneamente attenzionando la proposta nazionale della Caritas e dell’Acli sull’inserimento nel nostro sistema di sicurezza sociale del Reddito di inclusione sociale che può diventare una concreta soluzione per le famiglie in povertà assoluta. Sappiamo bene che per concretizzare ciò serve, innanzitutto, la volontà del Governo ma appare altrettanto indispensabile sollecitare da subito un movimento d’opinione nelle periferie che permetta al progetto di fuoriuscire da quell’isolamento tipico di tutte le fasi di ricerca  per divenire concreta espressione di accoglienza del bisogno. Lo studio di fattibilità di questo lavoro evidenzia che i fondi ci sono: concretizzarlo dipende solo dalla volontà politica e di tutti noi. Non dimentichiamo che l’Italia –assieme alla Grecia- destina alla povertà la quota più bassa tra i paesi aderenti all’eurozona.

Il valore aggiuntivo di questa proposta, che non riguarda solo la destinazione del sostegno economico sta nell’avere previsto il concorso di tutte quelle amministrazioni comunali, enti pubblici, associazione del Terzo settore come co-partecipi dalla fase progettuale. Ciò darebbe vita ad un modello unitario di nuovo welfare.

Evitiamo parole vane e da subito, con semplicità, quale incubatore di idee mattiamoci al lavoro insieme lasciandoci contaminare dalla buona pratica per un risveglio collettivo.

Frosinone, 20 settembre 2013

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