Significativamente Oltre

La riforma federale (tratto da “Italia 2050”)

 Tratto da ITALIA 2050 – Qualcuno faccia in modo che questo non accada

di Aldo Perotti

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italia 2050La riforma federale

La riforma federale fu attuata per passi successivi nel secondo decennio del secolo. Una serie di leggi delega ed i conseguenti decreti trasferirono alle venti Regioni molte funzioni statali mentre quest’ultime si andavo strutturando per svolgerle in piena autonomia.

Altre norme sul livello di autonomia delle Regioni sterilizzarono i poteri di indirizzo dello stato centrale ed infine un nuovo modello di Costituzione si trovò a dover ratificare lo status quo confermando la trasformazione della Repubblica Italiana in Repubblica Federale Italiana.

La Costituzione Federale ridefiniva completamente la struttura dello stato con un Presidente della Repubblica con Funzioni di capo del Governo indicato direttamente dal Senato Federale, quest’ultimo composto da un numero variabile di senatori, espressione dei governi regionali. Al Senato Federale si affiancava un’Assemblea Generale con un potere limitato ad alcune materie eletta a suffragio universale con il sistema delle preferenze su liste uniche predisposte dai governi regionali individuando personalità di rilievo tra la popolazione regionale. La riforma permetteva di limitare i momenti elettorali (sempre meno partecipati) alla sola elezione delle Assemblee Regionali[1] ed a quella, prevista però ogni otto anni, dell’Assemblea Generale. La nuova Costituzione Federale prevedeva la totale autonomia finanziaria delle Regioni e l’obbligo delle stesse di contribuire al fondo federale ed al fondo perequativo secondo quanto stabilito nel bilancio approvato dal Senato Federale. La Costituzione aveva previsto tra l’altro il decentramento di alcune funzioni del Governo Federale e il trasferimento di alcuni organi al nord ed al sud, ma il trasferimento non fu mai attuato a causa degli elevati costi.

A livello politico la nuova forma dello Stato portò degli sconvolgimenti. I partiti nazionali dell’inizio del secolo, che negli anni si erano “territorializzati” in qualche modo ripartendosi i territori, non avevano più ragione di esistere e la rappresentanza degli interessi più che politica divenne campanilistica. I partiti si trasformarono essenzialmente in liste civiche e nelle assemblee regionali venivano elette liste territoriali. In Lombardia per esempio i partiti rappresentati erano solo tre, Milano Centro (tendenzialmente di ispirazione democratica), Milano Hinterland (conservatori) e Montagne Lombarde (ultraconservatori), e tutti e tre di ispirazione leghista (gli schieramenti di minoranza in forza del sistema elettorale maggioritario uninominale in genere non riuscivano ad eleggere se non pochissimi rappresentanti).

Nel Senato Federale, dove sedevano rappresentanze di tutte le forze presenti nelle Assemblee Regionali venne meno il concetto di destra e sinistra. Dovendo assegnare dei settori a tutte le Regioni della Repubblica Federale e non potendosi stabilire un ordine si trasformò l’emiciclo in una cavea circolare suddivisa in venti settori, uno per ogni Regione (di ampiezza ovviamente proporzionale al numero dei Senatori). I senatori si collocavano in alto o  in basso all’interno del loro spicchio regionale. I conservatori tendevano a collocarsi nella parte alta della cavea mentre chi si rifaceva ad idee più progressiste tendeva a collocarsi nella parte bassa cosicché la “destra” e la “sinistra” esistenti prima della riforma si trasformarono in “alti” e “bassi”. Il governo federale sedeva al centro attorno ad un tavolo circolare collocato su una piattaforma che ruotava lentamente, per non fare torto a nessuna delle rappresentanze regionali.

Un sistema di telecamere proiettava sulle pareti tutto intorno le immagini dei Ministri in modo che i senatori potessero vedere di fronte anche chi temporaneamente dava loro le spalle.

Nell’Assemblea Generale eletta direttamente dai cittadini con il sistema delle preferenze a guidare l’elettorato, più che le idee politiche, era la notorietà di questo o quel personaggio.

Se in un primo momento le liste furono compilate cercando tra i professori universitari, tra i professionisti e gli imprenditori, come anche nelle associazioni ambientaliste, dopo un paio di tornate elettorali si comprese che calciatori, soubrette e cantanti erano le uniche figure in grado di far man bassa di preferenze.

Per assicurare una forte rappresentanza di una Regione anche nell’Assemblea Generale era necessario rastrellare preferenze anche altrove, nelle altre Regioni, e fu così che la Lombardia ottenne il gruppo più numeroso facendo eleggere tutta la rosa dei calciatori dell’Inter e i due terzi del Milan.

La Campania ha schierato per anni il gruppo dei neomelodici che, misteriosamente, riuscivano  ad ottenere preferenze anche in Alto Adige.

Il Lazio vantava un nutrito gruppo di attori e comici mentre l’Emilia Romagna compilava le liste con delle primarie che si svolgevano, per le candidate donne, a Salsomaggiore.

L’Assemblea Generale si riuniva due giorni al mese e la partecipazione dei rappresentanti non è mai stata particolarmente assidua.

 


[1] Ogni Stato Regionale si stava dando  nel frattempo un proprio Statuto Costituzionale  ed una propria legge elettorale.

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