Significativamente Oltre

Il porto ed i nuovi progetti: quando valutare equivale a migliorare

di Diego Bevilacqua CSPS – Civitavecchia

Il porto di Civitavecchia sembra stia cercando di evolversi, portando avanti diversi progetti che prevedono modifiche sia a livello di struttura ed architettura portuale (come il dichiarato rinnovo del waterfront) che a livello ambientale.

Sorvolando sulla prima questione, che presenta un aspetto rilevante per parte tecnica e di struttura, ma che deve essere comprensiva di seria apertura verso la città, l’innovazione ambientale ha visto deviare dalla strada precedentemente battuta sul piano delle banchine elettrificate.

Nell’articolo di Civonline si parla di un progetto sostenuto dalla Royal Caribbean riguardo l’abbattimento delle polveri grazie all’utilizzo di “filtri umidi”; è un sistema di scrubbing.

Grazie ad esso, secondo quanto affermato dal Primo Cittadino, si andrebbe non soltanto a migliorare la condizione inquinante in cui verte oggi la città, ma si troverebbe un’alternativa alle banchine elettrificate, le quali hanno presentato dei problemi.

Dall’esperienza maturata grazie all’informazione diffusa nei riguardi del nostro territorio, però, il problema sembra non risiedere unicamente nella ricerca di approcci validi alla riduzione dei fattori inquinanti, che siano quindi scrubbing, banchine elettrificate od altre tecniche, ma anche e soprattutto nella mancanza di serie modalità di valutazione dei rischi inquinanti, come anche di valutazioni della progettazione.

L’importanza di poter rilevare quali siano i problemi ambientali a livello portuale e in riferimento proprio a questo tipo di inquinamento, non unico ma nemmeno da meno rispetto ad altre tipologie, è uno studio teso a produrre utile di conoscenza per il presente ed anche per il futuro.

In materia di controlli di questo tipo, con riferimento ad acque superficiali e costiere, la Direttiva Quadro 2000/60 CE è precisa, abbracciando non solo le emissioni atmosferiche derivanti dagli scarichi delle navi, ma anche le emissioni acquatiche.

La Direttiva, che prevede in via generale l’obbligo da parte degli Stati membri di attuare tutte le misure necessarie a ridurre in maniera progressiva l’inquinamento da sostanze pericolose (art. 4 c. 1 lettera a), parla anche di elaborazione di monitoraggi. L’Europa però non si limita ad introdurre studi di monitoraggio, ma va oltre, affermando come gli Stati membri debbano elaborare programmi finalizzati ad una visione coerente e globale di ciascun distretto idrografico (art. 8 c. 1), e dunque studi ampliati anche a diverse tipologie di risorse idriche.

È negli articoli seguenti della Direttiva che in maniera più indicativa si parla degli approcci tesi ai controlli, agli art. 10 c. 2 e 16 c. 2.

Il primo caso, che tratta di approccio combinato, vede la realizzazione di:

–          controlli sulle emissioni basati sulle migliori tecniche disponibili;

–          controlli dei valori limite di emissione;

–          controlli comprendenti le migliori prassi ambientali.

All’art. 16 si incontra la “valutazione dei rischi” che sia fondata su “principi scientifici”, e che tenga conto:

–          del rischio intrinseco della sostanza interessata, fondato sull’ecotossicità acquatica e la tossicità per le persone attraverso esposizione acquatica;

–          delle prove derivanti dal monitoraggio dei fenomeni di contaminazione ambientale;

–          di altri fattori che possano indicare possibilità di contaminazione, quali il volume di produzione di una sostanza e le sue modalità d’uso.

L’inquinamento è un contesto di rilevante importanza e del quale con molta accortezza dovrebbe occuparsene la P. A.

La ragionevolezza scientifica che gli sta dietro e che è dettata anche da specifica normativa è anche valore che serve a porre dei limiti a determinate situazioni che prevedono perseguimenti finalizzati al profitto e all’economicità. Studi e valutazioni periodiche, che siano realizzate in maniera adeguata  e dunque comparabili nel tempo e nello spazio, sono passi fondamentali finalizzati anche agli studi di tecniche e misure di tutela ambientale, cercando di evitare quindi approcci che si dimostrino inadeguati ed errati nel tempo, provocando soltanto perdite di denaro e non risolvendo di fatto il problema.

Allo studio del progetto di scrubbing della Royal Caribbean, come agli studi futuri, l’Amministrazione dovrebbe impegnarsi a trovare metodo e scientificità continuata nel tempo a livello ambientale, adottando studi che non siano finalizzati a sé stessi, ma anche al perfezionamento di piani futuri che tutelino la questione ambientale e perseguano al contempo la loro economicità.

In uno degli ultimi Consigli comunali, il consigliere Lungarini aveva parlato proprio di adottare alcune forme di analisi e studio delle sostanze inquinanti sostenute nel Nord Europa, come anche misure poste in atto nel Mar Baltico, ma quella proposta poi sembra essere morta proprio in quel Consiglio, mentre invece dovrebbe essere un trampolino di lancio per attuare misure migliori, finalizzate ad una società migliore.

Fontehttp://www.civonline.it/articolo/fumi-porto-si-studia-un-nuovo-progetto

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