Significativamente Oltre

Il mio nome è nessuno

  di Giuliana Cacciapuoti

Abstract

Le espressioni  per definire  le ragazze e i ragazzi nati o arrivati da piccoli in Italia sono molteplici; attraverso una panoramica delle differenti espressioni  e delle motivazioni  con le quali vengono catalogate/i -seconde generazioni, 2G, camaleonti ,sacrificati,  nuovi /e italiani/e-  si comprende che nessuna di queste descrive e definisce con chiarezza il loro status. Solo la riforma della legge di cittadinanza darà la giusta  definizione: di  nazionalità italiana.

Premessa.

E’  il momento, alla luce dei dati aggiornati dagli ultimi rilevamenti statistici e demografici (Istat Cnel Censis ISMU)[1]  di provare a conoscere da vicino, attraverso le  molteplici definizioni attribuite loro,  le nuove generazioni  dei figli e figlie di migranti. Trattando del  tema delle seconde generazioni  l’ assunto dal quale prendere le distanze all’inizio del 2014 è che l’immigrazione sia ancora materia relativamente nuova.  Ciò è vero se si paragona l’Italia a paesi quali Gran Bretagna o Francia[2] Canada o Stati Uniti. Il tema seconde generazioni  è per noi  recente ma da un decennio è un tema urgente nell’agenda politica  del paese. E’ bene poi ricordare  che la seconda generazione di cui parliamo non corrisponde ad una generazione temporale ”strictu sensu. Nel caso italiano”,  si  è seconda generazione in relazione ai propri genitori,  i migranti di prima generazione giunti in Italia  tra i primi anni 80 al 2006/7 del nuovo millennio. La particolarità e peculiarità della situazione italiana è stata  sempre in molti interventi da me sottolineata:  nel suo carattere di genere, più del 50% della popolazione immigrata è donna , per il saldo positivo che le nascite da madri straniere apportano alla crescita demografica del paese, per il modello culturale non scelto nel nostro paese[3]. L’Italia nella sua necessità di elaborazione del modello culturale in relazione alle migrazioni  ha saputo  produrre  solo un modello culturale  “oscillante” [4]in rapporto all’immigrazione, un pendolo incerto tra solidarismo e sicuritarismo, un’ambivalenza che si riverbera nella società e nelle risposte politiche e legislative della questione migrazione e generazioni. In realtà l’Italia ha perso “l’occasione unica” che le prime fasi delle presenze migratorie negli anno novanta offrivano;  in seguito alla indecisione cronica che ha determinato una NON scelta di un modello migratorio di riferimento, la non scelta ha addirittura prodotto fuori tempo massimo un Ministero dell’Integrazione ( Governo Letta aprile 2013-febbraio 2014)ha prodotto  una sistematica “problematizzazione” dell’immigrazione  in ambito accademico, una falsa contrapposizione di facciata tra schieramenti di sinistra e di destra, una distorta comunicazione nei media. A ciò si aggiunga la necessità tutta italiana di deviare risorse per sostenere progetti e situazioni transitorie, invece di fornire risorse per una  riforma strutturale coerente delle politiche migratorie, dotandosi anche di impianti legislativi solidi, includendovi una  riforma della Legge sulla cittadinanza.

Un malinteso concetto di autodefinizione  di Italia quale nazione accogliente, un generale autocompiacimento nella liberalità e magnanimità nazionale, hanno portato  a eludere l’infiltrarsi tra le crepe di una società in crisi,  dell’intolleranza e del  razzismo( aperto o strisciante )a ogni livello, alimentando la dialettica del NOI e LORO e del NON sono razzista MA…[5]  e impedendo un discorso diretto ma franco e realista nella sfera politica, accademica e nella società[6]. Gli sconcertanti fenomeni di violenza e aggressività sui campi sportivi e nelle strade ,le guerre tra bande tra i giovani maschi[7]( siano italiani immigrati o di seconda generazione in questo ambito la questione è di genere) le aggressioni  e pestaggi  a vittime inermi, ne sono spia. Il momento storico evidenzia  il declino della nazione. Il declino egemonico di una nazione è un fattore strutturale che incrementa la consapevolezza della ”differenza culturale”;  si preferisce conservare le proprie “tradizioni” locali anche in opposizione alle istanze positive e al cambiamento e affrontare così le istanze d’ integrazione nel migliore dei modi[8].

In ogni caso, conoscendo il quadro di riferimento,  elencare le parole per descrivere  ragazze e ragazzi nati nel nostro paese , ci permette di orientarci nel complicato mondo della generazione in cerca di un nome e  di una definizione giuridicamente valida, delineando allo stesso tempo attraverso il nome/nomen il destino/omen  di oltre un milione di persone.

Seconda Generazione

Esterni se non estranei alla società in cui crescono, studiano,  lavorano.  La definizione più utilizzata per catalogarli è “seconda generazione”  alla quale molte altre vengono aggiunte, cerchiamo di analizzare il perché di questi diversi appellativi.

La definizione di Seconda Generazione  secondo la Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1984 può essere  data ai  figli d’immigrati:

a) nati nel paese in cui sono emigrati i genitori;

b) emigrati insieme ai genitori;

c) minori che hanno raggiunto i genitori a seguito del ricongiungimento familiare,  e/o hanno raggiunto i genitori in un periodo  successivo a quello di emigrazione di uno o di entrambi i genitori.

La stessa Raccomandazione sottolinea che l’accezione di seconda generazione deve essere ristretta a quei figli che hanno compiuto nel paese di immigrazione una parte della loro scolarizzazione o della loro formazione professionale. Ciò che, quindi, sembra determinare il passaggio e lo scarto qualitativo dalla prima alla seconda generazione di immigrati è l’aver vissuto parte della socializzazione primaria e secondaria nel paese di accoglienza.

G2 e “Generazione del sacrificio”

Un termine molto usato per efficacia e brevità mediatica è G2.  Questa definizione illustra un’altra modalità di definizione delle seconde generazioni: i nati in Italia,  identificati in senso pieno come seconda generazione o  come G2 e i ricongiunti denominati  G1,5 ossia  generazione  1.5.[9]

Una definizione che cito spesso  perché ritengo definisca in modo molto chiaro la posizione  scomoda delle “seconde generazioni” è quella che diede l’attuale Segretario Generale della Fondazione ISMU Vincenzo Cesareo: (2004)”I minori immigrati sono la ‘generazione del sacrificio ‘ – afferma – in quanto generazione destinata a pagare gli alti costi del percorso migratorio familiare: essi sono migranti senza averlo voluto o deciso e devono adattarsi a una situazione in cui spesso i genitori sono logorati dal lavoro e dalla lontananza dal paese d’origine”. Una loro definizione potrebbe essere quella di  generazione del sacrificio: non hanno scelto un percorso migratorio e vivono sulla loro pelle le  scelte fatte dai loro genitori.” La vita dei bambini e delle bambine delle seconde generazioni  si dipana tra  aiuti e  affidi a parenti oppure  a estranei , senza i genitori si torna al paese d’origine,  oppure si vive in istituti,  strutture assistenziali anche religiose, molto spesso lontane dalla cultura della terra d’origine. L’arte di arrangiarsi e le relazioni  incentrare  sulla collaborazione” fai da te” per ragioni economiche stempera nell’affetto e la partecipazione umana come nel caso delle “mamme napoletane” che allevano  i bambini e le bambine cinesi al Lavinaio[10].

La definizione di questa generazione solo  nell’area del sacrificio rischia di essere fin troppo negativa, punitiva e rischia di falsare la realtà dei 2G.  Occorre certo considerare l’elemento della non scelta della realtà migratoria, a differenza della prima generazione, che questo processo di cambiamento l’ha voluto  e attuato in prima persona, con la prospettiva di un cambiamento positivo, ma non bisogna per questo porre l’attenzione solo al negativo.

La posizione della seconda generazione in Italia è certo  difficile. Questi  giovani sono sottoposti a una pressione notevole. La distanza con gli affetti  familiari nei primi anni di vita,  le difficoltà di  rincontrare i genitori dopo molti anni, nei casi di ricongiungimenti familiari, influiscono sulla formazione, sulla sfera affettiva ed emozionale, e la loro relazione e collocazione nella sfera pubblica ne subisce l’influenza. Le aspettative dei loro genitori sono molto alte e il successo scolastico è un altro elemento significativo nel loro background. Abbandoni e fallimenti scolastici sono altrettanti motivi di conflitti intergenerazionali, i successi soprattutto se in campi specifici della cultura italiana sono segno di piena integrazione ma a volte innesco di conflitti con le lealtà primordiali.

Una vera palestra per le prove tecniche d’interazione è  la scuola italiana, il reale luogo dove sperimentare le prove tecniche di interazione e cittadinanza. La definizione di “seconda generazione” citata del Consiglio d’Europa, è proprio quella  impegnata a vivere in Italia la socializzazione primaria e secondaria , che nella pratica , si svolge principalmente frequentando le scuole. Quando ciò non accade, le difficoltà e le incomprensioni possono aumentare.

Un fenomeno diffuso tra gli srilankesi è quello di far studiare i propri figli o nella madrepatria, quindi affidandoli a nonni o parenti prossimi, o a scuole private srilankesi in Italia perché la loro formazione possa essere prioritariamente in lingua inglese, necessario viatico a un inserimento di successo formativo e lavorativo in Sri-Lanka. Qualora i giovani di seconda generazione non scelgano di tornare al paese di origine ma di restare invece in Italia, li si sottrae  a un confronto con il contesto italiano.

I Camaleonti

Il conflitto con le lealtà secondarie, quelle del paese di  acquisizione dei genitori, dove poter praticare la dialettica e il confronto con la società della quale vogliono essere parte, diventa complesso e lacerante. La scelta deve esser  fatta ma con un travaglio interiore ed esteriore.  L’esempio precedente ci dimostra come le seconde generazioni molto spesso, loro malgrado, sono obbligate  a  districarsi tra conflitto di lealtà nei confronti dei genitori, che li vorrebbero nel solco delle tradizioni e della cultura di origine, e nei confronti della società alla quale sentono di appartenere. Questi giovani di seconda generazione vivono una doppia appartenenza culturale. Questo sottende, come è facile intuire, uno slancio affettivo verso entrambe le appartenenze, non senza contraddizioni. Ecco che essi sembrano voler compiacere tutti e due i mondi nei quali vivono: quello delle famiglie d’origine e quello che è al centro del loro presente, fino a sviluppare una doppia identità che si adatta a seconda delle circostanze al contesto in cui agiscono: camaleonti! Una definizione descrittiva  per le seconde generazioni  forse non pienamente gratificante ma di certo calzante oltre che stressante. La difficoltà non è tanto nell’essere a cavallo tra due mondi ,due culture, due lingue, due sfere di valori diverse, che caratterizza la dimensione di chi è una seconda generazione, quanto invece la richiesta pressante da un lato o dall’altra di effettuare una scelta di campo assoluta. Questo non è possibile, la ricchezza di ciascuna individualità sarà data dalla fusione dei diversi elementi delle contraddizioni. Le aspettative sia dei genitori sia della società italiana, l’ alternativa o con noi o contro di noi spinge  molti ragazzi e ragazze verso un limbo identitario, adattarsi alle circostanze e agli ambienti diversi secondo i casi. Meglio sarebbe invece dichiarare apertamente il proprio melting -pot come Sumaya Abdel Qader che già nel  titolo del suo romanzo dichiarava ”Porto il velo, adoro i Queen!”  [11]tanto da meritarsi il sottotitolo : nuove italiane crescono!

Questo sottotitolo introduce un altro termine e ambito che definisce  con una connotazione positiva e propositiva, la seconda generazione vista come  quella di  nuove e nuovi italiani, sebbene ancora  virtuale, aspettando appunto una riforma giuridica e legislativa, non ancora compiuta.

G2 a scuola

Il  luogo più significativo dove si gioca in pieno il percorso dell’inclusività e l’interazione , la riflessione e il confronto con le seconde generazioni,  è la scuola. La scuola fatta da persone che rappresentano al meglio la realtà  tangibile che ciascuno è formato da  identità multiple e le culture sono rappresentazioni di realtà complesse, nella loro costituzione  ibride e perennemente in evoluzione e movimento.  . L’utenza “di origine straniera” in Italia non è indifferenziata e il lavoro interculturale  di volta in volta fa riferimento  in ambito scolastico alla prima infanzia, alla scuola materna,  alla scuola elementare , alla scuola media o alla scuola superiore. Si deve occupare di  aspetti specifici quali  minori soli non accompagnati, minori rom,  bambine e bambini  che arrivano con il ricongiungimento familiare, oppure nate e nati  in Italia.  Un elemento da evidenziare  è  che quasi il 78% degli alunni stranieri  nella scuola superiore sceglie istituti tecnico – professionali, solo il 18% i licei, mentre tra gli italiani le percentuali sono del 55% e del 41%(Dati Miur). È una sproporzione che fa riflettere anche in considerazione del fatto che i genitori di questi alunni possiede  titoli di studio superiori. La popolazione  straniera adulta  in Italia per  21,1 %  è laureata a fronte del 7,1% della popolazione italiana(Dati Dossier Caritas).Osservando il grafico[12] si nota come ci sia stata l’annunciata e attesa  crescita esponenziale delle presenze di “nuova utenza” nelle nostre scuole statali e non statali.[13]

Sui banchi di scuola avviene il sorpasso delle seconde generazioni . Le nascite in Italia da genitori stranieri hanno subito un’accelerazione in seguito alla “grande regolarizzazione” Bossi-Fini del 2002-03.

La simultanea stabilizzazione (legale, lavorativa, previdenziale, abitativa, ) che ha interessato centinaia di migliaia di famiglie immigrate ha infatti provocato un’impennata di nascite, chiaramente osservabile a partire dal 2004. Quest’ anno scolastico 2013-14 vede nella scuola dell’obbligo i numerosi figli di quel baby boom.  Il loro ingresso nell’età scolastica ha due implicazioni: l’aumento degli studenti stranieri sui banchi della scuola italiana e, all’interno di questa popolazione, il progressivo sorpasso delle seconde generazioni in senso stretto (G2, per l’appunto i nati in Italia da genitori stranieri, oggi maggioritarie solo alla scuola dell’infanzia e nel primo biennio delle primarie) nei confronti delle “generazioni 1.5”, composte da ragazzi nati all’estero e arrivati in Italia dopo aver iniziato la scuola al paese di origine.   La ricerca pubblicata nel 2009 [14] di Rivellini e Terzera  oltre a sollecitare le Istituzioni ad afferrare l’attimo fuggente dell’ hic et nunc (speriamo non fuggito del tutto) di questi anni  cruciali per definire al meglio l’integrazione, ci offre altre definizioni per le seconde generazioni.  Le ricercatrici   individuano  quattro profili tipici e dunque altrettante definizioni per la categoria seconde generazioni individuati anche con una connotazione di genere: Gli integrati (24,6%): hanno amici sia italiani sia stranieri e li frequentano sia a scuola sia fuori. All’interno della classe sono popolari, ma soprattutto espansivi; hanno rendimenti scolastici in media, sebbene le ambizioni sul proprio futuro scolastico siano rivolte a scuole tecnico/professionali. Sono principalmente maschi e vi è un’accentuazione della presenza di adolescenti provenienti dall’Africa Sub-sahariana. Gli integrati “sportivamente” (21,1%): le amicizie italiane sono presenti ma legate esclusivamente alla squadra sportiva di cui fanno parte. In classe sono, infatti, ancora isolati poiché poco espansivi e popolari, e perché hanno rendimenti scolastici sotto la media. La percezione del “sentirsi italiani” è tuttavia paragonabile a quella manifestata dagli “integrati”. Anche in questo caso vi è una leggera prevalenza maschile, ma non vi è una specificità rispetto al paese d’origine. Gli integrati “scolasticamente” (31,7%): sono ben coinvolti nella vita scolastica sul fronte sia dei rendimenti (sopra la media) sia delle relazioni con i compagni. Sono il gruppo che più di altri si sente italiano e dove prevale l’aspirazione a proseguire gli studi anche nei licei. Tra di essi vi è equilibrio di genere, una presenza maggiore di figli di coppie miste (un genitore italiano e uno straniero) e una presenza in Italia più prolungata. Le  marginalizzate (22,6%): non hanno amici italiani fuori dalla scuola e la presenza di quelli stranieri è in media con gli altri profili. In classe sono isolati e non hanno altri ambiti di socializzazione, come ad esempio la pratica di un’attività sportiva. Questa volta sono principalmente ragazze, hanno performances scolastiche di basso profilo e sono incerte circa il loro futuro formativo. Prevalgono ragazzi con genitori asiatici o latino americani e da poco tempo in Italia. Altri studi in verità se si tratta di genere rilevano invece che sono le ragazze il punto forte del successo di integrazione nella società mentre i maschi sono l’anello debole, ma rimandiamo la questione a altri lavori e alla letteratura su questo tema. Quello che conta in questa sede, è che  nell’analizzare le diverse denominazioni e caratterizzazioni nell’ambito scolastico  si giunge al punto cruciale: qualsiasi sia la casella descrittiva e la denominazione data ai giovani di seconda generazione  a scuola o nella società   sarà sempre più evidente  la  frizione  tra l’enfasi sulla cittadinanza (in senso pedagogico) – sempre più diffusa nelle scuole – e le difficoltà di rispondere alla crescente domanda di cittadinanza italiana (in senso giuridico)[15]

Italiani con genitori stranieri.

A questo punto  la definizione di Bjørn Thomassen[16] più che  di  seconda generazione di (immigrazione) non si tratta  di italiani con genitori stranieri? Se si tratta di persone nate qui che vivono studiano parlano l’italiano ,l’Italia è l’unico paese che conoscono , tanto da farli autodefinire  Italiane e italiani senza ulteriori aggiunte. Lo studioso  propone di usare l’espressione “Italiani/e di prima generazione” che potrebbe identificare con maggiore precisione la nuova generazione di quanto faccia il termine 2G.

In realtà la soluzione semplice ci sarebbe. Riconoscendo i diritti di cittadinanza e riformando la legge, si potrebbe evitare ai membri di tante associazioni come  Rete G2, agli “Anolfini “ giovani dell’Associazione nazionale Oltre le frontiere,   ai Giovani 2G , al Forum nazionale delle seconde generazioni, i  giovani cinesi “associnesi” di  Associna, ai Giovani Musulmani d’Italia,  a Yallah Italia con  gruppo vivacissimo che vede impegnate moltissime giovani donne, alle Banat al Ghad , Le ragazze di domani, ai tantissimi i  gruppi Facebook blog e siti, di andare a caccia di una definizione o nickname , di trovarsi un’ appellativo che li descriva con efficacia.  Con la riforma delle legge 91 del 1992, la legge sulla cittadinanza [17] si ovvierebbe a una faticosa ricerca , all’ esercizio linguistico e semantico,  nel  reperire nuovi termini ;il risultato oltre che migliorativo della espressione linguistica avrebbe quale risultato finale sul piano giuridico politico e sociale, di togliere dall’ indeterminatezza  oltre un milione di giovani. La conseguenza del lasciarli senza un nome, senza la definizione di cittadina e cittadino italiano, è lasciare in sospeso numerosissimi adolescenti stranieri nati in Italia, senza offrire loro quella certezza dell’approdo alla cittadinanza italiana, così importante nell’età in cui si costruiscono le identità e i sensi di appartenenza.[18] Ultimo aspetto della questione che vogliamo  solo citare per la sua rilevanza ma non analizzare per la vastità del tema, riguarda la relazione tra “seconde generazioni” e la loro identità mista e di transizione, divisa tra l’essere minoranza culturale etnica e/o nel caso dei musulmani in Italia, minoranza religiosa.  L’integrazione nella società italiana di questa minoranza di fatto  egualmente tocca l’ambito della costruzione dell’identità e delle lealtà primarie e secondarie, con implicazioni molto importanti.

 Conclusioni

Le persone non possono vivere le loro appartenenze multiple costrette a scegliere tra una posizione o l’altra,  obbligate a  rientrare sempre in un gruppo di appartenenza. Nell’epoca della globalizzazione, del flusso continuo di  informazioni nell’epoca del sempre  connessi, occorre  rendere stabile e riconoscibile il concetto di identità. Non si possono  lasciare in bilico nella scelta tra una definizione assertiva della propria identità o della sua perdita totale, tra fondamentalismo  o disgregazione completa,  tra una serie infinita di definizioni per descrivere la loro posizione, giuridica o non, nella società  a cui appartengono. Tanti nomi è nessun nome, nessuna identità. Le posizioni e le opinioni possono essere le più diverse, i meccanismi per la riforma della legge di cittadinanza i più diversi,  non potendo sostituirsi alle competenze del giurista, dal punto di vista della relazione e interazione   nel nostro Paese, a mio parere, ciò che occorre è avere una definizione unica e chiara di  giovani  alla cui cittadinanza sociale e pedagogica si aggiunga quella giuridica.  Potersi definire con valenza giuridica “ di cittadinanza italiana”  apre orizzonti  nuovi  per proiettare nel futuro il nostro Paese, che in un tempo non lontano, si dovrà misurare con l’alto tasso di invecchiamento della popolazione autoctona, la costituzione di future minoranze “nazionali” non da ultima la minoranza musulmana italiana, una nuova definizione dei rapporti di genere. Le  donne  con la capacità di ridefinire nuovi modelli culturali ponte tra le due culture appaiono  in prospettiva  per abilità e capacità una carta vincente e la vera nuova opportunità.[19]

Riferimenti bibliografici

Blangiardo G.C. (2013), Gli aspetti statistici, in: Fondazione Ismu, Diciannovesimo Rapporto sulle Migrazioni, Franco Angeli, Milano;

Blangiardo G.C., Barbiano E., Menonna A. e Forlani N. (2013), Household projection and welfare, in Atti del Convegno: Istat-Eurostat-UNECE, Work session on demographic projections, Roma 29-31 Ottobre 2013;

Cacciapuoti G., (2007)MEDIAZIONE CULTURALE: sperimentazioni e strumenti per l’interazione consapevole nelle esperienze progettuali della Regione Campania in campo interculturale, Interagendo, Spazi di confronto delle mediazioni, Università degli Studi di Napoli “S. Orsola Benincasa”. Napoli: Elio Sellino editore, : 169-182;

____________, (2011)Islam in Canada, una sfida al multiculturalismo, Ibridità Canadesi, Buono Angela Marina Zito (ed.) Napoli: Università degli studi di Napoli l’Orientale, 77-98;

Cassarino M.,  (2011)intervista Giuliana Cacciapuoti-“ Saperi Umanistici e flussi migratori”, i ,in  «Saperi umanistici oggi- Le Forme e La storia» n.s.IV,2011,1- a cura di 2Antonio Pioletti  Rubbettino editore, Catanzaro;

Crul M., Schneider J., and Lelie F.,(2012), The European Second Generation Compared.  Does the Integration Context Matter? Amsterdam: Amsterdam University Press;

Crul, M. (2008), ‘The Second generation in Europe’ in The Experience of Second Generation Canadians. Spring/printemps 2008, Vol. 6, No. 2, pp: 17-20  Association of Canadian Studies / Association d’études canadiennes, Montreal (Quebec);

Istat (2013), La popolazione straniera residente in Italia. Bilancio Demografico, Statistiche Report, 26 luglio 2013,: www.istat.it;

Thomassen B., (2010) Second Generation Immigrants’ or ‘Italians with Immigrant Parents’? Italian and European Perspectives on Immigrants and their Children, Bulletin of Italian Politics Vol. 2, No. 1, 2010,21-44,22.


 

[1] http://www.istat.it/it/immigrati e gli altri  siti di riferimento

[2] In Francia la norma del doppio ius soli (“chi nasce in Francia da un genitore a sua volta nato in Francia è automaticamente francese”) è in vigore dal XIX secolo. La Gran Bretagna si è adeguata nel 1981, la Spagna nel 1990;  la Germania l’ha adottata, con la nuova legge sulla cittadinanza del 2000

[3] Cfr Università degli Studi di Napoli l’Orientale C.I.L.A” a.a.2010-11” Modelli culturali in relazione all’Islam”. Si rimanda alla bibliografia di questo articolo e  per i temi generali ai  materialipubblicati sul sito www.giulianacacciapuoti.it

[4] Cfr Cacciapuoti idem

[5] Bjørn Thomassen (The American University of Rome )‘Second Generation Immigrants’ or ‘Italians with Immigrant Parents’? Italian and European Perspectives on Immigrants and their Children, Bulletin of Italian Politics Vol. 2, No. 1, 2010,21-44,22.

[6] Thomassen art.cit. 38-41

[7] Mi è stato chiesto spesso perché eviti di parlare nel ritratto delle seconde generazioni di Mario Balotelli. A mio parere il campione della nostra nazionale di calcio è un elemento fuorviante, estraneo all’argomento in esame. La vicenda umana e sportiva di Supermario è unica anche per la sua eccezionalità sportiva e mediatica e per l’intreccio di “topoi”, rappresentazioni simboliche, sentimenti passioni  e conflitti che solleva. Unicum che distrae di nuovo dal tema centrale seconde generazioni, un metaforico rimettere la testa sotto la sabbia e rimandare la soluzione dei problemi per l’attribuzione della cittadinanza a una generazione che in tutti i contesti, anche sportivi, reclama.

[8] Thomassen ,art.cit., 33

[9] http://www.yallaitalia.it/2013/04/generazione-1-5-c

[10] S. Manna, Segni dei tempi, Caritas diocesana Pozzuoli, 2003

[11] Sumaya Abdel Kader ,Porto il velo, adoro i Queen. Nuove italiane crescono, Sonzogno 2008

[12] http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=365 ©www.neodemos.it Lo schema si ferma al 2009 mail trend è in ascesa, a.s. 2011/2012, gli alunni stranieri nati sono il  334.284 .Le previsioni del MIUR per a.s.2013-14 diffuse il 10 settembre 2013 parlano di736 mila stranieri nelle scuole di ogni ordine e grado.

[13] cfr Gian Carlo Blangiardo” Stranieri in Italia: guardando al presente e immaginando il futuro” gennaio 2014

http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=766 06/10/2010

Stefano Molina – Rita Fornari, I figli dell’immigrazione sui banchi di scuola: una previsione e tre congetture http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=443

[14] Giulia Rivellini* & Laura Terzera , Oltre la scuola … nuovi ingredienti nella ricetta dell’integrazione, http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=365

[15] Rivellini-Terzera, art. cit.

[16] Tohmassen, art.cit., 29

[17] La legge vigente (91 del 1992) prevede l’acquisizione automatica – dunque non discrezionale – della cittadinanza italiana per gli stranieri nati in Italia che a 18 anni ne facciano domanda. Il problema è che la domanda deve essere accompagnata dalla dimostrazione di una residenza legale ininterrotta sul territorio italiano, cosa che in molti casi risulta difficile, se non impossibile: si tratta infatti di una probatio diabolica per le centinaia di migliaia di famiglie immigrate che in passato hanno beneficiato di una delle tante operazioni di regolarizzazione. A seguito di un rinfiammarsi del dibattito sul tema della cittadinanza ci sono altre proposte che giudico fantasiose oppure ancora una volta attendiste. cfr Molina S., Stallo in tre mosse(2013) http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=700, ma in realtà il problema deve essere risolto al più presto dal punto di vista giuridico.

[18] Thomassen, art.cit.,41

[19] Idem,37-38

 

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