Significativamente Oltre

Facce nuove in politica non ce ne sono

 facce nuovedi Aldo Perotti
 
Ci si domanda come mai non si riescono a trovare facce nuove per la politica che possano considerarsi realmente delle risorse per il paese, qualcosa di nuovo e di affidabile al tempo stesso, che non sia legato a doppio filo al passato, e costituisca una vera rottura.
 
Quando si dice “sono sempre gli stessi” si ribadisce che anche nel caso di un cambio generazionale ci ritroviamo i figli, i nipoti, dei personaggi del passato, in qualche modo “figli d’arte”.
 
Non meraviglia nessuno il fatto che come le professioni ” d’arte ” (penso agli artigiani, fabbri, falegnami) sempre con più difficoltà passano da padre in figlio,  le professioni di potere e di prestigio di contro vengono letteralmente trasmesse in regime di successione ereditaria (non escludendosi conflitti tra eredi); quello che è di interesse trasferire non è in realtà “l’arte” (la capacità di svolgere bene una certa attività)  ma il “titolo”, potremmo dire nobiliare, con tutti gli annessi e connessi, potere, prestigio, e conseguentemente ricchezza.
 
L’Italia in questo è ferma al medioevo, o comunque è ferma ad un periodo pre-umanistico; in concreto il sistema delle caste indiane, da noi non scritto, è in realtà concretamente attuato, ed è uno dei motivi per cui il nostro paese non è in grado di esprimere al meglio le sue potenzialità.
 
Esiste, oltre al ben noto soffitto di cristallo che impedisce alle donne di salire ai vertici, un sistema di gabbie di vetro che congelano le dinamiche sociali rendendo difficile gli spostamenti in qualsiasi direzione. Ovviamente questo non è generalizzato, ci sono numerosissime eccezioni e l’impegno, la perseveranza, e anche una buona dose di fortuna, permettono di poter individuare e raccontare storie di successo (o anche di clamorosa rovina) che alla fine evitano al paese di sprofondare nell’arretratezza di un moderno medioevo, anche se, purtroppo, una sorta di memoria ancestrale regola la vita del paese, e solo eventi eccezionali (guerre, cataclismi) sono in grado di incidere sostanzialmente.
 
Per quanto riguarda la crescita, la ricchezza individuale, si è osservato un arricchimento in termini assoluti, ma in termini relativi probabilmente i rapporti non sono cambiati molto negli ultimi 50 anni, la distribuzione  – o meglio l’allocazione – della ricchezza in sostanza, quando più quando meno, non è cambiata.
 
La Scuola, l’Università, che rimangono forse l’unico strumento in grado di far attraversare le pareti e i soffitti di cristallo (mai quanto però un buon matrimonio), spesso non riescono allo scopo per essere loro stesse strutture rinchiuse all’interno di sistemi chiusi; occorre entrare in “certe scuole” per riuscire ad entrare in “certi ambienti” indipendentemente poi dal merito individuale, che potrà tutt’al più permettere dei distinguo, senza essere però quella la chiave che apre le porte.
 
In questo contesto  l’accesso all’attività politica avviene tramite percorsi molto stretti; percorsi attraverso i quali si viaggia accompagnati ed aiutati da un sistema di relazioni sempre più spesso prevalentemente familiari; in tal senso diventa un’arte, un mestiere da trasmettere di padre in figlio.
 
Il problema di fondo è che la politica non è un mestiere che si può imparare in bottega; si può sicuramente imparare a muoversi nelle stanze della politica ed ad utilizzarne gli strumenti; ma le idee, la visione del futuro, il senso di giustizia, i valori, le capacità; quelli sono qualcosa di più complesso che si costruisce negli individui attraverso la propria storia personale, attraverso i successi e le sconfitte.
 
Nella migliore delle ipotesi vediamo in politica solo dei buoni artigiani, ma il genio, il grande artista, fa grandissima fatica ad affermarsi in un settore così chiuso, e spesso rinuncia in partenza.
 
Il denaro, infine, permette l’affermazione in politica anche di chi non dispone di una familiarità, situazione questa in alcuni casi addirittura peggiore; questo perché se il figlio del falegname bene o male sa cos’è il legno e come lo si lavora e perché,  chi compra la falegnameria  la vede spesso come un investimento da far fruttare mettendo in secondo piano la qualità del mobilio prodotto.

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