Significativamente Oltre

Chiediamo solo un mondo migliore

La Valle del Sacco

di Giuseppina Bonaviri

Al Consiglio europeo di febbraio 2013 arrivano le decisioni sul budget: all’Italia almeno un miliardo di euro per le città che potranno diventare oltre due miliardi con il co-finanziamento nazionale.

Riqualificazione urbana prioritaria nei fondi Ue: questa la sfida del bilancio 2014-2020. Il Parlamento europeo si è formalmente dichiarato a favore della concentrazione di risorse e strumenti sullo sviluppo urbano sostenibile, insistendo affinché la rigenerazione di aree degradate o dismesse e la riqualificazione edilizia siano confermate tra le priorità di spesa dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020. La proposta della Commissione di concentrare su progetti di sviluppo urbano integrato, gestiti dalle città, almeno il 5% delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale attribuite a ciascun Paese membro è deliberata. In questo settenario le città italiane – soprattutto quelle del Mezzogiorno – potranno,  dunque, accedere ai fondi europei per la rigenerazione urbana per almeno 1,05 miliardi.

Le risorse andranno concentrate su quattro obiettivi qualificanti: 1)abbattere le emissioni di Co2 nelle aree urbane, 2)migliorare l’ambiente urbano rigenerando aree dismesse, 3)promuovere la mobilità sostenibile, 4)sostenere la rigenerazione strutturale ed economica dei quartieri più disagiati.

Si aggiungono a questi dati, per ulteriore rassicurazione, i documenti preliminari per la programmazione 2014-2020 elaborati dall’ex Ministro Fabrizio Barca che include le aree urbane tra gli ambiti d’intervento prioritari nazionali. L’ investimento territoriale integrato consentirà di far interagire, appunto, assi prioritari e programmi operativi diversi con la creazione di una sorta di mini-programma rivolto a più ampi obiettivi. Ciò consentirà da subito di investire risorse su aspetti specifici a partire dall’efficienza energetica degli edifici, dal recupero di distretti industriali in declino o di aree degradate extraurbane.

La strategia seguita si orienta a promuovere interventi integrati coinvolgendo il più possibile le città nella programmazione e nella realizzazione degli investimenti. Tre gli obiettivi fondamentali: -riduzione delle disparità regionali in termini di ricchezza e benessere, -aumento della competitività e dell’occupazione, -sostegno della cooperazione transfrontaliera.

Nei prossimi mesi, tra le prime scelte che ciascun governo sarà chiamato a compiere sui programmi per i fondi strutturali 2014-2020 c’è quella relativa alla selezione delle città e delle aree d’intervento e al ruolo da attribuire alle amministrazioni coinvolte:  una sorta di contratto tra gli attori istituzionali interessati alla gestione dei fondi strutturali che andrà elaborato, condiviso e fatto approvare da Bruxelles.

Il successo degli interventi per lo sviluppo urbano dipenderà soprattutto dalla capacità amministrativa delle città e dalla qualità della collaborazione col governo nazionale e con le Regioni.

Molte le città italiane interessate che già stanno affrontando le criticità dei loro territori con politiche urbane che trasformeranno la presenza di aree dismesse in risorsa ed opportunità di lavoro: la riconversione, infatti, consente alle nostre città di dotarsi di quelle strutture e di quegli servizi necessari ad elevare la qualità urbana e quindi punta al miglioramento della nostra vita quotidiana e della qualità della salute pubblica.

Il recupero delle aree dismesse torni ad essere uno dei temi centrali delle politiche di governo anche del nostro territorio con la realizzazione di Laboratori Urbani, Parchi Urbani o di quartiere, centri polivalenti, teatri tutti luoghi al servizio della cittadinanza. Non potremo permetterci più  di parlare di crisi di modello quando trasformazione urbanistica, sviluppo economico si uniranno al largo consenso sociale.

Nel caso specifico della Valle del Sacco bisognerà articolare da subito un” Sistema Comuni” tracciato sul metodo sulle priorità per vivacizzare una Agenda Urbana che integri i diversi livelli di governo con le politiche settoriali, le risorse finanziarie ordinarie e comunitarie. Assumendo, a nostro avviso, come prioritari i bisogni dei cittadini le amministrazioni locali interessate e quelle centrali dovranno imparare ad ascoltare e tradurre in domanda di ricerca e di lavoro le richieste di sviluppo qualificato e diffuso che sosteniamo con determinazione anche nella presente proposta.

Superare la sovrapposizione/contrapposizione tra politiche ordinarie e politiche aggiuntive con particolare riferimento ad una opzione strategica “Città” vuol dire agire una coesione riferita alla densità e alla pienezza delle relazioni umane che si realizzeranno quando, crescendo le opportunità di sviluppo, si definirà anche il metodo con il quale le politiche di sviluppo devono potersi realizzare nelle periferie.

Il metodo del confronto fra soggetti interni  ed esterni al territorio, a noi sembra,  l’unico.

Da ora, dunque, sarà opportuno iniziare la costruzione orizzontale fra Comuni, sistemi di imprese, cittadini organizzati e contemporaneamente verticali fra i diversi livelli di governo.

La soluzione è solo quella collettiva.

Mi sento fortunata perché intorno a me ce ne sono tante-i. Le Istituzioni non potranno rimanere più immobili alle buone proposte di una base pensante che chiede un mondo migliore.

 

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