Significativamente Oltre

Europa e Mediterraneo

Avanti, Europa (di Tommaso Nannicini)

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini durante la Conferenza Ispi su "Le sfide economiche e politiche per  l'Europa", Roma, 20 giugno 2016. ANSA/FABIO CAMPANA

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini durante la Conferenza Ispi su “Le sfide economiche e politiche per l’Europa”, Roma, 20 giugno 2016.
ANSA/FABIO CAMPANA

di Tommaso Nannicini su Medium

Emmanuel Macron ha compiuto un capolavoro politico. Ha creato dal nulla una forza politica liberal-europeista, in un Paese fortemente nazionalista dove il termine “liberalismo” è quasi una parolaccia. E, al secondo turno, ha vinto le elezioni, diventando il Presidente di tutti i francesi. Ci è riuscito perché è bravo, perché ha una visione forte sul futuro della Francia e dell’Europa e perché si è circondato di persone competenti che quella visione sanno farla propria per naturale inclinazione e non per mero tatticismo. Sapere dove andare e circondarsi di persone in grado di portartici vale il 50 percento del successo politico. L’altro 50 lo fa la fortuna, per dirla con Machiavelli.

Virtù, fortuna e doppio turno

Ma non c’è dubbio che, al di là del tradizionale binomio virtù-fortuna, Macron ha avuto dalla sua un altro potentissimo alleato: il combinato disposto rappresentato dal doppio turno e dal sistema semipresidenziale. In un sistema parlamentare con legge elettorale proporzionale, con ogni probabilità, il suo partito si sarebbe fermato sotto il 20 percento. Dopodiché, il nostro eroe avrebbe dovuto sedersi al tavolo con gli altri segretari di partito e difficilmente sarebbe riuscito ad assicurarsi le portate migliori.

Secondo un sondaggio Ipsos, il 43 percento di chi ha votato Macron al secondo turno dichiara di averlo fatto in chiave anti-Le Pen, il 33 perché vede in lui una speranza di rinnovamento e solo il 16 perché condivide il suo programma socio-economico. Se quel programma riuscirà a realizzarlo dipenderà, di nuovo, dalla sua bravura e da quella della classe dirigente di cui saprà circondarsi. Più nello specifico, dipenderà dall’esito delle elezioni legislative e, in seguito, dalla sua capacità di dar vita a una coalizione che convinca i francesi della bontà delle riforme. Colpisce come il nuovo governo, rispetto al nucleo forte dei promotori di En Marche, sia composto da persone un po’ più in là con gli anni e con esperienze sbilanciate verso la politique politicienne. Sarà importante capire come il neo presidente gestirà gli equilibri tra energie fresche e vecchie volpi all’interno di un quadro unitario.

 

Parigi, Italia

Cambiare la Francia per cambiare l’Europa, dunque. Per riuscirci, Macron avrà bisogno anche della collaborazione di tutte le forze politiche europeiste al di fuori della Francia, Pd in testa. L’obiettivo è fattibile, a patto che queste forze sappiano costruire un disegno politico che non sia solo francese, italiano, tedesco o via snocciolando, ma in primo luogo europeo.

Sui social si aggira un personaggio le cui frustrazioni politiche hanno trasformato in troll: dopo il voto francese, ha pensato bene di scagliarsi contro i “renzini” contenti per la vittoria di Macron. Rei, a suo dire, di paragonare impropriamente i due leader, mentre il renzismo è culturalmente più affine al lepenismo del Front National (?!?). Fermo restando che i paragoni tra leader diversi in paesi diversi non hanno granché senso, è stato lo stesso Macron a rivendicare la vicinanza politico-culturale al Pd di Matteo Renzi. E viceversa. Solo il nostro provincialismo e la propensione a buttare tutto in una caciara tra guelfi e ghibellini, ci possono far negare l’affinità tra i due progetti politici. Basta leggere l’intervista rilasciata da Macron al bravo Mauro Zanon per il Foglio: riduzione del carico fiscale e sostegno alle imprese 4.0; un euro in sicurezza e un euro in cultura (bonus 18enni incluso); riforme del welfare e del lavoro incentrate su meccanismi di attivazione, formazione e responsabilizzazione delle scelte individuali. Volendo guardare alle differenze, invece, ci sono due punti sui quali Macron batte molto: la riorganizzazione della macchina burocratica (con il contestuale ripensamento del perimetro pubblico) e il contrasto al dumping sociale (senza rinnegare i principi del libero commercio). Due punti su cui dovremmo riflettere di più anche in Italia.

Cambiare l’Europa, insieme

I punti di contatto addirittura aumentano quando si guardano le proposte sull’Europa. Da noi, Renzi è spesso dipinto come un leader che insegue i populisti sul loro terreno in chiave anti-europeista, mentre Macron è un paladino dell’Unione Europea senza macchia e senza paura. La verità è che, al di là dei diversi stili comunicativi, entrambi hanno sempre affermato la centralità dell’Europa, che per una nuova generazione che si affaccia al protagonismo politico è vissuta come la propria casa, come un orizzonte culturale ancor prima che politico. Le polemiche verso certi eccessi di rigidità tecnocratica nascono casomai da quella severità di giudizio che è sempre più acuminata verso le cose che ci sono più care. Così come la critica a certe liturgie ormai vuote non vuol dire rottamare il sogno europeo ma casomai rilanciarlo.

Più Europa e, soprattutto, più politica in Europa: è questa l’architrave della mozione congressuale sulla cui base Matteo Renzi è stato rieletto segretario del Pd. A partire dall’esigenza di una nuova architettura istituzionale che abbracci la lucida piattaforma di Sergio Fabbrini: un unione federale il cui Presidente sia eletto direttamente dai cittadini e in cui un nucleo duro di politiche pubbliche sia messo in comune. Pur sapendo che non tutti sono pronti per questo passaggio. Lo dice con chiarezza Macron nell’intervista a Zanon: “gli stati che non vogliono andare avanti non impediranno agli altri di avanzare”.

La mozione Renzi-Martina (e lo stesso vale per il programma di Macron o quelli di forze europeiste in altri paesi) non si limita alle proposte istituzionali, ma scommette subito su un’accelerazione che metta in comune alcune politiche pubbliche: da una Schengen della difesa a un’assicurazione europea contro la disoccupazione, fino alla proposta innovativa di Children Union. Per carità, su tutti questi punti, sia Macron sia Renzi, devono passare dall’enunciazione all’elaborazione, dalle felici intuizioni elettorali a concrete proposte di governo, che non naufraghino sugli scogli dell’implementazione economica o amministrativa. E devono costruire alleanze politiche per realizzare queste proposte. Sarebbe bello se En Marche e Pd iniziassero a farlo insieme, creando gruppi di lavoro congiunti aperti a tutte le forze riformiste in Europa, dentro e fuori del Pse.

Non c’è dubbio, in ogni caso, che con la vittoria di Macron si apra uno spazio fino a poco tempo fa inimmaginabile per rilanciare il progetto europeo. Ma gioire per la vittoria del candidato di En Marche (come si era già fatto cinque anni fa per quella di Hollande), o peggio mettersi a cercare il suo sosia italiano, serve a poco: dobbiamo, invece, sentire appieno tutto il peso della responsabilità di questo passaggio. Perché ogni opportunità comporta una responsabilità: se non saremo in grado di cogliere questa chance di cambiamento dell’Europa, potremmo non averne molte altre in futuro. Dipende anche da noi. Se l’Italia dovesse scegliere di stare alla finestra a guardare, il volume di Michele Salvati sulle “occasioni perdute” dal nostro Paese si arricchirebbe di un altro capitolo, l’ennesimo. Un capitolo, ahinoi, che avrebbe effetti rovinosi per le future generazioni di italiani e di europei.

Le elezioni regionali e il bisogno urgente di un PD che riavvicini cittadini e politica

pd

di Massimo Preziuso

Siamo ormai a pochi giorni dalle elezioni regionali.

Un appuntamento elettorale importante (si vota in grandi regioni come la Campania, il Veneto e la Puglia, tra le altre) a cui però il Paese arriva senza emozioni particolari. E non perché i candidati (governatori e consiglieri) non siano figure interessanti. Ma perché se c’è una cosa evidente in questo 2015, questa è il basso livello di energia cinetica (non quella potenziale) che si riscontra nella società, attorno alla politica e alle istituzioni, sia a Roma che nei territori. E pure a Brussels, in verità.

E questo non per colpa di qualcuno in particolare, ma proprio della nuova fase storica che viviamo. In lenta uscita da quasi un decennio di crisi severa, la cittadinanza si ritrova infatti nuda a leccarsi le profonde ferite subite in silenzio e percepisce una cristallizzazione delle distanze raggiunte, tra centri e periferie, in una lenta probabile “jobless recovery” in divenire. Per comprenderlo bastano gli ultimi dati del Mezzogiorno, in cui da un lato alcuni osservatori commentano come positiva la “decelerazione della discesa del PIL” in realtà che hanno perso fino a un quinto di ricchezza totale, mentre Istat parla di effetti di “isteresi” e ci dice che il tasso di occupazione è sceso al 42%. O quelli nazionali che vedono una crescita del PIL 2015 intorno allo 0.5% accompagnata da una disoccupazione stabile se non leggermente in salita, in un Paese con ormai più di un milione di genitori disoccupati.

Non c’è più tempo per aspettare, perché la sensazione è che la popolazione abbia già scontato questo cambiamento di fase e per questo ridimensionato il ruolo della politica e delle istituzioni a forme di “governance” e non più di “government” del Paese. E se questo fosse vero, nei prossimi mesi e anni si apriranno problemi seri, ancora più di quelli sinora visti. Perché un Paese in cui le istituzioni sono già state declassate per ruolo e importanza, è un luogo diverso da quello in cui abbiamo vissuto nei decenni passati. Esso diviene uno spazio di relazioni mute tra cittadini e classe dirigente, pubblica e privata. In cui il singolo prova a giocarsi la partita da sé, sapendo di non poter trovare supporto vero altrove se non nella propria cerchia più o meno estesa di relazioni.

E questo in un momento storico in cui le nuove piazze costruite rapidamente e senza un disegno condiviso nel decennio scorso, i “social network”, stan venendo fuori con tutti i loro limiti intrinseci: luoghi di accesso e scambio di informazioni, difficilmente traducibili in progettualità e valore aggiunto condiviso da parti ampie di società e cittadinanza. Dando un po’ a tutti la certezza di essere entrati in una epoca nuova. Quella in cui, appunto, mentre sembra di essere tutti più connessi e quindi più ricchi, nei fatti si è più isolati e poveri, di risorse e di idee. E questo soprattutto nella relazione con le istituzioni, la cui prossimità elettronica è tanto grande quanto lo è la loro lontananza effettiva.

Ed è allora con una domanda che la politica, in Italia principalmente il Partito Democratico, deve fare i conti: come si torna a convincere un cittadino disilluso e povero che le istituzioni sono ancora un valore aggiunto effettivo per il governo del cambiamento, che finora sembra essersi imposto senza particolari mediazioni, se non quella scarsa e intangibile della rete?

Dopo queste elezioni che probabilmente e sperabilmente lo vedranno vincente un po’ in tutta Italia, all’interno di un suo percorso di auto – riforma, il grande partito di governo dovrà affrontare seriamente il tema portandolo al centro del dibattito nazionale ma anche europeo. O il rischio è che a medio termine il suo ruolo sarà rivisto a ribasso. Con ulteriori effetti a cascata sul ruolo della politica nella società liquida e accelerata. Perché ad oggi il Partito Democratico rimane la sola speranza di questo Paese.

Lunedì 27 Aprile, Napoli: Innovatori Europei apre l’Innovation Day con Mario Raffa

Lunedì 27 aprile 2015, presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo in Via Ponte di Tappia, 25, Napoli, nuova tappa dell’Innovation Day Tour.

Competenze professionali e imprese innovative per l’Agenda Digitale Campana.

L’iniziativa ha carattere di forum e mira ad un confronto fra i partecipanti per contribuire alla definizione dell’Agenda Digitale della Campania.

L’accesso al digitale non rappresenta solo la possibilità di utilizzo della Rete, ma indica la possibilità di formarsi nella cultura del Web, di poterne fare un uso critico e consapevole e di innovarsi attraverso l’utilizzo di strumenti efficienti.

Sono importanti le infrastrutture per permettere di collegare tutti ad una Rete veloce, ma lo sono ancora di più le azioni mirate ad una alfabetizzazione digitale diffusa.
Il digital divide non è solo mancanza di connessione ad Internet affidabile e veloce, ma è, soprattutto, mancanza di conoscenza diffusa e uso consapevole e critico della Rete.

Tutti i partecipanti al forum di lunedì 27 aprile potranno intervenire con loro testimonianze e idee, mentre nei giorni successivi si potrà contribuire alle proposte partecipando ad un forum predisposto sul sito Web di Innovation Day

Il programma completo è in fase di definizione: saranno presenti tanti protagonisti della vita professionale, aziendale e associativa Napoletana e Campana.

La registrazione è gratis ma necessaria.

Eventbrite - Competenze professionali e imprese innovative per l'Agenda Digitale Campana

La locandina del forum aggiornata al 20 aprile 2015.

accoglienza 10:30
inizio forum: 11:00
termine di lavori: 13:00

L’Innovation Day è un’idea di Odisseo Onlus.
I coordinatori dell’Innovation Day: Mario Raffa e Pasquale Popolizio.

April 9-10-11th, Rome. 3rd Michelangelo Workshops: The Mediterranean is facing major challenges through its Youth

3rd Michelangelo Workshops

The Mediterranean is facing major challenges through its Youth

For a smart Mediterranean

 Download the Brochure

Thursday, April 9th

Location Rome: Università di Roma, La Sapienza

Facoltà d’Ingegneria, via Eudossiana 18

18:00 Welcome of partecipants and Festive event

Friday, April 10th

Location Rome: Aula Magna

Liceo Classico Statale Ennio Quirino VISCONTI, Piazza del Collegio Romano,4

9:00 Registration

9:30-10:00 Welcome addresses

10:00-10:10 Welcome by On. Gianni Pittella/Dott. Massimo Preziuso

10:10-10:30 Invited lecture by Ing. Massimo Calabresi

10:30-10:50 Dott. Dario Guarascio (School of economics, Università di Roma 1)

10:50-11:10 Prof. Enzo Siviero (IUAV)

11:10-11:40 Coffee break

11:40-13:00 Workshop session 1: Climate and sustainable development

13:00-13.45 Prof. Ingrid Rowland “The Ecstatic Journey: Athanasius Kircher in Baroque Rome”

Representatives of Università di Roma La Sapienza

Léo Vincent and Massimo Guarascio, Pdt and Vice-Pdt of RMEI

“The Foucault Pendulum at Collegi Romani” (Wunderkummer 2015)

“Cultural networking and success factors in RMEI activities”

“The Mediterranean is our land, bridging and networking”

Moderators: Olivier Boiron General director RMEI/Ecole Centrale Marseille,

Manel Abbes (ENISo)

Dhekra Rhaiem (ENIM Monastir) “Coupling of Photovoltaic thermal hybrid solar

collectors and Windmills with hydrogen chain for insular area”

Benjamin Luce, Yann SUREL (Ecole Centrale Marseille) “Weather station”

Imen Hajji, Manel Abbes, Anis Baklouti, Ali BelHaj Zahi, Mahdi Ben Abdallah,

Malek Ben Ali, Haythem Dabbabi (ENISo Sousse), “Weather station”

Souad Qalbi, Mohamed El Bouhali (ENIM Rabat) “Weather station”

Amjad Samara (Ann-Najah University) “Point of view on sutainable development”

Collegi Romani Museum of Athanasius Kircher

Following the official Kick-off meeting of the HOMERe Program

(Marseille, March 17th, 2015)

15:00-18:00Launching of the HOMERe consortium in Italy

On the occasion of the 3rd Michelangelo Workshops « Making the Mediterranean an employment area »

15:00-15:30 Opening ceremony: the challenge of improving employability of graduates

15:30- 15:50 Invited lecture by Ing. Nicola Monda, CNI: The Mediterranean Engineer

15:50-16:10 HOMERe, a new program for improving employability of Mediterranean Youth

16:10-16:30 Coffee break

16:30-17:30 Round Table on the added value of international internships

17:30-18:00 Structuration and challenges of the Consortium HOMERe Italy

Ing. Franco Terlizzese, Director of Ministry of Enterprise and Economic Development ,

Mme Jihen Boutiba Mrad, Secrétaire général Business Med

Ing. Nicola Monda, Responsible of International Affairs, CNI

Prof. Léo Vincent, President of RMEI, General Coordinator of the HOMERe program

Prof. Massimo Guarascio, 1st Vice-President of RMEI

Moderators: Prof. Gülsün Sağlamer CUM, Olivier Boiron RMEI

Paolo Antona, Consultant, Member of the HOMERe Wise Person Committee

Prof. Fabrizio Micari, Preside UNIPA

Prof. Alfonso Montella, UNINA

Responsibles of Italian companies

Nicola Monda, CNI

Paolo Antona, member of the HOMERe Wise Persons Committee

Massimo Guarascio, 1st President RMEI

Francesco Losurdo, Director of CUM

Marcello Scalisi, Director of UNIMED

Angelo Di Gregorio, UNIMIB

www.homere-med.org

18:00-19:00 Touristic walk to the church “San Pietro in Vincoli”

19:00-19:30 Cultural event dedicated to the Moses of Michelangelo at San Pietro in Vincoli

19:00-19:10 Angelica Pedatella “Seamed-Game relatively the intercultural world in prison and the relations with the external through culture”

19:10-19:25 Prof. Massimo Guarascio “Introduction in front of the statue”

19:25-20:00 Prof. Fabrizio Vestroni, Prof. Maurizio Quoiani “Computered

reproduction of Michelangelo’s Moses from a virtual marm block”

20:00 Official dinner in the XVI century cloister of the Church, at the Università di Roma

Saturday, April 11

Location: Civitavecchia, Town Hall

8:00 Departure by train from Termini Station to Civitavecchia

9:30-9:45: Welcome address by the Mayor of Civitavecchia

9:45-10:20 Workshop Session 2: Smart Cities

10:20-11:00 Workshop Session 3: Tourism and sustainability

11:00-11:45 Workshop Session 4: JEY; Jeunes entrepreneurs – Entrepreneurship for Youth

Moderators: Prof. Gino Bella (Unicaesano), Antonello Carlomagno

Valerio Baiocchi, Antonello Carlomagno, Gregorio Pirrò, Francesca Sciarretta and Nicolò Sciarretta (Doctors and students from Sapienza and IUAV Venice),

Gino Bella (Unicaesano), “smart cities”

Lourdes Salameh (Notre Dame University), “eco-friendly residential”

Mahmoud Kobbi, Maaha Massaabi (SupCom Tunis)

Moderators: Prof. Léo Vincent RMEI – Maïana Houssaye Ecole Centrale de Lyon

Elodie Courtois, Maïana Houssaye, Thomas Le Baron, Alexei Reiman, Valerian

Seuwin (Ecole Centrale Lyon) “Take the Med Jeunes, Defismed project”

Med Samoud (ENIM Monastir) “Renewable energy”

Moderator: Prof. Stefania Tinti, Sara Hassan Cairo University

Anais Guesne , Pauline Saussol, Jellil Yahya (Kedge Business School) “JEY”

Sara Hassan Cairo University “JEY in Egypt”

Souad Qalbi (ENIM Rabat) “When to Start Your Own Business? “

11:45-12:00 Walk Transfer to Aula Museale of Coast Guard inside Forte Michelangelo

Location: Civitavecchia, Forte Michelangelo

12:00-12:30 Capitaneria di Porto “Coast Guard mission innovations in the control of maritime

12:30-13:15 Visit of the exhibition of photos

13:15-14:15 Ceremony for the award of the Michelangelo prizes and election of the GAMe

14:15-15:00 Lunch, Conclusion and Brindisi

15:00-15:15 Walking transfer to Cittadella della Musica

15:15 Cultural visit of the Raffaello’s Frescoes in De Paoli’s Renaissance House

17:40 Return to Rome transports and Mediterranean protection”

Prof. Alvaro Ranzoni “Conference on Raffaello’s Frescoes”

Free evening in Rome

Event organized with the participation of UNIMED, BUSINESSMED

Il vento nuovo sugli investimenti (EFSI)

di Gianni Pittella su Il Sole 24 Ore

Il piano Juncker prende corpo e con esso le speranze che dall’Europa arrivi finalmente un forte impegno su crescita e investimenti capace di invertire la tendenza dopo anni di cieca austerità. La decisione del governo italiano di iniettare 8 miliardi di euro a sostegno del Fondo Europeo di investimenti strategici (Efsi), unita agli impegni annunciati da altri importanti governi europei – Francia, Germania in primis – segna una svolta per il Piano Juncker.

Non era scontato. Non è stato facile arrivare dove siamo oggi. Il braccio di ferro tra Commissione, governi nazionali e Parlamento europeo ha raggiunto livelli di tensione visti di rado dalle parti di Bruxelles. L’obiettivo era chiaro e il gruppo dei Socialisti e Democratici ha da subito indicato nel lancio di un consistente piano di investimenti la condizione decisiva per il sostegno alla Commissione Juncker. La nostra memoria è spesso corta. Ma dovremmo sforzarci di ricordare da dove siamo partiti. Fino a qualche mese fa, con Barroso, si parlava solo di stabilità. La crescita era scomparsa dal vocabolario europeo e con essa ogni ipotesi di interpretazione ‘intelligente’ della flessibilità. Ora il vento è cambiato a Bruxelles, grazie anche al lavoro negoziale portato avanti dal nostro gruppo e della presidenza italiana. Una vittoria per tutta l’Europa contro i sacerdoti della dottrina dell’austerità intransigente. Siamo di fronte ad una congiuntura eccezionale. Da una parte il piano Juncker con un rinnovato approccio alla flessibilità. Dall’altra, una Banca centrale europea che, grazie al Quantitative easing e alla lungimiranza di Mario Draghi, si è ormai trasformata in un solido fattore di crescita e stabilità dei mercati. I governi sono chiamati a fare la loro parte a livello di riforme. A noi come Socialisti e Parlamento europeo spetterà rafforzare e puntellare le basi del piano Juncker. Il Parlamento europeo sta ora esaminando la proposta legislativa della Commissione. Nell’incontro avuto con il presidente Juncker nel corso dell’ultima sessione del Parlamento a Strasburgo, il gruppo Socialista e Democratico ha ribadito l’impegno ad approvare il fondo prima di luglio. Un impegno però che passa dalla necessità di rafforzare i fondamenti del piano per renderlo uno strumento tangibile al servizio della crescita. Di fronte ai rischi di deflazione e stagnazione, con i movimenti euroscettici, xenofobi e populisti ovunque in crescita in Europa e di fronte ad una crisi sociale e economica lacerante, nessuno può permettersi il lusso di mancare questa occasione.

L’Efsi per andare veramente ad incidere deve potersi concentrare sulla qualità dei progetti di investimento e sul loro impatto sull’economia reale. In altre parole, la valutazione dei progetti non dovrà riguardare unicamente il progetto in sé ma dovrà prendere in considerazione la sua abilità a innescare ulteriori investimenti dal settore privato. La sfida, insomma, sarà puntare certamente alla crescita ma con un occhio speciale alla qualità degli investimenti, anche per ridurre la forbice tra le zone più e meno ricche del continente e d’Italia. Si dovrà quindi considerare come prioritari quei progetti che non riescono a finanziarsi direttamente sul mercato proprio alla luce del profilo di rischio più elevato. Ci si dovrà inoltre concentrare su settori decisivi per la crescita europea quali le infrastrutture, la banda larga e l’efficienza energetica. Fondamentale per consolidare il fondo sarà il ruolo – da rafforzare – delle piattaforme di investimento e delle banche nazionali di sviluppo. Realtà come la Cassa Depositi e Prestiti in Italia o la Caisse Depots et Consignations in Francia, per citarne solo alcune, devono diventare le protagoniste della nuova stagione d’investimenti inaugurata dal piano Juncker. Serve un legame tra questi attori e il nuovo fondo perché essi hanno capitale e le expertise necessarie che potranno servire le ambizioni dell’Efsi. È chiaro che gli Stati membri debbono essere incentivati a contribuire finanziariamente alle piattaforme di investimento e alle banche di sviluppo inserite nel sistema Efsi. E per fare questo i contributi degli Stati membri alle piattaforme e alle banche promozionali dovranno essere scomputati dal patto di stabilità e crescita, non considerati quindi come debito o deficit.

La creazione del Fondo europeo di investimenti strategici può diventare il laboratorio su cui sviluppare una nuova sinergia tra capitali pubblici e privati. Se vogliamo investire sul futuro dell’Europa c’è bisogno dello sforzo di tutti. La partita è iniziata. E non ci saranno tempi supplementari.

 

Piano Juncker: i punti fissi su cui non arretriamo

di Gianni Pittella

Buone notizie dall’Europa? So che non è facile di questi tempi forare il muro di scetticismo e di indifferenza, se non di ostilità, nei riguardi di un’Europa considerata, a volte non senza ragione, un peso oneroso e istituzione incapace di affrontare e risolvere i guai dei suoi cittadini.

Ma in queste settimane si è lavorato sodo, e con costrutto, in tutte le sedi di decisione dell’Ue e un clima di ottimismo comincia a farsi strada. Vale la pena sottolineare quel che sta avvenendo, grazie anche alla non facile intesa politica raggiunta tra i governi in seno al Consiglio europeo, nel campo finanziario e monetario.

La Politica (la P maiuscola non è posta per un refuso) ha compiuto le sue scelte di indirizzo verso la crescita e per allontanare la pratica dell’austerità. I tanto odiati tecnici, in questo caso appartenenti alla Banca Centrale, hanno avviato un piano di azione che sta producendo risultati che si credevano insperati.

L’idea geniale di Mario Draghi del “quantitative easing” sta dimostrando, nella pratica, tutto il suo potenziale tanto da porre davvero solide basi per aiutare i governi ad uscire dalla lunga e disastrosa crisi per incamminarsi verso un’economia di crescita e di rilancio dell’occupazione.

Detto in italiano, il “quantitative easing” vuol dire che la Banca centrale ha deciso di stampare moneta “fresca” per aumentare la liquidità del sistema finamoghernziario in modo che essa arrivi all’economia reale. Questo “QE” spinge alla diminuzione dei tassi d’interesse e dei mutui.

Concetti – tassi di interessi e mutui – che i cittadini, specie gli italiani, comprendono perfettamente. Quest’azione europea va spiegata, dunque, nelle forme più semplici, nelle ricadute reali sulla vita di tutti noi cittadini.

Qualche giorno fa, a Strasburgo, il Gruppo parlamentare “Socialisti e Democratici” ha invitato ad un confronto non formale il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e alcuni commissari (tra loro, l’Alto Rappresentante Federica Mogherini). Riunioni che facciamo con una certa regolarità. Perché, innanzitutto, vogliamo verificare passo dopo passo, e non solo in Aula, come procede il programma che caratterizza la Commissione che, lo sottolineo, abbiamo votato a precise condizioni. Juncker ne è consapevole e con lui esiste un rapporto di reciproca fiducia ma anche di ferma volontà, da parte nostra, di non recedere da alcuni punti fissi. Il principale è, appunto, quello di procedere senza deviazioni con il “Piano di investimenti” e sulla flessibilità.

Abbiamo ottenuto un cambio di direzione verso la crescita, grazie anche al commissario Pierre Moscovici. Ora dobbiamo accelerare e rafforzarla, per non rendere vani gli sforzi che sono stati compiuti e che stanno dando già i primi frutti.

Abbiamo ribadito a Juncker che l’EFSI, cioè il Piano per gli Investimenti Strategici – che intende mobilitare ben 315 miliardi di euro – deve riuscire a finanziare anche progetti ad alto rischio capaci di avere un serio impatto sull’economia europea e sollecitare il cofinanziamento degli Stati Membri attraverso l´incoraggiamento a finanziare le banche di sviluppo e le piattaforme di investimento.

In questo quadro va salutata con grande soddisfazione la decisione del governo Renzi di mettere otto miliardi a disposizione del Fondo, cosa che è stata molto apprezzata da Juncker e dal presidente dell’Eurozona, Jeroen Dijsselbloem.

Come si vede, c’è un’Europa in movimento. E su molti terreni. Per fare un altro esempio, abbiamo di fronte l’impegnativo tema della fiscalità. Non si tratta di una questione astrusa, bensì di un aspetto delle politiche europee che hanno un diretto impatto sulla vita dei cittadini perché – è bene ricordarlo – le decisioni legislative che provengono dall’Ue costituiscono ormai una buona fetta delle scelte dei governi nazionali. Abbiamo chiesto che siano fermi due pilastri: il no alla competizione fiscale e il principio che le tasse si pagano laddove si conseguono i profitti. Ci batteremo per questi obiettivi, insieme alla riduzione delle pesanti diseguaglianze sociali e alla conquista di un lavoro decente per tutti. Noi siamo in prima fila. Detto senza retorica e pronti a rendere conto del nostro impegno.

Un Osservatorio per la logistica e le infrastrutture mediterranee adesso!

di Maurizio Ionico *

Il tema del lancio di un Osservatorio per la logistica e le infrastrutture mediterranee ha una valenza nazionale, ovvero l’intero territorio nazionale è chiamato a confrontarsi con la ritrovata centralità del Mediterraneo. La “grande trasformazione” determinata dall’evoluzione geo – politica e geo – economica su scala globale, con un’accelerazione prodotta a partire dal 1989, ha determinando una nuova geografia economica che ha scaricato effetti anche alla scala locale (il Mezzogiorno, il Nord, l’area adriatica).

L’elemento saliente è, appunto, la ritrovata centralità del Mediterraneo, nell’ambito della dinamica direttrice marittima che collega l’Oceano Indiano, il canale di Suez e l’Oceano Atlantico diventata in pochi anni un asse marittimo globale rilevante tale da superare, ad esempio, quello storico tra gli Stati Uniti e il Giappone attraverso il Pacifico. Se si ritaglia l’osservazione ad una porzione di Paese (penso al nord-est e all’area adriatica), tale trasformazione rende essenziale la relazione tra i nodi (i porti, le città ) e i corridoi quali l’1/Baltico-Adriatico, che assurge ad uno dei sistemi essenziali di connessione tra il nord e l’area adriatico – ionica verso la nuova piattaforma industriale europea (Polonia, Cechia, Ungheria) e il 3/Mediterraneo (Lione – Torino – Trieste, tanto per intenderci). L’U.E. ha colto questa aspetti rivedendo la storica politica delle Ten -T con la COM/2011/650 che ha previsto la realizzazione articolata su due livelli, il comprehensive network e la core network, che costituirà la spina dorsale della rete transeuropea di trasporto ed incentrata su città e porti. La core network comprende 10 progetti prioritari di interesse per l’Italia, quali:

    1. Helsinki-Valletta” Corridor [Helsinki-Stoccolma-Amburgo-Monaco-Vrennero-Verona-Roma/Napoli-Bari-Palermo-Valletta], con l’inclusione del tratto da Napoli fino a Palermo passando per Catania e la nuova sezione Napoli-Bari; è l’ex corridoio “Berlino-Palermo”;
    2. Baltic-Adriatic Corridor” [Helsinki-Danzica-Varsavia-Vienna-Tarvisio-Udine -Venezia/Trieste-Bologna-Ravenna], con l’estensione fino a Ravenna via Klagenfurt, Udine – Venezia / Trieste /Bologna;
  • Genova-Rotterdam Corridor” [Genova-Milano/Novara Sempione/Loetschberg/Gottardo-Basilea-Colonia-Rotterdam), con l’inclusione della linea ferroviaria del Lotschberg-Sempione e della linea del Gottardo;
  1. Mediterranean Corridor” [Algesirs-Madrid-Barcellona-Lione-Torino-Milano-Venezia-Lubiana-confine ucraino], con l’inclusione dell’idrovia “Milano-Venezia”.

E’ convinzione che la “nuova” Europa (quella localizzata a nord – est e a sud – est) sarà destinata ad originare, in virtù dei trend di sviluppo interni ai Paesi dell’area e del concentrarsi su di essi degli interessi di operatori economici come i tedeschi e gli stessi italiani (della catena del bianco, della meccanica, ….), intense relazioni economiche e flussi di traffico.

Il territorio non potrà essere organizzato come prima. Si tratta ad esempio di allestire a tutti gli effetti “hub di sviluppo locale”, attorno ad un sistema di relazioni tra porto – corridoio – zone industriali, in modo tale da semplificare ed irrobustire le connessioni terresti e marittime (accessibilità) e la localizzazione delle imprese (attrattività) e, in definitiva, concorrere ad elevare le prestazioni territoriali nonché radicare i processi economici. Nella sostanza, si tratta di incrociare meglio gli effetti “mediterraneo” e “corridoio” al fine di acquisire vantaggi competitivi.

L’Italia è un Paese manifatturiero e l’export rappresenta una leva essenziale per tornare a crescere e a progredire. Serve tuttavia il sostegno dei trasporti marittimo e ferroviario cargo, oggi piuttosto fragili, così da trarre benefici dal nuovo assetto e dagli scambi import – export che il Paese e la dimensione locale (il Mezzogiorno, il Nord, l’area adriatica) possono ulteriormente generare. Non siamo attrezzati e pertanto si rendono necessarie in ogni caso misure e azioni di carattere sia infrastrutturale, sia organizzativo sia formale del trasporto marittimo, ferroviario e della logistica.

Anzitutto si tratta di procedere allo shift modale, e questa è una responsabilità del Governo nazionale, in modo da corrispondere agli obiettivi dell’U.E. che prevede che entro il 2030 il 30% dei trasporti stradali superiori ai 300 km. effettuati via camion vengano trasferiti verso altre modali come il ferro, che oggi rappresenta una quota oggi poco sotto il 9%, e le vie navigabili, ed entro il 2050 questa quota deve essere superiore al 50%. In secondo luogo, tali misure devono favorire l’aumento di scala dei porti (sia attraverso interventi sui singoli scali sia attraverso robuste integrazioni fra scali diversi localizzati lungo una medesima direttrice) e, dall’altro, accrescere la capacità del sistema dei trasporti di far fronte alla tipicità del modello manifatturiero (distretti, aree industriali, filiere). Questo rappresenta un vincolo non facilmente superabile poiché costituito in prevalenza da Pmi inserite in un conteso distrettuale e/o di dispersione produttiva, e dalla frammentazione dei processi produttivi, determinati da una accentuata scomposizione delle produzioni e delle fasi operative, sia in spedizione sia in entrata, per meglio corrispondere anzitutto alle esigenze delle industrie principali. Il successo delle misure e azioni intraprese è dato dalla capacità del sistema istituzionale pubblico e delle agenzie operative, come Autorità, Enti e Consorzi, di saper connettere nel medesimo momento le tre dimensioni del problema, che sono di tipo:

  1. infrastrutturale [costituito dalla dotazione e qualità della rete e delle strutture fisiche; tale responsabilità è in capo alla Regione, a Rfi, alle Autorità portuali e ai gestori di zone industriali e interporti]
  2. organizzativo [costituito dall’adozione di modalità e procedure ottimali nell’effettuare servizi a costi ragionevoli e in modo efficiente; tale responsabilità è in capo alle imprese di trasporto marittimo, ferroviario e della logistica]
  3. formale [costituito da piani, leggi (si pensi alla riforma della 84 sui porti), norme, regolamenti e finanziamenti, dove spesso tali responsabilità sono in capo alle scale più prossime all’Amministrazione Regionale e ai Comuni]

Si tratta di una impostazione che deve necessariamente porsi dal punto di vista della modifica degli assetti di regolazione del mercato in alcuni settori strategici del sistema di mobilità delle merci, primi fra tutti il settore della portualità, dei trasporti marittimi e ferroviari, principalmente in un’ottica di integrazione multimodale e di continuità territoriale dei servizi anche a livello internazionale (inserimento in reti trans-nazionali, relazioni tra terminal, connessioni con l’hinterland).

Vi sono una serie di vincoli e condizionamenti da rimuovere nelle zone industriali, nei porti e nelle stazioni ferroviarie, al fine di adeguare i trasporti ferroviari e l’organizzazione logistica e, in definitiva, fornire un supporto reale alle attività produttive. In particolare, è opportuno intervenire:

  1. sull’accessibilità alle aree industriali e l’attraversamento dei nodi urbani;
  2. sull’adeguatezza degli scali adibiti al traffico cargo ferroviario e del materiale rotabile;
  3. sui raccordi ferroviari e sulle strutture a servizio delle zone industriali;
  4. sui costi di manovra ferroviarie nelle aree portuali;
  5. sulle modalità e procedure organizzative;
  6. sul consolidamento delle Autostrade del Mare e sulla costruzione di modelli innovativi di organizzazione e gestione del sistema dei trasporti e della logistica;
  7. sul sostegno all’intermodalità e alla mobilità sostenibile;
  8. sulla disponibilità di risorse finanziare e sulla capacità di investire secondo ‘logica di risultato’.

In particolare, le Regioni assieme al Governo centrale devono individuare nuovi meccanismi di governance logistico – territoriale, mettendo in discussione modelli tradizionali, sapendo cedere sovranità e stabilire reciprocità. Si tratta tra l’altro di:

  • procedere alla governance logistico – territoriale attraverso l’utilizzo dello strumento istituzionale ‘Rapporto Stato – Regioni ed Enti locali’, ciò al al fine di costituire agenzie territoriali interregionali che servano a coordinare e programmare le scelte nonché ad integrare e comporre le esistenti strutture societarie relative ad interporti, aree industriali, distretti, ….;
  • procedere alla governance di “corridoio” attraverso l’istituzione del coordinatore di corridoio, come da indicazione U.E., ciò al fine di completare progetti, eseguire nuove opere e/o completamento di tratti ferroviari e stradali, migliorare le connessioni con i porti;
  • procedere alla governance portuale attraverso il superamento delle attuali ampio numero delle Autorità portuali in modo da garantire efficienza/efficacia nella regolazione dei servizi, negli interventi di movimentazione e imbarco/sbarco, nella gestione delle aree e portuali e retro-portuali, secondo un principio coerente con la concezione ‘one mission, one company’ e con la rilevanza espressa ogni scalo nel contesto del Mediterraneo e delle reti di trasporto trans-europeo nonché delle relazioni interne;
  1. procedere alla costituzione di sistemi logistico – portuali, quale dispositivo di governance proposto a partire dal decreto “salva-Italia” e fatto proprio da successivi provvedimenti di riforma della portualità nazionale con l’intento di promuovere una più complessa riorganizzazione dei porti ed intervenire nei retroporti e nei collegamenti infrastrutturali e nella logistica, favorendo l’espansione geo – economica dei sistemi regionali ancorati ai corridoi transeuropei e/o di determinati bacini interni; questo approccio riconosce il porto come il luogo privilegiato di governo di processi di settore e territoriali.

Intervenire sui porti è strategico per il Paese, per elevare la competitività e creare valore e per l’occupazione. Infatti si tratta di uno spazio economico dove si generano effetti moltiplicatori rilevanti, come ad esempio:

  1. economia del mare, porti e logistica territoriale rappresentano un fattore essenziale a supporto della produzione manifatturiera, poiché è del 20,5% l’incidenza dei costi dei trasporti e della logistica, e ammontano a 12 mld €/a di maggiori oneri per la produzione industriale;
  2. 1 € investito in porto/trasporto marittimo genera fino a a 2.7 € aggiuntivi di Pil;
  3. 1 € investito in logistica genera 8 € di Pil;
  4. 1 unità di lavoro in porto genera 2 unità di lavor extra – porto;
  5. 1 container movimentato genera 2.300 €/Teu e 42 occupati ogni 1.000 unità;
  6. dall’abbassamento dell’1% della spesa logistica si generano 9 mld di € di risparmi;
  7. dal raddoppio dei contenitori (ad esempio se si passa da 410 mila teu a 820 mila teu) si generano 1 mld di € di servizi logistici e 16.000 posti di lavoro;
  8. dal miglioramento della logistica nella manifattura si possono ricavare molti mln di € da rendere disponibili in miglioramento dei processi produttivi e prodotti.

In definitiva, essere consapevoli e far propria la centralità del Mediterraneo significa per il Paese (e le grandi aree organizzate al proprio interno) voler vincere le sfide competitive di natura globale e partecipare autorevolmente all’economia-mondo. Servono come detto decisioni centrali e decisioni locali che comportano scelte e tecniche di governance attraverso cui far finalmente procedere in un percorso comune la testa, cioè le istituzioni, e il corpo, costituito da imprese, esportatori, creativi, ricercatori e giovani, da tempo proiettato – quasi naturalmente – nella dimensione globale.

Testa e corpo: dilemma non nuovo. Walter Benjamin, nel 1940, riflettendo su un quadro di Paul Klee, intitolato Angelus Novus, osserva l’angelo con le ali distese in procinto di allontanarsi – verso il futuro – da un qualcosa o da rovine – il passato o la catastrofe: “ma [la] tempesta [che] spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.

Mettere in squadra, dunque, le componenti essenziali del sistema, testa e corpo, è una delle principali responsabilità che compete alle nuove classi dirigenti.

urbanista, Amministratore Unico della ferrovie regionali del Friuli Venezia Giulia

Dal Nazareno: noi Innovatori Europei consegniamo la creazione nel Mezzogiorno dell’ Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee al Partito Democratico e al Governo

convegno romaconvegno 21 giugno

Comunicato Stampa

Il Movimento Innovatori Europei dal Nazareno lancia una iniziativa sulla creazione nel Mezzogiorno di un Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee affidando questo percorso al Partito Democratico e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in qualità di guida italiana per il Semestre Europeo.

Il 21 giugno, al Nazareno, in una sala affollata si è svolta l’iniziativa di Innovatori Europei dal titolo “Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese“. Personalità provenienti da ogni parte d’Italia hanno discusso per l’arco dell’intera giornata sul ruolo che la Logistica dei Trasporti e le indispensabili Infrastrutture a essa strettamente collegate debbono assolvere allo scopo di rilanciare con forza l’economia del Paese, riconsegnando al Mezzogiorno la sua plurisecolare funzione di collegamento col Mediterraneo che la stessa Unione europea gli attribuisce ancor oggi.

Il Convegno si è articolato in due sessioni complementari. Dopo l’introduzione al convegno dell’ing. Massimo Preziuso, fondatore degli Innovatori Europei, e i messaggi di pieno supporto del Partito Democratico e delle istituzioni, un auditorio di grande qualità ha potuto seguire le ragioni tecnico – economiche e manageriali  in base alle quali l’Italia può e deve trovare il suo spazio nella competizione volta ad assicurarsi una fetta dei flussi mercantili intercontinentali. Ed è così tornato in campo l’aspetto politico del problema: è vero, la Logistica può rappresentare per l’Italia ciò che è stato e continua a essere il petrolio per i Paesi arabi a patto che i partiti italiani collaborino lealmente alla riuscita del progetto di cambiare l’Italia che il Governo sta iniziando ad attuare.  

A fine lavori si è prodotto un documento con annessa proposta, condivisa da tutti i presenti, per la creazione nel Mezzogiorno dell’Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee. La pubblicazione di questo documento resocontato sarà consegnata nei prossimi giorni al Partito Democratico, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e alle istituzioni di Governo con l’invito a disporre che sia inserito nell’agenda del Semestre Europeo a guida italiana. L’Osservatorio già in partenza vede la partecipazione di personalità provenienti dal mondo della accademia, delle organizzazioni sindacali italiane, imprenditoriali. Noi Innovatori Europei, protagonisti da anni del desiderio di cambiamento del Paese, essendoci accreditati nei fatti come luogo di incontro ed innovazione tra mondi come la Tecnica, la Ricerca accademica e la Politica chiediamo al Partito Democratico che in qualità di interprete di un governo forte e rinnovatore apra le sue porte alla società delle Idee per efficientare e risolvere questioni annose con il contributo di tante e tanti.

21 giugno, Roma – Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese

 

 Brochure finale

Potete visionare la Brochure e la Locandina del convegno. 

Link al messaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Matteo Renzi

Link al messaggio del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Graziano Delrio

Link al messaggio del Vice Segretario del Partito Democratico, On. Lorenzo Guerini

Link al messaggio del Presidente del Parlamento Europeo, On. Gianni Pittella

Link al Video Messaggio di saluti del Capogruppo alla Camera dei Deputati del PD, On. Roberto Speranza

Link al Video messaggio del Prof. Alfonso Celotto

Link al messaggio del consigliere regionale della Basilicata, Mario Polese

 

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