Significativamente Oltre

Energia e Ambiente

Piano Juncker: i punti fissi su cui non arretriamo

di Gianni Pittella

Buone notizie dall’Europa? So che non è facile di questi tempi forare il muro di scetticismo e di indifferenza, se non di ostilità, nei riguardi di un’Europa considerata, a volte non senza ragione, un peso oneroso e istituzione incapace di affrontare e risolvere i guai dei suoi cittadini.

Ma in queste settimane si è lavorato sodo, e con costrutto, in tutte le sedi di decisione dell’Ue e un clima di ottimismo comincia a farsi strada. Vale la pena sottolineare quel che sta avvenendo, grazie anche alla non facile intesa politica raggiunta tra i governi in seno al Consiglio europeo, nel campo finanziario e monetario.

La Politica (la P maiuscola non è posta per un refuso) ha compiuto le sue scelte di indirizzo verso la crescita e per allontanare la pratica dell’austerità. I tanto odiati tecnici, in questo caso appartenenti alla Banca Centrale, hanno avviato un piano di azione che sta producendo risultati che si credevano insperati.

L’idea geniale di Mario Draghi del “quantitative easing” sta dimostrando, nella pratica, tutto il suo potenziale tanto da porre davvero solide basi per aiutare i governi ad uscire dalla lunga e disastrosa crisi per incamminarsi verso un’economia di crescita e di rilancio dell’occupazione.

Detto in italiano, il “quantitative easing” vuol dire che la Banca centrale ha deciso di stampare moneta “fresca” per aumentare la liquidità del sistema finamoghernziario in modo che essa arrivi all’economia reale. Questo “QE” spinge alla diminuzione dei tassi d’interesse e dei mutui.

Concetti – tassi di interessi e mutui – che i cittadini, specie gli italiani, comprendono perfettamente. Quest’azione europea va spiegata, dunque, nelle forme più semplici, nelle ricadute reali sulla vita di tutti noi cittadini.

Qualche giorno fa, a Strasburgo, il Gruppo parlamentare “Socialisti e Democratici” ha invitato ad un confronto non formale il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e alcuni commissari (tra loro, l’Alto Rappresentante Federica Mogherini). Riunioni che facciamo con una certa regolarità. Perché, innanzitutto, vogliamo verificare passo dopo passo, e non solo in Aula, come procede il programma che caratterizza la Commissione che, lo sottolineo, abbiamo votato a precise condizioni. Juncker ne è consapevole e con lui esiste un rapporto di reciproca fiducia ma anche di ferma volontà, da parte nostra, di non recedere da alcuni punti fissi. Il principale è, appunto, quello di procedere senza deviazioni con il “Piano di investimenti” e sulla flessibilità.

Abbiamo ottenuto un cambio di direzione verso la crescita, grazie anche al commissario Pierre Moscovici. Ora dobbiamo accelerare e rafforzarla, per non rendere vani gli sforzi che sono stati compiuti e che stanno dando già i primi frutti.

Abbiamo ribadito a Juncker che l’EFSI, cioè il Piano per gli Investimenti Strategici – che intende mobilitare ben 315 miliardi di euro – deve riuscire a finanziare anche progetti ad alto rischio capaci di avere un serio impatto sull’economia europea e sollecitare il cofinanziamento degli Stati Membri attraverso l´incoraggiamento a finanziare le banche di sviluppo e le piattaforme di investimento.

In questo quadro va salutata con grande soddisfazione la decisione del governo Renzi di mettere otto miliardi a disposizione del Fondo, cosa che è stata molto apprezzata da Juncker e dal presidente dell’Eurozona, Jeroen Dijsselbloem.

Come si vede, c’è un’Europa in movimento. E su molti terreni. Per fare un altro esempio, abbiamo di fronte l’impegnativo tema della fiscalità. Non si tratta di una questione astrusa, bensì di un aspetto delle politiche europee che hanno un diretto impatto sulla vita dei cittadini perché – è bene ricordarlo – le decisioni legislative che provengono dall’Ue costituiscono ormai una buona fetta delle scelte dei governi nazionali. Abbiamo chiesto che siano fermi due pilastri: il no alla competizione fiscale e il principio che le tasse si pagano laddove si conseguono i profitti. Ci batteremo per questi obiettivi, insieme alla riduzione delle pesanti diseguaglianze sociali e alla conquista di un lavoro decente per tutti. Noi siamo in prima fila. Detto senza retorica e pronti a rendere conto del nostro impegno.

Dal Nazareno: noi Innovatori Europei consegniamo la creazione nel Mezzogiorno dell’ Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee al Partito Democratico e al Governo

convegno romaconvegno 21 giugno

Comunicato Stampa

Il Movimento Innovatori Europei dal Nazareno lancia una iniziativa sulla creazione nel Mezzogiorno di un Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee affidando questo percorso al Partito Democratico e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in qualità di guida italiana per il Semestre Europeo.

Il 21 giugno, al Nazareno, in una sala affollata si è svolta l’iniziativa di Innovatori Europei dal titolo “Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese“. Personalità provenienti da ogni parte d’Italia hanno discusso per l’arco dell’intera giornata sul ruolo che la Logistica dei Trasporti e le indispensabili Infrastrutture a essa strettamente collegate debbono assolvere allo scopo di rilanciare con forza l’economia del Paese, riconsegnando al Mezzogiorno la sua plurisecolare funzione di collegamento col Mediterraneo che la stessa Unione europea gli attribuisce ancor oggi.

Il Convegno si è articolato in due sessioni complementari. Dopo l’introduzione al convegno dell’ing. Massimo Preziuso, fondatore degli Innovatori Europei, e i messaggi di pieno supporto del Partito Democratico e delle istituzioni, un auditorio di grande qualità ha potuto seguire le ragioni tecnico – economiche e manageriali  in base alle quali l’Italia può e deve trovare il suo spazio nella competizione volta ad assicurarsi una fetta dei flussi mercantili intercontinentali. Ed è così tornato in campo l’aspetto politico del problema: è vero, la Logistica può rappresentare per l’Italia ciò che è stato e continua a essere il petrolio per i Paesi arabi a patto che i partiti italiani collaborino lealmente alla riuscita del progetto di cambiare l’Italia che il Governo sta iniziando ad attuare.  

A fine lavori si è prodotto un documento con annessa proposta, condivisa da tutti i presenti, per la creazione nel Mezzogiorno dell’Osservatorio Logistica e Infrastrutture Euro-Mediterranee. La pubblicazione di questo documento resocontato sarà consegnata nei prossimi giorni al Partito Democratico, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e alle istituzioni di Governo con l’invito a disporre che sia inserito nell’agenda del Semestre Europeo a guida italiana. L’Osservatorio già in partenza vede la partecipazione di personalità provenienti dal mondo della accademia, delle organizzazioni sindacali italiane, imprenditoriali. Noi Innovatori Europei, protagonisti da anni del desiderio di cambiamento del Paese, essendoci accreditati nei fatti come luogo di incontro ed innovazione tra mondi come la Tecnica, la Ricerca accademica e la Politica chiediamo al Partito Democratico che in qualità di interprete di un governo forte e rinnovatore apra le sue porte alla società delle Idee per efficientare e risolvere questioni annose con il contributo di tante e tanti.

21 giugno, Roma – Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese

 

 Brochure finale

Potete visionare la Brochure e la Locandina del convegno. 

Link al messaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Matteo Renzi

Link al messaggio del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Graziano Delrio

Link al messaggio del Vice Segretario del Partito Democratico, On. Lorenzo Guerini

Link al messaggio del Presidente del Parlamento Europeo, On. Gianni Pittella

Link al Video Messaggio di saluti del Capogruppo alla Camera dei Deputati del PD, On. Roberto Speranza

Link al Video messaggio del Prof. Alfonso Celotto

Link al messaggio del consigliere regionale della Basilicata, Mario Polese

 

Innovatori europei: per il Sud una nuova fase da protagonista?

sud

Articolo pubblicato sul sito del Partito Democratico

L’associazione Innovatori europei ha organizzato per il 21 Giugno al Nazareno, presso la sala delle conferenze della sede nazionale PD a Roma un convegno fortemente caratterizzato fin dal titolo: “Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del paese”, con uno sviluppo degli interventi che vuole dimostrare come la ripresa dell’Italia sia pura illusione se non si attribuisce, una volta per tutte, al Sud un nuovo ruolo: non più inerte beneficiario di provvidenze utili a consolidare rapporti clientelari ma parte orgogliosamente e consapevolmente integrata nel territorio nazionale, organica allo sviluppo dell’intero paese.

Certo, non è una tesi completamente nuova, ma è la prima volta – da quanto ci risulta – che il tema è trattato in maniera così approfondita.

La scaletta degli interventi è infatti estremamente ricca, tanto da costringere gli organizzatori a dividere l’evento in due sessioni, una più tecnica e politica al mattino e una al pomeriggio che si propone di mostrare come il mondo si muove così rapidamente da non lasciare scampo a chi non accetta le sfide del nuovo mondo globalizzato.

Ed è proprio qui che si tocca di nuovo con mano lo “spirito del cambiamento” in atto nel paese: come affermano gli Innovatori europei, appena è iniziata a circolare la voce che si stava organizzando al Nazareno un convegno su questo tema, sono arrivate da ogni parte d’Italia tantissime richieste per poter assistere o anche per dare il proprio contributo al successo della manifestazione.

È segno che sta per iniziare una nuova fase? O che forse è già iniziata?

Fonte, Europa Quotidiano

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Programma del convegno: Logistica e Infrastrutture. Il ruolo del Mezzogiorno e il suo contributo all’economia del Paese

Comunicato. Dibattito 20 Maggio: Verso la Smart Nation, la Regione Lazio nella nuova competizione europea

diattito smart nationComunicato stampa degli Innovatori Europei

Martedì pomeriggio presso il Caffè Letterario di Roma ha avuto luogo un attento e partecipato dibattito tra innovatori e candidati di diversi orientamenti politici alle prossime europee.

Dopo le introduzioni di Massimo Preziuso e Giuseppina Bonaviri, Cesare Pozzi ha delineato le basi del progetto con la presentazione di “Verso la Smart Nation”, con cui si è dato l’avvio alle presentazioni dei candidati e al dibattito con gli intervenuti, durato fino a sera.

Da questo innovativo format aumenta in noi la consapevolezza che l’emersione e il protagonismo dei “costruttori” italiani, dentro e fuori le istituzioni partitiche, sia primaria fonte di crescita virtuosa e di rinnovamento riformista per il Paese.

Noi Innovatori Europei continueremo a “costruire” connessioni tra mondi diversi ma complementari per l’ avvio di percorsi di sviluppo sostenibile che necessitano di nuove infrastrutture, materiali ed immateriali, quali architravi per l’avvio di nuove direzioni di crescita “smart” nei territori italiani.

Solo in questo modo l’Italia potrà tornare protagonista in ambito europeo, quale porta continentale di sviluppo mediterraneo.

Il progetto “Smart Nation” è la matrice di questo variegato percorso di innovazione sociale ed economica.

Perchè importare petrolio e metano invece di aumentare la produzione interna?

“Il principio di precauzione ha la precedenza su tutto. La risposta ai rischi industriali non è tuttavia l’impedimento a fare, ma la capacità di governarli.”

Quel mare di petrolio che giace sotto l’Italia

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 18 maggio 2014

Come i governi precedenti anche l’attuale governo non sa dove  trovare i soldi per fare fronte ai suoi molteplici impegni. Eppure una parte modesta ma non trascurabile di questi soldi la può semplicemente trovare scavando – non scherzo – sotto terra. Ci troviamo infatti in una situazione curiosa, per non dire paradossale, che vede il nostro Paese al primo posto per riserve di petrolio in Europa, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia e UK). Nel gas ci attestiamo in quarta posizione per riserve e solo in sesta per produzione. Abbiamo quindi risorse non sfruttate, unicamente come conseguenza della decisione di non utilizzarle. In poche parole: vogliamo continuare a farci del male.

Nonostante l’attività di esplorazione delle nuove riserve sia ormai bloccata da un decennio, con un numero di metri perforati inferiori a un decimo di quelli del dopoguerra, l’Italia potrebbe – sulla base dei progetti già individuati – almeno raddoppiare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e metano) a circa 22 milioni di tonnellate equivalenti petrolio entro il 2020.

Solo con questo significherebbe alleggerire la nostra bilancia dei pagamenti di circa 5 miliardi di euro  ed aumentare le entrate fiscali dello Stato di 2,5 miliardi ogni anno. Si attiverebbero inoltre investimenti  per oltre 15 miliardi, dando lavoro alle decine di nostre imprese che operano in ogni angolo del mondo ma sono impossibilitate a farlo nel loro paese.
Parlo naturalmente di produzione potenziale perché, per mille ragioni, petrolio e metano restano dove sono.

Mi rendo evidentemente conto che tra le mille ragioni ve ne sono parecchie che debbono essere prese seriamente in considerazione perché la sicurezza e la protezione dell’ambiente sono per tutti una priorità. Il principio di precauzione ha la precedenza su tutto. La risposta ai rischi industriali non è tuttavia l’impedimento a fare, ma la capacità di governarli. Il nostro Paese ha conoscenze, tecnologia, esperienza per riuscirvi ed ha una delle più severe legislazioni a tutela dell’ambiente e della sicurezza dei territori.

Nel nostro caso ci troviamo invece di fronte a situazioni incomprensibili perché il principio di precauzione viene usato in modo da proibire qualsiasi utilizzazione delle risorse del sottosuolo e viene adottato per difendere l’idea che ciascuno abbia il diritto di veto nei confronti di qualsiasi iniziativa.

Questo comportamento impedisce in primo luogo la possibilità di ricavare un ulteriore quantità di energia dai giacimenti di terraferma della Basilicata e delle regioni limitrofe.

L’esempio più clamoroso riguarda tuttavia i giacimenti in mare.

Non intendo prendere in considerazione risorse energetiche che si trovano vicino alla costa e che potrebbero quindi provocare ipotetici danni agli equilibri geologici del territorio. Mi limito ai giacimenti in mare aperto, dove questo pericolo non sussiste. Il caso più clamoroso riguarda tutta la dorsale dell’Adriatico, così promettente da essere oggetto di un grandioso piano di sfruttamento da parte del governo croato, che ha recentemente chiamato a gara le grandi compagnie energetiche internazionali per sfruttare un giacimento che, come ha dichiarato il ministro degli esteri del paese a noi vicino, può fare della Croazia il “gigante energetico d’Europa“.

La gran parte di queste potenziali trivellazioni si trova lungo la linea di confine delle acque territoriali italiane, al di qua delle quali ogni attività di perforazione è bloccata. Si tratta di giacimenti che si estendono nelle acque territoriali di entrambi i paesi ma che, se non cambierà la nostra strategia, verranno sfruttati dalla sola Croazia.

Visto che il bicchiere è uno solo non vedo perché, come è stato ironicamente scritto, la bibita debba esse succhiata da una sola parte.
Gli esperti sono concordi nel dire che non vi è nessun rischio ma, in ogni caso le conseguenze dell’estrazione del metano non possono essere diverse se essa viene fatta dagli italiani o dai croati. Se siamo convinti  che vi siano pericoli, abbiamo l’obbligo di fare appello a un tribunale o a un arbitrato internazionale. Se questo non è il caso non vedo perché non dovremmo affrettarci a fare quello che stanno facendo i nostri vicini.

Identica è la situazione delle sostanziose risorse petrolifere molto probabilmente sepolte nel mare tra la Sicilia e Malta.

Come ho già sottolineato non si tratta di energia immediatamente disponibile perchè occorrono alcuni anni di lavoro per poterla utilizzare. Tuttavia gli investimenti comincerebbero subito, mentre i recenti eventi in Ucraina e in Libia dovrebbero spingerci ad aumentare la nostra futura sicurezza energetica, sia attraverso la produzione interna sia facilitando l’arrivo di gasdotti, oleodotti e la costruzione di impianti di gassificazione.

Abbiamo deciso di essere fuori dal nucleare, stiamo gettando una quantità di risorse non certo aumentabili nelle energie rinnovabili e siamo tuttavia lontani dalla sufficienza energetica. Cerchiamo perciò di utilizzare in fretta gli strumenti che abbiamo. L’Italia non è povera di petrolio e di metano, ma assurdamente, preferisce importarli piuttosto che aumentare la produzione interna. Nell’ultimo decennio abbiamo pagato all’estero 500 miliardi di euro per procurarci la necessaria energia. Un lusso che non possiamo più permetterci.

The Mediterranean is back

salzanoby Pasquale Salzano (published on Longitude, n.38)

Between calls for diversification of natural gas sources and new basins being developed in the Mediterranean and North Africa, a geopolitical axis shift is occurring.

Recent political turmoil in Ukraine is reviving the long-standing European debate on energy security and competitiveness. The European Union today relies on Russia for a significant proportion of its gas imports – around 24% in 2012 at some 160 billion cubic meters, half of it passing through Ukraine – with Central Eastern and South – east Europe almost entirely dependent on this supply. If the Old Continent wants to further diversify its energy sources in the short to medium term, the Mediterranean will become increasingly relevant along with other options, such as shale gas or LNG from the UnitedStates.

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Ingegneri e fondi europei: il futuro è nelle “Reti di intelligenza collettiva”

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Innovatori Europei collabora con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ad una nuova visione strategica delle professioni tecniche italiane per un loro protagonismo nell’ Europa della Smart Specialization. L’avvio del prezioso dialogo con il Vicepresidente vicario del Parlamento Europeo Gianni Pittella rientra in una serie di iniziative e studi che ci porteranno al congresso nazionale del prossimo autunno e ad operare nei territori insieme alle istituzionali locali, nazionali ed europee.

Comunicato Stampa (pubblicato anche su sito Consiglio Nazionale degli Ingegneri)

“Europe 2020: gli ordini professionali verso la Smart Specialization”. Questo il tema dell’incontro tenutosi nei giorni scorsi a Roma e che ha visto la partecipazione dell’On. Gianni Pittella, Presidente Vicario del Parlamento Europeo, di Gianni Massa, Vicepresidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, e di Massimo Preziuso, coordinatore nazionale di Innovatori Europei.

In occasione della discussione, i rappresentanti di CNI e di IE hanno illustrato all’On. Pittella l’omonimo documento strategico. Si tratta di un progetto che mira a trasformare gli Ordini Professionali in protagonisti della nuova strategia Europe 2020, facendo leva su una rete di circa 250 mila professionisti in Italia, col coordinamento della ancora più ampia Rete delle Professioni Tecniche.

In particolare, i rappresentanti degli ingegneri hanno illustrato il nuovo approccio “smart” alle politiche europee e al nuovo ruolo che si sta disegnando per i professionisti tecnici.

Il nucleo fondamentale del ragionamento strategico risiede nell’animazione delle cosiddette “reti di intelligenza collettiva”, che gli Ordini possono garantire, grazie alla loro radicata presenza nel territorio. Lo scopo è quello di creare una nuova generazione di professionisti europei che sappiano orientare la formazione continua all’ideazione di progetti europei che possano cogliere le nuove opportunità aperte dall’accesso per i professionisti ai fondi comunitari. A questo proposito, gli ingegneri e i professionisti in genere si propongo di svolgere un ruolo di supporto alla Pubblica Amministrazione nella programmazione dei progetti e degli interventi sul territorio.

“Ritengo di estremo interesse l’approccio suggerito dagli ingegneri – ha affermato al termine dell’incontro l’On. Pittella – Le professioni tecniche possono svolgere un ruolo fondamentale nella guida dei processi di trasformazione smart dei territori, ormai indispensabili ed espressamente richiesti dalla nuova programmazione europea dei fondi strutturali”.

“Siamo molto soddisfatti – ha commentato Gianni Massa – di questa importante collaborazione che apre un canale privilegiato tra istituzioni europee e ordini professionali italiani e mediterranei. ”.

“E’ nel favorire il dialogo costruttivo tra reti di professionalità e progettualità italiane e istituzioni europee – ha aggiunto Massimo Preziuso – che si costruisce concretamente il nostro futuro”.

Inchiesta Centro Oli. Modificati i dati delle centraline Eni? Il sospetto degli investigatori della Dda

di Leo Amato (su Il Quotidiano di Basilicata)

Modificati i dati delle centraline Eni?<br /><br /><br /><br />
Il sospetto degli investigatori della DdaL’ad Eni, Paolo Scaroni

POTENZA – E’ possibile che i dati rilevati dalle centraline dell’Eni sui camini del Centro oli siano stati modificati di proposito prima di arrivare negli uffici deputati al controllo delle emissioni?

Stanno cercando di appurare anche questo gli investigatori dell’Antimafia di Potenza che martedì hanno “scoperto” il secondo filone dell’inchiesta sull’inquinamento prodotto dal principale impianto della compagnia del cane a sei zampe in Val d’Agri.

L’acquisizione di tutti i dati contenuti nei server che regolano il funzionamento delle centraline interne servirebbe proprio a questo. Lo stesso vale per quelli archiviati dalla ditta che ha realizzato il software gestionale utilizzato e li convalida prima di avviare le comunicazioni di rito.

Si tratta della Ebc di Potenza, un’impresa attiva da anni nel settore delle tecnologie ambientali che vanta proprio la capacità «di acquisire dati provenienti da sistemi di monitoraggio ambientale, rilevando con esattezza la quantità di emissioni ed immissioni nell’atmosfera di gas potenzialmente dannosi».

I militari del Noe dei carabinieri sono stati anche nei suoi uffici in via dell’Edilizia e hanno effettuato tutte le operazioni necessarie sotto le direttive impartite dall’ultimo consulente incaricato dai pm Laura Triassi e Francesco Basentini.

Per conoscere i risultati anche di questa attività, e del confronto tra il dato “grezzo” prelevato dai server e quello comunicato in via ufficiale occorrerà diverso tempo. D’altronde si è ancora in attesa di quelli delle analisi sui campioni di reflui di produzione prelevati durante il primo blitz nel Centro oli.

A suggerire agli inquirenti le operazioni da svolgere per verificare i dubbi su un traffico illecito di rifiuti in partenza da Viggiano verso il depuratore di Tecnoparco, a Pisticci, erano stati due nomi che hanno già causato diversi problemi ai vertici della compagnia di San Donato. In particolare all’amministratore delegato Paolo Scaroni, che anche a causa loro, stando a quanto si maligna nella capitale, rischia di perdere il posto nel prossimo giro di nomine del Governo.

Paolo Rabitti e Alfredo Pini, sono infatti gli stessi ingegneri che per conto della procura di Rovigo si erano occupati dell’inquinamento della centrale Enel di Porto Tolle. Proprio l’inchiesta per cui il 31 marzo gli ex amministratori delegati della società, Scaroni e Franco Tatò, sono stati condannati in primo grado a tre anni di reclusione più 5 d’interdizione dai pubblici uffici. L’accusa: disastro ambientale, per aver gestito la centrale senza adeguati meccanismi di contenimento delle emissioni che hanno messo in pericolo la pubblica incolumità.

Possibile che una contestazione del genere venga mossa anche ai vertici di Eni per i gas sprigionati dal Centro oli? Nel decreto di perquisizione esibito martedì mattina dai carabinieri al comando del capitano Luigi Vaglio si parla ancora di traffico di rifiuti, ma è ragionevole credere che nel fascicolo in procura si siano già aggiunte altre ipotesi di reato. Se non è comparso anche qualche altro nome rispetto agli 11 indagati che hanno già ricevuto un avviso di garanzia, tra cui il responsabile della Divisione Sud di Eni Ruggero Gheller e il presidente di Confindustria Basilicata, ai vertici di Tecnoparco Valbasento.

Stando a quanto prescrive l’autorizzazione integrata ambientale all’impianto della compagnia di San Donato,  concessa dalla Regione con una delibera di giunta nei primi mesi del 2011, al suo interno devono essere monitorati in continuo «i volumi di gas diretti alle torce» e «tutte le emissioni di processo ai camini». Quanto agli «eventuali superamenti dei limiti emissivi imposti» spetta ad Eni autodenunciarsi comunicandoli «entro 8 ore dall’evento a Comune di Viggiano, Provincia di Potenza e Arpab».

Inoltre esiste un sistema di monitoraggio ambientale «condiviso con gli Enti di controllo (Arpab e Regione Basilicata)» che è composto da 6 centraline “esterne” per ulteriori verifiche sulla qualità dell’aria: 5 sono dell’Arpab («di cui 4 realizzate da Eni e cedute all’Agenzia»), mentre una è dell’Eni. Questo è quanto hanno riferito i rappresentanti della compagnia alla Commissione ambiente della Camera durante la visita a Viggiano di ottobre.

Un meccanismo che vive di leale collaborazione tra le parti. Per capirsi. Proprio quella che gli inquirenti sospettano che possa essere stata tradita, alterando i dati su cui  controllore e controllato si confrontano ogni giorno. A scapito dell’ambiente circostante.

l.amato@luedi.it

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