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LE RIFORME DI PADOA SCHIOPPA

da Repubblica
“I sindacati lo devono capire. La riforma delle pensioni va fatta, è un’occasione da non perdere”. A poche ore dall’apertura del tavolo sul Welfare, Tommaso Padoa-Schioppa in un’intervista a Repubblica lancia il suo appello a Cgil, Cisl e Uil: “Capisco le loro difficoltà. Ma stavolta anche a Epifani, Bonanni e Angeletti chiedo di essere ambiziosi e coraggiosi, e di vincere la battaglia in casa loro, invece che di portarla sempre in casa d’altri”.
Il ministro del Tesoro è fiducioso. Ma alla sinistra sindacale dice: “Il negoziato non può durare in eterno, va chiuso in fretta”. E alla sinistra politica ripete: con il “tesoretto” evitiamo la manovra 2008, se lo sprecassimo oggi “saremmo scellerati”. Il risanamento dei conti è compiuto, la crescita economica supera le previsioni. Il ministro è soddisfatto: “Gradisce un caffè?”, chiede all’intervistatore. È il segnale che le cose, per il Belpaese, vanno meglio davvero. Fino a qualche mese fa, per risparmiare denaro pubblico, nell’ufficio che ospitò Quintino Sella avevano tagliato anche i caffè. Oggi si respira un clima più rilassato. Missione compiuta, in un solo anno? “Non me lo aspettavo, ma ci speravo – risponde – la congiuntura ci ha aiutato, ma la risposta del Paese c’è stata, ed è stata superiore alle aspettative. Le imprese hanno reagito, c’è un clima molto positivo e la lotta all’evasione sta dando buoni risultati. Ma queste risposte non le avremmo avute, se non ci fosse un governo che ispira fiducia”.
Ministro Padoa-Schioppa, non teme la solita, italica “sindrome da appagamento”?
“Questo è un rischio che mi preoccupa. L’anno scorso la prova più difficile era far sì che, dopo la campagna elettorale, ci si rendesse conto che occorreva una grande determinazione per il risanamento. Sembra una banalità, e invece allora non era affatto chiaro. Né per il governo uscente, né per la maggioranza vincente. In poco più di un mese, tra il giuramento del nuovo esecutivo e il Dpef, riuscimmo ad ottenere il pieno consenso della maggioranza. Oggi la sfida è diversa. Superata l’emergenza, l’incognita vera è verificare se nel Paese, nel governo, nella politica e nella società c’è un’ambizione che ci consenta di fare il vero salto di qualità”.
È dura, con una coalizione piena di disfattisti che dicono “il governo non dura quindi spendiamo tutto”, e di trionfalisti che dicono “abbiamo già vinto, quindi spendiamo tutto lo stesso”.
“Non possiamo cadere in questa deriva, accontentandoci di aver rimesso la testa fuori dall’acqua e fermandoci lì. Lo considero un errore esiziale. La grande prova è questa: se abbiamo l’ambizione di fare davvero il salto in avanti, dobbiamo riconoscere che siamo ancora lontani dalla meta, e dobbiamo proporci obiettivi molti più importanti. Se non superiamo la prova, ci ripieghiamo su noi stessi. Non c’è più l’emergenza, c’è la mediocrità. Ma se invece superiamo la prova, allora succede davvero un fatto nuovo per questo Paese. Smettiamo di fare l’eterna rincorsa sui nostri partner internazionali, e cominciamo a fare con loro una vera e propria “gara di testa”. In tutti i campi: la crescita, la competitività, la ricerca e l’università, le infrastrutture, i tavoli di concertazione, lo Stato Sociale. Per riuscirci serve l’impegno di tutti: forze politiche, governo, parti sociali”.
Oggi comincia la trattativa su lavoro e previdenza. Cosa si aspetta da questo tavolo, finora assai improduttivo?
“Mi aspetto risposte all’altezza della sfida che ho appena descritto. Dobbiamo puntare ad un assetto del mercato del lavoro e delle relative tutele in cui si realizzi la piena accettazione della flessibilità, che è un dato ineludibile della tecnologia e del mercato globale, ma anche la fuoriuscita dalla precarietà, che invece è dannosa soprattutto per la generazione con meno di 40 anni. Vincere la sfida dell’eccellenza vuol dire proprio questo: porre il problema dei giovani al centro della questione del lavoro e della previdenza”.
Cosa le fa pensare che il sindacato accetterà l’aumento dell’età pensionabile e la revisione dei coefficienti?
“Non entro nel dettaglio di una trattativa che dobbiamo ancora concludere. Ma ci sono due principi, ai quali non possiamo derogare. Il primo è che vi sono ancora oggi, per molte persone, trattamenti pensionistici insufficienti. Il secondo è che ogni ipotesi di riforma previdenziale deve avvenire nel rigoroso rispetto degli equilibri finanziari del sistema vigente che, piaccia o no, contempla tanto la legge Dini del ’95, tanto la legge Maroni del 2005”.
Vuol dire che bisogna tener conto sia dell’impegno a rivedere i coefficienti, sia dello “scalone”?
“Questo è il quadro delle compatibilità normative. Ogni intervento di modifica deve essere “neutrale” dal punto di vista finanziario. D’altra parte, se lei va a rileggere il memorandum che firmammo con i sindacati nel settembre del 2006, troverà esattamente questi impegni, scritti nero su bianco”.
Ma Cgil, Cisl e Uil già minacciano lo sciopero generale. Come fa ad essere ottimista, con questi chiari di luna?
“Non mi piace il termine “ottimista”. Diciamo che sono fiducioso. Ho fiducia che le forze politiche e le organizzazioni sindacali capiscano che questa è un’occasione da non perdere. La perdemmo già una volta, nella legislatura 1996/2001, e il risultato fu la sconfitta elettorale e poi l’intervento della legge Maroni, compiuto in modo piuttosto rozzo e fortemente conflittuale. Ripetere oggi quella sequenza di errori sarebbe imperdonabile”.
Intanto la scadenza del 31 marzo 2007 è passata invano.
“Ha ragione, io per primo sono dispiaciuto per questo ritardo. Non è detto che i negoziati, anche quelli più difficili, debbano durare così a lungo. Gli accordi di Bretton Woods furono sottoscritti in due settimane e mezzo. La Costituzione americana fu redatta in sei settimane. Onestamente mi sembra che la trattativa sulla previdenza sia un po’ meno complessa. Non può durare in eterno”.
Cosa si sente di dire a Epifani, Bonanni e Angeletti?
“Li incoraggio ad essere, a loro volta, ambiziosi. Anche loro devono vincere sfide, al loro interno, esattamente come stiamo facendo noi. Capisco le tensioni tra le confederazioni, vedo il travaglio che attraversa la Cgil. Ma ognuno di noi deve fare in casa sua un pezzo della battaglia. Non può limitarsi a trasferirla nella casa degli altri”.
In questo momento la battaglia in casa vostra è sul “tesoretto”. Cosa risponde a chi vuole usarlo tutto e subito?
“Capisco che quando si è stati stretti a lungo in una morsa, appena si ha la sensazione che la morsa si allenti, prevalga l’istinto immediato a muoversi. Ma in realtà le divergenze interne al governo su come usare le risorse aggiuntive sono meno aspre di quel che sembra. Ci sono due limiti accettati da tutti. Il primo: nessuno pensa che si possa fare a settembre una manovra correttiva sul 2008, per correggere un uso smodato delle risorse aggiuntive effettuato prima. Il secondo: nessuno pensa che si possa rompere la disciplina imposta dal Patto di stabilità”.
Basta questo a renderla tranquillo? E non c’è forse un braccio di ferro tra voi su come impiegare queste risorse?
“C’è una discussione, che a volte si sviluppa in modo forse un po’ troppo dialettico. Questo è un problema: non vorrei che facessimo come nell’autunno scorso, quando sulla Finanziaria convenimmo tutti i principi di fondo, dall’ordine di grandezza della manovra ai tempi del risanamento concordati con la Ue, ma nonostante questo riuscimmo a dare al Paese la sensazione che tra noi vi fosse un dibattito caotico e inconcludente”.
A quanto ammonta questo “tesoretto”?
“Al momento possiamo contare su un miglioramento strutturale del nostro indebitamento netto pari a 8/10 miliardi di euro in più rispetto alle stime del settembre scorso. Secondo i patti con Bruxelles, siamo tenuti ad un aggiustamento strutturale di mezzo punto di Pil sul 2008. Questo vuol dire che, se vogliamo evitare una manovra correttiva nel prossimo autunno, 7,5 miliardi sono “ipotecati” per quell’obiettivo. Le risorse aggiuntive che restano ammontano a circa 2,5 miliardi di euro”.
E questo è quello che possiamo spendere?
“Direi di sì. La manovra correttiva per il 2008 l’abbiamo già fatta, e sta in quegli 8/10 miliardi di risorse aggiuntive. Saremmo scellerati se la disfacessimo ora, per poi doverla rifare fra tre mesi”.
Non c’è molta benzina nel motore. Come si fa correre l’Italia, in queste condizioni?
“Questo è un punto fondamentale. Il Paese ha bisogno di risorse complessive superiori ai 2,5 miliardi. Per le infrastrutture, per il sostegno ai redditi più bassi, per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Trovare queste risorse è possibile e necessario, a condizione di escludere due scorciatoie, entrambe improponibili. La prima: non si rompe il Patto di stabilità. La seconda: non si aumenta ancora la pressione fiscale”.
Quindi mai più nuove tasse?
“È così. Fissati questi due argini, la via possibile è una sola: incidere sulla spesa pubblica. Cioè spendere meglio e, a parità di servizi resi, spendere meno. Io sto cercando di farlo qui al Tesoro, dove ci proponiamo di chiudere nei prossimi mesi 40 uffici provinciali del ministero e 40 della Ragioneria. Ora il nostro obiettivo è convincere tutti i settori della pubbliche amministrazioni, centrali e locali, a muoversi sulla stessa linea di riforme e risparmi: dalla sicurezza ai tribunali, dalle infrastrutture alle università”.
Sono quegli sprechi che Prodi chiama “i costi della politica”?
“Chiamiamoli i costi delle funzioni pubbliche. Ho appena letto il gran bel libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, “La casta”. Ciò che ora va fatto è tradurre questa eccellente inchiesta giornalistica in misure correttive. È il nostro vero “tesoro” nascosto. Si tratta solo di farlo emergere. Anche perché non bisogna alimentare un senso di ostilità nei confronti della politica, già troppo diffuso nell’opinione pubblica. Resto convinto che dalla cattiva politica si esca con la buona politica, e non con l’anti-politica”.
E nella disputa Prodi-Rutelli sull’Ici lei come si schiera?
“In nessun modo. Le questioni di compatibilità di bilancio competono al mio ministero, quelle di priorità degli interventi devono rientrare in una sfera collegiale. Quello che posso dirle, è che dobbiamo fare riferimento alle tre categorie già usate in Finanziaria: risanamento, crescita, equità. E dunque, se sul risanamento si tratta ormai di mantenere la rotta e non di correggerla, adesso dobbiamo concentrarci sulla crescita e sull’equità”.
Proprio la crescita resta il nostro tallone d’Achille: possiamo stare al traino della ripresa europea?
“Certo che no. Quest’anno cresceremo del 2%, secondo le nostre stime, e dell’1,9% secondo quelle della Ue. Sono livelli superiori alle stime, ma restano comunque inferiori alla media europea. Di nuovo: non possiamo accontentarci. Nei prossimi mesi dobbiamo perseguire tre grandi obiettivi. Il primo, appunto, è crescere stabilmente oltre il 2%. Il secondo è completare la riforma del nostro Stato Sociale, che è abbastanza avanzato per pensioni e sanità, ma ancora in parte inadeguato per la povertà e la disoccupazione.
Il terzo, lo ripeto, è scommettere tutto sull’eccellenza”.
“Vaste programme”, le avrebbe risposto De Gaulle. Come pensa di riuscire a realizzarlo?
“Io ho due bussole. Una bussola mi dice che dobbiamo allungare oltre l’orizzonte. Non ragionare più di anno in anno, ma su una prospettiva di 5, 10 o 15 anni. La Germania ha impiegato un lustro, per realizzare un formidabile recupero di competitività. Un’altra bussola mi suggerisce che, in tutti i campi, dobbiamo separare il grano dal loglio, come dice la parabola. Distinguere ciò che è produttivo da ciò che è rendita. Incentivare fortemente il primo, e penalizzare severamente la seconda. In altri termini, dobbiamo fare quello che in Italia non si è fatto mai abbastanza: riconoscere il merito, e premiarlo”.
Cominciate a farlo nei contratti pubblici, allora. Quello che avete firmato proprio qui al Tesoro ha sollevato enormi polemiche.
“Chi ha polemizzato lo ha fatto senza voler conoscere i fatti. Per il biennio 2005-2006 abbiamo più che dimezzato i premi, per il 2007 e per gli anni successivi abbiamo fissato dei tetti, il 30% delle risorse verrà distribuito in base ai risultati dei singoli uffici, i dipendenti con sanzioni disciplinari subiranno, per la prima volta qui dentro, delle decurtazioni. Mi sembrano passi avanti tutt’altro che irrilevanti”.
Un’altra polemica velenosa che le è piovuta addosso riguarda l’affare Telecom. Siete intervenuti pesantemente. Galeotta, quella sua telefonata a Bernheim…
“Non voglio riaccendere polemiche. Mi limito a questo: pensare che la politica economica e il mercato siano due realtà che devono astenersi dall’interagire, per conservare una specie di purezza incontaminata, è una visione sognante sia della politica sia dell’economia”.
Per concludere: cosa si devono aspettare gli italiani, sempre che questo governo duri? Altri sacrifici?
“Sacrifici non è la parola giusta. Meglio parlare di impegni e di sforzi che devono riguardare tutti. Il governo può creare un clima, ma poi la spinta vera deve venire dalla società, dalle classi dirigenti e dai cittadini. Non adagiamoci su ciò che si è fatto. Il Paese non si deve accontentare del poco. Se saremo poco ambiziosi, saremo sempre poco soddisfatti. È questa la sfida, per l’Italia di oggi”.

CONGRESSI DS – DL: NASCE IL PARTITO DEMOCRATICO

di Massimo Preziuso

Come tutti noi ci saremmo aspettati, con questo week end di Congressi dei DS e della Margherita (DL) il Partito Democratico chiude la prima fase verso il Partito Democratico: quella del SE farlo.

A Firenze e Roma, chi ha seguito (in Tv o di persona) i due avvenimenti, ha notato la convinta adesione dei due maggiori partiti del Centro Sinistra al Partito Nuovo.

Il congresso dei DS, quello che partiva con maggiori tensioni (date dalla presenza delle tre mozioni), ha visto una platea di delegati compatta sulla Mozione Fassino e, quindi, sulla nascita del PD.

Mussi e i suoi hanno preferito lasciare (anche se in molti, vedono la possibilità di un ritorno del Ministro nel futuro Partito).

Oltre al bellissimo intervento di Fassino, ieri vi è stata la scesa in campo di Walter Veltroni, che ha fatto un grande intervento stile-Kennedy, cha ha colpito tutti, soprattutto quando ha detto di volere “un Partito di CUORI più che di TESTE”.

Il Presidente D’Alema, che ha fatto un altro importante intervento, ha deciso di dimettersi dalla carica, ritenuta ormai obsoleta, vista la “chiusura” dei DS.

Molto interessanti anche gli interventi della Finocchiaro e di Bersani (molto applauditi), di Pittella (sull’importanza di un Partito Europeo) e di Nicolais (sull’innovazione fatta con il Governo ulivista e da continuare nel PD), di Latorre, e di tanti altri.

Al Congresso della Margherita, il Presidente Rutelli ha lanciato con forza il P.D. e parlando della collocazione internazionale ha detto “mai nel PSE, ma insieme al PSE”, aprendo molto al Segretario Fassino.

Il Premier Prodi ha lanciato la “gara” per il Premierato-Leadership del PD, dicendosi pienamente soddisfatto di un percorso da lui iniziato e guidato, che oggi raggiunge un importante risultato:

appunto, la decisione di Socialisti e Democratici di unirsi per un progetto riformista moderno e forte.

Adesso, quindi, data per scontata la nascita del P.D. sarà importante vedere CHI ne sarà il Leader, e quindi COME il Partito nascerà: ma sembra chiaro a tutti che sarà un PARTITO APERTO.

Per questo, INNOVATORI EUROPEI darà ancora il suo contributo.

PS: molto bella la chiusura commossa di Fassino: vi consiglio di guardare il Video!

IL “NOSTRO” MANIFESTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

Ecco il Link per leggere il Manifesto del Partito Democratico

C’è il Riferimento al concetto di GENERE E GENERAZIONI 

Una piccola soddisfazione per tutti noi!

I dodici “saggi”. A redigere il manifesto, dopo l’abbandono di Giorgio Ruffolo, sono stati: Rita Borsellino (che però precisa di non aderire automaticamente al Pd), Liliana Cavani, Donata Gottardi, Roberto Gualtieri, Sergio Mattarella, Ermete Realacci, Virginio Rognoni, Michele Salvati, Pietro Scoppola, Giorgio Tonini, Salvatore Vassallo, Luciano Violante.

INNOVATORI EUROPEI

ECCO IL NUOVO PORTALE

Finalmente ci siamo.

Dopo un arduo lavoro, e grazie al lavoro di Rocco, ecco il nostro Nuovo Portale.

Adesso c’è spazio per tutti per collaborare alla redazione e per presentare progetti innovativi..

Scriveteci in tanti.

Un abbraccio e buon lavoro a tutti noi.

Massimo Preziuso

INNOVAZIONE E RICERCA

di Rocco Pellegrini

Sta per arrivare la realtà virtuale che cura il dolore con la creazione di una sorta di mondo parallelo gestito dal software in cui il potenziale paziente affronta al meglio i suoi sintomi.
L’ipotesi è stata lanciata in precedenza da Virtual reality analgesia research center dell’Università di Washington.
La crezione virtuale di un ambiente virtuale in grado di indurre nei pazienti pensieri Positivi può influenzare fortemene le sensazioni dolorose.
Il tutto senza modificare le vie di trasmissione del dolore lungo il sistema nervoso ma riducendo l’attività cerebrale indotta dallo stimolo algido.
Si induce una modificazione dell’area cerebrale interessata controllata alla risonanza magnetica.
Lo stimolo doloroso indotto puo’ attivare molte regioni cerebrali contempoaneamente, interessando ampie fascie del cervello che risultano invece ridotte quando il soggetto si trova nel mondo virtuale.
Presso l’Università dell’Australia del Sud si stanno attivando ulteriori ricerche che presto porteranno dati interessanti, speriamo, anche in Italia.

PARLARE DI EUROPA AI GIOVANI

LA NOTTE DELLE UNIVERSITÀ- EUROPA DEI SAPERI

Parlamento Europeo – Comune di Roma – Università Romane

Osservatorio sulla Comunicazione dell’Europa

in collaborazione con – Gioventù Federalista Europea – LabEuroMedia – Arteteca

presenta: Comunicare l’Europa ai giovani

Università degli Studi “La Sapienza” – Roma – Facoltà di Giurisprudenza, Aula VII 24 marzo 2007, dalle 23.30

Introduce

Luca Borriello, *Università degli Studi del Salento, Scuola Superiore ISUFI

Proiezione de *L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro*, di Rossella Biscotti (10′), Courtesy Galerie Paolo Boselli – Bruxelles
a cura di *Exposito. Osservatorio Giovani Artisti Napoli*

*Coordina*
Roberto Race, *giornalista*

*Ne discutono:*
Juliane Bir, *Segretario Generale Giovani Confederazione Europea dei Sindacati*

Roger Albyniana *Presidente Lymec Giovani Liberali Europei *

Giacomo Filibeck, *Presidente Giovani Socialisti Europei*

Tommaso Pellegrino,* Deputato al Parlamento Italiano, Verdi*

*Interventi di*

Andrea Casu, *Responsabile Esteri Giovani della Margherita*

Chiara Cipolletta,* Direzione Nazionale Gioventù Federalista Europea*

Carlo Imarisio, *Segretario Lazio* *Movimento Federalista Europeo*

Tommaso Visone,* Responsabile Politiche Europee Società Aperta Giovani*

*Conclude*

Sandro Gozi, *Rappresentante della Presidenza del Consiglio per la Celebrazione dei Trattati di Roma*

Sono invitati i partecipanti dello Youth Summit

L’incontro sarà preceduto da una proiezione di filmati sulla figura di Altiero Spinelli e del film *L’Europa non cade dal cielo* (regia di Italo Spinelli), a partire dalle 21:30.

Per informazioni: 3470885233 – 3339064533

L’ALTRA FACCIA DEL LAVORO

L’altra faccia del lavoro a termine. Sono un milione i precari “scaduti”
di FEDERICO PACE

Tanti sono in Italia gli atipici che non hanno più un’occupazione e che cercano disperatamente un impiego. Tra loro contratti a termine
non rinnovati, collaborazioni chiuse e partite Iva senza più un impiego. Se sommati ai precari “al lavoro” si arriva a 3milioni e 700mila. I risultati di uno studio di due ricercatori italiani.

Il tasso di disoccupazione diminuisce. Il mercato del lavoro sembra tornare al bel tempo. Eppure qualcosa nei conti continua a non tornare. Soprattutto a chi il lavoro lo vive sulla propria pelle. Le cose sembrano essere più complicate di quanto non siano a prima vista.
Sì, perché la vitalità mercato del lavoro, se si esclude l’effetto della regolarizzazione dei lavoratori immigrati, sembra ruotare soprattutto intorno ai contratti a termine.

Nell’ultimo trimestre, dice l’Istat, i nuovi posti sono 333mila. Di questi 191mila sono contratti a tempo determinato. Contratti che non
sempre offrono un percorso verso la stabilizzazione. Contratti che per lo più finiscono per scadere. E una volta scaduto il contratto, il
lavoro non c’è più. E forse solo per questo si smette di essere forse precari? No, certo che no. Anzi si diventa forse iper-precari. Precari
all’ennesima potenza.

Visita il Sito di FEDERICO PACE

APPELLO DI INCONTRIAMOCI NEL PARTITO DEMOCRATICO

da INCONTRIAMOCI

Gentili amici,

abbiamo ricevuto da alcuni amici delle nostra rete di Incontriamoci un appello per il Partito Democratico e volentieri lo facciamo circolare.

Crediamo utile che i cittadini si facciano sentire, perchè sono decisivi per la costruzione del Partito Democratico, che può nascere bene solo se “democratico” significa aperto alla partecipazione di tanti.

Ti invitiamo ad aderire e a far circolare questo appello per raccogliere quante più adesioni possibili.

Questa è anche l’occasione per far crescere la nostra comunità che è già di 25.000 iscritti.

Qui sotto trovi il testo dell’appello e le indicazioni per sottoscriverlo.

Con amicizia.

Giulio Santagata

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La recente crisi di governo ha evidenziato come gli elementi caratterizzanti l’autonomia dei partiti della maggioranza, se non rispettano una sintesi politica condivisa, possano mettere in discussione la stessa sopravvivenza della coalizione.

La coscienza dei singoli eletti ha sovrastato l’interesse politico generale della maggioranza degli elettori che hanno voluto questo governo e temono il ritorno del governo di centrodestra. Timore non solo per il rischio della riproposizione di Berlusconi a Presidente del Consiglio, ma soprattutto
perché si verrebbe ad interrompere un processo di riforme, iniziato da questo governo, tanto cauto quanto, alla prova dei fatti, coraggioso se raffrontato a quello di tutti i governi precedenti.

Per questo ci sembra che sia arrivato il momento opportuno perchè i 4 milioni di cittadini che hanno partecipato alle Primarie per scegliere il leader del Centrosinistra rifacciano sentire oggi tutti insieme la loro voce alta e forte.

Bisognerà infatti “rammentare” ai nostri eletti quale è la volontà popolare prevalente ed imporre che tutti i partiti della coalizione rispettino il Programma di Governo, presentato in campagna elettorale, e da tutti sottoscritto.

La crisi di governo ha poi dimostrato, come sia diventata urgente la nascita di un grande soggetto politico come il Partito Democratico che possa essere di riferimento per una coalizione riformista stabile e forte nella capacità di governo.

Lanciamo questo appello perché auspichiamo che il processo di costruzione del Partito Democratico non parta solo dai legittimi accordi dei partiti costituenti, ma si basi sulla volontà chiaramente espressa da milioni di elettori in occasione delle Primarie. Per questa ragione crediamo sia necessario che, nella costruzione di questo nuovo soggetto politico, sia dato il giusto peso e ruolo a chi ha partecipato alle Primarie e ha continuato a dare il proprio sostegno politico al di fuori delle tradizionali strutture di partito.

Per questo proponiamo al coordinamento di Incontriamoci di fare circolare questo appello tra i suoi iscritti alla rete, per ridare forza e voce alla base degli elettori che hanno indicato, sia alle Primarie che alle Politiche, una volontà unitaria per un partito democratico e riformista.

Abate Matelda, Alemi Mahvash, Angeli Fiorella, Bargelli Franco, Bellumore Cinzia, Bianchedo Ines, Capponi Francesco, Ciabattoni Rossana, Corato Simonetta, Costa Claudia, Del Campo Michele, Fanchiotti Aldo, Claudio Francia, Iori Aurelio, Gervasio Leietta, Guastalla Giorgio, Ndiaye Insa,
Pagani Fabio, Pellicelli Fausto, Pipari Domenica, Re Leonardo, Redini Marika, Rossi Antonia, Russo Carmine, Salanitro Maria, Sechi Alessandro, Stolfi Nicola, Traclò Francesco

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