Significativamente Oltre

archivio-post

CERCASI REFERENTI TERRITORIALI

Cari amici: Innovatori Europei è arrivato ad un momento importante.

Dopo una prima fase di Start Up (durata 6 mesi), adesso è il momento di radicarci di più nei territori.

Chiediamo, allora, agli amici interessati, di inviarci una propria candidatura per rappresentare il Gruppo (e la sua mission) nel proprio territorio.

Scriveteci in tanti!: è davvero il momento di partecipare!

INIZIATIVA PD A LAURIA (PZ)

“QUALE PARTITO DEMOCRATICO?”

Lauria, 26 maggio ore 18.00 (presso Hotel Isola)

Introduzione di Maria TURI (Ass. Partito Democratico Lauria)

Ne discutono:

Alfonso ANDRIA (deputato al Parlamento europeo, Gruppo ALDE)

Romualdo COVIELLO (Presidente Associazione Partito Democratico della Basilicata);

Gianni PITTELLA (Presidente Delegazione Italiana Gruppo PSE al Parlamento europeo)

INIZIATIVA SU PD: ROMA, 2 GIUGNO

Sabato 2 Giugno 2007 – Roma

Il prossimo 2 Giugno, nel pomeriggio, si terrà a Roma un’iniziativa per il Partito Democratico organizzata dall’Associazione Nazionale per il Partito Democratico, insieme ad altri movimenti e singoli cittadini.

Interverrà, tra gli altri, il Presidente del Consiglio Romano Prodi.

Il programma dell’iniziativa sarà disponibile a breve.

INNOVATORI EUROPEI E IL THINK TANK DI ASSOCIAZIONE PER IL PARTITO DEMOCRATICO

Si stringe il rapporto tra INNOVATORI EUROPEI e il THINK TANK APD 11 FEBBRAIO.

Molti di noi Innovatori Europei eletti, ieri, consiglieri direttivi di APD 11 Febbraio, che si trasforma in  Think Tank politico-culturale:

– Giuseppina Bonaviri

– Stefano Casati

– Alessandro Chiozzi

– Luca Lauro

– Massimo Preziuso

– Luigi Restaino

In più, Massimo Preziuso diventa Responsabile Organizzativo e Luigi Restaino Responsabile del Sito.

Una giornata importante per Innovatori Europei, nell’ottica della partecipazione alla costruzione del Partito Democratico.

CONVEGNO SU CONGESTION CHARGE

Congestion charge e Tecnologie ICT:  automobili e infrastrutture intelligenti per città senza traffico

25 Maggio 2007 ore 9.30

FORUM PA Roma
Il seminario si presenta come un follow-up del progetto “Beyond e-government” presentato insieme alla London School of Economics nel maggio 2006 e della ricerca di Vision, condotta nel 2004-2005, sull’impatto delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione sull’automobile e sul sistema dei trasporti.
Il progetto condotto in collaborazione con il Forum PA affronta una questione di grandi proporzioni per almeno due motivi:
1. la congestione urbana sta diventando sempre di più un problema con il quale i cittadini sembrano non più disposti a convivere: i cambiamenti climatici, il pericolo concreto del picco nelle riserve, la crescita del valore che attribuiamo al tempo e l’insopportabilità di sprechi così estesi rendono sempre più vicino il punto di rottura “politico”, di consenso rispetto ad un problema spesso ritenuto irrisolvibile;
2. l’aumento delle informazioni a disposizione dell’automobilista (o del passeggero nel caso del trasporto pubblico) e del sistema di gestione della mobilità urbana è, per diverse ragioni industriali e tecnologiche, la nuova frontiera di quella rivoluzione tecnologica che stenta ancora a trovare proposte di creazione di valore di grande interesse e continuità.
I principali obiettivi del seminario sono:
1. presentare una misurazione del problema da affrontare e l’evoluzione nel tempo delle varie categorie di costo (tempo perso, danni ambientali e contributo al cambiamento climatico, sicurezza, infrastrutture) che sono associate alla congestione;
2. ricostruire il quadro delle iniziative internazionali e legislative che sempre di più rendono irrimandabile un intervento;
3. misurare l’efficacia delle soluzioni tradizionali ed, in particolare, delle strategie di ampliamento della infrastruttura stradale e di spostamento di quote di trasporto dal mezzo privato a quello pubblico;
4. identificare l’impatto e le caratteristiche di una strategia innovativa che punti all’aumento dell’informazione disponibile sia agli individui (automobilisti, fruitori del servizio pubblico) che a chi governa il sistema complessivo (centrali del traffico, centrali di gestione del servizio pubblico) per assumere decisioni sia nel breve (risposte ad emergenze, itinerari) che nel medio e nel lungo termine (fino alla scelta delle opzioni ottimali in termini di costruzione di nuove infrastrutture); verranno, a questo proposito valutate strategie di interazione tra individui e sistemi che abbiano come finalità quella di gestire la domanda di mobilità attraverso consigli, incentivi, pagamenti di prezzi per l’ingresso in determinate aree della città;
5. descrivere le problematiche tecnologiche che esistono per realizzare diverse politiche (tecnologie di rilevazione dei volumi del traffico, sistemi per governare – knowledge management system – le informazioni disponibili e trarne suggerimenti operativi, strumenti per effettuare il pagamento di biglietti per l’ingresso nelle città, diversi approcci al controllo delle automobili nel caso di divieti e zone a tariffazione, prenotazioni e pagamento di parcheggi), le soluzioni esistenti e le necessità in termini di integrazione di sistemi;
6. valutare la complessità politica, di consenso per le amministrazioni locali di operazioni di questo genere e chiarire i criteri con i quali in altri ambienti (Londra, ad esempio), attraverso un’azione di coinvolgimento, di comunicazione e di leadership sono state superate le resistenze più difficili;
7. definire le opzioni di finanziamento (anche privato) di queste ipotesi e alcune progettualità da sperimentare nell’ambito dei programmi destinati all’innovazione e governati dall’Unione Europea e dalle Regioni e enti locali italiani.

Il seminario indica una serie di soluzioni (rispetto alle quali è stato misurato il gradimento da parte di segmenti di cittadini) e propone sulla base di quest’ultime un confronto tra i protagonisti (le amministrazioni delle grandi città, i produttori di automobili, i produttori delle tecnologie ICT che stanno trasformando la natura della stessa automobile) coinvolti, a vario livello, nei diversi progetti sul traffico.

L’obiettivo finale è identificare una serie di progettualità, da meglio calibrare nel corso del seminario e rispetto alle quali sviluppare applicazioni in grado di produrre dei vantaggi concreti per tutti.

CAMBIAMENTO E INNOVAZIONE IN POLITICA

di Laura Tussi

Il cambiamento consiste nella trasformazione che un individuo sperimenta su un piano evolutivo-naturalistico, anche intenzionalmente, ossia voluto, provocato e indotto da uomini per il benessere o il malessere di altri uomini. In filosofia il cambiamento può definirsi il rendere o divenire diverso; nelle scienze sociali è riferito al mutamento sociale; in sociologia è legato all’evoluzione e al progresso; in pedagogia è un’esperienza temporale da cui si esce con diverse percezioni del sé. Il cambiamento è un laboratorio in cui il soggetto si scopre “capace di…” ciò non si verifica se non vi è un contenuto come qualcosa da apprendere, capire, usare, costruire, così importante da rigenerare e sviluppare una parte nuova o rigenerare la parte sepolta dall’identità adulta, verso un’innovazione, un mutamento di positività. Secondo i cognitivisti il cambiamento riguarda il soggetto attivo. L’educazione è concepita come educazione della mente, innescamento e attivazione di processi cui il soggetto può rispondere per cambiare, per evolversi, per rin-novarsi ed in-novarsi, ossia rendersi nuovo, innovativo, diverso da dentro, fondamentalmente, senza comunque perdere totalmente i propri capisaldi, i propri punti di riferimeno, ma facendo memoria di sè e della Storia degli eventi. Il cambiamento inteso come trasformazione rappresentativa avviene prima a livello cognitivo, poi emotivo e affettivo. Secondo la psicologia culturale postpiagetiana il cambiamento avviene quando il soggetto si accorge che da passivo ricettore diventa attore della formazione del proprio conoscere e si accorge di pensare di pensare: ciò genera il panico della mente necessario al cambiamento. Per la psicanalisi, Freud ha elaborato il modello psicanalitico di resistenza al cambiamento, oltre all’istinto di piacere subentra l’istinto di morte, meta di tutto ciò che è vivo è morte, ossia pulsione a ritornare allo stato inanimato, nella pulsione che è cambiamento apparente. Il cambiamento in base all’approccio fenomenologico, con Rogers, analizza il soggetto che tende all’autorealizzazione mediante una continua ricombinazione degli elementi del suo sé. Secondo Lewin l’accettazione e la reazione all’ambiente sono le funzioni più importanti della personalità totale. Quando il soggetto è incapace di modificare le sue modalità interattive con l’ambiente insorge la nevrosi. Il cambiamento è un modo nuovo di guardare la realtà, lasciando immutati i fatti concreti e oggettivi da cui è composta e trasformando la loro interpretazione soggettiva. Secondo l’approccio sistemico, Bateson sostiene che la mente è un aggregato di parti e componenti interagenti e le differenze che percepiamo si trasformano nella mente in informazioni. L’informazione è un cambiamento in quanto processo soggetto a trasformazione. Per l’approccio psicosociodrammatico, Levy Moreno intende indagare il mondo psichico a partire da alcuni metodi di azione con lo scopo di liberazione soggettiva della spontaneità per permettere l’espressione e lo sviluppo della creatività senza le quali emergerebbero psicopatologie. Lo psicodramma è una metodologia basata su cinque elementi: spazio scenico, protagonista, degli io ausiliari. E’ la messa in scena di una vicenda umana che porta la psiche sul palco impersonificandola nell’attore, in un processo catartico per l’individuo, in cui il soggetto non è solo, ma inserito in un gruppo che vive emozioni dell’attore protagonista (empatia). La Gestalt di Polster vede il cambiamento come effetto del contatto, in quanto far proprio l’elemento di novità o rifiutarlo, comporta l’interferenza nel sistema percettivo dell’individuo. Secondo Bion l’identità è la capacità di continuare a sentirsi gli stessi nella successione dei cambiamenti che si verificano in relazione a momenti di disagio e crisi, in corrispondenza delle fasi evolutive quali lo svezzamento, l’adolescenza, la vecchiaia. Il cambiamento comporta la perdita di rapporti e di relazioni precedenti e di alcuni aspetti della personalità, verso l’innovazione e la trasformazione intrise di molteplici potenzialità.

IL FUTURO DELL’EUROPA

di LAURA TUSSI
“Quanto scommetteresti sull’Europa di Prodi?” è stato l’argomento dell’incontro in programma presso la Casa della Cultura di Milano. L’evento è stato organizzato in occasione della presentazione ufficiale di IDEURA, associazione politico-culturale milanese che, attraverso testimonianze come questo incontro, intende avvicinare i giovani al dibattito civile e politico. I relatori dell’incontro, che hanno dato vita ad un dibattito con il pubblico in sala, sono stati Massimo Cacciari, Preside della Facoltà di Filosofia dell’Università S. Raffaele e Sindaco di Venezia, e Lapo Pistelli, parlamentare e responsabile del dipartimento esteri di DL-La Margherita. La tavola rotonda è stata moderata da Alessandro Alfieri, coordinatore dell’Osservatorio sull’Internazionalizzazione della Pa presso l’Ispi. Sono stati oggetto di discussione della serata i temi del Patto di stabilità e del progetto di Costituzione europea visti nell’ambito del manifesto di Romano Prodi, “Europa: il sogno, le scelte”.
L’appuntamento rappresenta la prima tappa di un ciclo di incontri programmato da Ideura in cui si tratterà di temi attuali, con particolare riferimento alla realtà economica e sociale europea senza perdere però di vista la dimensione locale dell’associazione, che opera nell’area metropolitana milanese.

L’opinione pubblica e la Convenzione

Un disastro si misura su cosa è disastrato: occorrerebbe riprendere la riflessione relativa a cos’era la Convenzione in Europa, quali erano gli effettivi contenuti e il suo obiettivo valore, al di là delle posizioni e delle pretese delle forze politiche in campo, dei vari governi. Se ci fosse stato un grande movimento di opinione pubblica, come vi era stato in Italia, quando l’Ulivo partì con l’obiettivo principale della moneta unica, se vi fosse stata un’effettiva adesione dell’opinione pubblica europea, convinta e partecipata ai contenuti della Convenzione, avrebbero fatto molta più fatica a farla fallire.
Non c’è stato alcun movimento di opinione pubblica europea per questo fallimento, che abbia compreso l’importanza di questa scadenza, di questo appuntamento. Perché? Tale circostanza ha a che fare con il contenuto della convenzione. L’Europa attualmente si presenta profondamente divisa su questioni politiche generali ed essenziali di grande spessore geopolitico. L’accordo non è stato trovato sul sistema elettorale, perché tutti i diversi paesi non hanno alcuna unità strategica sul futuro dell’Europa. Le divisioni, dunque, sono politiche, non relative al sistema elettorale, ma riguardanti le questioni culturali e strategiche e quindi politiche, per cui si può essere d’accordo perfettamente. Il problema consiste nel fatto che i paesi non sono concordi per niente sulle grandi questioni strategiche. I paesi europei non sono divisi sul sistema elettorale, ma sul cosa è o su cosa dovrà essere l’Europa, circa l’identità europea, cose di cui non si discute e di cui non vi era la minima traccia del testo della convenzione.
Culturalmente la questione dell’identità e delle radici cristiane è nient’altro che un sintomo, una spia della volontà dei “padri” costituenti di non affrontare la questione delle questioni, ossia l’identità europea. Non l’identità intesa come la storia e il passato, ma la progettualità futura. L’Europa non sa ancora cosa essere nei confronti di una cultura politica sempre più evidente ed esplicitamente filoamericana che va molto oltre anche rispetto all’attuale amministrazione che intende “globalizzazione” nel senso di una omologazione universale e planetaria, dominata dal pensiero unico e dalla new economy, nei confronti della sfida potente della cultura politica americana, ad ogni visione geopolitica intesa in senso policentrico e poliarchico. L’Europa non sa come collocarsi di fronte a questa posizione, o meglio, l’Europa di fronte a tale posizione si collocherà in modo drammaticamente contradditorio.
Quei paesi mediterranei che tradizionalmente avevano assunto sempre una posizione atlantica, consapevoli del proprio ruolo nei confronti dei problemi mediorientali, quindi in una posizione atlantica estremamente dialettica (Andreotti e Craxi) proprio questi paesi sono stati i più filoatlantici in modo assolutamente passivo e suddito, cioè con un ribaltamento di quelli che erano gli equilibri e le dinamiche politiche europee. Per non parlare delle contraddizioni drammatiche in seno ai paesi europei per quanto riguarda quella che forse è la riforma più urgente, se vogliamo pensare ad un mondo veramente policentrico e a superare ineguaglianze ormai denunciate da tutti come intollerabili, se si prolungano ancora nel futuro, e cioè la riforma dell’organizzazione mondiale del commercio. Anche rispetto a questo si notano le posizioni neoprofessionistiche, peggiori di quelle americane che condannano di nuovo l’Europa a rimanere una provincia atlantica e altre posizioni invece che spingono per un ruolo attivo e positivo europeo verso la riforma in senso policentrico e poliarchico dei grandi organismi sovranazionali: l’organizzazione mondiale del commercio, il fondo monetario, la banca mondiale ecc…
Queste drammatiche divisioni su un terreno strategico e vero, privo di ingegnerie istituzionali o massimalismi giuridici, evidenziano questa Europa, sia come un affare di giuristi, di costituzionalisti, di amministrativisti: l’Europa è un affare culturale e politico.
Berlusconi è stato la punta di diamante che ha diviso i paesi europei, per primo, sulla questione della guerra. La nuova destra americana, l’amministrazione Bush, la volontà che l’unità politica europea non venga attuata: tutto questo è nascosto, è la loro strategia. Non hanno una visione geopolitica in senso poliarchico e Berlusconi è l’uomo agente, all’interno dell’Europa, per questa strategia. Berlusconi è palesemente il loro agente in Europa: lo hanno dichiarato attraverso cerimonie pubbliche. Questo risultato è stato perfettamente ottenuto. Il semestre europeo italiano non è stato affatto un fallimento, o meglio, è stato un fallimento per l’Italia e gli italiani, ma non per l’azienda del cavaliere. La politica di Bush ha forse rimpianto la mancata occasione del voto per la costituzione europea? E’ il risultato di una sua strategia non essere giunto a quel punto. Allora ha senso e peso la nostra critica?
E’ vero la sua strategia ha trionfato perché è la sua tattica che non vuole l’unità politica europea. Soltanto che almeno Bush ha la serietà e la responsabilità di dichiararlo apertamente.

PER LA COSTITUENTE DEL PD

“Comunicato sulla Road mad del PD fino ad Ottobre 2007”

Siamo a un passaggio fondamentale di una impresa politica di portata storica.

E’ una impresa alla quale lavoriamo da ormai dodici anni, che diventa partito nel segno e nel solco dell’esperienza dell’Ulivo.

Abbiamo deciso di dare vita al Partito Democratico per unire le culture e le tradizioni riformiste del nostro paese – socialista, cattolica, liberale e ambientalista – e dare così all’Italia una grande forza politica che vuole migliorare il paese, promuovendone lo sviluppo economico e la giustizia sociale, nel segno della democrazia piena, rispondendo alla domanda di partecipazione dei cittadini.

Abbiamo iniziato a ragionare operativamente su questo progetto dopo la vittoria elettorale dello scorso anno, vittoria preceduta dalla straordinaria esperienza delle primarie del 16 ottobre 2005, modello di rapporto virtuoso tra la militanza attiva di partito e la apertura ai cittadini.

Abbiamo tenuto a Orvieto un seminario sulle ragioni storiche del Partito Democratico, sul suo profilo programmatico e sulla forma p artito. Abbiamo incaricato un gruppo di saggi di redigere un Manifesto che sia punto di riferimento ideale del confronto nella fase costituente del partito. Abbiamo deciso che si tenessero congressi sincronizzati di ds e margherita, i due partiti promotori della nostra comune impresa.

Ora i congressi sono alle nostre spalle e la decisione è stata presa. E’ stata una decisione non facile, ma partecipata e convinta. I congressi si sono conclusi con l’approvazione di un documento comune che impegna i due partiti promotori e l’Ulivo a promuovere il partito nuovo e unitario capace di coinvolgere le espressioni migliori delle culture democratiche e riformiste, fondato sulla partecipazione e sulla adesione personale e diretta dei cittadini.

Il documento approvato dai due congressi apre la fase costituente del partito democratico.

Noi dobbiamo ora dare attuazione a quello impegno, stabilendo le modalità operative di quello che a grandi linee è previsto dal dispositivo congressuale.

Nel dispositivo è previsto che entro ottobre 2007 venga eletta l’assemblea costituente del PD e che fino all’elezione dell’assemblea costituente “tutte le attività connesse alla costruzione del Partito Democratico saranno affidate a un comitato di coordinamento composto da esponenti DS, DL e personalità non aderenti ai partiti promotori”.

L’elezione dell’Assemblea costituente sarà un passaggio fondamentale: dobbiamo fare sì che questo appuntamento sia preparato in modo approfondito e che sia assicurata una larghissima partecipazione di popolo dando la possibilità a tutti i cittadini che lo desiderano di dichiararsi aderenti del nascente partito democratico all’atto dell’elezione dei delegati all’assemblea, secondo il principio una testa un voto. Al successo di questo momento fondante siamo tutti legati e a questo successo dovremo dedicare i nostri sforzi e le nostre energie.

Penso che la data migliore per l’elezione della costituente sia metà ottobre, il 14 ottobre: se avessimo potuto farlo prima meglio. Ma non possiamo riuscirci prima perché abbiamo bisogno di un tempo sufficiente per preparare una impresa tanto grandiosa.

A chi affidare la direzione politica ed operativa della fase che è già cominciata e che precede l’elezione dell’assemblea?

Credo che abbiamo bisogno di un organismo sufficientemente largo per essere rappresentativo delle personalità e d elle sensibilità che ci sono tra noi, ma anche sufficientemente ristretto ed agile perché possa riunirsi e funzionare come strumento di direzione di questa fase. Questo Comitato può essere composto da una trentina di persone, con non meno di un terzo di donne e secondo queste proporzioni: una decina di personalità ds, una decina della margherita – che verranno indicate dai rispettivi partiti – e una decina di personalità non iscritte a questi partiti che mi farò carico di proporre (designare) personalmente. Potremo chiamare questo organismo: ”Comitato promotore nazionale della costituente del Partito Democratico”.

Questo Comitato sarà insediato entro una decina di giorni e dovrà essere in grado di riunirsi con una frequenza quindicinale. Il compito di istruire i lavori del comitato e di assicurare l’attuazione delle decisioni dello stesso po trebbe essere affidato a tre “Coordinatori”, quelli che hanno già dato buona prova nella fase precedente.

I compiti del Comitato nazionale saranno fondamentalmente i seguenti:

– promuovere iniziative di presentazione del progetto del Partito Democratico

– approvare i regolamenti e le procedure elettorali, insediando gli opportuni organi tecnici e di garanzia: la proposta di regolamento elettorale sarà posta all’esame del coordinamento entro la fine di giugno e i tre coordinatori, che si avvarranno di esperti, istruiranno una proposta per quella data

– promuovere nel Paese un confronto di idee e di proposte che, assumendo il Manifesto come orizzonte ideale e punto di riferimento, confluiranno nella assemblea costituente

– favorire e riconoscere comitati promotori provinciali che avviino la fase costituente nei territori con l’obiettivo di aprire le porte alla partecipazione dei cittadini e svolgano anche funzioni di garanzia verso tutti coloro che intendono partecipare attivamente al processo.

– promuovere forum tematici, a partire da un forum delle donne, sul modello di quelli già avviati per l’ambiente, la famiglia, il lavoro e i governi locali.

La condizione perché questa nostra impresa abbia successo è che l’elezione dell’assemblea costituente veda una partecipazione larghissima.

L’assemblea così eletta avrà una grandissima legittimazione e potrà, attraverso i propri organismi, svolgere due compiti fondamentali:

– Approvare il Manifesto programmatico

– Adottare lo statuto

C’è molto da fare.

Per avviare la fase costituente dovremo dare vita, in SS Apostoli, e lo faremo subito, ad una struttura operativa, diretta dai Coordinatori, e che abbia (svolga in modo appropriato le necessarie) funzioni politiche, operative e comunicative e che disponga anche delle adeguate risorse finanziarie.

Il Partito Democratico vive già da tempo nel segno dell’Ulivo tra i nostri elettori.

Ora è il momento di farlo vivere come soggetto politico vero e proprio preparando la nascita di un partito nuovo e unitario.

SERVONO LE REGOLE – GREGORIO GITTI

Da “Il Corriere della Sera” del 9 maggio 2007

“Servono le regole”

di Gregorio Gitti (presidente APD)

La confusione politica sul processo costituente del partito democratico alimenta incertezze nel pubblico degli appassionati al progetto, finché durano, e malcelata tensione tra gli aspiranti leader. Il rincorrersi di dichiarazioni polemiche e non sorvegliate sovverte spesso la logica degli assunti e delle conseguenze. Emergono autocandidature alla guida di un partito che ancora non c’è, si sovrappongono o invece si contrappongono formule comunque tautologiche come “assemblea costituente” o “congresso fondativo” senza chiarirne la sostanza, mentre si finge di litigare sulla relativa data di celebrazione.

Proviamo a mettere in ordine qualche concetto, formulando una proposta precisa. Per costituire un partito nuovo occorre disporre di uno statuto, ossia dell’insieme delle regole che ne disciplinano la vita e i rapporti tra i soci, e soprattutto di un progr amma. Evocare subito un congresso fondativo senza aver ampiamente condiviso questi strumenti fondamentali significa concepire in modo autoreferenziale la costituzione del partito: un gruppo ristrettissimo di maggiorenti cala dall’alto una proposta, imponendola ai singoli aspiranti soci, di questo passo, vien da pensare, sempre meno appassionati. Non è dunque strano che chi, all’interno dei vecchi partiti, nei mesi scorsi frenava oggi vuole correre.

Viceversa mi sembra necessario scolpire i passaggi che debbono condurre all’obiettivo, da tutti formalmente auspicato, di una ampia discussione e condivisione dello statuto e del programma del futuro partito. Raggruppamenti di cittadini dovrebbero competere sulla base di differenziate proposte politiche sia organizzative sia programmatiche nel comune alveo ideale disegnato dal manifesto dei saggi del febbraio scorso. Questo c onfronto competitivo dovrebbe poi sfociare nell’elezione, a metà del prossimo ottobre come si dice, di un’assemblea che approverebbe in modo definitivo lo schema statutario e il programma in modo da garantire democraticamente la successiva costituzione formale del nuovo partito. Solo dopo quindi e secondo le regole condivise si potrebbero eleggere i suoi organi dirigenti. Esattamente il contrario di ciò che vogliono e affermano i maggiorenti dei vecchi partiti.

Il problema più cospicuo al momento è comunque rappresentato dal sistema di elezione di questa assemblea. Sarebbe bene assicurarle la più ampia rappresentatività e perciò la rappresentanza di tutti i diversi raggruppamenti di cittadini secondo un metodo proporzionale. Le madri e i padri democratici, per esempio in numero complessivo di 1500, dovrebbero essere eletti in numerose circoscrizioni, quindi in ambiti territorialmente ristretti, in modo da garantire il diretto raccordo con i cittadini elettori, sulla base di liste concorrenti composta ciascuna al massimo da tre candidati, evitando in tal modo il mercato, spesso addomesticato, delle preferenze. Nel contempo si dovrebbe garantire la democraticità della compilazione della lista: a tal fine un’assemblea pubblica dei promotori delle liste concorrenti nella singola circoscrizione potrebbe scegliere i potenziali candidati, votandoli in una elezione primaria e in tal modo fissandone anche l’ordine di presentazione. Bisognerebbe infine assicurare un fondo di garanzia per tutti i raggruppamenti al fine di riconoscere risorse o servizi perequativi a tutti i candidati, ma su questo punto cedo volentieri la parola ai tesorieri dei vecchi partiti, notoriamente gelosi del loro ruolo e di ciò che ne consegue.

News da Twitter
News da Facebook